Fumetto d'Autore

www.fumettodautore.com | Il Magazine della Nona Arte e dintorni | ISSN: 2037-6650 | Direttore: Alessandro Bottero

Sab11022012

Aggiornato alle:05:03:11

Recensioni

 

DON DRACULA

DON DRACULA Difficile definire un fumetto del genere. Questo perché tutto sta nella prospettiva da cui lo si vuole considerare. Intanto c’è da dire che l’autore l’ha disegnato intorno al 1979: capite che chi è abituato ai disegni di quest’ultimo decennio lo troverà graficamente povero, scarno e approssimativo. Intendiamoci, stiamo comunque parlando di un artista di fama mondiale (all’epoca è stato un pioniere nel disegnare personaggi e scene fuori dai canoni classici) ed è comprensibile che di più non poteva fare dato i mezzi tecnici che possedeva a quei tempi. Non da meno, al lettore che cerca serietà e drammaticità può risultare discutibile l’atmosfera goliardica e divertente dell’intera serie, mostrata oltre attraverso la storia anche dalle figure deformed, dalle posizioni innaturali e dai personaggi ridicoli. Le storie, pur avendo dei piccoli momenti drammatici e paurosi, sono straripanti di situazioni e gag comiche, soft quanto basta da mantenere l’atmosfera generale ad un livello di sana leggerezza e spensieratezza. Anche la trama è sulla stessa riga: innanzitutto il fumetto è diviso in tanti capitoli auto-conclusivi: non c’è un vero e proprio filone o continuity ma ogni storia può essere letta separatamente dalle altre. Merito dell’autore che ogni volta e in modi diversi presenta i due protagonisti: Don Dracula (il classico padre apprensivo, testardo, protettivo e vendicativo quando gli si tocca la figlia) e Chocolat (una bambina dispettosa, testarda al pari del padre e coraggiosa quanto basta per mettersi nei guai). Sono due vampiri ma più che spaventare fanno ridere; la loro condizione li proietta in situazioni sia soprannaturali che quotidiane e il loro essere vampiri è solo un pretesto per mostrare quanto in realtà siamo emotivamente umani, con i pro e contro che ne consegue. I loro caratteri forti e il loro rapporto conflittuale porta i due protagonisti a vivere avventure divertenti ed inaspettate, con un lieto fine che chiude egregiamente l’episodio. I due si circondano di co-protagonisti simpatici e mai fuori luogo. Tra i tanti, merita di essere citata la racchia soprappeso innamorata di Dracula che non smette di perseguitarlo nelle situazioni più disparate. Fanno sorridere anche le due autocitazioni che l’autore fa, inserendo nelle storie Black Jack e Astro Boy: un ennesimo tocco di classe umoristico. Come avete capito, non siamo certo di fronte alla solita versione horror-drammatica dei vampiri: ciò porta il lettore a guardare questi ‘signori della notte’ da una prospettiva diversa, più umana e terrena. L’albo, edito da Ronin Manga, è realizzato in maniera impeccabile per rendere il giusto omaggio all’autore. Interessante anche l’iniziativa della casa editrice di lasciare nelle vignette le onomatopee originali (gli effetti sonori, per intenderci), quindi in lingua giapponese, con tanto di caratteri sillabici a fine albo. Un’iniziativa certamente curiosa e originale che d’altro canto non intacca la fluidità della lettura. Per concludere, questo è un albo che può far divertire i bambini e far passare una piacevole oretta agli adulti. DON DRACULA Testi e disegni: Osamu Tezuka Editore: Ronin Manga Bianco/Nero, PP 208, € 5.90

Crtica d'Autore

 

Chester Brown, fumetti "hard" per rendere legale il sesso a pagamento

Favorevoli: il movimento per i diritti delle prostitute e le sex workers. Contrari: i moralisti di ogni religione. Divisa, l’opinione pubblica. Gli unici a non avere dubbi sono i clienti di prostitute. A lanciare la provocazione è uno di loro. Non uno qualunque. Chester Brown, geniale fumettista canadese, è tra gli artisti cui si deve il “rinascimento” del fumetto alternativo americano, già popolare negli anni Ottanta. «Credo che, se la prostituzione venisse depenalizzata, entrerebbe nella sfera dei comportamenti normali in un tempo relativamente breve, nell’arco di poche generazioni». Una vera e propria campagna per la legalizzazione del sesso a pagamento, la sua, lanciata con Io le pago. Memorie a fumetti di un cliente di prostitute, diario autobiografico reso sotto forma di una lunga quanto dettagliata confessione. Una graphic novel per adulti, ma non per questo gratuitamente volgare. L’autore non ostenta con compiacimento la sua vita sessuale tutt’altro che convenzionale, né sente il bisogno di giustificarsi. I disegni sono semplici, non indugiano in particolari pruriginosi e non cercano di “colorare” la vita del protagonista per renderla più o meno avventurosa o seducente. C’è poco del romanzo a fumetti, i suoi appuntamenti a luci rosse seguono moduli ripetitivi, ben restituiti da una gabbia grafica altrettanto monotona. Brown si limita a demolire punto per punto tutti i luoghi comuni e gli stereotipi sul mestiere più antico del mondo. «Il cliente non è né un pedofilo né uno stupratore e pensare che quel genere di uomini rappresenti il tipico cliente delle prostitute è come affermare che quelli che picchiano o uccidono le mogli siano mariti tipici». Uno dopo l’altro, confuta tutti i più ricorrenti argomenti contro la prostituzione. «Non soltanto egli dimostra come si basino su una retrograda morale religiosa, ma sottolinea anche l’ipocrisia dei benefattori liberal di “riportare sulla retta via” le prostitute. Tutte quelle intelligenti alzano gli occhi al cielo davanti a questi atteggiamenti». Così scrive nella prefazione Robert Crumb, padre storico del fumetto underground, alla cui matita, non a caso, in passato è stata affidata l’illustrazione de Il capitano è fuori a pranzo, l’ultimo diario di vita del “vecchio sporaccione” Charles Bukowski. Se negli States Io le pago ha scatenato un acceso dibattito, l’edizione italiana (traduzione di Stefano Sacchitella, pp. 292, € 18,50) è stata frettolosamente archiviata dalle redazioni culturali. A pubblicarla, poche settimane fa, la Coconino Press, che il 2 febbraio porterà in libreria un altro inedito di Brown, il volume antologico The Little Man, brillante e caleidoscopica raccolta di brevi storie giovanili con cui l’autore si diverte a irridere l’american way of life narrando di surreali rivolte della carta igienica, invasioni aliene, animaletti parlanti e televisioni che ipnotizzano l’uomo della strada. L’auspicio è che anche quest’opera, come la precedente, non venga accolta con pregiudizio. Lo stesso che, da sempre, è riservato a chiunque faccia coming out. Che si tratti di un cliente o di una escort, poco importa. Il giudizio è tanto immediato quanto severo, come se avessero confessato di essere criminali. Una condanna di indegnità sociale che genera relativi deficit di autostima, costringendo le parti alla clandestinità e consegnando quella che potrebbe essere una scelta libera e trasparente a ricattatori e sfruttatori. «Per la donna media – dice Brown – l’idea che un uomo paghi per fare sesso è ripugnante, una minaccia per la casa, la famiglia e per l’ideale dell’amore romantico, ma i comportamenti sordidi non sono certo meno diffusi tra le coppie sposate che nel mondo della prostituzione». Allo stesso modo, gli uomini considerano le prostitute delle donne dissolute, facili prede di possibili avances sessuali, anche quando in realtà, sottolinea l’artista canadese, «si tratta di donne timide, modeste e persino schive». Detto da lui, profondo conoscitore del mondo delle professioniste del sesso, la testimonianza appare più che attendibile. In quindici anni di “attività”, di febbrili consultazioni di annunci e di approfondito studio delle relative recensioni (feedback) che i clienti postano su appositi siti web, ne ha conosciute a decine. Giovani e meno giovani, belle e passabili, canadesi e straniere, gentili e sbrigative. Ha raccolto le loro confidenze, di alcune è diventato amico. Tutto ha inizio nel giugno 1996, quando la sua «ultima ragazza» gli comunica che (forse) si sta innamorando di un altro. Preludio a una convivenza a tre in cui lui finirà in breve per diventare il terzo. «Erano tre i motivi per cui volevo essere fidanzato: perché ce lo aspettiamo socialmente e i ragazzi che non hanno una fidanzata sono considerati degli sfigati, perché mi piaceva la gratificazione dell’ego quando una donna vuole quel tipo di relazione esclusiva con me e, ovviamente, per il sesso». L’amore romantico, ne conclude, non esiste e, se esiste per altri, non fa per lui. Scoprirà che l’essere amici può essere preferibile all’essere fidanzati. Anche dal punto di vista “economico”. Fatti i dovuti conti e considerata una frequenza di rapporti a pagamento ogni tre settimane (tanti gliene consente il suo badget), il ménage di coppia costa di più e si fa sesso meno spesso. Nella versione di carta e inchiostro (rigorosamente in bianco e nero), Brown non si raffigura meglio di quanto sia: un uomo di mezza età (è nato nel 1960 a Montreal), calvo e non proprio attraente, che fa un lavoro stravagante (il fumettaro). Improvvisarsi playboy sarebbe alquanto improbabile. «Non ho le doti sociali necessarie per agganciare donne che fanno sesso occasionalmente», fa presente agli amici/personaggi – tra cui gli artisti Seth e Joe Matt – che disapprovano il suo comportamento. «Sono felice dal punto di vista professionale e me la godo», risponde a chi evoca la crisi di mezza età. «Non possiamo criminalizzare il sesso a pagamento perché ci sono persone villane a letto. Probabilmente c’è più violenza negli appartamenti delle coppie romantiche che in quelli dove lavorano prostitute che, per non incorrere in multe e arresti, preferiscono tenere un profilo basso», fa notare a chi magari vorrebbe emularlo ma ha paura di mettersi nei guai. A mettersi a nudo è l’autore, vincendo il naturale imbarazzo e scavando tra le proprie debolezze con disarmante sincerità e feroce autoironia, costantemente in bilico tra il rimanere coerente con la scelta fatta e la tentazione di tornare indietro: il timore che il sesso a pagamento possa finire per lasciargli una spiacevole sensazione di vuoto. La conclusione cui giunge è un finale aperto: «fare sesso a pagamento non è una esperienza vuota, se paghi la persona giusta». Alla fine, con una di loro, Denise, stabilisce un rapporto sessuale esclusivo, sia pure sempre a pagamento. Lui è il suo unico cliente e lei l’unica donna con cui Chester va. Un contratto basato sull’affetto e sulla reciproca convenienza. «Uno dei due assiste l’altro finanziariamente. Come la chiamereste una relazione simile?», domanda Brown. Quanti matrimoni, del resto, sono palesemente basati sul vantaggio economico di una delle parti? La prostituzione esplicita è peggiore di quella implicita? Che lui la paghi rende meno “pulita” la situazione o, piuttosto, più chiaro il reciproco ruolo? Che egli stesso abbia scelto di vivere una relazione stabile, rappresenta il trionfo o il fallimento delle sue tesi? Al lettore l’ardua sentenza o, meglio ancora, si apra un sano scambio di opinioni. Perché probabilmente leggere Io le pago non vi farà cambiare idea sulla prostituzione ma ci aiuta a osservare la questione da un’altra posizione. E non fate battute sceme. *Articolo tratto dal Secolo d'Italia del 4 febbraio 2012. Questo articolo on line è reperibile anceh sul blog dell'autore a questo indirizzo.

Autori e Anteprime

 

Agenzia Incantesimi e tutto il resto: intervista a Federico Memola

di Alessandro Bottero Federico Memola è uno sceneggiatore che ho sempre seguito con piacere, fin dai tempi di Zona X. Jonathan Steele (sia la versione Bonelli, che quella Star Comics) mi piaceva, e anche il suo spin off, ossia Agenzia Incantesimi, a mio parere aveva il suo perché. Memola nell’ultima settimana si è trovato al centro di una polemica nel fumettomondo, perché ha lanciato una proposta “scandalosa” sul suo blog (QUI la notizia). Siccome qui non stiamo mica a pettinare le bambole, ecco una bella intervistina a Federico Memola, sul tema del giorno: Federico Memola con la sua richiesta di coloristi per Aganzia Incantesimi, sta o no rovinando il mondo del lavoro italiano? In apertura il pensiero di alcuni professionisti del settore, che si sono espressi nel blog di Roberto Recchioni, riguardo a questa mossa di Memola. La discussione completa sul blog di Roberto Recchioni, da cui sono tratti sia la citazione di Recchioni che i commenti, si trova a questo link.   Roberto Recchioni: «premesso che sono abbastanza convinto della buona fede di Memola (anche se tutta la storia della carta Paypal suona proprio brutta, a leggerla), questa roba è sbagliata e non solo fa male al fumetto, ma fa male al lavoro di tutti. E no, il fatto che di mezzo ci sia un professionista non rende la cosa migliore o più seria.Anzi, PROPRIO perché di mezzo c'è un professionista, la cosa è grave. Ma tanto lo so che un mucchio di aspiranti si metteranno in fila per proporre il loro materiale.A breve, vedremo spuntare editori che si faranno pagare per pubblicare, come succede già nell'ambito letterario.» Laura Scarpa: «Sinceramente, con amicizia e simpatia per tutti, questo mi pare più grave. "Davvero" a me non piace, non è il mio genere ecc ecc, ma un progetto comune fatto gratuitamente può starci, parità per tutti. Questo mi pare invece non avere un sogno condiviso. Con tutto ciò chiediamoci quanto la crisi c'entri, e quanto no. » Davide Morando:  «Non è la stessa situazione di DAVVERO.In questi caso, quando Memola cerca coloristi per ristampare in digitale le storie già edite da Star Comics, offre lavoro non pagato a fronte di una sceneggiatura per cui ha ricevuto, a suo tempo, un compenso.Sbaglio?» Fd'A: Allora, Federico, come si fa? Sembra che tu stia facendo una cosa poco chiara (anche se devo dire che la cosa è chiarissima, se uno legge con attenzione cosa hai scritto). Vogliamo provare a dissipare i dubbi e le preoccupazioni? FM: Non immaginavo davvero che ce ne sarebbe stato bisogno, ma va bene, sono a disposizione. Cos’è questa proposta? FM: E', molto semplicemente, un progetto nato a metà del 2010 e destinato alla piattaforma Apple per Ipad (e che quindi prevedeva una percentuale per gli autori). Purtroppo, la società che avrebbe dovuto realizzarlo, dopo che era addirittura stato firmato il contratto, ha cominciato a porre problemi di carattere contenutistico per l'aspetto glamour delle storie. Prima ha ipotizzato di intervenire sulle vignette in cui comparivano dei nudi, poi ha rimandato per mesi l'uscita e infine il contratto è stato sciolto consensualmente. Ci ho pensato molto a lungo, prima di partire per conto mio, sia perché al momento ero nel pieno di altre attività, sia per problemi personali sopraggiunti in quel periodo. Alla fine ho deciso di realizzarlo in questa forma perché ritengo che sia una serie fresca e divertente, con ancora tante potenzialità. Lo faccio anche per avere un controllo creativo totale. Intendiamoci, sono abituato a rispettare i canoni delle case editrici per cui lavoro (lo faccio tuttora con il Giornalino e non solo), ma ci sono due progetti che con gli anni sono diventati troppo personali, a cui tengo moltissimo e che intendo quindi realizzare come ritengo giusto. E Agenzia Incantesimi è uno dei due. Roberto Recchioni dice che questa tua proposta è “sbagliata”, e che “fa male al lavoro di tutti”. Conoscendoti e sapendo che sei una persona seria e che rispetta il lavoro di tutti mi paiono giudizi ingenerosi. Tu che rispondi?  FM: Che non sono così importante da nuocere al mercato italiano, prima di tutto. E, francamente, non vedo dove stia lo scandalo: più della metà delle case editrici italiane, la cosiddetta "piccola editoria", pubblica libri e fumetti, anche apprezzati e premiati, alle stesse condizioni, ovvero dietro promessa di eventuali royalties (purtroppo raramente poi corrisposte, viste le cifre vendute). E queste case editrici vendono i libri, quindi ricevono degli introiti, per modesti che siano. Nel mio caso (ma anche in quello di Paola Barbato o di Giuseppe Di Bernardo con l'Insonne, tanto per citare casi analoghi che mi hanno preceduto) non ci sono nemmeno introiti su cui polemizzare. O meglio, se mai ci saranno, tramite donazioni o altre iniziative, verranno devoluti interamente a disegnatori e coloristi, visto che non ho costi di stampa da coprire. Quindi sarò un ingenuo, ma non vedo il problema. Laura scarpa parla di “un sogno non condiviso”, come se il fatto che il colorista lavori su storie ideate da te, e disegnate da altri, lo riduca a mero esecutore. Io invece ci vedo dei tratti di “condivisione”. Sbaglio io? FM: Oddio, sbagliate entrambi, a dire il vero. E' chiaro che la serie è una mia creazione (come "Davvero" è una creazione di Paola Barbato), ma chi vi partecipa, venendo meno la motivazione economica, lo fa perché l'apprezza e ci tiene a contribuirvi. Poi, boh, la definizione "sogno non condiviso" non è che la comprenda bene… Sembra adattarsi a qualunque fumetto nato dalla volontà di una persona e realizzato da uno staff. Anzi, ho conosciuto più di un disegnatore che lavora a un certo personaggio o progetto senza esserne coinvolto, puramente per una questione economica. In questo caso, se un disegnatore non fosse interessato al fumetto, perché dovrebbe contribuirvi? Per "notorietà"? Mah, non sono Sclavi e non sto facendo Tex o Dylan Dog… Davide Morando ci dice che tu, furbetto, in realtà sei stato pagato per le storie che ora vuoi far ricolorare. A me pare una insinuazione un po’ meschina, come se tu dovessi dividere con i coloristi i soldi che ti ha dato la Star Comics, per gli albi di Agenzia Incantesimi pubblicati anni fa.  FM. Non conosco la persona citata. Comunque, se il gioco è "chi ci lavora di più aggratis", rispetto a disegnatori e coloristi io arriverò certamente secondo, ma non di molto: revisionare (un'altra volta!) tutte le storie, supervisionare i disegnatori, curare di fatto la serie (lavoro che ho svolto per tanti anni in Bonelli e Star Comics, quindi so come va fatto e che impegno comporti) costa tempo e fatica anche a me. Le nuove storie, inoltre, non me le paga Gesù bambino… Certo, il progetto è mio, ma non è che vada ad allettare gli incauti con chissà quali miraggi. Dovrebbe essere tutto chiaro semplicemente seguendo il blog. Almeno spero, non fatemi pure venire dubbi!  Trovo questo modo di discutere su internet abbastanza schizofrenico. Tu fai una proposta su un tuo blog. Nessuno commenta lì, ma la discussione si accende su un altro blog, senza che nessuno ti coinvolga o ti avvisi. Questa totale dispersione delle conversazioni sta diventando sempre più la regola nella blogsfera dei fumetto italiano. O mi sbaglio?  FM: Suppongo che ci siano delle piattaforme che si sono "guadagnate" una visibilità maggiore e quindi attirino le persone che vogliono discutere di dati argomenti… Certo, sarebbe stato corretto o quanto meno "cortese" se qualcuno, magari prima di accodarsi al tifo da stadio, avesse sentito anche l'altra campana, visto che io sono perfettamente raggiungibile e sempre disponibile al dialogo, se interpellato. Però posso riferirmi a questo caso specifico, in linea generale sono impreparato sull'argomento: da ben più di un anno mi sono abbastanza "ritirato" da Internet e dalle discussioni che avvengono in rete… Anzi, essendomi anche preso un anno sabbatico da fiere e convegni, ammetto di essere persino colpevolmente un po' disinformato. Apprendo di certe iniziative o certi casi giusto quando me li segnala qualche amico o collega più attento di me! Passando alle cose serie, ho la precisa sensazione che questo lavoro di ricolorazione e pubblicazione online, sia in massima parte una operazione di promozione verso nuovi editori, che potrebbero essere interessati ad una edizione a colori di Agenzia Incantesimi. Forse anche oltreconfine? Forse qualche francese?  FM: Non nego che mi piacerebbe (forse l'ho anche scritto sul blog!) e che intendo provarci, non fosse altro che per poter poi far arrivare dei soldi a tutti coloro che stanno partecipando o parteciperanno all'iniziativa. Fra l'Italia e l'estero vedo più probabile questa seconda ipotesi (pur sapendo quanto sia difficile piazzare una serie all'estero!), al momento. Vedremo. Hai da pochissimo assunto il ruolo di direttore editoriale delle Edizioni Arcadia (a proposito, auguri). Che bolle in pentola per il 2012?  FM: Ho assunto questo ruolo perché già dalla nascita della casa editrice Maurizio Rosenzweig e io abbiamo fatto da "consulenti" per Mario Taccolini e a un certo punto, anche di fronte a certe difficoltà subentrate (di cui lo stesso Mario ha pubblicamente parlato) ho pensato che un mio maggiore apporto avrebbe potuto essere d'aiuto. Edizioni Arcadia, pur fra mille difficoltà, ha pubblicato materiale interessante (sì, lo so, anche mio!) e promosso validi autori, retribuendoli; sarebbe stato un peccato se questa piccola realtà fosse venuta meno. Il nostro obiettivo, nell'immediato, è quindi tirare su un po' di soldi per poter un giorno riprendere le serie (ovvero, pagare gli autori coinvolti). Per ora, di certo, ci sono altri due volumi della collana "La macchina da scrivere", il volume del 2012 di "Sexy & Chaotic" e un altro volume di illustrazioni di Alessandro Mazzetti. Il resto lo stiamo definendo e non posso dire nulla senza l'autorizzazione di Mario. Dopo Rourke che cosa bolle in pentola per il Federico Memola sceneggiatore? Progetti? Miniserie? Magari un ritorno alla Bonelli?  FM: Al momento sto lavorando regolarmente con Il Giornalino. Inoltre la Planeta DeAgostini ha proprio di recente riconosciuto formalmente che Harry Moon è libero e completamente di mia proprietà, e ammetto che non mi dispiacerebbe affatto riuscire a riproporlo e a concludere almeno quel famigerato ciclo di 12 numeri (di cui ne esistono 5 finiti e pronti per la stampa), almeno per quei lettori che avevano iniziato a seguirlo. Poi ci sono altre cose in ballo, come sempre, ma se ne parlerà il prossimo anno.

Reportage

 

Cara fiera ti scrivo: il punto di vista di Narnia Fumetto

Da organizzatore di manifestazioni, ho cercato di mettere in pratica quello che avevo imparato da espositore e da negoziante. Ed è questo che mi considero, in primis: un libraio, che fa fiere e vende anche su internet PRIMA, un organizzatore di eventi/fiere POI.Per questo, a Narnia Fumetto, è nata l'Artist Alley, allo scopo di riunire in un unico luogo tutti gli autori ospiti della manifestazione (non quelli invitati dai singoli stand), collegando la possibilità di avere uno sketch da collezione all'obbligo di acquisto di un libro. Infatti: chi non è interessato al fumetto di un autore, come può volerne il disegno? Semplice: perché è bello ed è gratuito!Oltretutto: questo da dignità a chi realizza l'albo, che non è un semplice "ritrattista" su commissione, ma sta dedicando una propria opera (che poi lo faccia sull'albo stesso o meno è un dettaglio); da la possibilità all'editore e all'organizzazione di rientrare di parte delle spese (tante, davvero tante!) legate all'ospitalità ed alla gestione dell'autore.Il disegno ha un valore: "regalarlo", senza neanche chiedere l'acquisto di un libro è uno svilire e sminuire il valore del nostro lavoro.Ma, è da espositore ed addetto ai lavori, che mi sento di dire che, al momento, le fiere italiane sono carenti sotto molti punti di vista.Ecco quelle che, per me, sono le priorità.1-Scelta degli stand per gli espositori. I negozianti sono le vere "star" delle manifestazioni. Presenti dappertutto (gli autori, gli editori non sempre ci sono), danno la cifra minima di un evento. Che può rinunciare a tutto, ma necessariamente "parte" dalla mostra mercato!Ad oggi, pochissime fiere (Fumettopoli, Roma Comics, Romics, altre non me ne vengono in mente...) danno la possibilità di scegliersi lo stand, mettendo online delle piantine chiare, indicando regole trasparenti (es: chi prima prenota e prima paga, prima sceglie), facendo partire tutti alla pari. Spesso ci dobbiamo scegliere gli spazi, pagarli, e poi, solo POI, sappiamo esattamente cosa ci viene assegnato. Fa così Lucca Comics, che tra l'altro trattiene l'anticipo se lo spazio non è gradito e ci si rinuncia...Da quest'anno, anche Narnia Fumetto metterà online la piantina degli stand vuoti, dando la possibilità di scelta... Cosa che abbiamo sempre fatto informalmente, tra l'altro.2-Date e rispetto. Quando si sceglie la data di un evento, l'organizzazione ha l'obbligo morale e pratico di verificare di non sovrapporsi ad altri eventi. "Morale", perché chi organizza da prima, chi occupa un determinato fine-settimana, ha la priorità su questo, a prescindere dalla grandezza dell'evento: priorità data dall'anzianità, un valore purtroppo sottovalutato. E dire che basterebbe poco: ci sono vari siti (tipo questo, autorevolissimo!) che elencano le varie manifestazioni.L'obbligo "pratico" deriva dal fatto che, sovrapponendo gli eventi, costringi gli espositori (oltre che il pubblico) a scegliere tra una mostra ed un'altra. E gli espositori, che lo fanno -ricordiamo- per lavoro, possono esser messi in difficoltà dal dover rinunciare ad una manifestazione.3-Dialogo con gli espositori.Se i calciatori scioperano, il campionato si ferma.Se i Tir non vanno, si blocca tutto il traffico.Eppure nessuna fiera tiene conto dei pareri o delle critiche di negozianti, autori ed editori.Ci vorrebbe un bello sciopero, eh?4-Prezzi dei biglietti, prezzi degli stand. Non è il momento per aumentarli.Anzi: potrebbe essere l'occasione per abbassarli: i primi prevedendo abbonamenti o sconti speciali, o convenzioni. I secondi, magari, tagliando gli allestimenti: meno belli, ma più economici...Ed eliminando l'inutile "terzo metro". Se uno stand è profondo tre metri, a nove espositori su dieci il terzo metro di profondità non servirà... ma il costo è comunque più alto di un terzo. Un "4x2" metri è quindi utilizzabile come un "4x3", ma costa oltre il trenta per cento in più.Almeno, dateci la possibilità di scegliere!5-Quanti espositori? Chiarezza. Lo scorso anno ho incassato 100, in una data fiera.L'anno dopo... gli espositori sono il doppio! Forse è per questo che incasso 70 o 80? O 50?E' così difficile capire che, a parità di "torta", se aumentano i commensali, la fetta diventa un "boccone"? Forse non è il caso di puntare ad aumentare il pubblico, aumentando solo gradualmente gli espositori?Per finire: da espositore ho spesso rotto le scatole. Ma ne ho anche pagato le conseguenze, come sa chi mi conosce. E da organizzatore ci ho sempre messo la faccia: Narnia Fumetto è, soprattutto, una fiera a misura di addetto ai lavori. Chi ci segue, lo sa.Quindi, massima è la mia/nostra disponibilità all'ascolto e al cambiamento.

Off Topic

 

Strumenti di giornalismo » Segreto professionale dei giornalisti

Come già anticipato, pubblichiamo un testo su cosa sia il segreto professionale del giornalista e su che basi giuridiche si fondi. Europa Il segreto sulla fonte fiduciaria è salvaguardato dalla Convenzione europea dei Diritti dell'Uomo. L’articolo 10 («Libertà di espressione») tutela espressamente le fonti dei giornalisti, stabilendo il diritto a ricevere notizie: « Ogni persona ha diritto alla libertà d'espressione. Tale diritto include la libertà d'opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza considerazione di frontiere. » (Convenzione europea dei diritti dell’Uomo.) La Corte europea dei diritti dell'uomo ha ulteriormente rafforzato la tutela delle fonti di carattere fiduciario. Interpretando estensivamente l'art. 10, ha stabilito che tale norma comprenda anche la tutela delle fonti giornalistiche, in virtù dello stretto legame tra diritto di informare e diritto di cercare notizie. Grazie a questa interpretazione estensiva, l'art. 10 della Convenzione garantisce sia il diritto di un individuo alla libertà di espressione sia il diritto della collettività a ricevere informazioni. In tal modo i giudici sopranazionali hanno previsto una tutela più ampia rispetto a quella offerta da ordinamenti giuridici nazionali, tra cui quello italiano, che garantiscono un diritto attivo a fare informazioni, ma non uno passivo a riceverle. Due sentenze della Corte europea hanno fatto giurisprudenza in materia. Sono le sentenze Goodwin (27 marzo 1996, Goodwin c. Regno Unito) e Roemen (25 febbraio 2003, Roemen e Schmit c. Lussemburgo, Procedimento n. 51772/99). In esse la Corte ha affermato che il diritto alla protezione delle fonti giornalistiche è da considerarsi strettamente connesso al diritto di ricevere notizie. Inoltre ha stabilito l'illegittimità delle perquisizioni negli uffici e nelle abitazioni dei giornalisti, nonché negli studi dei loro avvocati, volte alla ricerca delle fonti confidenziali. Se tale protezione non esistesse, cioè se le fonti confidenziali sapessero che un giudice può ordinare al giornalista di rivelare il loro nome, sarebbero dissuasi dal fornire notizie. Ma ciò sarebbe a detrimento della completezza dell'informazione e, in definitiva, della stessa libertà di stampa. Italia La legge istitutiva dell'Ordine impone al giornalista l'obbligo di tutelare la segretezza delle fonti: « [Giornalisti ed editori] sono tenuti a rispettare il segreto professionale sulla fonte delle notizie, quando ciò sia richiesto dal carattere fiduciario di esse. » (legge professionale n. 69/1963.) La violazione del segreto comporta una sanzione disciplinare (articolo 48 della legge n. 69/1963). I giornalisti italiani devono rifiutarsi di fornire i nomi delle persone dalle quali hanno avuto notizie di carattere fiduciario anche di fronte ai giudici. L'obbligo della segretezza della fonte può essere rimosso soltanto nel caso in cui la rivelazione della fonte si riveli indispensabile ai fini della prova del reato. In questo caso il giudice (mai un pubblico ministero) ordina al giornalista di indicare la fonte delle sue informazioni (articolo 200 del Codice di procedura penale). Solo il giornalista professionista ha la facoltà di opporre al giudice il segreto sulle proprie fonti. I pubblicisti e i praticanti, invece, sono sempre tenuti a rispondere ai giudici sul segreto professionale.
Back Editoriali L'Editoriale » Comics Day: fini comuni sotto un unico marchio

L'Editoriale » Comics Day: fini comuni sotto un unico marchio

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comicsdaygulp

di Giorgio Messina

[26/05/2010] » In un suo editoriale del 21 maggio scorso, a proposito del Comics Day, Gianluca Testa scrive su LoSchermo.it: “Ciò che conta, oggi, è che per la prima volta, sotto un unico marchio, in contemporanea in tutta Italia, sono state organizzate iniziative legate al mondo comics.

D'accordo, l'appuntamento è stato preceduto anche da feroci polemiche. Alcune delle quali - le più motivate - sono pure legittimate dai fatti. Ma anche questo, si sa, fa parte del gioco. Il comicdom italiano, seppur vivace e creativo, fatica a costruire alleanze. E' difficile immaginare un progetto d'insieme. Eppure ci sono fini comuni.

L'obiettivo massimo, a ben guardare, è lo sdoganamento del fumetto nell'arte 'alta'. Non più medium di nicchia, ma forma espressiva estesa. Un primo grande riconoscimento, quindi, arriva proprio dall'istituzionalizzazione di una giornata celebrativa come questa. Ecco perché il Comics day, in questo suo primo anno, va difeso e protetto. Se qualcosa è andato storto, se si sono verificati ritardi e se certe dinamiche di gestione non sono chiare, beh, da questo momento in poi è necessario valutare i processi con autocritica perché si possa migliorare e, cosa ancor più importante, garantire continuità all'appuntamento”.

Il fallimento più grande del Comics Day, contrariamente a quanto Testa sostiene nella sua tesi sui fini comuni per superare le divisioni del “Comicdom”, non sta solo nella zoppicante comunicazione utilizzata (un esempio su tutti, gli “organizzatori” che, dopo alcune critiche, in corso d’opera, passano sotto l’etichetta di “in collaborazione con”) ma anche nel volere mettere a tutti i costi insieme realtà che, se è vero sono accomunate dalla parola Fumetto, in ogni sua declinazione, non hanno assolutamente fini comuni. A proposito di questioni lessicali, concordo pienamente con Luigi Siviero. Non usiamo il termine anglofono “Comics”, egregio Testa, ma chiamiamolo F U M E T T O… che non fa vergogna a nessuno chiamarlo così, anche se capisco bene che comics fa molto Ammerigano a Lucca e sembra di non parlare di giornaletti per bambini ma di Cultura per Immagini destinata ad Adulti… Ma proseguiamo. Il Comitato Organizzatore non ha gli stessi fini di coloro che hanno aderito alla manifestazione. Approfondisco.

Così come è stato posto il Comics Day, come si è sviluppato ed è finito, gli unici ad avere pragmaticamente un fine comune tra loro sembrano essere solo gli enti/associazioni imbarcati su quest’arca di Noè di “sdoganamento del fumetto nell’arte ‘alta’” (già questa espressione mi trasmette la sensazione di un concettuale complesso di inferiorità pregresso da cui sarebbe ora di liberarci idealmente..), ovvero quelli che sono riuniti sotto la dicitura “in collaborazione con”: Comicon, Romics,  ANAFI, Centro Fumetto Andrea Pazienza, Associazione Hamelin (organizzatori di BilBolBul) e il Comitato 100 anni del fumetto. In quest’ultimo, poi, come in un gioco di scatole cinesi, confluiscono più o meno sempre gli stessi soggetti elencati precedentemente, che così, sembrano riaffermarsi due volte, prima separati e poi riuniti. in un soggetto colletivo Il comune denominatore tra questi soggetti è il fatto che hanno tutti, chi più, chi meno, interessi a livello istituzionale. Chi più, chi meno ottiene finanziamenti e patrocini statali per le proprie attività, sia fieristiche che divulgative (ma nel “comicdom” italiano sembra tabù accedere a dati precisi in merito ai finanziamenti pubblici ottenuti da chi e per cosa…). Chi più, chi meno, ha tutto l’interesse a consolidare i propri rapporti con le Istituzioni, sia a livello locale, sia a livello nazionale.

In questo caravanserraglio riunito per fondare la base su cui “garantire continuità all’appuntamento”, bisogna, tra l'altro, delle concrete distinzioni e sottolineature. L’ANAFI, rappresentando il mantenimento e la promozione della memoria storica del fumetto sia a 360°, sia proveniente da ogni latitudine, non solo da quella italiana, sembra essere l’unica realtà ad avere, a mio modesto avviso,  pieno titolo e fine legittimo di essere membro di un comitato per la giornata nazionale del fumetto. Lucca Comics&Games, Romics e Comicon, sono le tre più grandi fiere/feste del fumetto italiano, ma il loro primario interesse è vendere biglietti e stand e portare pubblico, non fare “materialmente” fumetti. Le fiere sono un evento commercialculturale, la giornata nazionale del fumetto è un evento “solamente” culturale. Quindi non sorprende più di tanto che, orfani della componente commerciale, si sia finiti a fare GULP! in piazza, non avendo altresì stand e visitatori da mostrare alle telecamere e ai giornalisti. E, siamo sinceri, quel GULP! in piazza non ha nulla a che vedere con il fumetto e, con tutta la buona volontà possibile, questa gigantesca onomatopea umana è poco difendibile e poco proteggibile nonostante Testa faccia bene a invitarci a difendere e proteggere il Comics Day in questo suo primo anno. Perché caro Testa, la questione che sembra essere sfuggita  sta tutta nel fatto che chi li fa i fumetti non può certo identificarsi e identificare il proprio produrre tavole e volumi in una scritta fatta da 1000 studenti in piazza, che sembra portarci in una direzione diametralmente opposta al tanto agognato “sdoganamento del fumetto nell’arte ‘alta’”. O meglio, se per “arte ‘alta’” si intendeva scattare foto da un elicottero, allora la mission è bella che compiuta… Ma questo GULP! è espressione del solito cortocircuito che vive in tempi recenti il “mondo comics”, soprattutto da quando ci si è inventati la Graphic Novel come evoluzione naturale dei Comics: vogliamo che il Fumetto sia popolare e istituzionalistituzionalizzato ma anche culturalmente “up” e soprattutto seduttore dell’intellighenzia “in”. L’utilizzo, quasi pernicioso, della parola “Comics” cerca, in quest’ottica, di essere il punto di incontro, il catalizzatore, di tutte queste esigenze inconciliabili tra di loro ma auspicabili da quei 10 pensatori che, costituitisi già da tempo in comitato permanente del fumetto d'Italì, si sono appaltati, anche concettualemente, tutto quello che fa “Comics”.

Hamelin, continuando la rassegna, è una associazione culturale bolognese con un’attività editoriale (l’omonima Rivista) e organizzativa (BilBolBul) che guarda e viene guardata con simpatia dalle istituzioni locali in cui si muove. In termini di visibilità, la partecipazione di Hamelin al Comics Day è stato, senza dubbio, un ottimo viatico per richiedere i finanziamenti per organizzare la prossima edizione del festival BilBolBul e le altre attività della Associazione presieduta da Edo Cheregato..

Scrive Michele Ginevra sul suo blog in data 22 maggio a proposito del Comics Day che si stava svolgendo a Cremona: “E' passato anche il Sindaco, con alcuni assessori e consiglieri, e questo è un buon segno per il futuro del Cfapaz”. Il giorno dopo aggiungerà: “Per il Cfapaz il Comics Day è stato estremamente positivo, sia per la visibilità nazionale e locale, sia per aver perseguito il vero obiettivo di fondo: fare rete”.

Michele Ginevra, Istruttore Direttivo, dipendente del Comune di Cremona, Assessorato alle Politiche Giovanili,  è il coordinatore generale del CFAPaz e con il suo intervento sgombra il campo da ogni dubbio possibile. Il Comics Day, è servito al Centro (per mettersi in risalto con le istituzioni locali e nazionali facendo, appunto, “rete”. E io interpreto questo fare rete non solo in modo orizzontale ma anche verticale.

Non ammettere anche da parte degli altri soggetti coinvolti nel Comitato Organizzatore, questo volere fare “rete” (la definizione è davvero calzante…), evidenzierebbe, scusate il gioco di parole,  l’ipocrisia di chi la “rete” la fa, ma poi nega che ci sia chi viene preso nella “rete”. E non sono i circa 150 eventi aderenti a dimostrare la bontà di una manifestazione che è stata tenuta in vita proprio da chi i fumetti li fa senza il fine comune (altrui) di dovere legittimare il proprio fare davanti alle Istituzioni quando in ballo ci sono i contributi statali provenienti da enti vicini o lontani.

E il Centro Fumetto Andrea Pazienza, ad esempio, ogni qual volta si forma  il binomio “enti statali-fumetto” cerca di non fare ma mancare la sua presenza, come ad esempio ci racconta la posizione, risalente a novembre 2009, presa dal Centro nei riguardi del MUF oggi al centro della polemica con Lucca C&G dopo le dichiarazioni della Ministra Meloni. Ma non potrebbe essere altrimenti. Ha ragione Paolo Guiducci di Fumo di China nel non avere voluto pubblicare quella presa di posizione non ritenendola una notizia. Quel comunicato, effettivamente, non è una notizia, ma sembra essere solo un atto di presenza e un’autocanditatura nei confronti delle Istituzioni e degli Enti coinvolti. Un’associazione culturale i cui soci fondatori sono gli Enti Locali e che è gestita da un dipendente comunale, che agisce al di fuori delle cariche associative non ricoprendone alcuna, dimostra che il CFAPaz è “geneticamente diverso” da tante altre associazioni senza scopo di lucro che operano nel settore per diffondere il fumetto e i suoi autori, come ad esempio, l’Associazione Alex Raymond (Cronache di Topolinia), l’Associazione Double Shot e la stessa Cagliostro E-Press. E il fatto che nessuna di queste associazioni citate, che per diffusione del fumetto e degli autori, soprattutto emergenti, non sono secondi alle associazioni che accedono a vario titolo ai finanziamenti statali, non abbiano partecipato al Comics Day  è un dato non di poco conto se si pensa che queste tre associazioni, prese ad esempio, formano, sommandolo, un catalogo di più di 250 pubblicazioni, che, tra l’altro, va sottolineato, sono state tutte prodotte, da quanto si evince dai dati in mio possesso, senza nessun ausilio di contributi statali. Allo stesso modo, più o meno tutti gli altri membri del Comitato del Comics Day differiscono in origini e finalità da mollti di coloro che hanno aderito alla manifestazione creando gli eventi, la vera spina dorsale della manifestazione.

E’ davvero difficile immaginare un progetto d'insieme nel mondo del fumetto italiano, proprio, perché tra i variegati attori che lo compongono, non ci sono spesso finalità comuni, ovvero c’è chi i fumetti li fa, e chi fa cose legate al fumetto cercando di coniugare “Fumetto e Istituzioni”. Ma nel parallelo “mondo comics”, come ci ha dimostrato il Comics Day, le cose vanno in tutt’altro modo…

Comments

avatar MicGin
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Il Comics Day è un argomento serio, che andrebbe trattato per quello che è: un'opportunità per far crescere il mondo del fumetto, per interrogarsi sulla sua condizione. Anche le critiche sono utili: dall'utilizzo del termine "comics" all'utilizzo del "balloon". E anche qui, in questo sito, sono venute fuori alcune proposte interessanti. Nessuno deve quindi temere una "lesa maestà" o sottrarsi alla discussione. E personalmente seguo tutti gli interventi, perché c'è sempre qualcosa da imparare dagli altri.

Ma è spaventoso che anche questo tema (come molt altri temi trattati da fumettodautore.com) diventi puntualmente occasione per aggredire. La circostanza che Giorgio Messina mi aggredisca personalmente, a colpi di editoriali e vignette, non può che farmi onore, viste le modalità utilizzate.
Certo mi dispiace.
Mi dispiace per chi mi conosce da tanti anni e che mi vede oggetto di una psudo campagna diffamatoria.
Mi dispiace per il direttore Bottero, che una volta scriveva di "massimo rispetto" e che consente, e magari approva, una roba del genere.
Mi dispiace per persone sicuramente appassionate, corrette e simpatiche come Carmine Treanni.
Mi dispiace che le belle recensioni di Ilaria siano inserite in questo contesto di insinuazioni odiose sparse a piene mani.

Purtroppo ho replicato in questi anni a Giorgio Messina in varie circostanze. E lui ne ha fatto una questione personale. Ed ecco il conto da pagare. Manca solo che si informi sulla mia famiglia...

Sei molto corretto e coraggioso, Giorgio. Bravo. Come proprietario del sito puoi fare quello che vuoi e utilizzare un potenziale strumento di dialogo, informazione e riflessione per colpire chi ti sta antipatico. Bella roba.

Divertiti pure. Stai sicuro che non hai molto seguito e più che altro ispiri quotidianamente solo la morbosa curiosità di vedere chi sarà il prossimo oggetto del tuo ormai leggendario livore.

A chi legge voglio però specificare due cose: il Cfapaz è un'Associazione di enti, non di persone, con i suoi organismi ed il suo Statuto. Come qualunque struttura di questo genere, ci sono organi di indirizzo (decidono cosa si fa e con quali risorse) e ruoli operativi (il fare). Ho la responsabilità di coordinare il Centro, i collaboratori e i volontari e non c'è nulla del mio operato che non sia autorizzato, discusso e approvato.
Inoltre, certamente sono un appassionato di fumetti. Ma alla passione più autentica dedico innanzitutto parte del mio tempo libero. Certo le mie competenze giustificano la mia presenza qui al Centro... E altrettanto certamente, tutti coloro che sono venuti in contatto con le attività della struttura possono confermare che ho mansioni organizzative. Quelle stesse mansioni organizzative necessarie tanto ad un centro fumetto quanto ad un centro musica, tanto ad una biblioteca generica quanto ad una struttura che realizza eventi.
Il concorso che ho vinto nel 1997, dopo nove anni di volontariato e precariato, riguardava tematiche inerenti le politiche giovanili e diritto amministrativo e degli enti locali. Avendo queste competenze, certificate anche da una laurea e dalla frequentazione di numerosi corsi di formazione, non mi occupo solo del Centro Fumetto e, un domani, potrei benissimo passare ad altro ufficio.
E continuerei lo stesso ad occuparmi di fumetti, che rimangono anche una bella passione.

Un cordiale saluto a tutti.
avatar Carmine
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Ciao Michele, grazie per la simpatia, che credimi è reciproca, ma non capisco di cosa tu ti dispiaccia. Del fatto che io collabori con Giorgio Messina e la Cagliostro E-Press? Del fatto che sono il condirettore e co-fondatore (insieme a Giorgio ed Alessandro Bottero) di Fumettod'Autore? Per entrambe le cose vado fiero. Con Giorgio e la Cagliostro abbiamo realizzato e stiamo realizzando progetti molto belli e importanti, Fumetto d'Autore - che molti in malafede, ma non tu - considerano solo un blog, è un portale che produce 4 news al giorno (qualche copia e incolla di comunicati capita anche a noi, ma il 97% sono news cercate ed elaborate da noi), svariate recensioni, rubriche, interventi critici ed interviste.
Nel suo editoriale Giorgio è vero che critica l Centro Fumetto Andrea Pazienza che tu coordini, ma in un discorso articolato sul Comics Day, non la mette sul personale. Non è così meschino e non ha certo bisogno e non usa Fumetto d'Autore per colpire te. Il suo non è un attacco a te come persona, ma a certe dinamiche che si creano a livello istituzionale nel mondo del fumetto, cose che si possono condividere o meno, ma sono criticabili. Quando parli di diffamazione o che a Giorgio manca solo che prenda informazioni sulla tua famiglia mi sembra che esageri. Per quel pochissimo che ti conosco, credo che sia anche un linguaggio che non ti appartenga e che sono sicuro dettato solo da un momento di rabbia che capita a tutti. Giorgio queste cose le ha dette pubblicamente e personalmente a te al Comicon a Napoli (c'ero anche io nella chiacchierata) e capisco la polemica, ma nessuno e neanche Giorgio mette in discussione la tua competenza o il tuo ruolo e la tua professionalità. Ma il rispetto deve essere reciproco e a Napoli tu a Giorgio, alla fine della chiacchierata, non lo hai salutato.
Per carità la polemica c'è e fra di voi restano le divisioni. Giorgio pero sul tuo blog ti ha invitato a scrivere un editoriale per Fumettod'Autore a proposito di un tuo post sulle vendite e i numeri del fumetto e a commento dell'editoriale con lo stesso argomento di Bottero. Ti ha offerto lo spazio di maggiore visibilità del nostro portale. In quel caso tu non lo hai degnato neanche di una risposta. E' una scelta ed una risposta anche quella, però non si può certo dire che Giorgio sia un debole e che sfrutti FdA per attaccare o come dici tu addirittura aggredire te o altri. Ti ha proposto lo stesso spazio dal quale ha lanciato delle critiche a te e al tuo operato come coordinatore del Cfapaz . Io ti rinnovo l'invito. Vuoi rispondere all'intervento di Giorgio? Su FdA pubblicheremo il tuo intervento, anche come editoriale o se preferisci in altra sede. FdA nasce anche per essere uno spazio di dialogo, anche se polemico, con tutti ed è aperto a tutti. Permettimi una parentesi in cui tu non centri, ma noi pubblichiamo news e recensioni di tutte le case editrici e di siti concorrenti, mentre le produzioni della Cagliostro vengono ignorate. Se questa è l'informazione fumettistica...

Con simpatia e stima
Carmine Treanni
avatar MicGin
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Caro Carmine
Si può ammettere che questa frase "Un’associazione culturale i cui soci fondatori sono gli Enti Locali e che è gestita da un dipendente comunale, che agisce al di fuori delle cariche associative non ricoprendone alcuna,..." perlomeno suona molto male? Per non parlare del travisamento continuo di fatti, dichiarazioni... La contemporanea pubblicazione dell'editoriale e della vignetta rappresentano un attacco pessimo. Da una parte si schiaffeggia e si deride e dall'altra si vuole dialogare e ospitare interventi.
Ma stiamo scherzando?
Ora: giustamente tu puoi essere fiero di quanto hai realizzato, ci mancherebbe. Ho visto che sei sincero. Fai però una valutazione dei risultati.
Perché vedi un conto e discutere e replicare ad un commento come il tuo, o come quello di Laggetta più sotto. Un conto sono i toni e le modalità di Messina, o di ... Azad... che subito promette un'altra divertentissima vignetta... E io dovrei sorridere ed inviarvi un testo amichevolmente come niente fosse?
I discorsi sul comics day sarebbero interessanti se tutto non fosse messo giù come si fosse di fronte allo scandalo del secolo. Peraltro nei vari interventi si vede chiaramente che siete contro, avversi, quasi violenti contro soggetti indentificati e ridicolizzati, frase per frase.
E se per caso si fosse sì sbagliato, ma in buona fede? Non è una possibilità contemplata dalla vostra redazione? Magari un'intervistina? Un'analisi un po' più approfondita dei documenti prodotti? Magari richiedere di partecipare ad una prossima riunione per portare le proprie criticità? Ma siete capaci di distinguere, oltre che tra associazioni..., anche tra chi opera comunque con passione e chi no?
Scoprireste sorprendentemente che forse siamo in tanti dalla stessa parte...

Ma invece no. Polemica contro bersagli.
E nel finale del tuo commento evidenzi ancora una volta il difetto genetico di questo sito, che nasce come rivalsa. Rivalsa verso chi ha moderato alcuni di voi nei forum, rivalsa verso chi ha accusato alcune pubblicazioni di cagliostro come di destra, rivalsa verso chi ha detto che questo sembra un blog, rivalsa verso chi non ha recensito le pubblicazioni.
Ha senso tutto questo?
Secondo me no.

Eppure, tra tanti, sono tra i pochissimi che ha scelto di venire qui a discutere. O sentito anche altri "bersagli". Tutti preferiscono lasciare perdere, non ne vale la pena etc... Un dialogo si fa in due.

E a proposito del mancato saluto a Messina... Le cose non sono proprio andate così. Hai omesso alcune cose.
Oggi però è il 27 maggio. A me non interessa continuare a perdere tempo in litigi. Io non pretendo di modificare le opinioni. Ognuno si assume la responsabilità di quello che dice.
Il problema vero sono i toni.
Se i toni sono sereni, anche quando critici, io ci sono e ci sarò sempre.
E volentieri invierò testi, interventi, quello che volete.

Già diversi commentatori, proprio sulle vostre pagine, vi hanno invitato in modo accorato ad un cambio di rotta.
Se lo farete, vi porterete dietro i vostri utenti su contenuti veri e non solo per le polemiche accese che, alla fine, non producono niente.
Perché un prossimo Comics Day l'anno prossimo chi avrà le risorse, se vorrà, lo farà lo stesso in barba a qualunque critica. Ma noi, voi, tutti assieme possiamo farlo diventare qualcosa di ancora più bello e condiviso.

Ed era questo il discorso di fare rete che facevo sul blog...
avatar Azad
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Quote:

Eppure, tra tanti, sono tra i pochissimi che ha scelto di venire qui a discutere. O sentito anche altri "bersagli". Tutti preferiscono lasciare perdere, non ne vale la pena etc..


Scusa, potresti celencarli con nomi e cognomi questi bersagli che preferiscono lasciare perdere di ecc. ecc.?

Per quanto riguarda la vignetta che ho scritto e la prossima che scriverò per risponderti:
Mi stai negando il diritto di satira? Lo stesso che riconoci però a Spataro e alla sua Ministronza?
avatar MicGin
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Ecco, Carmine, Marco... è questo modo di ragionare che è straniante... ho forse negato al sommo satiro azad il diritto di esprimersi? Mi sono forse espresso da qualche parte sulla satira di Spataro? quando? dove? o azad ha poteri magici che gli consentono di scandagliare la mia mente? e cosa c'entra tutto questo con il comics day?
azad faccia quello che vuole.
la mia accusa è chiara e netta e confermata da questi scambi di battute: alcuni di voi reagiscono e mirano la loro vittima di turno per partito preso. queste vignette non sono la semplice e libera espressione di vignettisti indipendenti ma strumenti polemici a supporto delle tesi degli editoriali. oltre a fare ridere solo ricky non fanno altro che aumentare la sensazione di essere aggrediti e presi in giro.
E io dovrei mandare testi miei qua sopra?
Vi va di ragionare un po' serenamente o proseguiamo così all'infinito?
Io avrei anche una prima proposta di tema da sviluppare. E che parte dall'ultimo post del mio blog sul termine "fumetto".
avatar Azad
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Alle tue lamentele ho risposto con una vignetta, come anticipato.

A proposito di Spataro hai detto: "C'è libertà se la tua platea è limitata. Infatti Alessio Spataro, finchè pubblica con piccole case editrici o passeggia sulla rete, può permettersi di sbeffeggiare il Papa, Berlusconi e Maurizio Costanzo, senza subire ritorsioni o scomuniche. Il Vernacoliere può permettersi la sua satira pesantissima, finché rimane nel territorio tra Livorno, Pisa e Lucca. Ma se si arriva al grande pubblico della Televisione, quello dello share, degli indici di ascolto, della prima serata, delle reti più importanti, allora le cose cambiano. Bastonate a Santoro e Vauro. Bastonate verbali, si intende. Ma sono comunque intimidazioni, censure, punizioni, necessarie per convincere l'opinione pubblica utile a conservare il potere".

http://sonoioche.blogspot.com/2009/06/chi-vincera-e-chi-perdera-le-elezioni.html

Io invece mi sono permesso di ironizzare su di te su questa platea limitata e quindi? Ho meno libertà di Spataro? Subirò scomuniche o ritorsioni?

Io rivendico il mio diritto di satira e la mia libertà di espressione, perchè se negassero queste due cose a Santoro e a Vauro anche tu grideresti alla censura, però vuoi che non si faccia satira contro di te.

Ma la satira ha questa controindicazione. Finchè prende di mira quello che ti piace che sia preso di mira, allora se ne deve difendere ad ogni costo la libertà, ma se prende di mira te, allora tutto cambia e si sbotta: "queste vignette non sono la semplice e libera espressione di vignettisti indipendenti ma strumenti polemici a supporto delle tesi degli editoriali".

Come se sui giornali le vignette non supportassero gli editoriali o il titolone...

Coraggio, è satira! Bevici su un Glen Grant! :D
avatar MicGin
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Vedo che citi un brano dal mio blog. Ebbene non c'è nulla che dica di una mia opinione su Spataro e la "ministronza". Siccome su questa vicenda non mi sono mai espresso non hai nessun diritto di attriburmi alcuna opinione in merito. Almeno sino a quando non la esprimerò...

Inoltre, tu, chiunque tu sia, sogni ad occhi aperti: non ho mai minacciato ritorsioni né tantomeno negato il tuo diritto ad esprimerti con le tue vignette.
Io però ho il diritto di giudicarle: le vignette sono strumenti polemici a supporto delle tesi degli editoriali.
E non fanno ridere.

Non a caso, quest'ultima, la 13, essendo svincolata dagli editoriali e più "spontanea" è anche più divertente e simpatica.
E un Glen Grant lo berrò volentieri alla prima occasione.
avatar HulkSpakk
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La satira non è una cosa dietro cui ci si maschera quando si prende in giro qualcuno. La satira per essere tale deve essere diretta a personaggi pubblici cosa che Spataro fa con la Ministronza, e che invece tu non puoi fare con Michele Ginevra, che con tutto il rispetto (non me ne voglia) non è nessuno.
Quindi Spataro fa satira e tu prendi in giro la gente.
Non ti si nega il diritto di satira, perchè tu non fai satira.
avatar Ricky
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Che questo "comics day" sia stato un fallimento colossale è indubbio. Ancora non capisco il senso di chiamarlo così, quando, come ha correttamente fatto osservare Giorgio Messina nel suo articolo, riprendendo le parole di Siviero, sarebbe stato meglio usare la parola FUMETTO.
Davvero non capisco il senso di questa "americanata", futile e inconsistente.
Tanto più che le critiche sono piovute un po' da tutte le parti e non solo da Fumetto d'Autore. Il che vuol dire che la manifestazione non è piaciuta a diverse persone (e già questo è gravissimo).
E' evidente che fino a quando si organizzeranno manifestazione di questo tipo, il mondo del fumetto italiano non ne ricaverà beneficio, ma diventerà sempre più piccolo.
Ora che tutto è passato, guardiamo al futuro nella speranza che una cosa come questo comics day non abbia più a ripetersi, per il bene del fumetto.
avatar m.laggetta
0
 
 
Mi permetto di dire che sicuramente Giorgio non intendeva mettere in dubbio la professionalità e la competenza del Cfapaz nè quella di chi lo gestisce. Il suo discorso era mirato a far emergere le sostanziali differenze fra gli operatori del fumetto, differenze che non è possibile ignorare e che, come insegna l'esperienza del Comics Day, non sono conciliabili.
avatar MicGin
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Ho avuto un'impressione molto diversa. è proprio il tono usato che ha sicuramente deluso. perché anche in quello che scrive lui ci sono spunti meritevoli. ma in questo clima come si fa a dialogare? Ammesso che si voglia veramente dialogare. Il cfapaz ha cmq inviato una lettera alla redazione.
avatar Azad
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Le informazioni su Michele Ginevra contenute nell'articolo, le ho facilemente rintracciate pure io a questo link del sito ufficiale del cfapaz:
http://www.cfapaz.it/20080131189/chi-siamo/organizzazione-centro-fumetto-2008-2.html

Se c'è in atto una campagna diffamatoria contro di te, Michele, sembra che cominci proprio dall'organigramma del Centro e dal suo sito... :asd:

Per la vignetta, ti rispondo, appena posso, a mezzo vignetta.. :D
avatar Chas
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Se su questo sito più volte si chiama il signor Ginevra "istruttore direttivo" e non coordinatore del Centro, che è l'unica veste che dovrebbe rilevare, qui, ebbene a mio avviso la cosa è disspregiativa
avatar Ricky
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Sarà una mia impressione, ma tutti gli "esterni" che hanno scritto del comics day, salutandolo come chissà quale grande vetta raggiunta dal movimento fumettistico italiano, probabilmente non hanno mai letto un fumetto in vita loro, nè probabilmente sanno di cosa hanno parlato. La più grande sconfitta o il più grande fallimento del fumetto italiano è proprio questo: che il suo epitaffio sia scritto da chi non sa nemmeno cosa sia un fumetto.
avatar Chas
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e notorio che chi scrive di fumetti sui giornali, in italia, non ne sa un beneamato ciuffo di nulla
avatar Ricky
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Così come i 10-15 che, grazie al multi-accounting, tengono in vita diversi forum dove si vuole dare la parvenza di capire qualcosa di fumetto. Il problema è più ampio e non va generalizzato. Il fumetto viene percepito come un mezzo di espressione privo di sostrato culturale. In Italia, solo i personaggi Bonelli, Diabolik e Topolino sono riusciti a superare questo scoglio. I supereroi e tutta una buona fetta dei fumetti di importazione statunitense no. Perciò, che senso ha avuto chiamare questo evento fumettistico "comics day" quando il fumetto inteso come "comics" è pressochè sconosciuto nel nostro Paese?
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