di Alessandro Bottero
Uno spettro si aggira per l’Europa, lo spettro del….”non si vende una ceppa!”.
Dopo questo incipit/parafrasi del più anziano dei fratelli Marx (Karl), iniziamo a parlare di cose serie.
Anche chi ha negato per anni la realtà della crisi, dicendo che invece le cose andavano bene, e che il mercato era più florido che mai, deve ammettere che le vendite dei prodotti editoriali sono in calo. E se i fumetti barcollano, e più o meno riescono a contenere le perdite (non ad annullarle, a contenerle), per quotidiani e riviste è la debacle. In Europa, ma sopratuttto in America. Non è un discorso nuovo. È dal 2001 (almeno) che si parla di e-book, e di supporti per leggerli. Ricordo che al Salone del libro di Torino 2001, per la prima volta si allestì una sala dedicata apposta ai lettori e-book. Ma più o meno l’interesse era pari a zero. Poi è arrivata la Apple. Dovete capire che la Apple non è una semplice casa di produzione di materiali informatici. No. La Apple è “roba per tipi fighi”. E tu utente paghi i prodotti Apple un fottio di euri, perché compri l’oggetto, e il nome. Prendiamo il caso dell’iPod. Che è? SOSTANZIALMENTE che è? Una grossa penna USB, dove ficchi canzoni, immagini, giochini, film, e che ti porti appresso. A livello logico tra una memoria di 512k e una da 80G, non vi è differenza. Sempre di un aggeggio che immagazzina dati si tratta. Però tu paghi un lettore “simil iPod” 50 euri, e un iPod 200 euri. Perché? Perché sei stupido, ecco perché. Ma non divaghiamo. Editoria, crisi, grossa crisi, e chiunque la risolverà verrà salutato come salvatore, e si chiuderà un occhio su eventuali cose poco chiare. La Apple allora dopo l’iPod, dopo l’iPhone (altra bella genialata. Un telefono che costa 500 euro. Un TELEFONO?!?!?!?. Però sei collegato a iinternet 24 ore su 24, e puoi facebucchare, twitterare, messengiare senza interruzione…DAL DOTTORE devi andare, altro che iPhone!), dice “Uhmmm….qui negli iStore vendiamo paccate di cose…canzoni, giochini, applicazioni, cazzatelle…perché non vendiamo anche riviste/giornali online?”. Sì, però non puoi leggere un giornale sull’iPhone, e allora devi realizzare una cosa nuova. E dai, e dai…e prova e riprova…alla fine, a febbraio 2010, la Apple presenta l’iPad, ossia una tavoletta, grossa più o meno come un foglio A4, con le stesse carateristiche dell’iPhone, ma che non telefona. E su cui, udite udite, puoi leggere i quotidiani, le riviste, i fumettini, e un sacco di cose.
Gli editori quasi svengono dall’orgasmo, perché la massa di persone che comprano prodotti Apple a prescindere è immane. Si parla di milioni di persone potenzialmente interessate ad avere un iPad. E se l’iPad ce l’hai, lo usi, no? E come fai ad usarlo se non ci leggi niente? È un oggetto fatto APPOSTA per spingerti a leggere. Se non lo usi per leggere quotidiani o riviste, che BEEEP lo compri a fare?
Comunque l’Apple lancia l’iPad, ci piazza un prezzo di 500 dollari (ma anche di più), lo lancia sul mercato a marzo
Qualche dato:
L'Italia sarebbe al settimo posto con 46mila unità vendute a fine giugno (211mila a fine anno), mentre la Francia guiderebbe il mercato europeo a quota 171mila (805mila nel 2010). Davanti all'Italia ci sarebbero, oltre agli Stati Uniti (che compreranno nel 2010 4 milioni e 600mila iPad), anche Gran Bretagna, Giappone, Germania e Canada.
Ecco i prezzi
- iPad Wi-Fi 16GB: 499€
- iPad Wi-Fi 32GB: 599€
- iPad Wi-Fi 64GB: 699€
- iPad Wi-Fi + 3G 16GB: 599€
- iPad Wi-Fi + 3G 32GB: 699€
- iPad Wi-Fi + 3G 64GB: 799€
Allora, ricapitolando, nella primavera 2010, viene lanciato sul mercato un oggetto, che costa un fottio di euri, tra i 500 e gli 800, ossia quanto uno stipendio, che dovrebbe salvare l’editoria.
In Italia ad oggi (fine giugno) si prevedono 46.000 pezzi venduti (e a fine anno saranno 211.000).
Ok?
Cosa c’entra tutto questo con i fumetti?
Semplice. Anche i fumetto sono editoria. Anche i fumetti non vendono nulla. Anche per i fumetti, (alcuni) editori si sono detti “L’iPad? Evvaiiiiiiiiiiiiiiiiiii!!!!!! Venderemo un fottio di copie del mio fumetto, perché me lo scaricheranno sull’iPad, e in culo alle edicole che non ci si vende più niente!”.
Ecco, magari non hanno usato proprio queste parole, ma il senso era simile.
Solo che….a un certo punto ci si rende conto di una cosa: l’Apple vuole il controllo dei contenuti venduti tramite i suoi iStore.
Già. Perché il discorso non è “L’iPad mi fa vendere per grazia divina”. No. Il discorso è “SICCOME l’Apple mette il mio fumetto nel suo iStore, ALLORA chi ha un iPad, e vuole qualche cosa da fare con questo ca@@o di iPad che ha comprato, buttando 500 euro, viene nell’iStore, mi vede, e SCARICA il mio fumetto, facendomi guadagnare.”
Grosso modo lo stesso discorso di iTunes, no? Io ho un’iPod, vado su iTunes, e mi scarico le canzoni.
Quindi, io vado su iStoreComics (nome inventato), pago, e mi scarico RANXEROX.
Non fa una grinza, no?
E invece le fa. Le fa perché l’Apple pare abbia detto “Ranxerox nel mio iStore non si vende. Punto.” E allora dibattiti, interventi, lamentele, critiche, ecc…ecc… L’Apple censura, l’Apple ce l’ha con le tette, l’Apple è bigotta, e così via. In realtà il vero problema parrebbe essere non di natura etica, ma commerciale: se l’Apple vieta la presenza di determinati contenuti nel suo iStore, allora impedisce al contenuto X di usare la via preferenziale, e più facile, per entrare in contatto con persone che HANNO l’iPad e possono scaricare il contenuto X , pagandolo. Infatti un’obiezione potrebbe essere “Ok, l’Apple non inserisce “Le Porno imprese di Bot-Man” nel suo iStore, ma io le metto acquistabili sul mio sito, e tanti saluti”. Perfetto. Solo che così in teoria a) - non tutti quelli che arrivano sul sito hanno l’iPad, e b) - non tutti quelli che hanno l’iPad sanno che esisti tu, il tuo sito e questo misconosciuto capolavoro. Però, in fin dei conti si tratta solo di farsi conoscere, ed andare a cercare il pubblico. Parrebbe quindi che la “censura” dell’Apple si possa rubricare come “fastidio”, ma che con un po’ di buona volontà si possa superare. Giusto? O no?
La risposta potrebbe essere no. Le cose potrebbero essere più serie, e gravi. Molto più serie, e molto più gravi. Qui, su Zeus News, trovate un articolo del febbraio 2010, ossia in coincidenza con la presentazione dell’iPad, che dice cose inquietanti.
Ecco il nucleo del’articolo, che invito a leggere:
“Durante la presentazione del nuovo Apple iPad alla stampa internazionale, Steve Jobs si è "dimenticato" di una delle caratteristiche del suo nuovo giocattolo. E non si tratta di una cosa di poco conto: a quanto pare, infatti, l'Apple iPad è a tutti gli effetti teorici e pratici una vera "Trusted Platform".
Con questo termine si identifica un computer dotato di un particolare chip, noto come TPM ("Trusted Platform Module") o "Fritz Chip", e di alcuni altri componenti hardware e software. Nell'insieme, questi componenti permettono di identificare con assoluta precisione qualunque programma esistente e di decidere se esso possa essere o meno installato ed eseguito sul computer. (…)
Tutto questo è possibile grazie al fatto che il processore Apple A4 che muove lo iPad è, in realtà, un SOC (System On a Chip) formato da vari elementi. Il suo componente principale è una CPU multicore ARM Cortex che include al suo interno le funzionalità tipiche di un TPM sotto forma di quella che viene chiamata tecnologia "TrustZone". “
Non so se avete colto cosa si sta dicendo. Qui non si tratta se Apple ammetta o meno un fumetto sul suo iStore. Qui si sta dicendo che l’iPad in realtà, in ultima analisi, non è controllato da chi lo acquista, ma dalla Apple. Vi ricordate alcuni anni fa una trama di Superman, intitolata “La Caduta di Metropolis”? Finiva con Action Comics 700, pubblicato su Superman spillato Play Press n.27. Era la storia di Luthor, che stava morendo, perché il suo corpo-clone degenerava, e aeva deciso di distruggere Metropolis. Vabbé, alla fine Superman risolve le cose, e Luthor viene scagionato, perché si dice “evabbèèèèèèè, ma era un clone malvagio…..il vero Luthor mica ha fatto nulla…”. Comunque, al di là di questa fuffa, nel corso della trama Lois Lane scopre che la Lexcorp aveva istallato in ogni computer venduto tramite le sue affiliate un chip, che trasmetteva al database della Lexcorp TUTTE le informazioni che si trovavano in quel PC. Un “fritz chip”, proprio come questo dell’iPad.
E allora mi dico…ci si preoccupa della censura di un paio di tette, e non ci si rende conto che i probemi sono un po’ più gravi? Si lotta e si urla per la legge anti intercettazioni, e si comprano oggetti che incarnano molto meglio l’idea di “Grande Fratello”?
In chiusura un ultimo pensiero: l’iPad (ricordo) costa uno sproposito. 600 euri non sono bruscolini. Mi dovete spiegare come è possibile che la salvezza dell’editoria, come situazione allargata e non come “io mi salvo, e in culo tutti gli altri”, possa passare attraverso un oggetto che tutto è, meno che popolare. Con 600 euro una persona compra 60 fumetti a 10 euro. Compra 220 albi a 2,70. E io editore sono così ottuso da dire “Ecco, adesso LUI spende 600 euro per l’iPad, così poi sicuramente spenderà soldi in fumetti da scaricare sull’iPad.”
Ma se questo farlocco, che butta 600 euro in un coso per leggere, voleva davvero leggere fumetti, poteva comprarne 200, e ci avrebbe pure risparmiato.
Cioè, per provare a spiegarmi meglio, io che faccio fumetti a basso costo, popolari, per risollevare le mie vendite, devo sperare che molte persone abbiano 600 euro da buttare, così che poi per usare l’iPad e non sentirsi scemi, scarichino il mio fumetto e lo leggano sull’iPad? Ma mi chiedo….ma allora PERCHE’ non l’ha comprato quando gli costava solo 2,70 euro? Aveva bisogno di spenderne 600 e leggerlo su uno schermo, perché così è più fico? E allora curati, figlio mio. Perché tu hai grossi problemi, ma grossi grossi. E anche da un punto di vista strategico degli editori…non è molto intelligente, perché si legano le possibilità di ripresa alla capacità di tenuta di questa fascia di persone non toccate dalla crisi (perché uno che spende 600 euro in un iPad la crisi non la sta vivendo), ma è tutto molto episodico. Un espediente tattico, non strategico.
Allora: tattica e non strategia, e mancanza di controllo del mezzo = un gran casino.





Comments
a) dal tono evidentemente di parte che attinge ad una cultura di odio (immotivato - si può odiare un'azienda per partito preso?) verso l'azienda Apple, molto comune negli ambienti meno informatizzati del nostro paese, noto appunto per essere un paese di allenatori (tutti sono esperti di tutto), che lo priva della necessaria obiettività (daltronde è un editoriale no? mica una conversazione da bar dello sport);
b) dalle teorie bislacche e prive di fondamento informatico ivi riportate, che non fanno altro che fare disinformazione - tale tecnica è nota in inglese come "FUD" (Fear, uncertainty and doubt).
Tra queste, ho piacere di fare un chiarimento sul cosiddetto chip Fritz. La teoria da Lei sostenuta, ovvero l'inserimento del chip Fritz al solo scopo di creare una trusted platform, viene smentita dalla storia stessa, si documenti. Il chip Fritz, infatti, è presente da circa tre anni nei notebook di casa Apple, e al tempo dell'introduzione tutti costruirono i suoi stessi castelli di critiche su fondamenta di vuoto. Invece poi suddetto chip è stato adoperato da Apple soltanto per far sì che Mac OS possa riconscere una macchina Apple genuina ed essere installato solo su di essa. In sostanza, il chip Fritz serve a distinguere, agli occhi di Mac OS, un Macbook da un Acer da 400 euro, è una misura antipirateria.
Che poi l'iPad sia o non sia la salvezza dell'editoria a fumetti questo non glielo so dire. So soltanto che qualora i molteplici acquirenti dell'iPad vorranno acquistare un fumetto X di una casa editrice Y che non ha aderito al progetto, non lo troveranno sullo store e saranno utili mancati. E vista la popolarità dei prodotti Apple, non mi sembra una mossa saggia restare fuori dalla digitalizzazione dei contenuti ;)
E' vero che c'è la censura preventiva di apple sui contenuti, ci sono stati casi più o meno eclatanti, dal vignettista premiato (ma censurato) ad alcuni manga giapponesi, alla famosa "se volete il porno prendetevi android" di Jobs.
E' però vero che ci sono anche modi per evitare tale censura.
1) Le app che hanno uno store interno che scavalca quello apple, cito per restare in argomento le varie applicazione disney, marvel, dc, idw, boom, comixology, ecc (anche una francese).
In quel caso i fumetti si comprano direttamente da loro e quindi non ci sono particolari problemi.
Ovvio che è una strada "diversa" ma, secondo me anche più corretta che avere 1 applicazione diversa (e che sottostà alle regole apple) per ogni ecomics come invece fanno altri editori penso per esempio a quelle dell'italiana Enhanced Press.
2) Ibooks, lo store "librario" (in fondo i fumetti sono molto più vicini ai libri che alle applicazioni software).
I titoli venduti dallo store (apple) non vorrei sbagliarmi ma non dovrebbero essere sottoposto a censura, probabilmente perchè si considerano, bene o male, tutte opere di "cultura", pop o meno.
Sul discorso dello "sperpero" di denaro, beh il ragionamento non è di per se sbagliato ma è la finestra dei nostri tempi, non sono solo i prodotti apple a vendere come il pane contrariamente a quanto una crisi economica farebbe supporre.
Penso al 3D (si, anche ai prezzi dei cinema aumentati di tot euro!) moda 2010, o per citare "iphone" al fatto che si siano venduti da inizio 2010 55mln di smartphone (e no, apple avrà si e no il 20-25% di quella cifra, la maggioranza sono nokia), a quante auto circolano (per modo di dire) nelle nostre città, ormai 2-3 per famiglia, a centinaia di altre cose.
Mi sfugge quindi questo voler associare ad apple e ai suoi prodotti tutti i mali del mondo.
Ah, piccola nota per un eventuale correzione dell'articolo, l'ipod di apple a meno prezzo costa 61 euro non 200, quindi al massimo il paragone 50 vs 200 andrebbe corretto in 50 vs 61. ;)
Questi congegni sono un mezzo per risollevare le sorti del fumetto? Per come è messo in Italia, è caduto così in baso, che parafrasando una vecchia battuta, dovremo presto cominciare a scavare. Ma ci sono due tre elementi da valutare:
1) non tutti i lettori di fumetti amano frequentare le fumetterie (vuoi perché in molte fumetterie manca la materia prima, ovvero i fumetti, ricche come sono di gadget e coltivando la monocoltura manga) e le librerie che hanno un canale fumetti degno di questo nome sono pochissime
2) i fumetti comunque hanno uno spazio molto importante nella cultura italiana, tutti sanno cos'è un fumetto, allora come è possibile fare il passo successivo e rendere nuovamente questo mezzo popolare?
In fondo l'Iphone è solo un telefono ma per gli acquirenti è qualcosa di più, un simbolo, allora forse è possibile attraverso un bravo sfruttamento delle potenzialità dei mezzi elettronici rendere "figo" leggere di nuovo fumetti. Invece di essere nascosti, i lettori potranno esibire sull'ipad l'ultimo libro della 001 Edizioni, o di Saldapress o della Planeta.
Questi device potrebbero coprire il ruolo di innovativo mezzo di alfabetizzazione di nuovi lettori al fumetto, dobbiamo aspettarci un futuro di lettori "policentrici", con lettori che consumano su carta, su pc e su device portatili.
Sarà un bene? A breve-medio termine il libro resisterà, ma con l'avanzare delle tecnologie e delle nuove generazioni abituate fin dalla nascita a questo approccio informatico, la quota di lettori che preferiranno la carta si ridurrà notevolmente. Il processo è già in atto, sono molto pochi i lettori giovani che acquistano il loro giornale in edicola, si sta quindi già verificando una traslazione dal consuno su carta a quello su internet in modo naturale.
Con il nuovo sistema da una parte ci sarà se verranno organizzati degli ottimi market virtuali la possibilità di chiunque di accedere al fumetto, attenuando se non eliminando strozzature distributive come le attuali.
Dall'altra sparirà il mercato florido del fumetto usato e delle fiere del fumetto, e queste manifestazioni si trasformeranno forse in luoghi di incontro dove poter parlare di fumetto, relegando l'acquisto alla fase elettronica. Ma chissà, forse si ragiona ancora in modo "vecchio" e tra cinquant'anni dibattiti e incontri si svilupperanno sui social network o su quello che ne prenderà il posto.
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