Fumetto d'Autore

www.fumettodautore.com | Il Magazine della Nona Arte e dintorni | ISSN: 2037-6650 | Direttore: Alessandro Bottero

Ven10022012

Aggiornato alle:05:03:11

Recensioni

 

DON DRACULA

DON DRACULA Difficile definire un fumetto del genere. Questo perché tutto sta nella prospettiva da cui lo si vuole considerare. Intanto c’è da dire che l’autore l’ha disegnato intorno al 1979: capite che chi è abituato ai disegni di quest’ultimo decennio lo troverà graficamente povero, scarno e approssimativo. Intendiamoci, stiamo comunque parlando di un artista di fama mondiale (all’epoca è stato un pioniere nel disegnare personaggi e scene fuori dai canoni classici) ed è comprensibile che di più non poteva fare dato i mezzi tecnici che possedeva a quei tempi. Non da meno, al lettore che cerca serietà e drammaticità può risultare discutibile l’atmosfera goliardica e divertente dell’intera serie, mostrata oltre attraverso la storia anche dalle figure deformed, dalle posizioni innaturali e dai personaggi ridicoli. Le storie, pur avendo dei piccoli momenti drammatici e paurosi, sono straripanti di situazioni e gag comiche, soft quanto basta da mantenere l’atmosfera generale ad un livello di sana leggerezza e spensieratezza. Anche la trama è sulla stessa riga: innanzitutto il fumetto è diviso in tanti capitoli auto-conclusivi: non c’è un vero e proprio filone o continuity ma ogni storia può essere letta separatamente dalle altre. Merito dell’autore che ogni volta e in modi diversi presenta i due protagonisti: Don Dracula (il classico padre apprensivo, testardo, protettivo e vendicativo quando gli si tocca la figlia) e Chocolat (una bambina dispettosa, testarda al pari del padre e coraggiosa quanto basta per mettersi nei guai). Sono due vampiri ma più che spaventare fanno ridere; la loro condizione li proietta in situazioni sia soprannaturali che quotidiane e il loro essere vampiri è solo un pretesto per mostrare quanto in realtà siamo emotivamente umani, con i pro e contro che ne consegue. I loro caratteri forti e il loro rapporto conflittuale porta i due protagonisti a vivere avventure divertenti ed inaspettate, con un lieto fine che chiude egregiamente l’episodio. I due si circondano di co-protagonisti simpatici e mai fuori luogo. Tra i tanti, merita di essere citata la racchia soprappeso innamorata di Dracula che non smette di perseguitarlo nelle situazioni più disparate. Fanno sorridere anche le due autocitazioni che l’autore fa, inserendo nelle storie Black Jack e Astro Boy: un ennesimo tocco di classe umoristico. Come avete capito, non siamo certo di fronte alla solita versione horror-drammatica dei vampiri: ciò porta il lettore a guardare questi ‘signori della notte’ da una prospettiva diversa, più umana e terrena. L’albo, edito da Ronin Manga, è realizzato in maniera impeccabile per rendere il giusto omaggio all’autore. Interessante anche l’iniziativa della casa editrice di lasciare nelle vignette le onomatopee originali (gli effetti sonori, per intenderci), quindi in lingua giapponese, con tanto di caratteri sillabici a fine albo. Un’iniziativa certamente curiosa e originale che d’altro canto non intacca la fluidità della lettura. Per concludere, questo è un albo che può far divertire i bambini e far passare una piacevole oretta agli adulti. DON DRACULA Testi e disegni: Osamu Tezuka Editore: Ronin Manga Bianco/Nero, PP 208, € 5.90

Crtica d'Autore

 

Chester Brown, fumetti "hard" per rendere legale il sesso a pagamento

Favorevoli: il movimento per i diritti delle prostitute e le sex workers. Contrari: i moralisti di ogni religione. Divisa, l’opinione pubblica. Gli unici a non avere dubbi sono i clienti di prostitute. A lanciare la provocazione è uno di loro. Non uno qualunque. Chester Brown, geniale fumettista canadese, è tra gli artisti cui si deve il “rinascimento” del fumetto alternativo americano, già popolare negli anni Ottanta. «Credo che, se la prostituzione venisse depenalizzata, entrerebbe nella sfera dei comportamenti normali in un tempo relativamente breve, nell’arco di poche generazioni». Una vera e propria campagna per la legalizzazione del sesso a pagamento, la sua, lanciata con Io le pago. Memorie a fumetti di un cliente di prostitute, diario autobiografico reso sotto forma di una lunga quanto dettagliata confessione. Una graphic novel per adulti, ma non per questo gratuitamente volgare. L’autore non ostenta con compiacimento la sua vita sessuale tutt’altro che convenzionale, né sente il bisogno di giustificarsi. I disegni sono semplici, non indugiano in particolari pruriginosi e non cercano di “colorare” la vita del protagonista per renderla più o meno avventurosa o seducente. C’è poco del romanzo a fumetti, i suoi appuntamenti a luci rosse seguono moduli ripetitivi, ben restituiti da una gabbia grafica altrettanto monotona. Brown si limita a demolire punto per punto tutti i luoghi comuni e gli stereotipi sul mestiere più antico del mondo. «Il cliente non è né un pedofilo né uno stupratore e pensare che quel genere di uomini rappresenti il tipico cliente delle prostitute è come affermare che quelli che picchiano o uccidono le mogli siano mariti tipici». Uno dopo l’altro, confuta tutti i più ricorrenti argomenti contro la prostituzione. «Non soltanto egli dimostra come si basino su una retrograda morale religiosa, ma sottolinea anche l’ipocrisia dei benefattori liberal di “riportare sulla retta via” le prostitute. Tutte quelle intelligenti alzano gli occhi al cielo davanti a questi atteggiamenti». Così scrive nella prefazione Robert Crumb, padre storico del fumetto underground, alla cui matita, non a caso, in passato è stata affidata l’illustrazione de Il capitano è fuori a pranzo, l’ultimo diario di vita del “vecchio sporaccione” Charles Bukowski. Se negli States Io le pago ha scatenato un acceso dibattito, l’edizione italiana (traduzione di Stefano Sacchitella, pp. 292, € 18,50) è stata frettolosamente archiviata dalle redazioni culturali. A pubblicarla, poche settimane fa, la Coconino Press, che il 2 febbraio porterà in libreria un altro inedito di Brown, il volume antologico The Little Man, brillante e caleidoscopica raccolta di brevi storie giovanili con cui l’autore si diverte a irridere l’american way of life narrando di surreali rivolte della carta igienica, invasioni aliene, animaletti parlanti e televisioni che ipnotizzano l’uomo della strada. L’auspicio è che anche quest’opera, come la precedente, non venga accolta con pregiudizio. Lo stesso che, da sempre, è riservato a chiunque faccia coming out. Che si tratti di un cliente o di una escort, poco importa. Il giudizio è tanto immediato quanto severo, come se avessero confessato di essere criminali. Una condanna di indegnità sociale che genera relativi deficit di autostima, costringendo le parti alla clandestinità e consegnando quella che potrebbe essere una scelta libera e trasparente a ricattatori e sfruttatori. «Per la donna media – dice Brown – l’idea che un uomo paghi per fare sesso è ripugnante, una minaccia per la casa, la famiglia e per l’ideale dell’amore romantico, ma i comportamenti sordidi non sono certo meno diffusi tra le coppie sposate che nel mondo della prostituzione». Allo stesso modo, gli uomini considerano le prostitute delle donne dissolute, facili prede di possibili avances sessuali, anche quando in realtà, sottolinea l’artista canadese, «si tratta di donne timide, modeste e persino schive». Detto da lui, profondo conoscitore del mondo delle professioniste del sesso, la testimonianza appare più che attendibile. In quindici anni di “attività”, di febbrili consultazioni di annunci e di approfondito studio delle relative recensioni (feedback) che i clienti postano su appositi siti web, ne ha conosciute a decine. Giovani e meno giovani, belle e passabili, canadesi e straniere, gentili e sbrigative. Ha raccolto le loro confidenze, di alcune è diventato amico. Tutto ha inizio nel giugno 1996, quando la sua «ultima ragazza» gli comunica che (forse) si sta innamorando di un altro. Preludio a una convivenza a tre in cui lui finirà in breve per diventare il terzo. «Erano tre i motivi per cui volevo essere fidanzato: perché ce lo aspettiamo socialmente e i ragazzi che non hanno una fidanzata sono considerati degli sfigati, perché mi piaceva la gratificazione dell’ego quando una donna vuole quel tipo di relazione esclusiva con me e, ovviamente, per il sesso». L’amore romantico, ne conclude, non esiste e, se esiste per altri, non fa per lui. Scoprirà che l’essere amici può essere preferibile all’essere fidanzati. Anche dal punto di vista “economico”. Fatti i dovuti conti e considerata una frequenza di rapporti a pagamento ogni tre settimane (tanti gliene consente il suo badget), il ménage di coppia costa di più e si fa sesso meno spesso. Nella versione di carta e inchiostro (rigorosamente in bianco e nero), Brown non si raffigura meglio di quanto sia: un uomo di mezza età (è nato nel 1960 a Montreal), calvo e non proprio attraente, che fa un lavoro stravagante (il fumettaro). Improvvisarsi playboy sarebbe alquanto improbabile. «Non ho le doti sociali necessarie per agganciare donne che fanno sesso occasionalmente», fa presente agli amici/personaggi – tra cui gli artisti Seth e Joe Matt – che disapprovano il suo comportamento. «Sono felice dal punto di vista professionale e me la godo», risponde a chi evoca la crisi di mezza età. «Non possiamo criminalizzare il sesso a pagamento perché ci sono persone villane a letto. Probabilmente c’è più violenza negli appartamenti delle coppie romantiche che in quelli dove lavorano prostitute che, per non incorrere in multe e arresti, preferiscono tenere un profilo basso», fa notare a chi magari vorrebbe emularlo ma ha paura di mettersi nei guai. A mettersi a nudo è l’autore, vincendo il naturale imbarazzo e scavando tra le proprie debolezze con disarmante sincerità e feroce autoironia, costantemente in bilico tra il rimanere coerente con la scelta fatta e la tentazione di tornare indietro: il timore che il sesso a pagamento possa finire per lasciargli una spiacevole sensazione di vuoto. La conclusione cui giunge è un finale aperto: «fare sesso a pagamento non è una esperienza vuota, se paghi la persona giusta». Alla fine, con una di loro, Denise, stabilisce un rapporto sessuale esclusivo, sia pure sempre a pagamento. Lui è il suo unico cliente e lei l’unica donna con cui Chester va. Un contratto basato sull’affetto e sulla reciproca convenienza. «Uno dei due assiste l’altro finanziariamente. Come la chiamereste una relazione simile?», domanda Brown. Quanti matrimoni, del resto, sono palesemente basati sul vantaggio economico di una delle parti? La prostituzione esplicita è peggiore di quella implicita? Che lui la paghi rende meno “pulita” la situazione o, piuttosto, più chiaro il reciproco ruolo? Che egli stesso abbia scelto di vivere una relazione stabile, rappresenta il trionfo o il fallimento delle sue tesi? Al lettore l’ardua sentenza o, meglio ancora, si apra un sano scambio di opinioni. Perché probabilmente leggere Io le pago non vi farà cambiare idea sulla prostituzione ma ci aiuta a osservare la questione da un’altra posizione. E non fate battute sceme. *Articolo tratto dal Secolo d'Italia del 4 febbraio 2012. Questo articolo on line è reperibile anceh sul blog dell'autore a questo indirizzo.

Autori e Anteprime

 

Agenzia Incantesimi e tutto il resto: intervista a Federico Memola

di Alessandro Bottero Federico Memola è uno sceneggiatore che ho sempre seguito con piacere, fin dai tempi di Zona X. Jonathan Steele (sia la versione Bonelli, che quella Star Comics) mi piaceva, e anche il suo spin off, ossia Agenzia Incantesimi, a mio parere aveva il suo perché. Memola nell’ultima settimana si è trovato al centro di una polemica nel fumettomondo, perché ha lanciato una proposta “scandalosa” sul suo blog (QUI la notizia). Siccome qui non stiamo mica a pettinare le bambole, ecco una bella intervistina a Federico Memola, sul tema del giorno: Federico Memola con la sua richiesta di coloristi per Aganzia Incantesimi, sta o no rovinando il mondo del lavoro italiano? In apertura il pensiero di alcuni professionisti del settore, che si sono espressi nel blog di Roberto Recchioni, riguardo a questa mossa di Memola. La discussione completa sul blog di Roberto Recchioni, da cui sono tratti sia la citazione di Recchioni che i commenti, si trova a questo link.   Roberto Recchioni: «premesso che sono abbastanza convinto della buona fede di Memola (anche se tutta la storia della carta Paypal suona proprio brutta, a leggerla), questa roba è sbagliata e non solo fa male al fumetto, ma fa male al lavoro di tutti. E no, il fatto che di mezzo ci sia un professionista non rende la cosa migliore o più seria.Anzi, PROPRIO perché di mezzo c'è un professionista, la cosa è grave. Ma tanto lo so che un mucchio di aspiranti si metteranno in fila per proporre il loro materiale.A breve, vedremo spuntare editori che si faranno pagare per pubblicare, come succede già nell'ambito letterario.» Laura Scarpa: «Sinceramente, con amicizia e simpatia per tutti, questo mi pare più grave. "Davvero" a me non piace, non è il mio genere ecc ecc, ma un progetto comune fatto gratuitamente può starci, parità per tutti. Questo mi pare invece non avere un sogno condiviso. Con tutto ciò chiediamoci quanto la crisi c'entri, e quanto no. » Davide Morando:  «Non è la stessa situazione di DAVVERO.In questi caso, quando Memola cerca coloristi per ristampare in digitale le storie già edite da Star Comics, offre lavoro non pagato a fronte di una sceneggiatura per cui ha ricevuto, a suo tempo, un compenso.Sbaglio?» Fd'A: Allora, Federico, come si fa? Sembra che tu stia facendo una cosa poco chiara (anche se devo dire che la cosa è chiarissima, se uno legge con attenzione cosa hai scritto). Vogliamo provare a dissipare i dubbi e le preoccupazioni? FM: Non immaginavo davvero che ce ne sarebbe stato bisogno, ma va bene, sono a disposizione. Cos’è questa proposta? FM: E', molto semplicemente, un progetto nato a metà del 2010 e destinato alla piattaforma Apple per Ipad (e che quindi prevedeva una percentuale per gli autori). Purtroppo, la società che avrebbe dovuto realizzarlo, dopo che era addirittura stato firmato il contratto, ha cominciato a porre problemi di carattere contenutistico per l'aspetto glamour delle storie. Prima ha ipotizzato di intervenire sulle vignette in cui comparivano dei nudi, poi ha rimandato per mesi l'uscita e infine il contratto è stato sciolto consensualmente. Ci ho pensato molto a lungo, prima di partire per conto mio, sia perché al momento ero nel pieno di altre attività, sia per problemi personali sopraggiunti in quel periodo. Alla fine ho deciso di realizzarlo in questa forma perché ritengo che sia una serie fresca e divertente, con ancora tante potenzialità. Lo faccio anche per avere un controllo creativo totale. Intendiamoci, sono abituato a rispettare i canoni delle case editrici per cui lavoro (lo faccio tuttora con il Giornalino e non solo), ma ci sono due progetti che con gli anni sono diventati troppo personali, a cui tengo moltissimo e che intendo quindi realizzare come ritengo giusto. E Agenzia Incantesimi è uno dei due. Roberto Recchioni dice che questa tua proposta è “sbagliata”, e che “fa male al lavoro di tutti”. Conoscendoti e sapendo che sei una persona seria e che rispetta il lavoro di tutti mi paiono giudizi ingenerosi. Tu che rispondi?  FM: Che non sono così importante da nuocere al mercato italiano, prima di tutto. E, francamente, non vedo dove stia lo scandalo: più della metà delle case editrici italiane, la cosiddetta "piccola editoria", pubblica libri e fumetti, anche apprezzati e premiati, alle stesse condizioni, ovvero dietro promessa di eventuali royalties (purtroppo raramente poi corrisposte, viste le cifre vendute). E queste case editrici vendono i libri, quindi ricevono degli introiti, per modesti che siano. Nel mio caso (ma anche in quello di Paola Barbato o di Giuseppe Di Bernardo con l'Insonne, tanto per citare casi analoghi che mi hanno preceduto) non ci sono nemmeno introiti su cui polemizzare. O meglio, se mai ci saranno, tramite donazioni o altre iniziative, verranno devoluti interamente a disegnatori e coloristi, visto che non ho costi di stampa da coprire. Quindi sarò un ingenuo, ma non vedo il problema. Laura scarpa parla di “un sogno non condiviso”, come se il fatto che il colorista lavori su storie ideate da te, e disegnate da altri, lo riduca a mero esecutore. Io invece ci vedo dei tratti di “condivisione”. Sbaglio io? FM: Oddio, sbagliate entrambi, a dire il vero. E' chiaro che la serie è una mia creazione (come "Davvero" è una creazione di Paola Barbato), ma chi vi partecipa, venendo meno la motivazione economica, lo fa perché l'apprezza e ci tiene a contribuirvi. Poi, boh, la definizione "sogno non condiviso" non è che la comprenda bene… Sembra adattarsi a qualunque fumetto nato dalla volontà di una persona e realizzato da uno staff. Anzi, ho conosciuto più di un disegnatore che lavora a un certo personaggio o progetto senza esserne coinvolto, puramente per una questione economica. In questo caso, se un disegnatore non fosse interessato al fumetto, perché dovrebbe contribuirvi? Per "notorietà"? Mah, non sono Sclavi e non sto facendo Tex o Dylan Dog… Davide Morando ci dice che tu, furbetto, in realtà sei stato pagato per le storie che ora vuoi far ricolorare. A me pare una insinuazione un po’ meschina, come se tu dovessi dividere con i coloristi i soldi che ti ha dato la Star Comics, per gli albi di Agenzia Incantesimi pubblicati anni fa.  FM. Non conosco la persona citata. Comunque, se il gioco è "chi ci lavora di più aggratis", rispetto a disegnatori e coloristi io arriverò certamente secondo, ma non di molto: revisionare (un'altra volta!) tutte le storie, supervisionare i disegnatori, curare di fatto la serie (lavoro che ho svolto per tanti anni in Bonelli e Star Comics, quindi so come va fatto e che impegno comporti) costa tempo e fatica anche a me. Le nuove storie, inoltre, non me le paga Gesù bambino… Certo, il progetto è mio, ma non è che vada ad allettare gli incauti con chissà quali miraggi. Dovrebbe essere tutto chiaro semplicemente seguendo il blog. Almeno spero, non fatemi pure venire dubbi!  Trovo questo modo di discutere su internet abbastanza schizofrenico. Tu fai una proposta su un tuo blog. Nessuno commenta lì, ma la discussione si accende su un altro blog, senza che nessuno ti coinvolga o ti avvisi. Questa totale dispersione delle conversazioni sta diventando sempre più la regola nella blogsfera dei fumetto italiano. O mi sbaglio?  FM: Suppongo che ci siano delle piattaforme che si sono "guadagnate" una visibilità maggiore e quindi attirino le persone che vogliono discutere di dati argomenti… Certo, sarebbe stato corretto o quanto meno "cortese" se qualcuno, magari prima di accodarsi al tifo da stadio, avesse sentito anche l'altra campana, visto che io sono perfettamente raggiungibile e sempre disponibile al dialogo, se interpellato. Però posso riferirmi a questo caso specifico, in linea generale sono impreparato sull'argomento: da ben più di un anno mi sono abbastanza "ritirato" da Internet e dalle discussioni che avvengono in rete… Anzi, essendomi anche preso un anno sabbatico da fiere e convegni, ammetto di essere persino colpevolmente un po' disinformato. Apprendo di certe iniziative o certi casi giusto quando me li segnala qualche amico o collega più attento di me! Passando alle cose serie, ho la precisa sensazione che questo lavoro di ricolorazione e pubblicazione online, sia in massima parte una operazione di promozione verso nuovi editori, che potrebbero essere interessati ad una edizione a colori di Agenzia Incantesimi. Forse anche oltreconfine? Forse qualche francese?  FM: Non nego che mi piacerebbe (forse l'ho anche scritto sul blog!) e che intendo provarci, non fosse altro che per poter poi far arrivare dei soldi a tutti coloro che stanno partecipando o parteciperanno all'iniziativa. Fra l'Italia e l'estero vedo più probabile questa seconda ipotesi (pur sapendo quanto sia difficile piazzare una serie all'estero!), al momento. Vedremo. Hai da pochissimo assunto il ruolo di direttore editoriale delle Edizioni Arcadia (a proposito, auguri). Che bolle in pentola per il 2012?  FM: Ho assunto questo ruolo perché già dalla nascita della casa editrice Maurizio Rosenzweig e io abbiamo fatto da "consulenti" per Mario Taccolini e a un certo punto, anche di fronte a certe difficoltà subentrate (di cui lo stesso Mario ha pubblicamente parlato) ho pensato che un mio maggiore apporto avrebbe potuto essere d'aiuto. Edizioni Arcadia, pur fra mille difficoltà, ha pubblicato materiale interessante (sì, lo so, anche mio!) e promosso validi autori, retribuendoli; sarebbe stato un peccato se questa piccola realtà fosse venuta meno. Il nostro obiettivo, nell'immediato, è quindi tirare su un po' di soldi per poter un giorno riprendere le serie (ovvero, pagare gli autori coinvolti). Per ora, di certo, ci sono altri due volumi della collana "La macchina da scrivere", il volume del 2012 di "Sexy & Chaotic" e un altro volume di illustrazioni di Alessandro Mazzetti. Il resto lo stiamo definendo e non posso dire nulla senza l'autorizzazione di Mario. Dopo Rourke che cosa bolle in pentola per il Federico Memola sceneggiatore? Progetti? Miniserie? Magari un ritorno alla Bonelli?  FM: Al momento sto lavorando regolarmente con Il Giornalino. Inoltre la Planeta DeAgostini ha proprio di recente riconosciuto formalmente che Harry Moon è libero e completamente di mia proprietà, e ammetto che non mi dispiacerebbe affatto riuscire a riproporlo e a concludere almeno quel famigerato ciclo di 12 numeri (di cui ne esistono 5 finiti e pronti per la stampa), almeno per quei lettori che avevano iniziato a seguirlo. Poi ci sono altre cose in ballo, come sempre, ma se ne parlerà il prossimo anno.

Reportage

 

Cara fiera ti scrivo: il punto di vista di Narnia Fumetto

Da organizzatore di manifestazioni, ho cercato di mettere in pratica quello che avevo imparato da espositore e da negoziante. Ed è questo che mi considero, in primis: un libraio, che fa fiere e vende anche su internet PRIMA, un organizzatore di eventi/fiere POI.Per questo, a Narnia Fumetto, è nata l'Artist Alley, allo scopo di riunire in un unico luogo tutti gli autori ospiti della manifestazione (non quelli invitati dai singoli stand), collegando la possibilità di avere uno sketch da collezione all'obbligo di acquisto di un libro. Infatti: chi non è interessato al fumetto di un autore, come può volerne il disegno? Semplice: perché è bello ed è gratuito!Oltretutto: questo da dignità a chi realizza l'albo, che non è un semplice "ritrattista" su commissione, ma sta dedicando una propria opera (che poi lo faccia sull'albo stesso o meno è un dettaglio); da la possibilità all'editore e all'organizzazione di rientrare di parte delle spese (tante, davvero tante!) legate all'ospitalità ed alla gestione dell'autore.Il disegno ha un valore: "regalarlo", senza neanche chiedere l'acquisto di un libro è uno svilire e sminuire il valore del nostro lavoro.Ma, è da espositore ed addetto ai lavori, che mi sento di dire che, al momento, le fiere italiane sono carenti sotto molti punti di vista.Ecco quelle che, per me, sono le priorità.1-Scelta degli stand per gli espositori. I negozianti sono le vere "star" delle manifestazioni. Presenti dappertutto (gli autori, gli editori non sempre ci sono), danno la cifra minima di un evento. Che può rinunciare a tutto, ma necessariamente "parte" dalla mostra mercato!Ad oggi, pochissime fiere (Fumettopoli, Roma Comics, Romics, altre non me ne vengono in mente...) danno la possibilità di scegliersi lo stand, mettendo online delle piantine chiare, indicando regole trasparenti (es: chi prima prenota e prima paga, prima sceglie), facendo partire tutti alla pari. Spesso ci dobbiamo scegliere gli spazi, pagarli, e poi, solo POI, sappiamo esattamente cosa ci viene assegnato. Fa così Lucca Comics, che tra l'altro trattiene l'anticipo se lo spazio non è gradito e ci si rinuncia...Da quest'anno, anche Narnia Fumetto metterà online la piantina degli stand vuoti, dando la possibilità di scelta... Cosa che abbiamo sempre fatto informalmente, tra l'altro.2-Date e rispetto. Quando si sceglie la data di un evento, l'organizzazione ha l'obbligo morale e pratico di verificare di non sovrapporsi ad altri eventi. "Morale", perché chi organizza da prima, chi occupa un determinato fine-settimana, ha la priorità su questo, a prescindere dalla grandezza dell'evento: priorità data dall'anzianità, un valore purtroppo sottovalutato. E dire che basterebbe poco: ci sono vari siti (tipo questo, autorevolissimo!) che elencano le varie manifestazioni.L'obbligo "pratico" deriva dal fatto che, sovrapponendo gli eventi, costringi gli espositori (oltre che il pubblico) a scegliere tra una mostra ed un'altra. E gli espositori, che lo fanno -ricordiamo- per lavoro, possono esser messi in difficoltà dal dover rinunciare ad una manifestazione.3-Dialogo con gli espositori.Se i calciatori scioperano, il campionato si ferma.Se i Tir non vanno, si blocca tutto il traffico.Eppure nessuna fiera tiene conto dei pareri o delle critiche di negozianti, autori ed editori.Ci vorrebbe un bello sciopero, eh?4-Prezzi dei biglietti, prezzi degli stand. Non è il momento per aumentarli.Anzi: potrebbe essere l'occasione per abbassarli: i primi prevedendo abbonamenti o sconti speciali, o convenzioni. I secondi, magari, tagliando gli allestimenti: meno belli, ma più economici...Ed eliminando l'inutile "terzo metro". Se uno stand è profondo tre metri, a nove espositori su dieci il terzo metro di profondità non servirà... ma il costo è comunque più alto di un terzo. Un "4x2" metri è quindi utilizzabile come un "4x3", ma costa oltre il trenta per cento in più.Almeno, dateci la possibilità di scegliere!5-Quanti espositori? Chiarezza. Lo scorso anno ho incassato 100, in una data fiera.L'anno dopo... gli espositori sono il doppio! Forse è per questo che incasso 70 o 80? O 50?E' così difficile capire che, a parità di "torta", se aumentano i commensali, la fetta diventa un "boccone"? Forse non è il caso di puntare ad aumentare il pubblico, aumentando solo gradualmente gli espositori?Per finire: da espositore ho spesso rotto le scatole. Ma ne ho anche pagato le conseguenze, come sa chi mi conosce. E da organizzatore ci ho sempre messo la faccia: Narnia Fumetto è, soprattutto, una fiera a misura di addetto ai lavori. Chi ci segue, lo sa.Quindi, massima è la mia/nostra disponibilità all'ascolto e al cambiamento.

Off Topic

 

Strumenti di giornalismo » Segreto professionale dei giornalisti

Come già anticipato, pubblichiamo un testo su cosa sia il segreto professionale del giornalista e su che basi giuridiche si fondi. Europa Il segreto sulla fonte fiduciaria è salvaguardato dalla Convenzione europea dei Diritti dell'Uomo. L’articolo 10 («Libertà di espressione») tutela espressamente le fonti dei giornalisti, stabilendo il diritto a ricevere notizie: « Ogni persona ha diritto alla libertà d'espressione. Tale diritto include la libertà d'opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza considerazione di frontiere. » (Convenzione europea dei diritti dell’Uomo.) La Corte europea dei diritti dell'uomo ha ulteriormente rafforzato la tutela delle fonti di carattere fiduciario. Interpretando estensivamente l'art. 10, ha stabilito che tale norma comprenda anche la tutela delle fonti giornalistiche, in virtù dello stretto legame tra diritto di informare e diritto di cercare notizie. Grazie a questa interpretazione estensiva, l'art. 10 della Convenzione garantisce sia il diritto di un individuo alla libertà di espressione sia il diritto della collettività a ricevere informazioni. In tal modo i giudici sopranazionali hanno previsto una tutela più ampia rispetto a quella offerta da ordinamenti giuridici nazionali, tra cui quello italiano, che garantiscono un diritto attivo a fare informazioni, ma non uno passivo a riceverle. Due sentenze della Corte europea hanno fatto giurisprudenza in materia. Sono le sentenze Goodwin (27 marzo 1996, Goodwin c. Regno Unito) e Roemen (25 febbraio 2003, Roemen e Schmit c. Lussemburgo, Procedimento n. 51772/99). In esse la Corte ha affermato che il diritto alla protezione delle fonti giornalistiche è da considerarsi strettamente connesso al diritto di ricevere notizie. Inoltre ha stabilito l'illegittimità delle perquisizioni negli uffici e nelle abitazioni dei giornalisti, nonché negli studi dei loro avvocati, volte alla ricerca delle fonti confidenziali. Se tale protezione non esistesse, cioè se le fonti confidenziali sapessero che un giudice può ordinare al giornalista di rivelare il loro nome, sarebbero dissuasi dal fornire notizie. Ma ciò sarebbe a detrimento della completezza dell'informazione e, in definitiva, della stessa libertà di stampa. Italia La legge istitutiva dell'Ordine impone al giornalista l'obbligo di tutelare la segretezza delle fonti: « [Giornalisti ed editori] sono tenuti a rispettare il segreto professionale sulla fonte delle notizie, quando ciò sia richiesto dal carattere fiduciario di esse. » (legge professionale n. 69/1963.) La violazione del segreto comporta una sanzione disciplinare (articolo 48 della legge n. 69/1963). I giornalisti italiani devono rifiutarsi di fornire i nomi delle persone dalle quali hanno avuto notizie di carattere fiduciario anche di fronte ai giudici. L'obbligo della segretezza della fonte può essere rimosso soltanto nel caso in cui la rivelazione della fonte si riveli indispensabile ai fini della prova del reato. In questo caso il giudice (mai un pubblico ministero) ordina al giornalista di indicare la fonte delle sue informazioni (articolo 200 del Codice di procedura penale). Solo il giornalista professionista ha la facoltà di opporre al giudice il segreto sulle proprie fonti. I pubblicisti e i praticanti, invece, sono sempre tenuti a rispondere ai giudici sul segreto professionale.
Back Editoriali L'Editoriale » Il decalogo del bravo editore

L'Editoriale » Il decalogo del bravo editore

  • PDF

boteroballerinidi Alessandro Bottero

Disclaimer (avviso, per cui  non sopporta l’itanglese) preventivo: questa è Satira, e la Satira non deve rispettare nessuno. Nemmeno i lettori di fumetti, gli addetti ai lavori, i critici di fumetti, o chi parla di editori di fumetti su Internet. La Satira è sacra e inviolabile, e se qualcuno si sente offeso da quello che leggerà, allora sappia che è privo di senso dell’umorismo, probabilmente vota Berlusconi, sotto sotto è cattolico, e non accetta una giusta e doverosa libertà dei costumi.

Da tempo leggo cose su Internet. Da anni, direi da quasi dieci. Cose sul fumetto, scritte da chi di editoria a fumetti ne capisce quanto io ne capisco di Fisica quantistica dopo aver guardato uno speciale di Quark sull’argomento, ossia niente. L’assunto di base è: Siccome leggo tanti fumetti al mese, e siccome spendo tanti soldi al mese, allora per osmosi so come si devono comportare gli editori, e quindi ho il diritto divino di tranciare giudizi e dare patenti di bontà o incomptenza.

Questa teoria, che qualsiasi persona di buon senso troverebbe idiota se applicata a qualsiasi campo dell’agire umano, quando si arriva ai fumetti diventa dogma di fede.

Siccome leggo i super eroi da anni, allora IO SO come deve comportarsi la casa editrice XXX.

Siccome io leggo manga da annni, allora IO SO come deve fare la casa XXX.

E così via. Ma non solo. C’è anche il discorso che siccome io vendo fumetti, allora SO come si deve fare per pubblicarli/promuoverli.

Certo, e chi vende salumi telefona al signor Citterio e gli dice “Guarda che la percentuale di grassi saturi nel cacciatorino non va bene. Fai come ti dico io, che ne vendo tanti, e vedrai che le cose funzioneranno meglio!”

Il discorso è sempre il solito. Unisci i seguenti elementi: una testiera + uno schermo  che ti nasconde + internet, e come risultati ottieni una crescita esponenziale di quello che il filosofo americano Harry G. Frankfurt, chiama Bullshit, ossia Stronzate. Vediamo cosa dice il filofoso nel suo saggio, intitolato appunto Stronzate (Rizzoli, 2005), a pagina 59, “Le stronzate sono inevitabili ogni volta c he le circostanze obbligano qualcuno a parlare, senza sapere di cosa stia parlando”. E direi che migliore descrizione del 90% dei discorsi su internet non si  poteva trovare. È vero che “obbligano” in questo caso non è molto adatto, perché nessuno obbliga la gente a parlare su cose che non conosce, ma diciamo che la “spinta a dire la mia”, è quasi un obbligo sociale.

Comunque, raccogliendo, distillando, centellinando migliaia di frasi/affermazioni/verità di fede, ecco un decalogo su come deve agire l’editore, ricavato dalla voce di Internet.

1 – L’editore bravo è quello che finisce una serie iniziata, anche se per ogni numero perde migliaia di euri.

L’editore cattivo è quello che interrompe una serie, perché sta  perdendo dei soldi.

2  - L’editore bravo è quello che spende migliaia di euri  in promozione per i singoli  prodotti, realizzando poster, cartelli, e altro materiale, e regalandolo in giro.

L’editore cattivo è quello che non fa queste cose, e non regala nulla in giro.

3 – L’editore bravo è quello che porta gli autori alle mostre mercato, a spese proprie, così i lettori possono avere il disegnino, magari senza comprare albi o facendosi firmare albi dello stesso autore ma di altri editori perché “Sono anni che  lo seguo, e ho diritto ad avere un suo sketch. E poi questo volume ce l’ho già in originale/altra edizione”.

L’editore cattivo è quello che non fa venire gli autori, e quindi non permette ai lettori di avere i disegnini.

4 – L’editore bravo è quello che scuce almeno mille euri per un volume di 100 pagine, all’autore perché tanto “Lo sappiamo tutti che alle fiere basta che vendi 66 copie e i 1000 euro dati all’autore li riprendi, e quindi non hai scuse”.

L’editore cattivo è quello che non lo fa.

5 – L’editore bravo è quello che pubblica storie scritte da chi bazzica internet, così se ne parla sui  siti/forum/blogghe/facebuch, e tutti gli amici degli autori possono dire la loro, e l’autore può bullarsi con gli amici sul suo blog.

L’editore cattivo è quello che non da spazio ai giovani emergenti della blog generation.

6 - L’editore bravo è quello che pubblica i libri col messaggio, e che non ha paura di denunciare il regime catto/fascista.

L’editore cattivo è quello che del messaggio se ne frega, e pubblica solo quello che lo convince.

7 – L’editore bravo è quello che è raffinatissimo nella grafica, nella confezione, nel lettering, nella colla usata, anche se poi ti fa pagare la carta e non il cioccolatino.

L’editore cattivo è quello che cerca di risparmiare.

8 – L’editore bravo è quello che fa pagare poco,  perché  “A me non me frega niente se a te costa e la carta costa, e se i soldi li cacci tu. In edicola i fumetti li pago 3 euro? E allora io i volumi a fumetti li voglio pagare poco”.

L’editore  cattivo è quello che non fa pagare poco.

9 – L’editore bravo è quello che è sempre gentile, sorridente, che non perde mai la calma, che accetta le critiche, le battute, gli sfottò, gli attacchi  “Perché io  pago e ho diritti di dire tutto quello che mi pare”, ed è sempre presente su  internet, per rispondere in tempo reale alle paturnie del primo che apre la bocca.

L’editore cattivo è quello che se ne frega, e non si fa vivo su internet. Come si permette?

10 – L’editore bravo è quello che fa tutto quello che dico io, perché io (anche se di editoria non ne so praticamente niente), so perfettamente come si deve portare avanti una casa editrice.

L’editore cattivo è chi tutte queste le sente ripetere da vent’anni, e francamente se ne frega.

Comments

avatar Elmo
0
 
 
Non vorrei dire, ma il cosidetto "disclaimer" è la cosa più offensiva e incorretta di tutto l'articolo.
Cioè l'articolo è una chiara presa di posizione editoriale e perciò un'innegabile editoriale con il privilegio di non essere super-partes, quindi chiunque lo legge lo fa sapendo ( o dovendo avere quel minimo di cultura di base) da sapere che troverà quel tipo di articolo.
Se si volesse invece qualcosa di più satiro (qui sinceramente non vedo questo uso dell'ironia, solo un pò di sarcasmo) si fa una corsivo e non un editoriale.
La frase "probabilmente vota Berlusconi, sotto sotto è cattolico, e non accetta una giusta e doverosa libertà dei costumi", sinceramente è offensiva e discriminatoria nei confronti dei cattolici, poichè si etichetta tutti gli appartenenti al credo cattolico (circa il 17,3% della popolazione mondiale) siano persone chiuse mentalemente.
Infine ultima annotazione il disclaimer non è un avviso nel senso generico, il disclaimer è un avviso volto a prevenire problemi legali e perciò il suo contenuto è legato al rapporto tra gli utenti e i gestori dei siti per definire a definire eventuali rischi e lasciar ricadere ogni responsabilità sull'utente, nei sito e nei blog di fumetto viene spesso fatto un uso errato del termine pensando che possa essere usato per ogni avviso, ma è errato solo se a scopo di "pararsi il sedere da cause" possiamo usare l'inglesismo disclaimer (che infatti è un termine legale) e perciò non può avere una forma del tipo "questa è Satira, e la Satira non deve rispettare nessuno", immaginate un sito porno che dice "questo è porno è perciò facciamo quello che c$%?o ci pare".
Scusate la digressione, ma ogni tanto è bello anche prendere la palla al balzo per chiarire alcuni errori di uso comune che si vedono non solo in questo ma in tanti siti di informazione.
avatar contedicagliostro
-1
 
 
Ci sarebbe da ringraziare per lla lezione di giornalismo che sarebbe anche propedeutica se solo l'ennesimo grillo scrivente del web avesse capito il senso dell'articolo e l'uso non casuale delle parole contenute in esso. Dai commenti che si leggono qui, viene spesso da domandarsi se i pezzi vengano davvero letti e compresi nel loro senso, problema molto più a monte della differenza tra un editoriale e un corsivo.
avatar Ricky
-1
 
 
L'editore bravo non esiste. Esistono solo editori che cercano di commettere un numero di errori accettabile.
C'è chi li accetta, comprende e continua a seguire l'editore.
C'è chi non li accetta e s'inventa la favola del "bravo editore" e di come dovrebbe comportarsi.

Se l'editore bravo non esiste, dovrebbe esistere almeno l'editore che, una volta commesso un errore e capito cosa doveva essere fatto (e non è stato fatto), si impegnasse a non commetterlo più.
E invece si persevera:

Perchè mettere i primi 25 episodi di Capitan America in un costoso volume di 25,00 euro e solo quelli successivi in Marvel Collection?

Qualcuno capirà, si incavolerà di brutto (e potendoselo permettere) acquisterà tutti e due. Altri si incavoleranno e basta e non compreranno niente.
Ma quanti lettori oggi sarebbero disposti a spendere 25,00 euro per un volume di materiale vecchio di quasi 50 anni?!!

Si è persa un'ottima occasione di far conoscere ai lettori moderni uno dei cicli più interessanti della storia dei fumetti. Un tesoro che, per il formato e il circuito in cui è stato distribuito, passerà inosservato e nell'indifferenza generale.
avatar sgaua
0
 
 
Al di là dell'offensività generale del disclaimer e del testo (ma tanto ci siamo abituati), alla fine l'editore faccia quello che vuole, l'impresa è sua.

Per fare un esempio relativo al punto 1 (ce ne sarebbero per tutti, ma lasciamo stare): ho iniziato Trigger perchè mi era stata promessa una mini da 6 numeri. La serie è stata troncata al numero 4, senza che si capisse una fava (proprio perchè la mini era stata studiata su 6 numeri). Effetto: non comprerò mai più un bonellide Star Comics, perchè non mi fido più. L'editore ha ha risparmiato e, contemporaneamente, ha perso definitivamente un cliente anche per i suoi progetti futuri. Contento lui, contenti tutti.

Poi un editore è libero di interrompe una serie, non fare promozione, non andare alle fiere, pagare poco gli autori, non dare spazio agli emergenti, pubblicare ciò che vuole, risparmiare sulla qualità degli albi,
far pagare cari gli albi di pessima qualità, sfottere o non sfottere su Internet e non accettare nessuna critica.

Se poi lo criticano e fallisce perchè non vende, non si lamenti però.
avatar contedicagliostro
0
 
 
E' interessante notare che quando gli autori fanno esempi su internet di cattive esperienze con gli editori con cui hanno collaborato non ne citano mai i nomi rimandendo sempre sul generico, ma quando si arriva a Bottero e Cagliostro, con cui non hanno mai lavorato (tipo Fabio D'Auria che parla di fantomatiche domande che ci avrebbe fatto ma che potrebbe benissimo anche venire a rifarci qui e non ci sarebbero problemi a dargli delle risposte che fughino tutte le sue perplessità infondate...) questa ipocrisia cade ed è sostuita da un coraggioso "je accuse" accostato a definizioni negative e il tutto senza crearsi problemi alcuno in questo caso di fare i nostri nomi e cognomi. Adoro i leoncini da tastiera. :) Ma adoro ancor di più chi usa la proprietà transitiva per le antipatie. Ovvero: chi sta antipatico a chi mi sta simpatico, sarà antipatico anche a me.

Leggere l'immancabile solito commento del dipendente comunale di Cremona sulla faccenda, mi fa riflettere su una cosa. Mi ricordo di una recente lettera a fumetto d'autore del presidente del Centro coordinato dal dipendente comunale di cui sopra in cui si dice che il Centro ha un bilancio annuo di introiti per 80.000 euro. E mi ricordo un commento sul suo blog in cui il dipendente comunale dice che il centro non può pagare gli autori. Chissà perchè però i cattivi sono sempre Bottero e Cagliostro e a nessuno che ha collaborato con il centro sinora viene in mente di chiedere al dipendente comunale e al presidente del centro come mai non vengono pagati per i loro libri usciti per il centro quando il centro ha 80.000 euro di bilancio annuo di introiti ed è anche esso una realtà no profit...

In conclusione, se di fare l'editore non lo ha lasciato detto il dottore, il dottore non ha lasciato detto nemmeno che bisogna fare l'autore di fumetti... soprattutto quando si è poco attenti a mettere insieme tutti i pezzi del mosaico e il dito si punta sempre e solo su alcuni, quelli sui cui è più facile puntarlo, e mai su altri...
avatar MicGin
0
 
 
Fai solo pena: scrivi cose tra l'inesatto e il completamente campato per aria.
Ma vai pure avanti a fare lo zimbello d'Italia.
La tua sfortuna è che le persone che ci hanno conosciuto in tanti anni sono tante, molte di più dei pochissimi che possono prendere per buone le sciocchezze che continui a scrivere.

Fumettodautore vede la propria autorevolezza precipitare sempre più nel buio del livore e del ridicolo. Praticamente non c'è editoriale che non venga immediatamente contestato nei commenti e che diventa subito oggetto di scherno praticamente ovunque.

E poi, di fronte a parole del genere, la direzione editoriale dov'è? Perché non prende posizione contro la proprietà di questo sito, contestando dichiarazioni offensive e soprattutto sbagliate come quelle del conte? Ha paura di essere rimosso?

Ma soprattutto, quando vedremo un po' di bontà e serenità d'animo? Fa così caldo lì da voi?
Una bella nuotata in piscina, una bibita fresca e un po' di riposo, nelle ore libere, potrebbe fare un gran bene :-)
avatar MicGin
0
 
 
Poi ogni tema, ogni argomento ha i suoi contesti, i propri percorsi. Aver tirato in ballo il centro fumetto in quel commento è stato completamente gratuito.
Bottero e Messina: non potete credere di fare critica d'autore, editorialismo, prendendo spunto da blog altrui, condendo il tutto con l'esperienza personale e riferendovi in modo (in genere negativo) personale e diretto, senza distinguo, con toni anche maleducati, da veri presuntuosi.
Uno legge... rimane lì un attimo basito... e pensa: ma chi sono questi qua...?
Poi ci sono tutti gli altri che vi hanno visto all'opera. Non so se avete idea della reputazione che vi siete meritati in questi mesi...

Eppure è facile mettere le cose a posto:
- datevi dei valori morali positivi e costruttivi
- datevi un metodo per selezionare fatti, notizie e recensioni, in modo da coprire meglio quanto accade
- costruite voi le notizie, invece di prenderle o desumerle da fonti altrui
- lasciate perdere i livori personali, gli attacchi gratuiti
- provate ad immedesimarvi nelle prese di posizione degli altri e cercate di vedere, se per caso, c'è del buono anche in quelle
- cercate il dialogo e il confronto (il dialogo e il confronto, eccheddiamine!!!!)
- e abbiate il coraggio, se proprio volete essere aggressivi, di prendervela con i veri bersagli grossi, quelli magari veramente responsabili di alcune situazioni negative. magari non sono persone, ma sono aziende. e magari sono processi in corso, che condizionano tutto.

abbiate il coraggio e l'intelligenza di rinnovarvi e di innovarvi.
vi assicuro che anche i battibecchi più accesi saranno dimenticati e vi potrete ri-guadagnare un po' più di stima che, vi assicuro, non fa mai male.

:-)
avatar contedicagliostro
0
 
 
Caro Michele, fai pena tu che perdi il bandolo della matassa in tutte le cose scrivete in giro tra l'ufficiale e l'ufficioso.:) Devi cercare di stare dietro a tutto che scrivete in giro se no poi ti trovi in difficoltà come questa volta che il tuo presidente parla di un bilancio da 80000 euro e tu fai il pietoso che il sistema vi penalizza e non riuscite a remunerare gli autori cadendo in palese contraddizione. Insomma mi sa che hai sei tu che stai facendo fare una brutta figura al centro di cui sei coordinatore.

Dunque ricapitoliamo e citiamo, cosi da potere dimostrare che io non scrivo inesattezze.

Nella lettera del tuo presidente (quello che si scorda di darti solidarietà che ti deve arrivare da altre parti e che ti definisce solo come "l'operatore" senza un nome e un cognome...) c'è scritto:

per ulteriore chiarezza, i nostri bilanci si attestano in media sugli 80.000 euro annui, per cui i contributi cui accediamo vengono evidentemente impiegati bene, e tutto viene reinvestito per le attività. Il bilancio è sottoposto a tre revisori dei conti e poi approvato in un'apposita assemblea.

La lettera integrale è leggibile qui:
http://www.fumettodautore.com/news/fumetti/1223-le-precisazioni-del-centro-fumetto-andrea-pazienza-e-la-risposta-di-fumetto-dautore

Successivamente, in un intervento sul tuo blog tu stesso, scrivi parlando a Squaz:

Poi, successivamente, non c'è sempre stato possibile riconoscere agli autori delle remunerazioni economiche. Il "sistema" ci ha penalizzato moltissimo.

Il tuo post completo è quiesto e il tuo intervento è ritrovabile tra i commenti:
http://sonoioche.blogspot.com/2010/06/le-illusioni-del-fumettista.html

Alla faccia del sistema che vi penalizza! Un bilancio di 80.000 euro... neanche una casa editrice di medie dimensioni forse ce lo ha... Ora se è vero che avete questo bilancio di 80.000 euro, perchè non riuscite a pagare gli autori? Sarebbe interessante capirlo. O altrimenti sarebbe interessante capire se la storia del bilancio da 80.000 euro era solo per impressionarci.

Per inciso. Io quando scrivo nei commenti scrivo nella mia completa autonomia (non ho un sindaco o un assessore o un presidente a cui rendere conto...). La direzione editoriale di questo sito, inoltre, se ancora non ti è chiaro (ma te lo avremo ripetutto almeno 10 volte e c'è pure tanto di disclaimer...) non è responsabile dei commenti e io mi assumo la completa responsabilità di ciò che dico e scrivo.

La storia della direzione che dovrebbe prendere provvedimenti contro la proprietà di questo sito per un mio commento e che non lo farebbe per paura di essere rimosso, poi è solo indice della tua pochezza di argomenti. Evidentemente sei abituto a gestire le tue cose così, senza riconoscere agli altri la libertà di opinione davanti a dati esterni che tra l'altro voi stessi fornite in giro con i vostri commenti e le vostre lettere ufficiali. E magari poi te ne vai in giro pure a manifestare contro la legge sulle intercettazioni al grido che ci stanno mettendo il bavaglio, lo stesso che vorresti ora mettere a me perchè evidentemente ho tirato fuori qualcosa che vi/ti mette in difficoltà.

L'autorevolezza di questo sito, ultimamente, l'ha riconosciuta anche wikio classificandoci come "media" e non come blog... crolla così un altro dei tuoi teoremi bislacchi con cui hai provato a minare la credibilità di questo sito che ti sta antipatico solo perchè ha ficcato troppo il naso, come nessuno aveva fatto sinora, nel tuo centro.

Io non mi sento schernito da chi non capisce le provocazioni e l'ironia dei nostri editoriali.

La nostra autorevolezza travalica le tue reazioni scomposte quando si citano dati e parole precise e da questa reazione scomposta non è minimamente intaccata.

Stammi bene e cerca di stare più attento quando parli di certe cose che poi c'è chi legge, osserva e trae delle sue conclusioni perchè tu hai detto certe cose che contraddicono altre che dite ufficialmente, e quando parli con me ricordati sempre che io non ho bisogno della piscina perchè ho un intero mare a mia disposizione. :)
avatar MicGin
0
 
 
Grazie per il link al mio blog! Non potevi fare niente di meglio per darmi ragione!
:-)

Ti vanti di cose che non esistono.
Il Centro fumetto è aperto. Non c'è nulla da nascondere. Sei tu che ci vuoi vedere cose strane. Ti sei inventato un dossier ridicolo sui finanziamenti al centro, anche questo diventato zimbello generale, dato che non hai trovato nulla e non sei neanche riuscito a dare una forma giornalistica comprensibile a quello che hai "trovato".
Fumettodautore non è un blog. E' ovvio che sia un sito. Ma il tuo direttore (tuo nel senso di proprietà) scrive con toni da blog e si confronta con i blog. Anzi scrive in base a quello che trova sui blog. Sembra ossessionato da quello che legge sui blog altrui.
Il giocattolino funziona così: lui scrive. Poi arrivano ingenui commenti, come per esempio lo sono stati i miei, in cui chi scrive crede di potersi confrontare in modo normale. Bottero non replica. Perché pur non essendo al di sopra dei blog, però è al di sopra dei commenti. Allora ci pensi tu (in passato coadiuvato da altri soggetti) e ti comporti da autentico provocatore, immettendo il massimo livore possibile. A quel punto chi commenta di solito non torna più.
Venendo tirato in causa, sempre a sproposito, sono stato costretto a tornare. Ma mi chiedo sempre se ne valga la pena. E come avere a che fare con il bulletto del quartiere che ti prende sempre in giro. Probabilmente va ignorato.

Mi dispiace per questo ennesimo flame, effettivamente inutile.
Ci sarebbe una cosa intelligente che potremmo fare tutti.
Io la farò.
Mi auguro si faccia altrettanto.
avatar contedicagliostro
0
 
 
Ma per darti ragione di che? Che avete introiti per 80.000 euro l'anno, fate 5 libri l'anno, e non riuscite a pagare gli autori perchè il sistema vi penalizza? Se una realtà da 80.000 euro l'anno non riesce a pagare gli autori vuol dire che non lo possono fare nemmeno realtà al di sotto di questa cifra. Quindi state tutti, compreso te, illudendo voi gli autori quando scrivi cose così:

In altri, no. Costa l'ufficio, costa la tipografia, costa la distribuzione. Non costa nulla o quasi l'autore. Questa evidente (o apparente?) distorsione non è dovuta semplicemente alla scaltrezza dell'editore, ma all'assenza di un mercato specifico, di un sistema in grado di riconoscere all'autore una giusta remunerazione. Anche perché l'autore tende a starci dentro lo stesso, magari per anni, magari a vita.

E' una scelta possibile. Che ha senso, appunto, se è una scelta.
Altrimenti è sfruttamento. O velleità. O illusione.


Il sistema non consente scelte ma ti obbliga. Se non ci riuscite voi con 80.000 euro di introiti annui ed essendo no profit (che vuol dire che nessuno dei soci si può dividere gli utili per guadagnarci sopra) a pagare gli autori, vuol dire li sta illudendo di un mondo perfetto che non esiste. Vuol dire che l'attenzione delle esigenze "alimentari" degli autori si devono rivolgere ad editori che hanno introiti per almeno 300.000 euro l'anno e che quindi non ci può essere posto per tutti. Al di sotto di questa cifra non ci sono editori che sfruttano, perchè non potrebbero nemmeno se volessero. Si badi bene che la mia non è la tua stessa conclusione. Perchè, ribadisco, anche per i meno attenti, dagli 80.000 euro in giù non c'è alcuno sfruttamento. I possibili margini da dare agli autori se ne vanno nelle spese vive. Questo perchè il sistema va ripensato da cima a fondo e non mi sembra che questo ripensare il sistema sia il senso del tuo discorso, anche perchè sarebbe veramente paradossale che un dipendente comunale volesse dare la formula di come si ripensa il sistema fumetto.

A proposito del mio report giornalistico sul centro. Mi sono basato su dati presenti sul vostro sito ma di cui il link web non è più disponibile. Perchè non è disponibile? Non penso ci sia risposta a questa domanda da parte tua. La ricostruzione è poi giornalisticamente corretta e comprensibile, e a dirmelo sono stati dei giornalisti RAI che hanno letto il pezzo, trovandolo ben fatto e interessante. Ecco il link per chi non lo avesse ancora letto:

http://www.fumettodautore.com/magazine/critica-dautore/1220-breve-storia-recente-dei-contributi-associativi-degli-enti-locali-fondatori-al-centro-fumetto-andrea-pazienza

Il link rimosso invece è questo:
http://www.cfapaz.it/20070214113/news-principali/il-pessimo-titolo-di-un-giornale-locale-danneggia-il-centro-fumetto.html

Basta cliccare per leggere tutt'altro...

Infine, insisti con questa storia dello zimbello generale o zimbello d'italia.
Mi potresti per favore elencare nomi e cognomi di chi ti dice questo di me? Vorrei capire se tra di loro c'è gente che invece mi dice che i miei pezzi su questo sito sono interessanti, cosa detta anche di quelli sul centro.

La storia di come secondo te funziona questo sito la salto a piè pari. Quelle si che sono cose per farsi prendere per zimbello, un pò come la paternale che ci hai fatto in un altro commento.

Perchè leggendo la domanda che poni parlando di me e bottero:

Uno legge... rimane lì un attimo basito... e pensa: ma chi sono questi qua...?

A me viene da chiederemi: Ma perchè invece tu chi cazzo sei?


ps: scusami per il "cazzo", ma scatta come bonus dopo 3 zimbello d'italia. Stai sereno, stammi bene e salutmi Sindaco, Assessore e Presidente. :)
avatar MicGin
0
 
 
Allora, di là Baldo scrive delle cose sacrosante.
Accetto il suo richiamo e, ancora una volta, provo a dialogare.
Se però vuoi andare avanti con i toni soliti, per favore non rispondermi neanche e finiamola qua.

Rispetto alla problematica delle retribuzioni degli autori, compendo il tuo punto di vista di associazione.
E naturalmente lo rispetto. La vostra è un'associazione di persone che si sobbarca oneri di vario tipo per poter produrre gli oggetti della propria passione. Lo fanno anche altre associazioni. E se le attività non sono in realtà piccole imprese travestite, sono sempre attività lodevoli.
L'importante è essere chiari con gli autori, che possono, in situazioni di questo tipo farsi le ossa e sperimentare.

La storia del Cfapaz in questo ambito è molto più consistente. Abbiamo quindi vissuto varie stagioni, che non sono sempre sovrapponibili tra di loro. In alcuni periodi siamo riusciti a trovare forme di retribuzione degli autori. Noi ci siamo però dati alcuni mission specifiche. Abbiamo infatti provato in varie situazioni, con vari progetti, a collaborare con altre realtà per creare contesti di visibilità e di valorizzazione. Riviste, mostre, manifestazioni, concorsi. Abbiamo fatto un po' di tutto.
Oggi proseguiamo con Napoli Comicon, con Futuro Anteriore (grazie per la sempre ottima recensione dell'ultimo catalogo prodotto). Il rapporto con Lucca per la Self Area si è invece ormai concluso dopo i tre anni previsti. Altro facciamo a livello locale e altro vogliamo fare in futuro.

La nostra attività editoriale è un po' da rivedere. A parte che anche adesso abbiamo previsto forme di remunerazione per gli autori della collana Cartigli, una volta superato il pareggio delle spese, in questo momento abbiamo chiuso Schizzo Presenta e continua a rimanere in sospeso Schizzo Idee.

Buttare lì una cifra, ottantamila euro, e dire che con quella non facciamo una determinata cosa, secondo me è sbagliato. Perché con quel budget (fatto non solo di contributi, ma soprattutto di autofinanziamento) noi offriamo anche un servizio biblioteca, realizziamo corsi e facciamo tante altre cose.

In questo momento, come tanti, siamo in difficoltò, difficoltà che aumenteranno. E ci stiamo impegnando per trovare le soluzioni.

Il metodo che utilizziamo è quello della condivisione e del lavoro di gruppo. Con gli autori condividiamo le scelte. Non c'è un rapporto tra editore e autore, perché non siamo una casa editrice, ma una struttura che fa promozione culturale e aggregativa.
Al momento lavoriamo di più con gli autori locali. Ma vogliamo anche tornare a lavorare di più sul livello nazionale, senza nulla togliere al progetto Futuro Anteriore.

La situazione non è facile. E queste tensioni in rete lo dimostrano.
L'invito di Baldo Di Stefano è trovare formule per fare fronte comune.

Personalmente ci starò sempre. Se adesso tiriamo, finalmente e definitivamente, una riga netta e smettiamo con le insinuazioni, le ripicche, le battute e tutto il corollario, ben volentieri...!

In questo commento, come vedi, non ci sono offese, non ci sono prese in giro, non ci sono allusioni. Ma solo voglia di confronto e discussione.
A te e bottero la prossima mossa.

ps ho contattato la ditta che gestisce il sito per capire cosa è successo a quella news, che compare ancora come titolo. altre sono invece completamente sparite. assicuro sul mio onore che nè io né tantomeno brusoni abbiamo disposto di toglierla. anche perché è ovvio che se l'abbiamo pubblicata sul nostro sito è perché siamo convinti che quel testo ci serva per dimostrare le nostre ragioni.
avatar contedicagliostro
0
 
 
Cagliostro E-Press e CFAPaz, come ho già detto sono "geneticamente" diversi. Abbiamo problemi e fronti di manovra diversi. Non c'è tensione nell'enunciare questo dato di fatto. Mi sembra di avere già sviscerato la mia posizione a riguardo nella risposta ufficiale al tuo presidente. Te la ripropongo per fugare ogni dubbio e per capire che i punti di incontro non è che non si vogliono trovare per dietrologie umane, ma per incolmabili differenze strutturali.

http://www.fumettodautore.com/news/fumetti/1223-le-precisazioni-del-centro-fumetto-andrea-pazienza-e-la-risposta-di-fumetto-dautore

ps: posso farti anche io una dettagliata consulenza che spiega perchè sul vostro sito il link porta da un'altra parte e del come ho fatto a recuperare il contenuto di quella pagina. D'altronde come tu sei dipendente comunale io sono sistemista informatico di professione da 15 anni, quindi a ciascuno il suo, come diceva Sciascia... : domanda finale (che ci vuoi fare sono fatto così...): ma perchè la ditta non l'hai chiamata quando ho pubblicato l'articolo in cui parlavo di questo strano broken link, cioè il 27 maggio scorso e te ne stai ricordando solo l'8 luglio? Ma per favore non rispondermi neanche e finiamola qua. :)
avatar Quad
0
 
 
Sì sì, ok. Ma gli spazi doppi, quando è l'editore che parla, non si possono vedere!
Fai login (o iscriviti) per commentare questo articolo
Banner

Login

             |