Fumetto d'Autore

www.fumettodautore.com | Il Magazine della Nona Arte | ISSN: 2037-6650 | Direttore: Alessandro Bottero

Venerdì 30 Luglio 2010
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L'Editoriale » Les Invisibles

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cimiterobambiniaddormentatidi Alessandro Bottero

[02/10/2009] » Detto in francese fa’ molto figo, eh? In italiano invece è un po’ più moscio: “Gli invisibili”. Il significato però resta lo stesso. Autori, con una storia pluriennale alle spalle, con fior di titoli nel curriculum, e che per la critica “ufficiale” del mondo del fumetto non esistono. Sono, appunto, invisibili. Quasi sempre, infatti, si preferisce perdere tempo a parlare dei peli del culo dell’ultimo “fenomeno” del momento, o di quegli autori/prodotti che possono godere di una “pregiudiziale favorevole” presso quei 20 soloni che discettano di cosa sia figo e cosa no, sui siti di “informazione” e blog. E questo si riverbera anche quando alle mostre mercato si decide chi sia ospite e chi no, con risultati quanto meno bislacchi ,per cui a Lucca Comics 2009, disegnatori con nessun titolo pregresso, saranno ospiti della mostra, solo perché l’editore X porta il loro primo lavoro in mostra. Ed altri autori, che si fanno un mazzo tanto da anni e anni, invece resteranno ignorati. O quanto meno non saranno “ospiti ufficiali”. Ha senso? Certo che ha senso, se ammettiamo che esista la categoria degli Invisibili. Chi sono gli Invisibili? Sono tanti. Sono quegli autori che pubblicano con gli editori che rompono le scatole. Con gli editori che sono antipatici. Con gli editori di cui, nel Giro, si parla male. Con gli editori che non fanno parte del Giro. E siccome il rancore ha una proprietà transitiva, se l’editore X mi sta sui coglioni, ecco che quando esce il fumetto dell’autore Y pubblicato dall’editore X, io lo ignoro. Non ne parlo. Lo rendo invisibile. E quindi, tra le altre conseguenze, lo faccio sparire dalle possibili vendite.

Ma voi direte che queste sono le solite idiozie di Bottero, che parla parla e non fa mai nomi. Sbagliato. Oggi i nomi li faccio. Nomi di autori sulla breccia da anni, ma che sono bellamente ignorati dalla critica e dai siti cosiddetti “professionali”. Enzo Troiano, Stefano Piccoli, Roberto Battestini, Claudio Franchino, Paolo Zeccardo, Samanta Leoni. E mi fermo qui per adesso. Sono autori che producono fumetti da anni, che sono presenti alle fiere, che si danno da fare, che pubblicano con regolarità. Eppure avete mai visto un sito cosiddetto “serio” che li abbia intervistati di recente? Avete mai letto, sulle pagine dei siti di critica con milioni di accessi al minuto, pagine dedicati a loro? Io no. Deve essere perché ci vedo poco, forse. O forse no. Certo, qualcuno potrebbe dire: “Ah ah, Bottero! Ti abbiamo beccato! Hai citato solo autori che pubblichi te, o Cagliostro E-Press, con l’aggiunta di Samanta Leoni della Absolute Black. In realtà tu parli solo dei tuoi. Sei un  ipocrita, perché vuoi solo farti pubblicità!”

Eh no, caro lettore, è la mia risposta. Io non sono ipocrita. Ammetto senza alcun problema che Enzo Troiano, Stefano Piccoli, Roberto Battestini sono autori che pubblicano per la Bottero Edizioni (e non solo, aggiungerei), così come non ho alcun problema a dire che Claudio Franchino e Paolo Zeccardo pubblichino per Cagliostro E-Press. Ma il mio non è uno spudorato tentativo di farmi pubblicità. La mia è legittima difesa. Se la critica cosiddetta seria ignora gli autori che pubblico (cosa che nei fatti è così), dedicando zero recensioni, zero interviste, zero speciali, zero contatti, e dedicando invece spazio anche all’ultimo rutto di chi è del Giro, io decido di giocare a muso duro, e dire chiaramente: “Li ignorate? E allora siete degli incompetenti.”. Voglio fare una scommessa: Stefano Piccoli pubblicherà un volume per la Tunué. Sarà sicuramente una storia bella, perché lui è bravo, ma il discorso non è questo. Scommettiamo che la critica cosiddetta “al di sopra delle parti” parlerà di questo volume della Tunué, mentre ha quasi del tutto ignorato i tre volumi, sempre di Stefano Piccoli, che ho pubblicato come Bottero Edizioni, del Massacratore Remix? O vogliamo scommettere che parlerà di questo volume pubblicato per la Tunué, e glisserà sul numero 8 del Massacratore, che sarà pubblicato anche lui a Lucca? Ed Enzo Troiano, che ha pubblicato volumi cartonati di assoluto prestigio con ottimi risultati di vendita e varie nominations (ma a premi forse poco "figosi"): qualcuno forse dedicherà spazio ad Harcadya, il suo nuovo progetto? O qualcuno parlerà di Fratelli, il volume di Roberto Battestini? Io non credo proprio, perché sono tutti e tre Invisibili.

Parliamo di samanta leoni. Disegnatrice, autrice, una miniserie di grande successo (Il Cimitero dei Bambini Addormentati, scritto da Luca Belloni e pubblicato da Absolute Black), e poi? Qualcuno ne parla? Qualcuno la prende in considerazione? Qualche sito “serio”, distoglie lo sguardo dall’ombelico dei soliti noti, per rendersi conto che esiste altro? Che c’è vita il sabato sera, lungo i viali del fumetto? La risposta è no, no, no, sempre e solo no.

La Critica è autorefenziale, chiusa all’interno del Giro, e disposta a parlare solo dei soli quattro nomi.

E veniamo a Franchino e Zeccardo, autori che come vendite dei prodotti a loro nome (rispettivamente Rubor Maximus e Gravetown) si mangiano in un sol boccone moltissimi nomi “figosi” del fumetto indipendente italiano, ma che per una serie di motivi X (ma che possono benissimo essere ricondotti alle antipatie infantili, che sono la norma nel mondo del fumetto italiano) non sono minimamente presi in considerazione da nessuno.

Rubor Maximus è una serie di fantascienza ucronica arrivata al sesto volume. Qualche sito “serio” l’ha recensito? Ne ha parlato? Ha intervistato l’autore? No. Gravetown, serie arrivata al terzo volume, è un approccio nuovo e assolutamente personale al manga. Se ne parla? Interviste? Recensioni? No.

Invisibili.

Ribadisco: non è uno sfogo, o un tentativo di fare pubblicità. È legittima difesa. Se il Giro ti ignora, e ti condanna, nei suoi spazi, all’invisibilità, allora hai tutti i diritti di ribattere colpo su colpo.

Morale della favola: Gli invisibili esistono, ma sono tali solo per la critica cosiddetta seria. In realtà quasi sempre il pubblico se ne frega di cosa dicono gli intellettuali del fumetto, e a quel punto gli invisibili veri diventano quei fumetti pallosi ed osannati dai siti, che poi vendono copie con numeri da prefisso telefonico.

PS. Su cosa sia il Giro e quali siano le sue dinamiche, vi rimando a un prossimo editoriale.

Comments

avatar A. Lobianco
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Da semplice lettore.
Francamente non mi pare che esista sui siti che frequento alcuna forma di ostracismo.
Al massimo, se fossi nei panni degli autori, mi lamenterei con i miei editori se notassi che il mio lavoro non viene adeguatamente "promozionato".
Non voglio fare polemica ma mi domando se lo stato di invisibili sia dovuto, più che alla esistenza di un cartello di siti, alla incapacità di fare marketing di chi pubblica.
La classica vecchia storia italiana del dare agli altri o alle circostanze colpe che sono solo proprie
avatar contedicagliostro
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A Lucca Comics dell'anno scorso, io ho dato 18 volumi diversi di Cagliostro E-Press al giornalista di Fumo di China. Risultato dopo quasi 12 mesi: Zeru recensioni su FdC.
Mando comunicati e informative a siti vari, pubblichiamo news e anteprime sul nostro sito: Risultato nell'ultimo anno: Zeru copia e incolla con i miei comunicati e zeru prendere spunto dal mio sito, da parte dei soliti.
Eppure su Fumetto, notiziario dell'ANAFI siamo sempre recensiti e/o segnalati, così come su Comicsblog, così come sul network delos. Mancano all'appello i soliti noti, che quando si degnano di dare le notizie le danno sempre sbagliate o zoppicanti (ma lì non vedo mai nessuno a fare le pulci... :))
E' vero, hai ragione tu, dal tuo punto di vista da lettore, vorrei dare ad altri colpe mie. :)
avatar A. Lobianco
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Ripeto.
Il mio punto di vista è quello di un "maturo" lettore.
Nelle librerie dove mi servo i consigli sono basati più sul passaparola tra clienti che sul resto. ad essere brutalmente onesti non ho ricordi di un volume che abbia venduto sulla base di una recensione ne nelle mie personali esperienze ne in quelle delle persone che frequento.
Che ci siano opere di cui si parla meno di altre sui siti specialistici vale per i fumetti così come per la musica o il cinema o qualsiasi altra opera di ingegno.
Ma da qui ad ipotizzare che esista un boicottaggio organizzato ce ne corre...
Io non compro un volume se è stampato male o se il genere non mi interessa. E credo che questo valga per la quasi totalità dei lettori.
Inoltre se un sito si prefigge lo scopo di fornire un livello qualitativo migliore degli altri è ovvio che i lettori segnalino gli errori o omissioni che riscontrano.
Accade ovunque. Ed è anche giusto che succeda.
avatar contedicagliostro
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Ma nessuno ha detto o sostenuto che ci sia un boicottaggio organizzato. Si sta solamente sostenendo che ci sono autori che nonostante abbiamo risultati di vendite più che lusinghieri non sono sotto i riflettori come altri. I motivi possono essere disparati. Tra questi ci sono anche quelli segnalati dell'editoriale.
Ma dire che se un editore non ha visibilità è solo colpa sua perchè non sa fare "marketing", mi sembra un modo semplicistico per liquidare problemi che da addetti ai lavori si vivono sulla propria pelle da anni. Continua a seguirci, comunque, avere lettori attenti e pronti a segnalare "bug" fa piacere e aiuta a crescere.
avatar Burighel
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Come qualcuno ha scritto, la Critica è una bella ragazza dagli occhi verdi.
E come ho io scritto altrove, Kurt Russel insegna che le ragazze dagli occhi verdi portano grossi guai a China Town. Qualche volta pure a Little Italy, che sembra più Little del solito...
Ciao a tutti, sono Luca Belloni, fondatore di Absoluteblack assieme a Samanta Leone (non Leoni). L'articolo di Alessandro forse potrà sembrare polemico, ma descrive in maniera piuttosto veritiera la situazione. In tutti questi anni che frequento fiere, forum e siti di informazione, mi sono sempre stupito ed un po amareggiato che nessuno di coloro che fanno informazione fumettistica, ci degnasse di uno sguardo. Abbiamo avuto le nostre recensioni e interviste ma quasi sempre in siti/portali extra fumettistici, ed i complimenti si sprecavano. Ora, non vorrei apparire rancoroso, anzi ormai non ci faccio nemmeno piu' caso e vado avanti per la mia strada, però mi duole constatare che una piccola realtà editoriale partita dalla autoproduzioni, che vende migliaia di copie con una serie ( senza dimenticare gli altri fumetti) ed arrivata ad avere una sua distribuzione autonoma in decine di fumetterie (ma presenti anche su Anteprima), fatichi a ritagliarsi il suo spazio di visibilità sul web. Mi rattrista come autore non veder riconosciuti i meriti ad una disegnatrice come Samanta Leone, che produce tavole in stile “manga” reinterpretando il segno in maniera personalissima ed eccelsa, credo unica in Italia (sfogliate i primi 3 volumi del cimitero dei bambini addormentati, in attesa del #4, per farvi una idea). Si parla tanto, e mi fa piacere, di diversi autori indipendenti etc, ma Absoluteblack non viene mai citata. Io non voglio accusare nessuno ne puntare il dito, perchè poi alla fine ognuno agisce come meglio crede, però un po mi dispiace. E non per il mio ego, ma semplicemente perchè non si fa una corretta informazione.
avatar fumettidicarta
+1
 
 
Salve. L'affetto che mi lega ad Alessandro (Bottero) e a Giorgio (Messina) fa sì che io segua Fumetto d'Autore con un occhio "speciale", nel bene e nel male. Ahimé questa volta siamo "nel male" e l'affetto personale per Direttore ed Editore non mi può esimere dalle critiche che sto per fare, certo come sono che nessuno scambierà queste mie righe per "attacchi personali" o simili.

Comincio "dal fondo", spiacendomi un po' nel ricordare ad Alessandro che nel sito che dirigo si è parlato sia di Claudio Franchino e della sua bellissima Rubor Maximus; sia di Paolo Zaccardo e del suo Gravetown; sia di Stefano Piccoli (con una recensione negativa, ma civile, che ha scatenato una piccola polemica su un forum: perché certe volte non basta parlare di un fumetto, no, bisogna anche parlarne come vuole il suo autore, ma guarda un po'...); sia di produzioni della Bottero Edizioni (la bellissima Heaven's War e il disturbante, splendido Paradigm, tanto per dire).
Poi, logico, Alessandro non può sapere che attendiamo l'uscita del VI e ultimo (sigh...) volume di Rubor Maximus per parlarne approfonditamente, intervistando anche l'Autore; come non sa che sul sito che dirigo è in preparazione uno speciale "Cagliostro E Press" e uno "speciale Bottero Edizioni".
Poi, se a nessuno della redazione piace Stefano Piccoli, beh: siamo veramente e lietamente liberi di non parlarne senza essere accusati di "disinformazione".

Entrando nel vivo nel vivo: Bottero, sin dal suo primo Editoriale su Fumetto d'Autore, usa in senso interscambiabile i termini "sito giornalistico", "sito di critica", "blog", "sito di informazione", ma nella realtà le cose non stanno assolutamente così, mi pare assodato e mi pare strano che Alessandro si sia lasciato scappare una "leggerezza" così... macroscopica.
I termini di cui sopra - a parte "sito giornalistico", strano oggetto che infatti non esiste in ambito fumettistico, almeno in Italia (Luca Boschi è un giornalista, ma infatti il suo è un BLOG personale, peraltro inattaccabile e bellissimo: lo consiglio caldamente a tutti/e) NON sono interscambiabili e se si vuole fare informazione corretta non bisogna sbagliarsi su questo.
[Scusate anche un po' lo sfogo, ma ce ne ho due palle così di sentire il sito che dirigo messo di volta in volta - non dico da Alessandro, che anzi vi collabora, ma in generale - nelle categorie "informazione", "critica" o quant'altro. Per poi, ovviamente, essere accusato di "non fare informazione corretta", "non fare critica", "non fare quello che vorrebbero che facessimo editori ed autori". in effetti noi non facciamo ne' informazione ne' critica, facciamo quello che ci pare e se quel che facciamo non piace... basta un "click" per lasciarselo alle spalle per sempre.]

I siti di critica, poi non esistono, sfatiamo questa leggenda urbana. Esiste un sito che - ultraspocchia a parte - cerca di fare della critica. Alle volte si avvicina all'obiettivo, altre no. Ma ci prova.
Gli altri sono siti di news (al 90% tradotte da newsarama o simili), gossip (quasi mai verificati), "next big thing" e pubblicità per nulla occulte per Case Editrici appetitose e potenti; oppure blog autocelebrativi e/o pubblicitari. E forum carichi di veleni, tant'è.

Dunque secondo me è inutile accusare "i siti di critica e di informazione" di non parlare degli autori della Bottero Edizioni e della Cagliostro E Press.
A maggior ragione se questi "autori che come vendite dei prodotti a loro nome [...] si mangiano in un sol boccone moltissimi nomi “figosi” del fumetto indipendente italiano" (cito dall'Editoriale).
E allora, se così è, che vi frega se "i siti" parlano o meno di questi autori?
Ma soprattutto: da quando sono le CIFRE DI VENDITA a determinare la bontà di un prodotto?!?!????
Non esiste alcun DIRITTO da parte di Autori e/o Case Editrici su qualsivoglia sito e non ha senso pretenderlo.

Dopodiché, ci tengo a sottolinearlo, la faccenda del "pregiudizio negativo" di cui parla Alessandro è tristemente vera: credo che il Dorato Mondo del Fumetto Italiano sia l'unica piazza dove si formano delle confraternite di decerebrati senza una vita propria in cui si decide il "boicottaggio" di una Casa Editrice solo perché ha nominato Tizio Caio direttore editoriale...
Ma è altrettanto vero che forse sarebbe ora di uscire da questa infinita lagna (sì, perché, perdonami Ale, ma la percezione che ho io è che non facciate altro che lamentarvi, e dopo un po' sai che noia... ogni volta che c'è un editoriale nuovo mi viene da chiedermi "su cosa si lamenterà questa volta?" e non è una bella percezione, specie sapendo l'enorme ricchezza e varietà di argomenti di cui disponi, grazie alla tua esperienza e al fatto che conosci il fumetto come pochi altri... e invece mi devo sorbire orrendi - sì: orrendi! - editoriali come quello sull'Afghanistan, zeppi di luoghi comuni, qualunquismo e superficialità...) e far vedere quel che sapete fare.
Eppoi, vi voglio bene ma ve lo devo proprio dire: non è che UN POCHINO ALMENO si raccoglie quel che si semina?
Un po' di ascolto in più verso le altre ragioni, o le ragioni degli altri, non guasterebbe. Ormai c'avete questa sindrome da "complotto" dalla quale spero uscirete presto, che vi porta a essere sempre sulla difensiva, a non riconoscere MAI di sbagliare (dio mio, sbaglierete anche voi ogni tanto o no???), a riconoscere ogni dissenso come un attacco personale...
E' vero che esiste un pregiudizio negativo nei confronti di Bottero e di Cagliostro, è innegabile. Ma io credo e dico che le colpe non stanno MAI da una sola parte.
Ribadisco la mia simpatia per voi e l'affetto personale, ribadisco la mia antipatia e nausea verso certi ambienti scorretti, velenosi e senz'anima, covi di bambini sciocchi pronti a leccare qualsiasi culo prometta loro un qualche coinvolgimento nel Dorato Mondo del Fumetto.

Ribadito ciò, non basta dimostrare "quanto son cattivi loro" per essere automaticamente "buoni".
Volete che il sito che dirigo parli di più dei vostri autori?
Bene: "costringetemi" a farlo, stupitemi, avviate promozioni irresistibili, coinvolgete me e gli altri siti/blog/portali.
Basta così, scusate se mi sono dilungato troppo, ma l'affetto personale che nutro per voi lo meritava.
Imboccallupo per tutto!

A Luca Belloni, invece, dico che non ho mai letto nulla di Samanta Leone: è tutta e solo "colpa" mia?
Mi hai mai scritto un'email per farmi conoscere la sua opera, mi hai mai mandato un comunicato, una tavola in anteprima, un qualcosa? Eppure sono certo che del sito che dirigo hai sentito parlare. Dunque, ce lo pigliamo almeno un "concorso di colpa"? grazie.
avatar Burighel
0
 
 

Quote:

Poi, logico, Alessandro non può sapere che attendiamo l'uscita del VI e ultimo (sigh...) volume di Rubor Maximus per parlarne approfonditamen te, intervistando anche l'Autore

Mi permetto di dissentire ferocemente da questa modalità di recensione. Sarebbe come aspettare che esca l'ultimo numero di Fables per recensirlo approfonditamente e intervistare Bill Willingham. E sarebbe cosa difficile, visto che la serie e' ongoing e senza un fine prevista. Se la serie e' interessante, la segui man mano e l'autore si intervista magari un po' prima della fine, giusto per tenere alta la tensione. Poi nulla vieta di fare cmq un bel dossier finale con tanto di lustrini, ma perche' aspettare a presentare approfonditamente la serie se merita?

A parte che pure su Fables le recensioni italiane misteriosamente glissano su tutti i temi "forti" della serie: quello filo-israeliano, quello anti-abotista (l'aborto in alcuni passaggi è addirittura paragonato al sacrificio umano), l'immagine positiva della fede che emerge dalle fiabe e la metafora "cristica" nel ciclo di Ambrose. Tutte cose, guarda un po', e che il pensiero unico omologato obbligatorio del settore fumettistico italiano vede come fumo negli occhi. Pero' la serie la propone Planeta DeAgostini e nessuno vuole scontentare i catalani e i loro amici piemontesi, no? Quindi si glissa allegramente! ;)
avatar fumettidicarta
0
 
 
Scusate: l'autore dello sproloquio qui sopra a firma "fumettidicarta" è Orlando Furioso.
Perdonatemi, avevo dimenticato di firmarmi.
E no: non è un nick :-)
Buone cose!
avatar Supersmanf
0
 
 
perchè non compare il mio commento? Sob-sob...
avatar GuyFawkes
0
 
 
Caro Alessandro Bottero, paladino dei fumettisti "sconosciuti", la Sua campagna è molto nobile, gli autori di nicchia dovrebbero essere conosciuti da più persone possibili.

Prima di tutto dai propri editori, però.

Il povero Paolo Zaccardo (scritto più volte così nell'articolo, quindi non un semplice errore di battitura) autore di Gravetown si chiama in realtà Paolo Z-e-ccardo.
L'ha mai incontrato/conosciuto?

Su una cosa però concordo: ignorare questi nomi che producono da anni nel campo del fumetto italiano è proprio sintomo di poca professionalità.
avatar redazione
0
 
 
Hai ragione, mia cara maschera di Guy Fawkes (che non si scrive "awkes"). Inoltreremo la tua lamentela di scarsa professionalità a chi ha progettato il Thesaurus di MS Word, che storpia i nomi nel copia e incolla. La prossima volta staremo più attenti comunque, come invitiamo te a stare più attento a registrarti, visto che ti sei registrato due volte, perchè la prima, probabilmente, da brava maschera, avevi usato una mail errata che non ti ha fatto attivare l'account. Ovviamente quando il messaggio di un pezzo rischia di essere disturbante per qualcuno, ogni refuso è buono per spostare l'attenzione rispetto al senso di quanto è stato scritto.
avatar Rubor
0
 
 
In parte mi sento di condividere l’intervento di Orlando, nella parte che invita a superare questa sindrome del complotto, ma solo considerando che rimuginare suoi torti subiti e sulla carognaggine altrui non porta a niente. Ma nonostante questo mio stato di menefreghismo o nirvana, il sapere, citando le parole scritte da Orlando, che “esiste un pregiudizio negativo nei confronti di Bottero e di Cagliostro” e che esistono “ambienti scorretti, velenosi e senz'anima, covi di bambini sciocchi pronti a leccare qualsiasi culo prometta loro un qualche coinvolgimento nel Dorato Mondo del Fumetto”, alla fine fa girare i coglioni. Il semplice lettore non se ne accorge, ma per chi sta dall’altra parte le cose appaiono ancora più sinistre di quello che Bottero ha scritto. Cosa fare? Sfogarsi a casa con la moglie, facendogli due palle tanto con quanto di brutto c’è nel mondo del fumetto. Scrivere sui siti o quant’altro per rendere tutti partecipi dei torti subiti? Andare da uno psicologo o abbracciare un mitra e fare una strage durante una delle prossime fiere fumettistiche (fa molto American style)? Per me ognuno è libero di fare come sente (a parte la strage), purché questo lo aiuti a superare il tutto e passare ad una fase più costruttiva (compreso il menefreghismo o nirvana). Io ritengo che Bottero o Cagliostro, in questi anni, abbiano fatto di tutto pur di promuovere i loro autori: si sono battuti come leoni nel circo massimo, molto di più di tanti altri che preferivano leccare il culo a chi prometteva loro un po’ di pubblicità. Certo, se si fossero paracadutati nei cieli di Roma con volantini catalogo forse sarebbe stato diverso. Diciamo in concreto che a parte alcuni nomi noti, in Italia, il prodotto italiano è alquanto snobbato, poca pubblicità sui giornali, nelle fumetterie e quant’altro: spesso reperire un titolo è una esperienza esasperante. Da anni si discute delle cause, ma alla fine la colpa è di tutti: editore che non fa prezzi di favore, distributore che strozza con percentuali alte l’editore, fumetteria che guarda al suo solo guadagno e non promuove, lettori che seguono solo alcune cose, basandosi alle volte fin troppo sul passaparola, senza osare (ma per osare ci vogliono anche i soldi), e siti che informano solo sui propri amici (o futuri colleghi di lavoro). Tutte cose (compreso le rivalità condite di bastardaggini) che si possono applicare anche ad altre realtà artistiche, pur rimanendo nell’ambito delle autoproduzioni, come teatro, cinema, pittura, scrittura etc. Io da parte mia non ho una soluzione per tutto questo se non continuare a disegnare e scrivere cose che ritengo possano piacere.
Ciaoooo a tutti

Franchino Claudio (autore di Rubor Maximus).
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Mercoledì, 28 Luglio 2010 18:41
[28/07/2010] - Dopo RIMINICOMIX 2010: A conclusione della manifestazione siamo andati ad intervistare uno degli organizzatori nonché coordinatore di Riminicomix, il vulcanico Egisto Quinti Altri...

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Eslcusiva » Jaime Rodriguez: todo mi Planeta

Ebbene sì. Ci siamo detti “Ma come mai si parla tanto di Planeta, di Alastor, di  Magic, di casini vari, e non si va direttamente alla fnte, per chiedere alla  PLANETA cosa stia succedendo?”, e così, detto fatto, ecco l’intervista a Jaime  Rodriguez, direttore editoriale di Planeta De Agostini, che ringraziamo per la gentilezza e la  disponibilità. Alastor, le edicole, le librerie, prodotti francesi, nuove iniziative editoriali, archivi, legine, e molte altre cose. L'intervista è stata condotta dal nostro direttore Alessandro Bottero in inglese e sono state riportate, oltre alla traduzione italiana, tutte le risposte così come sono state date da Jaime Rodriguez. Tutto questo, e molto altro, in un’intervista esclusiva realizzata da Fumetto d’Autore che potete leggere integralmente QUI.

 

Interviste: Maurizio Rosenzweig, Andrea Mazzotta e Davide Caci

Nelle ultime due settimane Fumetto d'Autore ha intervistato per voi Maurizio Rosenzweig, Andrea Mazzotta e Davide Caci. Il talentuoso disegnatore italiano, il direttore editoriale della Nicola Pesce Editore e il responsabile di ReNoir Comics ci hanno raccontato molteplici aspetti delle loro attività e del mondo del fumetto in generale. Dall'intervista a Maurizio Rosenzweig: La tua storia personale è ricca di collaborazioni e cammei con grandi nomi dell'editoria italiana. Con chi di loro ti è piaciuto di più lavorare? Hai qualche aneddoto al riguardo?e sopratutto con chi vorresti fare “team up” in futuro? Cacchio...sì...ho avuto a che fare con grandi autori, a mio parere: alcuni di questi sono stati una grande scuola su come si fa un certo tipo di fumetto e gli sarò per sempre grato. Fra gli ultimi mi viene in mente il lavoro fatto con Schiavone per la MAGNIFICA OSSESSIONE, dove ho costruito la storia su di una sua scaletta molto lineare, e che ho trovato molto divertente, oltre che formativa. è un ottimo critico e sa sempre come portare a segno un buon consiglio. (...) L'intervista completa la potete leggere QUI.   Dall'intervista ad Andrea Mazzotta: Stringiamo ancora di più il campo. Progetti futuri  della Nicola Pesce riguardo Jacovitti? Non dirmi  che  Beppe & co. è stato solo un episodio  isolato. Non puoi  farmi questo! Eheheh…non sono così pazzo da farti arrabbiare Alessandro. Tieni d’occhio uno dei blog fumettistici più popolari d’Italia e presto avrai succose notizie! L'intervista completa la potete leggere QUI.   Dall'intervista a Davide Caci: Che  parametri segue ReNoir per valutare eventuali proposte di autori italiani? O per scegliere un titolo estero? Cosa cercate, e perché un titolo magari non vi convince? La conditio sine qua non perché un titolo interessi la ReNoir è che... ci piaccia. Tolta di mezzo la tautologia, sicuramente teniamo sempre un occhio puntato sull’avventura. Un fumetto, per quanto ci riguarda, deve essere avventuroso, divertire, intrattenere, ma anche emozionare. Quando selezioniamo un titolo di produzione italiana – fermi restando i parametri di cui sopra – tentiamo di ragionare anche in ottica internazionale: in quanto agenti, tentiamo di divulgare le produzioni dei nostri autori anche in altri paesi d'Europa, che talvolta hanno tradizioni molto differenti dalle nostre. Ciò detto, siamo decisamente onnivori, e penso che il nostro catalogo lo dimostri: abbiamo fumetti molto differenti tra loro. L'intervista completa la potete leggere QUI.

Off Topic

 

Roberto Recchioni: l’oracolo infallibile del fumetto italiano.

di Giorgio Messina Incipit matematico: dal 14 settembre 2009 all’8 luglio 2010 su fumetto d’autore sono stati pubblicati 1390 articoli tra editoriali, news, interviste, articoli di approfondimento, recensioni e vignette. Gli editoriali e gli articoli scritti da Alessandro Bottero sono 73, quelli scritti dal sottoscritto sono 17, con quello che state leggendo. 73+17=90 1390-90=1300 Svolgimento (ovviamente stupido): L'altro ieri, 7 luglio 2010, apprendo dal blog di Roberto Recchioni.che io e Alessandro Bottero scriviamo “stupidaggini” su Fumetto d’Autore e questo è il motivo per cui il sito si troverebbe “nel pozzo”. Fuor di metafora, Recchioni però non argomenta riguardo al fatto che scriviamo stupidaggini. Il giudizio è secco, quasi tagliato con l'accetta, e il consiglio per risolvere il problema lo è ancora di più: “un passo indietro per farne dieci avanti”. Insomma per quello che noi (perché parafrasando Forrest Gump, stupido è chi cose stupide scrive…) “stupidi” possiamo capire, la rock star del fumetto italiano ci invita a stare zitti. Per Roberto noi non scriviamo nella nostra completa libertà e onestà intellettuale, argomentando le tesi sostenute con dati controllati, riscontrati e iscontrabili. Siamo faziosi, utilizziamo la retorica del perseguitato e siamo artatamente polemici.  Saltiamo rapidamente il fatto che accusare qualcuno di essere fazioso, cioè settario, e contemporaneamente accusarlo pure di usare la "retorica del perseguitato" è trascendere persino la figura retorica del chiasmo, travalicandone anche quello più ardito. Mettere insieme l'accusa di settarismo e quello di volere fare le vittime ad oltranza è volere a tutti costi incastrare insieme un mattoncino Lego e un mattoncino Tente. Ma va bene così. Lavorare e vivere con le parole, come fa Roberto Recchioni, non significa che bisogna necessariamente metterle in fila una dietro l’altra con una coerenza semantica. Così come la metafora del pozzo più essere intesa anche in un'altra maniera da noi “stupidi” (mortali). Il pozzo è anche immagine di risorse, non solo di isolamento, e come diceva Nanni Moretti, le parole sono importanti. Ma non per tutti. Men che meno per chi scrive stupidaggini. Nell’intevento di Roberto Recchioni, che non risparmia giudizi sia positivi che negativi su nessuno degli altri siti on line dedicati alla critica e all’informazione sul fumetto (ma a nessun altro viene fatto l’invito a "tirarsi indietro"…), c’è comunque una notizia e di quelle succose, di quelle che fanno tremare i polsi anche ai bloggher più incalliti. Roberto Recchioni ha compiuto un altro passo nella scala evolutiva della comunicazione on line. Si è definitivamente lasciato alle spalle lo status di rock star del fumetto italiano di cui sopra, e adesso è diventato "l’Oracolo infallibile del fumetto italiano". Lui sa. Non solo come si fa lo sceneggiatore. Non solo come si scrive Dylan Dog, John Doe o una miniserie a colori per Bonelli, (tra campi, controcampi, dida e chiusure di storie "alla Chiaverotti" ma con idee tutte postmoderne, sviluppate rigorosamente con l’ausilio di hardware con la mela dentro, forse per non sentirsi mai un estraneo in paradiso...). Lui sa tutto il resto. Sa chi siamo e come siamo. Conosce la vita, l’amore e le vacche, che riempiono questo piccolo mondo antico del fumetto. E ne è Oracolo infallibile, appunto. Perché lui non scrive stupidaggini. Per (auto)definizione. E noi siamo stupidi per (sua) definizione e dovremmo stare zitti. Oggi, 9 luglio 2010, invece a stare zitto è Roberto nostro. Sciopera. Aderisce alla campagna: “DIRE NO AL DDL ALFANO COL SILENZIO IN RETE USCIRE DAL SOMMERSO DIFFUSO E DAR MAGGIOR FORZA ALLA  PROTESTA CONTRO LA  LEGGE BAVAGLIO”. Dall’alto della stupidità riscontratami da Roberto Recchioni, io, stupido signor nessuno, notoria anima nera del fumetto italiano, penso che sia abbastanza stupido che prima si inviti qualcuno a stare zitto e poi il giorno appresso si aderisca alla protesta contro la cosiddetta “legge bavaglio”. Insomma, non vuoi il bavaglio ma inviti gli alti a metterselo da soli perché secondo te scrivono stupidaggini. Spero vivamente che a pensarla come me non sia nessuno dei nostri cari 500 lettori giornalieri (di media). Non vorrei mai che la mia stupidità si diffondesse tra di loro per la proprietà transitiva a cui nessuno di noi può sottrarsi. Forse nemmeno l’Oracolo del fumetto italiano. Chiusura (altrettanto stupida): Facendomi una ragione che scrivo solo stupidaggini, per esplicare meglio quello che penso a proposito del giudizio di Roberto Recchioni riguardante la mia persona, questo sito e ciò che vi scrivo, chiudo scusa al lettore se non mi inerpicherò oltre per manifesta stupidità e mi permetto di prendere in prestito una risposta di Maurizio Rosenzweig, tratta proprio da un’intervista di Fumetto d’Autore curato dal bravo Francesco Murrone. Se non sbaglio non hai ancora né un blog né un sito a te dedicati, come mai?ed inoltre cosa pensi di questo fenomeno (quello dei blog per l'appunto)? Mah...presto me ne farò uno, ma solo per metterci dei disegni. Vorrei evitare questa cosa che va tanto di moda nei blog di creare spazi di critica, per la maggior parte sterile, autoreferenziale  e portata avanti da individui senza gli strumenti necessari. Trovo orribile e da vigliacchi anche questo sentenziare sul lavoro e sugli errori di qualcuno senza metterci la faccia, perché sei certo che un bel pugno in faccia non te lo puoi prendere, se scrivi al sicuro nella tua cameretta. Poi, quando questi tizi si incontrano, ed ero presente, non si guardano neanche negli occhi e sono lì a cercare  tutti i modi per evitare di prendersi la responsabilità della loro malacreanza e molestia; facessero solo informazione, sarebbero utili...se creassero terreni di discussione sani e rispettosi, sarebbero un toccasana per la comunicazione, invece guarda ad esempio che è successo attorno a Luttazzi...e prima tutti lì leccargli gli slip e fargli monumenti; all’improvviso è diventato il peggio furfante della televisione...e intanto questi scaricano film e musica. Se lo meritano Avatar, ‘sti tizi, che è anche a causa loro che escono filmacci di quel tipo che con il loro vuoto pneumatico ammazzano il cinema di genere. Se tirassimo fuori i nomi di tutti quelli che hanno copiato qualcuno, non si salverebbe nessuno... Però se ne hai Blog interessanti da segnalarmi, ci vado. Al momento non ne seguo nessuno. Aspetta....ne ho due che mi piacciono: quello di Crippa, elegante come lui, e quello di Ponticelli. Trovo che sia molto onesto e pulito. Aspetto di vedere quello di Cremona, che sarà senz’altro figo. Gli altri mi sembrano solo tentativi di accumulare tesserati al proprio partito per dilatare ego che andrebbero in briciole, altrimenti. La foto a corredo d questo articolo ritrae Roberto Recchioni ed è tratta dal suo blog. Aggiornamento - 11/07/2010 Roberto Recchioni risponde così. Caro Roberto, voglio tranquillizzarti. Non me la sono presa per il tuo giudizio, nemmeno vedendo che nelle ultime ore che il mio nome ha fatto il giro di blog e forum accostato al giudizio che io scrivo stupidaggini. Con questo pezzo (ironico, come era ironico il decalogo del bravo editore di Bottero) ho esercitato il mio diritto di replica,  come hai fatto tu adesso,  però un consiglio, a questo punto, vorrei dartelo anche io, che come dici tu scrivo "stupidaggini" Fai un passo indietro dal dare patenti di stupidità e certificati di giornalismo. Sei  molto più bravo a fare lo sceneggiatore  di fumetti che l'Oracolo del fumetto italiano, ruolo che sembra sia ancora al di sopra delle tue possibilità attuali, e che porta anche te a scrivere "stupidaggini" e a rispondere ad un signor nessuno come me, con cui uno come te non ha alcun lustro da  guadagnarci nel farci polemica, potendo tu tenere testa a quelli che veramente contano nel panorama del fumetto italiano. Ma se proprio non ce la fai a sopportare le "stupidaggini" che scrivo, non è che sei obbligato a leggerle... così come non si è obbligati a fare l'editore o l'autore di fumetti o l'Oracolo del fumetto italiano. Pietra sopra. ps: Casomai tu non dovessi accettare il mio consiglio sono sicuro che il motivo per cui non lo accetti è lo stesso motivo per cui io non ho accettato il tuo.

Crtica d'Autore

 

Fullcomics e Mantova Comics cancellate da Wikipedia

di Salvatore Primiceri* Riceviamo e pubblichiamo. Lo "Sbazzone" si é abbattuto su Fullcomics e anche su Mantova Comics. Niente paura, non si tratta di un uragano fuori rotta verso l'Italia o di uno tsunami o del prossimo virus suino su cui spendere milioni di euro di vaccini o di chissà quale altra catastrofe ma semplicemente di uno degli utenti moderatori dell'enciclopedia on-line wikipedia, un'enciclopedia che si definisce "universale e libera". Universale nello scrivere e libera di censurare e tagliare, diciamo noi, col risultato che non é universale nemmeno per chi legge. Sbazzone é un nickname come avrete capito, uno dei tanti nick curiosi con cui si firmano gli utenti che "controllano" e "assicurano" la crescita qualitativa dell'enciclopedia applicando un regolamento rigidissimo, degno della peggior burocrazia amministrativa degli anni '80 con la differenza che viene esercitata attraverso internet, il quale dovrebbe essere strumento di semplificazione, di dialogo e soprattutto di Libertà con la L maiuscola. Invece, in nome di questa presunta libertà, almeno in wikipedia, può succedere che un utente moderatore si imbatta in una voce che a lui risulti sgradita, pur esistente in enciclopedia da anni, e decida di cancellarla senza sforzarsi nemmeno di addurre motivazioni argomentate o di consentire agli autori di interloquire. E così che la voce Fullcomics, che riportava con precisione la lunga e autorevole storia della manifestazione, aggiornata costantemente da un gruppo di utenti molto esperti di fiere di fumetto, é stata spazzata via da Sbazzone col consenso di altri nick complessi e difficili da ricordare, con la motivazione "fiera recente e come tante altre". Stessa motivazione ha colpito la voce "Mantova Comics" che non era però gestita dallo stesso gruppo di autori e su cui lasciamo l'eventuale commento ai suoi organizzatori, come é giusto che sia, pur affermando senza dubbio che Mantova Comics costituisce un evento di grandissima importanza nel settore e di assoluta originalità. Per quanto riguarda la nostra Fullcomics, invece, pensiamo che tutto si possa dire fuorché che sia una fiera come le altre (i suoi contenuti e la sua mission sono stati sempre una novità apprezzata nel mondo del fumetto per tanti motivi che chi la conosce li sa) e il fatto che sia recente (sette anni non sappiamo se sono pochi) non significa che non abbia conquistato una rilevanza nazionale. La cosa assai grave di tutto questo é che nonostante gli autori della voce Fullcomics abbiano tentato un dialogo con il moderatore e poi anche aggiornato la voce confortandola di fonti giornalistiche autorevoli e nazionali, lo stesso non rispondeva se non una volta con codici e linguaggio incomprensibili e apostrofando gli autori della voce come "manovratori e alteratori del consenso". Di fronte a simile provocazione gli autori hanno poi etichettato come ignorante (che non é offesa ma solamente definizione di colui che ignora) e maleducato lo Sbazzone che ha espulso gli autori da wikipedia, sfoggiando una serie di cartellini e codici che ci chiediamo se Sbazzone sia un essere umano o un cervellone automatico. Di fronte a questa storia ci sarebbe solo da ridere. La storia della manifestazione verrà riportata sul sito ufficiale dell'evento e Fullcomics non ha certo bisogno di essere citata né tantomeno giudicata con tale superficialità e pubblicamente su wikipedia. L'evento si svolge ogni anno e il pubblico che frequenta la manifestazione si é fatto o potrà farsi un'idea propria. Liberi di parlarne bene, male, di andarci o non andarci, di considerarla diversa o uguale alle altre ma non va oggettivamente bene che si impedisca di parlarne o si tenti di screditarla sfruttando un misero potere burocratico di una comunità on-line. Il fatto é che in Wikipedia non viene applicato sempre il buon senso. Il moderatore dovrebbe educare la comunità al fine di crescita del progetto enciclopedico cancellando le voci inventate, le informazioni che non hanno alcuna rilevanza, le informazioni palesemente errate e non verificabili ma non ciò che é facilmente provato facendo anche una semplice ricerca internet. Alcuni moderatori di Wikipedia si imbattono in dispute assurde con gli utenti solo perché viziati da una scarsa conoscenza delle cose su cui vanno ad operare (oppure da conflitti ideologici e di interesse nei casi più gravi) ma poi hanno ragione sempre loro perché con un colpo di clic ti puniscono. Il misero potere li rende grandi e lo sfoggiano entusiasti senza nemmeno rendersi conto della brutta figura rimediata dal non saper distinguere Umberto Eco da una patatina fritta. E guai se tenti di spiegar loro che c'é una differenza... *Ideatore e organizzatore di Fullcomics.

Autori e Anteprime

 

Intervista a Davide Caci: tutti i segreti del “Re Nero”!

Al palmarés di Fumetto d’Autore mancava Davide Caci, giovane saggista/tuttologo/consulente, che  da poco ha preso a lavorare in pianta  stabile per ReNoir, casa editrice poco considerata in giro, ma che offre pubblicazioni di ottimo livello. Il giovane Caci (che non è il titolo di un film), ha acconsentito a questa intervista, senza sapere in quale mani si stava cacciando. Ma ormai è troppo tardi per tirarsi indietro. Ecco a voi Davide “ReNoir” Caci! Pare di capire che tu abbia iniziato a collaborare con ReNoir in una veste di un certo peso. Visto che di ReNoir si parla poco in giro, malgrado un catalogo di tutto rispetto, puoi tracciare per Fumetto d’Autore, una panoramica sulla casa editrice e sulla sua filosofia editoriale? Premetto che hai colto nel segno. Di ReNoir (casa editrice nata a fine 2006) si parla pochissimo, nonostante una crescita costante, e un catalogo corposo, composto da titoli di alta (talvolta altissima) qualità. In tal senso, con il CEO Rosanna Brusco e l’art director Giovanni Ferrario, si è pensato di rafforzare molto la comunicazione, affidando a Davide Barzi – storico del fumetto, cartoonist, deus ex machina – l’incarico di occuparsi dell’ufficio stampa della casa editrice. Ciò detto, rispondo alla tua domanda: in poco più di tre anni di storia, la ReNoir ha portato avanti una strategia editoriale abbastanza definita, basata sul fumetto d’avventura, declinato con toni e intenti differenti (sorridere, riflettere, ricordare...). All’insegna della differenziazione, poi, stiamo sviluppando delle nuove collane: una dedicata al fumetto per ragazzi (quasi inesistente, in Italia) e una di libri per bambini. Il nostro catalogo è vario, non ci facciamo mancare nulla: fumetto americano, bande dessinée, produzioni italiane, manhwa e fumetto europeo. Se parliamo di filosofia editoriale, cito quanto scritto sul nostro sito web: siamo una casa editrice giovane ed entusiasta, con l'esigenza di una grande qualità. Questa esigenza si ripercuote su ogni nostra mossa: dalla scelta dei titoli alla lavorazione. In effetti, ciò che ho sempre apprezzato da lettore è la cura che si vede in ogni volume: non a caso, abbiamo svolto e svolgiamo lavori di service editoriale per alcune realtà importanti (cito, su tutte, la Mondadori). Veniamo  a te. Davide Caci. Chi sei, che  fai, che hai fatto, che farai, e soprattutto… perché lo fai? Chi sono? Risponderei “uno studente di giurisprudenza”, ma penso che solo un paio di persone capirebbero la battuta. Quindi dico che sono un giovane che ha voglia di fare, e che ha avuto la fortuna di riuscire a trasformare la propria passione in lavoro. Quando, nel 2005, ho iniziato a muovere i primi – timidi – passi nel mondo del fumetto (con la rivista Mondo Japan, e con la nascita di una splendida collaborazione con Carlo Chendi), ero veramente un ragazzino. Eppure, ho trovato persone (Chendi in primis) che hanno creduto in me, e mi hanno consentito di crescere (processo ben lungi dal terminare, comunque...). Questo è il mio principale stimolo per tentare di fare sempre meglio: ripagare chi ha riposto fiducia in me, e rispondere con i fatti a chi mi ha messo i bastoni tra le ruote. Oggi, oltre che Foreign Rights Manager e redattore presso ReNoir – attività che porta via il 99,9% del mio tempo – sono redattore presso l’agenzia di informazione giornalistica afNews di Gianfranco Goria, e collaboro con Scuola di Fumetto e Fumo di China, portando avanti, nei ritagli di tempo, la mia attività di saggista e sceneggiatore (più qualcosina di extra-fumettistico; e mettiamoci pure l’università, va’!). Fino a “ieri” (e talvolta càpita ancora oggi), ho collaborato come freelance con diversi editori – Planeta DeAgostini, Comma22, Coniglio Editore, Iacobelli Editore, Tunué, 001 Edizioni – in veste variabile di critico, traduttore, curatore editoriale, sceneggiatore. Sono stato tra i fondatori dell’Associazione Culturale Rapalloonia! (di cui ho ricoperto il ruolo di segretario fino a inizio 2010), e sono membro del comitato direttivo dell’Anonima Fumetti – Associazione Italiana Professionisti del Fumetto. Cosa farò? Continuerò a scrivere, nei ritagli di tempo: ho intenzione di proseguire la mia attività giornalistica/critica/saggistica, ma anche di scrittura creativa. A oggi ho firmato per altri tre saggi (e mezzo) e altri due fumetti, ma molto ancora si sta muovendo... Ho scritto anche due storie brevi (rispettivamente una e nove pagine), che saranno pubblicate su due riviste: una da libreria (per i disegni dell'eccellente Fabio Pochet) e una per l'edicola (la storia è stata realizzata con il mio geniale collega Ennio Bufi). Concludo la kilometrica (sic!) risposta: perché lo faccio? Ne ho appena parlato sul mio blog! :) Banale, semplice, ma vero: perché mi piace. Il fumetto è una mia grande passione, e sento che questo mondo – con tutti i suoi pregi e i suoi difetti – faccia per me. Molto ho imparato, molto ancora ho voglia di imparare... Al NapoliComicon 2010 abbiamo visto alcune novità molto interessanti allo stand Renoir. Puoi parlarci un poco dei progetti futuri 2010-2011 della casa editrice? Il leitmotiv del nostro lavoro degli ultimi mesi è «diversificazione». Stiamo lavorando per ampliare sempre di più i nostri confini. Al Salone Internazionale del Libro di Torino abbiamo portato, in anteprima, Il Risveglio dello Zelfiro, di Karim Friha: si tratta del primo libro di una collana dedicata ai ragazzi, cui faranno seguito alcuni titoli di scuola anglo-americana, francese e italiana. Per l'inizio del prossimo anno, arriveranno in libreria i primi libri di una collana per bambini che stiamo sviluppando (sarà composta da titoli stranieri e interessanti produzioni italiane). Stiamo proseguendo poi la collaborazione con i nostri partner storici, e portando avanti le serie iniziate, americane e francesi. Per le americane penso ad Atomic Robo (che, con il terzo volume, ha raggiunto livelli qualitativi altissimi), Courtney Crumrin (titolo opzionato dalla Dreamworks per un lungometraggio), The Damned e altri... Per i francesi, penso soprattutto ai titoli umoristici (Tony e Alberto, Root, e una nuova serie della Soleil) e al premio jeunesse ad Angoulême 2010, Lou!. Proprio in questi giorni stiamo riprendendo la pubblicazione dei fumetti orientali che, per una serie di vicissitudini, erano fermi da qualche tempo. Concludo con qualche titolo: visto che sui cataloghi ne abbiamo già parlato, ti posso dire che pubblicheremo un romanzo a fumetti che racconta le avventure di un giovane James Bond, una poetica rivisitazione di un classico, disegnata da un'artista coreana dai toni miyazakiani, e, per concludere, un romanzo a fumetti (in uscita a Novembre) molto toccante, dedicato a una tematica delicatissima: la violenza contro le donne. Nel 2011 in particolare dovrebbe essere pronto l'ultimo albo de La Gilda, di Oscar Martìn: dopo che Casterman ha abbandonato la produzione della serie (in un mercato ampio come quello francese c'è la tendenza, recentemente, a lasciare a metà serie non sufficientemente redditizie... un po' come per i telefilm statunitensi!) abbiamo deciso di onorare il patto con i lettori, e stiamo lavorando per la produzione del terzo volume, che sarà quindi «Made in ReNoir». In particolare per il settore “Italia”, avete in cantiere progetti di autori italiani, ristampe o material inedito? Assolutamente sì. Nel volgere lo sguardo all’estero, tentiamo sempre di non tralasciare l’Italia. Stiamo vagliando la possibilità di ristampare alcuni titoli storici italiani (con anche nomi di un certo peso), ma siamo comunque attivi anche da un punto di vista produttivo. Cito Le spade di vetro della bravissima Laura Zuccheri (che noi importiamo dalla Francia), e vado oltre. A Napoli abbiamo portato Le Tragifavole, disco a fumetti di Sergio Gerasi e della sua band, i 200 Bullets. A Lucca sarà pronto il numero due di Jonah Martini, in cui lo stesso Gerasi rimpiazzerà Alfio Buscaglia. Per Jonah vale lo stesso discorso della Gilda: l'editore francese si è tirato indietro, e noi siamo subentrati nella produzione del progetto. Stiamo inoltre proseguendo la collana «Profili» (per cui, a oggi, è stato pubblicato G&G, di Barzi e Gerasi): a gennaio sarà in libreria un volume di grande rilievo storico-sociale, disegnato da quello che mi sento di definire, senza timore di smentita, un talento raro e finissimo. Nel frattempo, stiamo portando avanti altri progetti di produzione italiana, sia di fumetto (a Lucca pubblicheremo un fumetto di Andrea Scoppetta, stiamo lavorando a Gli Sconfitti 2...) che di narrativa per bambini. Al momento, abbiamo in cantiere tre serie di libri per bambini, ed è probabile che presto se ne aggiungerà una quarta: è vero che nell'ottica della narrativa per bambini importeremo del materiale, ma vogliamo tentare di valorizzare il più possibile anche dei bravi autori italiani, dando loro fiducia, e tentando di portarli anche all'estero, tramite i nostri partner storici. Ultimo ma non ultimo (tornando sul tema fumetto), stiamo lavorando a un grande progetto che coinvolge una property italiana molto importante (penso a livello letterario e cinematografico). Purtroppo non mi posso sbilanciare di più, ma già a Settembre si inizierà a sapere qualcosa di più...   Perché un lettore dovrebbe acquistare un prodotto ReNoir? Cosa ha di così particolare da doversi far preferire rispetto alle altre 45.908 proposte che ogni mese arrivano sul mercato? Perché per noi il lettore è al primo posto. So che detto così può sembrare un esercizio di stile o uno slogan poco riuscito, ma... è la verità! Ogni nostro volume (dalla prima idea, fino a che non rimandiamo le ciano firmate in tipografia) viene pensato e lavorato tenendo ben presente chi è il lettore. Il lettore è al primo posto, e tutti, in redazione, lavoriamo con questa consapevolezza. Quando scegliamo un titolo, non ci orientiamo mai verso qualcosa in cui non crediamo al 100% solo «perché vende». Quando editiamo un libro, a volte le discussioni sull'utilizzo di un termine piuttosto che un altro durano delle ore.  Quando arrivano le prime copie, rischiamo ogni volta di entrare in stato di depressione post-partum. In realtà non succede mai, perché... stiamo già pensando al libro seguente! Questa cura particolare, di solito, viene apprezzata dal lettore. Personalmente, da lettore, ho molto apprezzato i titoli ReNoir, molto prima di iniziare la mia collaborazione. Che  parametri segue ReNoir per valutare eventuali proposte di autori italiani? O per scegliere un titolo estero? Cosa cercate, e perché un titolo magari non vi convince? La conditio sine qua non perché un titolo interessi la ReNoir è che... ci piaccia. Tolta di mezzo la tautologia, sicuramente teniamo sempre un occhio puntato sull’avventura. Un fumetto, per quanto ci riguarda, deve essere avventuroso, divertire, intrattenere, ma anche emozionare. Quando selezioniamo un titolo di produzione italiana – fermi restando i parametri di cui sopra – tentiamo di ragionare anche in ottica internazionale: in quanto agenti, tentiamo di divulgare le produzioni dei nostri autori anche in altri paesi d'Europa, che talvolta hanno tradizioni molto differenti dalle nostre. Ciò detto, siamo decisamente onnivori, e penso che il nostro catalogo lo dimostri: abbiamo fumetti molto differenti tra loro.   Cosa pensi  della situazione attuale del mercato? Ha ancora senso pubblicare fumetti? Può essere un modo per guadagnarsi da vivere, o è solo un qualcosa che soddisfa esigenze culturali ma non incide sul reddito di chi lo fa? Che il mercato vada male penso sia chiaro a tutti. E non stanno soffrendo soltanto gli editori medio-piccoli e piccoli, ma anche i grandi gruppi (talvolta per scelte sbagliate, a onor del vero). Potremmo parlare della situazione italiana in cui il fumetto viene sempre e comunque considerato un mezzo di comunicazione secondario, ma non sono così sicuro che c'entri qualcosa, e soprattutto non sono così sicuro che sia utile e costruttivo: in Italia si legge pochissimo in generale, quindi non dovrebbe stupire che questa situazione coinvolga anche i fumetti. D'altra parte, sono dell'idea che la progressiva diminuzione del fumetto per bambini e ragazzi sia parte del problema: se non si formano i giovani (e giovanissimi) lettori, come si può sperare che questi, una volta adulti, diventino dei lettori? In generale, noi facciamo spesso e volentieri facciamo paragoni con la Francia, vista come una sorta di El Dorado. Effettivamente è così, ma sono sicuro che se riuscissimo a staccarci per un secondo dal mito francese (è vero: Oltralpe la situazione è decisamente migliore), riusciremmo a portare avanti analisi più lucide, fredde, e quindi efficaci. Anche perché la situazione odierna – migliore e molto diversa – è andata formandosi negli ultimi cinquant'anni o più. Mentre in Italia il fumetto andava verso le edicole (seguendo una direzione assolutamente popolare), in Francia si muoveva verso le librerie... Nonostante tutto, comunque, penso che abbia ancora senso pubblicare fumetti, ovviamente. Anzi, penso che noi operatori del settore siamo i primi a dover fare qualcosa. Ho l'impressione che oggi il fumetto trovi più spazio di una volta nell'immaginario collettivo (e nei media), ma che l'immagine risultante sia un po' distorta. Secondo il mio modesto parere, il lettore occasionale (non il nerd incallito o l'appassionato) vede il fumetto come un mondo polarizzato: da un lato, il fumetto popolare – espressione da leggersi quasi con spregio – da edicola (Bonelli, Disney, Supereroi); dall'altra il fumetto d'Autore – con la “A” maiuscola –, da Gipi in giù. Purtroppo, manca il restante 80% del mercato, che è quello che, anche da un punto di vista economico, sta avendo più problemi... Sono dell’idea che oggi si possa ancora vivere di fumetto, tenendo sempre presente che in Italia chi lavora nella cultura è, di solito, sottovalutato (e sottopagato), a prescindere dal fumetto. La nascita e la proliferazione di microeditori che dimostrano il contrario (con incassi quasi nulli e, conseguentemente, pagamenti a zero per i collaboratori) è, a mio avviso, un problema. Certo, un piccolissimo editore è utile a un giovane, che voglia farsi conoscere. Ma, a conti fatti, non penso che quello sia un futuro plausibile per l'editoria, anzi... Non dico che debbano esistere solo i grandi gruppi (tutt'altro...), ma spesso e volentieri le dimensioni di un editore di fumetti – almeno, in Italia, basandomi sulla mia personale esperienza – sono direttamente proporzionali alla serietà e alla professionalità delle persone che dirigono la baracca. L’Italia è il paese in cui due persone fanno un partito, e questo ragionamento si applica anche all'editoria, specie se a fumetti. Sono dell'idea che presto, molto presto, spariranno dalla scena molti micro-attori, e sinceramente ne sono lieto. Sono convinto che il mercato premierà quegli editori che, pur tirando parzialmente i remi in barca, hanno continuato a mettersi in gioco.   Sappiamo che sei un grande appassionato di animazione. Quali sono i migliori tre film di animazione mai prodotti (2D o 3D è lo stesso)? E le migliori tre serie di animazione? R: Accidenti, che domanda difficile! La mia è una risposta da appassionato, come dici, quindi tiene conto dei miei personali gusti, non di giudizi tecnici. Per i film, dico Up o Ratatouille (ex aequo, ma con una lieve preferenza verso la creatura di Brad Bird, per cui nutro una stima immensa), Biancaneve e i sette nani, Il Castello errante di Howl, con una menzione speciale per i film animati di Asterix (su tutti Le dodici fatiche). Per le serie animate, non c'è storia: su tutte, The Simpsons. Se escludiamo le ultime stagioni (che, a mio avviso, risentono della mancanza di aria fresca tra gli autori, che riescono ancora a far ridere tramite gag, ma non a dare un respiro più ampio alla narrazione), sono la serie animata più geniale di sempre. Non a caso si sono aggiudicati una serie di riconoscimenti. Non ultimo: Homer Simpson è considerato il personaggio più celebre negli Stati Uniti degli ultimi vent'anni... Partendo dal presupposto che sono un grandissimo consumatore di sit-com animate americane (non a caso, l'argomento del mio primo saggio; ho tenuto anche alcune conferenze e lezioni sull'argomento, insieme all'amico e collega Giorgio Salati)... Per i titoli di altre due serie animate, a bruciapelo, direi: American Dad (coglie alla perfezione con ironia e intelligenza il clima post-9/11) e Batman: the Animated Serie (che non eccelle forse da un punto di vista delle sceneggiature, ma... Quando hai Bruce Timm a curare il chara-design, diventa una questione trascurabile), con una menzione speciale per l'anime Death Note e per la francese Lou! (con ReNoir abbiamo portato il fumetto in Italia... Chissà se arriverà mai anche la serie animata?).   Ultima domanda. Il palcoscenico  è tutto per te. Che messaggio vuoi lasciare a chi  ci sta leggendo? Argh! Niente di più facile? ;-) Non lo so, il “foglio bianco” senza una traccia è troppo impegnativo. Ringrazio te, Alessandro, per avermi intervistato: è emozionante, per una volta, essere dall'altro lato del “microfono”! Se proprio devo dire qualcosa, dico che nonostante tutto – stress, periodi impegnativi, scadenze... – mi sento un privilegiato: riesco a vivere del lavoro che mi piace, e, contestualmente, a crescere. Penso che la mia situazione possa essere un input per tutti quei giovani che vogliono lavorare nel mondo del fumetto, come autori e non: io sono arrivato a questo punto all'età di vent'anni (con quasi cinque anni di esperienza alle spalle), e per “fare esperienza” ho accettato compromessi, senza mettere però mai in gioco la mia dignità. Ho lavorato con impegno e tanta, tanta perseveranza, senza farmi demoralizzare dalle porte sbattute in faccia o dalle fatture non pagate. Il sistema ha molti problemi, ma se si vuole fare qualcosa, e ci si impegna per farlo, di solito si riesce, senza essere dei geni o dei grandissimi talenti (non sono né l'uno né l'altro, quindi)... E penso che questo sia il messaggio più interessante che possa far passare a quei lettori che vorrebbero entrare, come operatori, nel mondo del fumetto. Ovviamente ritengo questa esperienza in ReNoir e la mia attuale situazione a livello di autore come un semplicissimo punto di partenza: un gradino più in alto rispetto allo scorso anno, ma assolutamente non un arrivo. Sono consapevole dei miei mezzi, ma, allo stesso modo, so di avere tantissimo ancora da imparare. E ho voglia di mettermi in gioco, in sfide sempre più grandi... Concludo salutando tutti gli amici e lettori di Fumetto d’Autore! So long...

Reportage

 

Jaime Rodriguez: todo mi Planeta

Ebbene sì. Ci siamo detti “Ma come mai si parla tanto di Planeta, di Alastor, di  Magic, di casini vari, e non si va direttamente alla fnte, per chiedere alla  PLANETA cosa stia succedendo?”, e così, detto fatto, ecco l’intervista a Jaime  Rodriguez, direttore editoriale di Planeta De Agostini, che ringraziamo per la gentilezza e la  disponibilità. Alastor, le edicole, le librerie, prodotti francesi, nuove iniziative editoriali, archivi, legine, e molte altre cose. Tutto questo,  e molto altro, in un’intervista esclusiva per Fumetto d’Autore, il sito più amato/odiato ad ovest del Pecos.   Il fumetto in Spagna Com’è la situazione del fumetto in Spagna ora? Risposta originale: Recesion has also affected the comic market in Spain, though it’s not true it’s a big as some declare. Sales are about in the same point they used to be in 2009. My feeling is the changes in the market are due more to a natural process (selection of the reader) than to recesion. That said, it’s true some companies are facing financial trouble. Traduzione: La crisi ha colpito anche  il mercato del fumetto in spagna, anche se non tanto quanto dicono alcuni. Le vendite sono più o meno sugli stessi livelli del 2009. La mia  sensazione è che i cambiamenti nel mercato siano dovuti più a un processo naturale (lil ricambio dei lettori) che alla crisi in sé. Detto questo è vero che alcune case editrici siano in difficoltà. E' vero che il mercato del fumetto in spagna è in crisi? Come se ne può uscire? See above. Vedi la risposta alla domanda precedente. Quali sono i fumetti di autori spagnoli che dovremmo leggere in italia? Spanish production is big but we lack good writers. That has been one of Spanish biggest problems when coming to comics. From the most recent titles, I could advise to read Endurance, for instance. La produzione spagnola è vasta, ma ci mancano bravi sceneggiatori. Questo è sempre stato uno dei maggiori problemi in Spagna, parlando dei fumetti. Tra i titoli più recenti suggerisco di provare Endurance.   Come mai la Planeta non pubblica materiale sudamericano di lingua spagnola? We have, but not in Italy. Most of the good titles where already taken, and Eura/Aurea seems to have some kind of monopoly there. Li pubblichiamo, ma non in Italia. Molti dei titoli migliori sono già proprietà di altri editori, e sembra che Eura/Aurea abbia una sorta di monopolio.   Sono previste versioni italiane di fumetti spagnoli, classici o novità? Not for a while. Al momento no   Planeta/De Agostini e DC Comics: gli inizi Sei anni fa la Planeta acquisì i diritti della DC Comics anche per l’Italia. Perché lo fece? È vero che la Panini provò fino all’ultimo a prendere lei i diritti DC Comics per l’Italia? I can only answer for Planeta. At the moment, Planeta DeAgostini Comics was expanding its horizons, in order to become a global player. Since the company is half-Italian, it seemed only natural to begin with Italy. Also it’s a good market and one of the more similars to the Spanish one. Posso  rispondere solo per la Planeta. In quel preciso momento storico Planeta DeAgostini comics stava espandendo i suoi orizzonti, per diventare un editore su scala sovranazionale. Dato che la compagna è per metà italiana, ci parve cosa naturale iniziare con l’Itlaia. Inoltre è un buon mercato, e uno dei più simili a quello spagnolo.   Ci sono state molte critiche per i primi prodotti Planeta, sia come traduzioni, che come stampa. Cosa era successo? La situazione è migliorata? We did a lousy job at the beginning. We used Italian translators living in Spain for the translations and we soon discovered they were not good enough. We instantly changad to Italian residing translators through a translation service especialized in comics. Al’inizio facemmo un pessimo lavoro. Usammo traduttori italiani, che vivevano in spagna, per le traduzioni, ma ci accorgemmo presto che  non erano all’altezza. Subito decidemmo  di  impiegare traduttori residenti  in italia, attraverso un servizio di traduzioni, specializzato in fumetti.   La Planeta ha infranto molti “pregiudizi” editoriali. Ad esempio 52, pubblicato in albi singoli, o gli Showcase, pubblicati anche in Italiano. O ancora la ristampa di storie dei primi anni ’80. Come ha reagito il mercato italiano a queste innovazioni? We felt that Italian market was stuck in old publishing formulae. It’s true that it’s quite a conventional market in that sense, but as editors (not just publishers) it’s our duty to explore and propose new ways of presenting titles, as well as more risky titles. The results, of course, have been varíated. Basically, readers want good, interesting contents and they can easily go beyond appearance. Avemmo l’impressione che il mercato del fumetto italiano fosse bloccato in vecchie formule editoriali. È vero che in un certo senso è un mercato molto convenzionale, ma come editori è nostro dovere esplorare, e proporre, nuovi modi di presentare i titoli, ed anche rischiare su titoli più difficili. Ovviamente i risultati sono stati molto diversi. In sostanza i lettori vogliono contenuti  validi,  interessanti, e vanno  facilmente al di là delle apparenze.   Perché la Planeta non ha mai voluto creare una redazione italiana? Quali sono le logiche aziendali, dietro questa decisione? It has been a company decision. È stata una decisione aziendale. Planeta/De Agostini e DC Comics: ora   Planeta e DC Comics hanno rinnovato il contratto. Puoi dirci cosa significa? La planeta avrà i diritti sul materiala DC Comics per altri 5 anni, ossia fino al 2014, o è solo una estensione di un anno del vecchio contratto, come ha detto qualcuno? The contract has been extended for a maximum period of 5 years, but remember: it was still active in Italy for a while. Il contratto è stato esteso per un periodo massimo di 5 anni, ma ricordati: era stato attivo in italia ancora per un certo tempo.   Come mai ci sono dei forti ritardi nelle uscite degli albi planeta/DC Comics? Di chi è la responsabilità? È solo un aggiustamento del percorso, o un segno negativo? There have been many changes in the company management that have affected all the processes. It should be temporary. Ci sono stati molti cambiamenti nel management della compagnia, che hanno influenzato negativamente tutto il processo produttivo. Dovrebbe però essere una cosa temporanea.   Dopo Batman La Leggenda, ci saranno altre iniziative per le edicole, legate ai personaggi DC Comics? Yes, we are working in different projects, though the kiosc is not the main channel in Italy anymore. Sì. Stiamo lavorando su vari progetti, anche  se le edicole non sono più il principale canale di vendita  in Italia.   Che programmi ci sono per Brightest Day? It’s a bit early to talk about that, I’m afraid. Temo sia troppo  presto per parlarne.   Riprenderete la pubblicazione della Legione dei Super Eroi? For the moment being, no. Al momento no.   Ci sono altri Omnibus previsti, oltre a quelli dedicati alla Morte di Superman, e alla JLA di Morrison? Yes, we definitely want to explore more this format of publishing, since bookstores are one of the growing markets right now. Assolutamente  sì. Vogliamo  esprorare  più a fondo questo tipo di formato, dato che  al momento le librerie di varia sono uno dei mercati in espansione.   Pubblicherete altro materiale degli anni ’70 e ’80? Yes, but not much, we need to be careful when selecting clasic titles since not everybody likes them. Sì, ma non molto. Dobbiamo stare molto attenti nel selezionare titoli classici, perché non a tutti piacciono.   Pubblicherete volumi tratti dalla collana Archives? I don’t think so. Non credo. Pubblicherete materiale Vertigo ancora inedito, come The Unseen Hand? We are always looking at Vertigo’s back catalogue. The Unseen Hand might not be the best example for us, but there are classic Vertigo titles in our future list. Teniamo  sempre presente il catalogo della Vertigo, anche per i titoli già pubblicati. The Unseen Hand non è magari l’esempio migliore, ma nei progetti futuri ci sono altri classici Vertigo. Planeta/De agostini e il mercato italiano   Come sono i rapporti di Planeta/De Agostini con Alastor, il distributore esclusivo di Planeta per le fumetterie? Good. Ottimi.   Che risultati ha dato l’ingresso nelle librerie (che sono diverse dalle fumetterie)? It’s a very good channel. Somehow, there is a feeling that this channel will eventually substitute the kioscl. È un  ottimo canale di vendite. In un certo senso abbiamo la sensazione che alla fine sostituirà le edicole.   Harry Moon resterà l’unico progetto italiano prodotto direttamente dalla Planeta? For the moment being, and waiting for results, yes. Per il momento, e aspettanone i risultati, sì.   Planeta/De Agostini e altri fumetti Come vanno i prodotti francesi? Il pubblico italiano risponde? Normally, not very well. It’s a very reduced public, except for certain titles (Hermann, for one). Di solito non molto bene. È un pubblico molto di nicchia, tranne alcuni titoli (Hermann, ad esempio)   Altri fumetti americani, non-DC Comics? For concrete publishing plans, please, address the editors. Per i piani editoriali, dovete contattare gli  editor.

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Recensioni

 

The Lone Ranger vol. 1 e 2

La Planeta DeAgostini porta in Italia, finora con due volumi, i fumetti del Lone Ranger, il leggendario Ranger Solitario. In originale pubblicati dall'editore americano Dynamite, che ha in catalogo comics ispirati a serie TV e film di successo, possiamo leggere, ripartiti appunto in due volumi, i primi 11 episodi della serie del cavaliere solitario mascherato e del suo fido aiutante, l'indiano Tonto. Creato nel 1933 per la radio da George W. Trendle e Fran Striker, il Lone Ranger, a partire i suoi 2956 episodi radiofonici, ha attraversato i decenni e tutti le incarnazioni mediatiche possibili, sino ad oggi. Anzi, sino al 2006 quando grazie allo sceneggiatore  Brett Mattews (Buffy, Firefly e vari personaggi Marvel) e al disegnatore Sergio Cariello (Green Lantern, Flash e tantissimi altri personaggi DC) ricomincia l'avventura a fumetti del ranger mascherato che cavalca per il vecchio west con il suo stallone bianco al grido di "Hi Yo, Silver!". Matthews riscrive le origini del personaggio e lo fa eliminando alcuni elementi tradizionali. John Reid è un ranger  del Texas e lavora in squadra con suo fratello e suo padre, quando i suoi compagni e parenti vengono trucidati in un agguato. John viene salvato dal misterioso indiano Tonto. Da quel momento inizia per John Reid la vita del fantasma e la ricerca della vendetta. Dietro una maschera nera diverrà l'incarnazione della giustizia, il leggendario Lone Ranger che lascia una pallottola d'argento ovunque passi, come monito per i malvagi. Lo sceneggiatore Matthews lavora soprattutto sull'inesperienza del Ranger Solitario alle prime armi e sul personaggio di Tonto, che sfrondato dall'avere conosciuto John quando erano ragazzi, come viene raccontato nel lungo serial radiotelevisivo, diventa un personaggio misterioso che non solo avrà compiti maieutici nella trasformazione di Reid nel vendicatore mascherato. ma di questo ne diventerà il vero controaltare anche in termini di modi di fare. Il Lone Ranger metterà da subito in pratica, da uomo di legge per vocazione familiare, un rigido codice d'onore secondo cui l'omicidio, anche quello per vendetta, non gli è consentito e i criminali vanno assicurati sempre e comunque alla giustizia per avere un giusto processo. Non sempre Tonto si troverà sulla stessa linea di pensiero ma il rapporto tra i due diventerà la forza di una coppia che inizia a spargere la propria leggenda per il Texas prima e per l'intero West dopo. I testi della serie a volte hanno delle cadute di ritmo e i disegni di Cariello in certe occasioni non sono sufficentemente espressivi per come ci si aspetterebbe da un autore del suo calibro, ma quando il nostro eroe mascherato si muove nella penombra o al tramonto, ecco che il Lone Ranger che ha incollato milioni di telespettatori alla radio e alla TV riprende la sua mitologica grandezza. Le copertine di Cassaday sono molto evocative ma i soggetti sono spesso ripetitivi. Un personaggio che va "recuperato" e riscoperto, non solo per essere stato sicura fonte di ispirazione per il Batman di Bob Kane e Bill FInger, ma perchè senza il Lone Ranger sarebbe mancato un pezzo importante del mito del selvaggio west nell'immaginario collettivo, anche quello lontano dal sogno americano. Di qualità le edizioni dei due volumi, con prezzi nello standard a cui ci ha abituato Planeta qui in Italia. Titolo: The Lone Ranger Vol. 1 e 2 Testi: Brett Matthews Disegni: Sergio Cariello, Paul Pope, John Cassaday Editore: Planeta DeAgostini Pagine: 146 e 124 pagine a colori Prezzo: € 11,95 e 12,95

 

Pinkerton S.A. #02

di Vittorio “Skull” Fabi Mmmm... il secondo appuntamento con il nuovo eroe di Andrea Aromatico si conferma una lettura interessante: devo ammettere tuttavia che l'ho trovato un pò inferiore al primo numero. La vicenda mi è sembrata procedere in maniera piuttosto sconnessa, con continui cambi di location e di passo narrativo non troppo armonizzati tra loro. Quasi tutti personaggi, per non dire tutti, si comportano sopra le righe come se fossero perennemente su di giri o mezzi ubriachi: e se l'atteggiamento è perfetto quando si tratta di un gruppo di compagnoni pieni di birra in procinto di partire per una battuta di caccia, è strano vederlo tra i militari di una segretissima base governativa o addirittura tra il personale scientifico della medesima installazione. In più abbiamo una creatura, fuggita dalla base di cui sopra e presumibilmente creata o quantomeno studiata in loco, che presenta una gamma di poteri decisamente bizzarra: alle usuali componenti "bestiali" tipiche dei mostri da laboratorio (zanne, artigli, forza sovraumana) già visti in una pletora di film e telefilm si uniscono una capacità mutaforma tipicamente "aliena" e addirittura una modalità "sciame", ovvero la possibilità di scindersi in milioni di insetti per infettare i malcapitati in zona; un pò tanto, per non dire troppo, come avversario per un detective sovrappeso e fuori esercizio e per uno sceriffo indiano abituato a mettere dentro gli ubriaconi del sabato sera. Nulla da dire sui disegni di Alessandro Pastrovicchio, chiaramente ispirati al compianto Jorge Zaffino almeno nei primissimi piani: forse l’unico appunto anche in questo caso è una certa  discontinuità di accuratezza nel procedere dell’albo, soprattutto nei campi lunghi e nelle scene di gruppo. Insomma dopo un esordio che personalmente ho trovato accattivante sia nel disilluso protagonista che nell’impostazione assolutamente realistica dei dialoghi, un secondo numero di approfondimento -della caratterizzazione della trama vera e propria- che lascia qualche dubbio qua e la. Vedremo come proseguirà la serie: quantomeno la curiosità di vedere come si evolverà la storia è sempre alta. Titolo: Pinkerton S.A. # 02 - Terra di Confine Testi: Andrea Aromatico Disegni: Alessandro Pastrovicchio Editore: Star Comics Pagine: 96 pagine b/n Prezzo: € 2,70

 

Valter Buio #05

Questo quinto numero di Valter Buio è per il sottoscritto quello che lo consacra tra i migliori prodotti del fumetto popolare italiano degli ultimi anni, dopo il già notevole esordio e un coraggioso e convincente quarto episodio dedicato alla triste pagina della nostra storia che va sotto il nome di Anni di Piombo. Una sceneggiatura di gran razza, quella di “Buona notte e buona fortuna”, sicuramente ispirata a film come “Tutto in una notte” o all’episodio di Dyland Dog “Dopo la mezzanotte”, ma nello stesso tempo caratterizzata da un cammino, come lo chiama Valter, del tutto originale. Un cammino che è un percorso di vita, una riflessione sul passato, sulla fede, sulla morte, sulla solitudine  e sull’amore, il tutto gestito in maniera tutt’altro che banale o stereotipata e pervaso da un’ironia magistrale e assolutamente deliziosa. E mentre i vari pezzi della storia si incastrano alla perfezione sotto i nostri occhi mentre scorrono le pagine, in un susseguirsi di situazioni buffe, malinconiche e tragiche, finalmente Valter Buio si libera dalle pastoie di “Dylan Dog all’italiana” per rivelarsi un personaggio vero, con un suo background fatto di caratteristiche assolutamente peculiari e accattivanti: stavolta è lo psicanalista ad essere psicanalizzato dagli eventi della folle nottata e dall’acuta sensibilità (e dal pesante sarcasmo) della sua insolita cliente. A mio avviso dunque la migliore prova finora, su una testata di tipo “bonelliano”, di Alessandro Bilotta, qui coadiuvato dalle pregevoli matite e dalle azzeccate atmosfere notturne di Francesco Bonanno:  e un anno, questo 2010, che tra la fine dell’eccezionale e fin troppo sottovalutato romanzo grafico “La Dottrina” e l’inizio di Valter Buio si conferma sempre più come il “suo” anno. Titolo: Valter Buio n. 5 - Buona notte e buona fortuna Testi: Alessandro Bilotta Disegni: Francesco Bonanno Editore: Star Comics Pagine: 96 pagine b/n Prezzo: € 2,70 QUI abbiamo parlato di Valter Buio numero 1

 

A Skeleton story

di Francesco Murrone Un'incantevole favola dark a base di pallottole, sentimenti e scheletri, firmata Rak & Scop. Will Musil è un poliziotto dell'altro mondo onesto e affabile; la sua non-vita scorre tranquilla, sommersa nei ricordi di una precedente esistenza piena di rimorsi, altalenante fra tante piccole nevrosi quotidiane. L'elemento destabilizzante per il regno della “Vecchia Signora” è l'arrivo improvviso di una vivissima bambina. Will riceve l'ingrato compito di occuparsi di questa anomalia, ma la sua coscienza non può permettergli in alcun modo di agire a discapito di un esserino il cui destino è ancora tutto da scrivere. Accompagnato nella sua disavventura dal fedele Ciccio, dagli amichevoli furfanti dell'allegra banda di Silver Frog e braccato dai suoi stessi colleghi, il nostro poliziotto tutt'ossa si aggirerà nella terra dei ricordi, sfidando i suoi fantasmi e distruggendo il confine sottile che separa sogno e realtà. Classe 1977, Alessandro Rack e Andrea Scopetta sono due nomi noti nel mondo dell'animazione e del fumetto. Dopo storie come Ark e Zero or One, nel 2007 i due artisti partenopei approdano alle GGstudio edizioni. Suddivisa in quattro tomi, A skeleton story è una favola elegante e dinamica al contempo, ricca di spunti, posizionata su un crocevia di generi. L'influenza della narrazione alla Tim Burton è evidente: personaggi da film horror come scheletri, zombie o la personificazione della morte stessa, vengono contestualizzati in uno scenario che del poliziesco ha più che altro il pretesto ed incarnano stereotipi che spiegano bene i moti e le emozioni più profonde dell'animo umano. Pur essendo dei non morti i protagonisti dimostrano un'umanità ed una tridimensionalità emotiva incredibile; il risultato di una caratterizzazione di questo genere è un racconto corale in cui le prese di coscienza di ogni character conferiscono maggiore profondità empatica all'intero racconto. Il disegno è semplice e giocoso, animato da colori sfavillanti giustapposti per una resa cromatica ottimale per la narrazione delle scene, da quelle più malinconiche a quelle d'azione. Purtroppo l'unico inghippo sta nel passaggio a volte un po' troppo repentino da una situazione ad un'altra con l'inconveniente di dover costringere il lettore a cambiare attivamente la propria chiave di lettura a seconda dello scenario presentato. L'opera di Rak & Scop è adatta agli amanti della grafica delle produzioni Disney dell'ultimo decennio, come Monster Allergy ad esempio, o alcuni recenti lavori del grande Giorgio Cavazzano; in più strizza l'occhio agli appassionati del genere dark d'un certo tipo, quello che sa quando prendersi sul serio e quando no, lo stesso, per intenderci, che fu reso così bene in musica da gruppi come i Cure in pezzi del calibro di In Between Days o Boys don't cry.   Titolo: A Skeleton story (tomi 1-2-3-4) Soggetto e sceneggiatura: Alessandro Rak Disegni e colorazione: Alessandro Rak e Andrea Scopetta Editore: GGstudio Pagine: 48 pagine cad. brossurato a colori Prezzo: € 5,90 cad.

 

Baldios, The Movie

di Isotta Maini* Una delle serie robotiche più (immeritatamente) sfortunate della storia dell'animazione giapponese, sorte questa che non è riuscita a riscattarsi nemmeno in Italia. Baldios - L'invincibile guerriero dello spazio (Uchu Senshi Baldios - Ashi Productions) venne trasmessa per la prima volta in Giappone nel 1980, ma gli esiti in termini di audience furono disastrosi: schiacciato tra Rocky Joe e Lupin III, Baldios arrivò addirittura ad avere l'1% di share televisivo e l'emittente televisiva fu costretta a piazzarlo alle sette del mattino, di domenica. Alla fine gli sponsor furono così insoddisfatti dagli esiti in termini commerciali e di ascolto della serie da volerne l'interruzione all'episodio 31, quando gli ultimi sette erano in cantiere e gli episodi 33 e 34 erano stati ormai doppiati. Solo nel dicembre del 1981, dietro la grande insistenza dei fans e delle riviste di animazione, che consideravano Baldios un capolavoro, le ultime puntate della serie animata vennero trasmesse e sempre nello stesso anno venne realizzato da Toei Animation un film per il grande schermo in cui, dopo un riassunto di dubbia qualità dell'intero anime, venne finalmente fatto vedere il finale. In Italia Baldios arrivò invece nel 1982, trasmesso da varie reti locali a cui poi seguirono poche e sporadiche repliche. Fino al 2000, l'anno in cui la Yamato decise di pubblicarlo in VHS, l'unico modo che i fans avevano di vedere Baldios era passarsi le copie fatte con i videoregistratori del 1982. La trama: Il pianeta S-1 è un pianeta bruciato dalle radiazioni a causa delle continue attività militari e ormai la sopravvivenza della popolazione è impossibile. Da una parte i militari, comandati da Gattler, vorrebbero partire alla conquista di un altro pianeta, dall'altra parte gli scienziati, guidati da Reigan e dal figlio Marin si oppongono alla distruzione di un altro pianeta e puntano alla creazione di tecnologie che potrebbero risanare il pianeta. Gattler però ordisce un complotto: uccide l'imperatore di S-1 e si arroga ogni potere facendo cadere la colpa su Reigan, che muore nella fuga, e su Marin, che colpisce a morte per difendersi il fratello di Aphrodia. Questa, acceccata dalla rabbia, decide di unirsi al progetto di conquista di Gattler, il quale la nomina generale delle forze armate, e giura di vendicare la morte del fratello con il sangue di Marin. L'armata di S-1, Aldebaran, parte e Marin con la sua navicella, il Pulser Burn, cerca di inseguirli per fermare quest'ennesimo scempio, ma a causa di una distorsione temporale li perde e si risveglia sulla Terra del ventiduesimo secolo, proprio mentre il nostro pianeta è sotto l'attacco di Gattler. Dopo l'iniziale diffidenza a causa delle sue infauste origini, Marin entrerà a far parte dei Blue Fixer, la squadra di piloti incaricata di fermare l'avanzata dell'Aldebaran: il Pulser Burn infatti è l'unica speranza per la Terra perchè grazie alla sua tecnologia ancora sconosciuta dai terrestri, unendosi con le altre navicelle dei Blue Fixer (il Baldiprize e il Cater Renger), fa i modo che si possa formare  Baldios, un robot capace di navigare nel sub spazio e sconfiggere le armate di S-1. Marin non ci pensa su un minuto a votarsi alla causa terrestre e a mettersi contro i suoi vecchi compagni intenzionati a distruggere questo pianeta che tanto somiglia a S-1 prima che venisse rovinata dall'inquinamento.Ma il destino sembra legarlo al comandante delle forze spaciali di S-1, la bellissima Aphrodia.E un atroce paradosso rivela alla razza umana la sua eterna condanna. In Baldios ci sono dei forti elementi di rottura con il genere dei Super Robots: innanzitutto il fulcro delle singole puntate non è il robot, che non è invincibile e anzi in alcuni momenti è anche una presenza marginale ai fini della trama. Lo scopo fondamentale della trama imbastita dal creatore Yoshiaki Sohara è quello di mandare un messaggio ecologista e di mostrare come non si può fuggire dalle proprie responsabilità.Gli scenari politici sono ben delineati. Al centro del racconto c'è il rapporto di amore-odio tra protagonista (Marin) e antagonista (Aphrodia). I personaggi, attraverso approfondimenti che ne narrano la vita precedente alla saga, sono tridimensionali. Temi come il razzismo (Marin non viene accolto a braccia aperte quando arriva sulla Terra e fatica, soffrendo per questo, a farsi accettare dalla squadra dei Blue Fixer cui combatterà fianco a fianco ma di cui non diverrà mai il leader) e la violenza su donne e minori sono affrontati in maniera adulta. Questi elementi avvicinano l'anime al genere sci-fi di ultima generazione.Il film sopperisce a molte delle mancanze riscontrabili nella serie.Il doppiaggio, che nella serie è a dir poco disastroso, viene completamente rifatto, dando a Marin e Tsukikage (Bannister nella versione italiana, ovvero il comandante della base Blue Fixer) delle voci adatte ai personaggi.Molte delle scene sono state completamente ridisegnate per dare al film quell'uniformità di tratto, che nella serie è assente.Inoltre i mostri nemici avversari del Baldios , quasi ridicoli nella serie, praticamente non compaiono nel lungometraggio e vengono tagliati altri particolari che hanno fatto sorridere chi ha visto la serie, come la plancia "volante" di Bannister.Il finale, inoltre, che nella serie manca del tutto, vale l'intero film per il paradosso temporale che regala molte riflessioni e la conclusione estremamente drammatica e rivelatrice, ma mai stucchevole. Questi elementi rendono il film davvero gradevole da vedere, anche per un pubblico adulto.In conclusione, una piccola sorpresa che compare alla fine del film, dopo i titoli di coda e sull'onda della bellissima e struggente sigla di chiusura: Messaggio dell'amore (testo: Chiho Shimada)Prova a ricordarti in un'epoca remotaquando noi non eravamo che scimmiepotevamo capirci senza parlaresul nostro pianeta madresotto la superficie distruttaanche ora a centinaia di migliaiagli innamorati morti riposano in pacein un unico attimo nel corso del tempo infinitoci siamo incontratiche miracolo fortunato!Se mai è esistito un Big Bangall'origine noi saremo staticertamente un'unica cosae se l'universo tornerà a contrarsichiunque, per quanto odioso,o bello, eterno, inifinito,e tutti quelli che abbiamo amatotutti torneremo e restermo unitipoichè non possiamo fare a menodi amaretu sei una parte di mecome ogni creatura dell'universo.La Fine Una ricca galleria immagini potete trovarla qui: http://gonagai.forumfree.it/?t=48623790 Yamato VideoDurata: 118'Audio: Italiano, Giapponese, sottotitoli in ItalianoPrezzo: 12 euro *in collaborazione con Go Nagai Net

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