Fumetto d'Autore

www.fumettodautore.com | Il Magazine della Nona Arte e dintorni | ISSN: 2037-6650 | Direttore: Alessandro Bottero

Sab04022012

Aggiornato alle:08:14:43

Recensioni

 

DON DRACULA

DON DRACULA Difficile definire un fumetto del genere. Questo perché tutto sta nella prospettiva da cui lo si vuole considerare. Intanto c’è da dire che l’autore l’ha disegnato intorno al 1979: capite che chi è abituato ai disegni di quest’ultimo decennio lo troverà graficamente povero, scarno e approssimativo. Intendiamoci, stiamo comunque parlando di un artista di fama mondiale (all’epoca è stato un pioniere nel disegnare personaggi e scene fuori dai canoni classici) ed è comprensibile che di più non poteva fare dato i mezzi tecnici che possedeva a quei tempi. Non da meno, al lettore che cerca serietà e drammaticità può risultare discutibile l’atmosfera goliardica e divertente dell’intera serie, mostrata oltre attraverso la storia anche dalle figure deformed, dalle posizioni innaturali e dai personaggi ridicoli. Le storie, pur avendo dei piccoli momenti drammatici e paurosi, sono straripanti di situazioni e gag comiche, soft quanto basta da mantenere l’atmosfera generale ad un livello di sana leggerezza e spensieratezza. Anche la trama è sulla stessa riga: innanzitutto il fumetto è diviso in tanti capitoli auto-conclusivi: non c’è un vero e proprio filone o continuity ma ogni storia può essere letta separatamente dalle altre. Merito dell’autore che ogni volta e in modi diversi presenta i due protagonisti: Don Dracula (il classico padre apprensivo, testardo, protettivo e vendicativo quando gli si tocca la figlia) e Chocolat (una bambina dispettosa, testarda al pari del padre e coraggiosa quanto basta per mettersi nei guai). Sono due vampiri ma più che spaventare fanno ridere; la loro condizione li proietta in situazioni sia soprannaturali che quotidiane e il loro essere vampiri è solo un pretesto per mostrare quanto in realtà siamo emotivamente umani, con i pro e contro che ne consegue. I loro caratteri forti e il loro rapporto conflittuale porta i due protagonisti a vivere avventure divertenti ed inaspettate, con un lieto fine che chiude egregiamente l’episodio. I due si circondano di co-protagonisti simpatici e mai fuori luogo. Tra i tanti, merita di essere citata la racchia soprappeso innamorata di Dracula che non smette di perseguitarlo nelle situazioni più disparate. Fanno sorridere anche le due autocitazioni che l’autore fa, inserendo nelle storie Black Jack e Astro Boy: un ennesimo tocco di classe umoristico. Come avete capito, non siamo certo di fronte alla solita versione horror-drammatica dei vampiri: ciò porta il lettore a guardare questi ‘signori della notte’ da una prospettiva diversa, più umana e terrena. L’albo, edito da Ronin Manga, è realizzato in maniera impeccabile per rendere il giusto omaggio all’autore. Interessante anche l’iniziativa della casa editrice di lasciare nelle vignette le onomatopee originali (gli effetti sonori, per intenderci), quindi in lingua giapponese, con tanto di caratteri sillabici a fine albo. Un’iniziativa certamente curiosa e originale che d’altro canto non intacca la fluidità della lettura. Per concludere, questo è un albo che può far divertire i bambini e far passare una piacevole oretta agli adulti. DON DRACULA Testi e disegni: Osamu Tezuka Editore: Ronin Manga Bianco/Nero, PP 208, € 5.90

Crtica d'Autore

 

Art Spiegelman, che divise l'umanità in topi e gatti

di Roberto Alfatti Appetiti* È di cattivo gusto raccontare gli orrori della Shoah con un fumetto? Alla domanda, postagli anni fa da un giornalista alla Fiera del libro di Francoforte, Art Spiegelman rispose che forse è la “soluzione” stessa dei campi di concentramento a essere stata di cattivo gusto e che il fumetto, meglio di qualsiasi altra forma d’arte, può al contempo custodire la memoria e dare vita a un’opera narrativa di forte impatto perché – spiegò – «noi pensiamo sia per immagini che per scoppi di parole». A distanza di venticinque anni dalla prima pubblicazione in volume, il suo Maus si appresta a tornare nelle nostre librerie in una nuova edizione (Einaudi) intitolata Meta Maus, arricchita, come la versione americana pubblicata lo scorso ottobre, di un dvd con interviste, riflessioni, testimonianze “dietro le quinte”, filmati e soprattutto con i dialoghi inediti tra Art e il padre Vladek, principale protagonista di un libro che è una storia familiare, un romanzo avvincente, un documentario accurato, ma anche e soprattutto il memoriale autentico di un ebreo polacco sopravvissuto all’Olocausto. Una preziosa occasione per i tanti che, come spesso accade, sia pure senza rinunciare a citarlo, hanno trascurato di leggerlo. Sbagliando. Perché, come ha scritto L’Observer, «non c’è bisogno di essere un ebreo, né un prigioniero di un campo di sterminio, per esserne rapiti e chiunque voglia farsene un’idea precisa troverà in Meta Maus una chiave che aprirà la serratura». La formula è quella che ha reso Spiegelman celebre: gli uomini, vittime e carnefici, degradati a bestie antropomorfe dal razzismo. Gli ebrei sono tratteggiati come topi (uomini topizzati, per niente buffi), i nazisti trasformati in gatti e, a seguire, francesi in rane, americani in cani, russi in orsi e polacchi – popolo d’origine della sua famiglia – in maiali. Se l’accostamento tra ebrei e topi è sin troppo esplicito (il topo spaventa, è considerato portatore di malattie e, in quanto tale, da annientare), quello tra maiali e polacchi non è stato apprezzato in Polonia. «Volevo qualcosa – si è giustificato – che non fosse nella catena alimentare dei cani e dei gatti e poi in Maus ci sono maiali crudeli e altri che si comportano in maniera nobile, proprio come fecero alcuni polacchi». Il progetto ebbe inizio, almeno nelle intenzioni dell’autore, già dai primi anni Settanta e si è sviluppato negli anni attorno alle “interviste” che Spiegelman ha fatto a suo padre, alimentato con numerosi viaggi in Europa alla ricerca di riscontri e documentazioni sul campo e dalle relative stesure di sceneggiature e bozzetti, mescolando generi e stili diversi. Apparso originariamente a puntate tra il 1980 e il 1981 su Raw, la rivista di sperimentazione grafica e di fumetti fondata da Spiegelman con la moglie Françoise Mouly, si compone di due parti: Mio padre sanguina storia e E qui cominciano i miei guai, riuniti in altrettanti volumi rispettivamente nel 1986 e 1991. Nel nostro Paese, l’Einaudi ne propone ormai da un decennio l’intera storia in un volume unico (l’ultima edizione è del 2010), ma fu la rivista Linus, all’inizio degli Ottanta, a curarne la pubblicazione in fascicoli che vennero successivamente raccolti in due volumi editi da Milano Libri, ovviamente introvabili. Nella prima parte i flashback ci mostrano immagini di Sosnowiec (Polonia), dove Vladek vive tranquillamente con la moglie Anja. Di fronte all’accelerazione della storia, negli anni immediatamente precedenti allo scoppio della guerra dovranno rifugiarsi nel ghetto e in rifugi improvvisati per sfuggire alla cattura, finendo traditi da coloro che avrebbero dovuto aiutarli ad attraversare la frontiera. Riusciranno a emigrare oltreoceano soltanto nel 1951, ma Anja, futura madre di Art e donna dalla personalità più fragile del marito, si suiciderà nel 1968. Nella seconda parte dell’opera, invece, si dà rilievo alla dura vita quotidiana dei deportati all’interno dei campi di concentramento di Auschwitz e Dachau negli anni del conflitto. Maus è stato tradotto in trenta paesi ed è considerato il capolavoro per eccellenza della graphic novel, di cui l’artista statunitense (nato a Stoccolma nel 1948) è considerato a tutti gli effetti il papà.«Sono stato chiamato padre della graphic novel ma, in realtà, sto ancora facendo l’esame del Dna, perché penso che si tratti di una definizione di tipo commerciale e attinente al marketing». Se aveva scelto di esprimersi attraverso il fumetto – ha spiegato lo scorso 19 gennaio nell’unico appuntamento italiano con l’autore, organizzato a Torino dal Circolo dei Lettori – era «perché i fumetti, così popolari, semi-illetterati, disordinati, mi sembravano il modo appropriato per esprimere l’indicibile. Ora no, l’indicibile è detto in dieci minuti, e i fumetti non sono più fumetti di una volta, del tutto snobbati dalle librerie e dagli studiosi, che ora sono diventati i più grandi alleati della graphic novel odierna». Definizioni a parte, una cosa è certa: negli Stati Uniti, Spiegelman, inserito nella classifica delle persone più influenti da Time Magazine nel 2005, è ritenuto uno di quegli autori che più hanno contribuito a dare dignità artistica al fumetto, innalzandolo al rango letterario. Il primo a dimostrare come il fumetto possa farsi carico di raccontare la grande storia, tanto da meritarsi, vent’anni fa, un premio Pulitzer (sino a quel momento mai assegnato a un’opera a fumetti) e inaugurando la via pop al racconto, segnata da libri e film non sempre apprezzabili. Malgrado i tre premi Oscar “incassati”, a Spiegelman non è piaciuta, per fare un esempio, la performance di Roberto Benigni ne La vita è bella. «Benigni è pericoloso perché riprende la storia reale per trasformarla in fantasia. Usa la forma della metafora per dire che Auschwitz non è Auschwitz, ma solo un sinonimo di un brutto periodo, quasi che alla fine l’unica cosa importante sia prenderla con ironia. Anche Maus usa la metafora, ma per aiutare a capire una storia precisa, circostanziata, e poi è una metafora che sfuma nella drammaticità del racconto». Racconto che non si nutre di frasi retoriche e non percorre la scorciatoia dell’emotività, rimanendo nel solco dell’accuratezza storica. I disegni, poi, non offrono alcun effetto speciale ma sono semplici, essenziali e i protagonisti sono uomini con i loro difetti, compresi gli ebrei. Lo stesso padre sembra ricalcare uno stereotipo dell’ebreo tutt’altro che edificante, tirchio al punto di fare tesoro del filo di rame che raccoglie per strada, inesorabilmente segnato dall’esperienza vissuta. Impegnato a disegnare vignette e a scrivere articoli e testi teatrali, Spiegelman vive a New York, dove insegna alla School of Visual, e ha a lungo interrotto l’attività autoriale, tornando solo nel 2004 a firmare L’ombra delle torri, la sua versione sull’11 settembre, cui ha assistito dalla finestra di casa sua. Sua, peraltro, la copertina del New Yorker del giorno dopo. Senza smettere di girare il mondo con il suo Maus, opera che rimane attuale e non solo nella giornata dedicata alla memoria. Come sottolinea lo stesso autore, dopo la Shoah, «le uccisioni con un sistema da catena di montaggio dei lager avevano fatto dire che non sarebbe mai più successo, ma è accaduto ancora: pensiamo agli Utu e ai Tusti, ai Serbi e ai Croati». A chi gli chiede siano i topi e i gatti di oggi, risponde: «I mass media non suggeriscono più divisioni di tipo razziale ma di tipo economico quindi direi che nel mondo di oggi ci sono il 99% di topi e l’1% di gatti. Ogni paese, poi, assegna il ruolo di topi a soggetti diversi: negli Stati Uniti sono i neri e gli arabi, in Italia gli italiani del sud». *Articolo originariamente pubblicato su Il Secolo d'Italia del 28 gennaio 2012 e reperibile on line sul blog dell'autore.

Autori e Anteprime

 

Agenzia Incantesimi e tutto il resto: intervista a Federico Memola

di Alessandro Bottero Federico Memola è uno sceneggiatore che ho sempre seguito con piacere, fin dai tempi di Zona X. Jonathan Steele (sia la versione Bonelli, che quella Star Comics) mi piaceva, e anche il suo spin off, ossia Agenzia Incantesimi, a mio parere aveva il suo perché. Memola nell’ultima settimana si è trovato al centro di una polemica nel fumettomondo, perché ha lanciato una proposta “scandalosa” sul suo blog (QUI la notizia). Siccome qui non stiamo mica a pettinare le bambole, ecco una bella intervistina a Federico Memola, sul tema del giorno: Federico Memola con la sua richiesta di coloristi per Aganzia Incantesimi, sta o no rovinando il mondo del lavoro italiano? In apertura il pensiero di alcuni professionisti del settore, che si sono espressi nel blog di Roberto Recchioni, riguardo a questa mossa di Memola. La discussione completa sul blog di Roberto Recchioni, da cui sono tratti sia la citazione di Recchioni che i commenti, si trova a questo link.   Roberto Recchioni: «premesso che sono abbastanza convinto della buona fede di Memola (anche se tutta la storia della carta Paypal suona proprio brutta, a leggerla), questa roba è sbagliata e non solo fa male al fumetto, ma fa male al lavoro di tutti. E no, il fatto che di mezzo ci sia un professionista non rende la cosa migliore o più seria.Anzi, PROPRIO perché di mezzo c'è un professionista, la cosa è grave. Ma tanto lo so che un mucchio di aspiranti si metteranno in fila per proporre il loro materiale.A breve, vedremo spuntare editori che si faranno pagare per pubblicare, come succede già nell'ambito letterario.» Laura Scarpa: «Sinceramente, con amicizia e simpatia per tutti, questo mi pare più grave. "Davvero" a me non piace, non è il mio genere ecc ecc, ma un progetto comune fatto gratuitamente può starci, parità per tutti. Questo mi pare invece non avere un sogno condiviso. Con tutto ciò chiediamoci quanto la crisi c'entri, e quanto no. » Davide Morando:  «Non è la stessa situazione di DAVVERO.In questi caso, quando Memola cerca coloristi per ristampare in digitale le storie già edite da Star Comics, offre lavoro non pagato a fronte di una sceneggiatura per cui ha ricevuto, a suo tempo, un compenso.Sbaglio?» Fd'A: Allora, Federico, come si fa? Sembra che tu stia facendo una cosa poco chiara (anche se devo dire che la cosa è chiarissima, se uno legge con attenzione cosa hai scritto). Vogliamo provare a dissipare i dubbi e le preoccupazioni? FM: Non immaginavo davvero che ce ne sarebbe stato bisogno, ma va bene, sono a disposizione. Cos’è questa proposta? FM: E', molto semplicemente, un progetto nato a metà del 2010 e destinato alla piattaforma Apple per Ipad (e che quindi prevedeva una percentuale per gli autori). Purtroppo, la società che avrebbe dovuto realizzarlo, dopo che era addirittura stato firmato il contratto, ha cominciato a porre problemi di carattere contenutistico per l'aspetto glamour delle storie. Prima ha ipotizzato di intervenire sulle vignette in cui comparivano dei nudi, poi ha rimandato per mesi l'uscita e infine il contratto è stato sciolto consensualmente. Ci ho pensato molto a lungo, prima di partire per conto mio, sia perché al momento ero nel pieno di altre attività, sia per problemi personali sopraggiunti in quel periodo. Alla fine ho deciso di realizzarlo in questa forma perché ritengo che sia una serie fresca e divertente, con ancora tante potenzialità. Lo faccio anche per avere un controllo creativo totale. Intendiamoci, sono abituato a rispettare i canoni delle case editrici per cui lavoro (lo faccio tuttora con il Giornalino e non solo), ma ci sono due progetti che con gli anni sono diventati troppo personali, a cui tengo moltissimo e che intendo quindi realizzare come ritengo giusto. E Agenzia Incantesimi è uno dei due. Roberto Recchioni dice che questa tua proposta è “sbagliata”, e che “fa male al lavoro di tutti”. Conoscendoti e sapendo che sei una persona seria e che rispetta il lavoro di tutti mi paiono giudizi ingenerosi. Tu che rispondi?  FM: Che non sono così importante da nuocere al mercato italiano, prima di tutto. E, francamente, non vedo dove stia lo scandalo: più della metà delle case editrici italiane, la cosiddetta "piccola editoria", pubblica libri e fumetti, anche apprezzati e premiati, alle stesse condizioni, ovvero dietro promessa di eventuali royalties (purtroppo raramente poi corrisposte, viste le cifre vendute). E queste case editrici vendono i libri, quindi ricevono degli introiti, per modesti che siano. Nel mio caso (ma anche in quello di Paola Barbato o di Giuseppe Di Bernardo con l'Insonne, tanto per citare casi analoghi che mi hanno preceduto) non ci sono nemmeno introiti su cui polemizzare. O meglio, se mai ci saranno, tramite donazioni o altre iniziative, verranno devoluti interamente a disegnatori e coloristi, visto che non ho costi di stampa da coprire. Quindi sarò un ingenuo, ma non vedo il problema. Laura scarpa parla di “un sogno non condiviso”, come se il fatto che il colorista lavori su storie ideate da te, e disegnate da altri, lo riduca a mero esecutore. Io invece ci vedo dei tratti di “condivisione”. Sbaglio io? FM: Oddio, sbagliate entrambi, a dire il vero. E' chiaro che la serie è una mia creazione (come "Davvero" è una creazione di Paola Barbato), ma chi vi partecipa, venendo meno la motivazione economica, lo fa perché l'apprezza e ci tiene a contribuirvi. Poi, boh, la definizione "sogno non condiviso" non è che la comprenda bene… Sembra adattarsi a qualunque fumetto nato dalla volontà di una persona e realizzato da uno staff. Anzi, ho conosciuto più di un disegnatore che lavora a un certo personaggio o progetto senza esserne coinvolto, puramente per una questione economica. In questo caso, se un disegnatore non fosse interessato al fumetto, perché dovrebbe contribuirvi? Per "notorietà"? Mah, non sono Sclavi e non sto facendo Tex o Dylan Dog… Davide Morando ci dice che tu, furbetto, in realtà sei stato pagato per le storie che ora vuoi far ricolorare. A me pare una insinuazione un po’ meschina, come se tu dovessi dividere con i coloristi i soldi che ti ha dato la Star Comics, per gli albi di Agenzia Incantesimi pubblicati anni fa.  FM. Non conosco la persona citata. Comunque, se il gioco è "chi ci lavora di più aggratis", rispetto a disegnatori e coloristi io arriverò certamente secondo, ma non di molto: revisionare (un'altra volta!) tutte le storie, supervisionare i disegnatori, curare di fatto la serie (lavoro che ho svolto per tanti anni in Bonelli e Star Comics, quindi so come va fatto e che impegno comporti) costa tempo e fatica anche a me. Le nuove storie, inoltre, non me le paga Gesù bambino… Certo, il progetto è mio, ma non è che vada ad allettare gli incauti con chissà quali miraggi. Dovrebbe essere tutto chiaro semplicemente seguendo il blog. Almeno spero, non fatemi pure venire dubbi!  Trovo questo modo di discutere su internet abbastanza schizofrenico. Tu fai una proposta su un tuo blog. Nessuno commenta lì, ma la discussione si accende su un altro blog, senza che nessuno ti coinvolga o ti avvisi. Questa totale dispersione delle conversazioni sta diventando sempre più la regola nella blogsfera dei fumetto italiano. O mi sbaglio?  FM: Suppongo che ci siano delle piattaforme che si sono "guadagnate" una visibilità maggiore e quindi attirino le persone che vogliono discutere di dati argomenti… Certo, sarebbe stato corretto o quanto meno "cortese" se qualcuno, magari prima di accodarsi al tifo da stadio, avesse sentito anche l'altra campana, visto che io sono perfettamente raggiungibile e sempre disponibile al dialogo, se interpellato. Però posso riferirmi a questo caso specifico, in linea generale sono impreparato sull'argomento: da ben più di un anno mi sono abbastanza "ritirato" da Internet e dalle discussioni che avvengono in rete… Anzi, essendomi anche preso un anno sabbatico da fiere e convegni, ammetto di essere persino colpevolmente un po' disinformato. Apprendo di certe iniziative o certi casi giusto quando me li segnala qualche amico o collega più attento di me! Passando alle cose serie, ho la precisa sensazione che questo lavoro di ricolorazione e pubblicazione online, sia in massima parte una operazione di promozione verso nuovi editori, che potrebbero essere interessati ad una edizione a colori di Agenzia Incantesimi. Forse anche oltreconfine? Forse qualche francese?  FM: Non nego che mi piacerebbe (forse l'ho anche scritto sul blog!) e che intendo provarci, non fosse altro che per poter poi far arrivare dei soldi a tutti coloro che stanno partecipando o parteciperanno all'iniziativa. Fra l'Italia e l'estero vedo più probabile questa seconda ipotesi (pur sapendo quanto sia difficile piazzare una serie all'estero!), al momento. Vedremo. Hai da pochissimo assunto il ruolo di direttore editoriale delle Edizioni Arcadia (a proposito, auguri). Che bolle in pentola per il 2012?  FM: Ho assunto questo ruolo perché già dalla nascita della casa editrice Maurizio Rosenzweig e io abbiamo fatto da "consulenti" per Mario Taccolini e a un certo punto, anche di fronte a certe difficoltà subentrate (di cui lo stesso Mario ha pubblicamente parlato) ho pensato che un mio maggiore apporto avrebbe potuto essere d'aiuto. Edizioni Arcadia, pur fra mille difficoltà, ha pubblicato materiale interessante (sì, lo so, anche mio!) e promosso validi autori, retribuendoli; sarebbe stato un peccato se questa piccola realtà fosse venuta meno. Il nostro obiettivo, nell'immediato, è quindi tirare su un po' di soldi per poter un giorno riprendere le serie (ovvero, pagare gli autori coinvolti). Per ora, di certo, ci sono altri due volumi della collana "La macchina da scrivere", il volume del 2012 di "Sexy & Chaotic" e un altro volume di illustrazioni di Alessandro Mazzetti. Il resto lo stiamo definendo e non posso dire nulla senza l'autorizzazione di Mario. Dopo Rourke che cosa bolle in pentola per il Federico Memola sceneggiatore? Progetti? Miniserie? Magari un ritorno alla Bonelli?  FM: Al momento sto lavorando regolarmente con Il Giornalino. Inoltre la Planeta DeAgostini ha proprio di recente riconosciuto formalmente che Harry Moon è libero e completamente di mia proprietà, e ammetto che non mi dispiacerebbe affatto riuscire a riproporlo e a concludere almeno quel famigerato ciclo di 12 numeri (di cui ne esistono 5 finiti e pronti per la stampa), almeno per quei lettori che avevano iniziato a seguirlo. Poi ci sono altre cose in ballo, come sempre, ma se ne parlerà il prossimo anno.

Reportage

 

Sergio Bonelli Editore: i numeri del 2011

di Saverio Ceri* Il duemilaundici bonelliano si preannunciava come un anno di record e di festeggiamenti per i 50 anni di Zagor, i 25 anni di Dylan Dog e i 20 anni di Nathan Never: e così è stato. In maniera del tutto inaspettata è stato purtroppo anche l’ultimo anno della casa editrice sotto la guida di Sergio Bonelli. Lo stesso Sergio, con i suoi collaboratori, aveva già tracciato comunque le linee per il futuro: nuove serie regolari, almeno una miniserie a colori, e altre nuove iniziative editoriali anomale per lo standard della casa editrice. I frutti di questa pianificazione li vedremo a partire dal 2012, nel frattempo diamo uno sguardo ai numeri dell’anno che si avvia alla conclusione. Le pagine inedite pubblicate quest’anno sono state 17789; 1090 in meno dello scorso anno, ovvero un -5,8% rispetto al 2010. Nella ultra settantennale storia della casa editrice questo è comunque l’11° miglior risultato annuale. La migliore annata rimane ancora il 2001 con quasi ventunomila tavole. Quella appena conclusa si può sicuramente considerare l’annata più “colorata” della casa editrice dai tempi di Orient Express: 726 infatti le pagine in quadricromia pubblicate negli ultimi 12 mesi. Gli albi necessari per pubblicare queste quasi diciottomila tavole sono stati 137; tredici in meno dello scorso anno. La media pagine ad albo si è decisamente alzata dalle 125,86 tavole del 2010 alle 129,84 del 2011 (+3,17%); battuto il precedente record (2007) di 128,96 pagine a albo. La tendenza sembra quindi essere quella di confezionare albi sempre più corposi e più colorati; in effetti le 160 tavole del “Color Tex 1” rappresentano un record: è l’albo a colori prodotto dalla Bonelli con più pagine. Gli sceneggiatori Quest’anno sono stati 49 gli sceneggiatori impegnati su albi bonelliani; 8 in più del 2010, a sole tre unità dal record assoluto. Questa la graduatoria per tavole pubblicate: 1° Boselli 2216 tavole  2° Vietti 1632 3° Ruju 1444 4° Berardi 803 5° Burattini 796 6° Mignacco 788 7° Manfredi 726 8° Chiaverotti 724 9° Vigna 668 10° Faraci 489 11° Marzano 470 12° Morales 462 13° Nizzi 444 14° Calza 441 15° Recagno 436 16° Perniola 410 17° Gualdoni 362 17° Mantero 362 19° Cajelli 329 20° Segura 302 21° Simeoni 301 22° Castelli 296 23° Rigamonti 281 24° Piani 263 25° Enoch 250 26° Barbato 220 27° Paolucci 188 27° Rauch 188 27° Di Gregorio 188 30° De Nardo 160 31° Ambrosini 94 31° Falco 94 31° Bilotta 94 31° Cavaletto 94 31° Crippa 94 31° Eccher 94 31° Recchioni 94 38° Sammartino 81 39° Medda 72 40° Artusi 47 40° Lombardo 47 40° Raule 47 43° Serra 38 44° Accattino 32 44° Badino 32 44° Caccivio 32 44° Porretto/Mericone 32 44° Vinci 32 Mauro Boselli “vince” per l’ottava volta, ottenendo il miglior risultato degli ultimi 10 anni, nonché il quarto miglior score annuale di tutta la storia della casa editrice; praticamente più di 6 tavole al giorno, domeniche comprese. Al secondo posto Stefano Vietti, grazie al suo miglior risultato annuale di sempre. Scende, a causa della programmata chiusura di Cassidy, dal primo al terzo gradino del podio Pasquale Ruju. Luigi Mignacco si segnala per aver prestato la sua opera a quattro diversi personaggi: Zagor, Dylan Dog, Dampyr e Martin Mystère. Quasi immutati i nomi nella Top Ten: 9 su 10 si confermano, l’unico nuovo ingresso è Vigna (nel 2010, quindicesimo) che scalza Morales. Boselli è al 18° anno consecutivo tra i primi dieci. Buona la striscia positiva anche per Manfredi, al 16° anno consecutivo in Top Ten. Castelli è al suo 35° anno di ininterrotta pubblicazione, seguito da Nizzi al 31° anno senza mai mancare in classifica e Mignacco al 25°anno. Poi Vigna negli ultimi 24 anni sempre pubblicato, Chiaverotti (23), Boselli (22) e Burattini (21). Dieci gli esordienti sceneggiatori su albi Bonelli, ma solo su due testate; per Dampyr: Crippa, Eccher, Artusi, Lombardo e Raule; per Dylan Dog: Badino, Caccivio, Porretto/Mericone e Vinci. Due dei dieci non sono del tutto esordienti in casa editrice, visto che già si erano cimentati come disegnatori per l’editore di Via Buonarroti.   I disegnatori La pattuglia ai pennelli è composta da 119 disegnatori, impegnati nel 2011 a trasformare in immagini le quasi diciottomila tavole concepite dagli sceneggiatori; dieci in meno dello scorso anno. Qui la classifica in ordine di tavole pubblicate: 1° Roi 724 tavole 2° Mangiantini 602 3° Bonazzi 542 4° Rubini 408 5° Andreucci 376 6° Torricelli 338 7° Simeoni G. 333 8° Ginostatis 330 9° Montanari & Grassani 314 10° Ortiz 302 11° Piccinelli 289 12° Di Vitto 286 13° Piccatto 282 14° Baggi 254 14° Brindisi 254 14° Rotundo 254 17° Michelazzo 252 17° Piccoli 252 19° Diso 251 20° Enoch 250 21° Giardo 248 22° Venturi W. 238 23° Gomez 224 23° Seijas 224 25° Busticchi-Paesani 222 26° Rossi R. 220 26° Ticci 220 28° Casertano 188 28° Chiarolla 188 28° Cossu 188 28° Olivares 188 28° Pesce 188 28° Russo F. 188 28° Siniscalchi 188 28° Stano 188 28° Toffanetti 188 28° Valdambrini 188 38° Mandanici 170 38° Vercelli 170 40° Rossi M. 168 41° Giez 160 42° Camagni 154 42° Esposito Bros. 154 42° Grimaldi 154 42° Ongaro P. 154 42° Romanini 154 47° Leomacs 151 48° Mari 138 49° De Angelis 132 50° Torti 128 51° Airaghi 126 51° Boraley 126 51° Enio 126 51° Marinetti 126 51° Piccioni 126 51° Spadoni 126 51° Zaghi 126 51° Zuccheri 126 59° Corbetta 124 60° De Biase 113 60° Rizzato 113 62° Antinori 110 62° Danubio 110 62° Pittaluga 110 65° Casini 95 66° Ambrosini 94 66° Armitano 94 66° Barletta 94 66° Bartolini 94 66° Bertolini 94 66° Biglia 94 66° Borgioli 94 66° Cavenago 94 66° Della Monica 94 66° Dotti 94 66° Ferri 94 66° Fortunato 94 66° Freghieri 94 66° Furnò 94 66° Gramaccioni 94 66° Gregorini 94 66° Jacomelli 94 66° Lozzi 94 66° Maroto 94 66° Nespolino 94 66° Piccininno 94 66° Pugliese 94 66° Raimondo 94 66° Santucci 94 66° Saudelli 94 66° Scibilia 94 66° Spada 94 66° Viglioglia 94 94° JannÌ 89 95° Perconti 81 96° Denna 79 97° Bormida 77 97° De Cubellis 77 97° Morales 77 100° Barbati 47 100° Calcaterra 47 100° Casalanguida 47 100° Oskar 47 104° Resinanti 46,5 104° Vicari 46,5 106° Arduini 33 107° Alessandrini 32 107° Di Gennaro 32 107° Romeo 32 107° Vinci 32 111° Bianchini 24 111° Dall'Agnol 24 113° Filippucci 20 113° Orlandi 20 115° Sforza 8 Vince per la prima volta, grazie al nuovo Maxi Dylan invernale, Corrado Roi che quest’anno stabilisce anche il suo record personale, quasi raddoppiando la sua precedente miglior performance che era di 388,5 tavole, che gli valse il terzo posto nel 1989. Quello di Roi è il decimo miglior risultato annuale di tutti i tempi in casa Bonelli; era dal 1999, quando si impose Marcello con 790 tavole che non venivano pubblicate in un solo anno più di settecento pagine di un singolo disegnatore. Record anche per Marcello Mangiantini, che finora aveva un personale di 254 tavole (2009), Germano Bonazzi, il cui personal best era di 378 pagine (1998), Rubini, Andreucci e, ovviamente, Ginostatis, solo per rimanere tra i primi 10. A proposito di Top Ten: al contrario della classifica degli sceneggiatori, in questa graduatoria non c’è nessuno che è riuscito a riconquistarla a un anno di distanza. Si interrompe quindi la striscia positiva di Di Clemente, presente tra i primi dieci da quattro anni consecutivi. Fanno per la prima volta capolino nella Top Ten, Mangiantini e l’esordiente Ginostatis. I veterani sono invece Ortiz e Roi alla settima presenza tra i dieci più prolifici dell’anno. Il record di presenze consecutive in classifica è di Freghieri al 27° anno di pubblicazione senza interruzioni, seguito da Montanari&Grassani a 26 anni, Piccatto a 25 e Brindisi a 22. Si interrompono invece le strisce positive di Ramella, che manca dalla graduatoria dopo 23 anni di ininterrotta presenza, e di Di Clemente assente dopo 14 anni. Segnaliamo Gallieno Ferri e Giovanni Ticci rispettivamente alla 49a e 43a presenza in classifica. Gli esordienti ai pennelli sono stati sette più uno: Danubio, Ginostatis e Gomez su Tex, Fortunato e Scibilia su Dampyr, Casalanguida su Natah Never, Sforza su Martin Mystère e Aldo Di Gennaro su Dylan Dog, quest’ultimo, all’esordio come disegnatore, non è certo un nome nuovo in Via Buonarroti, visto che da anni illustra le pagine della collana almanacchi.   I copertinisti Ventiquattro sono gli illustratori chiamate a disegnare le 153 cover inedite dell’anno; oltre ai 137 albi infatti vantano cover inedite le due “grandi ristampe”, il super book di Dylan Dog e l’allegato allo speciale estivo di Martin Mystère. 1° De Angelis 18 cover  1° Villa 18 3° Ferri 17 3° Stano 17 5° Riboldi 14 6° Poli 11 7° Soldi 10 8° Alessandrini 9 8° Bertolini 9 10° Rotundo 7 11° Roi 6 12° Mastantuono 3 13° Enoch 2 13° Spadoni 2 13° Zuccheri 2 16° Bonazzi 1 16° Celoni 1 16° Cestaro Bros. 1 16° Diso 1 16° Filippucci 1 16° Gomez 1 16° Garcia-Seijas 1 16° Simeoni G. 1 L’accoppiata Villa-De Angelis si ripropone in vetta alla classifica con una cover in più rispetto al 2010. Per Villa si tratta della quattordicesima vittoria, l’ottava ex-aequo, la settima consecutiva. Per De Angelis È la quinta affermazione. Per Spadoni, Cestaro Bros., Gomez e Garcia-Seijas si tratta dell’esordio come copertinisti in casa editrice. Simeoni e Bonazzi, entrambi alla loro quarta cover, sono al ritorno dopo qualche anno di assenza.   I personaggi Come già previsto lo scorso anno, numeri da record per I personaggi bonelliani nel 2011. 1° Dylan Dog 2438 tavole 19 albi 2° Tex 2340 17 3° Zagor 2182 17 4° Nathan Never 2006 17 5° Julia 1606 13 6° Dampyr 1570 14 7° Martin MystÈre 1146 8 8° Cassidy 940 10 9° Brendon 724 7 10° Agenzia Alfa 597 2 11° Romanzi Bonelli 552 2 12° Universo Alfa 340 2 13° Shanghai Devil 282 3 14° Lilith 250 2 15° Brad Barron 238 1 16° Demian 222 1 17° Asteroide Argo 154 1 17° Storie da Altrove 154 1 19° MM Presenta 48 0 Ognuno dei primi quattro batte il proprio record personale annuale, il quinto e il sesto lo eguagliano. I tre personaggi sul podio battono tutti il record assoluto in un solo anno, detenuto dal 2010 da Dylan Dog con 2156 tavole. L’asticella si è alzata, ma il recordman è sempre l’Indagatore dell’Incubo, di cui sono state pubblicate quest’anno 2438 tavole. Tex intanto si riprende la seconda piazza, lo scorso anno conquistata a sorpresa da Zagor. Per Dylan Dog si tratta della sesta vittoria, la quinta consecutiva. Si tratta di record anche per quanto riguarda gli albi: mai 19 volumi inediti dedicati ad un unico personaggio in un solo anno. Da segnalare anche che Nathan Never con tutte le sue “costole” totalizza 3097 tavole in soli 12 mesi: un altro primato.   Altri numeri Il 2011 registra anche il record dei fuoriserie: ben 36 gli albi speciali (battuti i 31 del 2009 e 2010), per un totale di 6933 tavole pubblicate su albi speciali, quasi novecento in più del precedente primato (6058 nel 2009). Per il terzo anno consecutivo il più prolifico sceneggiatore di albi extra è Vietti, che con le sue 1068 tavole fuoriserie, polverizza il precedente record annuale detenuto da Burattini con le 892 tavole “speciali” del 2007. Mangiantini con le sue 446 pagine vince di misura (4 tavole), su Roi la classifica dei disegnatori, mancando di 30 tavole il record assoluto di pagine speciali disegnate in un solo anno, ancora nelle mani di Walter Venturi che lo ha stabilito nel 2009. Parlando della classifica generale segnaliamo tra gli sceneggiatori che Boselli ha scavalcato nel corso dell’anno Castelli portandosi al quarto posto assoluto; una posizione l’hanno guadagnata anche Vietti (12° ai danni di Sclavi) e Ruju (14°, superando D’Antonio). Entra tra i primi venti, al 19° posto, Vigna, che negli ultimi dodici mesi ha oltrepassato Toninelli e Memola. Pochi movimenti tra i disegnatori: segnaliamo Roi che grazie all’exploit di quest’anno guadagna due posizioni salendo al 16° posto assoluto, una posizione guadagnata da Chiarolla (da 20° a 19°) e doppio passo in avanti per Ortiz che si guadagna la top 20 (da 22° a 20°) scalzando momentaneamente Civitelli. Su Nathan Never nel 2011 Bonazzi è tornato ad essere il più prolifico disegnatore del personaggio, rispondendo con le sue 542 tavole di quest’anno alle 501 di Di Clemente del 2010, che lo avevano portato per qualche mese in testa alla graduatoria dei disegnatori dell’Agente Alfa. La classifica degli anni ’10 (che per il momento comprende solo il 2010 e 2011) vede tra gli sceneggiatori in testa Boselli (3713 tavole), seguito da Ruju (3048), Vietti (2686), Burattini (1740) e Mignacco (1702). Tra i disegnatori per ora prevale Roi (978 tavole), seguito da Diso (836), Mangiantini (790), Bonazzi (636) e la coppia Freghieri-Baggi (602 ciascuno). Per il 2011 è tutto. Ci risentiamo nel 2012 dove non mancheranno le occasioni, come i 30 anni di Martin Mystére, per dare un po’ di numeri. *Articolo pubblicato originariamente sul blog di Moreno Burattini.

Off Topic

 

Autori: Fumetto d'Autore ti intervista? Finisci nella lista nera di Roberto Recchioni

Una nuova recchionata contro il nostro sito: «chi concede un'intervista a Fumetto d'Autore, si divide in due categorie: l'autore inconsapevole, che sono la piaga del nostro settore, e il collaborazionista consapevole, che deve morire». di Alessandro Bottero Ultimamente noto una sempre crescente ostilità verso Fumetto d’Autore da parte di personaggi ben precisi del mondo del fumetto. E non so spiegarmi il perché, visto che gli stessi che invocano censure, ostracismo, o altre misure “correttive” nei nostri confronti, poi sono i primi a riempirsi la bocca di democrazia, “occupy qualcosa”, e mille altri modi fighetti di sembrare democratici e contro i poteri forti. Vabbé, il gioco del “faccio il bullo con chi non può darmi un posto di lavoro, e sono  ossequioso con chi invece me lo può dare” l’ho visto fare talmente tante volte che non mi stupisce più. Al massimo mi fa sorridere chi ci casca. L’ultimo esempio di questo atteggiamento è la seguente perla scritta in un forum da Roberto Recchioni, a proposito di chi concede interviste a Fumetto d’Autore. «Che poi, per me, ormai chi concede un'intervista a Faccia di Astrubale, si divide in due categorie: l'autore inconsapevole, che sono la piaga del nostro settore, e il collaborazionista consapevole, che deve morire.In sostanza, per è diventata una specie di lista nera.» tanto per capire quando Recchioni dice “Faccia di Asdrubale”, si riferisce a Fumetto d’Autore, solo che (furbetto) per non citarci, lui ed altri coraggiosi, preferiscono giocare con le iniziali del sito, storpiandone il nome volutamente. Ora, dopo aver letto queste parole mi sono incuriosito, ed ho buttato giù una lista degli autori ed editori che abbiamo intervistato. I risultati sono interessanti. Spero che possano servire anche  a Recchioni, visto che sono sicuro che conosce gran parte di queste persone, ed anzi, con alcune lavora o ci ha lavorato (ad esempio Andrea Voglino, per Gang Bang). Sono tutti collaborazionisti consapevoli, che devono morire? Chi glielo dice a questi 60 e più tra autori e addetti ai lavori che sono nella lista nera di Roberto Recchioni? PS. Qualcuno potrebbe chiedersi “ma perché sprecate spazio e tempo a parlare di queste cose?” La risposta è semplice: perché è giusto che queste cose si sappiano, e perché aiutano a capire meglio il mondo del fumetto e le persone che lo compongono. Anche perché non stiamo affatto “rimestando nel torbido”, ma solamente dando il giusto risalto a parole pronunciate in un luogo ad accesso pubblico. La Lista Nera Rosario Raho Fabrizio Mazzotta Luigi Siniscalchi Naima Morelli Marco Checchetto Moreno Dinisio Gianluca Cestaro Raul Cestaro Emilio Lecce Matteo Bussola Enzo Troiano Paola Barbato Chiara Mognetti (Emmetre) Fabrizio Galliccia (disegnatore di John Doe) Antonello Dalena Lorenzo Bartoli (cocreatore e sceneggiatore di John Doe) Filippo Biagioli Michela Tufano Simone Brusca Tina Valentino Andrea Nucci Silvia Ziche Pasquale Qualano Leo Ortolani Andrea Plazzi (Panini) Jamie Rodriguez (Planeta) Andrea Mazzotta (Nicola Pesce Editore) Elia Bonetti Paolo Falcone Pasquale Ruggiero (Magic Press) Dario Mattaliano Salvatore Primiceri Dario Gulli (Star Comics, Funfactory) Roberto Recchioni (!) Federico Memola Pasquale Ruju Alessio Riolo (Etna Comics) Antonio Scuzzarella (001 Edizioni) Maurizio Rosenzweig (disegnatore di John Doe) Giuliano Monni (GG Studio) Andrea Voglino Guido Ostanel (Becco Giallo) Federico Zaghis (Becco Giallo) Roberto Alfatti Appetiti Michele Foschini (Bao Publishing) Davide Caci Max Brighel (Panini) Davide Castellazzi Carlo Cavazzoni Andrea Aromatico Mario Taccolini (Arcadia Edizioni) Antonio Mannoni (7Age) Andrea Ciccarelli (Salda Press)
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cimiterobambiniaddormentatidi Alessandro Bottero

[02/10/2009] » Detto in francese fa’ molto figo, eh? In italiano invece è un po’ più moscio: “Gli invisibili”. Il significato però resta lo stesso. Autori, con una storia pluriennale alle spalle, con fior di titoli nel curriculum, e che per la critica “ufficiale” del mondo del fumetto non esistono. Sono, appunto, invisibili. Quasi sempre, infatti, si preferisce perdere tempo a parlare dei peli del culo dell’ultimo “fenomeno” del momento, o di quegli autori/prodotti che possono godere di una “pregiudiziale favorevole” presso quei 20 soloni che discettano di cosa sia figo e cosa no, sui siti di “informazione” e blog. E questo si riverbera anche quando alle mostre mercato si decide chi sia ospite e chi no, con risultati quanto meno bislacchi ,per cui a Lucca Comics 2009, disegnatori con nessun titolo pregresso, saranno ospiti della mostra, solo perché l’editore X porta il loro primo lavoro in mostra. Ed altri autori, che si fanno un mazzo tanto da anni e anni, invece resteranno ignorati. O quanto meno non saranno “ospiti ufficiali”. Ha senso? Certo che ha senso, se ammettiamo che esista la categoria degli Invisibili. Chi sono gli Invisibili? Sono tanti. Sono quegli autori che pubblicano con gli editori che rompono le scatole. Con gli editori che sono antipatici. Con gli editori di cui, nel Giro, si parla male. Con gli editori che non fanno parte del Giro. E siccome il rancore ha una proprietà transitiva, se l’editore X mi sta sui coglioni, ecco che quando esce il fumetto dell’autore Y pubblicato dall’editore X, io lo ignoro. Non ne parlo. Lo rendo invisibile. E quindi, tra le altre conseguenze, lo faccio sparire dalle possibili vendite.

Ma voi direte che queste sono le solite idiozie di Bottero, che parla parla e non fa mai nomi. Sbagliato. Oggi i nomi li faccio. Nomi di autori sulla breccia da anni, ma che sono bellamente ignorati dalla critica e dai siti cosiddetti “professionali”. Enzo Troiano, Stefano Piccoli, Roberto Battestini, Claudio Franchino, Paolo Zeccardo, Samanta Leoni. E mi fermo qui per adesso. Sono autori che producono fumetti da anni, che sono presenti alle fiere, che si danno da fare, che pubblicano con regolarità. Eppure avete mai visto un sito cosiddetto “serio” che li abbia intervistati di recente? Avete mai letto, sulle pagine dei siti di critica con milioni di accessi al minuto, pagine dedicati a loro? Io no. Deve essere perché ci vedo poco, forse. O forse no. Certo, qualcuno potrebbe dire: “Ah ah, Bottero! Ti abbiamo beccato! Hai citato solo autori che pubblichi te, o Cagliostro E-Press, con l’aggiunta di Samanta Leoni della Absolute Black. In realtà tu parli solo dei tuoi. Sei un  ipocrita, perché vuoi solo farti pubblicità!”

Eh no, caro lettore, è la mia risposta. Io non sono ipocrita. Ammetto senza alcun problema che Enzo Troiano, Stefano Piccoli, Roberto Battestini sono autori che pubblicano per la Bottero Edizioni (e non solo, aggiungerei), così come non ho alcun problema a dire che Claudio Franchino e Paolo Zeccardo pubblichino per Cagliostro E-Press. Ma il mio non è uno spudorato tentativo di farmi pubblicità. La mia è legittima difesa. Se la critica cosiddetta seria ignora gli autori che pubblico (cosa che nei fatti è così), dedicando zero recensioni, zero interviste, zero speciali, zero contatti, e dedicando invece spazio anche all’ultimo rutto di chi è del Giro, io decido di giocare a muso duro, e dire chiaramente: “Li ignorate? E allora siete degli incompetenti.”. Voglio fare una scommessa: Stefano Piccoli pubblicherà un volume per la Tunué. Sarà sicuramente una storia bella, perché lui è bravo, ma il discorso non è questo. Scommettiamo che la critica cosiddetta “al di sopra delle parti” parlerà di questo volume della Tunué, mentre ha quasi del tutto ignorato i tre volumi, sempre di Stefano Piccoli, che ho pubblicato come Bottero Edizioni, del Massacratore Remix? O vogliamo scommettere che parlerà di questo volume pubblicato per la Tunué, e glisserà sul numero 8 del Massacratore, che sarà pubblicato anche lui a Lucca? Ed Enzo Troiano, che ha pubblicato volumi cartonati di assoluto prestigio con ottimi risultati di vendita e varie nominations (ma a premi forse poco "figosi"): qualcuno forse dedicherà spazio ad Harcadya, il suo nuovo progetto? O qualcuno parlerà di Fratelli, il volume di Roberto Battestini? Io non credo proprio, perché sono tutti e tre Invisibili.

Parliamo di samanta leoni. Disegnatrice, autrice, una miniserie di grande successo (Il Cimitero dei Bambini Addormentati, scritto da Luca Belloni e pubblicato da Absolute Black), e poi? Qualcuno ne parla? Qualcuno la prende in considerazione? Qualche sito “serio”, distoglie lo sguardo dall’ombelico dei soliti noti, per rendersi conto che esiste altro? Che c’è vita il sabato sera, lungo i viali del fumetto? La risposta è no, no, no, sempre e solo no.

La Critica è autorefenziale, chiusa all’interno del Giro, e disposta a parlare solo dei soli quattro nomi.

E veniamo a Franchino e Zeccardo, autori che come vendite dei prodotti a loro nome (rispettivamente Rubor Maximus e Gravetown) si mangiano in un sol boccone moltissimi nomi “figosi” del fumetto indipendente italiano, ma che per una serie di motivi X (ma che possono benissimo essere ricondotti alle antipatie infantili, che sono la norma nel mondo del fumetto italiano) non sono minimamente presi in considerazione da nessuno.

Rubor Maximus è una serie di fantascienza ucronica arrivata al sesto volume. Qualche sito “serio” l’ha recensito? Ne ha parlato? Ha intervistato l’autore? No. Gravetown, serie arrivata al terzo volume, è un approccio nuovo e assolutamente personale al manga. Se ne parla? Interviste? Recensioni? No.

Invisibili.

Ribadisco: non è uno sfogo, o un tentativo di fare pubblicità. È legittima difesa. Se il Giro ti ignora, e ti condanna, nei suoi spazi, all’invisibilità, allora hai tutti i diritti di ribattere colpo su colpo.

Morale della favola: Gli invisibili esistono, ma sono tali solo per la critica cosiddetta seria. In realtà quasi sempre il pubblico se ne frega di cosa dicono gli intellettuali del fumetto, e a quel punto gli invisibili veri diventano quei fumetti pallosi ed osannati dai siti, che poi vendono copie con numeri da prefisso telefonico.

PS. Su cosa sia il Giro e quali siano le sue dinamiche, vi rimando a un prossimo editoriale.

Comments

avatar A. Lobianco
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Da semplice lettore.
Francamente non mi pare che esista sui siti che frequento alcuna forma di ostracismo.
Al massimo, se fossi nei panni degli autori, mi lamenterei con i miei editori se notassi che il mio lavoro non viene adeguatamente "promozionato".
Non voglio fare polemica ma mi domando se lo stato di invisibili sia dovuto, più che alla esistenza di un cartello di siti, alla incapacità di fare marketing di chi pubblica.
La classica vecchia storia italiana del dare agli altri o alle circostanze colpe che sono solo proprie
avatar contedicagliostro
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A Lucca Comics dell'anno scorso, io ho dato 18 volumi diversi di Cagliostro E-Press al giornalista di Fumo di China. Risultato dopo quasi 12 mesi: Zeru recensioni su FdC.
Mando comunicati e informative a siti vari, pubblichiamo news e anteprime sul nostro sito: Risultato nell'ultimo anno: Zeru copia e incolla con i miei comunicati e zeru prendere spunto dal mio sito, da parte dei soliti.
Eppure su Fumetto, notiziario dell'ANAFI siamo sempre recensiti e/o segnalati, così come su Comicsblog, così come sul network delos. Mancano all'appello i soliti noti, che quando si degnano di dare le notizie le danno sempre sbagliate o zoppicanti (ma lì non vedo mai nessuno a fare le pulci... :))
E' vero, hai ragione tu, dal tuo punto di vista da lettore, vorrei dare ad altri colpe mie. :)
avatar A. Lobianco
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Ripeto.
Il mio punto di vista è quello di un "maturo" lettore.
Nelle librerie dove mi servo i consigli sono basati più sul passaparola tra clienti che sul resto. ad essere brutalmente onesti non ho ricordi di un volume che abbia venduto sulla base di una recensione ne nelle mie personali esperienze ne in quelle delle persone che frequento.
Che ci siano opere di cui si parla meno di altre sui siti specialistici vale per i fumetti così come per la musica o il cinema o qualsiasi altra opera di ingegno.
Ma da qui ad ipotizzare che esista un boicottaggio organizzato ce ne corre...
Io non compro un volume se è stampato male o se il genere non mi interessa. E credo che questo valga per la quasi totalità dei lettori.
Inoltre se un sito si prefigge lo scopo di fornire un livello qualitativo migliore degli altri è ovvio che i lettori segnalino gli errori o omissioni che riscontrano.
Accade ovunque. Ed è anche giusto che succeda.
avatar contedicagliostro
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Ma nessuno ha detto o sostenuto che ci sia un boicottaggio organizzato. Si sta solamente sostenendo che ci sono autori che nonostante abbiamo risultati di vendite più che lusinghieri non sono sotto i riflettori come altri. I motivi possono essere disparati. Tra questi ci sono anche quelli segnalati dell'editoriale.
Ma dire che se un editore non ha visibilità è solo colpa sua perchè non sa fare "marketing", mi sembra un modo semplicistico per liquidare problemi che da addetti ai lavori si vivono sulla propria pelle da anni. Continua a seguirci, comunque, avere lettori attenti e pronti a segnalare "bug" fa piacere e aiuta a crescere.
avatar Burighel
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Come qualcuno ha scritto, la Critica è una bella ragazza dagli occhi verdi.
E come ho io scritto altrove, Kurt Russel insegna che le ragazze dagli occhi verdi portano grossi guai a China Town. Qualche volta pure a Little Italy, che sembra più Little del solito...
Ciao a tutti, sono Luca Belloni, fondatore di Absoluteblack assieme a Samanta Leone (non Leoni). L'articolo di Alessandro forse potrà sembrare polemico, ma descrive in maniera piuttosto veritiera la situazione. In tutti questi anni che frequento fiere, forum e siti di informazione, mi sono sempre stupito ed un po amareggiato che nessuno di coloro che fanno informazione fumettistica, ci degnasse di uno sguardo. Abbiamo avuto le nostre recensioni e interviste ma quasi sempre in siti/portali extra fumettistici, ed i complimenti si sprecavano. Ora, non vorrei apparire rancoroso, anzi ormai non ci faccio nemmeno piu' caso e vado avanti per la mia strada, però mi duole constatare che una piccola realtà editoriale partita dalla autoproduzioni, che vende migliaia di copie con una serie ( senza dimenticare gli altri fumetti) ed arrivata ad avere una sua distribuzione autonoma in decine di fumetterie (ma presenti anche su Anteprima), fatichi a ritagliarsi il suo spazio di visibilità sul web. Mi rattrista come autore non veder riconosciuti i meriti ad una disegnatrice come Samanta Leone, che produce tavole in stile “manga” reinterpretando il segno in maniera personalissima ed eccelsa, credo unica in Italia (sfogliate i primi 3 volumi del cimitero dei bambini addormentati, in attesa del #4, per farvi una idea). Si parla tanto, e mi fa piacere, di diversi autori indipendenti etc, ma Absoluteblack non viene mai citata. Io non voglio accusare nessuno ne puntare il dito, perchè poi alla fine ognuno agisce come meglio crede, però un po mi dispiace. E non per il mio ego, ma semplicemente perchè non si fa una corretta informazione.
avatar fumettidicarta
+1
 
 
Salve. L'affetto che mi lega ad Alessandro (Bottero) e a Giorgio (Messina) fa sì che io segua Fumetto d'Autore con un occhio "speciale", nel bene e nel male. Ahimé questa volta siamo "nel male" e l'affetto personale per Direttore ed Editore non mi può esimere dalle critiche che sto per fare, certo come sono che nessuno scambierà queste mie righe per "attacchi personali" o simili.

Comincio "dal fondo", spiacendomi un po' nel ricordare ad Alessandro che nel sito che dirigo si è parlato sia di Claudio Franchino e della sua bellissima Rubor Maximus; sia di Paolo Zaccardo e del suo Gravetown; sia di Stefano Piccoli (con una recensione negativa, ma civile, che ha scatenato una piccola polemica su un forum: perché certe volte non basta parlare di un fumetto, no, bisogna anche parlarne come vuole il suo autore, ma guarda un po'...); sia di produzioni della Bottero Edizioni (la bellissima Heaven's War e il disturbante, splendido Paradigm, tanto per dire).
Poi, logico, Alessandro non può sapere che attendiamo l'uscita del VI e ultimo (sigh...) volume di Rubor Maximus per parlarne approfonditamente, intervistando anche l'Autore; come non sa che sul sito che dirigo è in preparazione uno speciale "Cagliostro E Press" e uno "speciale Bottero Edizioni".
Poi, se a nessuno della redazione piace Stefano Piccoli, beh: siamo veramente e lietamente liberi di non parlarne senza essere accusati di "disinformazione".

Entrando nel vivo nel vivo: Bottero, sin dal suo primo Editoriale su Fumetto d'Autore, usa in senso interscambiabile i termini "sito giornalistico", "sito di critica", "blog", "sito di informazione", ma nella realtà le cose non stanno assolutamente così, mi pare assodato e mi pare strano che Alessandro si sia lasciato scappare una "leggerezza" così... macroscopica.
I termini di cui sopra - a parte "sito giornalistico", strano oggetto che infatti non esiste in ambito fumettistico, almeno in Italia (Luca Boschi è un giornalista, ma infatti il suo è un BLOG personale, peraltro inattaccabile e bellissimo: lo consiglio caldamente a tutti/e) NON sono interscambiabili e se si vuole fare informazione corretta non bisogna sbagliarsi su questo.
[Scusate anche un po' lo sfogo, ma ce ne ho due palle così di sentire il sito che dirigo messo di volta in volta - non dico da Alessandro, che anzi vi collabora, ma in generale - nelle categorie "informazione", "critica" o quant'altro. Per poi, ovviamente, essere accusato di "non fare informazione corretta", "non fare critica", "non fare quello che vorrebbero che facessimo editori ed autori". in effetti noi non facciamo ne' informazione ne' critica, facciamo quello che ci pare e se quel che facciamo non piace... basta un "click" per lasciarselo alle spalle per sempre.]

I siti di critica, poi non esistono, sfatiamo questa leggenda urbana. Esiste un sito che - ultraspocchia a parte - cerca di fare della critica. Alle volte si avvicina all'obiettivo, altre no. Ma ci prova.
Gli altri sono siti di news (al 90% tradotte da newsarama o simili), gossip (quasi mai verificati), "next big thing" e pubblicità per nulla occulte per Case Editrici appetitose e potenti; oppure blog autocelebrativi e/o pubblicitari. E forum carichi di veleni, tant'è.

Dunque secondo me è inutile accusare "i siti di critica e di informazione" di non parlare degli autori della Bottero Edizioni e della Cagliostro E Press.
A maggior ragione se questi "autori che come vendite dei prodotti a loro nome [...] si mangiano in un sol boccone moltissimi nomi “figosi” del fumetto indipendente italiano" (cito dall'Editoriale).
E allora, se così è, che vi frega se "i siti" parlano o meno di questi autori?
Ma soprattutto: da quando sono le CIFRE DI VENDITA a determinare la bontà di un prodotto?!?!????
Non esiste alcun DIRITTO da parte di Autori e/o Case Editrici su qualsivoglia sito e non ha senso pretenderlo.

Dopodiché, ci tengo a sottolinearlo, la faccenda del "pregiudizio negativo" di cui parla Alessandro è tristemente vera: credo che il Dorato Mondo del Fumetto Italiano sia l'unica piazza dove si formano delle confraternite di decerebrati senza una vita propria in cui si decide il "boicottaggio" di una Casa Editrice solo perché ha nominato Tizio Caio direttore editoriale...
Ma è altrettanto vero che forse sarebbe ora di uscire da questa infinita lagna (sì, perché, perdonami Ale, ma la percezione che ho io è che non facciate altro che lamentarvi, e dopo un po' sai che noia... ogni volta che c'è un editoriale nuovo mi viene da chiedermi "su cosa si lamenterà questa volta?" e non è una bella percezione, specie sapendo l'enorme ricchezza e varietà di argomenti di cui disponi, grazie alla tua esperienza e al fatto che conosci il fumetto come pochi altri... e invece mi devo sorbire orrendi - sì: orrendi! - editoriali come quello sull'Afghanistan, zeppi di luoghi comuni, qualunquismo e superficialità...) e far vedere quel che sapete fare.
Eppoi, vi voglio bene ma ve lo devo proprio dire: non è che UN POCHINO ALMENO si raccoglie quel che si semina?
Un po' di ascolto in più verso le altre ragioni, o le ragioni degli altri, non guasterebbe. Ormai c'avete questa sindrome da "complotto" dalla quale spero uscirete presto, che vi porta a essere sempre sulla difensiva, a non riconoscere MAI di sbagliare (dio mio, sbaglierete anche voi ogni tanto o no???), a riconoscere ogni dissenso come un attacco personale...
E' vero che esiste un pregiudizio negativo nei confronti di Bottero e di Cagliostro, è innegabile. Ma io credo e dico che le colpe non stanno MAI da una sola parte.
Ribadisco la mia simpatia per voi e l'affetto personale, ribadisco la mia antipatia e nausea verso certi ambienti scorretti, velenosi e senz'anima, covi di bambini sciocchi pronti a leccare qualsiasi culo prometta loro un qualche coinvolgimento nel Dorato Mondo del Fumetto.

Ribadito ciò, non basta dimostrare "quanto son cattivi loro" per essere automaticamente "buoni".
Volete che il sito che dirigo parli di più dei vostri autori?
Bene: "costringetemi" a farlo, stupitemi, avviate promozioni irresistibili, coinvolgete me e gli altri siti/blog/portali.
Basta così, scusate se mi sono dilungato troppo, ma l'affetto personale che nutro per voi lo meritava.
Imboccallupo per tutto!

A Luca Belloni, invece, dico che non ho mai letto nulla di Samanta Leone: è tutta e solo "colpa" mia?
Mi hai mai scritto un'email per farmi conoscere la sua opera, mi hai mai mandato un comunicato, una tavola in anteprima, un qualcosa? Eppure sono certo che del sito che dirigo hai sentito parlare. Dunque, ce lo pigliamo almeno un "concorso di colpa"? grazie.
avatar Burighel
0
 
 

Quote:

Poi, logico, Alessandro non può sapere che attendiamo l'uscita del VI e ultimo (sigh...) volume di Rubor Maximus per parlarne approfonditamen te, intervistando anche l'Autore

Mi permetto di dissentire ferocemente da questa modalità di recensione. Sarebbe come aspettare che esca l'ultimo numero di Fables per recensirlo approfonditamente e intervistare Bill Willingham. E sarebbe cosa difficile, visto che la serie e' ongoing e senza un fine prevista. Se la serie e' interessante, la segui man mano e l'autore si intervista magari un po' prima della fine, giusto per tenere alta la tensione. Poi nulla vieta di fare cmq un bel dossier finale con tanto di lustrini, ma perche' aspettare a presentare approfonditamente la serie se merita?

A parte che pure su Fables le recensioni italiane misteriosamente glissano su tutti i temi "forti" della serie: quello filo-israeliano, quello anti-abotista (l'aborto in alcuni passaggi è addirittura paragonato al sacrificio umano), l'immagine positiva della fede che emerge dalle fiabe e la metafora "cristica" nel ciclo di Ambrose. Tutte cose, guarda un po', e che il pensiero unico omologato obbligatorio del settore fumettistico italiano vede come fumo negli occhi. Pero' la serie la propone Planeta DeAgostini e nessuno vuole scontentare i catalani e i loro amici piemontesi, no? Quindi si glissa allegramente! ;)
avatar fumettidicarta
0
 
 
Scusate: l'autore dello sproloquio qui sopra a firma "fumettidicarta" è Orlando Furioso.
Perdonatemi, avevo dimenticato di firmarmi.
E no: non è un nick :-)
Buone cose!
avatar Supersmanf
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perchè non compare il mio commento? Sob-sob...
avatar GuyFawkes
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Caro Alessandro Bottero, paladino dei fumettisti "sconosciuti", la Sua campagna è molto nobile, gli autori di nicchia dovrebbero essere conosciuti da più persone possibili.

Prima di tutto dai propri editori, però.

Il povero Paolo Zaccardo (scritto più volte così nell'articolo, quindi non un semplice errore di battitura) autore di Gravetown si chiama in realtà Paolo Z-e-ccardo.
L'ha mai incontrato/conosciuto?

Su una cosa però concordo: ignorare questi nomi che producono da anni nel campo del fumetto italiano è proprio sintomo di poca professionalità.
avatar redazione
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Hai ragione, mia cara maschera di Guy Fawkes (che non si scrive "awkes"). Inoltreremo la tua lamentela di scarsa professionalità a chi ha progettato il Thesaurus di MS Word, che storpia i nomi nel copia e incolla. La prossima volta staremo più attenti comunque, come invitiamo te a stare più attento a registrarti, visto che ti sei registrato due volte, perchè la prima, probabilmente, da brava maschera, avevi usato una mail errata che non ti ha fatto attivare l'account. Ovviamente quando il messaggio di un pezzo rischia di essere disturbante per qualcuno, ogni refuso è buono per spostare l'attenzione rispetto al senso di quanto è stato scritto.
avatar Rubor
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In parte mi sento di condividere l’intervento di Orlando, nella parte che invita a superare questa sindrome del complotto, ma solo considerando che rimuginare suoi torti subiti e sulla carognaggine altrui non porta a niente. Ma nonostante questo mio stato di menefreghismo o nirvana, il sapere, citando le parole scritte da Orlando, che “esiste un pregiudizio negativo nei confronti di Bottero e di Cagliostro” e che esistono “ambienti scorretti, velenosi e senz'anima, covi di bambini sciocchi pronti a leccare qualsiasi culo prometta loro un qualche coinvolgimento nel Dorato Mondo del Fumetto”, alla fine fa girare i coglioni. Il semplice lettore non se ne accorge, ma per chi sta dall’altra parte le cose appaiono ancora più sinistre di quello che Bottero ha scritto. Cosa fare? Sfogarsi a casa con la moglie, facendogli due palle tanto con quanto di brutto c’è nel mondo del fumetto. Scrivere sui siti o quant’altro per rendere tutti partecipi dei torti subiti? Andare da uno psicologo o abbracciare un mitra e fare una strage durante una delle prossime fiere fumettistiche (fa molto American style)? Per me ognuno è libero di fare come sente (a parte la strage), purché questo lo aiuti a superare il tutto e passare ad una fase più costruttiva (compreso il menefreghismo o nirvana). Io ritengo che Bottero o Cagliostro, in questi anni, abbiano fatto di tutto pur di promuovere i loro autori: si sono battuti come leoni nel circo massimo, molto di più di tanti altri che preferivano leccare il culo a chi prometteva loro un po’ di pubblicità. Certo, se si fossero paracadutati nei cieli di Roma con volantini catalogo forse sarebbe stato diverso. Diciamo in concreto che a parte alcuni nomi noti, in Italia, il prodotto italiano è alquanto snobbato, poca pubblicità sui giornali, nelle fumetterie e quant’altro: spesso reperire un titolo è una esperienza esasperante. Da anni si discute delle cause, ma alla fine la colpa è di tutti: editore che non fa prezzi di favore, distributore che strozza con percentuali alte l’editore, fumetteria che guarda al suo solo guadagno e non promuove, lettori che seguono solo alcune cose, basandosi alle volte fin troppo sul passaparola, senza osare (ma per osare ci vogliono anche i soldi), e siti che informano solo sui propri amici (o futuri colleghi di lavoro). Tutte cose (compreso le rivalità condite di bastardaggini) che si possono applicare anche ad altre realtà artistiche, pur rimanendo nell’ambito delle autoproduzioni, come teatro, cinema, pittura, scrittura etc. Io da parte mia non ho una soluzione per tutto questo se non continuare a disegnare e scrivere cose che ritengo possano piacere.
Ciaoooo a tutti

Franchino Claudio (autore di Rubor Maximus).
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