Intervista a Davide Caci: tutti i segreti del “Re Nero”!
Al palmarés di Fumetto d’Autore mancava Davide Caci, giovane saggista/tuttologo/consulente, che da poco ha preso a lavorare in pianta stabile per ReNoir, casa editrice poco considerata in giro, ma che offre pubblicazioni di ottimo livello. Il giovane Caci (che non è il titolo di un film), ha acconsentito a questa intervista, senza sapere in quale mani si stava cacciando. Ma ormai è troppo tardi per tirarsi indietro. Ecco a voi Davide “ReNoir” Caci!
Pare di capire che tu abbia iniziato a collaborare con ReNoir in una veste di un certo peso. Visto che di ReNoir si parla poco in giro, malgrado un catalogo di tutto rispetto, puoi tracciare per Fumetto d’Autore, una panoramica sulla casa editrice e sulla sua filosofia editoriale?
Premetto che hai colto nel segno. Di ReNoir (casa editrice nata a fine 2006) si parla pochissimo, nonostante una crescita costante, e un catalogo corposo, composto da titoli di alta (talvolta altissima) qualità. In tal senso, con il CEO Rosanna Brusco e l’art director Giovanni Ferrario, si è pensato di rafforzare molto la comunicazione, affidando a Davide Barzi – storico del fumetto, cartoonist, deus ex machina – l’incarico di occuparsi dell’ufficio stampa della casa editrice.
Ciò detto, rispondo alla tua domanda: in poco più di tre anni di storia, la ReNoir ha portato avanti una strategia editoriale abbastanza definita, basata sul fumetto d’avventura, declinato con toni e intenti differenti (sorridere, riflettere, ricordare...).
All’insegna della differenziazione, poi, stiamo sviluppando delle nuove collane: una dedicata al fumetto per ragazzi (quasi inesistente, in Italia) e una di libri per bambini.
Il nostro catalogo è vario, non ci facciamo mancare nulla: fumetto americano, bande dessinée, produzioni italiane, manhwa e fumetto europeo.
Se parliamo di filosofia editoriale, cito quanto scritto sul nostro sito web: siamo una casa editrice giovane ed entusiasta, con l'esigenza di una grande qualità. Questa esigenza si ripercuote su ogni nostra mossa: dalla scelta dei titoli alla lavorazione. In effetti, ciò che ho sempre apprezzato da lettore è la cura che si vede in ogni volume: non a caso, abbiamo svolto e svolgiamo lavori di service editoriale per alcune realtà importanti (cito, su tutte, la Mondadori).
Veniamo a te. Davide Caci. Chi sei, che fai, che hai fatto, che farai, e soprattutto… perché lo fai?
Chi sono? Risponderei “uno studente di giurisprudenza”, ma penso che solo un paio di persone capirebbero la battuta. Quindi dico che sono un giovane che ha voglia di fare, e che ha avuto la fortuna di riuscire a trasformare la propria passione in lavoro. Quando, nel 2005, ho iniziato a muovere i primi – timidi – passi nel mondo del fumetto (con la rivista Mondo Japan, e con la nascita di una splendida collaborazione con Carlo Chendi), ero veramente un ragazzino. Eppure, ho trovato persone (Chendi in primis) che hanno creduto in me, e mi hanno consentito di crescere (processo ben lungi dal terminare, comunque...). Questo è il mio principale stimolo per tentare di fare sempre meglio: ripagare chi ha riposto fiducia in me, e rispondere con i fatti a chi mi ha messo i bastoni tra le ruote.
Oggi, oltre che Foreign Rights Manager e redattore presso ReNoir – attività che porta via il 99,9% del mio tempo – sono redattore presso l’agenzia di informazione giornalistica afNews di Gianfranco Goria, e collaboro con Scuola di Fumetto e Fumo di China, portando avanti, nei ritagli di tempo, la mia attività di saggista e sceneggiatore (più qualcosina di extra-fumettistico; e mettiamoci pure l’università, va’!).
Fino a “ieri” (e talvolta càpita ancora oggi), ho collaborato come freelance con diversi editori – Planeta DeAgostini, Comma22, Coniglio Editore, Iacobelli Editore, Tunué, 001 Edizioni – in veste variabile di critico, traduttore, curatore editoriale, sceneggiatore. Sono stato tra i fondatori dell’Associazione Culturale Rapalloonia! (di cui ho ricoperto il ruolo di segretario fino a inizio 2010), e sono membro del comitato direttivo dell’Anonima Fumetti – Associazione Italiana Professionisti del Fumetto.
Cosa farò? Continuerò a scrivere, nei ritagli di tempo: ho intenzione di proseguire la mia attività giornalistica/critica/saggistica, ma anche di scrittura creativa. A oggi ho firmato per altri tre saggi (e mezzo) e altri due fumetti, ma molto ancora si sta muovendo... Ho scritto anche due storie brevi (rispettivamente una e nove pagine), che saranno pubblicate su due riviste: una da libreria (per i disegni dell'eccellente Fabio Pochet) e una per l'edicola (la storia è stata realizzata con il mio geniale collega Ennio Bufi).
Concludo la kilometrica (sic!) risposta: perché lo faccio? Ne ho appena parlato sul mio blog! :)
Banale, semplice, ma vero: perché mi piace. Il fumetto è una mia grande passione, e sento che questo mondo – con tutti i suoi pregi e i suoi difetti – faccia per me. Molto ho imparato, molto ancora ho voglia di imparare...
Al NapoliComicon 2010 abbiamo visto alcune novità molto interessanti allo stand Renoir. Puoi parlarci un poco dei progetti futuri 2010-2011 della casa editrice?
Il leitmotiv del nostro lavoro degli ultimi mesi è «diversificazione». Stiamo lavorando per ampliare sempre di più i nostri confini. Al Salone Internazionale del Libro di Torino abbiamo portato, in anteprima, Il Risveglio dello Zelfiro, di Karim Friha: si tratta del primo libro di una collana dedicata ai ragazzi, cui faranno seguito alcuni titoli di scuola anglo-americana, francese e italiana.
Per l'inizio del prossimo anno, arriveranno in libreria i primi libri di una collana per bambini che stiamo sviluppando (sarà composta da titoli stranieri e interessanti produzioni italiane).
Stiamo proseguendo poi la collaborazione con i nostri partner storici, e portando avanti le serie iniziate, americane e francesi. Per le americane penso ad Atomic Robo (che, con il terzo volume, ha raggiunto livelli qualitativi altissimi), Courtney Crumrin (titolo opzionato dalla Dreamworks per un lungometraggio), The Damned e altri... Per i francesi, penso soprattutto ai titoli umoristici (Tony e Alberto, Root, e una nuova serie della Soleil) e al premio jeunesse ad Angoulême 2010, Lou!.
Proprio in questi giorni stiamo riprendendo la pubblicazione dei fumetti orientali che, per una serie di vicissitudini, erano fermi da qualche tempo.
Concludo con qualche titolo: visto che sui cataloghi ne abbiamo già parlato, ti posso dire che pubblicheremo un romanzo a fumetti che racconta le avventure di un giovane James Bond, una poetica rivisitazione di un classico, disegnata da un'artista coreana dai toni miyazakiani, e, per concludere, un romanzo a fumetti (in uscita a Novembre) molto toccante, dedicato a una tematica delicatissima: la violenza contro le donne.
Nel 2011 in particolare dovrebbe essere pronto l'ultimo albo de La Gilda, di Oscar Martìn: dopo che Casterman ha abbandonato la produzione della serie (in un mercato ampio come quello francese c'è la tendenza, recentemente, a lasciare a metà serie non sufficientemente redditizie... un po' come per i telefilm statunitensi!) abbiamo deciso di onorare il patto con i lettori, e stiamo lavorando per la produzione del terzo volume, che sarà quindi «Made in ReNoir».
In particolare per il settore “Italia”, avete in cantiere progetti di autori italiani, ristampe o material inedito?
Assolutamente sì. Nel volgere lo sguardo all’estero, tentiamo sempre di non tralasciare l’Italia. Stiamo vagliando la possibilità di ristampare alcuni titoli storici italiani (con anche nomi di un certo peso), ma siamo comunque attivi anche da un punto di vista produttivo. Cito Le spade di vetro della bravissima Laura Zuccheri (che noi importiamo dalla Francia), e vado oltre. A Napoli abbiamo portato Le Tragifavole, disco a fumetti di Sergio Gerasi e della sua band, i 200 Bullets. A Lucca sarà pronto il numero due di Jonah Martini, in cui lo stesso Gerasi rimpiazzerà Alfio Buscaglia.
Per Jonah vale lo stesso discorso della Gilda: l'editore francese si è tirato indietro, e noi siamo subentrati nella produzione del progetto.
Stiamo inoltre proseguendo la collana «Profili» (per cui, a oggi, è stato pubblicato G&G, di Barzi e Gerasi): a gennaio sarà in libreria un volume di grande rilievo storico-sociale, disegnato da quello che mi sento di definire, senza timore di smentita, un talento raro e finissimo.
Nel frattempo, stiamo portando avanti altri progetti di produzione italiana, sia di fumetto (a Lucca pubblicheremo un fumetto di Andrea Scoppetta, stiamo lavorando a Gli Sconfitti 2...) che di narrativa per bambini.
Al momento, abbiamo in cantiere tre serie di libri per bambini, ed è probabile che presto se ne aggiungerà una quarta: è vero che nell'ottica della narrativa per bambini importeremo del materiale, ma vogliamo tentare di valorizzare il più possibile anche dei bravi autori italiani, dando loro fiducia, e tentando di portarli anche all'estero, tramite i nostri partner storici.
Ultimo ma non ultimo (tornando sul tema fumetto), stiamo lavorando a un grande progetto che coinvolge una property italiana molto importante (penso a livello letterario e cinematografico). Purtroppo non mi posso sbilanciare di più, ma già a Settembre si inizierà a sapere qualcosa di più...
Perché un lettore dovrebbe acquistare un prodotto ReNoir? Cosa ha di così particolare da doversi far preferire rispetto alle altre 45.908 proposte che ogni mese arrivano sul mercato?
Perché per noi il lettore è al primo posto. So che detto così può sembrare un esercizio di stile o uno slogan poco riuscito, ma... è la verità! Ogni nostro volume (dalla prima idea, fino a che non rimandiamo le ciano firmate in tipografia) viene pensato e lavorato tenendo ben presente chi è il lettore.
Il lettore è al primo posto, e tutti, in redazione, lavoriamo con questa consapevolezza.
Quando scegliamo un titolo, non ci orientiamo mai verso qualcosa in cui non crediamo al 100% solo «perché vende». Quando editiamo un libro, a volte le discussioni sull'utilizzo di un termine piuttosto che un altro durano delle ore. Quando arrivano le prime copie, rischiamo ogni volta di entrare in stato di depressione post-partum. In realtà non succede mai, perché... stiamo già pensando al libro seguente!
Questa cura particolare, di solito, viene apprezzata dal lettore. Personalmente, da lettore, ho molto apprezzato i titoli ReNoir, molto prima di iniziare la mia collaborazione.
Che parametri segue ReNoir per valutare eventuali proposte di autori italiani? O per scegliere un titolo estero? Cosa cercate, e perché un titolo magari non vi convince?
La conditio sine qua non perché un titolo interessi la ReNoir è che... ci piaccia. Tolta di mezzo la tautologia, sicuramente teniamo sempre un occhio puntato sull’avventura. Un fumetto, per quanto ci riguarda, deve essere avventuroso, divertire, intrattenere, ma anche emozionare. Quando selezioniamo un titolo di produzione italiana – fermi restando i parametri di cui sopra – tentiamo di ragionare anche in ottica internazionale: in quanto agenti, tentiamo di divulgare le produzioni dei nostri autori anche in altri paesi d'Europa, che talvolta hanno tradizioni molto differenti dalle nostre.
Ciò detto, siamo decisamente onnivori, e penso che il nostro catalogo lo dimostri: abbiamo fumetti molto differenti tra loro.
Cosa pensi della situazione attuale del mercato? Ha ancora senso pubblicare fumetti? Può essere un modo per guadagnarsi da vivere, o è solo un qualcosa che soddisfa esigenze culturali ma non incide sul reddito di chi lo fa?
Che il mercato vada male penso sia chiaro a tutti. E non stanno soffrendo soltanto gli editori medio-piccoli e piccoli, ma anche i grandi gruppi (talvolta per scelte sbagliate, a onor del vero).
Potremmo parlare della situazione italiana in cui il fumetto viene sempre e comunque considerato un mezzo di comunicazione secondario, ma non sono così sicuro che c'entri qualcosa, e soprattutto non sono così sicuro che sia utile e costruttivo: in Italia si legge pochissimo in generale, quindi non dovrebbe stupire che questa situazione coinvolga anche i fumetti.
D'altra parte, sono dell'idea che la progressiva diminuzione del fumetto per bambini e ragazzi sia parte del problema: se non si formano i giovani (e giovanissimi) lettori, come si può sperare che questi, una volta adulti, diventino dei lettori?
In generale, noi facciamo spesso e volentieri facciamo paragoni con la Francia, vista come una sorta di El Dorado. Effettivamente è così, ma sono sicuro che se riuscissimo a staccarci per un secondo dal mito francese (è vero: Oltralpe la situazione è decisamente migliore), riusciremmo a portare avanti analisi più lucide, fredde, e quindi efficaci. Anche perché la situazione odierna – migliore e molto diversa – è andata formandosi negli ultimi cinquant'anni o più. Mentre in Italia il fumetto andava verso le edicole (seguendo una direzione assolutamente popolare), in Francia si muoveva verso le librerie...
Nonostante tutto, comunque, penso che abbia ancora senso pubblicare fumetti, ovviamente.
Anzi, penso che noi operatori del settore siamo i primi a dover fare qualcosa. Ho l'impressione che oggi il fumetto trovi più spazio di una volta nell'immaginario collettivo (e nei media), ma che l'immagine risultante sia un po' distorta. Secondo il mio modesto parere, il lettore occasionale (non il nerd incallito o l'appassionato) vede il fumetto come un mondo polarizzato: da un lato, il fumetto popolare – espressione da leggersi quasi con spregio – da edicola (Bonelli, Disney, Supereroi); dall'altra il fumetto d'Autore – con la “A” maiuscola –, da Gipi in giù.
Purtroppo, manca il restante 80% del mercato, che è quello che, anche da un punto di vista economico, sta avendo più problemi...
Sono dell’idea che oggi si possa ancora vivere di fumetto, tenendo sempre presente che in Italia chi lavora nella cultura è, di solito, sottovalutato (e sottopagato), a prescindere dal fumetto.
La nascita e la proliferazione di microeditori che dimostrano il contrario (con incassi quasi nulli e, conseguentemente, pagamenti a zero per i collaboratori) è, a mio avviso, un problema. Certo, un piccolissimo editore è utile a un giovane, che voglia farsi conoscere. Ma, a conti fatti, non penso che quello sia un futuro plausibile per l'editoria, anzi... Non dico che debbano esistere solo i grandi gruppi (tutt'altro...), ma spesso e volentieri le dimensioni di un editore di fumetti – almeno, in Italia, basandomi sulla mia personale esperienza – sono direttamente proporzionali alla serietà e alla professionalità delle persone che dirigono la baracca.
L’Italia è il paese in cui due persone fanno un partito, e questo ragionamento si applica anche all'editoria, specie se a fumetti.
Sono dell'idea che presto, molto presto, spariranno dalla scena molti micro-attori, e sinceramente ne sono lieto. Sono convinto che il mercato premierà quegli editori che, pur tirando parzialmente i remi in barca, hanno continuato a mettersi in gioco.
Sappiamo che sei un grande appassionato di animazione. Quali sono i migliori tre film di animazione mai prodotti (2D o 3D è lo stesso)? E le migliori tre serie di animazione?
R: Accidenti, che domanda difficile! La mia è una risposta da appassionato, come dici, quindi tiene conto dei miei personali gusti, non di giudizi tecnici. Per i film, dico Up o Ratatouille (ex aequo, ma con una lieve preferenza verso la creatura di Brad Bird, per cui nutro una stima immensa), Biancaneve e i sette nani, Il Castello errante di Howl, con una menzione speciale per i film animati di Asterix (su tutti Le dodici fatiche).
Per le serie animate, non c'è storia: su tutte, The Simpsons. Se escludiamo le ultime stagioni (che, a mio avviso, risentono della mancanza di aria fresca tra gli autori, che riescono ancora a far ridere tramite gag, ma non a dare un respiro più ampio alla narrazione), sono la serie animata più geniale di sempre. Non a caso si sono aggiudicati una serie di riconoscimenti. Non ultimo: Homer Simpson è considerato il personaggio più celebre negli Stati Uniti degli ultimi vent'anni...
Partendo dal presupposto che sono un grandissimo consumatore di sit-com animate americane (non a caso, l'argomento del mio primo saggio; ho tenuto anche alcune conferenze e lezioni sull'argomento, insieme all'amico e collega Giorgio Salati)... Per i titoli di altre due serie animate, a bruciapelo, direi: American Dad (coglie alla perfezione con ironia e intelligenza il clima post-9/11) e Batman: the Animated Serie (che non eccelle forse da un punto di vista delle sceneggiature, ma... Quando hai Bruce Timm a curare il chara-design, diventa una questione trascurabile), con una menzione speciale per l'anime Death Note e per la francese Lou! (con ReNoir abbiamo portato il fumetto in Italia... Chissà se arriverà mai anche la serie animata?).
Ultima domanda. Il palcoscenico è tutto per te. Che messaggio vuoi lasciare a chi ci sta leggendo?
Argh! Niente di più facile? ;-)
Non lo so, il “foglio bianco” senza una traccia è troppo impegnativo.
Ringrazio te, Alessandro, per avermi intervistato: è emozionante, per una volta, essere dall'altro lato del “microfono”!
Se proprio devo dire qualcosa, dico che nonostante tutto – stress, periodi impegnativi, scadenze... – mi sento un privilegiato: riesco a vivere del lavoro che mi piace, e, contestualmente, a crescere.
Penso che la mia situazione possa essere un input per tutti quei giovani che vogliono lavorare nel mondo del fumetto, come autori e non: io sono arrivato a questo punto all'età di vent'anni (con quasi cinque anni di esperienza alle spalle), e per “fare esperienza” ho accettato compromessi, senza mettere però mai in gioco la mia dignità. Ho lavorato con impegno e tanta, tanta perseveranza, senza farmi demoralizzare dalle porte sbattute in faccia o dalle fatture non pagate.
Il sistema ha molti problemi, ma se si vuole fare qualcosa, e ci si impegna per farlo, di solito si riesce, senza essere dei geni o dei grandissimi talenti (non sono né l'uno né l'altro, quindi)...
E penso che questo sia il messaggio più interessante che possa far passare a quei lettori che vorrebbero entrare, come operatori, nel mondo del fumetto.
Ovviamente ritengo questa esperienza in ReNoir e la mia attuale situazione a livello di autore come un semplicissimo punto di partenza: un gradino più in alto rispetto allo scorso anno, ma assolutamente non un arrivo. Sono consapevole dei miei mezzi, ma, allo stesso modo, so di avere tantissimo ancora da imparare. E ho voglia di mettermi in gioco, in sfide sempre più grandi...
Concludo salutando tutti gli amici e lettori di Fumetto d’Autore!
So long...
Comments
Francamente non mi pare che esista sui siti che frequento alcuna forma di ostracismo.
Al massimo, se fossi nei panni degli autori, mi lamenterei con i miei editori se notassi che il mio lavoro non viene adeguatamente "promozionato".
Non voglio fare polemica ma mi domando se lo stato di invisibili sia dovuto, più che alla esistenza di un cartello di siti, alla incapacità di fare marketing di chi pubblica.
La classica vecchia storia italiana del dare agli altri o alle circostanze colpe che sono solo proprie
Mando comunicati e informative a siti vari, pubblichiamo news e anteprime sul nostro sito: Risultato nell'ultimo anno: Zeru copia e incolla con i miei comunicati e zeru prendere spunto dal mio sito, da parte dei soliti.
Eppure su Fumetto, notiziario dell'ANAFI siamo sempre recensiti e/o segnalati, così come su Comicsblog, così come sul network delos. Mancano all'appello i soliti noti, che quando si degnano di dare le notizie le danno sempre sbagliate o zoppicanti (ma lì non vedo mai nessuno a fare le pulci... :))
E' vero, hai ragione tu, dal tuo punto di vista da lettore, vorrei dare ad altri colpe mie. :)
Il mio punto di vista è quello di un "maturo" lettore.
Nelle librerie dove mi servo i consigli sono basati più sul passaparola tra clienti che sul resto. ad essere brutalmente onesti non ho ricordi di un volume che abbia venduto sulla base di una recensione ne nelle mie personali esperienze ne in quelle delle persone che frequento.
Che ci siano opere di cui si parla meno di altre sui siti specialistici vale per i fumetti così come per la musica o il cinema o qualsiasi altra opera di ingegno.
Ma da qui ad ipotizzare che esista un boicottaggio organizzato ce ne corre...
Io non compro un volume se è stampato male o se il genere non mi interessa. E credo che questo valga per la quasi totalità dei lettori.
Inoltre se un sito si prefigge lo scopo di fornire un livello qualitativo migliore degli altri è ovvio che i lettori segnalino gli errori o omissioni che riscontrano.
Accade ovunque. Ed è anche giusto che succeda.
Ma dire che se un editore non ha visibilità è solo colpa sua perchè non sa fare "marketing", mi sembra un modo semplicistico per liquidare problemi che da addetti ai lavori si vivono sulla propria pelle da anni. Continua a seguirci, comunque, avere lettori attenti e pronti a segnalare "bug" fa piacere e aiuta a crescere.
E come ho io scritto altrove, Kurt Russel insegna che le ragazze dagli occhi verdi portano grossi guai a China Town. Qualche volta pure a Little Italy, che sembra più Little del solito...
Comincio "dal fondo", spiacendomi un po' nel ricordare ad Alessandro che nel sito che dirigo si è parlato sia di Claudio Franchino e della sua bellissima Rubor Maximus; sia di Paolo Zaccardo e del suo Gravetown; sia di Stefano Piccoli (con una recensione negativa, ma civile, che ha scatenato una piccola polemica su un forum: perché certe volte non basta parlare di un fumetto, no, bisogna anche parlarne come vuole il suo autore, ma guarda un po'...); sia di produzioni della Bottero Edizioni (la bellissima Heaven's War e il disturbante, splendido Paradigm, tanto per dire).
Poi, logico, Alessandro non può sapere che attendiamo l'uscita del VI e ultimo (sigh...) volume di Rubor Maximus per parlarne approfonditamente, intervistando anche l'Autore; come non sa che sul sito che dirigo è in preparazione uno speciale "Cagliostro E Press" e uno "speciale Bottero Edizioni".
Poi, se a nessuno della redazione piace Stefano Piccoli, beh: siamo veramente e lietamente liberi di non parlarne senza essere accusati di "disinformazione".
Entrando nel vivo nel vivo: Bottero, sin dal suo primo Editoriale su Fumetto d'Autore, usa in senso interscambiabile i termini "sito giornalistico", "sito di critica", "blog", "sito di informazione", ma nella realtà le cose non stanno assolutamente così, mi pare assodato e mi pare strano che Alessandro si sia lasciato scappare una "leggerezza" così... macroscopica.
I termini di cui sopra - a parte "sito giornalistico", strano oggetto che infatti non esiste in ambito fumettistico, almeno in Italia (Luca Boschi è un giornalista, ma infatti il suo è un BLOG personale, peraltro inattaccabile e bellissimo: lo consiglio caldamente a tutti/e) NON sono interscambiabili e se si vuole fare informazione corretta non bisogna sbagliarsi su questo.
[Scusate anche un po' lo sfogo, ma ce ne ho due palle così di sentire il sito che dirigo messo di volta in volta - non dico da Alessandro, che anzi vi collabora, ma in generale - nelle categorie "informazione", "critica" o quant'altro. Per poi, ovviamente, essere accusato di "non fare informazione corretta", "non fare critica", "non fare quello che vorrebbero che facessimo editori ed autori". in effetti noi non facciamo ne' informazione ne' critica, facciamo quello che ci pare e se quel che facciamo non piace... basta un "click" per lasciarselo alle spalle per sempre.]
I siti di critica, poi non esistono, sfatiamo questa leggenda urbana. Esiste un sito che - ultraspocchia a parte - cerca di fare della critica. Alle volte si avvicina all'obiettivo, altre no. Ma ci prova.
Gli altri sono siti di news (al 90% tradotte da newsarama o simili), gossip (quasi mai verificati), "next big thing" e pubblicità per nulla occulte per Case Editrici appetitose e potenti; oppure blog autocelebrativi e/o pubblicitari. E forum carichi di veleni, tant'è.
Dunque secondo me è inutile accusare "i siti di critica e di informazione" di non parlare degli autori della Bottero Edizioni e della Cagliostro E Press.
A maggior ragione se questi "autori che come vendite dei prodotti a loro nome [...] si mangiano in un sol boccone moltissimi nomi “figosi” del fumetto indipendente italiano" (cito dall'Editoriale).
E allora, se così è, che vi frega se "i siti" parlano o meno di questi autori?
Ma soprattutto: da quando sono le CIFRE DI VENDITA a determinare la bontà di un prodotto?!?!????
Non esiste alcun DIRITTO da parte di Autori e/o Case Editrici su qualsivoglia sito e non ha senso pretenderlo.
Dopodiché, ci tengo a sottolinearlo, la faccenda del "pregiudizio negativo" di cui parla Alessandro è tristemente vera: credo che il Dorato Mondo del Fumetto Italiano sia l'unica piazza dove si formano delle confraternite di decerebrati senza una vita propria in cui si decide il "boicottaggio" di una Casa Editrice solo perché ha nominato Tizio Caio direttore editoriale...
Ma è altrettanto vero che forse sarebbe ora di uscire da questa infinita lagna (sì, perché, perdonami Ale, ma la percezione che ho io è che non facciate altro che lamentarvi, e dopo un po' sai che noia... ogni volta che c'è un editoriale nuovo mi viene da chiedermi "su cosa si lamenterà questa volta?" e non è una bella percezione, specie sapendo l'enorme ricchezza e varietà di argomenti di cui disponi, grazie alla tua esperienza e al fatto che conosci il fumetto come pochi altri... e invece mi devo sorbire orrendi - sì: orrendi! - editoriali come quello sull'Afghanistan, zeppi di luoghi comuni, qualunquismo e superficialità...) e far vedere quel che sapete fare.
Eppoi, vi voglio bene ma ve lo devo proprio dire: non è che UN POCHINO ALMENO si raccoglie quel che si semina?
Un po' di ascolto in più verso le altre ragioni, o le ragioni degli altri, non guasterebbe. Ormai c'avete questa sindrome da "complotto" dalla quale spero uscirete presto, che vi porta a essere sempre sulla difensiva, a non riconoscere MAI di sbagliare (dio mio, sbaglierete anche voi ogni tanto o no???), a riconoscere ogni dissenso come un attacco personale...
E' vero che esiste un pregiudizio negativo nei confronti di Bottero e di Cagliostro, è innegabile. Ma io credo e dico che le colpe non stanno MAI da una sola parte.
Ribadisco la mia simpatia per voi e l'affetto personale, ribadisco la mia antipatia e nausea verso certi ambienti scorretti, velenosi e senz'anima, covi di bambini sciocchi pronti a leccare qualsiasi culo prometta loro un qualche coinvolgimento nel Dorato Mondo del Fumetto.
Ribadito ciò, non basta dimostrare "quanto son cattivi loro" per essere automaticamente "buoni".
Volete che il sito che dirigo parli di più dei vostri autori?
Bene: "costringetemi" a farlo, stupitemi, avviate promozioni irresistibili, coinvolgete me e gli altri siti/blog/portali.
Basta così, scusate se mi sono dilungato troppo, ma l'affetto personale che nutro per voi lo meritava.
Imboccallupo per tutto!
A Luca Belloni, invece, dico che non ho mai letto nulla di Samanta Leone: è tutta e solo "colpa" mia?
Mi hai mai scritto un'email per farmi conoscere la sua opera, mi hai mai mandato un comunicato, una tavola in anteprima, un qualcosa? Eppure sono certo che del sito che dirigo hai sentito parlare. Dunque, ce lo pigliamo almeno un "concorso di colpa"? grazie.
Quote:
Mi permetto di dissentire ferocemente da questa modalità di recensione. Sarebbe come aspettare che esca l'ultimo numero di Fables per recensirlo approfonditamente e intervistare Bill Willingham. E sarebbe cosa difficile, visto che la serie e' ongoing e senza un fine prevista. Se la serie e' interessante, la segui man mano e l'autore si intervista magari un po' prima della fine, giusto per tenere alta la tensione. Poi nulla vieta di fare cmq un bel dossier finale con tanto di lustrini, ma perche' aspettare a presentare approfonditamente la serie se merita?
A parte che pure su Fables le recensioni italiane misteriosamente glissano su tutti i temi "forti" della serie: quello filo-israeliano, quello anti-abotista (l'aborto in alcuni passaggi è addirittura paragonato al sacrificio umano), l'immagine positiva della fede che emerge dalle fiabe e la metafora "cristica" nel ciclo di Ambrose. Tutte cose, guarda un po', e che il pensiero unico omologato obbligatorio del settore fumettistico italiano vede come fumo negli occhi. Pero' la serie la propone Planeta DeAgostini e nessuno vuole scontentare i catalani e i loro amici piemontesi, no? Quindi si glissa allegramente! ;)
Perdonatemi, avevo dimenticato di firmarmi.
E no: non è un nick :-)
Buone cose!
Prima di tutto dai propri editori, però.
Il povero Paolo Zaccardo (scritto più volte così nell'articolo, quindi non un semplice errore di battitura) autore di Gravetown si chiama in realtà Paolo Z-e-ccardo.
L'ha mai incontrato/conosciuto?
Su una cosa però concordo: ignorare questi nomi che producono da anni nel campo del fumetto italiano è proprio sintomo di poca professionalità.
Ciaoooo a tutti
Franchino Claudio (autore di Rubor Maximus).