Fumetto d'Autore

www.fumettodautore.com | Il Magazine della Nona Arte e dintorni | ISSN: 2037-6650 | Direttore: Alessandro Bottero

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L'Editoriale » BAO Publishing: svelato l’arcano mistero

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baopublishingdi Alessandro Bottero

Ovvero finalmente il mondo del fumetto online tira un sospiro di sollievo.

Buone notizie per il mondo del fumetto. Che voglio dire? Seguite il mio ragionamento. Da quando è apparsa sul mercato la BAO Publishing, si è scatenata la curiosità morbosa di vari nerd e degli addetti ai lavori, per sapere chi ci fosse dietro. E subito si sono scatenate le ipotesi più fantasiose e demenziali. Va detto che ancora una volta il mondo del “giornalismo” online a fumetti ha dimostrato un dilettantismo che potremmo quasi definire tenero.

In realtà le cose sono chiare, e trasparenti. Compongono l'assetto societario della BAO Publishing s.r.l. Michele Foschini, Pierto Marietti (già fondatore delle edizioni PM - ndr), e la UBS Fiduciaria s.p.a., società del gruppo finanziario UBS Italia, che detiene la quota di maggioranza del capitale sociale. L'amministratore unico della società e Caterina Marietti. Questi sono i dati ufficiali depositati alla Camera di Commercio Industria Atigianato e Agricoltura di Milano.

Perché però dico buone notizie? Primo perché questo significa che BAO è una realtà con le spalle larghe, e in grado di reggere il gioco. Secondo perché  in un momento come questo, dove chi ha i capitali tende a non  investirli, se non in cose dove il rientro è certo, che una fiduciaria investa svariate manciate di euri in una realtà editoriale così caratterizzata, come i fumetti, è un dato interessante, significativo, e soprattutto POSITIVO.

Come Fumetto d’Autore restiamo positivamente colpiti dal fatto che ci sia chi voglia investire in questo  campo. Significa non solo che il progetto BAO è  percepito come ben strutturato, ma anche che questo progetto viene visto all’interno di un campo che gli investitori ritengono potenzialmente foriero di guadagni.  Ed è questa,  se permettete, la notizia. Forse più della mera e semplice curiosità di sapere “chi c’è dietro la BAO?”. Vabbé, le curiosità da bambini le lasciamo ai bambini. Noi cerchiamo di parlare di cose serie.

Rimanete collegati con Fumetto d'Autore, lunedì troverete on line un'intervista esclusiva a Michele Foschini, direttore editoriale della BAO Publishing.

Comments

avatar Ricky
0
 
 
Per aspirare al successo, la Bao dovrebbe proporre grossi titoli, con grosse tirature nel mercato delle edicole. Invece, sembra che le aspirazioni di questa nuova etichetta siano limitate al solo circuito delle fumetterie, dove sta proponendo qualche volume che può solleticare gli interessi dei nerd più incalliti, ma nulla di più. In cosa si dovrebbe differenziare da altre micro-etichette che operano nello stesso mercato? Perchè è stata scelta dalla Planeta come service esclusivo per le traduzioni (e alcuni traduttori sono gli stessi che lavorano per la Magic! Ahi, ahi!). Finora non è parsa di vedere tutta questa voglia di investire, perchè da qui a insediare colossi come Bonelli, Astorina, Disney ce ne vuole, ma anche per infastidire realtà come Panini e Planeta, ce ne corre. Inoltre, non sembra che si abbia intenzione di investire nella proposizione di titoli manga.
avatar Barone
0
 
 
Magari è una scelta precisa quella di non investire nei manga.
Anche perchè negli ultimi 6 mesi sono nate varie nuove case editrici specializzate in manga, quindi direi che il mercato sia saturo.
Al contrario, la Bao si sta muovendo molto sul fumetto Francese, cosa che non tutti fanno e che potrebbe dargli una connotazione differente dalle altre case editrici.
P.s. se ti sfogli i vari mega ed anteprima i titoli Bao "grossi" li trovi facilmente...Bone, Rose, Red rocket 7, Chew, lord of burger... le perle ci sono basta saperle cercare.
avatar Ricky
0
 
 
"Grossi" sono i titoli e le serie mainstream. Quelle che assicurano migliaia e migliaia di copie di venduto. Numeri che la Bao, di questo passo, non raggiungerà mai. E, nonostante la buona volontà, non riuscirà a liberarsi dalle catene del piccolo ambito (il circuito delle fumetterie) in cui si è auto-confinata. Non ha senso definire "grossi" dei titoli che venderanno si e no 200-300 copie (nella migliore delle ipotesi) e che faranno breccia esclusivamente tra i nerd. Gli equilibri del mercato sono intatti. Tali erano prima della sua apparizione. Tali sono rimasti ora. Tali rimarranno per molto tempo ancora (se questi sono i presupposti).
avatar f_imperiale
0
 
 
Il "Necronomicon" di Moore potrebbe vendere qualcosina in più .. magari anche "Il Pifferaio di anime" di Willingham , se iniziassero a trovarsi nelle librerie come alcuni volumi di altre etichette .
Per assurdo ho trovato titoli AVATAR della BD nelle mondadori e non nelle fumetterie ..
Un appunto : su colosso 13 , avendo il volume , devo dare ragione a Ricky quando era dubbioso
sul rapporto quantità prezzo .. dal momento che vi sono solo 3 episodi.

Metto agli atti anche un'altra questione : nel sopracitato volume campeggia in 3a copertina un bel "STAMPATO IN CHINA" .......
Domanda : è parte del motivo che fa ritenere questo investimento "foriero di guadagni" ??
Personalmente sono molto attento anche alle questioni politico/economiche del paese in cui viviamo nel tempo libero , e senza dilungarmi dico che la cosa mi sta enormemente sul ........
BAO -10 punti per me
avatar Ricky
0
 
 
Difficile. Citi "titoli" che venderebbero non più di 100-150 copie se distribuiti nelle fumetterie. I grandi numeri si fanno in edicola (ma quello è territorio esclusivo di Bonelli-Astorin a-Disney) e nelle librerie (ma qui c'è da scontare il fatto che chi va in libreria lo fa per acquistare un libro e non un fumetto o, al massimo, un volume della Bonelli o di Diabolik).
L'Italia dovrebbe guardare come esempio la Francia: li si legge e parecchio, ma si leggono tanti, tantissimi fumetti. I prezzi sono alti, ma perchè nel Paese transalpino il fumetto viene percepito come un'opera letteraria, per la quale spendere 15-16 euro (per leggere 60-70 pagine) rappresenta un aspetto normale delle abitudini dei francesi. Il fumetto non viene visto come qualcosa per ragazzini, ma come un momento di cultura, ciò che in Italia non è mai avvenuto (salvo l'ingresso nella cultura popolare di miti come Tex, Diabolik, Valentina e più di recente Dylan Dog).
Inoltre, mettiamoci pure che gli editori che operano nel mercato italiano sono legati a logiche anti-diluviane, che rendono più difficile l'affermazione del fumetto come movimento culturale. Risultato: in Italia si leggono sempre meno fumetti, il fumetto diventa sempre più di nicchia, sempre più elitario. Fra breve, fumetti "mainstream" come l'Uomo Ragno o i Fantastici Quattro potrebbero essere considerati come un prodotto da "nerd". Altri, come Superman e Batman, sono divenuti icone popolari, ma conosciuti più nelle espressivi cinematografich e, telefilmiche e dei cartoon, che come fumetto.
E gli editori sembrano non accorgersi di tutto questo. Non se ne accorgono i pesi massimi e i pesi medi. Paradossalmente, se ne accorgono più i pesi mosca (ma questi ultimi non dispongono delle risorse economiche e umane per cambiare la situazione).
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