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L'Editoriale » Tutto a un euro!

eurobrokendi Alessandro Bottero

Nel 1991 iniziai a lavorare come traduttore per la Play Press. Il prezzo di una traduzione nel gennaio 1991 era di 6.000 lire lorde a pagina, ossia, più o meno 3 euro lordi a pagina. Un articolo veniva pagato 30.000 lire a cartella, quindi circa 15 euro.

Questi prezzi durarono fino al 1999, anno in cui per motivi X smisi di lavorare con la Play. Nel 2001 lavorai come traduttore per la Lexy, e la tariffa era di 4 euro lordi a pagina.

Successivamente (anni 2007-2010) lavorai con la Planeta, tramite Magic prima  e Bao poi, e il prezzo era sceso a 3 euro lordi a pagina. Nel 2009 e nel 2010 ho tradotto anche per la Free Books, e la tariffa era scesa a 2 euro lordi a pagina. Ora (autunno 2011) sento parlare di 1,50 lordi a pagina, e anche di cifre del tipo “il service per cui lavoro mi ha dato 100 euro per una traduzione di 144 pagine”.

Vediamo di fare una cronologia

Gennaio 1991 = 6.000 lire lorde a pagina

Primavera 2001 = 4 euro lordi a pagina

2008 = 3 euro lordi a pagina

2011 = 1,50 euro lordi a pagina

2011= 0,80  euro lordi a pagina?

Avete seguito? Il campo delle traduzioni dei fumetti è talmente folle, incredibilmente ridicolo e totalmente in balia della brama di risparmio degli editori, che non solo NON c’è stato un aumento delle tariffe da vent’anni a questa parte, ma io oggi mi sento offrire la META’ di quanto la Play Press mi dava nel 1991.

Per fare capire quanto questo sia assurdo immaginate di andare dal meccanico. Oggi il costo dell’ora di lavoro di un operaio specializzato di una autofficina è di X euri. Ossia almeno il doppio di quanto era lo stesso corso nel 1991.

Immaginate che vi presentino un conto di 1.000 euro, per un lavoro di tot ore a 40 euro all’ora, e voi diciate “Ma ora c’è crisi. I fumetti vendono poco. Ti pago 6.000  lire all’ora, come venivi pagato nel 1991.”

Probabilmente ricevereste una solenne pernacchia, e una chiave inglese in testa.

Invece quando l’editore dice “Ma ora c’è crisi. I fumetti vendono poco. Ti ABBASSO la tariffa della traduzione/lettering/supervisione”, nessuno si lamenta.

Ancora peggio poi è quando i vari service editoriali, pur di ottenere commesse da Panini (che sta raddoppiando il numero di uscite mensili), o da Lion, o da GP, o da chiunque altro pubblichi, abbassano loro stessi le tariffe. “Datelo a me il lavoro. Lo faccio a meno.”

Chi può resistere a uno che dice “Io te lo faccio a meno!” Pagare meno significa avere meno costi, significa avere punti di pareggio più bassi. Significa essere competitivi con i concorrenti. E se addirittura i service arrivano e si auto-riducono i compensi, perché dovrei farmi scrupoli ad approfittarne? E perché non direi dire a chi NON si autoriduce “Ciccio bello, guarda che io a te il prezzo che mi chiedi non te lo do più, perché qua fuori c’è la fila disposta a lavorare alla metà!”.

Capito il punto? Il service che abbassa i prezzi pur di avere la commessa dalla casa editrice XXX, non solo riporta indietro l’orologio dei compensi di almeno vent’anni, ma rovina il mercato per tutti gli altri.

E la cosa che mi fa veramente ridere (ma ridere davvero,per quanta ipocrisia si nasconde nel mondo del fumetto) è quando gli stessi che scassano circa i “giusti compensi agli autori”, poi li ritrovi invischiati in questo meccanismo. Giusto compenso per gli autori sì, e giusto compenso per i traduttori no?

Il futuro è tutto a un euro.

Traduzioni? Un euro lordo a pagina

Lettering? Un euro lordo a pagina

Supervisioni? E che è?

Impaginazione? Un euro lordo.

E se questo posso capirlo a piccoli livelli, lo trovo scandaloso quando si parla di GROSSI gruppi editoriali. Ossia di chi i soldi ce li ha.

E dirò di più: con queste tariffe è GIUSTO che i traduttori se ne freghino di rileggere o di fare lavori accurati e certosini. Mi tratti come un barbone, ossia mi fai una ELEMOSINA? E allora io lavoro il minimo indispensabile. Se tu non rispetti il mio lavoro, perché io dovrei rispettare te  o i lettori? Perché c’è una “etica del lavoro”?  Palle.  In questa situazione appellarsi in modo retorico ad una fantomatica “etica del lavoro” è una presa in giro.

Mi paghi da cane? Avrai un lavoro da cane.

Quando TUTTI applicheranno questo principio, forse ci si renderà conto che per avere un lavoro fatto bene NON mi devi pagare da cane.

E se i lettori si lamentano bisogna dirgli “sei disposto a pagare questo volume di più, sapendo che sarà tradotto meglio?”  Se dicono sì, ok. Se dicono “non è un mio problema”, la risposta è semplice”allora non comprarlo proprio”.

Se mi paghi un euro lordo a pagina farò un lavoro da un euro lordo a pagina. Errori, sviste, e problemi compresi.

E tu lettore consapevole, che sai queste cose, e sai benissimo che gli editori pagano poco le traduzioni per tenere bassi i costi, e sai benissimo che se se si dovessero pagare di più i traduttori e i letteristi i prezzi dei volumi si alzerebbero, e quindi TU pagheresti di più, allora tu lettore consapevole se accetti che i volumi costino così, e non ti piacerebbe se salissero di prezzo  quando trovi un errore devi stare muto e zitto. Perché sei complice volontario di questa situazione.

Tutto a un euro.

Che bella fine….

Ps. Ah sì. C’è stata anche Lucca. Prima o poi ne parleremo.

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