La crisi e il sistema fumetto: l'analisi di Mario Taccolini
Su Fumetto D'Autore è iniziato già da un pò un ideale viaggio per raccontare le ripercussioni sul sistema fumetto della crisi. Abbiamo potuto leggere l'analisi di Paolo Accolti Gil di Italycomics e quella di Salvatore Primiceri di Voilier Edizioni e organizzatore di Fullcomics.
Il viaggio adesso si arricchisce di una nuova testimonianza, stavolta in "presa diretta".
Avevamo intervistato a marzo scorso il vulcanico Mario Taccolini, editore di Arcadia Edizioni, che già allora circa la sua esperienza editoriale, aveva dichiarato:
Ero convinto che, sul mercato, mancasse una casa editrice disposta a credere nei progetti degli autori italiani. Poi ho scoperto il perché: produrre un fumetto costa moltissimo e non garantisce le vendite che portano gli albi tradotti. Io, poi, mi sono fissato sul voler retribuire a tutti i costi gli autori “a tavola”, scommettendo sul fatto che un buon prodotto, prima o poi, sarebbe riuscito a pagarsi. Scommessa persa miseramente, soprattutto con il formato che avevo scelto all’inizio (archi narrativi in tre albi da 48 pagine l’uno). La scelta di mantenere prezzi bassi, poi, si è rivelata una vera e propria disgrazia: se al lettore da fumetteria (e da fiera) piace il fumetto che gli proponi spende volentieri due euro in più per comprarlo. Vendo Maisha a 5 euro: 48 pagine con copertina di Marco Turini e disegni di Alessio Fortunato. Sono convinto che, se avessi scelto dall’inizio un prezzo più alto, le quantità di venduto sarebbero esattamente le stesse.
Adesso, mentre gli autori del fumetto italiano convocano i propri "Stati Generali" durante la prossima Lucca (le notizie inerenti le trovate qui, qui un editoriale di commento qui) per constatare lo stato dell'arte e confrontarsi in una tavola rotonda sulle condizioni contrattuali del settore, Mario Taccolini è ritornato a parlare, sul forum di Kinart, della sua esperienza editoriale con un lunghissimo post in cui, a "cuore aperto" e di pancia racconta l'effettiva situazione della sua casa editrice, del mercato e del sistema fumetto.
Vi riportiamo L'intervento di Mario Taccolini integralmente:
Sono Mario Taccolini, editore di Edizioni Arcadia e proprietario di una fumetteria a Bergamo.In questo lungo post renderò pubblici alcuni dati sulle Edizioni Arcadia, perché mi pare sia questa la richiesta. La casa editrice nasce nel 2007: eravamo sicuri che, realizzando buoni prodotti di autori italiani, e pagandoli abbastanza bene, avremmo trovato lo spazio per proporre bei fumetti a un prezzo popolare. Inizialmente pagavamo 50 euro a tavola per i disegni, 15 per la sceneggiatura e 200 per la copertina: compensi non da favola, ma che ci sembravano (e mi sembrano tuttora) equi. Stampavamo 2000 copie di ognuna delle nostre pubblicazioni, convinti di poter arrivare al punto di pareggio (1200 copie) nell'arco di un anno, massimo due.Il progetto iniziale, come ho già scritto da qualche parte, può dichiararsi un completo fallimento.A Lucca 2007 ci siamo presentati con cinque fumetti: l'albo speciale per i dieci anni di Jonathan Steele, 4 Volti della Paura (di Luigi Siniscalchi), Self Service (di Ferrandino, Brindisi, Walter Venturi, Peppe Liotti e Nardo Conforti, con copertina inedita di Brindisi), Giada n. 1 (di Rosenzweig, Matteo Cremona e Federico Sfascia, con cover di Enea Riboldi) e Maisha n. 1 (di Matteuzzi, Fortunato, Da Sacco e Ambu, copertina di Marco Turini). Nella nostra prima fiera siamo stati pesantemente penalizzati dalla collocazione del nostro stand e dalla qualità penosa della grafica dei nostri albi: purtroppo avevamo deciso di fare fumetti "professionali" sotto ogni punto di vista, ma amatoriali in un settore fondamentale. Abbiamo invitato al nostro stand (a nostre spese: pagando, cioè, viaggio, albergo e vitto, oltre al pass) una decina di autori. Risultato, a fronte di un investimento di oltre 30.000 euro: una debacle pazzesca.Ma, fino a lì, non era un dramma: ci sta che la prima uscita non sia esattamente un successone.Poi sono arrivati i primi dati degli ordini, e non c'è stato niente da ridere. Ma eravamo convinti delle nostre idee e siamo andati avanti, abbassando i pagamenti (40 a tavola per i disegni, 10 per le sceneggiature, a parte il caso di GIADA, perché gli autori, viste le scarse vendite, decisero di voler comunque investire sul prodotto e ci proposero di prendere 35 euro a tavola per i disegni e di realizzare gratuitamente la sceneggiatura), varando altri progetti e arruolando nuovi autori. A Lucca 2008 abbiamo presentato anche tre albi stampati in digitale, per i quali abbiamo corrisposto un euro agli autori per ogni copia venduta: "Olos", "Jam & Erys" e "Generazione Goldrake". Tutti e tre i volumi sono stati stampati in 300 copie e sono andati esauriti, ma non ci sono stati nuovi ordini e quindi non abbiamo ritenuto di effettuarne delle ristampe.Poi... nonostante la qualità dei nostri albi sia nettamente migliorata, la situazione del mercato è peggiorata. Ovviamente, ammetto le mie colpe: in particolare, non sono riuscito a "pubblicizzare" abbastanza gli albi, usciti tra l'indifferenza quasi generale della critica e dei forum.Nel frattempo, molto per colpa della casa editrice, ma anche per fatti miei non piacevoli che non mi va di raccontare in giro, ho rischiato concretamente il fallimento dell'attività. Non ho ritoccato i compensi, ma sono in arretrato con alcuni pagamenti.Ma tornando al discorso pagamenti: faccio l'esempio più "vicino" temporalmente, Ford Ravenstock 2.Il primo Ravenstock è stato stampato da Panini Comics, dopo aver vinto il primo Lucca Project Contest, e mi si dice abbia venduto tremila copie (dato che trovo assolutamente credibile). Del secondo (il primo stampato da Edizioni Arcadia) abbiamo venduto poco meno di ottocento copie: ovvio che la visibilità di Panini e quella delle Edizioni Arcadia non sono nemmeno lontanamente paragonabili, e che i due anni trascorsi dal primo al secondo episodio hanno inciso anch'essi negativamente.A febbraio 2010, due anni dopo l'uscita del nostro primo Ravenstock, abbiamo stampato anche il secondo. Compensi: 40 euro a pagina per i disegni, 20 per i colori, 10 per la sceneggiatura e 200 per la copertina. Visti i volumi di vendita del primo, e visto il periodo poco felice, ho preferito stamparne solo 800 copie (del primo ne avevamo stampate 2000). Costi: poco più di 3500 euro per il lavoro degli autori, circa 1500 per la stampa e 100 per il lettering e l'impaginazione. Se fate un pò di conti... vendendo TUTTE le copie stampate, al prezzo di copertina (e, quindi, senza contare il 50% che devo dare ai distributori), e calcolando che almeno una trentina di copie vanno in omaggi vari, riuscirei ad andare in pareggio. Più realisticamente, prevedo (se tutto andrà bene) di perdere circa duemila euro.Al momento attuale i distributori mi hanno fatto ordini per 178 copie (178 x 6,5 / 2 = 578,50 euro) quindi, se vendessi tutte le restanti copie a prezzo pieno diciamo... in un anno, incasserei circa 4500 euro (600 euro di perdita). Nel frattempo dovrò pagare la tipografia (che ha ricevuto solo un acconto) e gli autori (Armando ha ricevuto un acconto, Susanna invece nemmeno quello. E, comunque, sono in ritardo già adesso). Coloristi e grafico, invece, li ho già pagati.Per inciso: le prenotazioni di Ravenstock sono circa la metà di quelle di Loaded Bible, ma non sono così negative (sperando nei riordini che, di solito, ci sono): Giada e Maisha, per esempio, ci vengono ordinate in meno di 100 copie a numero.Perché l'ho stampato, allora? Perché Ravenstock è un personaggio che mi piace moltissimo, perché ho enorme stima dei due autori ma, soprattutto, perché non mi piace lasciare le cose a metà. Se a Susanna ed Armando andrà bene, non avrò alcun problema a stampare anche il prossimo (e conclusivo) episodio.Quindi: secondo la mia personale esperienza, non vale la pena investire del denaro nella produzione di fumetti italiani, perlomeno per noi micro editori. Perché, per poter pagare decentemente gli autori, si dovrebbero stampare almeno 3000 copie di un fumetto, certi di venderne più di duemila... ipotesi, al momento attuale, molto distante dalla realtà.Il dramma è se confrontiamo questi dati con quelli riguardanti gli albi tradotti, che costano meno della metà e vendono molto di più (eggià... quella degli "italiani esterofili" non è una leggenda urbana).Faccio presente che Star Comics, negli ultimi tre anni, ha abbassato del 50% i compensi per gli autori dei propri periodici da edicola... quindi, probabilmente, produrre fumetti italiani è proibitivo anche per case editrici consolidate e con un proprio pubblico di riferimento da quasi vent'anni. E che Dylan e Tex, che vent'anni fa vendevano 500.000 copie, hanno più che dimezzato i propri lettori.E vedo un futuro allarmante, in cui i giovani autori lavoreranno sottopagati con la sola speranza di fare il "grande salto", entrando in Bonelli o in Marvel (e... fondamentalmente, basta), e senza la possibilità di diventare nuovi Gipi, o Ausonia (per citare due che hanno fatto un percorso originale e sono comunque riusciti ad imporsi).
Comments
Se i kappa vorranno informare i lettori della loro scelta o di quello che è successo mi pare abbiano il loro sito per farlo.
A mio parere questa non è informazione, è solo ricerca di audience attraverso una polemica tra gente che fa lo stesso mestiere.
Il paragone tra i Kappa e il Presidente del consiglio poi è davvero fuori posto.
Dici che mettere nero su bianco le voci che girano nei corridoi del comicdom nostrano, e chiedere in maniera plateale chiarimenti alla GP Publishing non è informazione: e cosa, di grazia, sarebbe informazione?
Aspettare i comunicati ufficiali?
Adeguarsi agli alti standard del giornalismo televisivo italiano, che ha sostituito inchieste e approfondimenti con l'elenco delle dichiarazioni ufficiali dei vari politici sugli argomenti più disparati?
Porre una domanda scomoda E' GIA' informazione.
Se la GP Publishing risponde o non risponde, dopo avere da pochissimo assunto i Kappa Boys come veri e propri frontmen della sua divisione manga e averli fatti rapidamente sparire, E' GIA' informazione.
Il resto sono copiaincolla dai siti ufficiali.
No davvero non capisco se davvero si può in buona fede credere che un dipendente o un collaboratore che non ha un incarico pubblico o politico si debba sentire in dovere di rispondere alle domande di quello che, alla fine della corsa, è il responsabile editoriale di una casa editrice concorrente.
Ma non solo a lui, ma a chiunque.
i kappa sono stati eletti alla presidenza del consiglio ? no
sono senatori o deputati ? no
sono dipendenti pubblici ? no
Sono privati stipendiati da un privato.
Poi dite quello che vi pare ma NON E' informazione sparare un articolo in cui al massimo si capisce che "oh siccome l'amico dell'amico di mio cuggino mi ha detto che forse vi hanno licenziato non è che ci volete dire che è successo ?"
I giornalisti seri le voci PRIMA le verificano e POI le riportano ai lettori.
Sono curioso.
E si che ne vediamo tutti i giorni a tonnellate di notizie non confermate, specialmente nella cronaca nera, nella cronaca giudiziaria...
Sono le autorità competenti che devono verificare: il giornalista fa un'opera di DENUNCIA.
Se il curatore di un sito di informazione fumettistica viene informato da una fonte che lui considera affidabile di un imminente eventu importante, molto semplicemente riporta la notizia come "voce di corridoio".
In America ci mandano avanti interi siti con le notizie da "semaforo giallo", cioè da confermare.
Perchè da loro è una cosa normale e da noi una cosa scorretta?
Di quello che leggiamo sui quotidiani è forse un centesimo delle fandonie ed i vaneggiamenti che arrivano tutti i giorni alle redazioni dai personaggi più disparati.
Poi visto che proprio il senso del discorso che stavo facendo non lo hai colto provo a spiegarmi con un esempio:
paninaro in questione è assente e che gira voce che sia stato licenziato o si sia dimesso.
Domattina si licenzia il ragazzo che fa i panini alla rosticceria sotto il mio ufficio non si presenta al lavoro (guarda è bravissimo ed ha un sacco di fan ed in città lo conoscono tutti).
Il ragazzo dei panini deve dare notizia delle sue dimissioni al quotidiano locale ? un giornalista a cui mancheranno i suoi panini ha il diritto di scrivere sul giornale e di chiedergli di rendere conto ai lettori delle sue scelte di paninaro ?
Se il proprietario della paninoteca concorrente ha un blog può, dicendo che "fa informazione" riportare una "voce" non confermata in cui dice che il paninaro si è dimesso per divergenze sulle pagnotte con la direzione ?
Poi scusami ma il giornalismo d'inchiesta si fa, e lo hai detto anche tu su casi di cronaca, su truffe, sulla politica, sui delitti ma mi sai citare UN caso di giornalismo di inchiesta che abbia avuto come argomento il rapporto di lavoro di un privato cittadino con una azienda ? ovviamente escludendo cose tipo dipendenti non pagati, casi di sfruttamento ecc ecc che NON rientrano nel caso dei Kappa.
Esiste una cosa chiamata Privacy che vale per tutti i cittadini, anche quelli che fanno gli editor e scrivono per case editrici che pubblicano comics o manga.
Dopo la riga "con un esempio:"
Al di là delle etichette che possono essere incollate addosso ad autori o opere (Tokien di destra, La Rowling di sinistra, Pirandello fascista ecc ecc) la questione è diversa.
Io mi chiedo se un privato cittadino debba sentirsi obbligato a rendere conto a terzi o ad un pubblico della sua situazione contrattuale con una azienda privata.
Anche io pubblico anche se nel mio caso si tratta di divulgazione scientifica e farmaceutica e nessuno si è mai sognato di venirmi a domandare, e meno che mai in pubblico, quali fossero i miei contratti con le riviste o le case editrici.
Senza contare che spesso e volentieri, per non dire sempre, i contratti di collaborazione hanno degli obblighi di non divulgazione che devono essere rispettati.
Io parlo della mia situazione lavorativa se voglio e se posso e non mi sentirei poco trasparente con i miei lettori se decidessi di non parlarne
La questione è che chi fa informazione può tranquillamente riportare anche i rumors, perchè anche questi aiutano il lettore a farsi un'opinione su quello che compra: cosa che dovrebbe essere l'obiettivo di chi informa.
Nello specifico, se io grossa azienda decido di lanciarmi su un nuovo mercato assoldando i migliori del settore e facendo far loro da frontmen, e poi improvvisamente li faccio sparire dalle mostre e dei redazionali, sto facendo qualcosa di poco trasparente: il rumor aiuta il lettore a capirci qualcosa di più.
Dove la vedi la violazione della privacy di qualcuno, in tutto questo?
Non viene mica detto che la ditta ha licenziato Tizio o Caio: si riporta una voce, pura e semplice. E' il lettore che poi trae le sue conclusioni.
Tutto qui.
Poi se i lettori decidono di farsi una opinione su di una casa editrice o sui loro collaboratori sulle "voci" si accomodino, se però si sdogana questo modo di dare notizie quanto tempo passerà prima che inizi lo stesso giochino che viene fatto negli USA ?
Ovvero voci messe in giro ad arte per colpire questo o quel concorrente.
Se sulle voci non c'è un minimo di controllo prima di essere pubblicate di certo NON si fa buon giornalismo, indipendetemente da quanti semafori decidi di mettere come disclaimer.
Non mi pare che il mondo del fumetto possa essere tanto diverso da quello universitario o aziendale dove comportamenti di questo tipo sono la norma.
Se poi si decide di adeguarsi verso il basso e avvicinarsi alle forme più deteriori di giornalismo buon divertimento. Ma non lo si spacci per informazione perchè NON lo è (perlomeno dal mio punto di vista).
La nuova frontiera del giornalismo d'inchiesta nel mondo del fumetto consiste nel riportare i rumors provenienti non si sa da dove e poi chiedere spiegazioni alle persone chiamate in causa ?
Cioè si passa dal copia-incolla dei comunicati alla trascrizione delle voci ?
Dove sta la differenza ?
tu definisci giornalismo d'inchiesta prendere un rumor, riportarlo e poi chiedere ad uno degli interessati se è vero o no ?
Al mio paese non è così che va la cosa.
Un giornalista parte da una voce, la verifica, trova riscontri e POI pubblica l'inchiesta a meno che il giornale non sia "Chi", "novella 2000" o "casalinga curiosa magazine".
Per fare un solo esempio. Report quando manda in onda le sue inchieste fa solo domande o le domande che restano in sospeso alla fine sono conseguenza di quello che hanno scoperto e documentato ?
- il 10 dicembre scorso sul suo blog, Baricordi parla di "ufo" indicando che "Sono iniziate le manovre d'atterraggio" e la nota biografica di Capitan Barikko diventa in francese...
- la Viz (Shueshia e Shogakukan) ha messo le mani sulla Kaze francese e all'ultima Lucca la conferenza Kaze-Viz era organizzata anche dai Kappa. Che sia la Viz l'ufo?
- il 22 dicembre sul blog di Baricordi esce questa immagine:
http://3.bp.blogspot.com/_r0f5CEZBYVE/SzFxbABLgFI/AAAAAAAAAS8/nqtgybeL8wY/s400/dawiz.jpg
- subito dopo Natale, su alcuni forum di appassionati, esce un ulteriore rumor: i Kappa hanno comunicato alla Kodansa e alla Shueisha che non fanno più parte dela GP.
Dopodichè silenzio... anche alle nostre domande.
Domande a cui se ne aggiungono altre.
Che in breve tempo i Kappa stiano per attuare un doppio salto? Dalla Star, alla GP, e ora forse alla Viz?
Attendiamo quindi il primo comunicato stampa ufficiale utile, così chi non ha scritto niente prima sull'argomento potrà dire di non essersi fatto trascinare in un giornalismo da "novella 2000" ma che ci aveva preso su quanto stava succedendo (qualunque cosa succeda).
Per come è stata posta la questione l'idea che trasmette è che più che informazione si stesse cercando una (ennesima ?) polemica con altri siti con modus operandi diversi.