Fumetto d'Autore

www.fumettodautore.com | Il Magazine della Nona Arte | ISSN: 2037-6650 | Direttore: Alessandro Bottero

Venerdì 30 Luglio 2010
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Home Editoriali L'Editoriale » Disney acquisisce Marvel: i miei due euri

L'Editoriale » Disney acquisisce Marvel: i miei due euri

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disneymarvel
di Alessandro Bottero

[14/09/2009] » Il 31 agosto 2009 viene rivelato ufficialmente che la Walt Disney Company ha acquistato la casa editrice Marvel, per la cifra non trascurabile di 4 miliardi di dollari.
Questo è il fatto.
Ma la notizia non è il fatto. Il fatto è la base della notizia, ma la notizia si basa anche sulla capacità del giornalista di:
- anticipare il fatto
-capire il fatto
-capire chi è coinvolto nel fatto
-capire come si sia arrivati al fatto, e chi ci sia dietro
-intuire le conseguenze del fatto
-saper interpretare i commenti al fatto.
Sono le basi minime di un giornalismo di indagine, ossia un giornalismo che, chi si autodefinisce giornalista, o “operatore di un sito di informazione”, afferma di fare, dovrebbe possedere.
E invece? E invece, come al solito, gli autonominatisi siti di informazione fumettistica, non sapevano una emerita sega.
Infatti la cosa è piombata come un fulmine a ciel sereno. Le prime reazioni sono state “Seeeeee, vabbé. La solita bufala.”.
Cos’è che dimostra questo fatto? Che il “giornalismo a fumetti online”, escluse le dovute eccezioni, in realtà è fatto da ragazzotti volenterosi, che forse sperando di essere assunti da qualche casa editrice, si dedicano a spulciare siti stranieri o blog, per riportare notizie prodotte da altri. Un cosiddetto “lavoro di agenzia”. Infatti, come chiunque può intuire, riprendere il comunicato ufficiale dell’acquisizione Marvel da parte della Disney, in realtà è meramente un lavoro di copia e incolla (al limite traducendo), di notizie altrui.
Ma la cosa è ancora più esilarante se si pensa che poco più di un mese fa c’è stata San Diego, ossia la manifestazione fumettistica più importante dell’anno, per il mondo dell’intrattenimento americano, e nessuno degli addetti ai lavori/giornalisti andati lì ha colto cosa stava succedendo.
Uno può dire “Ma io mi baso sui comunicati ufficiali. Se vado alle conferenze della Marvel e loro non dicono nulla io come posso immaginare?”. Certo. Chiaro. Come se le persone coinvolte rivelassero le cose più piccanti e dirompenti nelle conferenze. Come se i giornalisti del Washington Post avessero dovuto aspettare una conferenza ufficiale di Nixon, in cui il Presidente degli Stati Uniti avesse ammesso di aver fatto spiare i suoi avversari. O come se un qualsiasi giornalista che voglia sapere cosa succede realmente nell’Abruzzo post-terremoto,  si basi solo sui comunicati ufficiali.
Tutto questo, ad onor del vero, non è un difetto solo dei siti di informazione italiani. La Brutta figura l’hanno fatta anche quelli americani. Riprova del fatto che prima di autonominarsi giornalisti troppa minestra devi mangiare.
Ma proseguiamo.
Se i giornalisti online si rivelano al massimo riciclatori di notizie altrui, non è che i commenti dei lettori, in massima parte, brillino per acume e capacità di analisi.
Mettendo da parte le boutade alla “Topolino contro Uomo Ragno”, anche se ricordo che pochi anni la DC produsse una miniserie di 4 albi in cui i personaggi Warner Bros. incontrarono i super eroi DC Comics, e che quindi nulla impedisce prodotti (magari anche solo per videogiochi) in cui personaggi Marvel e personaggi Disney interagiscano (Kingdom Hearts, ricordate?), la cosa che pare suscitare l’entusiasmo è: Che fico!!!! Finalmente vedremo i personaggi Marvel nei film della Pixar!!!!! Godoooooooooooooooo!!!!
Bene. questa frase è esattamente quello che intendevo. Chi la dice non sa di cosa parla.
Dire “La Pixar farà i film Marvel” è una pia aspirazione, ma giusto quella. L’animazione in 3D non è ancora in grado di raffigurare esseri umani con tratto realistico in modo convincente. Il massimo risultato finora sono Gli Invincibili, o Shrek 3, oppure gli esseri umani in Wall-E o UP. Si vuole questo, ossia una animazione che alla lontana può ricordare vagamente Humberto Ramos sotto acido? Effetti speciali alla Iron Man/Transformer e animazione in 3D Pixar sono cose diverse. È come dire che Ungaretti doveva scrivere romanzi, perché usava anche lui le parole. Oppure “Che fico! La Disney ha comprato l’istituto oceanografico di Jacques Costeau. Finalmente vedremo dei bei film PIXAR sulla vita negli oceani! Mi faccio seghe a due mani, pensandoci!”. Chiunque dica questo non sa di cosa parla. Tu non vedresti FILM sulla vita degli oceani. Vedresti CARTONI ANIMATI tipo Alla ricerca di Nemo. Capito?
Non DOCUMENTARI REALISTICI, ma CARTONI ANIMATI
Uno non vedrebbe un FILM sugli X-Men, prodotto dalla Pixar.

Uno vedrebbe un CARTONE ANIMATO stile Pixar prodotto dalla Pixar (modello: Invincibili), che è DIVERSO da un fumetto Marvel, e dai Film CON ATTORI IN CARNE E OSSA fin qui realizzati.

Ma come sempre spesso c’è gente che apre bocca e gli dà fiato.

Ancora.

È dolcissimo leggere cose del tipo “Ah beh, adesso ho letto cosa dice Lupoi e lui ha capito tutto!”, oppure “Il comunicato Panini spiega tutto!”, o ancora “Le dichiarazioni ufficiali della Marvel e della Disney chiariscono ogni cosa”.

Sveglia!

Ma pensate davvero che chi è parte in causa possa dare una visione al di sopra delle parti di una cosa del genere? Pensate davvero che chi è inserito nel meccanismo aziendale possa permettersi di, non dico parlare male, ma anche solo insinuare anche solo in modo vago il benché minimo dubbio sull’operazione?

È OVVIO che per chi è dentro all’operazione questa è la cosa più fanta-meravigliosa mai accaduta nella storia dell’umanità, ed è OVVIO che per chi è inserito nel meccanismo aziendale, sia precedente che susseguente al fatto, il futuro non potrà che essere lieto, roseo, e ricco di felicità, sia per la Marvel, che per la Disney, che per la Panini.

Ma cosa credevate? Che Lupoi potesse dire cose diverse da cosa ha detto? O che l’amministratore delegato della Disney potesse dire cose diverse?

“Beh sì… in effetti la nuova dirigenza passerà i contenuti acquisiti a un vaglio approfondito, per armonizzarli alle linee guida dello stile Disney”

“Ehhhhh…in effetti il discorso licenze e diritti per il futuro è in via di discussione.”

Ma vi aspettavate davvero che qualcuno dicesse cose del genere?

È ovvio che il futuro è sempre roseo, che tutto proseguirà come prima, che questo è il meglio che possa accadere per tutti, e che il pubblico può stare tranquillo e continuare a spendere senza preoccuparsi.

Si chiama “calmare le acque”. Però c’è sempre qualcuno che ci casca.

Ci sono però alcune cose che non ho letto in giro, e quindi ve le offro come riflessioni

1- non investi 4 MILIARDI di dollari (mica bruscolini), se non sei più che sicuro di ricavarne almeno 4 volte tanto in tre/cinque anni.
questo perché tu acquirente ti sei esposto in modo pazzesco con le banche.
la Disney ha comprato la Marvel, ma i soldi glieli hanno date le banche.

Domanda: ma con la crisi folle del credito in America, chi ha avuto la forza di appoggiare questo accordo? In America nel 2009 sono fallite 82 banche.
Quindi: da dove vengono i soldi, e in QUANTO tempo vanno ridati?
E questo ci porta al punto due.

2- Per rientrare nel più breve tempo possibile le strade sono due:

tagliare le spese, e massimizzare i profitti.
-tagliare le spese = riduzione personale
-massimizzare i profitti, che ci porta al punto 3

3- Cui prodest? Ossia: chi ci guadagna? Perché è questo che bisognerebbe capire. Stiamo parlando di soldi, affari, business, azioni, investimenti, finanziatori che se ne strasbattono di Invasioni Segrete, Guerre Civili, Regni Oscuri e altre cosette che si leggono sui giornaletti.

Tu non rientri dei 4 miliardi di dollari in 3/5 anni con le Guerre Civili, o con Norman Osborn che diventa capo del Marvel Universe. Ed è QUESTO che conta ora. Rientrare dei prestiti e/o fidi bancari, e generare profitti almeno pari all’investimento.

Altrimenti chi ha architettato il tutto si vede indicare la porta, e ciao ciao.

Ragioniamo.

Perché la Disney acquista la Marvel? Per i suoi contenuti. ossia i suoi personaggi.
Non per i fumetti. Per i personaggi. I personaggi che puoi sfruttare in mille modi al di là del fumetto.

Piccolo esempio. Andate in edicola. Troverete un prodotto incredibile: un orologio a cucù, con  i personaggi Disney. È una “enciclopedia”, come si dice in gergo, ossia un prodotto suddiviso in fascicoli che in un tot numero di settimane si completa, e offre all’acquirente un qualcosa di specifico abbinato ai fascicoli.

In questo caso la Disney (Walt Disney Italia), ha realizzato un prodotto editoriale da edicola (i fascicoli di questa “enciclopedia), abbinandolo a un oggetto di merchandising (l’orologio a cucù, componibile)

Come massimizzi quindi i profitti? Utilizzando i contenuti/personaggi in modo ancora più esteso di quanto sia successo finora.
La Disney ha detto "I nostri esperti di marketing aiuteranno a rendere ancora più diffusi i personaggi Marvel". Non “diffusi nelle edicole e nelle fumetterie con tante serie e miniserie”, ma molto merchandising non-nerd (ricordatevi l’orologio a cucù, o Disney Cucina, collana di enorme successo nelle edicole di un paio di anni fa); molta più distribuzione nelle librerie di varia, tramite il canale Disney (in tutto il mondo la Disney è un colosso nell’editoria non a fumetti, con tutta una serie di marchi e sotto marchi. La Disney acquistò i personaggi Crossgen SOLO per usare la serie Abadazad sotto forma di libri per ragazzi, ad esempio); molti più prodotti home-video e TV.
Fare una serie TV costa meno di un lungometraggio e rende di più, perché puoi venderla in 100 mercati differenti, se sei la Disney.

Sogniamo pure i film Pixar con i personaggi Marvel, ma è presumibile che tra i frutti reali ci saranno moltissime serie animate televisive.

Oppure serie TV live action, come Smallville.
in fin dei conti se Smallville dura da sette anni, e il pubblico accetta personaggi come Superboy, Impulso, Aquaman, Freccia Verde, Cyborg, cosa impedisce una serie TV dedicata al giovane Peter Parker?

4- i fumetti
Si può ipotizzare una normalizzazione dei fumetti Marvel? Non parlo di continuity e altre cose da nerd. Parlo di una forma di silenziosa, ma ferrea, “Di questo è meglio non parlare”.
Io credo di sì. Non sarà repentina, ma è indubbio che la Disney sia un marchio molto ben caratterizzato. Molto più della Marvel.
Certo, la Disney al suo interno ha ALTRE case di produzione cinematografiche, per prodotti adulti.

Certo, ha il canale ABC (ma The Shield non va su ABC, ad esempio. I Soprano nemmeno. Weeds neanche).

Certo, Desperate Housewife.

Certo, I Pirati dei Caraibi e i mostri cattivoni.

Certo.

Ma è anche vero che pur con tutto questo sono avvenuti casi di "normalizzazione" di prodotti cinematografici, quando si parla di questioni di sesso.

Inutile girarci attorno, lo sappiamo benissimo che per un americano (e diciamo pure per un occidentale in genere) la violenza è mediamente più accettabile in film/TV, di comportamenti personali che deviamo dalla norma.

Insomma, per parlare chiaro…mi stupirei se Wiccan e Hulkling (la coppia di ragazzi omosessuali in Young Avengers) sopravvivessero all’acquisizione.

Oppure: non voglio dire che non si vedrà più il Punitore, ma SE si vedrà forse sarà con un altro marchio, per differenziare in modo ufficiale il prodotto "violento" dal nome disney.

5- questione diritti.

E qui la cosa è ancora più fluida.
I diritti per l'Italia sono appena stati rinegoziati (oppure sono in fase di chiusura, in tempo per la fiera del libro di Francoforte). È una notizia normalissima, e non violo nessun segreto di stato.
In teoria, se sono chiusi, per altri cinque anni la Panini avrà i diritti Marvel. Ma.....ma la Panini agisce anche come licenziataria Marvel per il mondo.
Se la Slovenia vuole acquisire i diritti Marvel parla con Panini, che, presumo, ricava soldi dalla transizione in quanto agente.

Ossia, la panini PAGA per avere i diritti per Italia, Francia, Germania, e altri paesi dove è UFFICIALMENTE presente, ma poi agisce da agente per i paesi dove lei non c'è.

Sono due cose diverse, credo. O no?

Per la prima la Disney potrebbe dire: "I soldi Panini ci fanno comodo. Lasciamogli le licenze.".
Ma potrebbe anche dire: "Quanto ricaviamo dalla vendita dei diritti? Quanto ricaveremmo dalla produzione in proprio, assumendoci rischi ma anche godendo al 100% dei ricavi?"

E per la seconda....perché affidare ad altri i diritti Marvel, quando la Disney ha GIA' una rete di agenti che copre il mondo, e che dovrebbero solo aggiungere un altro prodotto al loro catalogo?

D'altronde le cose potrebbero benissimo restare come sono.

Credo che sia inutile chiedere lumi ora o nell’immediato futuro, perché la risposta ufficiale sarà sempre "Non cambia nulla. Continueremo a pubblicare tutto come prima". Ma è, appunto, la risposta ufficiale.

Ufficialmente, se a fine luglio uno avesse chiesto "Scusi, ma che c'è una trattativa in corso Disney-Marvel?" la risposta sarebbe stata " non dire sciocchezze." eppure si sa che accordi del genere vanno avanti con trattative che durano MESI, e decine di bozze di contratti.

Quindi la dirigenza Panini sapeva tutto da molto. ipotizzo almeno da gennaio scorso.

Cosa succederà?

Nulla.
Almeno fino a dicembre le cose, credo, resteranno come prima, anche se è presumibile che le decisioni se
-lasciare i fumetti Marvel alla Panini
-annetterli nel corpus editoriale Disney Italia
-creare una società di service editoriale esterna alla Disney
-costituire una redazione nuova, cooptando gli editor Panini
-fare mille altre cose

in realtà saranno prese tra settembre ed ottobre.

Ma non lo diranno mai, finché le cose non saranno già decise. A meno che qualche “giornalista”, si ricordi di esserlo e si dia da fare a scavare in giro, e non aspettare solo i comunicati ufficiali.

Comments

avatar Luigi Siviero
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"E invece? E invece, come al solito, gli autonominatisi siti di informazione fumettistica, non sapevano una emerita sega.
Infatti la cosa è piombata come un fulmine a ciel sereno. Le prime reazioni sono state “Seeeeee, vabbé. La solita bufala.”.
"

Quali sono i siti che inizialmente hanno liquidato la notizia come la solita bufala? La risposta è Nessuno.

avatar tuxio
0
 
 
Non so come andrà a finire questa storia, so però che mi fa piacere leggere un editoriale controcorrente, contro tutto quel buonismo letto dopo la notizia dell'acquisizione.
Forse non ho trovato i siti ove la notizia è stata commentata con maggior impulso critico, ma ho letto tante e troppe parole tranquillizzanti, quasi da lobotomia...possibile che anche gli appassionati di questo mondo si adeguino al piattume giornalistico e non abbiano il coraggio di dire il loro pensiero pessimistico o i loro timori? Quindi, complimenti per l'editoriale ed in bocca al lupo per questo nuovo magazine elettronico!
avatar Elikrotupos
0
 
 
Editoriale interessante in certi punti, ma inutilmente acrimonioso e scostante in altri... ma una cosa in particolare nn si può leggere: i supereroi Pixar si chiamano "Incredibili", non "Invincibili" (al massimo "Indistruttibili", nel pessimo adattamento francese...).

Condivido la lamentela sulla mancanza di giornalismo coraggioso e intraprendente (anche se in realtà non è certo degli affari di un'azienda privata che un giornalista si deve occupare... che fralaltro verrebbe anche perseguito per violazione del segreto industriale, insider trading, e altre robe del genere).
Ma poi prendersela con i commenti degli utenti, accusarli di preoccuparsi della continuity invece che dell'aspetto economico e sindacale dell'affare è veramente passato di moda. Se uno come l'autore di questo articolo è davvero esperto di queste questioni, beh, noi "commentatori casuali" non aspettavamo altro che un saggio parere che ci indicasse la retta via e ci svegliasse dai nostri infondati sogni/incubi di "Topolino contro Spiderman". E non lo dico con sarcasmo, davvero in questi casi uno come me, che non è un addetto ai lavori, aspetta proprio l'analisi di qualcuno che invece ne sa e non si limita a riportare i comunicati stampa. Bottero invece non ha fatto un'analisi... o meglio l'ha fatta, ma ce l'ha urlata addosso con molto poco garbo, condendola spesso e volentieri di invettive contro il giornalismo al tempo di internet, invettive che se ne sentono dovunque e ormai hanno fatto il loro tempo.

E in questa invettiva molto poco moderna ha pure commesso il grave errore di sottovalutare la creatività e l'intraprendenza Pixar, che ovviamente non avrà mai interesse a realizzare umani fotorealistici, ma che problema c'è? Ci sono tanti e grandi disegnatori di fumetti dal tratto tutt'altro che realistico, che anzi sfociano addirittura in una sorta di espressionismo, il quale fa spesso andare in visibilio analisti e recensori, quindi non vedo che problema ci sarebbe a vedere un personaggio Marvel caricaturato dalla Pixar e messo al servizio di un "CARTONE ANIMATO" (che Bottero ha voluto differenziare dai "FILM", e spero che la differenza che voleva sottointendere fosse solo nelle tecniche cinematografiche utilizzate [animazione in un caso, riprese dal vivo nell'altro]). Fermo restando che io personalmente ho volontariamente ignorato il rumor della "pixar che collabora con la marvel", proprio perché è solo un sogno dei fans che non ha ancora alcuna fondatezza... e fralaltro a me non interessa minimamente, dato che sono già pienamente soddisfatto quando la Pixar realizza storie originali... anzi, immaginarla a lavorare su materiale già edito al momento mi spaventa e basta.

Poi, nel merito della questione dei diritti in Italia, francamente non è che questo post abbia chiarito la situazione, ha solo elencato i vari scenari possibili, ma questi li avevo già letti anche in altri siti autonominatisi di autoinformazione giornalistica. Per questo sono d'accordo con l'analisi di Bottero, ma mi lascia interdetto la prosopopea con cui si è scelto di esprimerla.
avatar Skull
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Discorso film d'animazione: " L’animazione in 3D non è ancora in grado di raffigurare esseri umani con tratto realistico in modo convincente."... Alessandro, ma tu l'hai visto Beowulf di Robert Zemeckis?
avatar Luigi Siviero
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"Non so come andrà a finire questa storia, so però che mi fa piacere leggere un editoriale controcorrente, contro tutto quel buonismo letto dopo la notizia dell'acquisizio ne.
Forse non ho trovato i siti ove la notizia è stata commentata con maggior impulso critico, ma ho letto tante e troppe parole tranquillizzant i, quasi da lobotomia...possibile che anche gli appassionati di questo mondo si adeguino al piattume giornalistico e non abbiano il coraggio di dire il loro pensiero pessimistico o i loro timori?"

Io curo un blog di informazione sui fumetti e ho scritto questa notizia:
http://fumettidicarta.blogspot.com/2009/08/disney-compera-la-marvel.html
Mi sono limitato a riportare le parole dette dai vertici dei due editori perché mi sono sembrate credibili.
Penso che la Disney si farà gli affari propri per questi motivi:
- alla Disney interessano prodotti derivati come film, cartoni, telefilm, videogiochi, pupazzetti e merendine, non certo i fumetti;
- la Marvel è un'azienda per rodata che se la cava bene nel suo campo. Quelli della Disney invece sanno benissimo di essere degli incompetenti nel settore fumetti;
- prima di spendere 4 miliardi di euro spero che abbiano letto un paio di fumetti recenti. Di certo sanno che hanno comperato una casa editrice che fa fumetti rivolti a un pubblico principalmente adulto;
- i FATTI sono questi: la Disney ha detto che non si intrometterà nel settore fumetti e lascerà fare alla Marvel quello che vuole. C'è qualche prova concreta che la Disney sta mentendo?

Non vedo perché parlare di piattume e lobotomia solo perché in QUESTO caso è stato dato credito alla Disney (non solo da me ma da tutti i siti che ho letto).

Ci può stare che uno abbia dei dubbi e ipotizzi che la Disney imporrà di trattare in un certo modo alcune tematiche. Però da qui a dire con certezza che chi crede alla Disney ha preso una cantonata oppure che scrive articoli acritici e privi di posizione il passo è lungo.
avatar tuxio
0
 
 
Piccolissima precisazione affinchè le mie parole non siano travisate.
Come si evince dalle mie parole non vi è una polemica nei confronti di tutti coloro che hanno postato o scritto articoli sull'argomento. Esprimevo solo il piacere di trovare una posizione controcorrente (che non avevo trovato ancora).
Riporto una tua frase:"Non vedo perché parlare di piattume e lobotomia solo perché in QUESTO caso è stato dato credito alla Disney"
Vorrei spiegare che il termine piattume (in manieta smaccatamente critica) era riferito al giornalismo in generale (ne abbiamo esempi quotidiani di piattume), infatti lo precedo dal verbo "adeguare". Mi dispiacerebbe trovare in un settore "di nicchia" atteggiamenti analoghi a quelli dei media di maggior diffusione. Confido sempre che vi sia una vista maggiormente critica e molto più aperta...utopico? Forse.
Per la questione della "lobotomia" mi spiego meglio: Fino ad oggi ho letto la maggior parte di commenti ed articoli atti non a valutare in maniera critica l'avventua acquisizione e le possibili implicazioni future, ma a tranquillizzare...parole come "Tranquilli, non cambierà nulla!" Onestamente non mi piace prendere pillole rilassanti per iscritto. Mi piacerebbe invece leggere un'analisi di quello che può comportare un fusione di questo tipo, pro e contro. Invece, grandi elogi senza prospettive. E' per questo che ho parlato di "quasi lobotomia".
Lungi da me gettar discredito sulla Disney...quanto meno ora. Aspetterò e valuterò a posteriori il loro operato, ora sarebbero solo illazioni.
Cordialmente
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Eslcusiva » Jaime Rodriguez: todo mi Planeta

Ebbene sì. Ci siamo detti “Ma come mai si parla tanto di Planeta, di Alastor, di  Magic, di casini vari, e non si va direttamente alla fnte, per chiedere alla  PLANETA cosa stia succedendo?”, e così, detto fatto, ecco l’intervista a Jaime  Rodriguez, direttore editoriale di Planeta De Agostini, che ringraziamo per la gentilezza e la  disponibilità. Alastor, le edicole, le librerie, prodotti francesi, nuove iniziative editoriali, archivi, legine, e molte altre cose. L'intervista è stata condotta dal nostro direttore Alessandro Bottero in inglese e sono state riportate, oltre alla traduzione italiana, tutte le risposte così come sono state date da Jaime Rodriguez. Tutto questo, e molto altro, in un’intervista esclusiva realizzata da Fumetto d’Autore che potete leggere integralmente QUI.

 

Interviste: Maurizio Rosenzweig, Andrea Mazzotta e Davide Caci

Nelle ultime due settimane Fumetto d'Autore ha intervistato per voi Maurizio Rosenzweig, Andrea Mazzotta e Davide Caci. Il talentuoso disegnatore italiano, il direttore editoriale della Nicola Pesce Editore e il responsabile di ReNoir Comics ci hanno raccontato molteplici aspetti delle loro attività e del mondo del fumetto in generale. Dall'intervista a Maurizio Rosenzweig: La tua storia personale è ricca di collaborazioni e cammei con grandi nomi dell'editoria italiana. Con chi di loro ti è piaciuto di più lavorare? Hai qualche aneddoto al riguardo?e sopratutto con chi vorresti fare “team up” in futuro? Cacchio...sì...ho avuto a che fare con grandi autori, a mio parere: alcuni di questi sono stati una grande scuola su come si fa un certo tipo di fumetto e gli sarò per sempre grato. Fra gli ultimi mi viene in mente il lavoro fatto con Schiavone per la MAGNIFICA OSSESSIONE, dove ho costruito la storia su di una sua scaletta molto lineare, e che ho trovato molto divertente, oltre che formativa. è un ottimo critico e sa sempre come portare a segno un buon consiglio. (...) L'intervista completa la potete leggere QUI.   Dall'intervista ad Andrea Mazzotta: Stringiamo ancora di più il campo. Progetti futuri  della Nicola Pesce riguardo Jacovitti? Non dirmi  che  Beppe & co. è stato solo un episodio  isolato. Non puoi  farmi questo! Eheheh…non sono così pazzo da farti arrabbiare Alessandro. Tieni d’occhio uno dei blog fumettistici più popolari d’Italia e presto avrai succose notizie! L'intervista completa la potete leggere QUI.   Dall'intervista a Davide Caci: Che  parametri segue ReNoir per valutare eventuali proposte di autori italiani? O per scegliere un titolo estero? Cosa cercate, e perché un titolo magari non vi convince? La conditio sine qua non perché un titolo interessi la ReNoir è che... ci piaccia. Tolta di mezzo la tautologia, sicuramente teniamo sempre un occhio puntato sull’avventura. Un fumetto, per quanto ci riguarda, deve essere avventuroso, divertire, intrattenere, ma anche emozionare. Quando selezioniamo un titolo di produzione italiana – fermi restando i parametri di cui sopra – tentiamo di ragionare anche in ottica internazionale: in quanto agenti, tentiamo di divulgare le produzioni dei nostri autori anche in altri paesi d'Europa, che talvolta hanno tradizioni molto differenti dalle nostre. Ciò detto, siamo decisamente onnivori, e penso che il nostro catalogo lo dimostri: abbiamo fumetti molto differenti tra loro. L'intervista completa la potete leggere QUI.

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Roberto Recchioni: l’oracolo infallibile del fumetto italiano.

di Giorgio Messina Incipit matematico: dal 14 settembre 2009 all’8 luglio 2010 su fumetto d’autore sono stati pubblicati 1390 articoli tra editoriali, news, interviste, articoli di approfondimento, recensioni e vignette. Gli editoriali e gli articoli scritti da Alessandro Bottero sono 73, quelli scritti dal sottoscritto sono 17, con quello che state leggendo. 73+17=90 1390-90=1300 Svolgimento (ovviamente stupido): L'altro ieri, 7 luglio 2010, apprendo dal blog di Roberto Recchioni.che io e Alessandro Bottero scriviamo “stupidaggini” su Fumetto d’Autore e questo è il motivo per cui il sito si troverebbe “nel pozzo”. Fuor di metafora, Recchioni però non argomenta riguardo al fatto che scriviamo stupidaggini. Il giudizio è secco, quasi tagliato con l'accetta, e il consiglio per risolvere il problema lo è ancora di più: “un passo indietro per farne dieci avanti”. Insomma per quello che noi (perché parafrasando Forrest Gump, stupido è chi cose stupide scrive…) “stupidi” possiamo capire, la rock star del fumetto italiano ci invita a stare zitti. Per Roberto noi non scriviamo nella nostra completa libertà e onestà intellettuale, argomentando le tesi sostenute con dati controllati, riscontrati e iscontrabili. Siamo faziosi, utilizziamo la retorica del perseguitato e siamo artatamente polemici.  Saltiamo rapidamente il fatto che accusare qualcuno di essere fazioso, cioè settario, e contemporaneamente accusarlo pure di usare la "retorica del perseguitato" è trascendere persino la figura retorica del chiasmo, travalicandone anche quello più ardito. Mettere insieme l'accusa di settarismo e quello di volere fare le vittime ad oltranza è volere a tutti costi incastrare insieme un mattoncino Lego e un mattoncino Tente. Ma va bene così. Lavorare e vivere con le parole, come fa Roberto Recchioni, non significa che bisogna necessariamente metterle in fila una dietro l’altra con una coerenza semantica. Così come la metafora del pozzo più essere intesa anche in un'altra maniera da noi “stupidi” (mortali). Il pozzo è anche immagine di risorse, non solo di isolamento, e come diceva Nanni Moretti, le parole sono importanti. Ma non per tutti. Men che meno per chi scrive stupidaggini. Nell’intevento di Roberto Recchioni, che non risparmia giudizi sia positivi che negativi su nessuno degli altri siti on line dedicati alla critica e all’informazione sul fumetto (ma a nessun altro viene fatto l’invito a "tirarsi indietro"…), c’è comunque una notizia e di quelle succose, di quelle che fanno tremare i polsi anche ai bloggher più incalliti. Roberto Recchioni ha compiuto un altro passo nella scala evolutiva della comunicazione on line. Si è definitivamente lasciato alle spalle lo status di rock star del fumetto italiano di cui sopra, e adesso è diventato "l’Oracolo infallibile del fumetto italiano". Lui sa. Non solo come si fa lo sceneggiatore. Non solo come si scrive Dylan Dog, John Doe o una miniserie a colori per Bonelli, (tra campi, controcampi, dida e chiusure di storie "alla Chiaverotti" ma con idee tutte postmoderne, sviluppate rigorosamente con l’ausilio di hardware con la mela dentro, forse per non sentirsi mai un estraneo in paradiso...). Lui sa tutto il resto. Sa chi siamo e come siamo. Conosce la vita, l’amore e le vacche, che riempiono questo piccolo mondo antico del fumetto. E ne è Oracolo infallibile, appunto. Perché lui non scrive stupidaggini. Per (auto)definizione. E noi siamo stupidi per (sua) definizione e dovremmo stare zitti. Oggi, 9 luglio 2010, invece a stare zitto è Roberto nostro. Sciopera. Aderisce alla campagna: “DIRE NO AL DDL ALFANO COL SILENZIO IN RETE USCIRE DAL SOMMERSO DIFFUSO E DAR MAGGIOR FORZA ALLA  PROTESTA CONTRO LA  LEGGE BAVAGLIO”. Dall’alto della stupidità riscontratami da Roberto Recchioni, io, stupido signor nessuno, notoria anima nera del fumetto italiano, penso che sia abbastanza stupido che prima si inviti qualcuno a stare zitto e poi il giorno appresso si aderisca alla protesta contro la cosiddetta “legge bavaglio”. Insomma, non vuoi il bavaglio ma inviti gli alti a metterselo da soli perché secondo te scrivono stupidaggini. Spero vivamente che a pensarla come me non sia nessuno dei nostri cari 500 lettori giornalieri (di media). Non vorrei mai che la mia stupidità si diffondesse tra di loro per la proprietà transitiva a cui nessuno di noi può sottrarsi. Forse nemmeno l’Oracolo del fumetto italiano. Chiusura (altrettanto stupida): Facendomi una ragione che scrivo solo stupidaggini, per esplicare meglio quello che penso a proposito del giudizio di Roberto Recchioni riguardante la mia persona, questo sito e ciò che vi scrivo, chiudo scusa al lettore se non mi inerpicherò oltre per manifesta stupidità e mi permetto di prendere in prestito una risposta di Maurizio Rosenzweig, tratta proprio da un’intervista di Fumetto d’Autore curato dal bravo Francesco Murrone. Se non sbaglio non hai ancora né un blog né un sito a te dedicati, come mai?ed inoltre cosa pensi di questo fenomeno (quello dei blog per l'appunto)? Mah...presto me ne farò uno, ma solo per metterci dei disegni. Vorrei evitare questa cosa che va tanto di moda nei blog di creare spazi di critica, per la maggior parte sterile, autoreferenziale  e portata avanti da individui senza gli strumenti necessari. Trovo orribile e da vigliacchi anche questo sentenziare sul lavoro e sugli errori di qualcuno senza metterci la faccia, perché sei certo che un bel pugno in faccia non te lo puoi prendere, se scrivi al sicuro nella tua cameretta. Poi, quando questi tizi si incontrano, ed ero presente, non si guardano neanche negli occhi e sono lì a cercare  tutti i modi per evitare di prendersi la responsabilità della loro malacreanza e molestia; facessero solo informazione, sarebbero utili...se creassero terreni di discussione sani e rispettosi, sarebbero un toccasana per la comunicazione, invece guarda ad esempio che è successo attorno a Luttazzi...e prima tutti lì leccargli gli slip e fargli monumenti; all’improvviso è diventato il peggio furfante della televisione...e intanto questi scaricano film e musica. Se lo meritano Avatar, ‘sti tizi, che è anche a causa loro che escono filmacci di quel tipo che con il loro vuoto pneumatico ammazzano il cinema di genere. Se tirassimo fuori i nomi di tutti quelli che hanno copiato qualcuno, non si salverebbe nessuno... Però se ne hai Blog interessanti da segnalarmi, ci vado. Al momento non ne seguo nessuno. Aspetta....ne ho due che mi piacciono: quello di Crippa, elegante come lui, e quello di Ponticelli. Trovo che sia molto onesto e pulito. Aspetto di vedere quello di Cremona, che sarà senz’altro figo. Gli altri mi sembrano solo tentativi di accumulare tesserati al proprio partito per dilatare ego che andrebbero in briciole, altrimenti. La foto a corredo d questo articolo ritrae Roberto Recchioni ed è tratta dal suo blog. Aggiornamento - 11/07/2010 Roberto Recchioni risponde così. Caro Roberto, voglio tranquillizzarti. Non me la sono presa per il tuo giudizio, nemmeno vedendo che nelle ultime ore che il mio nome ha fatto il giro di blog e forum accostato al giudizio che io scrivo stupidaggini. Con questo pezzo (ironico, come era ironico il decalogo del bravo editore di Bottero) ho esercitato il mio diritto di replica,  come hai fatto tu adesso,  però un consiglio, a questo punto, vorrei dartelo anche io, che come dici tu scrivo "stupidaggini" Fai un passo indietro dal dare patenti di stupidità e certificati di giornalismo. Sei  molto più bravo a fare lo sceneggiatore  di fumetti che l'Oracolo del fumetto italiano, ruolo che sembra sia ancora al di sopra delle tue possibilità attuali, e che porta anche te a scrivere "stupidaggini" e a rispondere ad un signor nessuno come me, con cui uno come te non ha alcun lustro da  guadagnarci nel farci polemica, potendo tu tenere testa a quelli che veramente contano nel panorama del fumetto italiano. Ma se proprio non ce la fai a sopportare le "stupidaggini" che scrivo, non è che sei obbligato a leggerle... così come non si è obbligati a fare l'editore o l'autore di fumetti o l'Oracolo del fumetto italiano. Pietra sopra. ps: Casomai tu non dovessi accettare il mio consiglio sono sicuro che il motivo per cui non lo accetti è lo stesso motivo per cui io non ho accettato il tuo.

Crtica d'Autore

 

Fullcomics e Mantova Comics cancellate da Wikipedia

di Salvatore Primiceri* Riceviamo e pubblichiamo. Lo "Sbazzone" si é abbattuto su Fullcomics e anche su Mantova Comics. Niente paura, non si tratta di un uragano fuori rotta verso l'Italia o di uno tsunami o del prossimo virus suino su cui spendere milioni di euro di vaccini o di chissà quale altra catastrofe ma semplicemente di uno degli utenti moderatori dell'enciclopedia on-line wikipedia, un'enciclopedia che si definisce "universale e libera". Universale nello scrivere e libera di censurare e tagliare, diciamo noi, col risultato che non é universale nemmeno per chi legge. Sbazzone é un nickname come avrete capito, uno dei tanti nick curiosi con cui si firmano gli utenti che "controllano" e "assicurano" la crescita qualitativa dell'enciclopedia applicando un regolamento rigidissimo, degno della peggior burocrazia amministrativa degli anni '80 con la differenza che viene esercitata attraverso internet, il quale dovrebbe essere strumento di semplificazione, di dialogo e soprattutto di Libertà con la L maiuscola. Invece, in nome di questa presunta libertà, almeno in wikipedia, può succedere che un utente moderatore si imbatta in una voce che a lui risulti sgradita, pur esistente in enciclopedia da anni, e decida di cancellarla senza sforzarsi nemmeno di addurre motivazioni argomentate o di consentire agli autori di interloquire. E così che la voce Fullcomics, che riportava con precisione la lunga e autorevole storia della manifestazione, aggiornata costantemente da un gruppo di utenti molto esperti di fiere di fumetto, é stata spazzata via da Sbazzone col consenso di altri nick complessi e difficili da ricordare, con la motivazione "fiera recente e come tante altre". Stessa motivazione ha colpito la voce "Mantova Comics" che non era però gestita dallo stesso gruppo di autori e su cui lasciamo l'eventuale commento ai suoi organizzatori, come é giusto che sia, pur affermando senza dubbio che Mantova Comics costituisce un evento di grandissima importanza nel settore e di assoluta originalità. Per quanto riguarda la nostra Fullcomics, invece, pensiamo che tutto si possa dire fuorché che sia una fiera come le altre (i suoi contenuti e la sua mission sono stati sempre una novità apprezzata nel mondo del fumetto per tanti motivi che chi la conosce li sa) e il fatto che sia recente (sette anni non sappiamo se sono pochi) non significa che non abbia conquistato una rilevanza nazionale. La cosa assai grave di tutto questo é che nonostante gli autori della voce Fullcomics abbiano tentato un dialogo con il moderatore e poi anche aggiornato la voce confortandola di fonti giornalistiche autorevoli e nazionali, lo stesso non rispondeva se non una volta con codici e linguaggio incomprensibili e apostrofando gli autori della voce come "manovratori e alteratori del consenso". Di fronte a simile provocazione gli autori hanno poi etichettato come ignorante (che non é offesa ma solamente definizione di colui che ignora) e maleducato lo Sbazzone che ha espulso gli autori da wikipedia, sfoggiando una serie di cartellini e codici che ci chiediamo se Sbazzone sia un essere umano o un cervellone automatico. Di fronte a questa storia ci sarebbe solo da ridere. La storia della manifestazione verrà riportata sul sito ufficiale dell'evento e Fullcomics non ha certo bisogno di essere citata né tantomeno giudicata con tale superficialità e pubblicamente su wikipedia. L'evento si svolge ogni anno e il pubblico che frequenta la manifestazione si é fatto o potrà farsi un'idea propria. Liberi di parlarne bene, male, di andarci o non andarci, di considerarla diversa o uguale alle altre ma non va oggettivamente bene che si impedisca di parlarne o si tenti di screditarla sfruttando un misero potere burocratico di una comunità on-line. Il fatto é che in Wikipedia non viene applicato sempre il buon senso. Il moderatore dovrebbe educare la comunità al fine di crescita del progetto enciclopedico cancellando le voci inventate, le informazioni che non hanno alcuna rilevanza, le informazioni palesemente errate e non verificabili ma non ciò che é facilmente provato facendo anche una semplice ricerca internet. Alcuni moderatori di Wikipedia si imbattono in dispute assurde con gli utenti solo perché viziati da una scarsa conoscenza delle cose su cui vanno ad operare (oppure da conflitti ideologici e di interesse nei casi più gravi) ma poi hanno ragione sempre loro perché con un colpo di clic ti puniscono. Il misero potere li rende grandi e lo sfoggiano entusiasti senza nemmeno rendersi conto della brutta figura rimediata dal non saper distinguere Umberto Eco da una patatina fritta. E guai se tenti di spiegar loro che c'é una differenza... *Ideatore e organizzatore di Fullcomics.

Autori e Anteprime

 

Intervista a Davide Caci: tutti i segreti del “Re Nero”!

Al palmarés di Fumetto d’Autore mancava Davide Caci, giovane saggista/tuttologo/consulente, che  da poco ha preso a lavorare in pianta  stabile per ReNoir, casa editrice poco considerata in giro, ma che offre pubblicazioni di ottimo livello. Il giovane Caci (che non è il titolo di un film), ha acconsentito a questa intervista, senza sapere in quale mani si stava cacciando. Ma ormai è troppo tardi per tirarsi indietro. Ecco a voi Davide “ReNoir” Caci! Pare di capire che tu abbia iniziato a collaborare con ReNoir in una veste di un certo peso. Visto che di ReNoir si parla poco in giro, malgrado un catalogo di tutto rispetto, puoi tracciare per Fumetto d’Autore, una panoramica sulla casa editrice e sulla sua filosofia editoriale? Premetto che hai colto nel segno. Di ReNoir (casa editrice nata a fine 2006) si parla pochissimo, nonostante una crescita costante, e un catalogo corposo, composto da titoli di alta (talvolta altissima) qualità. In tal senso, con il CEO Rosanna Brusco e l’art director Giovanni Ferrario, si è pensato di rafforzare molto la comunicazione, affidando a Davide Barzi – storico del fumetto, cartoonist, deus ex machina – l’incarico di occuparsi dell’ufficio stampa della casa editrice. Ciò detto, rispondo alla tua domanda: in poco più di tre anni di storia, la ReNoir ha portato avanti una strategia editoriale abbastanza definita, basata sul fumetto d’avventura, declinato con toni e intenti differenti (sorridere, riflettere, ricordare...). All’insegna della differenziazione, poi, stiamo sviluppando delle nuove collane: una dedicata al fumetto per ragazzi (quasi inesistente, in Italia) e una di libri per bambini. Il nostro catalogo è vario, non ci facciamo mancare nulla: fumetto americano, bande dessinée, produzioni italiane, manhwa e fumetto europeo. Se parliamo di filosofia editoriale, cito quanto scritto sul nostro sito web: siamo una casa editrice giovane ed entusiasta, con l'esigenza di una grande qualità. Questa esigenza si ripercuote su ogni nostra mossa: dalla scelta dei titoli alla lavorazione. In effetti, ciò che ho sempre apprezzato da lettore è la cura che si vede in ogni volume: non a caso, abbiamo svolto e svolgiamo lavori di service editoriale per alcune realtà importanti (cito, su tutte, la Mondadori). Veniamo  a te. Davide Caci. Chi sei, che  fai, che hai fatto, che farai, e soprattutto… perché lo fai? Chi sono? Risponderei “uno studente di giurisprudenza”, ma penso che solo un paio di persone capirebbero la battuta. Quindi dico che sono un giovane che ha voglia di fare, e che ha avuto la fortuna di riuscire a trasformare la propria passione in lavoro. Quando, nel 2005, ho iniziato a muovere i primi – timidi – passi nel mondo del fumetto (con la rivista Mondo Japan, e con la nascita di una splendida collaborazione con Carlo Chendi), ero veramente un ragazzino. Eppure, ho trovato persone (Chendi in primis) che hanno creduto in me, e mi hanno consentito di crescere (processo ben lungi dal terminare, comunque...). Questo è il mio principale stimolo per tentare di fare sempre meglio: ripagare chi ha riposto fiducia in me, e rispondere con i fatti a chi mi ha messo i bastoni tra le ruote. Oggi, oltre che Foreign Rights Manager e redattore presso ReNoir – attività che porta via il 99,9% del mio tempo – sono redattore presso l’agenzia di informazione giornalistica afNews di Gianfranco Goria, e collaboro con Scuola di Fumetto e Fumo di China, portando avanti, nei ritagli di tempo, la mia attività di saggista e sceneggiatore (più qualcosina di extra-fumettistico; e mettiamoci pure l’università, va’!). Fino a “ieri” (e talvolta càpita ancora oggi), ho collaborato come freelance con diversi editori – Planeta DeAgostini, Comma22, Coniglio Editore, Iacobelli Editore, Tunué, 001 Edizioni – in veste variabile di critico, traduttore, curatore editoriale, sceneggiatore. Sono stato tra i fondatori dell’Associazione Culturale Rapalloonia! (di cui ho ricoperto il ruolo di segretario fino a inizio 2010), e sono membro del comitato direttivo dell’Anonima Fumetti – Associazione Italiana Professionisti del Fumetto. Cosa farò? Continuerò a scrivere, nei ritagli di tempo: ho intenzione di proseguire la mia attività giornalistica/critica/saggistica, ma anche di scrittura creativa. A oggi ho firmato per altri tre saggi (e mezzo) e altri due fumetti, ma molto ancora si sta muovendo... Ho scritto anche due storie brevi (rispettivamente una e nove pagine), che saranno pubblicate su due riviste: una da libreria (per i disegni dell'eccellente Fabio Pochet) e una per l'edicola (la storia è stata realizzata con il mio geniale collega Ennio Bufi). Concludo la kilometrica (sic!) risposta: perché lo faccio? Ne ho appena parlato sul mio blog! :) Banale, semplice, ma vero: perché mi piace. Il fumetto è una mia grande passione, e sento che questo mondo – con tutti i suoi pregi e i suoi difetti – faccia per me. Molto ho imparato, molto ancora ho voglia di imparare... Al NapoliComicon 2010 abbiamo visto alcune novità molto interessanti allo stand Renoir. Puoi parlarci un poco dei progetti futuri 2010-2011 della casa editrice? Il leitmotiv del nostro lavoro degli ultimi mesi è «diversificazione». Stiamo lavorando per ampliare sempre di più i nostri confini. Al Salone Internazionale del Libro di Torino abbiamo portato, in anteprima, Il Risveglio dello Zelfiro, di Karim Friha: si tratta del primo libro di una collana dedicata ai ragazzi, cui faranno seguito alcuni titoli di scuola anglo-americana, francese e italiana. Per l'inizio del prossimo anno, arriveranno in libreria i primi libri di una collana per bambini che stiamo sviluppando (sarà composta da titoli stranieri e interessanti produzioni italiane). Stiamo proseguendo poi la collaborazione con i nostri partner storici, e portando avanti le serie iniziate, americane e francesi. Per le americane penso ad Atomic Robo (che, con il terzo volume, ha raggiunto livelli qualitativi altissimi), Courtney Crumrin (titolo opzionato dalla Dreamworks per un lungometraggio), The Damned e altri... Per i francesi, penso soprattutto ai titoli umoristici (Tony e Alberto, Root, e una nuova serie della Soleil) e al premio jeunesse ad Angoulême 2010, Lou!. Proprio in questi giorni stiamo riprendendo la pubblicazione dei fumetti orientali che, per una serie di vicissitudini, erano fermi da qualche tempo. Concludo con qualche titolo: visto che sui cataloghi ne abbiamo già parlato, ti posso dire che pubblicheremo un romanzo a fumetti che racconta le avventure di un giovane James Bond, una poetica rivisitazione di un classico, disegnata da un'artista coreana dai toni miyazakiani, e, per concludere, un romanzo a fumetti (in uscita a Novembre) molto toccante, dedicato a una tematica delicatissima: la violenza contro le donne. Nel 2011 in particolare dovrebbe essere pronto l'ultimo albo de La Gilda, di Oscar Martìn: dopo che Casterman ha abbandonato la produzione della serie (in un mercato ampio come quello francese c'è la tendenza, recentemente, a lasciare a metà serie non sufficientemente redditizie... un po' come per i telefilm statunitensi!) abbiamo deciso di onorare il patto con i lettori, e stiamo lavorando per la produzione del terzo volume, che sarà quindi «Made in ReNoir». In particolare per il settore “Italia”, avete in cantiere progetti di autori italiani, ristampe o material inedito? Assolutamente sì. Nel volgere lo sguardo all’estero, tentiamo sempre di non tralasciare l’Italia. Stiamo vagliando la possibilità di ristampare alcuni titoli storici italiani (con anche nomi di un certo peso), ma siamo comunque attivi anche da un punto di vista produttivo. Cito Le spade di vetro della bravissima Laura Zuccheri (che noi importiamo dalla Francia), e vado oltre. A Napoli abbiamo portato Le Tragifavole, disco a fumetti di Sergio Gerasi e della sua band, i 200 Bullets. A Lucca sarà pronto il numero due di Jonah Martini, in cui lo stesso Gerasi rimpiazzerà Alfio Buscaglia. Per Jonah vale lo stesso discorso della Gilda: l'editore francese si è tirato indietro, e noi siamo subentrati nella produzione del progetto. Stiamo inoltre proseguendo la collana «Profili» (per cui, a oggi, è stato pubblicato G&G, di Barzi e Gerasi): a gennaio sarà in libreria un volume di grande rilievo storico-sociale, disegnato da quello che mi sento di definire, senza timore di smentita, un talento raro e finissimo. Nel frattempo, stiamo portando avanti altri progetti di produzione italiana, sia di fumetto (a Lucca pubblicheremo un fumetto di Andrea Scoppetta, stiamo lavorando a Gli Sconfitti 2...) che di narrativa per bambini. Al momento, abbiamo in cantiere tre serie di libri per bambini, ed è probabile che presto se ne aggiungerà una quarta: è vero che nell'ottica della narrativa per bambini importeremo del materiale, ma vogliamo tentare di valorizzare il più possibile anche dei bravi autori italiani, dando loro fiducia, e tentando di portarli anche all'estero, tramite i nostri partner storici. Ultimo ma non ultimo (tornando sul tema fumetto), stiamo lavorando a un grande progetto che coinvolge una property italiana molto importante (penso a livello letterario e cinematografico). Purtroppo non mi posso sbilanciare di più, ma già a Settembre si inizierà a sapere qualcosa di più...   Perché un lettore dovrebbe acquistare un prodotto ReNoir? Cosa ha di così particolare da doversi far preferire rispetto alle altre 45.908 proposte che ogni mese arrivano sul mercato? Perché per noi il lettore è al primo posto. So che detto così può sembrare un esercizio di stile o uno slogan poco riuscito, ma... è la verità! Ogni nostro volume (dalla prima idea, fino a che non rimandiamo le ciano firmate in tipografia) viene pensato e lavorato tenendo ben presente chi è il lettore. Il lettore è al primo posto, e tutti, in redazione, lavoriamo con questa consapevolezza. Quando scegliamo un titolo, non ci orientiamo mai verso qualcosa in cui non crediamo al 100% solo «perché vende». Quando editiamo un libro, a volte le discussioni sull'utilizzo di un termine piuttosto che un altro durano delle ore.  Quando arrivano le prime copie, rischiamo ogni volta di entrare in stato di depressione post-partum. In realtà non succede mai, perché... stiamo già pensando al libro seguente! Questa cura particolare, di solito, viene apprezzata dal lettore. Personalmente, da lettore, ho molto apprezzato i titoli ReNoir, molto prima di iniziare la mia collaborazione. Che  parametri segue ReNoir per valutare eventuali proposte di autori italiani? O per scegliere un titolo estero? Cosa cercate, e perché un titolo magari non vi convince? La conditio sine qua non perché un titolo interessi la ReNoir è che... ci piaccia. Tolta di mezzo la tautologia, sicuramente teniamo sempre un occhio puntato sull’avventura. Un fumetto, per quanto ci riguarda, deve essere avventuroso, divertire, intrattenere, ma anche emozionare. Quando selezioniamo un titolo di produzione italiana – fermi restando i parametri di cui sopra – tentiamo di ragionare anche in ottica internazionale: in quanto agenti, tentiamo di divulgare le produzioni dei nostri autori anche in altri paesi d'Europa, che talvolta hanno tradizioni molto differenti dalle nostre. Ciò detto, siamo decisamente onnivori, e penso che il nostro catalogo lo dimostri: abbiamo fumetti molto differenti tra loro.   Cosa pensi  della situazione attuale del mercato? Ha ancora senso pubblicare fumetti? Può essere un modo per guadagnarsi da vivere, o è solo un qualcosa che soddisfa esigenze culturali ma non incide sul reddito di chi lo fa? Che il mercato vada male penso sia chiaro a tutti. E non stanno soffrendo soltanto gli editori medio-piccoli e piccoli, ma anche i grandi gruppi (talvolta per scelte sbagliate, a onor del vero). Potremmo parlare della situazione italiana in cui il fumetto viene sempre e comunque considerato un mezzo di comunicazione secondario, ma non sono così sicuro che c'entri qualcosa, e soprattutto non sono così sicuro che sia utile e costruttivo: in Italia si legge pochissimo in generale, quindi non dovrebbe stupire che questa situazione coinvolga anche i fumetti. D'altra parte, sono dell'idea che la progressiva diminuzione del fumetto per bambini e ragazzi sia parte del problema: se non si formano i giovani (e giovanissimi) lettori, come si può sperare che questi, una volta adulti, diventino dei lettori? In generale, noi facciamo spesso e volentieri facciamo paragoni con la Francia, vista come una sorta di El Dorado. Effettivamente è così, ma sono sicuro che se riuscissimo a staccarci per un secondo dal mito francese (è vero: Oltralpe la situazione è decisamente migliore), riusciremmo a portare avanti analisi più lucide, fredde, e quindi efficaci. Anche perché la situazione odierna – migliore e molto diversa – è andata formandosi negli ultimi cinquant'anni o più. Mentre in Italia il fumetto andava verso le edicole (seguendo una direzione assolutamente popolare), in Francia si muoveva verso le librerie... Nonostante tutto, comunque, penso che abbia ancora senso pubblicare fumetti, ovviamente. Anzi, penso che noi operatori del settore siamo i primi a dover fare qualcosa. Ho l'impressione che oggi il fumetto trovi più spazio di una volta nell'immaginario collettivo (e nei media), ma che l'immagine risultante sia un po' distorta. Secondo il mio modesto parere, il lettore occasionale (non il nerd incallito o l'appassionato) vede il fumetto come un mondo polarizzato: da un lato, il fumetto popolare – espressione da leggersi quasi con spregio – da edicola (Bonelli, Disney, Supereroi); dall'altra il fumetto d'Autore – con la “A” maiuscola –, da Gipi in giù. Purtroppo, manca il restante 80% del mercato, che è quello che, anche da un punto di vista economico, sta avendo più problemi... Sono dell’idea che oggi si possa ancora vivere di fumetto, tenendo sempre presente che in Italia chi lavora nella cultura è, di solito, sottovalutato (e sottopagato), a prescindere dal fumetto. La nascita e la proliferazione di microeditori che dimostrano il contrario (con incassi quasi nulli e, conseguentemente, pagamenti a zero per i collaboratori) è, a mio avviso, un problema. Certo, un piccolissimo editore è utile a un giovane, che voglia farsi conoscere. Ma, a conti fatti, non penso che quello sia un futuro plausibile per l'editoria, anzi... Non dico che debbano esistere solo i grandi gruppi (tutt'altro...), ma spesso e volentieri le dimensioni di un editore di fumetti – almeno, in Italia, basandomi sulla mia personale esperienza – sono direttamente proporzionali alla serietà e alla professionalità delle persone che dirigono la baracca. L’Italia è il paese in cui due persone fanno un partito, e questo ragionamento si applica anche all'editoria, specie se a fumetti. Sono dell'idea che presto, molto presto, spariranno dalla scena molti micro-attori, e sinceramente ne sono lieto. Sono convinto che il mercato premierà quegli editori che, pur tirando parzialmente i remi in barca, hanno continuato a mettersi in gioco.   Sappiamo che sei un grande appassionato di animazione. Quali sono i migliori tre film di animazione mai prodotti (2D o 3D è lo stesso)? E le migliori tre serie di animazione? R: Accidenti, che domanda difficile! La mia è una risposta da appassionato, come dici, quindi tiene conto dei miei personali gusti, non di giudizi tecnici. Per i film, dico Up o Ratatouille (ex aequo, ma con una lieve preferenza verso la creatura di Brad Bird, per cui nutro una stima immensa), Biancaneve e i sette nani, Il Castello errante di Howl, con una menzione speciale per i film animati di Asterix (su tutti Le dodici fatiche). Per le serie animate, non c'è storia: su tutte, The Simpsons. Se escludiamo le ultime stagioni (che, a mio avviso, risentono della mancanza di aria fresca tra gli autori, che riescono ancora a far ridere tramite gag, ma non a dare un respiro più ampio alla narrazione), sono la serie animata più geniale di sempre. Non a caso si sono aggiudicati una serie di riconoscimenti. Non ultimo: Homer Simpson è considerato il personaggio più celebre negli Stati Uniti degli ultimi vent'anni... Partendo dal presupposto che sono un grandissimo consumatore di sit-com animate americane (non a caso, l'argomento del mio primo saggio; ho tenuto anche alcune conferenze e lezioni sull'argomento, insieme all'amico e collega Giorgio Salati)... Per i titoli di altre due serie animate, a bruciapelo, direi: American Dad (coglie alla perfezione con ironia e intelligenza il clima post-9/11) e Batman: the Animated Serie (che non eccelle forse da un punto di vista delle sceneggiature, ma... Quando hai Bruce Timm a curare il chara-design, diventa una questione trascurabile), con una menzione speciale per l'anime Death Note e per la francese Lou! (con ReNoir abbiamo portato il fumetto in Italia... Chissà se arriverà mai anche la serie animata?).   Ultima domanda. Il palcoscenico  è tutto per te. Che messaggio vuoi lasciare a chi  ci sta leggendo? Argh! Niente di più facile? ;-) Non lo so, il “foglio bianco” senza una traccia è troppo impegnativo. Ringrazio te, Alessandro, per avermi intervistato: è emozionante, per una volta, essere dall'altro lato del “microfono”! Se proprio devo dire qualcosa, dico che nonostante tutto – stress, periodi impegnativi, scadenze... – mi sento un privilegiato: riesco a vivere del lavoro che mi piace, e, contestualmente, a crescere. Penso che la mia situazione possa essere un input per tutti quei giovani che vogliono lavorare nel mondo del fumetto, come autori e non: io sono arrivato a questo punto all'età di vent'anni (con quasi cinque anni di esperienza alle spalle), e per “fare esperienza” ho accettato compromessi, senza mettere però mai in gioco la mia dignità. Ho lavorato con impegno e tanta, tanta perseveranza, senza farmi demoralizzare dalle porte sbattute in faccia o dalle fatture non pagate. Il sistema ha molti problemi, ma se si vuole fare qualcosa, e ci si impegna per farlo, di solito si riesce, senza essere dei geni o dei grandissimi talenti (non sono né l'uno né l'altro, quindi)... E penso che questo sia il messaggio più interessante che possa far passare a quei lettori che vorrebbero entrare, come operatori, nel mondo del fumetto. Ovviamente ritengo questa esperienza in ReNoir e la mia attuale situazione a livello di autore come un semplicissimo punto di partenza: un gradino più in alto rispetto allo scorso anno, ma assolutamente non un arrivo. Sono consapevole dei miei mezzi, ma, allo stesso modo, so di avere tantissimo ancora da imparare. E ho voglia di mettermi in gioco, in sfide sempre più grandi... Concludo salutando tutti gli amici e lettori di Fumetto d’Autore! So long...

Reportage

 

Jaime Rodriguez: todo mi Planeta

Ebbene sì. Ci siamo detti “Ma come mai si parla tanto di Planeta, di Alastor, di  Magic, di casini vari, e non si va direttamente alla fnte, per chiedere alla  PLANETA cosa stia succedendo?”, e così, detto fatto, ecco l’intervista a Jaime  Rodriguez, direttore editoriale di Planeta De Agostini, che ringraziamo per la gentilezza e la  disponibilità. Alastor, le edicole, le librerie, prodotti francesi, nuove iniziative editoriali, archivi, legine, e molte altre cose. Tutto questo,  e molto altro, in un’intervista esclusiva per Fumetto d’Autore, il sito più amato/odiato ad ovest del Pecos.   Il fumetto in Spagna Com’è la situazione del fumetto in Spagna ora? Risposta originale: Recesion has also affected the comic market in Spain, though it’s not true it’s a big as some declare. Sales are about in the same point they used to be in 2009. My feeling is the changes in the market are due more to a natural process (selection of the reader) than to recesion. That said, it’s true some companies are facing financial trouble. Traduzione: La crisi ha colpito anche  il mercato del fumetto in spagna, anche se non tanto quanto dicono alcuni. Le vendite sono più o meno sugli stessi livelli del 2009. La mia  sensazione è che i cambiamenti nel mercato siano dovuti più a un processo naturale (lil ricambio dei lettori) che alla crisi in sé. Detto questo è vero che alcune case editrici siano in difficoltà. E' vero che il mercato del fumetto in spagna è in crisi? Come se ne può uscire? See above. Vedi la risposta alla domanda precedente. Quali sono i fumetti di autori spagnoli che dovremmo leggere in italia? Spanish production is big but we lack good writers. That has been one of Spanish biggest problems when coming to comics. From the most recent titles, I could advise to read Endurance, for instance. La produzione spagnola è vasta, ma ci mancano bravi sceneggiatori. Questo è sempre stato uno dei maggiori problemi in Spagna, parlando dei fumetti. Tra i titoli più recenti suggerisco di provare Endurance.   Come mai la Planeta non pubblica materiale sudamericano di lingua spagnola? We have, but not in Italy. Most of the good titles where already taken, and Eura/Aurea seems to have some kind of monopoly there. Li pubblichiamo, ma non in Italia. Molti dei titoli migliori sono già proprietà di altri editori, e sembra che Eura/Aurea abbia una sorta di monopolio.   Sono previste versioni italiane di fumetti spagnoli, classici o novità? Not for a while. Al momento no   Planeta/De Agostini e DC Comics: gli inizi Sei anni fa la Planeta acquisì i diritti della DC Comics anche per l’Italia. Perché lo fece? È vero che la Panini provò fino all’ultimo a prendere lei i diritti DC Comics per l’Italia? I can only answer for Planeta. At the moment, Planeta DeAgostini Comics was expanding its horizons, in order to become a global player. Since the company is half-Italian, it seemed only natural to begin with Italy. Also it’s a good market and one of the more similars to the Spanish one. Posso  rispondere solo per la Planeta. In quel preciso momento storico Planeta DeAgostini comics stava espandendo i suoi orizzonti, per diventare un editore su scala sovranazionale. Dato che la compagna è per metà italiana, ci parve cosa naturale iniziare con l’Itlaia. Inoltre è un buon mercato, e uno dei più simili a quello spagnolo.   Ci sono state molte critiche per i primi prodotti Planeta, sia come traduzioni, che come stampa. Cosa era successo? La situazione è migliorata? We did a lousy job at the beginning. We used Italian translators living in Spain for the translations and we soon discovered they were not good enough. We instantly changad to Italian residing translators through a translation service especialized in comics. Al’inizio facemmo un pessimo lavoro. Usammo traduttori italiani, che vivevano in spagna, per le traduzioni, ma ci accorgemmo presto che  non erano all’altezza. Subito decidemmo  di  impiegare traduttori residenti  in italia, attraverso un servizio di traduzioni, specializzato in fumetti.   La Planeta ha infranto molti “pregiudizi” editoriali. Ad esempio 52, pubblicato in albi singoli, o gli Showcase, pubblicati anche in Italiano. O ancora la ristampa di storie dei primi anni ’80. Come ha reagito il mercato italiano a queste innovazioni? We felt that Italian market was stuck in old publishing formulae. It’s true that it’s quite a conventional market in that sense, but as editors (not just publishers) it’s our duty to explore and propose new ways of presenting titles, as well as more risky titles. The results, of course, have been varíated. Basically, readers want good, interesting contents and they can easily go beyond appearance. Avemmo l’impressione che il mercato del fumetto italiano fosse bloccato in vecchie formule editoriali. È vero che in un certo senso è un mercato molto convenzionale, ma come editori è nostro dovere esplorare, e proporre, nuovi modi di presentare i titoli, ed anche rischiare su titoli più difficili. Ovviamente i risultati sono stati molto diversi. In sostanza i lettori vogliono contenuti  validi,  interessanti, e vanno  facilmente al di là delle apparenze.   Perché la Planeta non ha mai voluto creare una redazione italiana? Quali sono le logiche aziendali, dietro questa decisione? It has been a company decision. È stata una decisione aziendale. Planeta/De Agostini e DC Comics: ora   Planeta e DC Comics hanno rinnovato il contratto. Puoi dirci cosa significa? La planeta avrà i diritti sul materiala DC Comics per altri 5 anni, ossia fino al 2014, o è solo una estensione di un anno del vecchio contratto, come ha detto qualcuno? The contract has been extended for a maximum period of 5 years, but remember: it was still active in Italy for a while. Il contratto è stato esteso per un periodo massimo di 5 anni, ma ricordati: era stato attivo in italia ancora per un certo tempo.   Come mai ci sono dei forti ritardi nelle uscite degli albi planeta/DC Comics? Di chi è la responsabilità? È solo un aggiustamento del percorso, o un segno negativo? There have been many changes in the company management that have affected all the processes. It should be temporary. Ci sono stati molti cambiamenti nel management della compagnia, che hanno influenzato negativamente tutto il processo produttivo. Dovrebbe però essere una cosa temporanea.   Dopo Batman La Leggenda, ci saranno altre iniziative per le edicole, legate ai personaggi DC Comics? Yes, we are working in different projects, though the kiosc is not the main channel in Italy anymore. Sì. Stiamo lavorando su vari progetti, anche  se le edicole non sono più il principale canale di vendita  in Italia.   Che programmi ci sono per Brightest Day? It’s a bit early to talk about that, I’m afraid. Temo sia troppo  presto per parlarne.   Riprenderete la pubblicazione della Legione dei Super Eroi? For the moment being, no. Al momento no.   Ci sono altri Omnibus previsti, oltre a quelli dedicati alla Morte di Superman, e alla JLA di Morrison? Yes, we definitely want to explore more this format of publishing, since bookstores are one of the growing markets right now. Assolutamente  sì. Vogliamo  esprorare  più a fondo questo tipo di formato, dato che  al momento le librerie di varia sono uno dei mercati in espansione.   Pubblicherete altro materiale degli anni ’70 e ’80? Yes, but not much, we need to be careful when selecting clasic titles since not everybody likes them. Sì, ma non molto. Dobbiamo stare molto attenti nel selezionare titoli classici, perché non a tutti piacciono.   Pubblicherete volumi tratti dalla collana Archives? I don’t think so. Non credo. Pubblicherete materiale Vertigo ancora inedito, come The Unseen Hand? We are always looking at Vertigo’s back catalogue. The Unseen Hand might not be the best example for us, but there are classic Vertigo titles in our future list. Teniamo  sempre presente il catalogo della Vertigo, anche per i titoli già pubblicati. The Unseen Hand non è magari l’esempio migliore, ma nei progetti futuri ci sono altri classici Vertigo. Planeta/De agostini e il mercato italiano   Come sono i rapporti di Planeta/De Agostini con Alastor, il distributore esclusivo di Planeta per le fumetterie? Good. Ottimi.   Che risultati ha dato l’ingresso nelle librerie (che sono diverse dalle fumetterie)? It’s a very good channel. Somehow, there is a feeling that this channel will eventually substitute the kioscl. È un  ottimo canale di vendite. In un certo senso abbiamo la sensazione che alla fine sostituirà le edicole.   Harry Moon resterà l’unico progetto italiano prodotto direttamente dalla Planeta? For the moment being, and waiting for results, yes. Per il momento, e aspettanone i risultati, sì.   Planeta/De Agostini e altri fumetti Come vanno i prodotti francesi? Il pubblico italiano risponde? Normally, not very well. It’s a very reduced public, except for certain titles (Hermann, for one). Di solito non molto bene. È un pubblico molto di nicchia, tranne alcuni titoli (Hermann, ad esempio)   Altri fumetti americani, non-DC Comics? For concrete publishing plans, please, address the editors. Per i piani editoriali, dovete contattare gli  editor.

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Recensioni

 

The Lone Ranger vol. 1 e 2

La Planeta DeAgostini porta in Italia, finora con due volumi, i fumetti del Lone Ranger, il leggendario Ranger Solitario. In originale pubblicati dall'editore americano Dynamite, che ha in catalogo comics ispirati a serie TV e film di successo, possiamo leggere, ripartiti appunto in due volumi, i primi 11 episodi della serie del cavaliere solitario mascherato e del suo fido aiutante, l'indiano Tonto. Creato nel 1933 per la radio da George W. Trendle e Fran Striker, il Lone Ranger, a partire i suoi 2956 episodi radiofonici, ha attraversato i decenni e tutti le incarnazioni mediatiche possibili, sino ad oggi. Anzi, sino al 2006 quando grazie allo sceneggiatore  Brett Mattews (Buffy, Firefly e vari personaggi Marvel) e al disegnatore Sergio Cariello (Green Lantern, Flash e tantissimi altri personaggi DC) ricomincia l'avventura a fumetti del ranger mascherato che cavalca per il vecchio west con il suo stallone bianco al grido di "Hi Yo, Silver!". Matthews riscrive le origini del personaggio e lo fa eliminando alcuni elementi tradizionali. John Reid è un ranger  del Texas e lavora in squadra con suo fratello e suo padre, quando i suoi compagni e parenti vengono trucidati in un agguato. John viene salvato dal misterioso indiano Tonto. Da quel momento inizia per John Reid la vita del fantasma e la ricerca della vendetta. Dietro una maschera nera diverrà l'incarnazione della giustizia, il leggendario Lone Ranger che lascia una pallottola d'argento ovunque passi, come monito per i malvagi. Lo sceneggiatore Matthews lavora soprattutto sull'inesperienza del Ranger Solitario alle prime armi e sul personaggio di Tonto, che sfrondato dall'avere conosciuto John quando erano ragazzi, come viene raccontato nel lungo serial radiotelevisivo, diventa un personaggio misterioso che non solo avrà compiti maieutici nella trasformazione di Reid nel vendicatore mascherato. ma di questo ne diventerà il vero controaltare anche in termini di modi di fare. Il Lone Ranger metterà da subito in pratica, da uomo di legge per vocazione familiare, un rigido codice d'onore secondo cui l'omicidio, anche quello per vendetta, non gli è consentito e i criminali vanno assicurati sempre e comunque alla giustizia per avere un giusto processo. Non sempre Tonto si troverà sulla stessa linea di pensiero ma il rapporto tra i due diventerà la forza di una coppia che inizia a spargere la propria leggenda per il Texas prima e per l'intero West dopo. I testi della serie a volte hanno delle cadute di ritmo e i disegni di Cariello in certe occasioni non sono sufficentemente espressivi per come ci si aspetterebbe da un autore del suo calibro, ma quando il nostro eroe mascherato si muove nella penombra o al tramonto, ecco che il Lone Ranger che ha incollato milioni di telespettatori alla radio e alla TV riprende la sua mitologica grandezza. Le copertine di Cassaday sono molto evocative ma i soggetti sono spesso ripetitivi. Un personaggio che va "recuperato" e riscoperto, non solo per essere stato sicura fonte di ispirazione per il Batman di Bob Kane e Bill FInger, ma perchè senza il Lone Ranger sarebbe mancato un pezzo importante del mito del selvaggio west nell'immaginario collettivo, anche quello lontano dal sogno americano. Di qualità le edizioni dei due volumi, con prezzi nello standard a cui ci ha abituato Planeta qui in Italia. Titolo: The Lone Ranger Vol. 1 e 2 Testi: Brett Matthews Disegni: Sergio Cariello, Paul Pope, John Cassaday Editore: Planeta DeAgostini Pagine: 146 e 124 pagine a colori Prezzo: € 11,95 e 12,95

 

Pinkerton S.A. #02

di Vittorio “Skull” Fabi Mmmm... il secondo appuntamento con il nuovo eroe di Andrea Aromatico si conferma una lettura interessante: devo ammettere tuttavia che l'ho trovato un pò inferiore al primo numero. La vicenda mi è sembrata procedere in maniera piuttosto sconnessa, con continui cambi di location e di passo narrativo non troppo armonizzati tra loro. Quasi tutti personaggi, per non dire tutti, si comportano sopra le righe come se fossero perennemente su di giri o mezzi ubriachi: e se l'atteggiamento è perfetto quando si tratta di un gruppo di compagnoni pieni di birra in procinto di partire per una battuta di caccia, è strano vederlo tra i militari di una segretissima base governativa o addirittura tra il personale scientifico della medesima installazione. In più abbiamo una creatura, fuggita dalla base di cui sopra e presumibilmente creata o quantomeno studiata in loco, che presenta una gamma di poteri decisamente bizzarra: alle usuali componenti "bestiali" tipiche dei mostri da laboratorio (zanne, artigli, forza sovraumana) già visti in una pletora di film e telefilm si uniscono una capacità mutaforma tipicamente "aliena" e addirittura una modalità "sciame", ovvero la possibilità di scindersi in milioni di insetti per infettare i malcapitati in zona; un pò tanto, per non dire troppo, come avversario per un detective sovrappeso e fuori esercizio e per uno sceriffo indiano abituato a mettere dentro gli ubriaconi del sabato sera. Nulla da dire sui disegni di Alessandro Pastrovicchio, chiaramente ispirati al compianto Jorge Zaffino almeno nei primissimi piani: forse l’unico appunto anche in questo caso è una certa  discontinuità di accuratezza nel procedere dell’albo, soprattutto nei campi lunghi e nelle scene di gruppo. Insomma dopo un esordio che personalmente ho trovato accattivante sia nel disilluso protagonista che nell’impostazione assolutamente realistica dei dialoghi, un secondo numero di approfondimento -della caratterizzazione della trama vera e propria- che lascia qualche dubbio qua e la. Vedremo come proseguirà la serie: quantomeno la curiosità di vedere come si evolverà la storia è sempre alta. Titolo: Pinkerton S.A. # 02 - Terra di Confine Testi: Andrea Aromatico Disegni: Alessandro Pastrovicchio Editore: Star Comics Pagine: 96 pagine b/n Prezzo: € 2,70

 

Valter Buio #05

Questo quinto numero di Valter Buio è per il sottoscritto quello che lo consacra tra i migliori prodotti del fumetto popolare italiano degli ultimi anni, dopo il già notevole esordio e un coraggioso e convincente quarto episodio dedicato alla triste pagina della nostra storia che va sotto il nome di Anni di Piombo. Una sceneggiatura di gran razza, quella di “Buona notte e buona fortuna”, sicuramente ispirata a film come “Tutto in una notte” o all’episodio di Dyland Dog “Dopo la mezzanotte”, ma nello stesso tempo caratterizzata da un cammino, come lo chiama Valter, del tutto originale. Un cammino che è un percorso di vita, una riflessione sul passato, sulla fede, sulla morte, sulla solitudine  e sull’amore, il tutto gestito in maniera tutt’altro che banale o stereotipata e pervaso da un’ironia magistrale e assolutamente deliziosa. E mentre i vari pezzi della storia si incastrano alla perfezione sotto i nostri occhi mentre scorrono le pagine, in un susseguirsi di situazioni buffe, malinconiche e tragiche, finalmente Valter Buio si libera dalle pastoie di “Dylan Dog all’italiana” per rivelarsi un personaggio vero, con un suo background fatto di caratteristiche assolutamente peculiari e accattivanti: stavolta è lo psicanalista ad essere psicanalizzato dagli eventi della folle nottata e dall’acuta sensibilità (e dal pesante sarcasmo) della sua insolita cliente. A mio avviso dunque la migliore prova finora, su una testata di tipo “bonelliano”, di Alessandro Bilotta, qui coadiuvato dalle pregevoli matite e dalle azzeccate atmosfere notturne di Francesco Bonanno:  e un anno, questo 2010, che tra la fine dell’eccezionale e fin troppo sottovalutato romanzo grafico “La Dottrina” e l’inizio di Valter Buio si conferma sempre più come il “suo” anno. Titolo: Valter Buio n. 5 - Buona notte e buona fortuna Testi: Alessandro Bilotta Disegni: Francesco Bonanno Editore: Star Comics Pagine: 96 pagine b/n Prezzo: € 2,70 QUI abbiamo parlato di Valter Buio numero 1

 

A Skeleton story

di Francesco Murrone Un'incantevole favola dark a base di pallottole, sentimenti e scheletri, firmata Rak & Scop. Will Musil è un poliziotto dell'altro mondo onesto e affabile; la sua non-vita scorre tranquilla, sommersa nei ricordi di una precedente esistenza piena di rimorsi, altalenante fra tante piccole nevrosi quotidiane. L'elemento destabilizzante per il regno della “Vecchia Signora” è l'arrivo improvviso di una vivissima bambina. Will riceve l'ingrato compito di occuparsi di questa anomalia, ma la sua coscienza non può permettergli in alcun modo di agire a discapito di un esserino il cui destino è ancora tutto da scrivere. Accompagnato nella sua disavventura dal fedele Ciccio, dagli amichevoli furfanti dell'allegra banda di Silver Frog e braccato dai suoi stessi colleghi, il nostro poliziotto tutt'ossa si aggirerà nella terra dei ricordi, sfidando i suoi fantasmi e distruggendo il confine sottile che separa sogno e realtà. Classe 1977, Alessandro Rack e Andrea Scopetta sono due nomi noti nel mondo dell'animazione e del fumetto. Dopo storie come Ark e Zero or One, nel 2007 i due artisti partenopei approdano alle GGstudio edizioni. Suddivisa in quattro tomi, A skeleton story è una favola elegante e dinamica al contempo, ricca di spunti, posizionata su un crocevia di generi. L'influenza della narrazione alla Tim Burton è evidente: personaggi da film horror come scheletri, zombie o la personificazione della morte stessa, vengono contestualizzati in uno scenario che del poliziesco ha più che altro il pretesto ed incarnano stereotipi che spiegano bene i moti e le emozioni più profonde dell'animo umano. Pur essendo dei non morti i protagonisti dimostrano un'umanità ed una tridimensionalità emotiva incredibile; il risultato di una caratterizzazione di questo genere è un racconto corale in cui le prese di coscienza di ogni character conferiscono maggiore profondità empatica all'intero racconto. Il disegno è semplice e giocoso, animato da colori sfavillanti giustapposti per una resa cromatica ottimale per la narrazione delle scene, da quelle più malinconiche a quelle d'azione. Purtroppo l'unico inghippo sta nel passaggio a volte un po' troppo repentino da una situazione ad un'altra con l'inconveniente di dover costringere il lettore a cambiare attivamente la propria chiave di lettura a seconda dello scenario presentato. L'opera di Rak & Scop è adatta agli amanti della grafica delle produzioni Disney dell'ultimo decennio, come Monster Allergy ad esempio, o alcuni recenti lavori del grande Giorgio Cavazzano; in più strizza l'occhio agli appassionati del genere dark d'un certo tipo, quello che sa quando prendersi sul serio e quando no, lo stesso, per intenderci, che fu reso così bene in musica da gruppi come i Cure in pezzi del calibro di In Between Days o Boys don't cry.   Titolo: A Skeleton story (tomi 1-2-3-4) Soggetto e sceneggiatura: Alessandro Rak Disegni e colorazione: Alessandro Rak e Andrea Scopetta Editore: GGstudio Pagine: 48 pagine cad. brossurato a colori Prezzo: € 5,90 cad.

 

Baldios, The Movie

di Isotta Maini* Una delle serie robotiche più (immeritatamente) sfortunate della storia dell'animazione giapponese, sorte questa che non è riuscita a riscattarsi nemmeno in Italia. Baldios - L'invincibile guerriero dello spazio (Uchu Senshi Baldios - Ashi Productions) venne trasmessa per la prima volta in Giappone nel 1980, ma gli esiti in termini di audience furono disastrosi: schiacciato tra Rocky Joe e Lupin III, Baldios arrivò addirittura ad avere l'1% di share televisivo e l'emittente televisiva fu costretta a piazzarlo alle sette del mattino, di domenica. Alla fine gli sponsor furono così insoddisfatti dagli esiti in termini commerciali e di ascolto della serie da volerne l'interruzione all'episodio 31, quando gli ultimi sette erano in cantiere e gli episodi 33 e 34 erano stati ormai doppiati. Solo nel dicembre del 1981, dietro la grande insistenza dei fans e delle riviste di animazione, che consideravano Baldios un capolavoro, le ultime puntate della serie animata vennero trasmesse e sempre nello stesso anno venne realizzato da Toei Animation un film per il grande schermo in cui, dopo un riassunto di dubbia qualità dell'intero anime, venne finalmente fatto vedere il finale. In Italia Baldios arrivò invece nel 1982, trasmesso da varie reti locali a cui poi seguirono poche e sporadiche repliche. Fino al 2000, l'anno in cui la Yamato decise di pubblicarlo in VHS, l'unico modo che i fans avevano di vedere Baldios era passarsi le copie fatte con i videoregistratori del 1982. La trama: Il pianeta S-1 è un pianeta bruciato dalle radiazioni a causa delle continue attività militari e ormai la sopravvivenza della popolazione è impossibile. Da una parte i militari, comandati da Gattler, vorrebbero partire alla conquista di un altro pianeta, dall'altra parte gli scienziati, guidati da Reigan e dal figlio Marin si oppongono alla distruzione di un altro pianeta e puntano alla creazione di tecnologie che potrebbero risanare il pianeta. Gattler però ordisce un complotto: uccide l'imperatore di S-1 e si arroga ogni potere facendo cadere la colpa su Reigan, che muore nella fuga, e su Marin, che colpisce a morte per difendersi il fratello di Aphrodia. Questa, acceccata dalla rabbia, decide di unirsi al progetto di conquista di Gattler, il quale la nomina generale delle forze armate, e giura di vendicare la morte del fratello con il sangue di Marin. L'armata di S-1, Aldebaran, parte e Marin con la sua navicella, il Pulser Burn, cerca di inseguirli per fermare quest'ennesimo scempio, ma a causa di una distorsione temporale li perde e si risveglia sulla Terra del ventiduesimo secolo, proprio mentre il nostro pianeta è sotto l'attacco di Gattler. Dopo l'iniziale diffidenza a causa delle sue infauste origini, Marin entrerà a far parte dei Blue Fixer, la squadra di piloti incaricata di fermare l'avanzata dell'Aldebaran: il Pulser Burn infatti è l'unica speranza per la Terra perchè grazie alla sua tecnologia ancora sconosciuta dai terrestri, unendosi con le altre navicelle dei Blue Fixer (il Baldiprize e il Cater Renger), fa i modo che si possa formare  Baldios, un robot capace di navigare nel sub spazio e sconfiggere le armate di S-1. Marin non ci pensa su un minuto a votarsi alla causa terrestre e a mettersi contro i suoi vecchi compagni intenzionati a distruggere questo pianeta che tanto somiglia a S-1 prima che venisse rovinata dall'inquinamento.Ma il destino sembra legarlo al comandante delle forze spaciali di S-1, la bellissima Aphrodia.E un atroce paradosso rivela alla razza umana la sua eterna condanna. In Baldios ci sono dei forti elementi di rottura con il genere dei Super Robots: innanzitutto il fulcro delle singole puntate non è il robot, che non è invincibile e anzi in alcuni momenti è anche una presenza marginale ai fini della trama. Lo scopo fondamentale della trama imbastita dal creatore Yoshiaki Sohara è quello di mandare un messaggio ecologista e di mostrare come non si può fuggire dalle proprie responsabilità.Gli scenari politici sono ben delineati. Al centro del racconto c'è il rapporto di amore-odio tra protagonista (Marin) e antagonista (Aphrodia). I personaggi, attraverso approfondimenti che ne narrano la vita precedente alla saga, sono tridimensionali. Temi come il razzismo (Marin non viene accolto a braccia aperte quando arriva sulla Terra e fatica, soffrendo per questo, a farsi accettare dalla squadra dei Blue Fixer cui combatterà fianco a fianco ma di cui non diverrà mai il leader) e la violenza su donne e minori sono affrontati in maniera adulta. Questi elementi avvicinano l'anime al genere sci-fi di ultima generazione.Il film sopperisce a molte delle mancanze riscontrabili nella serie.Il doppiaggio, che nella serie è a dir poco disastroso, viene completamente rifatto, dando a Marin e Tsukikage (Bannister nella versione italiana, ovvero il comandante della base Blue Fixer) delle voci adatte ai personaggi.Molte delle scene sono state completamente ridisegnate per dare al film quell'uniformità di tratto, che nella serie è assente.Inoltre i mostri nemici avversari del Baldios , quasi ridicoli nella serie, praticamente non compaiono nel lungometraggio e vengono tagliati altri particolari che hanno fatto sorridere chi ha visto la serie, come la plancia "volante" di Bannister.Il finale, inoltre, che nella serie manca del tutto, vale l'intero film per il paradosso temporale che regala molte riflessioni e la conclusione estremamente drammatica e rivelatrice, ma mai stucchevole. Questi elementi rendono il film davvero gradevole da vedere, anche per un pubblico adulto.In conclusione, una piccola sorpresa che compare alla fine del film, dopo i titoli di coda e sull'onda della bellissima e struggente sigla di chiusura: Messaggio dell'amore (testo: Chiho Shimada)Prova a ricordarti in un'epoca remotaquando noi non eravamo che scimmiepotevamo capirci senza parlaresul nostro pianeta madresotto la superficie distruttaanche ora a centinaia di migliaiagli innamorati morti riposano in pacein un unico attimo nel corso del tempo infinitoci siamo incontratiche miracolo fortunato!Se mai è esistito un Big Bangall'origine noi saremo staticertamente un'unica cosae se l'universo tornerà a contrarsichiunque, per quanto odioso,o bello, eterno, inifinito,e tutti quelli che abbiamo amatotutti torneremo e restermo unitipoichè non possiamo fare a menodi amaretu sei una parte di mecome ogni creatura dell'universo.La Fine Una ricca galleria immagini potete trovarla qui: http://gonagai.forumfree.it/?t=48623790 Yamato VideoDurata: 118'Audio: Italiano, Giapponese, sottotitoli in ItalianoPrezzo: 12 euro *in collaborazione con Go Nagai Net

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