Fumetto d'Autore

www.fumettodautore.com | Il Magazine della Nona Arte e dintorni | ISSN: 2037-6650 | Direttore: Alessandro Bottero

Sab04022012

Aggiornato alle:08:14:43

Recensioni

 

DON DRACULA

DON DRACULA Difficile definire un fumetto del genere. Questo perché tutto sta nella prospettiva da cui lo si vuole considerare. Intanto c’è da dire che l’autore l’ha disegnato intorno al 1979: capite che chi è abituato ai disegni di quest’ultimo decennio lo troverà graficamente povero, scarno e approssimativo. Intendiamoci, stiamo comunque parlando di un artista di fama mondiale (all’epoca è stato un pioniere nel disegnare personaggi e scene fuori dai canoni classici) ed è comprensibile che di più non poteva fare dato i mezzi tecnici che possedeva a quei tempi. Non da meno, al lettore che cerca serietà e drammaticità può risultare discutibile l’atmosfera goliardica e divertente dell’intera serie, mostrata oltre attraverso la storia anche dalle figure deformed, dalle posizioni innaturali e dai personaggi ridicoli. Le storie, pur avendo dei piccoli momenti drammatici e paurosi, sono straripanti di situazioni e gag comiche, soft quanto basta da mantenere l’atmosfera generale ad un livello di sana leggerezza e spensieratezza. Anche la trama è sulla stessa riga: innanzitutto il fumetto è diviso in tanti capitoli auto-conclusivi: non c’è un vero e proprio filone o continuity ma ogni storia può essere letta separatamente dalle altre. Merito dell’autore che ogni volta e in modi diversi presenta i due protagonisti: Don Dracula (il classico padre apprensivo, testardo, protettivo e vendicativo quando gli si tocca la figlia) e Chocolat (una bambina dispettosa, testarda al pari del padre e coraggiosa quanto basta per mettersi nei guai). Sono due vampiri ma più che spaventare fanno ridere; la loro condizione li proietta in situazioni sia soprannaturali che quotidiane e il loro essere vampiri è solo un pretesto per mostrare quanto in realtà siamo emotivamente umani, con i pro e contro che ne consegue. I loro caratteri forti e il loro rapporto conflittuale porta i due protagonisti a vivere avventure divertenti ed inaspettate, con un lieto fine che chiude egregiamente l’episodio. I due si circondano di co-protagonisti simpatici e mai fuori luogo. Tra i tanti, merita di essere citata la racchia soprappeso innamorata di Dracula che non smette di perseguitarlo nelle situazioni più disparate. Fanno sorridere anche le due autocitazioni che l’autore fa, inserendo nelle storie Black Jack e Astro Boy: un ennesimo tocco di classe umoristico. Come avete capito, non siamo certo di fronte alla solita versione horror-drammatica dei vampiri: ciò porta il lettore a guardare questi ‘signori della notte’ da una prospettiva diversa, più umana e terrena. L’albo, edito da Ronin Manga, è realizzato in maniera impeccabile per rendere il giusto omaggio all’autore. Interessante anche l’iniziativa della casa editrice di lasciare nelle vignette le onomatopee originali (gli effetti sonori, per intenderci), quindi in lingua giapponese, con tanto di caratteri sillabici a fine albo. Un’iniziativa certamente curiosa e originale che d’altro canto non intacca la fluidità della lettura. Per concludere, questo è un albo che può far divertire i bambini e far passare una piacevole oretta agli adulti. DON DRACULA Testi e disegni: Osamu Tezuka Editore: Ronin Manga Bianco/Nero, PP 208, € 5.90

Crtica d'Autore

 

Art Spiegelman, che divise l'umanità in topi e gatti

di Roberto Alfatti Appetiti* È di cattivo gusto raccontare gli orrori della Shoah con un fumetto? Alla domanda, postagli anni fa da un giornalista alla Fiera del libro di Francoforte, Art Spiegelman rispose che forse è la “soluzione” stessa dei campi di concentramento a essere stata di cattivo gusto e che il fumetto, meglio di qualsiasi altra forma d’arte, può al contempo custodire la memoria e dare vita a un’opera narrativa di forte impatto perché – spiegò – «noi pensiamo sia per immagini che per scoppi di parole». A distanza di venticinque anni dalla prima pubblicazione in volume, il suo Maus si appresta a tornare nelle nostre librerie in una nuova edizione (Einaudi) intitolata Meta Maus, arricchita, come la versione americana pubblicata lo scorso ottobre, di un dvd con interviste, riflessioni, testimonianze “dietro le quinte”, filmati e soprattutto con i dialoghi inediti tra Art e il padre Vladek, principale protagonista di un libro che è una storia familiare, un romanzo avvincente, un documentario accurato, ma anche e soprattutto il memoriale autentico di un ebreo polacco sopravvissuto all’Olocausto. Una preziosa occasione per i tanti che, come spesso accade, sia pure senza rinunciare a citarlo, hanno trascurato di leggerlo. Sbagliando. Perché, come ha scritto L’Observer, «non c’è bisogno di essere un ebreo, né un prigioniero di un campo di sterminio, per esserne rapiti e chiunque voglia farsene un’idea precisa troverà in Meta Maus una chiave che aprirà la serratura». La formula è quella che ha reso Spiegelman celebre: gli uomini, vittime e carnefici, degradati a bestie antropomorfe dal razzismo. Gli ebrei sono tratteggiati come topi (uomini topizzati, per niente buffi), i nazisti trasformati in gatti e, a seguire, francesi in rane, americani in cani, russi in orsi e polacchi – popolo d’origine della sua famiglia – in maiali. Se l’accostamento tra ebrei e topi è sin troppo esplicito (il topo spaventa, è considerato portatore di malattie e, in quanto tale, da annientare), quello tra maiali e polacchi non è stato apprezzato in Polonia. «Volevo qualcosa – si è giustificato – che non fosse nella catena alimentare dei cani e dei gatti e poi in Maus ci sono maiali crudeli e altri che si comportano in maniera nobile, proprio come fecero alcuni polacchi». Il progetto ebbe inizio, almeno nelle intenzioni dell’autore, già dai primi anni Settanta e si è sviluppato negli anni attorno alle “interviste” che Spiegelman ha fatto a suo padre, alimentato con numerosi viaggi in Europa alla ricerca di riscontri e documentazioni sul campo e dalle relative stesure di sceneggiature e bozzetti, mescolando generi e stili diversi. Apparso originariamente a puntate tra il 1980 e il 1981 su Raw, la rivista di sperimentazione grafica e di fumetti fondata da Spiegelman con la moglie Françoise Mouly, si compone di due parti: Mio padre sanguina storia e E qui cominciano i miei guai, riuniti in altrettanti volumi rispettivamente nel 1986 e 1991. Nel nostro Paese, l’Einaudi ne propone ormai da un decennio l’intera storia in un volume unico (l’ultima edizione è del 2010), ma fu la rivista Linus, all’inizio degli Ottanta, a curarne la pubblicazione in fascicoli che vennero successivamente raccolti in due volumi editi da Milano Libri, ovviamente introvabili. Nella prima parte i flashback ci mostrano immagini di Sosnowiec (Polonia), dove Vladek vive tranquillamente con la moglie Anja. Di fronte all’accelerazione della storia, negli anni immediatamente precedenti allo scoppio della guerra dovranno rifugiarsi nel ghetto e in rifugi improvvisati per sfuggire alla cattura, finendo traditi da coloro che avrebbero dovuto aiutarli ad attraversare la frontiera. Riusciranno a emigrare oltreoceano soltanto nel 1951, ma Anja, futura madre di Art e donna dalla personalità più fragile del marito, si suiciderà nel 1968. Nella seconda parte dell’opera, invece, si dà rilievo alla dura vita quotidiana dei deportati all’interno dei campi di concentramento di Auschwitz e Dachau negli anni del conflitto. Maus è stato tradotto in trenta paesi ed è considerato il capolavoro per eccellenza della graphic novel, di cui l’artista statunitense (nato a Stoccolma nel 1948) è considerato a tutti gli effetti il papà.«Sono stato chiamato padre della graphic novel ma, in realtà, sto ancora facendo l’esame del Dna, perché penso che si tratti di una definizione di tipo commerciale e attinente al marketing». Se aveva scelto di esprimersi attraverso il fumetto – ha spiegato lo scorso 19 gennaio nell’unico appuntamento italiano con l’autore, organizzato a Torino dal Circolo dei Lettori – era «perché i fumetti, così popolari, semi-illetterati, disordinati, mi sembravano il modo appropriato per esprimere l’indicibile. Ora no, l’indicibile è detto in dieci minuti, e i fumetti non sono più fumetti di una volta, del tutto snobbati dalle librerie e dagli studiosi, che ora sono diventati i più grandi alleati della graphic novel odierna». Definizioni a parte, una cosa è certa: negli Stati Uniti, Spiegelman, inserito nella classifica delle persone più influenti da Time Magazine nel 2005, è ritenuto uno di quegli autori che più hanno contribuito a dare dignità artistica al fumetto, innalzandolo al rango letterario. Il primo a dimostrare come il fumetto possa farsi carico di raccontare la grande storia, tanto da meritarsi, vent’anni fa, un premio Pulitzer (sino a quel momento mai assegnato a un’opera a fumetti) e inaugurando la via pop al racconto, segnata da libri e film non sempre apprezzabili. Malgrado i tre premi Oscar “incassati”, a Spiegelman non è piaciuta, per fare un esempio, la performance di Roberto Benigni ne La vita è bella. «Benigni è pericoloso perché riprende la storia reale per trasformarla in fantasia. Usa la forma della metafora per dire che Auschwitz non è Auschwitz, ma solo un sinonimo di un brutto periodo, quasi che alla fine l’unica cosa importante sia prenderla con ironia. Anche Maus usa la metafora, ma per aiutare a capire una storia precisa, circostanziata, e poi è una metafora che sfuma nella drammaticità del racconto». Racconto che non si nutre di frasi retoriche e non percorre la scorciatoia dell’emotività, rimanendo nel solco dell’accuratezza storica. I disegni, poi, non offrono alcun effetto speciale ma sono semplici, essenziali e i protagonisti sono uomini con i loro difetti, compresi gli ebrei. Lo stesso padre sembra ricalcare uno stereotipo dell’ebreo tutt’altro che edificante, tirchio al punto di fare tesoro del filo di rame che raccoglie per strada, inesorabilmente segnato dall’esperienza vissuta. Impegnato a disegnare vignette e a scrivere articoli e testi teatrali, Spiegelman vive a New York, dove insegna alla School of Visual, e ha a lungo interrotto l’attività autoriale, tornando solo nel 2004 a firmare L’ombra delle torri, la sua versione sull’11 settembre, cui ha assistito dalla finestra di casa sua. Sua, peraltro, la copertina del New Yorker del giorno dopo. Senza smettere di girare il mondo con il suo Maus, opera che rimane attuale e non solo nella giornata dedicata alla memoria. Come sottolinea lo stesso autore, dopo la Shoah, «le uccisioni con un sistema da catena di montaggio dei lager avevano fatto dire che non sarebbe mai più successo, ma è accaduto ancora: pensiamo agli Utu e ai Tusti, ai Serbi e ai Croati». A chi gli chiede siano i topi e i gatti di oggi, risponde: «I mass media non suggeriscono più divisioni di tipo razziale ma di tipo economico quindi direi che nel mondo di oggi ci sono il 99% di topi e l’1% di gatti. Ogni paese, poi, assegna il ruolo di topi a soggetti diversi: negli Stati Uniti sono i neri e gli arabi, in Italia gli italiani del sud». *Articolo originariamente pubblicato su Il Secolo d'Italia del 28 gennaio 2012 e reperibile on line sul blog dell'autore.

Autori e Anteprime

 

Agenzia Incantesimi e tutto il resto: intervista a Federico Memola

di Alessandro Bottero Federico Memola è uno sceneggiatore che ho sempre seguito con piacere, fin dai tempi di Zona X. Jonathan Steele (sia la versione Bonelli, che quella Star Comics) mi piaceva, e anche il suo spin off, ossia Agenzia Incantesimi, a mio parere aveva il suo perché. Memola nell’ultima settimana si è trovato al centro di una polemica nel fumettomondo, perché ha lanciato una proposta “scandalosa” sul suo blog (QUI la notizia). Siccome qui non stiamo mica a pettinare le bambole, ecco una bella intervistina a Federico Memola, sul tema del giorno: Federico Memola con la sua richiesta di coloristi per Aganzia Incantesimi, sta o no rovinando il mondo del lavoro italiano? In apertura il pensiero di alcuni professionisti del settore, che si sono espressi nel blog di Roberto Recchioni, riguardo a questa mossa di Memola. La discussione completa sul blog di Roberto Recchioni, da cui sono tratti sia la citazione di Recchioni che i commenti, si trova a questo link.   Roberto Recchioni: «premesso che sono abbastanza convinto della buona fede di Memola (anche se tutta la storia della carta Paypal suona proprio brutta, a leggerla), questa roba è sbagliata e non solo fa male al fumetto, ma fa male al lavoro di tutti. E no, il fatto che di mezzo ci sia un professionista non rende la cosa migliore o più seria.Anzi, PROPRIO perché di mezzo c'è un professionista, la cosa è grave. Ma tanto lo so che un mucchio di aspiranti si metteranno in fila per proporre il loro materiale.A breve, vedremo spuntare editori che si faranno pagare per pubblicare, come succede già nell'ambito letterario.» Laura Scarpa: «Sinceramente, con amicizia e simpatia per tutti, questo mi pare più grave. "Davvero" a me non piace, non è il mio genere ecc ecc, ma un progetto comune fatto gratuitamente può starci, parità per tutti. Questo mi pare invece non avere un sogno condiviso. Con tutto ciò chiediamoci quanto la crisi c'entri, e quanto no. » Davide Morando:  «Non è la stessa situazione di DAVVERO.In questi caso, quando Memola cerca coloristi per ristampare in digitale le storie già edite da Star Comics, offre lavoro non pagato a fronte di una sceneggiatura per cui ha ricevuto, a suo tempo, un compenso.Sbaglio?» Fd'A: Allora, Federico, come si fa? Sembra che tu stia facendo una cosa poco chiara (anche se devo dire che la cosa è chiarissima, se uno legge con attenzione cosa hai scritto). Vogliamo provare a dissipare i dubbi e le preoccupazioni? FM: Non immaginavo davvero che ce ne sarebbe stato bisogno, ma va bene, sono a disposizione. Cos’è questa proposta? FM: E', molto semplicemente, un progetto nato a metà del 2010 e destinato alla piattaforma Apple per Ipad (e che quindi prevedeva una percentuale per gli autori). Purtroppo, la società che avrebbe dovuto realizzarlo, dopo che era addirittura stato firmato il contratto, ha cominciato a porre problemi di carattere contenutistico per l'aspetto glamour delle storie. Prima ha ipotizzato di intervenire sulle vignette in cui comparivano dei nudi, poi ha rimandato per mesi l'uscita e infine il contratto è stato sciolto consensualmente. Ci ho pensato molto a lungo, prima di partire per conto mio, sia perché al momento ero nel pieno di altre attività, sia per problemi personali sopraggiunti in quel periodo. Alla fine ho deciso di realizzarlo in questa forma perché ritengo che sia una serie fresca e divertente, con ancora tante potenzialità. Lo faccio anche per avere un controllo creativo totale. Intendiamoci, sono abituato a rispettare i canoni delle case editrici per cui lavoro (lo faccio tuttora con il Giornalino e non solo), ma ci sono due progetti che con gli anni sono diventati troppo personali, a cui tengo moltissimo e che intendo quindi realizzare come ritengo giusto. E Agenzia Incantesimi è uno dei due. Roberto Recchioni dice che questa tua proposta è “sbagliata”, e che “fa male al lavoro di tutti”. Conoscendoti e sapendo che sei una persona seria e che rispetta il lavoro di tutti mi paiono giudizi ingenerosi. Tu che rispondi?  FM: Che non sono così importante da nuocere al mercato italiano, prima di tutto. E, francamente, non vedo dove stia lo scandalo: più della metà delle case editrici italiane, la cosiddetta "piccola editoria", pubblica libri e fumetti, anche apprezzati e premiati, alle stesse condizioni, ovvero dietro promessa di eventuali royalties (purtroppo raramente poi corrisposte, viste le cifre vendute). E queste case editrici vendono i libri, quindi ricevono degli introiti, per modesti che siano. Nel mio caso (ma anche in quello di Paola Barbato o di Giuseppe Di Bernardo con l'Insonne, tanto per citare casi analoghi che mi hanno preceduto) non ci sono nemmeno introiti su cui polemizzare. O meglio, se mai ci saranno, tramite donazioni o altre iniziative, verranno devoluti interamente a disegnatori e coloristi, visto che non ho costi di stampa da coprire. Quindi sarò un ingenuo, ma non vedo il problema. Laura scarpa parla di “un sogno non condiviso”, come se il fatto che il colorista lavori su storie ideate da te, e disegnate da altri, lo riduca a mero esecutore. Io invece ci vedo dei tratti di “condivisione”. Sbaglio io? FM: Oddio, sbagliate entrambi, a dire il vero. E' chiaro che la serie è una mia creazione (come "Davvero" è una creazione di Paola Barbato), ma chi vi partecipa, venendo meno la motivazione economica, lo fa perché l'apprezza e ci tiene a contribuirvi. Poi, boh, la definizione "sogno non condiviso" non è che la comprenda bene… Sembra adattarsi a qualunque fumetto nato dalla volontà di una persona e realizzato da uno staff. Anzi, ho conosciuto più di un disegnatore che lavora a un certo personaggio o progetto senza esserne coinvolto, puramente per una questione economica. In questo caso, se un disegnatore non fosse interessato al fumetto, perché dovrebbe contribuirvi? Per "notorietà"? Mah, non sono Sclavi e non sto facendo Tex o Dylan Dog… Davide Morando ci dice che tu, furbetto, in realtà sei stato pagato per le storie che ora vuoi far ricolorare. A me pare una insinuazione un po’ meschina, come se tu dovessi dividere con i coloristi i soldi che ti ha dato la Star Comics, per gli albi di Agenzia Incantesimi pubblicati anni fa.  FM. Non conosco la persona citata. Comunque, se il gioco è "chi ci lavora di più aggratis", rispetto a disegnatori e coloristi io arriverò certamente secondo, ma non di molto: revisionare (un'altra volta!) tutte le storie, supervisionare i disegnatori, curare di fatto la serie (lavoro che ho svolto per tanti anni in Bonelli e Star Comics, quindi so come va fatto e che impegno comporti) costa tempo e fatica anche a me. Le nuove storie, inoltre, non me le paga Gesù bambino… Certo, il progetto è mio, ma non è che vada ad allettare gli incauti con chissà quali miraggi. Dovrebbe essere tutto chiaro semplicemente seguendo il blog. Almeno spero, non fatemi pure venire dubbi!  Trovo questo modo di discutere su internet abbastanza schizofrenico. Tu fai una proposta su un tuo blog. Nessuno commenta lì, ma la discussione si accende su un altro blog, senza che nessuno ti coinvolga o ti avvisi. Questa totale dispersione delle conversazioni sta diventando sempre più la regola nella blogsfera dei fumetto italiano. O mi sbaglio?  FM: Suppongo che ci siano delle piattaforme che si sono "guadagnate" una visibilità maggiore e quindi attirino le persone che vogliono discutere di dati argomenti… Certo, sarebbe stato corretto o quanto meno "cortese" se qualcuno, magari prima di accodarsi al tifo da stadio, avesse sentito anche l'altra campana, visto che io sono perfettamente raggiungibile e sempre disponibile al dialogo, se interpellato. Però posso riferirmi a questo caso specifico, in linea generale sono impreparato sull'argomento: da ben più di un anno mi sono abbastanza "ritirato" da Internet e dalle discussioni che avvengono in rete… Anzi, essendomi anche preso un anno sabbatico da fiere e convegni, ammetto di essere persino colpevolmente un po' disinformato. Apprendo di certe iniziative o certi casi giusto quando me li segnala qualche amico o collega più attento di me! Passando alle cose serie, ho la precisa sensazione che questo lavoro di ricolorazione e pubblicazione online, sia in massima parte una operazione di promozione verso nuovi editori, che potrebbero essere interessati ad una edizione a colori di Agenzia Incantesimi. Forse anche oltreconfine? Forse qualche francese?  FM: Non nego che mi piacerebbe (forse l'ho anche scritto sul blog!) e che intendo provarci, non fosse altro che per poter poi far arrivare dei soldi a tutti coloro che stanno partecipando o parteciperanno all'iniziativa. Fra l'Italia e l'estero vedo più probabile questa seconda ipotesi (pur sapendo quanto sia difficile piazzare una serie all'estero!), al momento. Vedremo. Hai da pochissimo assunto il ruolo di direttore editoriale delle Edizioni Arcadia (a proposito, auguri). Che bolle in pentola per il 2012?  FM: Ho assunto questo ruolo perché già dalla nascita della casa editrice Maurizio Rosenzweig e io abbiamo fatto da "consulenti" per Mario Taccolini e a un certo punto, anche di fronte a certe difficoltà subentrate (di cui lo stesso Mario ha pubblicamente parlato) ho pensato che un mio maggiore apporto avrebbe potuto essere d'aiuto. Edizioni Arcadia, pur fra mille difficoltà, ha pubblicato materiale interessante (sì, lo so, anche mio!) e promosso validi autori, retribuendoli; sarebbe stato un peccato se questa piccola realtà fosse venuta meno. Il nostro obiettivo, nell'immediato, è quindi tirare su un po' di soldi per poter un giorno riprendere le serie (ovvero, pagare gli autori coinvolti). Per ora, di certo, ci sono altri due volumi della collana "La macchina da scrivere", il volume del 2012 di "Sexy & Chaotic" e un altro volume di illustrazioni di Alessandro Mazzetti. Il resto lo stiamo definendo e non posso dire nulla senza l'autorizzazione di Mario. Dopo Rourke che cosa bolle in pentola per il Federico Memola sceneggiatore? Progetti? Miniserie? Magari un ritorno alla Bonelli?  FM: Al momento sto lavorando regolarmente con Il Giornalino. Inoltre la Planeta DeAgostini ha proprio di recente riconosciuto formalmente che Harry Moon è libero e completamente di mia proprietà, e ammetto che non mi dispiacerebbe affatto riuscire a riproporlo e a concludere almeno quel famigerato ciclo di 12 numeri (di cui ne esistono 5 finiti e pronti per la stampa), almeno per quei lettori che avevano iniziato a seguirlo. Poi ci sono altre cose in ballo, come sempre, ma se ne parlerà il prossimo anno.

Reportage

 

Sergio Bonelli Editore: i numeri del 2011

di Saverio Ceri* Il duemilaundici bonelliano si preannunciava come un anno di record e di festeggiamenti per i 50 anni di Zagor, i 25 anni di Dylan Dog e i 20 anni di Nathan Never: e così è stato. In maniera del tutto inaspettata è stato purtroppo anche l’ultimo anno della casa editrice sotto la guida di Sergio Bonelli. Lo stesso Sergio, con i suoi collaboratori, aveva già tracciato comunque le linee per il futuro: nuove serie regolari, almeno una miniserie a colori, e altre nuove iniziative editoriali anomale per lo standard della casa editrice. I frutti di questa pianificazione li vedremo a partire dal 2012, nel frattempo diamo uno sguardo ai numeri dell’anno che si avvia alla conclusione. Le pagine inedite pubblicate quest’anno sono state 17789; 1090 in meno dello scorso anno, ovvero un -5,8% rispetto al 2010. Nella ultra settantennale storia della casa editrice questo è comunque l’11° miglior risultato annuale. La migliore annata rimane ancora il 2001 con quasi ventunomila tavole. Quella appena conclusa si può sicuramente considerare l’annata più “colorata” della casa editrice dai tempi di Orient Express: 726 infatti le pagine in quadricromia pubblicate negli ultimi 12 mesi. Gli albi necessari per pubblicare queste quasi diciottomila tavole sono stati 137; tredici in meno dello scorso anno. La media pagine ad albo si è decisamente alzata dalle 125,86 tavole del 2010 alle 129,84 del 2011 (+3,17%); battuto il precedente record (2007) di 128,96 pagine a albo. La tendenza sembra quindi essere quella di confezionare albi sempre più corposi e più colorati; in effetti le 160 tavole del “Color Tex 1” rappresentano un record: è l’albo a colori prodotto dalla Bonelli con più pagine. Gli sceneggiatori Quest’anno sono stati 49 gli sceneggiatori impegnati su albi bonelliani; 8 in più del 2010, a sole tre unità dal record assoluto. Questa la graduatoria per tavole pubblicate: 1° Boselli 2216 tavole  2° Vietti 1632 3° Ruju 1444 4° Berardi 803 5° Burattini 796 6° Mignacco 788 7° Manfredi 726 8° Chiaverotti 724 9° Vigna 668 10° Faraci 489 11° Marzano 470 12° Morales 462 13° Nizzi 444 14° Calza 441 15° Recagno 436 16° Perniola 410 17° Gualdoni 362 17° Mantero 362 19° Cajelli 329 20° Segura 302 21° Simeoni 301 22° Castelli 296 23° Rigamonti 281 24° Piani 263 25° Enoch 250 26° Barbato 220 27° Paolucci 188 27° Rauch 188 27° Di Gregorio 188 30° De Nardo 160 31° Ambrosini 94 31° Falco 94 31° Bilotta 94 31° Cavaletto 94 31° Crippa 94 31° Eccher 94 31° Recchioni 94 38° Sammartino 81 39° Medda 72 40° Artusi 47 40° Lombardo 47 40° Raule 47 43° Serra 38 44° Accattino 32 44° Badino 32 44° Caccivio 32 44° Porretto/Mericone 32 44° Vinci 32 Mauro Boselli “vince” per l’ottava volta, ottenendo il miglior risultato degli ultimi 10 anni, nonché il quarto miglior score annuale di tutta la storia della casa editrice; praticamente più di 6 tavole al giorno, domeniche comprese. Al secondo posto Stefano Vietti, grazie al suo miglior risultato annuale di sempre. Scende, a causa della programmata chiusura di Cassidy, dal primo al terzo gradino del podio Pasquale Ruju. Luigi Mignacco si segnala per aver prestato la sua opera a quattro diversi personaggi: Zagor, Dylan Dog, Dampyr e Martin Mystère. Quasi immutati i nomi nella Top Ten: 9 su 10 si confermano, l’unico nuovo ingresso è Vigna (nel 2010, quindicesimo) che scalza Morales. Boselli è al 18° anno consecutivo tra i primi dieci. Buona la striscia positiva anche per Manfredi, al 16° anno consecutivo in Top Ten. Castelli è al suo 35° anno di ininterrotta pubblicazione, seguito da Nizzi al 31° anno senza mai mancare in classifica e Mignacco al 25°anno. Poi Vigna negli ultimi 24 anni sempre pubblicato, Chiaverotti (23), Boselli (22) e Burattini (21). Dieci gli esordienti sceneggiatori su albi Bonelli, ma solo su due testate; per Dampyr: Crippa, Eccher, Artusi, Lombardo e Raule; per Dylan Dog: Badino, Caccivio, Porretto/Mericone e Vinci. Due dei dieci non sono del tutto esordienti in casa editrice, visto che già si erano cimentati come disegnatori per l’editore di Via Buonarroti.   I disegnatori La pattuglia ai pennelli è composta da 119 disegnatori, impegnati nel 2011 a trasformare in immagini le quasi diciottomila tavole concepite dagli sceneggiatori; dieci in meno dello scorso anno. Qui la classifica in ordine di tavole pubblicate: 1° Roi 724 tavole 2° Mangiantini 602 3° Bonazzi 542 4° Rubini 408 5° Andreucci 376 6° Torricelli 338 7° Simeoni G. 333 8° Ginostatis 330 9° Montanari & Grassani 314 10° Ortiz 302 11° Piccinelli 289 12° Di Vitto 286 13° Piccatto 282 14° Baggi 254 14° Brindisi 254 14° Rotundo 254 17° Michelazzo 252 17° Piccoli 252 19° Diso 251 20° Enoch 250 21° Giardo 248 22° Venturi W. 238 23° Gomez 224 23° Seijas 224 25° Busticchi-Paesani 222 26° Rossi R. 220 26° Ticci 220 28° Casertano 188 28° Chiarolla 188 28° Cossu 188 28° Olivares 188 28° Pesce 188 28° Russo F. 188 28° Siniscalchi 188 28° Stano 188 28° Toffanetti 188 28° Valdambrini 188 38° Mandanici 170 38° Vercelli 170 40° Rossi M. 168 41° Giez 160 42° Camagni 154 42° Esposito Bros. 154 42° Grimaldi 154 42° Ongaro P. 154 42° Romanini 154 47° Leomacs 151 48° Mari 138 49° De Angelis 132 50° Torti 128 51° Airaghi 126 51° Boraley 126 51° Enio 126 51° Marinetti 126 51° Piccioni 126 51° Spadoni 126 51° Zaghi 126 51° Zuccheri 126 59° Corbetta 124 60° De Biase 113 60° Rizzato 113 62° Antinori 110 62° Danubio 110 62° Pittaluga 110 65° Casini 95 66° Ambrosini 94 66° Armitano 94 66° Barletta 94 66° Bartolini 94 66° Bertolini 94 66° Biglia 94 66° Borgioli 94 66° Cavenago 94 66° Della Monica 94 66° Dotti 94 66° Ferri 94 66° Fortunato 94 66° Freghieri 94 66° Furnò 94 66° Gramaccioni 94 66° Gregorini 94 66° Jacomelli 94 66° Lozzi 94 66° Maroto 94 66° Nespolino 94 66° Piccininno 94 66° Pugliese 94 66° Raimondo 94 66° Santucci 94 66° Saudelli 94 66° Scibilia 94 66° Spada 94 66° Viglioglia 94 94° JannÌ 89 95° Perconti 81 96° Denna 79 97° Bormida 77 97° De Cubellis 77 97° Morales 77 100° Barbati 47 100° Calcaterra 47 100° Casalanguida 47 100° Oskar 47 104° Resinanti 46,5 104° Vicari 46,5 106° Arduini 33 107° Alessandrini 32 107° Di Gennaro 32 107° Romeo 32 107° Vinci 32 111° Bianchini 24 111° Dall'Agnol 24 113° Filippucci 20 113° Orlandi 20 115° Sforza 8 Vince per la prima volta, grazie al nuovo Maxi Dylan invernale, Corrado Roi che quest’anno stabilisce anche il suo record personale, quasi raddoppiando la sua precedente miglior performance che era di 388,5 tavole, che gli valse il terzo posto nel 1989. Quello di Roi è il decimo miglior risultato annuale di tutti i tempi in casa Bonelli; era dal 1999, quando si impose Marcello con 790 tavole che non venivano pubblicate in un solo anno più di settecento pagine di un singolo disegnatore. Record anche per Marcello Mangiantini, che finora aveva un personale di 254 tavole (2009), Germano Bonazzi, il cui personal best era di 378 pagine (1998), Rubini, Andreucci e, ovviamente, Ginostatis, solo per rimanere tra i primi 10. A proposito di Top Ten: al contrario della classifica degli sceneggiatori, in questa graduatoria non c’è nessuno che è riuscito a riconquistarla a un anno di distanza. Si interrompe quindi la striscia positiva di Di Clemente, presente tra i primi dieci da quattro anni consecutivi. Fanno per la prima volta capolino nella Top Ten, Mangiantini e l’esordiente Ginostatis. I veterani sono invece Ortiz e Roi alla settima presenza tra i dieci più prolifici dell’anno. Il record di presenze consecutive in classifica è di Freghieri al 27° anno di pubblicazione senza interruzioni, seguito da Montanari&Grassani a 26 anni, Piccatto a 25 e Brindisi a 22. Si interrompono invece le strisce positive di Ramella, che manca dalla graduatoria dopo 23 anni di ininterrotta presenza, e di Di Clemente assente dopo 14 anni. Segnaliamo Gallieno Ferri e Giovanni Ticci rispettivamente alla 49a e 43a presenza in classifica. Gli esordienti ai pennelli sono stati sette più uno: Danubio, Ginostatis e Gomez su Tex, Fortunato e Scibilia su Dampyr, Casalanguida su Natah Never, Sforza su Martin Mystère e Aldo Di Gennaro su Dylan Dog, quest’ultimo, all’esordio come disegnatore, non è certo un nome nuovo in Via Buonarroti, visto che da anni illustra le pagine della collana almanacchi.   I copertinisti Ventiquattro sono gli illustratori chiamate a disegnare le 153 cover inedite dell’anno; oltre ai 137 albi infatti vantano cover inedite le due “grandi ristampe”, il super book di Dylan Dog e l’allegato allo speciale estivo di Martin Mystère. 1° De Angelis 18 cover  1° Villa 18 3° Ferri 17 3° Stano 17 5° Riboldi 14 6° Poli 11 7° Soldi 10 8° Alessandrini 9 8° Bertolini 9 10° Rotundo 7 11° Roi 6 12° Mastantuono 3 13° Enoch 2 13° Spadoni 2 13° Zuccheri 2 16° Bonazzi 1 16° Celoni 1 16° Cestaro Bros. 1 16° Diso 1 16° Filippucci 1 16° Gomez 1 16° Garcia-Seijas 1 16° Simeoni G. 1 L’accoppiata Villa-De Angelis si ripropone in vetta alla classifica con una cover in più rispetto al 2010. Per Villa si tratta della quattordicesima vittoria, l’ottava ex-aequo, la settima consecutiva. Per De Angelis È la quinta affermazione. Per Spadoni, Cestaro Bros., Gomez e Garcia-Seijas si tratta dell’esordio come copertinisti in casa editrice. Simeoni e Bonazzi, entrambi alla loro quarta cover, sono al ritorno dopo qualche anno di assenza.   I personaggi Come già previsto lo scorso anno, numeri da record per I personaggi bonelliani nel 2011. 1° Dylan Dog 2438 tavole 19 albi 2° Tex 2340 17 3° Zagor 2182 17 4° Nathan Never 2006 17 5° Julia 1606 13 6° Dampyr 1570 14 7° Martin MystÈre 1146 8 8° Cassidy 940 10 9° Brendon 724 7 10° Agenzia Alfa 597 2 11° Romanzi Bonelli 552 2 12° Universo Alfa 340 2 13° Shanghai Devil 282 3 14° Lilith 250 2 15° Brad Barron 238 1 16° Demian 222 1 17° Asteroide Argo 154 1 17° Storie da Altrove 154 1 19° MM Presenta 48 0 Ognuno dei primi quattro batte il proprio record personale annuale, il quinto e il sesto lo eguagliano. I tre personaggi sul podio battono tutti il record assoluto in un solo anno, detenuto dal 2010 da Dylan Dog con 2156 tavole. L’asticella si è alzata, ma il recordman è sempre l’Indagatore dell’Incubo, di cui sono state pubblicate quest’anno 2438 tavole. Tex intanto si riprende la seconda piazza, lo scorso anno conquistata a sorpresa da Zagor. Per Dylan Dog si tratta della sesta vittoria, la quinta consecutiva. Si tratta di record anche per quanto riguarda gli albi: mai 19 volumi inediti dedicati ad un unico personaggio in un solo anno. Da segnalare anche che Nathan Never con tutte le sue “costole” totalizza 3097 tavole in soli 12 mesi: un altro primato.   Altri numeri Il 2011 registra anche il record dei fuoriserie: ben 36 gli albi speciali (battuti i 31 del 2009 e 2010), per un totale di 6933 tavole pubblicate su albi speciali, quasi novecento in più del precedente primato (6058 nel 2009). Per il terzo anno consecutivo il più prolifico sceneggiatore di albi extra è Vietti, che con le sue 1068 tavole fuoriserie, polverizza il precedente record annuale detenuto da Burattini con le 892 tavole “speciali” del 2007. Mangiantini con le sue 446 pagine vince di misura (4 tavole), su Roi la classifica dei disegnatori, mancando di 30 tavole il record assoluto di pagine speciali disegnate in un solo anno, ancora nelle mani di Walter Venturi che lo ha stabilito nel 2009. Parlando della classifica generale segnaliamo tra gli sceneggiatori che Boselli ha scavalcato nel corso dell’anno Castelli portandosi al quarto posto assoluto; una posizione l’hanno guadagnata anche Vietti (12° ai danni di Sclavi) e Ruju (14°, superando D’Antonio). Entra tra i primi venti, al 19° posto, Vigna, che negli ultimi dodici mesi ha oltrepassato Toninelli e Memola. Pochi movimenti tra i disegnatori: segnaliamo Roi che grazie all’exploit di quest’anno guadagna due posizioni salendo al 16° posto assoluto, una posizione guadagnata da Chiarolla (da 20° a 19°) e doppio passo in avanti per Ortiz che si guadagna la top 20 (da 22° a 20°) scalzando momentaneamente Civitelli. Su Nathan Never nel 2011 Bonazzi è tornato ad essere il più prolifico disegnatore del personaggio, rispondendo con le sue 542 tavole di quest’anno alle 501 di Di Clemente del 2010, che lo avevano portato per qualche mese in testa alla graduatoria dei disegnatori dell’Agente Alfa. La classifica degli anni ’10 (che per il momento comprende solo il 2010 e 2011) vede tra gli sceneggiatori in testa Boselli (3713 tavole), seguito da Ruju (3048), Vietti (2686), Burattini (1740) e Mignacco (1702). Tra i disegnatori per ora prevale Roi (978 tavole), seguito da Diso (836), Mangiantini (790), Bonazzi (636) e la coppia Freghieri-Baggi (602 ciascuno). Per il 2011 è tutto. Ci risentiamo nel 2012 dove non mancheranno le occasioni, come i 30 anni di Martin Mystére, per dare un po’ di numeri. *Articolo pubblicato originariamente sul blog di Moreno Burattini.

Off Topic

 

Autori: Fumetto d'Autore ti intervista? Finisci nella lista nera di Roberto Recchioni

Una nuova recchionata contro il nostro sito: «chi concede un'intervista a Fumetto d'Autore, si divide in due categorie: l'autore inconsapevole, che sono la piaga del nostro settore, e il collaborazionista consapevole, che deve morire». di Alessandro Bottero Ultimamente noto una sempre crescente ostilità verso Fumetto d’Autore da parte di personaggi ben precisi del mondo del fumetto. E non so spiegarmi il perché, visto che gli stessi che invocano censure, ostracismo, o altre misure “correttive” nei nostri confronti, poi sono i primi a riempirsi la bocca di democrazia, “occupy qualcosa”, e mille altri modi fighetti di sembrare democratici e contro i poteri forti. Vabbé, il gioco del “faccio il bullo con chi non può darmi un posto di lavoro, e sono  ossequioso con chi invece me lo può dare” l’ho visto fare talmente tante volte che non mi stupisce più. Al massimo mi fa sorridere chi ci casca. L’ultimo esempio di questo atteggiamento è la seguente perla scritta in un forum da Roberto Recchioni, a proposito di chi concede interviste a Fumetto d’Autore. «Che poi, per me, ormai chi concede un'intervista a Faccia di Astrubale, si divide in due categorie: l'autore inconsapevole, che sono la piaga del nostro settore, e il collaborazionista consapevole, che deve morire.In sostanza, per è diventata una specie di lista nera.» tanto per capire quando Recchioni dice “Faccia di Asdrubale”, si riferisce a Fumetto d’Autore, solo che (furbetto) per non citarci, lui ed altri coraggiosi, preferiscono giocare con le iniziali del sito, storpiandone il nome volutamente. Ora, dopo aver letto queste parole mi sono incuriosito, ed ho buttato giù una lista degli autori ed editori che abbiamo intervistato. I risultati sono interessanti. Spero che possano servire anche  a Recchioni, visto che sono sicuro che conosce gran parte di queste persone, ed anzi, con alcune lavora o ci ha lavorato (ad esempio Andrea Voglino, per Gang Bang). Sono tutti collaborazionisti consapevoli, che devono morire? Chi glielo dice a questi 60 e più tra autori e addetti ai lavori che sono nella lista nera di Roberto Recchioni? PS. Qualcuno potrebbe chiedersi “ma perché sprecate spazio e tempo a parlare di queste cose?” La risposta è semplice: perché è giusto che queste cose si sappiano, e perché aiutano a capire meglio il mondo del fumetto e le persone che lo compongono. Anche perché non stiamo affatto “rimestando nel torbido”, ma solamente dando il giusto risalto a parole pronunciate in un luogo ad accesso pubblico. La Lista Nera Rosario Raho Fabrizio Mazzotta Luigi Siniscalchi Naima Morelli Marco Checchetto Moreno Dinisio Gianluca Cestaro Raul Cestaro Emilio Lecce Matteo Bussola Enzo Troiano Paola Barbato Chiara Mognetti (Emmetre) Fabrizio Galliccia (disegnatore di John Doe) Antonello Dalena Lorenzo Bartoli (cocreatore e sceneggiatore di John Doe) Filippo Biagioli Michela Tufano Simone Brusca Tina Valentino Andrea Nucci Silvia Ziche Pasquale Qualano Leo Ortolani Andrea Plazzi (Panini) Jamie Rodriguez (Planeta) Andrea Mazzotta (Nicola Pesce Editore) Elia Bonetti Paolo Falcone Pasquale Ruggiero (Magic Press) Dario Mattaliano Salvatore Primiceri Dario Gulli (Star Comics, Funfactory) Roberto Recchioni (!) Federico Memola Pasquale Ruju Alessio Riolo (Etna Comics) Antonio Scuzzarella (001 Edizioni) Maurizio Rosenzweig (disegnatore di John Doe) Giuliano Monni (GG Studio) Andrea Voglino Guido Ostanel (Becco Giallo) Federico Zaghis (Becco Giallo) Roberto Alfatti Appetiti Michele Foschini (Bao Publishing) Davide Caci Max Brighel (Panini) Davide Castellazzi Carlo Cavazzoni Andrea Aromatico Mario Taccolini (Arcadia Edizioni) Antonio Mannoni (7Age) Andrea Ciccarelli (Salda Press)
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L'Editoriale » Disney acquisisce Marvel: i miei due euri

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disneymarvel
di Alessandro Bottero

[14/09/2009] » Il 31 agosto 2009 viene rivelato ufficialmente che la Walt Disney Company ha acquistato la casa editrice Marvel, per la cifra non trascurabile di 4 miliardi di dollari.
Questo è il fatto.
Ma la notizia non è il fatto. Il fatto è la base della notizia, ma la notizia si basa anche sulla capacità del giornalista di:
- anticipare il fatto
-capire il fatto
-capire chi è coinvolto nel fatto
-capire come si sia arrivati al fatto, e chi ci sia dietro
-intuire le conseguenze del fatto
-saper interpretare i commenti al fatto.
Sono le basi minime di un giornalismo di indagine, ossia un giornalismo che, chi si autodefinisce giornalista, o “operatore di un sito di informazione”, afferma di fare, dovrebbe possedere.
E invece? E invece, come al solito, gli autonominatisi siti di informazione fumettistica, non sapevano una emerita sega.
Infatti la cosa è piombata come un fulmine a ciel sereno. Le prime reazioni sono state “Seeeeee, vabbé. La solita bufala.”.
Cos’è che dimostra questo fatto? Che il “giornalismo a fumetti online”, escluse le dovute eccezioni, in realtà è fatto da ragazzotti volenterosi, che forse sperando di essere assunti da qualche casa editrice, si dedicano a spulciare siti stranieri o blog, per riportare notizie prodotte da altri. Un cosiddetto “lavoro di agenzia”. Infatti, come chiunque può intuire, riprendere il comunicato ufficiale dell’acquisizione Marvel da parte della Disney, in realtà è meramente un lavoro di copia e incolla (al limite traducendo), di notizie altrui.
Ma la cosa è ancora più esilarante se si pensa che poco più di un mese fa c’è stata San Diego, ossia la manifestazione fumettistica più importante dell’anno, per il mondo dell’intrattenimento americano, e nessuno degli addetti ai lavori/giornalisti andati lì ha colto cosa stava succedendo.
Uno può dire “Ma io mi baso sui comunicati ufficiali. Se vado alle conferenze della Marvel e loro non dicono nulla io come posso immaginare?”. Certo. Chiaro. Come se le persone coinvolte rivelassero le cose più piccanti e dirompenti nelle conferenze. Come se i giornalisti del Washington Post avessero dovuto aspettare una conferenza ufficiale di Nixon, in cui il Presidente degli Stati Uniti avesse ammesso di aver fatto spiare i suoi avversari. O come se un qualsiasi giornalista che voglia sapere cosa succede realmente nell’Abruzzo post-terremoto,  si basi solo sui comunicati ufficiali.
Tutto questo, ad onor del vero, non è un difetto solo dei siti di informazione italiani. La Brutta figura l’hanno fatta anche quelli americani. Riprova del fatto che prima di autonominarsi giornalisti troppa minestra devi mangiare.
Ma proseguiamo.
Se i giornalisti online si rivelano al massimo riciclatori di notizie altrui, non è che i commenti dei lettori, in massima parte, brillino per acume e capacità di analisi.
Mettendo da parte le boutade alla “Topolino contro Uomo Ragno”, anche se ricordo che pochi anni la DC produsse una miniserie di 4 albi in cui i personaggi Warner Bros. incontrarono i super eroi DC Comics, e che quindi nulla impedisce prodotti (magari anche solo per videogiochi) in cui personaggi Marvel e personaggi Disney interagiscano (Kingdom Hearts, ricordate?), la cosa che pare suscitare l’entusiasmo è: Che fico!!!! Finalmente vedremo i personaggi Marvel nei film della Pixar!!!!! Godoooooooooooooooo!!!!
Bene. questa frase è esattamente quello che intendevo. Chi la dice non sa di cosa parla.
Dire “La Pixar farà i film Marvel” è una pia aspirazione, ma giusto quella. L’animazione in 3D non è ancora in grado di raffigurare esseri umani con tratto realistico in modo convincente. Il massimo risultato finora sono Gli Invincibili, o Shrek 3, oppure gli esseri umani in Wall-E o UP. Si vuole questo, ossia una animazione che alla lontana può ricordare vagamente Humberto Ramos sotto acido? Effetti speciali alla Iron Man/Transformer e animazione in 3D Pixar sono cose diverse. È come dire che Ungaretti doveva scrivere romanzi, perché usava anche lui le parole. Oppure “Che fico! La Disney ha comprato l’istituto oceanografico di Jacques Costeau. Finalmente vedremo dei bei film PIXAR sulla vita negli oceani! Mi faccio seghe a due mani, pensandoci!”. Chiunque dica questo non sa di cosa parla. Tu non vedresti FILM sulla vita degli oceani. Vedresti CARTONI ANIMATI tipo Alla ricerca di Nemo. Capito?
Non DOCUMENTARI REALISTICI, ma CARTONI ANIMATI
Uno non vedrebbe un FILM sugli X-Men, prodotto dalla Pixar.

Uno vedrebbe un CARTONE ANIMATO stile Pixar prodotto dalla Pixar (modello: Invincibili), che è DIVERSO da un fumetto Marvel, e dai Film CON ATTORI IN CARNE E OSSA fin qui realizzati.

Ma come sempre spesso c’è gente che apre bocca e gli dà fiato.

Ancora.

È dolcissimo leggere cose del tipo “Ah beh, adesso ho letto cosa dice Lupoi e lui ha capito tutto!”, oppure “Il comunicato Panini spiega tutto!”, o ancora “Le dichiarazioni ufficiali della Marvel e della Disney chiariscono ogni cosa”.

Sveglia!

Ma pensate davvero che chi è parte in causa possa dare una visione al di sopra delle parti di una cosa del genere? Pensate davvero che chi è inserito nel meccanismo aziendale possa permettersi di, non dico parlare male, ma anche solo insinuare anche solo in modo vago il benché minimo dubbio sull’operazione?

È OVVIO che per chi è dentro all’operazione questa è la cosa più fanta-meravigliosa mai accaduta nella storia dell’umanità, ed è OVVIO che per chi è inserito nel meccanismo aziendale, sia precedente che susseguente al fatto, il futuro non potrà che essere lieto, roseo, e ricco di felicità, sia per la Marvel, che per la Disney, che per la Panini.

Ma cosa credevate? Che Lupoi potesse dire cose diverse da cosa ha detto? O che l’amministratore delegato della Disney potesse dire cose diverse?

“Beh sì… in effetti la nuova dirigenza passerà i contenuti acquisiti a un vaglio approfondito, per armonizzarli alle linee guida dello stile Disney”

“Ehhhhh…in effetti il discorso licenze e diritti per il futuro è in via di discussione.”

Ma vi aspettavate davvero che qualcuno dicesse cose del genere?

È ovvio che il futuro è sempre roseo, che tutto proseguirà come prima, che questo è il meglio che possa accadere per tutti, e che il pubblico può stare tranquillo e continuare a spendere senza preoccuparsi.

Si chiama “calmare le acque”. Però c’è sempre qualcuno che ci casca.

Ci sono però alcune cose che non ho letto in giro, e quindi ve le offro come riflessioni

1- non investi 4 MILIARDI di dollari (mica bruscolini), se non sei più che sicuro di ricavarne almeno 4 volte tanto in tre/cinque anni.
questo perché tu acquirente ti sei esposto in modo pazzesco con le banche.
la Disney ha comprato la Marvel, ma i soldi glieli hanno date le banche.

Domanda: ma con la crisi folle del credito in America, chi ha avuto la forza di appoggiare questo accordo? In America nel 2009 sono fallite 82 banche.
Quindi: da dove vengono i soldi, e in QUANTO tempo vanno ridati?
E questo ci porta al punto due.

2- Per rientrare nel più breve tempo possibile le strade sono due:

tagliare le spese, e massimizzare i profitti.
-tagliare le spese = riduzione personale
-massimizzare i profitti, che ci porta al punto 3

3- Cui prodest? Ossia: chi ci guadagna? Perché è questo che bisognerebbe capire. Stiamo parlando di soldi, affari, business, azioni, investimenti, finanziatori che se ne strasbattono di Invasioni Segrete, Guerre Civili, Regni Oscuri e altre cosette che si leggono sui giornaletti.

Tu non rientri dei 4 miliardi di dollari in 3/5 anni con le Guerre Civili, o con Norman Osborn che diventa capo del Marvel Universe. Ed è QUESTO che conta ora. Rientrare dei prestiti e/o fidi bancari, e generare profitti almeno pari all’investimento.

Altrimenti chi ha architettato il tutto si vede indicare la porta, e ciao ciao.

Ragioniamo.

Perché la Disney acquista la Marvel? Per i suoi contenuti. ossia i suoi personaggi.
Non per i fumetti. Per i personaggi. I personaggi che puoi sfruttare in mille modi al di là del fumetto.

Piccolo esempio. Andate in edicola. Troverete un prodotto incredibile: un orologio a cucù, con  i personaggi Disney. È una “enciclopedia”, come si dice in gergo, ossia un prodotto suddiviso in fascicoli che in un tot numero di settimane si completa, e offre all’acquirente un qualcosa di specifico abbinato ai fascicoli.

In questo caso la Disney (Walt Disney Italia), ha realizzato un prodotto editoriale da edicola (i fascicoli di questa “enciclopedia), abbinandolo a un oggetto di merchandising (l’orologio a cucù, componibile)

Come massimizzi quindi i profitti? Utilizzando i contenuti/personaggi in modo ancora più esteso di quanto sia successo finora.
La Disney ha detto "I nostri esperti di marketing aiuteranno a rendere ancora più diffusi i personaggi Marvel". Non “diffusi nelle edicole e nelle fumetterie con tante serie e miniserie”, ma molto merchandising non-nerd (ricordatevi l’orologio a cucù, o Disney Cucina, collana di enorme successo nelle edicole di un paio di anni fa); molta più distribuzione nelle librerie di varia, tramite il canale Disney (in tutto il mondo la Disney è un colosso nell’editoria non a fumetti, con tutta una serie di marchi e sotto marchi. La Disney acquistò i personaggi Crossgen SOLO per usare la serie Abadazad sotto forma di libri per ragazzi, ad esempio); molti più prodotti home-video e TV.
Fare una serie TV costa meno di un lungometraggio e rende di più, perché puoi venderla in 100 mercati differenti, se sei la Disney.

Sogniamo pure i film Pixar con i personaggi Marvel, ma è presumibile che tra i frutti reali ci saranno moltissime serie animate televisive.

Oppure serie TV live action, come Smallville.
in fin dei conti se Smallville dura da sette anni, e il pubblico accetta personaggi come Superboy, Impulso, Aquaman, Freccia Verde, Cyborg, cosa impedisce una serie TV dedicata al giovane Peter Parker?

4- i fumetti
Si può ipotizzare una normalizzazione dei fumetti Marvel? Non parlo di continuity e altre cose da nerd. Parlo di una forma di silenziosa, ma ferrea, “Di questo è meglio non parlare”.
Io credo di sì. Non sarà repentina, ma è indubbio che la Disney sia un marchio molto ben caratterizzato. Molto più della Marvel.
Certo, la Disney al suo interno ha ALTRE case di produzione cinematografiche, per prodotti adulti.

Certo, ha il canale ABC (ma The Shield non va su ABC, ad esempio. I Soprano nemmeno. Weeds neanche).

Certo, Desperate Housewife.

Certo, I Pirati dei Caraibi e i mostri cattivoni.

Certo.

Ma è anche vero che pur con tutto questo sono avvenuti casi di "normalizzazione" di prodotti cinematografici, quando si parla di questioni di sesso.

Inutile girarci attorno, lo sappiamo benissimo che per un americano (e diciamo pure per un occidentale in genere) la violenza è mediamente più accettabile in film/TV, di comportamenti personali che deviamo dalla norma.

Insomma, per parlare chiaro…mi stupirei se Wiccan e Hulkling (la coppia di ragazzi omosessuali in Young Avengers) sopravvivessero all’acquisizione.

Oppure: non voglio dire che non si vedrà più il Punitore, ma SE si vedrà forse sarà con un altro marchio, per differenziare in modo ufficiale il prodotto "violento" dal nome disney.

5- questione diritti.

E qui la cosa è ancora più fluida.
I diritti per l'Italia sono appena stati rinegoziati (oppure sono in fase di chiusura, in tempo per la fiera del libro di Francoforte). È una notizia normalissima, e non violo nessun segreto di stato.
In teoria, se sono chiusi, per altri cinque anni la Panini avrà i diritti Marvel. Ma.....ma la Panini agisce anche come licenziataria Marvel per il mondo.
Se la Slovenia vuole acquisire i diritti Marvel parla con Panini, che, presumo, ricava soldi dalla transizione in quanto agente.

Ossia, la panini PAGA per avere i diritti per Italia, Francia, Germania, e altri paesi dove è UFFICIALMENTE presente, ma poi agisce da agente per i paesi dove lei non c'è.

Sono due cose diverse, credo. O no?

Per la prima la Disney potrebbe dire: "I soldi Panini ci fanno comodo. Lasciamogli le licenze.".
Ma potrebbe anche dire: "Quanto ricaviamo dalla vendita dei diritti? Quanto ricaveremmo dalla produzione in proprio, assumendoci rischi ma anche godendo al 100% dei ricavi?"

E per la seconda....perché affidare ad altri i diritti Marvel, quando la Disney ha GIA' una rete di agenti che copre il mondo, e che dovrebbero solo aggiungere un altro prodotto al loro catalogo?

D'altronde le cose potrebbero benissimo restare come sono.

Credo che sia inutile chiedere lumi ora o nell’immediato futuro, perché la risposta ufficiale sarà sempre "Non cambia nulla. Continueremo a pubblicare tutto come prima". Ma è, appunto, la risposta ufficiale.

Ufficialmente, se a fine luglio uno avesse chiesto "Scusi, ma che c'è una trattativa in corso Disney-Marvel?" la risposta sarebbe stata " non dire sciocchezze." eppure si sa che accordi del genere vanno avanti con trattative che durano MESI, e decine di bozze di contratti.

Quindi la dirigenza Panini sapeva tutto da molto. ipotizzo almeno da gennaio scorso.

Cosa succederà?

Nulla.
Almeno fino a dicembre le cose, credo, resteranno come prima, anche se è presumibile che le decisioni se
-lasciare i fumetti Marvel alla Panini
-annetterli nel corpus editoriale Disney Italia
-creare una società di service editoriale esterna alla Disney
-costituire una redazione nuova, cooptando gli editor Panini
-fare mille altre cose

in realtà saranno prese tra settembre ed ottobre.

Ma non lo diranno mai, finché le cose non saranno già decise. A meno che qualche “giornalista”, si ricordi di esserlo e si dia da fare a scavare in giro, e non aspettare solo i comunicati ufficiali.

Comments

avatar Luigi Siviero
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"E invece? E invece, come al solito, gli autonominatisi siti di informazione fumettistica, non sapevano una emerita sega.
Infatti la cosa è piombata come un fulmine a ciel sereno. Le prime reazioni sono state “Seeeeee, vabbé. La solita bufala.”.
"

Quali sono i siti che inizialmente hanno liquidato la notizia come la solita bufala? La risposta è Nessuno.

avatar tuxio
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Non so come andrà a finire questa storia, so però che mi fa piacere leggere un editoriale controcorrente, contro tutto quel buonismo letto dopo la notizia dell'acquisizione.
Forse non ho trovato i siti ove la notizia è stata commentata con maggior impulso critico, ma ho letto tante e troppe parole tranquillizzanti, quasi da lobotomia...possibile che anche gli appassionati di questo mondo si adeguino al piattume giornalistico e non abbiano il coraggio di dire il loro pensiero pessimistico o i loro timori? Quindi, complimenti per l'editoriale ed in bocca al lupo per questo nuovo magazine elettronico!
avatar Elikrotupos
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Editoriale interessante in certi punti, ma inutilmente acrimonioso e scostante in altri... ma una cosa in particolare nn si può leggere: i supereroi Pixar si chiamano "Incredibili", non "Invincibili" (al massimo "Indistruttibili", nel pessimo adattamento francese...).

Condivido la lamentela sulla mancanza di giornalismo coraggioso e intraprendente (anche se in realtà non è certo degli affari di un'azienda privata che un giornalista si deve occupare... che fralaltro verrebbe anche perseguito per violazione del segreto industriale, insider trading, e altre robe del genere).
Ma poi prendersela con i commenti degli utenti, accusarli di preoccuparsi della continuity invece che dell'aspetto economico e sindacale dell'affare è veramente passato di moda. Se uno come l'autore di questo articolo è davvero esperto di queste questioni, beh, noi "commentatori casuali" non aspettavamo altro che un saggio parere che ci indicasse la retta via e ci svegliasse dai nostri infondati sogni/incubi di "Topolino contro Spiderman". E non lo dico con sarcasmo, davvero in questi casi uno come me, che non è un addetto ai lavori, aspetta proprio l'analisi di qualcuno che invece ne sa e non si limita a riportare i comunicati stampa. Bottero invece non ha fatto un'analisi... o meglio l'ha fatta, ma ce l'ha urlata addosso con molto poco garbo, condendola spesso e volentieri di invettive contro il giornalismo al tempo di internet, invettive che se ne sentono dovunque e ormai hanno fatto il loro tempo.

E in questa invettiva molto poco moderna ha pure commesso il grave errore di sottovalutare la creatività e l'intraprendenza Pixar, che ovviamente non avrà mai interesse a realizzare umani fotorealistici, ma che problema c'è? Ci sono tanti e grandi disegnatori di fumetti dal tratto tutt'altro che realistico, che anzi sfociano addirittura in una sorta di espressionismo, il quale fa spesso andare in visibilio analisti e recensori, quindi non vedo che problema ci sarebbe a vedere un personaggio Marvel caricaturato dalla Pixar e messo al servizio di un "CARTONE ANIMATO" (che Bottero ha voluto differenziare dai "FILM", e spero che la differenza che voleva sottointendere fosse solo nelle tecniche cinematografiche utilizzate [animazione in un caso, riprese dal vivo nell'altro]). Fermo restando che io personalmente ho volontariamente ignorato il rumor della "pixar che collabora con la marvel", proprio perché è solo un sogno dei fans che non ha ancora alcuna fondatezza... e fralaltro a me non interessa minimamente, dato che sono già pienamente soddisfatto quando la Pixar realizza storie originali... anzi, immaginarla a lavorare su materiale già edito al momento mi spaventa e basta.

Poi, nel merito della questione dei diritti in Italia, francamente non è che questo post abbia chiarito la situazione, ha solo elencato i vari scenari possibili, ma questi li avevo già letti anche in altri siti autonominatisi di autoinformazione giornalistica. Per questo sono d'accordo con l'analisi di Bottero, ma mi lascia interdetto la prosopopea con cui si è scelto di esprimerla.
avatar Skull
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Discorso film d'animazione: " L’animazione in 3D non è ancora in grado di raffigurare esseri umani con tratto realistico in modo convincente."... Alessandro, ma tu l'hai visto Beowulf di Robert Zemeckis?
avatar Luigi Siviero
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"Non so come andrà a finire questa storia, so però che mi fa piacere leggere un editoriale controcorrente, contro tutto quel buonismo letto dopo la notizia dell'acquisizio ne.
Forse non ho trovato i siti ove la notizia è stata commentata con maggior impulso critico, ma ho letto tante e troppe parole tranquillizzant i, quasi da lobotomia...possibile che anche gli appassionati di questo mondo si adeguino al piattume giornalistico e non abbiano il coraggio di dire il loro pensiero pessimistico o i loro timori?"

Io curo un blog di informazione sui fumetti e ho scritto questa notizia:
http://fumettidicarta.blogspot.com/2009/08/disney-compera-la-marvel.html
Mi sono limitato a riportare le parole dette dai vertici dei due editori perché mi sono sembrate credibili.
Penso che la Disney si farà gli affari propri per questi motivi:
- alla Disney interessano prodotti derivati come film, cartoni, telefilm, videogiochi, pupazzetti e merendine, non certo i fumetti;
- la Marvel è un'azienda per rodata che se la cava bene nel suo campo. Quelli della Disney invece sanno benissimo di essere degli incompetenti nel settore fumetti;
- prima di spendere 4 miliardi di euro spero che abbiano letto un paio di fumetti recenti. Di certo sanno che hanno comperato una casa editrice che fa fumetti rivolti a un pubblico principalmente adulto;
- i FATTI sono questi: la Disney ha detto che non si intrometterà nel settore fumetti e lascerà fare alla Marvel quello che vuole. C'è qualche prova concreta che la Disney sta mentendo?

Non vedo perché parlare di piattume e lobotomia solo perché in QUESTO caso è stato dato credito alla Disney (non solo da me ma da tutti i siti che ho letto).

Ci può stare che uno abbia dei dubbi e ipotizzi che la Disney imporrà di trattare in un certo modo alcune tematiche. Però da qui a dire con certezza che chi crede alla Disney ha preso una cantonata oppure che scrive articoli acritici e privi di posizione il passo è lungo.
avatar tuxio
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Piccolissima precisazione affinchè le mie parole non siano travisate.
Come si evince dalle mie parole non vi è una polemica nei confronti di tutti coloro che hanno postato o scritto articoli sull'argomento. Esprimevo solo il piacere di trovare una posizione controcorrente (che non avevo trovato ancora).
Riporto una tua frase:"Non vedo perché parlare di piattume e lobotomia solo perché in QUESTO caso è stato dato credito alla Disney"
Vorrei spiegare che il termine piattume (in manieta smaccatamente critica) era riferito al giornalismo in generale (ne abbiamo esempi quotidiani di piattume), infatti lo precedo dal verbo "adeguare". Mi dispiacerebbe trovare in un settore "di nicchia" atteggiamenti analoghi a quelli dei media di maggior diffusione. Confido sempre che vi sia una vista maggiormente critica e molto più aperta...utopico? Forse.
Per la questione della "lobotomia" mi spiego meglio: Fino ad oggi ho letto la maggior parte di commenti ed articoli atti non a valutare in maniera critica l'avventua acquisizione e le possibili implicazioni future, ma a tranquillizzare...parole come "Tranquilli, non cambierà nulla!" Onestamente non mi piace prendere pillole rilassanti per iscritto. Mi piacerebbe invece leggere un'analisi di quello che può comportare un fusione di questo tipo, pro e contro. Invece, grandi elogi senza prospettive. E' per questo che ho parlato di "quasi lobotomia".
Lungi da me gettar discredito sulla Disney...quanto meno ora. Aspetterò e valuterò a posteriori il loro operato, ora sarebbero solo illazioni.
Cordialmente
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