Fumetto d'Autore ISSN: 2037-6650
Dal 2008 il Magazine della Nona Arte e dintorni - Vers. 3.0 - Direttore: Alessandro Bottero
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L'Editoriale » Siamo oggetto delle paranoie e delle manie di persecuzione di Roberto Recchioni

robertorecchionidi Giorgio Messina 

Non ci sarebbe molta ironia da fare vista la situazione grottesca, ma voltiamola in gabbana comunque.

Roberto Recchioni è uno dei pezzi più pregiati di questo variegato presepe che è il fumettomondo.. Roberto Recchioni è già finito protagonista diverse volte di alcuni articoli della rubrica Moleskine e su questo sito in generale. E  forse non ha gradito molto. Forse se l’è legata al dito e forse adesso cerca di consumare una vendetta (anche trasversale) che trasuda forse un pò troppo di miseria umana. Ma tant’è. Questo purtroppo è lo spettacolo poco edificante che ci tocca assistere sulla nostra pelle.

Per farla breve Roberto Recchioni sembra soffrire di paranoie e di manie di persecuzione e se la prende con il sottoscritto che però è assolutamente estraneo alle accuse (infamanti) ricevute. Purtroppo non è la prima volta che Recchioni inventa falsità diffamanti sulle persone. Avevamo dimostrato qualche tempo fa che il cocreatore di John Doe aveva detto diverse balle sulla memoria dello sceneggiatore Bruno Concina (QUI e QUI), scomparso all’inizio dell’anno in corso. Oggi invece Recchioni le falsità le dice sul nostro conto. Almeno noi, fortunatamente a differenza di Concina, siamo tra i vivi e possiamo rispondere.

Ma andiamo ad analizzare i fatti.

A Roberto Recchioni non è piaciuto N.O.X., l’ultima miniserie in corso di pubblicazione da parte della Star Comics e firmata da Alessandro Bottero, direttore di questo sito. La Rockstar del fumetto è arrivato a definirlo come un "lavoro di uno sceneggiatore esordiente". Avevamo commentato la sua posizione QUI interrogandoci se invece un modo “scafato” di fare fumetti fossero i numeri, sempre più postmoderni, di John Doe scritti da lui.

Poi Recchioni non si è più occupato della miniserie realizzata da Bottero. C’è da dire che recentemente ha avuto anche altro a cui pensare, ovvero una grave ricaduta della malattia che lo afflige da anni e di cui lo stesso Recchioni ha fatto doverosa e dettagliata cronologia e cronaca bloggesca quando si è ripreso.

Succede però che sabato 2 luglio scorso il quotidiano Libero, diretto da Maurizio Belpietro, nelle pagine della cultura curate da Francesco Borgonovo, dedica un lusinghiero e lungo articolo - a mezza pagina intera - al numero 1 di N.O.X. L’articolo è firmato da Simone Paliaga.

Recchioni non gradisce l’articolo a favore della nuova miniserie Star Comics di Botter e così commenta sul forum di Comicus domeica 3 luglio:

«E, con questo, direi che si chiude un cerchio ideale che parte da Libero, passa per FdA e poi per N.O.X e, infine, a Libero torna.»

Il gioco del sottendere usato da Recchioni è abbastanza marchiano e risulta anche pregno della vigliaccheria tipica del bulletto di borgata che spesso Recchoni interpreta magistralmente ma sempre rigorosamente dietro ad un video e a distanza di sicurezza (forse per nascondere le ben note fragilità fisiche ed emotive che lo affliggono ma di cui cerca di farne, non appena ne ha occasione, oggetto di applausi dedicandosi lunghi post che compaiono sul suo blog?). È l’era postmoderna dei social network, baby, e per qualche applauso in più si fa questo e altro. Anche la propria malattia si può spettacolarizzare alla ricerca di notorietà. Per ottenere i riflettori si può anche dire falsità sul conto degli altri. E ci si può quindi anche inventare un circuito sottinteso che accomuna Libero, N.O.X. e Fumetto d’Autore.

Ma andiamo avanti, anzi torniamo al forum di Comicus. È cosa risaputa nel fumettomondo che ne io ne Alessandro Bottero possiamo replicare sul forum di Comicus perché tempo fa ne siamo stati “bannati” - ab eternum - per “incompatibilità”. Insomma, il Recchioni vuole colpirci, N.O.X. è una scusa e l’articolo di Libero è l’innesco, ma si guarda bene da farlo dove ci sarebbe garantito il diritto di replica. Va in scena allora una farsa tendente al meschino. Decido allora di replicare a Recchioni in privato.

E qui il lettore ci perdonerà se ancora una volta parleremo di scambi privati di mail, ma è il Recchioni che non sa tenersi - come si dice a Roma - un cecio in bocca (privato) per poi accusarmi in pubblico di falsità. Dunque per difendermi c'è necessariamente bisogno di raccontare anche cosa viene detto in privato, altrimenti la partita diventa abbastanza impari e casomai qualche allocco volesse applaudire ciecamente presunte verità recchioniane sul mio conto, o su quello di Fumetto d'Autore, che esistono solo nella suia mente, è meglio “cautelarsi” con un esaustivo report delle allucinazioni recchioniane.

Proseguiamo quindi in questa narrazione. Succede a questo punto che un utente del forum Comicus, tale Texor, osa contraddire il Recchioni pensiero su N.O.X. e l’articolo di Libero con queste parole:

«Mi sa  che il vero problema dell'articolo di Libero è che non stronca il fumetto di Bottero ....Mi spiace per la rock star del fumetto italiano ma c'è a chi piace N.O.X.....Ah rock star fattene na ragione...»

La rockstar non gradisce nuovamente, ed è forse allora che scattano la paronia e la mania di persecuzione, e così Recchioni sempre sul forum di Comicus ribatte:

«Ciao, Giorgio.

Vuoi augurarmi la morte anche qui come hai fatto in posta privata (e sul blog, sotto falso nome) o ti astieni?»

A chi si riferisce adesso la Rockstar del fumettomondo in perenne cerca di palco e applausi a scapito del malcapitato di turno? Non ci sono dubbi. In questo caso tira in ballo il sottoscritto. Recchioni sembra avere bisogno di trovare un persecutore e così spara nel mucchio. E stavolta prende di mira me, anche se ovviamente non indica il cognome di chi sta parlando, così forse da lasciarsi aperta una scappatoia disponibile. O quantomeno ci prova. Ma è goffo, molto goffo, Recchioni. E stavolta  rischia di cadere a gambe all’aria davanti al pubblico nell'eseguire la sua solita performance della rockstar di successo perseguitata.

Innanzitutto io non sono Texor. Come ho già spiegato, l’intervento di Recchioni scaturisce pubblicamente in un posto dove non mi è consentita la replica. A Recchioni sarebbe bastato chiedere al sottoscritto o ai valenti e precisi amministratori del forum di Comicus per la conferma tecnica. Ma a scatenare tutta la paranoia recchioniana credo sia stato il fatto che io privatamente, come accenna anche lui (quindi confermando che si riferisce indubbiamente a me), poco prima di questo suo commento su CUS, gli avevo mandato la seguente mail per rispondere al suo commento precedentemente riportato su Libero, N.O.X. e Fda:

«Ciao Roberto,

speriamo che non si chiuda anche un cerchio ideale tra le tue condizioni di

salute recenti e le stronzate che spari in questo periodo.

Buona convalescenza.»

Come potrà costatare qualunque lettore non ho augurato nulla di negativo per posta privata a Recchioni e alla sua salute. Ho solo risposto a sapida ironia sottintesa con altrettanta sapida ironia sottintesa.  O come funziona? Alle rockstar è concesso di insinuare (pubblicamente) e agli altri (privatamente) no? E la "par condicio", oibò? Ma se a Recchioni non fa piacere che si faccia ironia privata sulla sua situazione di salute, forse dovrebbe evitare di sbandierarla ai quattro venti pubblicamente. Dell'errata percezione della differnza tra pubblico e privato nel fumettomondo ne avevo parlato anche QUI.

Ma non è, in fin dei conti, questo il punto nodale. La cosa poteva finire privatamente fra di noi ma evidentemente le paranoie e le manie di persecuzione di Recchioni hanno avuto il sopravvento e un semplice scambio di battute private è tracimato in diffamazione pubblica nei miei confronti. E così Recchioni però ha preso un grosso abbaglio che ne mina ancora una volta, e sempre di più, la credibilità e la serietà, al di fuori delle tavole di fumetto che produce.

Dopo avermi poco velatamente accusato di essere Texor (ma non sono io), poi Recchioni, rigorosamente senza prove, rincara la dose e mi accusa anche di avergli augurato la morte sul suo blog sotto falso nome. A chi si riferisce, allora? Non è facile viaggiare nelle paranoie e nelle manie di persecuzione altrui quando se ne è del tutto estranei. 

Ma ci proviamo lo stesso e dopo un’attenta osservazione dei post del blog di Recchioni e relativi commenti scaturiti negli ultimi tempi, ho concluso che la Rockstar si sia convinto sulla scorta di chissà quale associazione che esiste solo nella sua mente (forse ancora un po’ provata dallo stress ospedaliero recente e dall’intervento subito? A questo punto diventa lecito chiederselo), che dietro un certo “Nicola” - che commenta sul suo blog in relazione specifica a questo POST -, si celerebbe il sottoscritto.

Ebbene, io non ho nulla a che fare con Texor e non ho nulla a che fare nemmeno con questo tal "Nicola" (che dirà di chiamarsi Nicola Gismondi). Sono innocente, vostro onore Recchioni che già mi avevate condannato senza appello e senza prove. O meglio sono colpevole di avere mandato una mail privata alla rockstar del fumetto italiano. Mi cospargo il capo di cenere e prometto che non lo farò più. Se avessi saputo che avrei messo in moto questo perverso e pericoloso meccanismo (per le persone oneste…), non l’avrei mai mandata quella mail.

Ma a guardare meglio, a proposito di questa storia grottesca che vi stiamo raccontando fatta di paranoie e manie di persecuzione, i commenti che più lasciano perplessi tra quelli del post del blog di Recchioni in cui compaiono i commenti del sedicente “Nicola”, non sono quelli di quest’ultimo, ma quelli di Riccardo Corbò. Quest'ultimo è un dipendente RAI con un trascorso da addetto ai lavori nel fumettomondo, autore recentemente di alcuni alrticoli sul sito del TG3 in cui si esalta il mito di Recchioni.

Corbò, riferendosi ai commenti di “Nicola” e alla sua identità, prima scrive:

«E' sicuramente qualcuno che appartiene al fumettomondo, e giustamente viene qui a recitare la sua parte.»

E poi, successivamente, sempre Corbò, aggiunge:

«io ho la quasi certezza che nei prossimi giorni, su qualche sito, apparirà un pezzo che dice le stesse cose dette da Nicola qui, ma con più giri di parole, più intorcinamenti, più allungamenti di brodo, per non far capire proprio che l'autore è lo stesso.

Io ci metto 5 euro sul piatto.»

Oibò, Corbò! E questa quasi certezza su cosa si basa? Corbezzoli, sembra di assistere alla versione grottescamente paranoica di Fantozzi e Filini. Uno la spara grossa e l'altro se la beve tutta.

E qui vorrei tranquillizzare il dinamico duo Corbò e Recchioni. Non possiedo nemmeno un account sulla piattaforma che usa Recchioni per il suo blog, e non ho mai sentito il bisogno di averlo per replicare nemmeno quando lo stesso Recchioni, con l’eleganza che lo contraddistingue spesso, ha storpiato il mio cognome in “Meschina”. Immaginate di dovere dare la pariglia ad uno che si chiama Recchioni e storpia il vostro cognome... Sarebbe come sparare sulla Croce Rossa mentre stanno raccogliendo i feriti… Oibò, Corbò! Suvvia, che l'eleganza ha ancora valore e dignità nella dialettica.

Comunque, vorrei tranquillizzare ulteriormente il dinamico duo Corbò e Recchioni. Non ho bisogno di identità fittizie. Quando ho avuto qualcosa da dire sul conto di Roberto Recchioni, come di chiunque altro, ho vergato un articolo inerente e l’ho firmato con nome e cognome. Sono dunque estraneo alle paranoie e alle manie di persecuzione di Recchioni e innescate da Corbò. Ma è doveroso smentirli entrambi. Perché come detto, non è la prima volta che Recchioni racconta balle sul conto di altre persone. E se l’unica prova che Recchioni ha per sostenere che dietro “Nicola”, o "Texor" o chissa chi altro offusca la sua mente e il suo ego, si nasconda il sottoscritto è un commento del Corbò, il quadro che si delinea non è confortante per la rockstar del fumetto. Così Recchioni rischia di essere pericoloso per se stesso e per gli altri.

Se qualche lettore si chiederà poi che tipo di risposta ho ricevuto da Recchioni alla mia mail precedente, non è difficile immaginare che la rockstar abbia scelto il turpiloquio. Evidentemente è questo il linguaggio che più si addice alla rockstare virtuale del fumetto italiano.

Inoltre, in seguito al commento su CUS che mi accusava, senza prove, di spacciarmi per un altro, sulla scorta di semplici manie di persecuzione personali, ho scritto anche una mail garbata di chiarimento chiedendo a Recchioni di rimuovere quel commento perché io sono estraneo alle sue accuse. Per tutta risposta ne ho ricevuto solo altro turpiloquio. E qui scatta il lato grottesco e alterato del senso di giustizia di Roberto Recchioni. Provocandolo (volutamente), ho detto che avrei pubblicato volentieri le sue parolacce snocciolate privatamente nei miei confronti e a questo punto il Recchioni ha minacciato di denunciarmi per pubblicazione di mail privata!

L’idea di querelare noi di Fumetto d'Autore, e in particolare il sottoscritto, è un'altra vecchia fissazione di Recchioni. E a questo punto sorge spontanea la domanda: ma se il Recchioni era così sicuro che il presunto “Nicola” fossi io, perché non mi è andato direttamente a denunciare alla Polizia Postale? Magari avrebbe potuto usare il commento di Corbò, e le quasi certezze di quest'ultimo, come "pistola fumante". Misteri buffi dell’epifania delle paranoie e delle manie di persecuzione della rockstar del fumetto italiano.

La Polizia Postale, comunque, avrebbe fatto luce in tempi brevi sulla vera identità del sedicente "Nicola Gismondi" che sembra avere turbato così tanto la serenità di Recchioni e il bene avrebbe trionfato ancora una volta e alfine il dinamico duo Recchioni e Corbò si sarebbe potuto allontanare all’imbrunire con la Batmobile . Consiglio, anzi a Recchioni di ricorrere a questa soluzione della Polizia Postale. Magari potrebbe scoprire paradossalmente che “Nicola Gismondi” potrebbe essere qualcuno della sua claque, se non addirittura qualcuno di molto più vicino a lui. Certi gialli potrebbero riservare finali imprevisti. Se c'è una variegata lettereatura in cui il colpevole è il maggiordomo ci sarà un perchè... In ogni caso ci toglieremmo tutti i dubbi e tutti i corbezzoli dai commenti.

A questo punto, sulla scorta di questo viaggio allucinante nelle paranoie e manie di persecuzione di Roberto Recchioni vissuto in prima persona, mi viene quasi da concludere bonariamente che forse la nostra amata rockstar del fumetto italiano non si sia ancora ripreso del tutto dai suoi recenti guai di salute e che forse quindi non sia abbastanza lucido in questo periodo. Me ne dolgo, caso mai fosse così. Ma l'implicazione che ne consegue è molto più fastidiosa di quanto potrebbe apparire. Nel dire falsità sul mio conto (senza prove ma solo sulla scorta di un altro commento) Recchioni non si è creato minimamente il problema di diffamarmi ma davanti alla prospettiva di vedere pubblicate le sue offese volgari nei miei confronti non ha esitato un attimo a minacciare azioni legali. Strana idea di bullismo questa di Recchioni. Le sue accuse infamanti nei miei confronti le fa pubblicamente, ma le sue offese volgari al mio indirizzo devono rimanere private. Sembra il bullismo dei bamboccioni. A Roma, li chiamano "cazzari", nel fumettomondo invece ne facciamo rockstar.

In conclusione, caso mai non si fosse capito bene, io non sono “Texor” e non sono “Nicola Gismondi” e non ho nulla di personale  contro Roberto Recchioni o Riccardo Corbò (che tra l’altro non ho nemmeno il piacere di conoscere). Per me Recchioni è solo uno dei pezzi più pregiati di questo immaginifico fumettomondo di cui è divertente (nonostante questi fastidi) raccontare le miserie umane. E nell’essere stato oggetto delle paranoie e manie di persecuzione di Recchioni (su assist di Corbò), di miseria umana ne ho riscontrata tanta. Avere una rockstar del fumetto italiano che pensa che tu lo perseguiti sotto falso nome augurandogli di morire, son soddisfazioni che non dovrebbero mancare a nessun giornalista che racconta il fumettomondo.

Ps: Ovviamente Corbò mi deve cinque euro, ma il debito glielo abbuono volentieri. Non mi aspetto le scuse di Recchioni o di Corbò per avere messo in piedi questo triste teatrino attorno alla mia persona e a Fumetto d'Autore. I complottisti di solito non si scusano quando vengono sbugiardati. Sarà forse per questo che se ne vanno a braccetto con i paranoici che men dei complottisti hanno l'inclinazione a scusarsi, altrimenti dovrebbero ammettere di avere davvero qualche serio problema.

di Giorgio Messina 

Non ci sarebbe molta ironia da fare vista la situazione grottesca, ma voltiamola in gabbana comunque.

Roberto Recchioni è uno dei pezzi più pregiati di questo variegato presepe che è il fumettomondo.. Roberto Recchioni è già finito protagonista diverse volte di alcuni articoli della rubrica Moleskine e su questo sito in generale. E  forse non ha gradito molto. Forse se l’è legata al dito e forse adesso cerca di consumare una vendetta (anche trasversale) che trasuda forse un pò troppo di miseria umana. Ma tant’è. Questo purtroppo è lo spettacolo poco edificante che ci tocca assistere sulla nostra pelle.

Per farla breve Roberto Recchioni sembra soffrire di paranoie e di manie di persecuzione e se la prende con il sottoscritto che però è assolutamente estraneo alle accuse (infamanti) ricevute. Purtroppo non è la prima volta che Recchioni inventa falsità diffamanti sulle persone. Avevamo dimostrato qualche tempo fa che il cocreatore di John Doe aveva detto diverse balle sulla memoria dello sceneggiatore Bruno Concina (QUI e QUI), scomparso all’inizio dell’anno in corso. Oggi invece Recchioni le falsità le dice sul nostro conto. Almeno noi, fortunatamente a differenza di Concina, siamo tra i vivi e possiamo rispondere.

Ma andiamo ad analizzare i fatti.

A Roberto Recchioni non è piaciuto N.O.X., l’ultima miniserie in corso di pubblicazione da parte della Star Comics e firmata da Alessandro Bottero, direttore di questo sito. La Rockstar del fumetto è arrivato a definirlo come un "lavoro di uno sceneggiatore esordiente". Avevamo commentato la sua posizione QUI interrogandoci se invece un modo “scafato” di fare fumetti fossero i numeri, sempre più postmoderni, di John Doe scritti da lui.

Poi Recchioni non si è più occupato della miniserie realizzata da Bottero. C’è da dire che recentemente ha avuto anche altro a cui pensare, ovvero una grave ricaduta della malattia che lo afflige da anni e di cui lo stesso Recchioni ha fatto doverosa e dettagliata cronologia e cronaca bloggesca quando si è ripreso.

Succede però che sabato 2 luglio scorso il quotidiano Libero, diretto da Maurizio Belpietro, nelle pagine della cultura curate da Francesco Borgonovo, dedica un lusinghiero e lungo articolo - a mezza pagina intera - al numero 1 di N.O.X. L’articolo è firmato da Simone Paliaga.

Recchioni non gradisce l’articolo a favore della nuova miniserie Star Comics di Botter e così commenta sul forum di Comicus domeica 3 luglio:

«E, con questo, direi che si chiude un cerchio ideale che parte da Libero, passa per FdA e poi per N.O.X e, infine, a Libero torna.»

Il gioco del sottendere usato da Recchioni è abbastanza marchiano e risulta anche pregno della vigliaccheria tipica del bulletto di borgata che spesso Recchoni interpreta magistralmente ma sempre rigorosamente dietro ad un video e a distanza di sicurezza (forse per nascondere le ben note fragilità fisiche ed emotive che lo affliggono ma di cui cerca di farne, non appena ne ha occasione, oggetto di applausi dedicandosi lunghi post che compaiono sul suo blog?). È l’era postmoderna dei social network, baby, e per qualche applauso in più si fa questo e altro. Anche la propria malattia si può spettacolarizzare alla ricerca di notorietà. Per ottenere i riflettori si può anche dire falsità sul conto degli altri. E ci si può quindi anche inventare un circuito sottinteso che accomuna Libero, N.O.X. e Fumetto d’Autore.

Ma andiamo avanti, anzi torniamo al forum di Comicus. È cosa risaputa nel fumettomondo che ne io ne Alessandro Bottero possiamo replicare sul forum di Comicus perché tempo fa ne siamo stati “bannati” - ab eternum - per “incompatibilità”. Insomma, il Recchioni vuole colpirci, N.O.X. è una scusa e l’articolo di Libero è l’innesco, ma si guarda bene da farlo dove ci sarebbe garantito il diritto di replica. Va in scena allora una farsa tendente al meschino. Decido allora di replicare a Recchioni in privato.

E qui il lettore ci perdonerà se ancora una volta parleremo di scambi privati di mail, ma è il Recchioni che non sa tenersi - come si dice a Roma - un cecio in bocca (privato) per poi accusarmi in pubblico di falsità. Dunque per difendermi c'è necessariamente bisogno di raccontare anche cosa viene detto in privato, altrimenti la partita diventa abbastanza impari e casomai qualche allocco volesse applaudire ciecamente presunte verità recchioniane sul mio conto, o su quello di Fumetto d'Autore, che esistono solo nella suia mente, è meglio “cautelarsi” con un esaustivo report delle allucinazioni recchioniane.

Proseguiamo quindi in questa narrazione. Succede a questo punto che un utente del forum Comicus, tale Texor, osa contraddire il Recchioni pensiero su N.O.X. e l’articolo di Libero con queste parole:

«Mi sa  che il vero problema dell'articolo di Libero è che non stronca il fumetto di Bottero ....Mi spiace per la rock star del fumetto italiano ma c'è a chi piace N.O.X.....Ah rock star fattene na ragione...»

La rockstar non gradisce nuovamente, ed è forse allora che scattano la paronia e la mania di persecuzione, e così Recchioni sempre sul forum di Comicus ribatte:

«Ciao, Giorgio.

Vuoi augurarmi la morte anche qui come hai fatto in posta privata (e sul blog, sotto falso nome) o ti astieni?»

A chi si riferisce adesso la Rockstar del fumettomondo in perenne cerca di palco e applausi a scapito del malcapitato di turno? Non ci sono dubbi. In questo caso tira in ballo il sottoscritto. Recchioni sembra avere bisogno di trovare un persecutore e così spara nel mucchio. E stavolta prende di mira me, anche se ovviamente non indica il cognome di chi sta parlando, così forse da lasciarsi aperta una scappatoia disponibile. O quantomeno ci prova. Ma è goffo, molto goffo, Recchioni. E stavolta  rischia di cadere a gambe all’aria davanti al pubblico nell'eseguire la sua solita performance della rockstar di successo perseguitata.

Innanzitutto io non sono Texor. Come ho già spiegato, l’intervento di Recchioni scaturisce pubblicamente in un posto dove non mi è consentita la replica. A Recchioni sarebbe bastato chiedere al sottoscritto o ai valenti e precisi amministratori del forum di Comicus per la conferma tecnica. Ma a scatenare tutta la paranoia recchioniana credo sia stato il fatto che io privatamente, come accenna anche lui (quindi confermando che si riferisce indubbiamente a me), poco prima di questo suo commento su CUS, gli avevo mandato la seguente mail per rispondere al suo commento precedentemente riportato su Libero, N.O.X. e Fda:

«Ciao Roberto,

speriamo che non si chiuda anche un cerchio ideale tra le tue condizioni di

salute recenti e le stronzate che spari in questo periodo.

Buona convalescenza.»

Come potrà costatare qualunque lettore non ho augurato nulla di negativo per posta privata a Recchioni e alla sua salute. Ho solo risposto a sapida ironia sottintesa con altrettanta sapida ironia sottintesa.  O come funziona? Alle rockstar è concesso di insinuare (pubblicamente) e agli altri (privatamente) no? E la "par condicio", oibò? Ma se a Recchioni non fa piacere che si faccia ironia privata sulla sua situazione di salute, forse dovrebbe evitare di sbandierarla ai quattro venti pubblicamente. Dell'errata percezione della differnza tra pubblico e privato nel fumettomondo ne avevo parlato anche QUI.

Ma non è, in fin dei conti, questo il punto nodale. La cosa poteva finire privatamente fra di noi ma evidentemente le paranoie e le manie di persecuzione di Recchioni hanno avuto il sopravvento e un semplice scambio di battute private è tracimato in diffamazione pubblica nei miei confronti. E così Recchioni però ha preso un grosso abbaglio che ne mina ancora una volta, e sempre di più, la credibilità e la serietà, al di fuori delle tavole di fumetto che produce.

Dopo avermi poco velatamente accusato di essere Texor (ma non sono io), poi Recchioni, rigorosamente senza prove, rincara la dose e mi accusa anche di avergli augurato la morte sul suo blog sotto falso nome. A chi si riferisce, allora? Non è facile viaggiare nelle paranoie e nelle manie di persecuzione altrui quando se ne è del tutto estranei. 

Ma ci proviamo lo stesso e dopo un’attenta osservazione dei post del blog di Recchioni e relativi commenti scaturiti negli ultimi tempi, ho concluso che la Rockstar si sia convinto sulla scorta di chissà quale associazione che esiste solo nella sua mente (forse ancora un po’ provata dallo stress ospedaliero recente e dall’intervento subito? A questo punto diventa lecito chiederselo), che dietro un certo “Nicola” - che commenta sul suo blog in relazione specifica a questo POST -, si celerebbe il sottoscritto.

Ebbene, io non ho nulla a che fare con Texor e non ho nulla a che fare nemmeno con questo tal "Nicola" (che dirà di chiamarsi Nicola Gismondi). Sono innocente, vostro onore Recchioni che già mi avevate condannato senza appello e senza prove. O meglio sono colpevole di avere mandato una mail privata alla rockstar del fumetto italiano. Mi cospargo il capo di cenere e prometto che non lo farò più. Se avessi saputo che avrei messo in moto questo perverso e pericoloso meccanismo (per le persone oneste…), non l’avrei mai mandata quella mail.

Ma a guardare meglio, a proposito di questa storia grottesca che vi stiamo raccontando fatta di paranoie e manie di persecuzione, i commenti che più lasciano perplessi tra quelli del post del blog di Recchioni in cui compaiono i commenti del sedicente “Nicola”, non sono quelli di quest’ultimo, ma quelli di Riccardo Corbò. Quest'ultimo è un dipendente RAI con un trascorso da addetto ai lavori nel fumettomondo, autore recentemente di alcuni alrticoli sul sito del TG3 in cui si esalta il mito di Recchioni.

Corbò, riferendosi ai commenti di “Nicola” e alla sua identità, prima scrive:

«E' sicuramente qualcuno che appartiene al fumettomondo, e giustamente viene qui a recitare la sua parte.»

E poi, successivamente, sempre Corbò, aggiunge:

«io ho la quasi certezza che nei prossimi giorni, su qualche sito, apparirà un pezzo che dice le stesse cose dette da Nicola qui, ma con più giri di parole, più intorcinamenti, più allungamenti di brodo, per non far capire proprio che l'autore è lo stesso.

Io ci metto 5 euro sul piatto.»

Oibò, Corbò! E questa quasi certezza su cosa si basa? Corbezzoli, sembra di assistere alla versione grottescamente paranoica di Fantozzi e Filini. Uno la spara grossa e l'altro se la beve tutta.

E qui vorrei tranquillizzare il dinamico duo Corbò e Recchioni. Non possiedo nemmeno un account sulla piattaforma che usa Recchioni per il suo blog, e non ho mai sentito il bisogno di averlo per replicare nemmeno quando lo stesso Recchioni, con l’eleganza che lo contraddistingue spesso, ha storpiato il mio cognome in “Meschina”. Immaginate di dovere dare la pariglia ad uno che si chiama Recchioni e storpia il vostro cognome... Sarebbe come sparare sulla Croce Rossa mentre stanno raccogliendo i feriti… Oibò, Corbò! Suvvia, che l'eleganza ha ancora valore e dignità nella dialettica.

Comunque, vorrei tranquillizzare ulteriormente il dinamico duo Corbò e Recchioni. Non ho bisogno di identità fittizie. Quando ho avuto qualcosa da dire sul conto di Roberto Recchioni, come di chiunque altro, ho vergato un articolo inerente e l’ho firmato con nome e cognome. Sono dunque estraneo alle paranoie e alle manie di persecuzione di Recchioni e innescate da Corbò. Ma è doveroso smentirli entrambi. Perché come detto, non è la prima volta che Recchioni racconta balle sul conto di altre persone. E se l’unica prova che Recchioni ha per sostenere che dietro “Nicola”, o "Texor" o chissa chi altro offusca la sua mente e il suo ego, si nasconda il sottoscritto è un commento del Corbò, il quadro che si delinea non è confortante per la rockstar del fumetto. Così Recchioni rischia di essere pericoloso per se stesso e per gli altri.

Se qualche lettore si chiederà poi che tipo di risposta ho ricevuto da Recchioni alla mia mail precedente, non è difficile immaginare che la rockstar abbia scelto il turpiloquio. Evidentemente è questo il linguaggio che più si addice alla rockstare virtuale del fumetto italiano.

Inoltre, in seguito al commento su CUS che mi accusava, senza prove, di spacciarmi per un altro, sulla scorta di semplici manie di persecuzione personali, ho scritto anche una mail garbata di chiarimento chiedendo a Recchioni di rimuovere quel commento perché io sono estraneo alle sue accuse. Per tutta risposta ne ho ricevuto solo altro turpiloquio. E qui scatta il lato grottesco e alterato del senso di giustizia di Roberto Recchioni. Provocandolo (volutamente), ho detto che avrei pubblicato volentieri le sue parolacce snocciolate privatamente nei miei confronti e a questo punto il Recchioni ha minacciato di denunciarmi per pubblicazione di mail privata!

L’idea di querelare noi di Fumetto d'Autore, e in particolare il sottoscritto, è un'altra vecchia fissazione di Recchioni. E a questo punto sorge spontanea la domanda: ma se il Recchioni era così sicuro che il presunto “Nicola” fossi io, perché non mi è andato direttamente a denunciare alla Polizia Postale? Magari avrebbe potuto usare il commento di Corbò, e le quasi certezze di quest'ultimo, come "pistola fumante". Misteri buffi dell’epifania delle paranoie e delle manie di persecuzione della rockstar del fumetto italiano.

La Polizia Postale, comunque, avrebbe fatto luce in tempi brevi sulla vera identità del sedicente "Nicola Gismondi" che sembra avere turbato così tanto la serenità di Recchioni e il bene avrebbe trionfato ancora una volta e alfine il dinamico duo Recchioni e Corbò si sarebbe potuto allontanare all’imbrunire con la Batmobile . Consiglio, anzi a Recchioni di ricorrere a questa soluzione della Polizia Postale. Magari potrebbe scoprire paradossalmente che “Nicola Gismondi” potrebbe essere qualcuno della sua claque, se non addirittura qualcuno di molto più vicino a lui. Certi gialli potrebbero riservare finali imprevisti. Se c'è una variegata lettereatura in cui il colpevole è il maggiordomo ci sarà un perchè... In ogni caso ci toglieremmo tutti i dubbi e tutti i corbezzoli dai commenti.

A questo punto, sulla scorta di questo viaggio allucinante nelle paranoie e manie di persecuzione di Roberto Recchioni vissuto in prima persona, mi viene quasi da concludere bonariamente che forse la nostra amata rockstar del fumetto italiano non si sia ancora ripreso del tutto dai suoi recenti guai di salute e che forse quindi non sia abbastanza lucido in questo periodo. Me ne dolgo, caso mai fosse così. Ma l'implicazione che ne consegue è molto più fastidiosa di quanto potrebbe apparire. Nel dire falsità sul mio conto (senza prove ma solo sulla scorta di un altro commento) Recchioni non si è creato minimamente il problema di diffamarmi ma davanti alla prospettiva di vedere pubblicate le sue offese volgari nei miei confronti non ha esitato un attimo a minacciare azioni legali. Strana idea di bullismo questa di Recchioni. Le sue accuse infamanti nei miei confronti le fa pubblicamente, ma le sue offese volgari al mio indirizzo devono rimanere private. Sembra il bullismo dei bamboccioni. A Roma, li chiamano "cazzari", nel fumettomondo invece ne facciamo rockstar.

In conclusione, caso mai non si fosse capito bene, io non sono “Texor” e non sono “Nicola Gismondi” e non ho nulla di personale  contro Roberto Recchioni o Riccardo Corbò (che tra l’altro non ho nemmeno il piacere di conoscere). Per me Recchioni è solo uno dei pezzi più pregiati di questo immaginifico fumettomondo di cui è divertente (nonostante questi fastidi) raccontare le miserie umane. E nell’essere stato oggetto delle paranoie e manie di persecuzione di Recchioni (su assist di Corbò), di miseria umana ne ho riscontrata tanta. Avere una rockstar del fumetto italiano che pensa che tu lo perseguiti sotto falso nome augurandogli di morire, son soddisfazioni che non dovrebbero mancare a nessun giornalista che racconta il fumettomondo.

Ps: Ovviamente Corbò mi deve cinque euro, ma il debito glielo abbuono volentieri. Non mi aspetto le scuse di Recchioni o di Corbò per avere messo in piedi questo triste teatrino attorno alla mia persona e a Fumetto d'Autore. I complottisti di solito non si scusano quando vengono sbugiardati. Sarà forse per questo che se ne vanno a braccetto con i paranoici che men dei complottisti hanno l'inclinazione a scusarsi, altrimenti dovrebbero ammettere di avere davvero qualche serio problema.

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