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L'Editoriale » Lezioni di giornalismo online
di Alessandro Bottero
Ultimamente il mondo online che gravita attorno al fumetto prolifera di esperti di giornalismo, che per scienza infusa sanno naturalmente come si debbano dare le notizie, e come si debba essere giornalisti seri.
In realtà il più delle volte si tratta solo di prese per il culo a chi scrive sui siti che non sono simpatici alla fighetteria del fumettomondo. Ma si sa… l’Italia è il paese dove tutti, solo perché guardano le partite di calcio alla TV, diventano per divino diritto esperti di calcio, ed elargiscono perle di saggezza.
Così chiunque abbia una tastiera, una connessione ad Internet, e legga un sito o due ,o magari frequenti qualche forum (di solito il tutto ristretto a quei due-tre nomi che fanno fico), si sente in diritto di sparare idiozie su come si debba fare giornalismo online.
Io ripeto sempre bonariamente “se sei tanto bravo, e sai come si deve fare il giornalista online fallo. Apriti il tuo sito e FAI qualcosa. Altrimenti stai zitto.”
Oh, ma così sono cattivo vero? Così non accetto le critiche, vero? Così sono permaloso, vero?
E chi sta seduto davanti uno schermo, con un nick anonimo, e sputa fango sul lavoro altrui invece è bravo, bello e buono, vero? Chi usa la categoria Presa per il culo a priori, perché faccio tanta SATIRA, invece è fichissimo e bisogna stare zitti.
Allora vorrei spiegare a chi pensa di insegnare come si fa giornalismo, che le fonti a volte NON si rivelano, proprio perché non si vogliono mettere in difficoltà le persone. Io non ho alcun obbligo di dire CHI mi dice una notizia. La notizia è vera? IO ritengo che sia attendibile? E allora la pubblico. E tu non puoi punzecchiarmi dicendo “se una fonte è attendibile allora si fanno nomi e cognomi”, perché così dicendo mi riveli che non hai capito NIENTE di cosa sia il giornalismo. Le fonti, soprattutto se riservate, si proteggono. Non si buttano in pasto al pubblico, che in realtà non ha il minimo interesse a sapere chi sia la fonte per motivi di deontologia e correttezza giornalistica, ma vorrebbe solo il nome per spettegolare un po’ di più. Quindi se io, giornalista, ricevo una notizia da una fonte che ritengo attendibile, la pubblico. Punto.
E nel caso, se si parla del futuro, attendo che la notizia si realizzi. E poi si vedrà cosa diranno i ragazzini che si divertono. E dico ragazzini intendendo anche persone adulte.
Veniamo a un caso recente. Il sito PQEditori riporta una notizia, dicendo che Martin Mystere chiuderà nel 2012. LA fonte? Una che il sito in questione ha ritenuto attendibile. Apriti cielo!!!! Accuse al sito in questione di essere poco professionale. Addirittura scriverebbe male in italiano (invece sui forum e negli altri siti tutti accademici della crusca……). Ma il punto è che “L’autore stesso ha smentito, quindi il sito sbaglia, va preso per il culo e va punito perché non è professionale!”. E la cosa buffa è che queste levate di scudi sono fatte spesso dalle stesse persone che dicono “io Martin Mystere non lo compro da anni perché non mi piace”. Ma allora, se non lo compri, che te ne frega se chiude?????? È solo per poter dare addosso a un sito che non fa parte del giro giusto?
Ora, fermo restando che io compro Martin Mystere, mi piace, e quindi nel caso chiudesse la cosa mi spiacerebbe, vorrei però dire, ragionando cinicamente e freddamente, che….insomma…. ma quante volte vi è capitato di sapere che una serie chiudeva leggendolo sul numero PRECEDENTE alla chiusura? Sapete, proprio per evitare crolli di vendite di solito gli editori continuano a dire che va tutto bene, fino a un secondo prima che le cose cambino.
Ricordate la Crossgen? Ricordate che a un certo punto si sparsero voci che la Crossgen era in difficoltà e che poteva chiudere? Sul forum UFFICIALE della Crossgen Barbara Kesel (all’epoca dirigente della casa editrice) ed altri dirigenti della Crossgen dicevano ai lettori “Tranquilli. Va tutto bene. Le vendite sono STABILI. Ci sono solo alcuni problemi legati a una ristrutturazione”. In quel periodo la Crossgen era pubblicata in Italia dalla Dream Colours, e io curavo tutte le serie Crossgen. Dissi a Andy Milanesio di scrivere a Mark Alessi, chiedendo una smentita ufficiale sulla chiusura della Crossgen, così da pubblicarla sugli albi italiani, proprio perché le vendite iniziavano a crollare. Beh, Alessi CE LA SPEDI'! Ci mandò una lettera dicendo che era tutto a posto.
E poi la Crossgen chiuse di botto. Da un giorno all’altro. Senza annunci, o preavvisi, o comunicati.
E mi limito all’editoria, perché di chiusure di aziende di botto, mentre fino al giorno prima si diceva che andava tutto bene potrei fare un lungo elenco: Parmalat, Cirio, Lemhan Brothers….
Perché dico questo? Per far capire a chi non ci arriva che è vero che la parola ufficiale va presa e valutata col massimo rispetto, ma che a volte (a volte, non sempre) le smentite ufficiali sulle chiusure possibili valgono quando il due di coppe, quando a briscola regna bastoni. E questo chi vuole essere ritenuto professionale lo sa, e quindi accetta tutte le smentite, ma si mantiene sempre sul chi vive.
Qual è la lezione di oggi? Che in giro ci sono troppe tastiere.







