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Max Brighel, un ragno per amico
di Alessandro BotteroMax Brighel è uno dei pochi che non può dire “Bottero? Ah sì, ti leggevo da piccolo sugli albi Play Press”, perché come addetto ai lavori siamo coetanei. Vent’anni di presenza nel mondo del fumetto, che nel suo campo si traducono in vent’anni di lavoro sul mondo Marvel (e non solo) per Star Comics-Marvel Italia-Panini Comics. Il palmarés di Brighel come curatore di serie e progetti è di tutto rispetto, anche se per quasi tutti è il “Signor Spiderman”, visto che da anni cura il quindicinale dedicato all’Uomo Ragno. Incontrato in occasione del Napoli Comicon 2010, Brighel non è riuscito a sfuggire alle mie grinfie, ed ecco, quindi, la terrificante intervista che segue, che svela anche retroscena ormai dimenticati della carriera di questo editor. Vi ricordate di InPower? Io sì, e parleremo anche di questo!
Signore e signori, ecco a voi Max Brighel!
Max Brighel: un uomo, un ragno. Da anni segui il quindicinale di Spider-Man, pubblicato dalla Panini Comics. Ma a te, sinceramente, l’Uomo Ragno piace?
Lo adoro. È il mio supereroe preferito insieme a Capitan America. Sono cresciuto con i fumetti Marvel e il mio sogno è curarli per sempre. In generale, tra l'altro, sono della scuola “non esistono brutti personaggi, solo pessimi autori”.
Siamo solo noi, e non ci legge nessuno. Sinceramente… One More Day…ti è piaciuto?
Molto. Una storia davvero intensa, che mi ha fatto riconciliare con Straczynski e scordare la questione dei poteri totemici e dei poteri extra. Forse la sua storia migliore insieme a quella dei figli di Gwen.
Cosa ci aspetterà nei prossimi mesi per quel che riguarda le proposte ragnesche, made in Panini Comics?
Un ritorno dei nemici classici del Tessiragnatele. Il Dottor Octopus è già tornato nel numero del quarantennale (il 531) e ora seguiranno tutti gli altri, a partire dal Camaleonte, proseguendo con Kaine, Electro, Rhino, Mysterio, l'Avvoltoio, Lizard, ecc. Come già si evince dal ritorno di Octopus, la differenza è che stavolta questi supercriminali non saranno macchiette come successo troppo spesso, ma supercriminali a tutto tondo, con un PASSATO.
Oltre all’Uomo Ragno hai seguito mille ziliardi di altri progetti. Dalla sezione dei Vendicatori, all’epoca della Marvel Italia (e ricordo ancora i mallopponi dedicati ai Vendicatori della Costa Ovest, per riallineare la continuity delle serie vendicative), fino a InPower, rivista Panini che riprendeva nome, contenuti, e formato, dell’omonimo magazine americano, fratellino minore dalla vita breve di Wizard. La ricordo come una cosa interessante, molto gggggiovane, e anche divertente. Come mai è stato un flop (è durata 4 numeri, o 3, se non sbaglio)?
Wow. Sei il primo che sento parlare di InPower da... sempre, credo. Perché ha chiuso dopo quattro numero? Non credo sia stato capito/notato dai lettori che leggono quel genere di pubblicazioni, che comunque non hanno mai vita lunghissima. Mi divertii molto a farlo, anche se era complesso capire cosa sarebbe stato di moda tre mesi dopo, visto che era approntato con un discreto anticipo. I giochi di card dei Pokèmon e Harry Potter esplosero praticamente in contemporanea con InPower e probabilmente là sono contenuti i primi articoli a loro dedicati, quindi abbiamo anche precorso un po' i tempi.
Oltre a supervisionare l’Uomo Ragno (Spider-Man, per i puristi) per la Panini, tu dirigi anche un service di traduzioni. Parliamo un po’ di questo settore. Com’è il settore delle traduzioni, extra-fumetti? Meglio di quello a fumetti, peggio, o siamo lì?
Siamo lì. Per sopravvivere, è necessario appoggiarsi a tante piccole realtà.
Che competenze servono, secondo te, per essere un bravo traduttore?
Be', conoscenza della lingua da cui si traduce, in primis, e poi dell'italiano. Poi è necessaria una competenza specifica nel settore dove si vuol lavorare. E se si parla di letteratura, cinema, musica, TV o fumetti, una cultura a 360°.
Si può vivere facendo solo il lavoro di traduzione?
Ancora sì, sentendo alcuni miei colleghi che fanno soltanto come mestiere. Io sono anche un consulente e un saggista, quindi amplio la mia sfera d'azione.
Perché in Italia il traduttore, a parte rarissimi casi, viene considerato un lavoro di bassa manovalanza?
Perché è molto facile credersi un traduttore (così come un fotografo, tanto per fare un esempio in un settore ora in grande espansione). Sembra sia necessaria solo la macchina con cui si lavora, e la licenza media. È anche vero che la professionalità si acquista col tempo e chiunque può migliorare, con un po' di buona volontà, ma senza un diploma si va poco lontano.
Ultima domanda. Hai campo libero. Che cosa vuoi dire ai nostri lettori?
Leggete. E, se vi piace quello che leggete, prestate/regalate/consigliate le vostre letture preferite agli amici. Ciao a tutti e... gabba gabba hey!







