Fumetto d'Autore ISSN: 2037-6650
Dal 2008 il Magazine della Nona Arte e dintorni - Vers. 3.0 - Direttore: Alessandro Bottero
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Sulle orme di Magnus: intervista a Gabriele Bernabei (saggista e promotore del Magnus Day)

 Lunario 2016

di Giorgio Borroni.

Nell’era di internet l’esperienza del fumetto si può vivere in tanti modi, non c’è che l’imbarazzo della scelta. Uno può essere un semplice lettore, un collezionista che con un semplice click può procurarsi più facilmente di una volta ciò che cerca, il professionista della tavola disegnata o sceneggiata, il critico cintura nera di social o l’autore 2.0 che parla più ai suoi follower che ai suoi lettori.

Gabriele Bernabei la nona la sente come parte di sé e la coltiva da anni, è uno dei pochi in Italia che la vive a trecentosessanta gradi, ama davvero l’arte sequenziale quanto il posto dove vive, Castel del Rio, il luogo che Magnus aveva scelto per lavorare ai suoi capolavori.

Ho avuto il piacere e l’onore di recensire un saggio sull’arte di Magnus scritto da Gabriele nel 2007, per la rivista dell’ISTITUTO DEI BENI CULTURALI della Emilia Romagna, con l’unico riferimento del suo libro e ignorando il rapporto che aveva avuto con Magnus.

I social a volte sono un girone dantesco di insulti, flame e futili battaglie, ma in questo caso, grazie a un gruppo di fumetti, ho avuto modo di conoscere meglio Gabriele e di saperne di più del suo modo di vivere il Fumetto in prima linea, come organizzatore del Magnus Day e persino sceneggiatore.

Da qui l’idea di far conoscere anche ai lettori di Fumetto d’Autore uno spaccato della vita del maestro Magnus raccontate da uno che l’ha conosciuto davvero e delle iniziative dedicate alla sua memoria.

FDA: Benvenuto su FdA, Gabriele, credo che dopo la mia introduzione molti appassionati dell’arte di Magnus vorrebbero farti questa domanda, quindi, senza indugiare oltre: come hai conosciuto il maestro e che rapporto avevi con lui?

GB: Sul finire dell’estate 1990 mio cugino mi disse che un fumettista era andato a vivere a Castel del Rio. Quando gli dissi che sarebbe stato bello se fosse stato Magnus, lui mi rispose che si trattava proprio di lui. Pensavo, vista la sua consapevolezza della mia spropositata ammirazione per l’artista, che mi stesse prendendo in giro come aveva già fatto in altre occasioni ma, poco tempo dopo, incontrai il Raviola per le strade del paese!

Ho i miei motivi per credere che il mio grande entusiasmo, unito all’emozione che provavo ogni volta che ci incontravamo, potesse far sì che io gli apparissi come un giovane buffo e anche un po’ rompiscatole. Quindi, nonostante i miei faticosi tentativi mirati a cercare un rapporto di amicizia, ne uscivo ogni volta “bastonato”… e siccome percepivo il mio essere fastidioso, mi limitavo a rapporti cordiali e distaccati fatti di sorrisi e di semplici saluti. Ma i miei amici erano anche i suoi amici e scambiare quattro chiacchiere su di lui e sulla sua arte diventava spesso inevitabile. Chiacchiere che, in un piccolo paesino come Castel del Rio, gli ritornavano indirettamente e che sicuramente creavano in lui curiosità nei miei confronti. E la curiosità, col tempo, sarebbe sfociata in scambi di opinioni e anche in alcuni disegnini che lui mi avrebbe fatto recapitare. Non era sicuramente il rapporto che io desideravo ma, sicuramente, molto di più di quello che lui ha donato a tanti altri suoi ammiratori. Il tempo passava e, nell’autunno del 1995, contemporaneamente alla realizzazione del “piatto artistico” della 40^ Sagra dei Marroni, a Castel del Rio si sparse la voce che Roberto era malato e che non c’era nulla da fare. Purtroppo, sebbene in paese girino spesso pettegolezzi, quando si diffondono certe notizie c’è sempre una concreta base di verità. E così l’artista sparì dalla circolazione: dapprima entrò in ospedale per fare alcuni accertamenti e poi si ritirò per completare il Texone. Ebbe anche il tempo di mettere mano ad una storia breve de Lo Sconosciuto, giusto per ridargli un aspetto dignitoso, visto come l’aveva abbandonato nella storia intitolata “L’uomo che uccise Ernesto Che Guevara”. Ed è proprio per questa storia che si potrebbe affermare che Roberto è morto disegnando, il 5 febbraio 1996, in considerazione del fatto che l’aveva terminata il giorno precedente alla sua dipartita da questa dimensione. 

FdA: Nel tuo saggio “Magnus. Il pittore di Castel del Rio”, hai parlato anche del carattere difficile del maestro, soprattutto la sua reticenza a stare sotto le luci della ribalta… come pensi che lo vivrebbe oggi il maestro questo mondo del fumetto social?

GB: Sicuramente non starebbe su Facebook! Anche se, all’occorrenza, non si è mai sottratto a nulla di tutto ciò che andava fatto per il bene del fumetto. Per quel che mi ricordo evitava di stare sotto le luci dei riflettori ma, all’occorrenza, parlava e disegnava in pubblico. Un giorno, ad un amico fumettista più giovane, che si rifiutava di fare dediche ad una fiera perché non si sentiva a proprio agio, disse: “Se non te la senti puoi anche andare a lavorare!”. Quindi, per rispondere alla tua domanda, ritengo che soffrirebbe molto la velocità di questo mondo. Mi sento di affermarlo con una certa sicurezza perché, secondo il mio punto di vista, si tratta di un sistema che ci porta a sottostare a ritmi troppo veloci e che non dipendono da noi. ritmi troppo veloci soprattutto per uno che scappa da Bologna, dove troppo spesso veniva interpellato dagli addetti ai lavori, per rifugiarsi in un paesino di montagna dove, peraltro, non era facilmente rintracciabile. Ritmi troppo veloci per uno che, quando realizzava un fumetto, ci metteva tutto il tempo che serviva perché qualità e velocità non vanno d’accordo!

FdA: Magnus aveva nel cuore Castel del Rio, è evidente anche dalla “citazione” di alcuni di quei luoghi in sue storie celebri, quindi mai località è stata più giusta per l’organizzazione di