Fumetto d'Autore ISSN: 2037-6650
Dal 2008 il Magazine della Nona Arte e dintorni - Vers. 3.0 - Direttore: Alessandro Bottero
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“Camerata Corto Maltese”: l’ossessione di Alessandro Di Nocera - prima parte

camerata_cortodi Giorgio Messina

Ad articolo "monstre" si risponde con articolo altrettanto "monstre". Mettetevi comodi, perchè l'affare si ingrossa talmente tanto che c'è stato bisogno di dividerlo in due parti. Dopo lo psicodramma della “graphic novel, evoluzione adulta del fumetto”, viviamo in questi ultimi tempi quello del “fumetto, prevalentemente espressione della cultura di sinistra, vittima di tentativi di indebite appropriazioni da parte della destra che cultura non ha e quindi è costretta al furto”.

Ed è a causa di questo psicodramma che il peggiore critico italiano di fumetti sembra essere sull’orlo di una crisi di nervi. “Camerata Corto Maltese” non è più solo il titolo provocatorio di un incontro sul quale si sono spenti gli echi polemici ormai da un pezzo, ma per Alessandro Di Nocera ormai si è trasformato in una vera e propria ossessione. La fascisteria, sia essa storica, o vera, presunta e immaginaria, per il sedicente critico e giornalista napoletano sembra essere una vera fissa, con radici ben solide e lontane, e per farsi un'idea basta leggere questo post sul suo blog (ora abbanondato) datato 2008. In quelle righe vi è in nuce la distorsione delle categorie che usa il Di Nocera per separare il mondo in due grandi insiemi: gli antifascisti e i fascisti. In mezzo sembra non esserci nulla. Basta leggere perle della saggezza "made in Di Nocera" come: «Il fascista che è in me ha letteralmente adorato il film “300” di Zack Snyder e Frank Miller». Oppure: «l fascista che è in me fa il tifo per le forze dell’ordine». Sappiate quindi, cari lettori, che, qualunque sia la vostra estrazione culturale ed ideologica, se avete adorato il film “300” e ve lo siete rivisti più volte e se fate il tifo per le forze dell’ordine (magari quando arrestano un boss della mafia o della camorra…), allora siete "fascisti"! Il tutto è certificato dal Professore (di Scuola Superiore, ipse dixit) Di Nocera che concludeva questa analisi profondamente dicotomica dell’universomondo con l’epitaffio alla fascisteria nascosta nel profondo della sua anima (ma probabilmente in quella di ciascuno di noi): «Lo tengo a bada il fascista che è in me. E lui mi fissa guascone dal centro della cella in cui è rinchiuso così come fa Anthony Hopkins con Clarice Starling nella versione cinematografica de “Il Silenzio degli Innocenti”. Sogna di uscire, ma io non posso consentirlo. Lo ascolto però. E la sua voce mi fa capire meglio tante cose».  Insomma, Antifascismo e Fascismo come il Dottor Jekyll e Myster Hide.

E nel 2008, a proposito de Gli Albi di Occidente, fumetti pubblicati da Cagliostro E-press e tratti dai romanzi della trilogia ucronica di Occidente, bestseller di Mario Farneti, originariamente pubblicati per l’editrice Nord e successivamente in versione economica per la TEA, il Di Nocera scrisse: «immaginarsi una dittatura da barzelletta come quella mussoliniana – alla guida di un Paese dotato di una macchina industriale poco sviluppata e di un esercito costretto a marciare su stivali di cartone pressato o a muoversi su carri armati mignon rivestiti di lamierino – nell’atto di conquistare eroicamente il dominio dell’Occidente, beh… Diciamo che anche la suspencion of disbelief ha i suoi limiti». Ovvero, l’ucronia si può fare su qualsiasi periodo storico ma non sugli anni del Fascismo. Si deve, cioè, applicare l'antifascismo militante anche alla fantascienza.  Invero, la "damnatio memoriae" applicata al ventennio si estende anche all'immaginazione ove questa non confermi la storia. All’epoca di quel pezzo, il Di Nocera, ci fece una figura barbina, dovendo rettificare diverse imprecisioni e attribuzioni politiche sghangherate. Oggi, a distanza di quasi tre anni, lo stesso Di Nocera ricade nella sua ossessione “antifascista” e a caccia di streghe, fa il bis di figura barbina.

Così, su Comicus, il 3 febbraio 2011, Di Nocera, invece di festeggiare la vittoria del fumetto italiano ad Angouleme grazie a Manuel Fior, preferisce prendersela con tutti in un articolo intitolato “la sagra dei pupazzetti”. In sintesi, per il professorino, collaboratore esterno della pagine napoletane di La Repubblica, tutto il fumettomondo è colpevole di avere permesso l’appropriazione indebita di Corto Maltese da parte  di  «“camerati” veri”, che “cercano, quatti quatti, di imporre il proprio predominio culturale ANCHE impadronendosi di opere e personaggi (a fumetti, nel nostro caso specifico) che non appartengono al loro universo ideologico».  Sembra quasi di sentire parlare il colonnello Jessep, interpretato dl un magistrale Jack Nicolson nel film “Codice d’Onore”, che sotto giuramento, davanti alla corte marziale e sotto gli occhi dell’avvocato in divisa Tom Cruise spiega: "Figliolo, viviamo in un mondo pieno di muri e quei muri devono essere sorvegliati da uomini con il fucile... voi non volete la verità, perchè nei vostri desideri più profondi che in società non si nominano, voi mi volete su quel muro, io vi servo in cima a quel muro". E Alessandro Di Nocera si è arrampicato sul muro più alto, quello che divide i fascisti dagli antifascisti, i buoni dai cattivi, i “mi piace” dai “non mi piace” facebookiani, e autoproclmatosi sentinella antifascista del fumetto italiano, rimprovera, in sostanza, l'assenza della Resistenza, di un Comitato di Liberazione Nazionale, che il Fumettomondo avrebbe dovuto mettere campo per contrastare il grave pericolo rappresentato dalla cultura di “destra” - inferiore per definizione rispetto all’egemonia culturale di “sinistra” -, che tenta di appropriarsi di uno degli ultimi baluardi dell’antifascismo militante: il fumetto. Perché qui, come vedremo, non è più una questione solo legata a Corto Maltese. Qui è tutto il fumetto italiano a essere stato chiamato alle armi della Resistenza dal "partigiano" Di Nocera

Ovviamente in prima fila, tra coloro che vanno additati e vituperati, ci siamo noi di Fumetto d’Autore. Per il sedicente giornalista e critico napoletano noi di Fumetto d’Autore siamo una «masnada di scalzacani (intellettualmente parlando)», e questo sito è «una schifezza di sito», «generalmente poco attendibile, fazioso e rancoroso». Ovviamente l'aggravante è che Fumetto d’Autore, secondo Di Nocera, sarebbe  collaborazionista del nemico culturale del fumetto tutto, perchè «orientato verso la Destra nazionale», orientamento che nellle intenzioni del sedicente giornalista dovrebbe essere anche un marchio di infamità.

Insomma nel fumettomondo la guerra fredda sembra ancora lontana dall’essersi conclusa. Rossi contro Neri. Noi contro di voi. Ma se noi di Fumetto d’Autore siamo i “neri”, e quindi "cattivi", quelli di Comicus sarebbero i “rossi” e - senza ombra di dubbio - i "buoni"? Se noi siamo orientati alla Destra nazionale, su Comicus sarebbero orientati verso la sinistra extraparlamentare? E in questa palese svolta politica effettuata da Comicus e operata da di Di Nocera, c’entra qualcosa il fatto che il proprietario di Comicus, Marco Rizzo, adesso curi un blog sulla piattaforma on line de L’Unità? E ancora: Di Nocera è forse diventato il braccio armato, anzi la penna armata, al servizio di Rizzo e della Redazione di Comicus che non sono in grado di risponderci quando li critichiamo o non vogliono sporcarsi le mani con i siti concorrenti demandando ad altri quando devono pareggiare presunti torti ricevuti? A quest'ultima domanda parrebbe rispondere Andrea Poli, collaboratore di Comicus, che scrive sul loro forum, a proposito dell'articolo di Di Nocera: «sarà che son di parte, ma a me sembra una risposta da "minimo sindacale" a fronte di mesi di provocazioni». Quali provocazioni? Se Comicus si sentiva provocato da mesi, poteva scriverci in tutto questo tempo. Invece non ci ha mai scritto nessuno e ora salta fuori che si sentono provocati da un pezzo e hanno mandato avanti Di Nocera a dar la pariglia?

E allora, alla luce di questo commento, un ultima domanda. Marco Rizzo, proprietario di Comicus, sul libro paga di Panini, BD, Beccogiallo, Rizzoli-Lizard, come traduttore e come sceneggiatore, non fa venire in mente, rapportando la faccenda al livello del fumettomondo, quel Silvio Berlusconi accusato di controllare l’informazione generalista, di essere l'alfiere del conflitto di interessi e di scatenare la "macchina del fango" contro la distinta concorrenza? A pensare male si fa peccato, diceva il divo Giulio, ma qualche volta ci si azzecca pure. Chissà che anche questa volta…magari qualcuno di Comicus si prenderà la briga di rispondere a queste nostre domande, scrivendoci, come noi scriviamo a loro quando lo riteniamo opportuno.

Esercitando il diritto di replica abbiamo, quindi, dimostrato agli amici di Comicus che non è possibile etichettare questo sito politicamente e che di "Camerata Corto Maltese" ci siamo occupati dando spazio a tutte le voci, protagonisti della polemica, opinioni e posizioni, riportando anche l'audio intergrale dell'incontro, così da potere permettere a chiunque di farsi la prorpia idea, mentre loro, Di Nocera in testa, ne hanno parlato solo in un unico senso, alla faccia del pluralismo dell'informazione.

Ma la parte più interessante dell’editoriale vergato da Di Nocera non sono gli insulti che ci sono stati rivolti e le domande che ne scaturiscono. La conferma che sia il peggiore critico italiano è in alcuni passaggi del pezzo e nelle domande a chiusura del suo pezzo. Tutti questi elementi, combinati insieme, dimostrano inequivocabilmente quanto invece, in un gioco di specchi di riflessi, sia lui a essere in realtà uno “scalzacani (intellettualmente parlando), generalmente poco attendible, fazioso e rancoroso”.

Scrive infatti Di Nocera, lamentandosi di Gianni Bono, intervenuto nella polemica nata attorno a “Camerata Corto Maltese” in un articolo comparso su il Corriere della Sera:

«Bono non sembra rendersi conto che quando afferma “Ognuno può vedere nei fumetti ciò che vuole” compie un salto indietro nel tempo di mezzo secolo, riducendo immediatamente il medium fumettistico a banale intrattenimento per cerebrolesi (in letteratura, nel cinema, nel teatro la critica avrebbe coscientemente stigmatizzato una tale dichiarazione)».

Accecato dal furore tipico che animava quei cortili dove un tempo giocavano i ragazzini, tra cui non mancava mai il prepotente che volendo vincere ad ogni costo si porta via il pallone per non fare più giocare nessuno quando la partita non volgeva a suo favore, Di Nocera compie un “sinistro” storico e politico non indifferente e i cocci dell’incompetenza critica sono tutti suoi.

Nilde Jotti su un numero di Rinascita – allora quotidiano comunista - del 1951 scrisse: «La gioventù che si nutre di fumetti è una gioventù che non legge e questa assenza di lettura non è l’ultima tra le cause di irrequietezza, di scarsa riflessività, di deficiente contatto col mondo circostante e quindi di tendenza alla violenza, alla brutalità, all’avventura fuori dalla legge.»

Quindi se l’intervento di  Bono, storica firma della critica a fumetti, ci porta sessanta anni indietro (un po più di mezzo secolo, caro Di Nocera), ci riporta a quando furono i comunisti, quelli “veri”, falce e martello, quelli moralisti, a mettere sul fumetto il sigillo di banale (e pericoloso) intrattenimento  per “cerebrolesi”. Da quel momento in poi, e per tutti gli anni ’60 e ’70, alla campagna di denigrazione del fumetto contribuirono, insieme ai comunismo moralista, anche la cultura marxista, democristiana e crociana. La storia parlamentare ci racconta che le prime interrogazioni parlamentari contro il fumetto sono iniziate già nei primi anni ’50. Già allora Tex veniva preso di mira a Montecitorio. Fu negli anni '60 che Hugo Pratt, proprio per quel Corto Maltese che oggi sarebbe senza ombra di dubbio icona antifascista, fu accusato di essere fascista. Queste informazioni sono parte non trascurabile della storia del fumetto italiano. Come non è trascurabile che fu, forse, durante gli anni di piombo, quando la guerra al terrorismo occupava tutti gli apparati statali, che paradossalmente ci fu un momento di allentamento culturale nei confronti del fumetto, che visse in quel momento il suo ultimo crepuscolo iperpopolare con molte testate da edicola che superavano le centinaia di migliaia di copie, situazione di mercato che nel presente ci possiamo solo sognare. Oggi Topolino vende meno di 100.000 copie su 150.000 di tiratura. Oggi "tira” di più, in termini di diffusione dell’intrattenimento, la playstation, i dvd e altre forme di svago, boomdotti internettiani compresi. La carta ha sempre meno fascino.

La vera mistificazione, dunque, la vera appropriazione indebita, non è organizzare un incontro dal titolo volutamente provocatorio  "Camerata Corto Maltese", ma è l'operazione di ribaltamento storico che cerca di fare il Di Nocera, quando nel presente tenta di apparentare elettivamente il fumetto alla cultura di sinistra, nascondendo sotto il tappeto che se il fumetto oggi è ancora considerato da larga parte dell'opinione pubblica come un sottogenere culturale, roba per bambini, il merito di ciò è ascrivibile proprio a quelle culture di sinistra che iniziarono 60 anni fa a derubricare gli eroi dei fumetti a sagra di pupazzetti di carta.

Fine prima parte - continua

QUI la seconda parte.

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