Fumetto d'Autore ISSN: 2037-6650
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"Camerata Corto Maltese": l'ossessione di Alessandro Di Nocera - seconda parte

corto-maltesedi Giorgio Messina

Dopo il primo, ecco secondo e definitivo round dedicato all'ossessione critica di Alessandro Di Nocera. Siamo partiti dalla sua "sagra dei pupazzetti", finiremo nella sagra dell'incompetenza critica che lo contraddistingue da più di 10 anni di onorata attività pennaiola.

L’ossessione del sedicente critico Alessandro Di Nocera per “Camerata Corto Maltese”, al tirare delle somme, è la cartina al tornasole dello stato di salute di quella parte emergente della critica del fumetto che predica l’evangelizzazione del “medium” su scala popolare ma che poi finisce per relegarlo ancor di più in una nicchia – sia in termini culturali che di pubblico.

Ma il Professore Di Nocera riesce a fare anche di più di questo, arrivando persino a trasfigurarsi nella parodia più grottesca di un modo di fare critica che non serve a nessuno, men che meno al fumetto stesso. Non solo al fine di dimostrare la sua tesi - secondo la quale il fumetto sarebbe apparentato elettivamente con la cultura di sinistra - riscrive la storia della cultura italiana tangente al fumetto degli ultimi sessanta anni, ma alla bisogna, era arrivato pure a a riscrivere le storie a fumetti, oggetto della sua azione critica, per farle combaciare al meglio con le proprie tesi. 

Nel suo libro “Supereroi e Superpoteri” (Castelvecchi, 2000), a pagina 150, Di Nocera scrive a proposito della miniserie “Il Ritorno del Cavaliere Oscuro” (The Dark Knight Returns,DC) di Frank Miller: «Due sequenze apparivano emblematiche (...) nella seconda, il Joker, mortale villain dal volto clownesco, colpevole di innumerevoli delitti e diretto responsabile anni addietro della barbara fine di Robin - da lui violentato e poi trucidato - veniva raggiunto in un lunapark - dopo un'ennesima strage- da un Batman bramoso di vendetta, il quale non esita ad ucciderlo a mani nude, strangolandolo senza pietà e poi sputandogli in faccia.»

Peccato che le tavole di Frank Miller raccontino tutta un'altra storia, come potranno facilmente verificare anche i lettori. Nel fumetto il Joker dice, dopo che Batman NON lo strangola: "Mi hai veramente deluso bello. Il momento era perfetto. e tu non hai avuto il fegato."  Poi il Joker si spezza il collo da solo, suicidandosi, per far sì che Batman agli occhi della polizia di Gotham , che non assiste alla scena, venga incolpato INGIUSTAMENTE della morte del suo acerrimo nemico.  Evidentemente non solo la polizia di Gotham è rimasta ingannata dall'astuta mossa del Joker, ma anche il sedicente critico. Ma all'autore del volume va riconosciuto il merito di essere riuscito a creare dieci anni fa, un nuovo modo di fare di critica, quello “creativo”, dove il critico non si limita ad analizzare quello che c’è nelle tavole e nelle storie, me se lo inventa anche all'occorrenza. E perché Di Nocera cambia arbitrariamente la trama della miniserie di Miller? Ma ovviamente per sostenere la fascisteria dell’autore americano. E ritorna l’ossessione…

Ma a questo punto, dimostrato inequivocabilmente che Di Nocera, metodologicamente, è il peggior critico itlaiano del fumetto, facciamo un passo indietro, riallacciandoci alla prima parte di questa analisi. Torniamo alla visione di Gianni Bono, critico di lungo corso del fumetto, che con il suo “Ognuno può vedere  nei fumetti ciò che vuole” ci restituisce finalmente la dimensione dinamica di un fumetto proiettato a essere medium di tutti e per tutti, uscendo definitivamente da quella prigione "culturale", durata 60 anni, che lo ha ridotto a "roba per bambini" (e i bambini non sono "cerebrolesi"). Bono, con la sua posizione, punta direttamente ad una legittima affermazione della dignità del “mezzo” che non fatichiamo a vedere in ogni genere di intrattenimento (a dimensione popolare) limitrofo al fumetto. Quindi quando Di Nocera rimprovera Bono di riportare indietro il fumetto a quando era considerato cosa per cerebrolesi, cosa ci vuole suggerire Di Nocera? Che nel presente del fumetto, il "medium" si legittima meglio se non tutti i lettori hanno pari dignità quando si approcciano alle nuvolette disegnate? E che magari questa dignità dipende dalla propria inclinazione sociale, politica e ideologica?

Se così fosse, Di Nocera starebbe calando sul fumetto l’ombra minacciosa del razzismo culturale. Insomma, se il fumetto può raccontare tutto, paradossalmente sembra che non possa raccontare a tutti, perché non tutti possono rivedere se stessi e i propri valori ideologici e culturali nei suoi eroi di carta. E il dubbio di questo razzismo culturale si fa ancora più inisistente quando il sedicente giornalista e critico si rivolge direttamente alla Rizzoli-Lizard per il caso "Camerata Corto Maltese". L’ossessione, ancora una volta, è sempre la stessa:

«Ancora la questione “Camerata Corto Maltese”. Ecco la (non) presa di posizione della Rizzoli/Lizard, licenziataria delle opere di Hugo Pratt: “Qualcuno si sta chiedendo se è legittimo attribuire a un personaggio dei fumetti un colore politico o qualsivoglia assonanza a qualche ideologia o corrente di pensiero. Qualche anno fa abbiamo visto lo striscione di Corto Maltese appeso sul palco del grande concerto del Primo maggio in Piazza San Giovanni a Roma. Oggi (o meglio un paio di giorni fa) leggiamo sul Corriere della Sera che adesso Corto si tinge di nero”.
Punto e basta.

Cos’è questa sorta di implicito e sibillino giudizio salomonico della Rizzoli/Lizard? Cos’è questo improvvido accostamento tra il Concerto del Primo maggio e le pretese di un’associazione di derivazione fascista come CasaPound? Possibile che l’ufficio stampa di questa casa editrice non si sia posto nemmeno il problema – coordinandosi magari con la dirigenza e tenendo conto delle opinioni di autori come Vianello e Fuga – di ribadire che Hugo Pratt e Corto Maltese sono, comunque la si pensi, antifascisti? Possibile che una casa editrice di qualità come la Rizzoli/Lizard non mostri perlomeno un atteggiamento di rispetto “costituzionale” che tuteli oltretutto da pretese neofasciste il nome e l’opera di un suo autore?»

Insomma, sembra che chi organizza un incontro intitolato “Camerata Corto Maltese” commetta (quasi) reato di apologia del fascismo. L’articolista si sarebbe aspettato una presa di posizione ferma e decisa da parte della casa editrice detentrice dei diritti di Corto Maltese, e forse magari, sempre da parte di questa, si sarebbe aspettato pure una denuncia alle autorità competenti in nome di quella Costituzione masticata spesso a sproposito e che invece sancisce la libertà di espressione e di pensiero di tutti che si potrebbe tradurre anche in quel “Ognuno può vedere  nei fumetti ciò che vuole”. Ma si sa, la libertà di pensiero e di espressione è sempre oggettivamente la propria, mentre quella di altri invece è sottoposta alle eccezioni più varie e soggettive.

E cosa avrebbe dovuto dire la Rizzoli-Lizard? Che Corto Maltese non è indicato per lettori di “destra” perchè non si possono rivedere nel marinaio avventuriero? Immaginate allo stand della Rizzoli-Lizard a Lucca la scena e le parole che seguono: “Sciò, destrorsi, circolare! Noi non vi vendiamo i nostri libri! Sciò! State lontani da noi e dai nostri libri! Non sono per voi!” Oppure: “Scusi lei è di destra? Perché se è di destra non possiamo venderle Corto Maltese. La sua ideologia non è adatta”. Nella realtà le cose vanno, per fortuna, in modo diverso. Ad esempio, ho comprato recentemente dei libri di saggistica dalle “Edizioni Il Manifesto” all’ultima edizione di “Più libri, più liberi” e chi mi ha venduto il volume non mi ha chiesto come la pensavo. La transazione è avvenuta senza nessuna identificazione ideologica. Nessuno si è posto il problema se nel comprare un titolo, io stessi cercando di effettuare un'appropriazione indebita dell'argomento in esso contenuto.

Il Professore napoletano, criticando la mancata presa di posizione della casa editrice di Corto Maltese, compie quindi un altro disastro critico. Sovverte anche l’ordine naturale delle cose editoriali secondo cui il mestiere dell’Editore è quello di vendere libri e di venderne il più possibile. O forse il denaro di un lettore di “sinistra” profuma e quello di un lettore di “destra” puzza? E se vuoi pure assoggettare all’ideologia il vero ruolo di un editore, allora non siamo davanti all’ombra del razzismo culturale, come si ipotizzava precedentemente, ma solo al cospetto dell’ombrellone sulla spiaggia dell’incompetenza di un sedicente critico e giornalista sull’orlo di una crisi di nervi che credeva che Corto Maltese avesse un'appartenenza elettiva ideologica da difendere a ogni costo contro gli indebiti appropriatori. Lui che allo stesso modo credeva anche che Batman avesse ucciso il Joker. Così come credeva che un Editore dovesse prendere precise posizioni politiche anche contro i propri (potenziali) lettori.

Ma forse Di Nocera, dall’alto del suo scranno critico di argilla e cartone, non si è accorto che le vendite del fumetto non godono di ottima salute in questo periodo. La crisi c’è e c’è per tutti. Chi più, chi meno. Quindi invece di cercare nuovi lettori che dovremmo fare? Mettere paletti ideologici insulsi per strangolare ulteriormente il settore economicamente? La tipografia, la distribuzione e gli autori, caro Di Nocera, non si pagano con “destra, sinistra, sinistra, destra”. Queste due parole, quando dobbiamo vendere libri a fumetti, mettiamole da parte e lasciamole cantare a Nico Fidenco nel ritornello della sigla dell’anime “Jenny La Tennista”. Il fumetto italiano si merita di più di questo. Ha bisogno di altro.

Il fumetto, di sicuro, non ha bisogno di questo tipo di critica specializzata. Il fumetto, con tutte le sue componenti, deve riaffermare con tutta la forza possibile e tutti i mezzi (comunicativi) possibili la sua valenza prettamente popolare. Dove “popolare” non indica solo la larga diffusione del fumetto in edicola, ma rimarca la declinazione e la sublimazione massima di quel “Ognuno può vedere nei fumetti ciò che vuole”. Il fumetto deve essere parte integrante della cultura degli italiani, non di una parte di essi. E in questa ottica ben vengano le iniziative editoriali di quotidiani come Il Manifesto, L’Unità, La Repubblica e il Secolo d’Italia, (che fa parlare di fumetto ad un giornalista, prima di tutto appassionato lettore, come Roberto Alfatti Appetiti). Perchè siamo sinceri. Con tutti i disastri critici che abbiamo elencato, l'ultima cosa da augurarsi per il fumetto tutto è che un Di Nocera finisca pure a parlare di nuvolette disegnate su un quotidiano nazionale. Non è infatti, alla fine della fiera, un Di Nocera qualsiasi, con operazioni di distinzioni tra destra e sinistra applicate al fumetto, e di manomissione della Storia e delle storie a fumetti ad uso e consumo delle sue tesi, ad essere in grado di “allargare” il bacino dei lettori. Egli può solo farceli perdere i lettori, preso com'è dalle sue ossessioni "destra, sinistra, sinistra, destra" appliccate al fumetto.

Ma il nostro sedicente critico è scatenato. Non si accontenta solo di indicare alla Rizzoli-Lizard la "politica" editoriale. Si mette anche a discettare della coerenza "politica" altrui. Vuol fare il "maître à penser". Si domanda Di Nocera: «come può Roberto Recchioni scrivere un’introduzione al libro di Alfatti Appetiti e poi andarsene tranquillamente a realizzare un fumetto (sulla conquista del West e sullo sterminio dei pellirosse americani) pubblicato per un inserto de Il Manifesto?». E marzullianamente si risponde: «la cruda realtà mi dice che Recchioni, una firma ormai importante e consolidata del fumetto italiano contemporaneo, mentre pubblica su Il Manifesto si pone “cheek-to-cheek” con un giornalista de Il Secolo d’Italia»  di cui «si trova ad avvalorare e a promuovere l’operato di (...) saggista».

Insomma, le firme importanti del fumetto dovrebbero evitare di fare i collaborazionisti del nemico culturale che andrebbe isolato e circoscritto. Se critichi la "destra", poi non puoi andare a firmare l'introduzione per uno individuato a "destra". Per il Di Nocera appare disdicevole questo mescolamento "ideologico". Applicando le stesse categorie alla quotidianità, immaginatevi allora un Di Nocera a dimensione privata che rimprovera il farmacista di "sinistra" che va a tagliarsi i capelli dal barbiere di "destra", perchè così facendo ne avvalora il prestigio del Salone da barba davanti a tutta la comunità. Queste ingerenze di Di Nocera sull'autonomia altrui, indicando una linea preferenziale "politica" da seguire, hanno la valenza (paradossale) di isolare il mondo del fumetto, non i nemici culturali del fumetto.

L’esempio più lampante di come la realtà sia diversa da quella paventata dal Di Nocera ce lo fornisce, giustappunto, la presentazione ufficiale a Roma, presso il Caffè Letterario, lo scorso 5 febbraio, del volume “All’armi siam fumetti”, raccolta di articoli dedicati agli eroi delle nuvolette realizzati dal giornalista Roberto Alfatti Appettiti e pubblicati sul Secolo d’Italia negli ultimi quattro anni e di cui Roberto Recchioni, appunto, ha firmato l'introduzione. Tra i relatori, oltre al Direttore del Secolo d’Italia Luciano Lanna, c’era Massimo Ilardi, collaboratore de Il Manifesto, tra il pubblico, in prima fila, c’erano l'onorevole Anna Paola Concia (PD), la giornalista Angela Azzaro de Gli Altri e la giornalista Stefania Podda di Liberazione.

Sempre Di Nocera parlava di questo libro in questi termini: «chi ha avuto l’opportunità di leggerne una parte sul quotidiano cartaceo oppure in Rete sa già a cosa si va incontro: un tripudio di ideologia destrorsa appiccicata alla bell’e meglio sui personaggi e sugli autori più disparati della narrativa disegnata italiana e internazionale». Sembra che invece, al di fuori del birignao critico di DI Nocera, il libro sia stato molto apprezzato anche a “sinistra”, da interlocutori NAZIONALI ben più titolati di quel Di Nocera, collaboratore delle pagine locali napoletane di La Repubblica (ma come ci è arrivato? verrebbe a questo punto da chiedersi...) e che nel suo curriculum ha un libro per Castelvecchi dove ha cambiato anche le trame delle storie a fumetti, quando queste non si sono sposate con le sue tesi critiche. Constatiamo dunque che il mondo "esterno" al fumetto, quando parla di fumetto, è molto più aperto, e trasversale, di quanto vorrebbero degli "insider" del fumettomondo dove si predilige invece la divisione in "bande" e "gruppi", tendendo, in larga parte, a usare la critica e il giornalismo di settore come strumento finalizzato a marcare il proprio territorio.

Dunque, infine, le risposte alla domande con cui Di Nocera chiude il suo pezzo diventano consequenziali.

Che posizione occupa il fumetto italiano nel reale dibattito sociale politico e culturale interno al nostro Paese? Da che parte sta?

“Ognuno può vedere nei fumetti ciò che vuole”.

Quale considerazione “politica” ha del proprio passato e dei propri “classici” (Corto Maltese, lo Sconosciuto, Mister No, Ken Parker, Kriminal, Dylan Dog, il Commissario Spada, Lupo Alberto, Julia, Rat-Man, ecc.)?

“Ognuno può vedere nei fumetti ciò che vuole”.

Come si rapporta davvero alle sfide comunicative che gli si pongono davanti?

“Ognuno può vedere nei fumetti ciò che vuole”.

Riesce a produrre oggi idee, tendenze, concetti duraturi e influenti, rivolti al grande pubblico? Guarda alla nazione e al mondo o è autoreferenziale? È un valido strumento di comunicazione oppure produce soltanto pupazzetti di carta?

“Ognuno può vedere nei fumetti ciò che vuole”.

L’epitaffio all’ ossessione di Di Nocera ce la fornisce lo stesso quando dice che «c’è un pubblico che osserva e giudica».

Ultima domanda retorica, quindi: Alla luce di quello che è stato raccontato e snocciolato in questi due articoli ci sono ancora dubbi chi è lo “scalzacani (intellettualmente parlando), generalmente poco attendible, fazioso e rancoroso”?

Ps: il rancoroso non l’ho dimostrato. Non ce n’era bisogno. La dimostrazione ce l'ha ogni mattina Di Nocera stesso quando si guarda allo specchio e vede il fascista che è in lui.

Fine.

Qui potete leggere la prima parte.

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