Fumetto d'Autore ISSN: 2037-6650
Dal 2008 il Magazine della Nona Arte e dintorni - Vers. 3.0 - Direttore: Alessandro Bottero
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Daniele Barbieri, Rorschach, il Dottor Manhattan e le istruzioni per il killeraggio della libera informazione on line

rorschachdi Giorgio Messina

Watchman. Ultimo capitolo. Pagina 23.

Rorschach si allontana dalla base di Ozymandias al Polo Nord. Nevica. Sono appena morte un milione di persone a New York. Un sacrificio necessario a realizzare l'utopia di Ozymandias.

Compare il Dottor Manhattan: “dove vai?”. Chiede a Rorschach.

Rorschach: “Torno alla nave. In America. Il male va punito. Bisogna dirlo a tutti.”

Dottor Manhattan: “Rorschach… Non posso lasciarti andare.”

Pagina 24

Rorschach “Huhhh… Ma certo. Devi proteggere la nuova utopia di Veidt, un altro cadavere nei pilastri delle fondamenta farà poca differenza. Allora? Cosa stai aspettando? Fallo.”

Dottor Manhattan: “Rorschach…”

Rorschach si leva la maschera. Le lacrime gli solcano le guance. Urla ad un uomo blu che è la potenza dell’atomo, che è Dio: “Fallo!”.

Il Dottor Manhattan con un semplice gesto polverizza Rorschach e poi va via nella neve come se questi non fosse mai esistito. (la traduzione riportata qui è di Gino Scatasta ed è tratta da “Watchmen – Sotto la maschera” pubblicato nella serie oro dei Classici del fumetto di Repubblica).

Dissolvenza incrociata. Siamo nel fumettomondo. Ci troviamo nel Blog di Daniele Barbieri, esimio accademico e stimato semiologo votato alla diffusione del verbo del fumetto.

In un post che si intitola “Della calunnia, delle allusioni (e dei nostri anticorpi”, Daniele Barbieri dapprima spiega i metodi comunicativi che hanno portato a creare le strategie retoriche che hanno prodotto l’antisimetismo. Condisce il tutto con raffinate citazioni tra cui spicca quella del volume “il Complotto” di Will Eisner. Poi l’illustre cattedratico e studioso ci spiega che di queste strategie «due esempi eclatanti sono nelle nostre edicole tutti i giorni. Basta leggere i titoli e il loro tono per rendersene conto». Gli esempi citatiti sono i quotidiani Il Giornale (100.000 copie) e Libero (110.000 copie)  perché «la quantità di denunce ricevute da Libero potrebbe essere un interessante indizio». Ma questa era solo l’anteprima, direbbe Santoro. Lo show vero e proprio di Barbieri inizia adesso.

«Non mi verrebbe voglia di parlare di questi squallori se non me ne trovassi davanti agli occhi uno dello stesso tipo, nel minuscolo mondo della critica del fumetto, dove gli interessi in gioco sono talmente piccoli che non si capisce nemmeno perché uno debba prendersi la briga di gettare fango inutile su altri quando ha così poco da guadagnarci.»

Estrapoliamo la prima informazione: Secondo Barbieri chi butta fango su qualcuno lo fa perché ha qualcosa da guadagnarci. Non c’è bisogno di chiamare in causa le categorie kantiane per capire che Barbieri nella sua interpretazione della realtà usa – come ciascuno di noi - le categorie di giudizio che gli sono proprie. Questa informazione ci tornerà utile dopo. Proseguiamo. Il meglio Barbieri lo comincia a dare solo da adesso in poi.

«Non espliciterò di chi sto parlando: già gli faccio troppa pubblicità accennando alla sua esistenza.»

Estrapoliamo la seconda informazione: Barbieri sta per condannare qualcuno senza farne il nome. Barbieri ha collaborato con il Sole 24 Ore ma sembra che abbia imparato i rudimenti giornalistici nella redazione della Pravda durante lo stalinismo dove era tratto distintivo dell’organo di informazione ufficiale del regime comunista nascondere la vigliaccheria dietro il paravento della superiorità morale. Sinora Barbieri ha parlato di fango (la macchina del fango è sempre di moda, nevvero?) ma di spiegare al lettore di chi e di cosa sta parlando non se ne parla proprio. Quella prassi dell'informazione democratica secondo cui il buon informatore dovrebbe fornire ai lettori tutti gli elementi per permettere loro di farsi una propria idea è aliena a Barbieri. Meglio mandare messaggi in codice a coloro di cui si stanno pigliando le parti e a chi si sta attaccando senza esporsi troppo e usando lo scudo della superiorità morale che fa tanto politicamente e veltronianamente corretti. In fondo si può sempre dire che si riconosce nella narrativa di Barbieri ha la coda di paglia ma non ci si riferiva a lui. Insomma un professore universitario che usa la dialettica e la retorica tipiche dei bambini di scuola elementare durante la ricreazione in cortile. Ma andiamo avanti. Barbapapà Barbieri nel suo processo kafkiano è pubblico ministero, giudice e giuria, ma nella sua magnanimità vuole fornire almeno qualche indizio del processato a cui viene negata anche la possibilità del diritto di replica e di difendersi non avendo attribuita la dignità dell’essere nominato.

«Credo che chi conosce quel blog piuttosto squallido che vive sulla diffusione di notizie non confermate (proprio come le voci che, storicamente, servivano per discreditare gli ebrei, creando il consenso e giustificando poi i massacri), che non pubblica le eventuali smentite e allude continuamente a chissà quali colpe, possa capire molto facilmente a chi faccio riferimento. E se non lo conoscete non perdete nulla; anzi un po’ vi invidio.»

Non ci interessa fare la caccia al tesoro in questo frangente per scoprire il misterioso blog protagonista delle invettive da cuor di leone dell'illustre semiologo. Ci interessa analizzare il “Metodo Barbieri”. L’accusa non è mica da poco. Il Cardinal Barbieri sostiene dal suo pulpito virtuale, autoreferenziando il suo blog come autorevole, che c’è nel fumettomondo un blog che diffonde notizie non confermate con lo stesso metodo con cui si alimentava l’antisemitismo. Non ci vuole molto a capire che Barbieri dietro la superiorità morale di non nominare di chi si parla nasconde anche la furbata da pinocchiesco lucignolo di evitare di prendersi le responsabilità di quello che scrive e di beccarsi come minimo una querela per diffamazione se avesse fatto i nomi e cognomi di coloro a cui riferiva questa accusa infamante. Sostiene ancora Barbieri che lo stesso blog non pubblica le smentite e allude continuamente a chissà quali colpe.

Dati per sostenere questi argomenti portati dall'esimio studioso Barbieri a suffragio di quanto egli sostiene? Zero. Solo un assioma allusivo che si legittimerebbe unicamente nela presunta autorevolezza di Barbieri e del suo blog. Il “Metodo Barbieri” è uno specchio riflesso. Barbieri accusa altri di alludere a colpe usando lui stesso l’allusione a colpe che non sono dimostrate da alcuna prova senza nemmeno indicare di chi e di che cosa sta parlando. Senza ulteriori elementi rivelatori, si potrebbe addirittura ipotizzare che Barbieri stia calunniando il blog innominato per accusarlo di avere calunniato qualcuno.  In pratica si sta latrando alla luna nel blog di Barbieri, ma tanto ci sarà sempre qualche allocco disposto a credere la parole di un’illustre accademico che getta fango su qualcuno usando una dialettica vigliacca, senza nominare, senza circostanzaiare e senza concedere la difesa. E visto che come ci spiegava lo stesso Barbieri poco sopra chi getta fango lo fa per guadagnarci qualcosa, viene da domandarsi lui che ci guadagna con questo suo fangoso intevento contro ignoti di cui nega l'esistenza ma di cui non poteva tacere una condanna "urbi et orbi" senza fornire alcun dato. Magari Barbieri mirava solo a qualche pacca sulla spalla di qualche amico che si è sentito calunniato da qualche blog e ha chiesto aiuto all’esimio professore trasformatosi nell’angelo vendicatore che per spada di fuoco ha solo l’autorevolezza della sua firma. In fondo ognuno la propria credibilità se la gioca come vuole e Marco Pellitteri proprio recentemente sosteneva a proposito degli accademici come Barbieri che  «la formazione accademica fornisce loro un metodo e un rigore nell’approccio alle tematiche che non sono attualmente raggiunti (o quantomeno esibiti) dagli altri [cioè i non accademici –ndr], tranne rare eccezioni, per una semplice questione di iato educativo/formativo e di conoscenza di quelle precise regole di metodo che vanno rispettate in una corretta attività di critica d’arte perché tale critica sia riconoscibile come valida dai pari». E Barbieri in questo frangente ci ha proprio dato una dimostrazione della superiorità accademica e del suo rigore metodologico, vero Dottor Pellitteri?

Ma torniamo ad analizzare il Barbieri-pesniero. Il Cardinal Barbieri adesso si fa Papa ed emette la sua scomunica:

«La mia opinione è che chi si occupa di fumetti dovrebbe osservare d’ora in poi il silenzio su qualunque cosa scrivano queste persone: niente commenti su di loro, niente link (neanche se siete imbufaliti perché vi stanno calunniando – in particolare in questo caso, perché è di questo che vivono). Nessuna censura: il diritto di parola è un diritto sacrosanto, che non si nega nemmeno a chi vive di calunnie. Ma il diritto a essere ascoltati è qualcosa che ciascuno di noi si conquista con l’intelligenza e l’onestà, e là dove queste qualità non hanno casa è giusto non andare, e non mandarci più nessuno.»

Il killeraggio è servito, le modalità per mettere in pratica la congiura del silenzio sono definite.  Ovviamente di dimostrare di chi si parli per permettergli di difendersi, di indicare quali siano le presunte calunnie e di palesare  che sono appunto calunnie non se ne parla proprio. Troppa fatica per il semiologo. Il nemico è nemico per dogma di fede, il popolino bue formato da chi si occupa di fumetto non deve sapere e capire, deve solo ubbidire ciecamente al verbo di Barbieri perchè il nemico del mio amico è mio nemico e gli va messo il bavaglio, va censurato ma con accademica raffinatezza, facendo cioè capire che non lo si vuole censurare, perchè la libertà di parola è sacrosanta, ma semplicemente che deve essere condannato alla morte sociale. Deve essere abbandonato da tutti. Per uno che accusa un blog di usare i metodi che hanno generato l’antisemitismo non c’è male, vero? Perché forse Barbieri dimentica che il Nazismo obbligava gli ebrei a portare la stella di David sugli indumenti come marchio di infamia il cui scopo era proprio di essere individuati silenziosamente e poter così infliggergli quella morte sociale che lui stesso adesso vorrebbe fare a chi invece accusa di usare i metodi che generarono l’antisemitismo. E tra l'altro Barbieri riserva per chi secondo lui usa metodi che genererano l'antisemitismo, metodi che sembrano maledettamente simili a quelli che invece  hanno generato le mafie.

E qui scatta la parte diversamente coerente del metodo Barbieri. Dopo avere teorizzato che non si censura nessuno, non pubblica sul suo blog una risposta garbata e ironica del nostro direttore Bottero che voleva dire la sua su quanto sostenuto dall'illustre critico. Insomma il diritto di parola è un diritto sacrosanto ma a discrezione di Barbieri e del suo diktat.

Rimane a questo punto solo da chiedere a Barbieri se alla morte sociale segue anceh la deportazione nei campi di concentramento per l’innominabile interlocutore e l'innominato blog e se questa depotazione la autorizza direttamente lui oppure se sta solo eseguendo ordini provenienti da qualche gerarca del fumettomondo. Ma le domande non finiscono qui. La scomunica di Barbieri si estende anche a chi si occupa di fumetti e non dovesse ascoltare l'appello di Barbieri contunando a parlare del blog misterioso? Si estende anche a chi tra gli addetti ai lavori commenta nel blog e anche a tutti gli addetti ai lavori che hanno dato l'amicizia al profilo del blog di Facebook? E che farà Barbieri per mettere in pratica la sua congiura del silenzio? Contatterà singolarmente e silenziosamente tutti gli amici del blog innominabile su FB che sono addetti ai lavori per invitarli a ritirare l’amicizia o spera nel passaparola tra addetti ai lavori? E secondo lui gli addetti ai lavori sono tutti pronti ad aderire ciecamente e acriticamente all'appello di Barbieri? E siamo sicuri chei tra coloro che si occupano di fumetto tutti sanno davvero chi sia Daniele Barbieri e ne riconoscono acriticamente l'autorità e l'autorevolezza? Forse solo il senso dello sprezzo del ridicolo di Barbieri può rispondere a queste domande.

Suggerirei a questo punto Barbieri di stare più attento in futuro a teorizzare certi metodi per lanciare appelli liberticidi  perché, come diceva Pietro Nenni, c’è sempre uno più puro che ti epura e un giorno la stessa fatwa potrebbe invocarla nei suoi confronti uno più autorevole di lui, e magari proprio nel mondo accademico che egli frequenta. Chissà.

Dissolvenza incrociata. Torniamo a Watchmen. Rorschach è il personaggio che alla fine dell’opera più famosa di Moore paga con la vita il fatto di non accettare alcun compromesso. L’eroismo di Rorschach è in quel “bisogna dirlo a tutti”, che poi è l’essenza del giornalismo indipendente. Quel giornalismo che se ne fotte degli appelli di Daniele Barbieri, della sua volontà di potenza e e della sua congiura del silenzio, perchè va avanti per la sua strada fatta di documentazione e divulgazione.. Internet non era forse l’ultimo baluardo della libera informazione? L’unico posto dove ancora si possono fare girare liberamente le notizie? Dove vengono raccontate quelle cose che non ti racconterebbero sui media generalisti? O anche su internet questo vale solo finchè qualcuno non mette il naso dove non dovrebbe metterlo per ritrovarsi poi oggetto della congiura del silenzio ordita da un Daniele Barbieri qualsiasi?

Barbieri con la sua volontà di potenza sembra volere essere il Dottor Manhattan formato fumettomondo, mentre il blog innominato potrebbe essere Rorschach.  

E lo consociamo tutti il finale di Watchmen: Rorschach viene ucciso dal Dottor Manhattan, tuttavia il suo diario dove è annotato tutto quello che ha fatto Ozymandias, inviato alla redazione del New Frontiersman potrebbe svelare al mondo il segreto e ridurre in pezzi il piano perfetto di Veidt e la sua utopia. Rorschach è stato più forte del Dottor Manhattan e di qualunque congiura del silenzio.

Comunque, noi prepariamo i bagagli. Se dovessero venirci a prendere per portarci in qualche campo di concentramento per giornalisti del fumettomondo su ordine di Barbieri non vorremmo trovarci impreparati. Aspetteremo con la maschera di Rorschach ben stretta tra le mani e con in tasca 'ultima vignetta di Watchmen.

Nel frattempo che attendiamo però abbiamo almeno avuto il tempo di rottamare Barbieri e i suoi metodi di killeraggio della libera informazione on line.

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