Fumetto d'Autore ISSN: 2037-6650
Dal 2008 il Magazine della Nona Arte e dintorni - Vers. 3.0 - Direttore: Alessandro Bottero
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Outfit di una Gothic Lolita

di Gloria Carpita*

Quando indossiamo un abito instauriamo un processo di comunicazione con chi ci osserva (in termini semiotici un atto di significazione) ossia veicoliamo dei significati. Il sistema di comunicazione che mettiamo in atto si fonda sia sulla comunicazione corporea che su quella dell’abbigliamento, sugli effetti di senso che ottengono gli abiti indossati.

Qual è il rapporto concreto degli abiti con il corpo? In ciascuna società gli abiti rappresentano un’immagine di comportamenti sociali (in termini semiotici assumono il ruolo di significante, ossia incarnano un modello individuale che si è radicato all’interno di un gruppo sociale) e il grado di inserimento di un individuo nelle regole sociali ed in particolare il grado di partecipazione ai codici vestimentari che la società impone.  Attraverso l’analisi delle componenti del vestito che prende in considerazione il loro  legame fisico sul corpo, ossia un’analisi della struttura morfologica del vestito, è possibile definire i significati ad essa attribuiti (ossia l’organizzazione significante del vestito).

Nel vestito gothic lolita abbiamo visto che si fa ampio ricorso alla moda gotica occidentale e, in particolare, tenendo conto del legame fisico degli indumenti sul corpo è possibile classificarli:

in base a dove poggiano,  pertanto  le parti interessate includono la testa (cappellini, fermagli, cuffiette, crestine, paraorecchie, cerchietti, coroncine), il corpo (cappotti, giacchette, bolerini, coprispalle, cappe, cardigan, camicie, corsetti, maglie in jersey, gonne, vestiti, grembiuli, biancheria intima), ipiedi (scarpe modello Mary Jane o Rocking Horse Shoes di Vivienne Westwood ovvero ballerine, stivali, sandali con la zeppa dalla particolare forma a dondolo);

quanta parte del corpo ricoprono,  e quindi se i vestiti ricoprono il corpo in modo da ostentare un’incapacità fisica (la zeppa delle scarpe), oppure danno luogo ad un’ambivalenza tra la piena libertà dei movimenti (il corsetto e le stesse scarpe) e  un’auspicata maggiore libertà dei movimenti data dalla lunghezza delle gonne fino al ginocchio;

secondo la loro ampiezza,  i vestiti tendono a modellarsi sulle forme degli arti avvolgendo il busto con la duplice valenza di esaltare ma allo stesso tempo nascondere il corpo;

se sono direttamente a contatto con il corpo oppure sovrapposti ad altri indumenti,  i vestiti includono una particolare biancheria intima costituita da mutandoni, sottogonna, calze parigine, reggicalze, giarrettiere, scaldamuscoli e accessori quali guanti, manicotti, borse, ombrellini parasole, peluche spesso riadattati a borse.

Dunque ciascun indumento della moda gothic lolita occupa una posizione specifica (morfologica) andandone a definire l’outfit e nello stesso tempo presenta delle varianti a seconda del sottogenere lolita di riferimento. Di seguito le varianti, ossia le differenze dello stile lolita:

- sweet lolita (amaloli): caratterizzato da colori chiari, abiti dalle forme infantili riccamente decorati con passamaneria, pizzi, merletti e fiocchi e stampe infantili (cavalli a dondolo, dolciumi, note musicali, animali, frutta ecc.). Si suddivide, a sua volta, in:

> shiro lolita (shirololi): dominante il colore bianco, bianco antico, avorio, panna;

kuro lolita (kurololi): dominante il colore nero;

mizuiro lolita (mizurololi): dominante il colore azzurro;

pinku lolita (pinkuloli): dominante il colore rosa;

hime lolita (himeloli): abiti dai colori pastello (bianchi, rosa, azzurro), corredati da tiara (talvolta   anche da un piccolo scettro) e himecut (pettinatura principesca). Si ispira al rococò e al vittoriano.

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Le gonne  più lunghe e le scollature più profonde si ritrovano nel:

country lolita (countryloli): abiti dalla stampa floreale, di ispirazione bucolica o con stampe bucoliche e stampe vichy, in percalle, con cappelli di paglia e cestini di vimini per il pic-nic;

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- sailor lolita: l’abbigliamento è una rielaborazione delle vecchie uniformi con colletto alla marinara e cravattine abbinate a gonnelline con insegne nautiche;

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- pirate lolita: abiti con stampe piratesche o nautiche, piccoli cappelli a tricorno e borsette a forma di forziere;

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- classic lolita (classical lolita): si ispira maggiormente alla moda vittoriana per i ricchi tessuti utilizzati, come il velluto e il broccato, e al periodo barocco e rococò per quanto riguarda le stampe floreali. È lo stile meno infantile; infatti, lo si distingue per essere più maturo, i colori sono più profondi (vengono utilizzate tonalità come l’avorio, il rosa, il blu, il borgogna, il nero e il marrone). Frequenti anche le silhouette stile impero. Lo stile è generalmente più lineare con gonne meno voluminose e a volte anche a tubino. Tra gli accessori si distinguono i cappelli a cilindro;

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- punk lolita (pankuloli): si ispira all’abbigliamento punk occidentale ma in versione più elegante (mantenendo di base le gonne a campana e le camicette decorate con pizzi), in tessuti serigrafati e in tartan adornati da spille di sicurezza e catene, cinture borchiate, accessori a rete. A volte il taglio dei capelli è corto e cotonato;

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- wa lolita (waloli): ispirato al tradizionale abbigliamento giapponese, il kimono e lo yukata, prevede l’unione di elementi giapponesi con la moda lolita. Gli abiti tradizionali vengono modificati per poter essere accoppiati con le gonne vaporose. Lo stesso obi è decorato con pizzi e nastri. Vengono utilizzate sia stampe tradizionali asiatiche che occidentali (oltre a tradizionali stampi lolita, quali dolciumi, frutta ecc.);

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- qi lolita (quiloli): ispirato al tradizionale abbigliamento cinese, il qipao, prevede l’unione di elementi cinesi con la moda lolita;

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- gothic lolita (gothloli): uso del colore nero abbinato al bianco, al rosso, al blu, al viola o al verde scuro. Riprende gli elementi di base della moda lolita abbinando a quest’ultima elementi dello stile gotico occidentale sia negli accessori che nelle stampe dei vestiti: croci, bare, pipistrelli, animali di pezza (spesso in pelle o in PVC) e bambole dolfie, gioielleria con design d’epoca. Il make-up si distingue dagli altri sottogeneri per i colori scuri di labbra e occhi in contrasto con una carnagione che viene resa pallida, i capelli sono spesso tinti e acconciati in boccoli. Si evidenzia, inoltre, per le scarpe Mary Jane con le zeppe. Si suddivide a sua volta in: 

> elegant gothic lolita (EGL): si basa sull’estetica della moda vittoriana con l’uso di colori austeri come il nero, il bianco e una vasta gamma di colori scuri rimanendo coerente con i canoni della moda lolita per il largo uso di accessori e di linee fanciullesche   e infantili;

> aristocratic gothic lolita (AGL): come la precedente, si distingue per uno stile più maturo;

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> grotesque lolita (gurololi): caratterizzato dall’uso di macchie di sangue, lividi finti, bende sull’occhio per un effetto sfigurato e grottesco creato ad arte;

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> erotic lolita (erololi): gonne più corte di quelle usate dalle lolita, dai toni provocatori. Biancheria intima, giarrettiere e corsetti indossati in modo da essere visibili; 

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> boy style (ji): controparte maschile del gothic lolita ma spesso indossato anche dalle ragazze per ottenere un effetto androgino. È un abbigliamento simile a quello degli studenti nel periodo vittoriano. Si compone di camicie d’epoca molto decorate, cravatte, pantaloni alla caviglia, calzettoni, cappelli a cilindro e a scoppola. Si distingue in:

* dandy: ricercato ed elegante, vuole simulare lo stile vittoriano degli uomini europei di   ceto elevato del XIX secolo con abiti sontuosi quali redingote e jabot;

* aristocratic: come il precedente, prende spunto dalla borghesia europea del XIX secolo.  Con giacche trequarti, panciotti e abiti di foggia molto simile a quella femminile, cerca di ricreare un senso d’eleganza.

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*autrice del saggio "Gothic Lolita. Storia, forme e linguaggi di una moda giapponese", pubblicato dalla Società Editrice La Torre.

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