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Meno titoli, più promozione e reso (che reso non è) alle fumetterie: tutti editori con i soldi degli altri
Moleskine #22
Appunti di viaggio nel mondo del fumetto, attraverso i suoi protagonisti e l’informazione di settore. Ritorna il corsivo.
Meno titoli, più promozione e reso (che reso non è) alle fumetterie: tutti editori con i soldi degli altri
di Giorgio Messina
Ci risiamo. Sembra che la stanza segreta cominci ad andare stretta ai Beati Paoli del fumetto italiano e così, con l’arrivo di Messaggerie Libri nella distribuzione in fumetteria, qualcuno ritorna a fare capolino fuori. L’argomento? Il preferito di questa cricca di autori: come gli editori dovrebbero fare gli editori. Perché si sa, al bar dello sport chiunque degli astanti sapeva come fare meglio di Benitez all’Inter e al bar del fumettomondo, dal monitor, comodamente seduti a casa propria, tra una pausa e l’altra dal tavolo da disegno, gli autori sanno spiegare a chi ci mette i soldi nell’editoria a fumetti italiana come deve fare e soprattutto questi soldi come li deve impiegare. Il tutto ovviamente e rigorosamente senza metterci un euro. Perché spiegare a chi rischia di proprio non costa nulla e qualche volta ci si guadagna anche in applausi e pacche sulle spalle dai soliti amici della cricca del “vogliamo vivere di fumetto e se non ci riusciamo la colpa è degli editori cattivi cattivi cattivi perchè la crisi è una scusa buona per non pagarci”.
L’ultima frontiera di questi teorici dell'editoria? Bisogna produrre meno volumi perché c’è troppa offerta. Meno volumi e più promozione. E via giù di esempi. Naturalmente i volumi che bisogna produrre di meno sono sempre quelli degli altri, mai i volumi dell’autore che si improvvisa esperto di marketing. Insomma, nel teorema in dimostrazione di costoro è insito il concetto che il loro ultimo libro a fumetti è tanto figo e vende meno di quello che dovrebbe vendere, perché gli altri editori (mai il loro…) producono troppa “monnezza”, troppi libri di scarsa qualità (sempre rispetto alla propria di qualità, of course). E sono questi libri “monnezza” a soffocare i libri “figosi figosi”. Corollario che non necessità di dimostrazione, infatti prevede che il lettore non compra il libro figo perché spende erroneamente nel libro mondezza, incauto acquisto che lo terra lontano in seguito dalla roba fumettologicamente superiore. La sparizione del libro monnezza dagli scaffali provocherà automaticamente il riarrangiamento consequenziale del mercato e il lettore non potrà non comprare finalmente il libro figo figo, che poi è l'ultimo libro dell'autore improvvisatosi esperto di editroria e marketing.
Insomma come se io lettore comprassi (solo) Scott Pilgrim edito da Rizzoli, e la sparizione di questo titolo dalle librerie comporterebbe automaticamente che io lettore spenda i miei soldi per comprare, chessò, "Il Brigante Grossi e la sua miserabile banda" di Michele Petrucci pubblicato da Tunuè. Il gusto del lettore per certi autori evidentemente è scienza esatta. Beati loro, Beati Paoli. Ma il fumettomondo per essere davvero perfetto e dar da mangiare a tutti, non solo necessità della sparizione dei libri “monnezza”. Altra innovazione che salverà il settore e i suoi autori è il reso in fumetteria. Perché altro teorema (ancor più dogmatico) vuole che la fumetteria se finalmente avrà la possibilità del reso sui titoli ordinati, inzierà a prendere quei titoli che solitamente non ordina per non rischiare di vederseli rimanere sul groppone a causa del conto assoluto, cioè del sistema attuale secondo cui si paga quel che si ordina. Peccato che questi dispensatori di consigli non sappiano nemmeno la differenza tra reso e conto deposito. Ma tutto fa brodo e così il reso e il conto deposito si mischiano. Insomma questa favoletta immagina che la fumetteria in grado di ordinare a iosa e con la possibilità di rendere quello che non vende non occuperà ancor di più gli spazi con i soliti 10 titoli, quelli sicuri di vendere e senza rischio, ma penserà anche ai titoli più difficili da vendere, quelli che prima non ordinava. Ora a questi esperti di marketing da salotto virtuale chi glielo spiega che se una fumetteria vende 80 copie di Narutame vario, se avesse la possibilità di ordinare con il reso (che reso non è) ne ordinerebbe 200 dello stesso Narutame? Perché magari pagando di tasca propria una fumetteria si può permettere 80, ma sapendo di non incorrere in alcun rischio meglio avere 200, tanto poi quello che mi avanza lo rendo, giusto? E "Il Brigante Grossi e la sua miserabile banda" di Michele Petrucci edito da Tunuè di cui sopra, in fumetteria, con le rese (che non sono rese ma conti vendita che in distribuzione non esisteranno mai), che fine fa? Solo su ordinazione potrebbe dire la fumetteria, che serve spazio per i 200 Naruti vari, roba che si vende sicuro e in fretta.
E quindi? Cosa deve fare un editore e come deve spendere i suoi soldi per fare l’editore? A chi si deve rivolgere per avere buoni consigli? Provate a chiederlo a questi autori, novelli esperti di tecnica editoriale. Scrivetegli, cari editori. Vi risponderanno: meno titoli, più promozione. e il reso (che reso non è) alle fumetterie Ma badate bene, cari editori, il servizio consigli (non richiesti) della cricca degli autori non comprende il pagamento da parte loro dei vostri fornitori, Quello è affar vostro. Anzi sono soldi vostri.
Che ci volete fare. Siamo un popolo di allenatori con le panchine degli altri e di editori di fumetti con i soldi degli altri. Noblesse oblige.







