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"Gli amanti del Rio Grande": recensione ed intervista a SANDRO SCASCITELLI relativa al ColorTex 17

 

color tex 17 0 min

 

 

Showtime!

 

Ebbene sì, non c'è altro modo per riassumere il ColorTex uscito ad Agosto 2020 se non con la parola “capolavoro”.

Non fatevi ingannare del titolo: “Gli amanti del Rio Grande” ha ben poco di sdolcinato ma se invece vi piace masticare polvere sotto il sole cocente della prateria, avere tutte le budella sbatacchiate in galoppi sfrenati e non vi fa paura il sinistro fischio dei proiettili ad un palmo dalla zucca avete trovato pane per i vostri denti.

Cowboys duri e temprati da una vita in sella, uomini giusti che non chiedono altro che vivere onestamente del proprio sudore, e ne spandono parecchio, capaci di farvi svolazzare di un paio di metri con un pugno ma anche di piazzare una palla in fronte ad un colibrì a dieci passi di distanza, con la testa sulle spalle ed i nervi saldi sono i coprotagonisti della vicenda al fianco di Tex e Carson, trascinati come spesso avviene in un guaio subito dopo averne brillantemente e definitivamente risolto un altro.

Chi è l'autore di questa storia che fa produrre un litro di acquolina in bocca ad ogni Texiano che si rispetti? Si tratta del maestro Sandro Scascitelli, nome ben noto agli appassionati ed ancora una volta garanzia di qualità ai massimi livelli.

La sabbia sollevata dagli zoccoli dei cavalli, l'eco delle sparatorie e le imprecazioni dei cattivi di turno che si mescolano a frasi al vetriolo dei Nostri ed alle grida di dolore degli avversari colpiti riecheggiano tra le pareti delle case di noi tifosi dei due paladini della legge mentre sfogliamo le pagine, proprio come farebbero, ed in effetti fanno, tra le scoscese guglie di aspri canyons popolati solo da serpenti a sonagli e scorpioni.

Davanti al nostro naso si delinea man mano una vera e propria avventura dal sapore cinematografico, un film di carta e non di cellulosa (ok, ok ora è tutto digitale, non state a farmi le pulci) che ci tiene inchiodati alla poltrona fotogramma dopo fotogramma. E non parlo di film a caso: tra le facce dei vari attori della vicenda ce ne sono alcune che ogni “fan” del genere western dovrebbe conoscere e che vi prenderanno alla sprovvista, in senso positivo, coinvolgendovi quasi senza che ve ne accorgiate in una particolare caccia al tesoro per trovare tutti i riferimenti ed i rimandi a personaggi di lungometraggi storici, universalmente noti divenuti leggendari tanto quanto i Pards.

Il primo e maggiormente palese di questi richiami veste i panni del “villain” principale della storia, tale Don Manuel Delgado che ha i lineamenti niente meno che di Anthony Quinn, interprete adattissimo per il ruolo che disegnatore e sceneggiatore gli hanno idealmente affidato.

Ma non finisce certo qui.

Proseguendo nella vicenda capitiamo in una posada ed ecco che le nostre antenne tornano a drizzarsi. L'oste sembra di averlo già visto… ma sicuro! E' il portavoce del villaggio vessato da Calvera nell'originale “I magnifici sette”, il coraggioso peone Hilario (alzi la mano chi si ricordava il nome) proveniente dal paesino messicano di Ixcatlan (neanche voi sapevate come si chiamava, confessate…) interpretato dall'attore Jorge Martinez de Oyos comparso in tantissime pellicole dal 1948 al 1996.

Siamo a sud del confine, in territorio messicano, quindi non possono mancare i Rurales. Nelle vesti del viscido, un po' corrotto e decisamente incapace Sergente Gonzales si possono rivedere i tratti, in modo meno marcato e limpido degli altri attori, di Fernando Sancho, panciuto e famoso interprete di molti film. Ben più identificabile anche ad una prima occhiata poco attenta è invece il killer Garrido, a cui lo spregevole don Manuel fa ricorso quando ha bisogno di qualcuno che svolga per lui del lavoro sporco: e vi viene in mente qualcuno più calzante di un ghignante e mefistofelico Jack Palance per quel ruolo, in quest'occasione fornito dei tipici baffoni e sombrero da desperado?

Non vi basta? Che altro volete… Ah, siete curiosi di sapere qualcosa di più sui famosi “amanti”.

Bueno, sono qui per servirvi.

 

Vignetta da22GLI AMANTI DEL RIO GRANDE min

Vignetta da "Gli amanti del Rio Grande"

 

Prima però mettiamo il cuore in pace ai più assatanati, come quelli che sbavano vedendo le riproduzioni di certe squaw dalle gonne corte o non sentono più il freddo pungente delle mattine autunnali se pensano alla bella, ma tutt'altro che piacevole (giudizio personale sebbene ci siano degli elementi oggettivi) Lupe: niente cosce al vento, neanche mezza caviglia, amigos, lo siento. Però potete consolarvi perché ad un certo punto ci sarà un appassionato bacio che potrebbe far diventare gli occhi a cuoricino anche ad un rude cowboy. O far sorridere lisciandosi il pizzetto un vecchio Ranger dalla chioma argentata, chissà.

Comunque Ruby, la donna coinvolta nella vicenda, è senza dubbio una “mujer” dal fascino non comune, come lo stesso Carson non si farebbe pregare nel confermarlo, sebbene non mi sia balzato agli occhi nessun rimando specifico. Sicuramente ha la classe e l'eleganza (soprattutto nella sua apparizione primaria, perché non ci fidiamo di lei da subito ed all'occorrenza tira anche fuori le unghie) di una delle dive della Hollywood che fu; per fare qualche esempio potrebbe ricordare vagamente Amanda Blake, Grace Kelly o Rita Hayworth, mentre in tempi più moderni potrebbe essere interpretata da Michelle Pfeiffer con la chioma bionda e lo sguardo languido.

Stesso discorso per il “lui” della coppia: Tom. Riprendendo un film menzionato poco fa, potrebbe avere qualche aspetto in comune con Giuliano Gemma quando era “Ringo”, anche se meno scavezzacollo e sicuramente con l'indole più pacata rispetto al pistolero per cui valgono le questioni di principio. E' proprio in “Una pistola per Ringo” che Sancho, menzionato poco fa, diviene un indimenticabile cattivo a capo di una eterogenea banda di pendagli da forca della peggior specie.

Sangue, lacrime e parecchio piombo sono gli ingredienti di quest'avventura che nasconde anche un paio di bei “twist”, cioè colpi di scena nei punti giusti ad arricchire l'intero lavoro.

Naturalmente ci sarà la sparatoria finale, dove l'abilità grafica dell'illustratore insieme a quella narrativa dello sceneggiatore faranno restare sul chi vive anche noi fino a quando l'ultimo grilletto verrà premuto. Ma non sperate di scucirmi nulla di più su come va a finire: come avete letto su quella targa all'ingresso del Trading Post, qui (ed io ci aggiungo SOLO qui) non si fanno spoiler. Posso arrivare a mettervi in conto un paio di bicchierini di bruciabudella o anche passare un giro gratis, ma le anticipazioni campate in aria senza ragione rimangono fuori dalla porta, proprio come le vostre sputafuoco rimangono sotto il banco del saloon quando siete qui con gli stivali sotto i tavoli.

Anche l'autore dei testi è un nome conosciuto in ambito Bonelli: Jacopo Rauch è apprezzato e rispettato dai lettori di Zagor, avendo firmato diverse importanti storie dello Spirito con la Scure a partire dalle sue prime: “Delaware” e “I naufragatori”.

Impeccabile come sempre il lavoro al lettering di Omar Tuis.

La copertina è opera di Claudio Villa, ormai questo lo sanno anche le pietre. Quelle che si trovano nel Rio Grande ma anche quelle nostrane.

Rimane da citare la colorazione, anche stavolta affidata al sopraffino Oscar Celestini, ormai un veterano sulle piste della Frontiera percorse al servizio dei Rangers. Celestini adatta perfettamente il suo stile alle chine di Scascitelli ed il dinamico duo sforna un prodotto finale che raggiunge livelli elevatissimi di arte come non tante volte specie negli ultimi anni abbiamo ammirato nella serie dei Color ma anche in generale sulle testate della Fabbrica dei sogni, a causa di qualche scivolone di troppo.

I toni caldi e chiari usati per definire il giorno sembrano quasi far trasparire dalle tavole l'infuocata temperatura diurna delle terre del West, i lampi delle detonazioni dei Winchester in contrasto con i colori cupi delle scene notturne costellano le sequenze d'azione ambientate quando il sole è già calato. Gli effetti della polvere mossa dagli zoccoli dei mustang, gli schizzi d'acqua e di azzurro quando si attraversa guardinghi un guado che potrebbe essere un luogo ideale per un agguato, le atmosfere contenute di una stanza quando si sta per spegnere la candela e concedersi un meritato sonno ristoratore, tenendo però la Colt non troppo lontana, sono tutti elementi che rendono reale un racconto di fantasia, che contribuiscono a far diventare “veri” dei personaggi i quali per i profani sono soltanto dei fumetti, ma non per noi Texiani fino al midollo.

Quindi, spiacente, ma la definizione non comprende qualche, fortunatamente scarso, addetto ai lavori un po' pienotto di sé o che considera, giusto per non dimenticare un esempio alquanto eclatante, certe caratteristiche fisiche ideate dal mitico Galep su taluni comprimari “ridicole”, confondendo tra loro per di più persone realmente esistite in sproloqui "storiografici" presumibilmente solo perché tutte dotate di baffi...

Per noi, dicevamo, rappresentano e sono ben altro: sono compagni da molti anni, sono esempi di vita che con le loro esistenze di carta e sogni cercano e speriamo riescono ad insegnarci come procedere a testa alta sulle strade della nostra di esistenza, reale, di carne e quotidiane piccole o grandi lotte, soprattutto in tempi problematici come questi che stiamo affrontando, nei quali purtroppo bisogna stare con gli occhi aperti per salvaguardare noi stessi ed i nostri cari non da bandidos o indiani ribelli ma da un nemico tanto infido quanto pericoloso ed anche da chi favorisce il prosperare di questo nemico mantenendo atteggiamenti incoscienti e per giunta sbeffeggiando chi segue le regole (parlo di quelle del buonsenso come il tenere il naso dentro una certa mascherina) o chi lavora per mettere un freno ad una situazione ancora critica e sicuramente ben “poco allegra”, come direbbero i Nostri.

 

 Scascitelli ritratto min

 Ritratto di Sandro Scascitelli ad opera di Lorenzo Barruscotto

 

A trasformare in qualcosa di veramente speciale questa recensione c'è ancora una chicca, anzi a dire il vero si tratta della portata principale: una breve (nel senso di non lunga come altre volte) ma intensa ed esaustiva intervista proprio con il maestro Scascitelli, il quale ha acconsentito a rispondere ad alcune curiosità in merito al suo impegno ed alle sue capacità artistiche, espressa magistralmente in questo volume.

Ma non solo: ha gentilmente fornito ben tre disegni originali realizzati da lui stesso, due dei quali addirittura INEDITI (non posso non scriverlo maiuscolo) affinché potessi pubblicarli intervallando le parti della chiacchierata.

Per questo e per dimostrarsi sempre alla mano, disponibile e cordiale non solamente in tale occasione, ci tengo a ringraziarlo ancora una volta, ricordandogli che qui al Trading Post una bistecca con abbondante contorno di patate ed un bel caffè caldo non mancheranno quando passerà di qui fermandosi per una sosta e per far tirare il fiato al suo cavallo.

 

Studio inedito di Tex min

 Studio inedito di Tex

 

- Da appassionato di West e western non posso che manifestarle tutto il mio entusiasmo per aver scoperto durante il proseguire della lettura che più di un personaggio nella vicenda aveva il volto che riproduceva le fattezze di iconici attori di Hollywood, resi immortali da diverse caratterizzazioni: i Texiani non proprio di primo pelo le assoceranno senza dubbio a leggendarie classiche pellicole.

Non credo di andare troppo lontano dal bersaglio se metto in testa a questi omaggi il grugno truce e poco incline al sorriso di Don Manuel, il “cattivo” della storia di carta e chine: è splendidamente reso con i tratti di un roccioso Anthony Quinn. Torna alla mente il bellissimo film “Il giorno della vendetta” nel quale Kirk Douglas, lo sceriffo, deve vedersela proprio con il suo ex amico divenuto haciendero Quinn, villain “per necessità”, se vogliamo.

Poi c'è il cantinero messicano che ha tutta l'aria di far rivivere nelle tavole il simpatico e coraggioso portavoce dei contadini del villaggio tenuto in scacco dai bandidos ne “I magnifici sette”, la versione originale con Yul Brinner e Steve MacQueen tra gli altri.

Ma le sorprese non sono finite poiché Garrido, il bandolero al soldo del principale antagonista del racconto, personalmente mi ricorda Jack Palance sebbene anch'egli porti per l'occasione un paio di baffoni made in Mexico.

Forse mi lascio prendere troppo dalla foga ma azzardo ad affermare che qualcosa di Fernando Sancho, il capo banda per eccellenza contro cui si scontra Ringo/Giuliano Gemma, compare nel sergente dei Rurales a cui sfuggono i Nostri. (Come già detto precedentemente)

Se questo Color fosse stato un film con attori in carne ed ossa, avrebbe prosciugato le casse dei produttori ma anche sbancato i botteghini per la presenza di un così ricco casting.

Da dove nasce, se ci abbiamo azzeccato in tutti gli accostamenti, l'idea di far “recitare” insieme illustri protagonisti di celebri pellicole accanto ai Rangers?

I due “amanti” menzionati dal titolo del volume hanno un'aura che per usare un parolone potremmo definire “old fashioned” cioè sembrano provenire da altri tempi, quelli dei western del Duca John Wayne o anche di quelli in cui Sella d'Argento faceva cantare la propria Colt. La bella Ruby ha la classe di dive del calibro ad esempio di Greta Garbo mentre un giovane Giuliano Gemma sarebbe stato adattissimo a ricoprire il ruolo di Tom.

Cosa ci può dire suoi personaggi fulcro dell'intera vicenda?

Quando leggo una nuova sceneggiatura, nella mia testa affiorano subito le immagini dei molti bellissimi film western visti e rivisti in tanti anni da appassionato di cinema, e quindi anche di cinema western, che numerosi capolavori ci ha regalato. E’ facile pertanto che nella realizzazione delle tavole si materializzino questi ricordi ed è gratificante per me apprendere, attraverso i commenti dei lettori, che queste licenze sono abbastanza apprezzate e gradite.

 

- Anche i volti di Tex e Carson sono immediatamente riconoscibili, sono proprio loro, sia quando si scambiano occhiate di intesa dopo una battuta del Vecchio Cammello, sia quando traguardano un balordo attraverso la tacca di mira di un Winchester “Yellow Boy” oppure perfino quando devono camuffarsi per trarre in inganno gli avversari. Abbiamo già sostenuto e lo ribadiamo con un megafono che i disegni di questo speciale a colori sono un vero spettacolo, rappresentando non solo una boccata di ossigeno per l'intera saga di Tex ma proprio l'intera bombola, di per sé e sicuramente a maggior ragione se raffrontati con alcuni risultati non del tutto all'altezza delle aspettative, parlando del mero punto di vista artistico tralasciando le sceneggiature o degli articoli, specie questi ultimi come dire piuttosto fantasiosi, che hanno “arricchito” alcuni albi.

Sebbene lei sia un professionista navigato ormai di casa al villaggio centrale della Riserva Navajo tanto da potersi sistemare in un suo hogan individuale per aver tante volte ed in modo sempre impeccabile lavorato per Aquila della Notte ed i Pards, non è facile rendere vivi e vibranti i corpi, le posture, le espressioni, i movimenti di cowboys e vaqueros, che fungono da semplici comparse, ma nemmeno riproporre in modo immediatamente distinguibile lineamenti che devono risultare familiari agli occhi di tutti, sebbene ogni lettore abbia un proprio identikit mentale.

Ci può raccontare qualcosa del processo creativo che ha portato alla realizzazione dei “suoi” Rangers?

Sin dall’inizio il problema più difficile che mi si è presentato è stato quello della resa dei protagonisti principali. Bisognava rimanere nei canoni della tradizione senza tuttavia riproporre pari pari una delle tante versioni che i disegnatori hanno realizzato da oltre settant’anni ormai. Nel mio immaginario Tex si è sempre materializzato negli straordinari disegni di Giovanni Ticci, per me quello che riesce a rendere al meglio il carattere del nostro leggendario Ranger, ed è quindi guardando a Ticci che ho cercato, e cerco ancora, di realizzare la mia versione. Mi rendo conto di quanto l’impresa sia ardua.

 

- Qual è stata l'interazione tra le tavole e la sceneggiatura del signor Rauch prima e la colorazione di Oscar Celestini insieme al lavoro di lettering di Omar Tuis poi? Sappiamo che tra singole vignette e balloons c'è un rapporto ben più stretto di quello che comunemente si potrebbe pensare ma come si svolge invece quello con la colorazione ed i ritocchi finali? 

La sceneggiatura è di Jacopo Rauch, tuttavia il supervisore è Mauro Boselli, che si avvale dei collaboratori Giorgio Giusfredi e Antonio Serra. Terminato il mio lavoro in bianco e nero non sono poi entrato nelle fasi successive di colorazione e lettering.

 

- Ci sono passaggi nella narrazione o specifici personaggi a cui è particolarmente legato magari per aver contribuito più di altri a renderli in un certo modo o che sono stati creati e caratterizzati proprio da lei?

In generale pensando alla saga di Tex c'è un avversario o un alleato che le “piace” maggiormente e che vorrebbe tornare a disegnare o con cui vorrebbe cimentarsi con il suo realistico, raffinato e dinamico stile?

Mi piacerebbe molto cimentarmi in una storia che abbia come sfondo i paesaggi innevati del Grande Nord con indiani, animali, fiumi, tipo per intenderci “Corvo Rosso non avrai il mio scalpo”, ma chissà…

 

Vignetta inedita min

 Vignetta inedita di Tex

 

- In generale quali sono i suoi ferri del mestiere? Utilizza supporti tecnologici o si affida alla cara “vecchia” matita? L'impaginazione dell'albo segue una griglia più o meno regolare o ci sono dei punti in cui ha avuto maggiore libertà d'azione? Quali sono i tempi di realizzazione di un capolavoro come “Gli amanti del Rio Grande” dalla prima lettura del soggetto alla parola fine?

Per circa quarant’anni ho disegnato fumetti usando pennino e pennello, poi in una pausa del mio lavoro mi sono avvicinato al disegno digitale e attualmente uso la tavoletta grafica per realizzare le mie tavole; per me che vivo ad Anagni (FR) lo trovo molto più pratico nella gestione del lavoro (spedizione, correzioni, ecc). In fase di realizzazione non cambia un granché, c’è stata, da superare, una prima difficoltà dovuta al fatto che dopo anni passati a guardare il foglio sul quale si disegnava, bisognava ora farlo guardando lo schermo e non la mano; una volta superato questo problema, si torna a disegnare normalmente. Credo che tra qualche anno la generazione dei disegnatori tradizionali (carta, pennelli, inchiostro) sarà sostituita da disegnatori digitali, basta dare un’occhiata alle aule delle scuole di fumetto dove i ragazzi ormai sono davanti agli schermi. D'altronde noi siamo degli artigiani che producono per la carta stampata, le nostre pagine sono destinate ad un pubblico che vedrà solo una riproduzione del nostro lavoro, l’originale lo vedranno in pochissimi e quindi che sia su carta o sui file ha poca importanza. Se voglio fare un disegno per una fruizione diversa (mostre, mercato, ecc.), certamente dovrò tornare al manufatto tradizionale.

 

- Ora è lei un maestro ma quali sono stati i suoi maestri e quali autori e grandi del Fumetto hanno maggiormente influenzato la sua mano negli anni di maturazione artistica?

Sono stato sempre molto attratto dal fumetto dei grandi Maestri, da Sergio Toppi, a Dino Battaglia, a Gianni De Luca a Moebius, Hermann, Breccia (Alberto ed Enrique), e l’elenco potrebbe continuare…

 

- Ultima domanda: quali sono i suoi progetti futuri? La rivedremo presto regalarci nuove emozioni sulle piste dell'avventura percorse dai quattro Moschettieri del West in nome della giustizia?

Attualmente sto lavorando su una nuova sceneggiatura di Tex. Il futuro? Come direbbero i Nostri… quien sabe.

 

Grazie mille per il suo tempo e la sua disponibilità

 

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