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- Scritto da tuttocartoni
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Intervista a Raul Cestaro
Presentati ai lettori di Fumetto d’Autore.
Salve a tutti, mi chiamo Raul Cestaro, da piccolo disegnavo sempre, soprattutto fumetti.Caso vuole che continuo a fare lo stesso ancora oggi….E non mi sono ancora stufato!
Quando e perchè è nata la tua carriera?
E’ nata piano piano….. fin da piccolo ho sempre saputo che avrei voluto fare questo lavoro e che in qualche modo ci sarei riuscito. Perché è nata? Beh credo che nel mio caso come in quello di tanti altri, presumo, si sia trattato di un vero sacro fuoco che proveniva dal di dentro: la passione per il disegno applicato al fumetto è stata fin da subito qualcosa di viscerale e incontrollabile, cosicchè , da ragazzino, passare molte al giorno seduto a disegnare e a ricopiare i miei disegnatori preferiti, era il più grande divertimento che ci potesse essere per me, oltre che qualcosa di davvero utile e fondamentale. All’inizio, quando avevo quindici anni, io e mio fratello,con il quale già condividevo la determinazione di voler fare questo mestiere, riuscimmo ad avere un appuntamento con il grande Attilio Micheluzzi, al quale sottoponemmo i nostri primi lavori, che non fu affatto avaro di consigli preziosi. Purtroppo questo rapporto privilegiato non durò che qualche mese, per l’improvvisa scomparsa di questo Gigante del fumetto Italiano. Per il resto, ho iniziato a farmi vedere alle fiere di fumetto e a presentare i miei primi disegni, o meglio le mie prime tavole, agli editor che riuscivo a trovare, ma non solo a loro. Sottoponevo i miei lavori anche agli autori presenti, soprattutto quelli che stimavo professionalmente, per avere pareri, consigli e dritte, oltre che per far girare le mie cose in modo da farmi conoscere un pochino.
Regalci qualche aneddoto sulla tua carriera.
Posso parlare di qualche aneddoto riguardante piuttosto i miei inizi. Terminate le scuole medie, sulla pagella finale, come penso succeda abitualmente ancora oggi, era indicato l’indirizzo di studio da seguire da lì in poi. l’indirizzo che era stato consigliato per me era ovviamente quello artistico, date le doti nel disegno che i miei insegnati avevano avuto modo di vedere in quegli anni. Beh, contro le previsioni, mi fu imposto invece il liceo classico, che tuttavia frequentai per un solo anno, dato il non felice rapporto con il latino e il greco! Devo però ringraziare di aver fatto quell’anno di classico, perché proprio in quell’occasione il mio compagno di banco mi parlo entusiasticamente di un fumetto che gli stava piacendo da matti, consigliandomene l’acquisto: beh quel fumetto era Dylan Dog. Acquistai il numero in edicola in quel momento, e mi folgorò. Decisi che mi sarebbe piaciuto dedicarmi quel tipo di fumetto. In più in casa mia, fin da quando ero piccolissimo, giravano gli albi di TEX Willer, essendo mio padre un grande appassionato. insomma il corso Bonelliano pareva deciso fin dall’inizio… e ora eccomi quì!
A quali progetti stai lavorando attualmente?
Ho terminato da poco insieme a mio fratello una storia di TEX su testi di Tito Faraci, che dovrebbe vedere la luce in edicola i primi mesi del 2012, e attualmente, dopo aver firmato la copertina del Dylan Dog Color Fest 7, sto lavorando, sempre in coppia con mio fratello, ad una storia breve di Dylan, per uno dei prossimi numeri del Color Fest.
Quali progetti futuri vorresti realizzare?
Mi piacerebbe prima o poi trovare più di una briciola di tempo per fare qualcosa per il mercato americano. Ci sono diverse pubblicazioni che ritengo essere nelle mie corde… ma niente di troppo supereroistico, quel genere non mi attrae molto. Anche per il mercato francese non sarebbe male riuscire a fare qualcosa… ma per il momento, i miei incarichi Bonelli mi assorbono totalmente, e non c’è spazio per altro.
Una cosa che rifaresti e una che non rifaresti nella tua carriera.
…mmmm rifarei… qualche vignetta di cui non sono soddisfatto, se ne avessi il tempo! E ce ne sono tantissime! Non rifarei i miei primi anni di lavoro come li ho fatti…. Cercherei di affrontarli con maggiore maturità.
La tua serie preferita?
Serie preferite in assoluto non ce ne sono… mi lascio guidare soprattutto dal gusto per i disegnatori, ovvia e prevedibile deformazione professionale..! Mi piace che un fumetto, oltre che scritto bene sia anche disegnato come dio comanda. Ultimamente ho scoperto disegnatori molto interessanti e talentuosi come Roger Ibanez e Sean Murphy, e di conseguenza compro i loro fumetti. Ah no,dimenticavo!: c’è una serie che seguo puntualmente: The walking dead, bellissima saga Zombie! Però, non posso non essere felice che una serie come Tex, alla quale mi onoro di collaborare, stia attualmente attraversando un momento decisamente felice e proficuo, nonostante la veneranda età!
Il fumetto che avresti voluto disegnare tu.
Eh.. ce ne sono tanti… penso a Ken Parker… a qualche epica storia di TEX, o a qualche vicenda del Punitore, o ancora a diverse storie di Zanardi di Pazienza…. Però, se devo sceglierne una… : Dylan Dog numero 10: “Attraverso lo specchio” di Sclavi e Casertano. Splendida. Cosa darei per averla disegnata io…
Com'è il tuo rapporto con il web?
Decisamente buono. È utilissimo anche per il mio lavoro. Ormai tutti i disegnatori si documentano grazie ai motori di ricerca più famosi, tutto ciò sembra ormai irrinunciabile. Certo c’è il rovescio della medaglia. Rischia di essere un mondo alquanto alienante, perciò bisogna frequentarlo con moderazione. Se preso con le dosi giuste, il web non può che arricchire, penso ai forum di discussione e ai social network, che possono rivelarsi anche utili.
Il palcoscenico è tutto tuo. Parole in libertà ai lettori di Fumetto d’Autore.
Nel mio settore, e non solo, penso che non sarebbe male se tutti ci prendessimo un po’ meno sul serio, nel lavoro soprattutto ma anche nella vita. Beh, c’è chi non ci prova nemmeno. Penso invece che gioverebbe a tutti, mentalmente e fisicamente. E poi, voglio dedicare un pensiero a Sergio Bonelli, grande uomo e illuminato editore, senza il quale non sarei certo qui a rispondere alle vostre domande. Una persona a cui sono e sarò grato e alla quale devo il lavoro che faccio. Ciao, Sergio!







