Fumetto d'Autore ISSN: 2037-6650
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Intervista a Giuseppe Di Bernardo: «bisogna inventare nuovi universi narrativi»

giuseppe di bernardoPresentati ai lettori di Fumetto d’Autore.

Facile fare le interviste così, eh? Disegnatore e sceneggiatore di fumetti, non necessariamente in quest'ordine. Insegnante alla Scuola internazionale di Comics di Firenze, autore di qualche racconto noir e pubblicitario per tanti anni. Non necessariamente in quest'ordine. Ho disegnato “Mister No”, “Samuel Sand”, “Lazarus Ledd”, ho pubblicato per gli Humanoides Associes e da dieci anni disegno “Diabolik”. Ho scritto “L'Insonne”, “Cornelio, delitti d'autore” e il complottista “The Secret”. Oggi sono uno degli editor Star Comics. Non vi tedio oltre, per il resto, googoleggiate.

Quando e perché è nata la tua carriera?

Era una notte buia e tempestosa... Nel '94, per una piccola casa editrice di Roma. Mi pubblicarono un racconto breve e poi “L'Insonne” e non ho mai smesso di impastare fumetti. A volte è stato più complicato, gli ingredienti mancavano, a volte è andata meglio. La svolta c'è stata nel 2002 con “Diabolik”, quando finalmente ho avuto la possibilità di disegnare con continuità. Ho iniziato perché mi piaceva raccontare storie. Smetterò quando mi annoierò: non vorrei annoiare anche gli altri.

Regalaci qualche aneddoto sulla tua carriera.

La mia collaborazione con “Diabolik”, il ladro per eccellenza, è iniziata con un furto. Stavo per lasciare il fumetto a favore della pubblicità. Una notte, rientrando in auto, vidi ad una edicola una sagoma di cartone con Diabolik ed Eva che si baciavano. Ne restai folgorato e la presi rischiando il linciaggio dell'edicolante che bestemmiava affacciato alla finestra. Pochi giorni dopo arrivò il contatto dell'Astorina.

A Quali progetti stai lavorando attualmente?

Continuo a illustrare le avventure del “Re del terrore” mentre da poco collaboro con la Star Comics come Editor. Spero di applicare con la casa editrice di Perugia il mio metodo di lavoro. I frutti, spero, si vedranno tra un annetto.

Quali progetti futuri vorresti realizzare?

Mi piacerebbe riportare in edicola “L'Insonne” con il sostegno di un editore dall'ampia diffusione. Credo che Desdemona abbia ancora tanto da dire e una buona capacità di “penetrazione” nel pubblico che generalmente non legge i fumetti.

Una cosa che rifaresti e una che non rifaresti nella tua carriera.

Farei e non rifarei tutto quello che ho fatto e non fatto. Credo che la vita sia un percorso. Una strada, ma non conta dove andiamo, ma quello che proviamo durante il viaggio.

La tua serie preferita?

Dylan Dog. Per leggerlo facevo forca a scuola. Cosa che non ho mai fatto neppure per una ragazzina.

Il fumetto che avresti voluto disegnare tu.

Oh, ce ne sono tanti! Comunque scelgo “Rapaci” di Marini. Adoro Enrico Marini.

Com'è il tuo rapporto con il web?

Ottimo. Il web mi ha aiutato moltissimo come autore, sia per la documentazione grafica che per le nozioni. Se hai un dubbio lo risolvi in pochi istanti, mentre dieci anni fa ci avresti messo una giornata. Poi ha migliorato la gestione del materiale, le tavole vengono spedite online ed evito lunghe file alle poste e spese inutili. E poi come dimenticare la fantastica opportunità per un fumettista che vive legato al suo tavolo da disegno, di scambiare quattro chiacchiere su un social network? Per non parlare dei fantastici flame del fumettomondo. Il veleno scorre a fiumi insieme alla china.

Parlaci della tua giornata tipo.

Non ho giornata tipo. Fortunatamente mi gestisco come mi pare. Comunque, normalmente inizia verso le undici, colazione, si risponde alle mail, si fa una corsetta se è bel tempo, si disegna, si risponde alle mail (di nuovo) e si tira avanti fino alle due del mattino. Essendo un tanguero con poco talento, il mio tempo libero passa spesso in milonga.

Il palcoscenico è tutto tuo. Parole in libertà ai lettori di Fumetto d’Autore.

Se raccontassi una barzelletta? No, seriamente. Grazie ai lettori. Siete pochi ma tenaci, Una parola per gli autori: bisogna cambiare qualcosa, inventare, provare a immaginare nuovi universi narrativi, prima che l'emorragia dei lettori diventi irreversibile. Diamoci da fare, perché non vorrei che il 2012 fosse “la fine del fumettomondo”.

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