Fumetto d'Autore ISSN: 2037-6650
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Giant Robot #01

giant-robot-1di Claudio Valenti

Contrariamente a quanto si dice in giro, Mazinga Z non fu, cronologicamente, il primo robot gigante in assoluto della storia dei manga. Di sicuro fu il primo robot armato e pilotato per mezzo di una navicella installante nel cranio, ma ben prima della macchina nagaiana, era Giant Robot, il robot difensore del bene.

Creato negli anni 60 da Mitsuteru Yokoyama, autore anche di Babil Junior e Super Robot 28, Giant Robot ebbe diverse trasposizioni in animazione e dal vivo, ed ha colpito profondamente l’immaginario anche italiano, grazie alla miniserie animata anni 90 Giant Robot, il giorno in cui la Terra si fermò, che proponeva un redesign maestoso dell’automa e dei personaggi.

Con un titolo simile ecco invece l’ultima incarnazione manga :

Giant Robot Il giorno in cui la Terra bruciò, dove grazie ai testi spumeggianti di Yasuhiro Imagawa, assistiamo ad un vero e proprio reboot dell’opera. La storia narra del ragazzino protagonista Daisaku Kusama, il quale è destinato a pilotare (per mezzo di comandi vocali) il potente robot contro un’organizzazione segreta. A dire il vero all’inizio della storia i ruoli sono diversi, Daisaku sembra agire nelle fila dell’organizzazione Big Fire, protetto contro i metodi duri della Polizia Internazionale, ribaltando i ruoli presenti nel manga originale, e creando anche un interessante effetto distorcente dove i ruoli dei buoni e dei cattivi non hanno dei confini precisi. Naturalmente questa sensazione estraniante è più forte per i vecchi fan, mentre comunque anche i nuovi lettori non potranno che essere colpiti dai continui colpi di scena. Da segnalare come nel manga diversi personaggi fanno capo ad altre opere orientali anche letterarie, più o meno conosciute, ma la buona parte redazionale inserita alla fine dell’albo concede diverse spiegazioni ed approfondimenti utilissimi per la comprensione.

I disegni sono nella media, freschi ma un po’ confusionari specie nelle sequenze di insieme, e purtroppo non rendono la maestosità dei robot giganti. Il design di Giant Robot appare come una via di mezzo tra il semplice robot degli anni 60 e l’imponente versione animata anni 90, e colpisce soprattutto nei primi piani del volto. Fastidiose le scritte onomatopeiche le quali più di una volta si sovrappongono pesantemente al disegno ed in alcuni casi nascondendo particolari importanti.

In ultima analisi positivo il rapporto qualità/prezzo in quanto la storia si presenta comunque ricca, forte, articolata, e coinvolge il lettore per un tempo superiore rispetto ad altri manga.

 

Giant Robot #01

 

Il giorno in cui la Terra bruciò

Creato da Mitsuteru Yokoyama Testi Yasuhiro Imagawa

Disegni Yasunari Toda.

Editore: Ronin/Kappa Edizioni

Brossurato, B/N, PP. 192, € 5,90

Giant Robot #1

Il giorno in cui la Terra bruciò

Creato da Mitsuteru Yokoyama Testi Yasuhiro Imagawa

Disegni Yasunari Toda.

Ronin Kappa Edizioni

Brossurato, B/N, PP. 192, € 5,90

 

Contrariamente a quanto si dice in giro, Mazinga Z non fu, cronologicamente, il primo robot gigante in assoluto della storia dei manga. Di sicuro fu il primo robot armato e pilotato per mezzo di una navicella installante nel cranio, ma ben prima della macchina nagaiana, era Giant Robot, il robot difensore del bene.

Creato negli anni 60 da Mitsuteru Yokoyama, autore anche di Babil Junior e Super Robot 28, Giant Robot ebbe diverse trasposizioni in animazione e dal vivo, ed ha colpito profondamente l’immaginario anche italiano, grazie alla miniserie animata anni 90 Giant Robot, il giorno in cui la Terra si fermò, che proponeva un redesign maestoso dell’automa e dei personaggi.

Con un titolo simile ecco invece l’ultima incarnazione manga :

Giant Robot Il giorno in cui la Terra bruciò, dove grazie ai testi spumeggianti di Yasuhiro Imagawa, assistiamo ad un vero e proprio reboot dell’opera. La storia narra del ragazzino protagonista Daisaku Kusama, il quale è destinato a pilotare (per mezzo di comandi vocali) il potente robot contro un’organizzazione segreta. A dire il vero all’inizio della storia i ruoli sono diversi, Daisaku sembra agire nelle fila dell’organizzazione Big Fire, protetto contro i metodi duri della Polizia Internazionale, ribaltando i ruoli presenti nel manga originale, e creando anche un interessante effetto distorcente dove i ruoli dei buoni e dei cattivi non hanno dei confini precisi. Naturalmente questa sensazione estraniante è più forte per i vecchi fan, mentre comunque anche i nuovi lettori non potranno che essere colpiti dai continui colpi di scena. Da segnalare come nel manga diversi personaggi fanno capo ad altre opere orientali anche letterarie, più o meno conosciute, ma la buona parte redazionale inserita alla fine dell’albo concede diverse spiegazioni ed approfondimenti utilissimi per la comprensione.

I disegni sono nella media, freschi ma un po’ confusionari specie nelle sequenze di insieme, e purtroppo non rendono la maestosità dei robot giganti. Il design di Giant Robot appare come una via di mezzo tra il semplice robot degli anni 60 e l’imponente versione animata anni 90, e colpisce soprattutto nei primi piani del volto. Fastidiose le scritte onomatopeiche le quali più di una volta si sovrappongono pesantemente al disegno ed in alcuni casi nascondendo particolari importanti.

In ultima analisi positivo il rapporto qualità/prezzo in quanto la storia si presenta comunque ricca, forte, articolata, e coinvolge il lettore per un tempo superiore rispetto manga con storie semplicistiche.

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