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150° Storie d'Italia: Il lungo cammino
di Giorgio Messina
Il fumetto è un linguaggio per tutti che può raccontare tutto. E se può raccontare tutto, può anche celebrare qualunque cosa. Se ricordate (e avete amato) la Storia d'Italia a Fumetti di Enzo Biagi, capirete da subito che sul solco di quella seminale opera editoriale, si muove anche questo progetto editoriale curato da Francesco Artibani: 150° Storie d'Italia.
Ricorrono quest'anno i 150 anni dell'Unità d'Italia e il fumetto, grazie a Il Giornalino, Famiglia Cristiana e al Museo del Fumetto di Lucca, risponde presente ai festeggiamenti e lo fa con la crema delle nuvolette disegnate: Ambrosini, Artibani, Milazzo e Toppi. Tutti rigorosamente in ordine alfabetico per questo primo tomo (di due volumi) dedicato alle celebrazioni, perchè quando tutti questi maestri si incontrano, è per qualcosa che resterà nella storia, non solo d'Italia, ma anche del fumetto italiano, e perchè no, già questo primo volume non sfigurerebbe affatto nel pantheon del fumetto mondiale.
La bravura di Artibani - sceneggiatore di grandissimo talento che spesso in Italia non è celebrato quanto in Francia, nonostante abbia indossulibilmente legato il suo nome a fenomeni per giovanissimi come Monster Allergy e Witch - è quella di mettere in piedi un progetto riuscitissimo che non cade nella trappola del didascalico.
Prima Toppi e poi Artibani non ci raccontano la Storia come ce la presentano nei libri di scuola, ma ci guidano in un percorso in cui a raccontare la storia sono proprio quei personaggi che la Storia ha lasciato sullo sfondo ma senza dei quali non ci sarebbe stata alcuna storia da raccontare. Così Toppi in un caleidoscopico susseguirsi di eventi, colori e protagonisti, tutti rigorosamente avulsi dalla storiografia ufficiale, parte dal 236 A.C. in cui i Sardi devono difendersi dagli invasori dell'Impero Romano, per poi passare alle sofferenze inflitte dalle angherie dei Barbari. Dopo tocca ai frammenti della vita di un balestriere genovese, soldato di ventura a riposo. Per giungere, nel finale di questo preambolo toppiano, al 1860 e al primo barlume di coscienza unitaria "italiana" che uscì dal sangue versato sul fiume Volturno nell'omonima battaglia. Toppi è in grande spolvero e riesce a disorientare il lettore che nelle sue pagine è davvero in balia della grandezza della storia, quella più vera, quella che non ci raccontano mai. Le ultime due battute di questa parte realizzata interamente dal maestro Toppi, sono il manifesto del sentimento di unità nazionale che il libro vuole raccontare: ""Tu, ti ho visto combattere al mio fianco senza una parola: di dove sei? Toscano, lombardo, veneto, piemontese o altro?"
"Io sono italiano!"
Tocca adesso a Artibani e Ambrosini. Gli autori scendono in campo a Porta Pia, 1870, e ci presentano il bersagliere Alessandro Barbero, troppo giovane e troppo colto, rispetto ai suoi commilitoni, per non rimanere estasiato da questa Roma misteriosa e magica nascosta dietro le mura papali. Un altro mondo si apre, un altro pezzo d'Italia va a posto nel mosaico dell'unità della nostra penisola e dei suoi abitanti. E Artibani, dopo Toppi, e con l'ausilio di un trasognato Ambrosini ai pennelli, cuce la storia, cuce insieme le persone, dalle Alpi alla Lupa.
E saltiamo così in una nuova storia a fumetti. Destinazione 1918. Stavolta ai pennelli c'è MIlazzo con un tratto, se è possibile, ancor più malinconico e soffuso del solito, da cui escono adombrate, ma non edulcorate, tutte le brutture della Grande Guerra dipingendo la storia nella storia del tenente medico Giovanni Cosatti. Alla vigilia della battaglia di Vittorio Veneto, il nostro eroe ha una nemico ancora più tremendo degli austriaci da sconfiggere: la febbre spagnola. Armato solo del suo coraggio e del chinino, Cosatti sfiderà così anche l'onore della divisa che indossa per essere italiano fino in fondo.
Perchè noi italiani siamo così. Quando la storia chiama, noi siamo la nostra storia. Grazie ad Artibani e agli altri maestri del fumetto italiano di avervcelo iniziato a ricordare in questo primo volume. Attendiamo il secondo per completare l'opera.







