- Categoria: Recensioni
- Scritto da Andrea Pistoia
- Visite: 8900
ANASTASIA CLUB
ANASTASIA CLUB
Testi e disegni: Chiho Saito
Editore: Ronin Manga
Bianco/Nero, PP 192, € 5.90
Ci sono storie che spiccano per l’originalità della trama, anche se la stessa originalità, in quanto fuori dai ‘soliti binari’, potrebbe essere troppo alternativa per il lettore medio.
Anastasia Club è una di queste storie.
Questo fumetto racconta le vicissitudini di Tsubaki Kamui, una liceale con la passione per l’antiquariato, la quale viene ingaggiata per le sue doti da Sena Takuto, il classico belloccio sempre sorridente e sfrontato.
Il ragazzo le fa analizzare un medaglione: se fosse veramente autentico confermerebbe che il ragazzo è il nipote di Anastasia Romanov, nobile della dinastia russa.
A complicare il tutto subentrano la fidanzata di Sena (che ben presto dimostra essere più pericolosa e misteriosa del previsto), un pronipote dello zar e persino la mafia russa!
Quello che parte da un semplice mistero legato al medaglione di Sena s’infittisce di molteplici misteri, da persone che non sono ciò che sembrano a oggetto che nascondono segreti al loro interno, da misteri svelati che ne aprono di nuovi a intrighi del passato che echeggiano tutt’ora.
La storia è ben articolare, con continui colpi di scena e scene d’azione che movimentano la trama. I personaggi, dai protagonisti a quelli di contorno, hanno mille sfaccettature e per questo difficili da inquadrare (arricchendo l’intreccio da spy-story che pervade l’intero albo).
La protagonista è una giovane Sherlock Holmes e svela misteri su misteri con acutezza ed intuito.
Sena e il pronipote dello zar hanno caratteri opposti; questo rende le interazioni tra i due molto definiti e caratteristici.
Anche il disegno, seppur poco realistico, cattura l’attenzione del lettore con un tratto pulito e mai appesantito dai troppi dettagli e oggetti che distraggono il lettore. Si passa da vignette ben definite (specialmente negli sfondi dettagliati) a vignette con sfondi completamente nulli solo per dar risalto ai personaggi. Questo, comunque, nell’insieme è fluido e non infastidisce per nulla.
I dialoghi sono ben calibrati e caratterizzano ancor di più la personalità dei personaggi (mostrano le loro peculiarità non solo nell’abbigliamento e nei gesti singolari e unici ma anche nel linguaggio marcatamente diverso singolare).
Chiariamo però che il fumetto può risultare appassionante o noioso. Intendiamoci, la trama è comunque ben fatta e i continui colpi di scena e misteri mantengono vivo l’interesse.
Quindi il fumetto ha ottime carte per poter piacere, sia a livello di storia che di disegni.
Ma è proprio la trama che potrebbe far desistere la lettura: basare tutto su un medaglione ed i misteri annessi, la serietà e drammaticità di certe scene compensata da una comicità per certi versi fuori luogo, la protagonista che vacilla tra maturità da detective e il suo essere infantile nei rapporti interpersonali, sono tutti elementi che potrebbero penalizzare il fumetto.
Non di meno, lascia perplesso il fatto che una ragazzina che ha solo guardato il nonno antiquario immerso nel lavoro, possa sapere così tanto sugli oggetti d’arte e sulle tecniche per smascherare i falsi.
Intendiamoci: poca cosa rispetto alla trama complessa e articolata, ai continui colpi di scena e ai misteri sempre più numerosi, certo è che certe sfumature narrative potrebbero far storcere il naso al lettore.
In definitiva, un albo che conquista chi si è sentito sempre un aspirante Holmes; può piacere a chi cerca un thriller incentrato sull’arte e la Russia ma non convincerà chi cerca un fumetto più leggero e meno cervellotico.







