Fumetto d'Autore

www.fumettodautore.com | Il Magazine della Nona Arte e dintorni | ISSN: 2037-6650 | Direttore: Alessandro Bottero

Sab04022012

Aggiornato alle:08:14:43

Recensioni

 

DON DRACULA

DON DRACULA Difficile definire un fumetto del genere. Questo perché tutto sta nella prospettiva da cui lo si vuole considerare. Intanto c’è da dire che l’autore l’ha disegnato intorno al 1979: capite che chi è abituato ai disegni di quest’ultimo decennio lo troverà graficamente povero, scarno e approssimativo. Intendiamoci, stiamo comunque parlando di un artista di fama mondiale (all’epoca è stato un pioniere nel disegnare personaggi e scene fuori dai canoni classici) ed è comprensibile che di più non poteva fare dato i mezzi tecnici che possedeva a quei tempi. Non da meno, al lettore che cerca serietà e drammaticità può risultare discutibile l’atmosfera goliardica e divertente dell’intera serie, mostrata oltre attraverso la storia anche dalle figure deformed, dalle posizioni innaturali e dai personaggi ridicoli. Le storie, pur avendo dei piccoli momenti drammatici e paurosi, sono straripanti di situazioni e gag comiche, soft quanto basta da mantenere l’atmosfera generale ad un livello di sana leggerezza e spensieratezza. Anche la trama è sulla stessa riga: innanzitutto il fumetto è diviso in tanti capitoli auto-conclusivi: non c’è un vero e proprio filone o continuity ma ogni storia può essere letta separatamente dalle altre. Merito dell’autore che ogni volta e in modi diversi presenta i due protagonisti: Don Dracula (il classico padre apprensivo, testardo, protettivo e vendicativo quando gli si tocca la figlia) e Chocolat (una bambina dispettosa, testarda al pari del padre e coraggiosa quanto basta per mettersi nei guai). Sono due vampiri ma più che spaventare fanno ridere; la loro condizione li proietta in situazioni sia soprannaturali che quotidiane e il loro essere vampiri è solo un pretesto per mostrare quanto in realtà siamo emotivamente umani, con i pro e contro che ne consegue. I loro caratteri forti e il loro rapporto conflittuale porta i due protagonisti a vivere avventure divertenti ed inaspettate, con un lieto fine che chiude egregiamente l’episodio. I due si circondano di co-protagonisti simpatici e mai fuori luogo. Tra i tanti, merita di essere citata la racchia soprappeso innamorata di Dracula che non smette di perseguitarlo nelle situazioni più disparate. Fanno sorridere anche le due autocitazioni che l’autore fa, inserendo nelle storie Black Jack e Astro Boy: un ennesimo tocco di classe umoristico. Come avete capito, non siamo certo di fronte alla solita versione horror-drammatica dei vampiri: ciò porta il lettore a guardare questi ‘signori della notte’ da una prospettiva diversa, più umana e terrena. L’albo, edito da Ronin Manga, è realizzato in maniera impeccabile per rendere il giusto omaggio all’autore. Interessante anche l’iniziativa della casa editrice di lasciare nelle vignette le onomatopee originali (gli effetti sonori, per intenderci), quindi in lingua giapponese, con tanto di caratteri sillabici a fine albo. Un’iniziativa certamente curiosa e originale che d’altro canto non intacca la fluidità della lettura. Per concludere, questo è un albo che può far divertire i bambini e far passare una piacevole oretta agli adulti. DON DRACULA Testi e disegni: Osamu Tezuka Editore: Ronin Manga Bianco/Nero, PP 208, € 5.90

Crtica d'Autore

 

Art Spiegelman, che divise l'umanità in topi e gatti

di Roberto Alfatti Appetiti* È di cattivo gusto raccontare gli orrori della Shoah con un fumetto? Alla domanda, postagli anni fa da un giornalista alla Fiera del libro di Francoforte, Art Spiegelman rispose che forse è la “soluzione” stessa dei campi di concentramento a essere stata di cattivo gusto e che il fumetto, meglio di qualsiasi altra forma d’arte, può al contempo custodire la memoria e dare vita a un’opera narrativa di forte impatto perché – spiegò – «noi pensiamo sia per immagini che per scoppi di parole». A distanza di venticinque anni dalla prima pubblicazione in volume, il suo Maus si appresta a tornare nelle nostre librerie in una nuova edizione (Einaudi) intitolata Meta Maus, arricchita, come la versione americana pubblicata lo scorso ottobre, di un dvd con interviste, riflessioni, testimonianze “dietro le quinte”, filmati e soprattutto con i dialoghi inediti tra Art e il padre Vladek, principale protagonista di un libro che è una storia familiare, un romanzo avvincente, un documentario accurato, ma anche e soprattutto il memoriale autentico di un ebreo polacco sopravvissuto all’Olocausto. Una preziosa occasione per i tanti che, come spesso accade, sia pure senza rinunciare a citarlo, hanno trascurato di leggerlo. Sbagliando. Perché, come ha scritto L’Observer, «non c’è bisogno di essere un ebreo, né un prigioniero di un campo di sterminio, per esserne rapiti e chiunque voglia farsene un’idea precisa troverà in Meta Maus una chiave che aprirà la serratura». La formula è quella che ha reso Spiegelman celebre: gli uomini, vittime e carnefici, degradati a bestie antropomorfe dal razzismo. Gli ebrei sono tratteggiati come topi (uomini topizzati, per niente buffi), i nazisti trasformati in gatti e, a seguire, francesi in rane, americani in cani, russi in orsi e polacchi – popolo d’origine della sua famiglia – in maiali. Se l’accostamento tra ebrei e topi è sin troppo esplicito (il topo spaventa, è considerato portatore di malattie e, in quanto tale, da annientare), quello tra maiali e polacchi non è stato apprezzato in Polonia. «Volevo qualcosa – si è giustificato – che non fosse nella catena alimentare dei cani e dei gatti e poi in Maus ci sono maiali crudeli e altri che si comportano in maniera nobile, proprio come fecero alcuni polacchi». Il progetto ebbe inizio, almeno nelle intenzioni dell’autore, già dai primi anni Settanta e si è sviluppato negli anni attorno alle “interviste” che Spiegelman ha fatto a suo padre, alimentato con numerosi viaggi in Europa alla ricerca di riscontri e documentazioni sul campo e dalle relative stesure di sceneggiature e bozzetti, mescolando generi e stili diversi. Apparso originariamente a puntate tra il 1980 e il 1981 su Raw, la rivista di sperimentazione grafica e di fumetti fondata da Spiegelman con la moglie Françoise Mouly, si compone di due parti: Mio padre sanguina storia e E qui cominciano i miei guai, riuniti in altrettanti volumi rispettivamente nel 1986 e 1991. Nel nostro Paese, l’Einaudi ne propone ormai da un decennio l’intera storia in un volume unico (l’ultima edizione è del 2010), ma fu la rivista Linus, all’inizio degli Ottanta, a curarne la pubblicazione in fascicoli che vennero successivamente raccolti in due volumi editi da Milano Libri, ovviamente introvabili. Nella prima parte i flashback ci mostrano immagini di Sosnowiec (Polonia), dove Vladek vive tranquillamente con la moglie Anja. Di fronte all’accelerazione della storia, negli anni immediatamente precedenti allo scoppio della guerra dovranno rifugiarsi nel ghetto e in rifugi improvvisati per sfuggire alla cattura, finendo traditi da coloro che avrebbero dovuto aiutarli ad attraversare la frontiera. Riusciranno a emigrare oltreoceano soltanto nel 1951, ma Anja, futura madre di Art e donna dalla personalità più fragile del marito, si suiciderà nel 1968. Nella seconda parte dell’opera, invece, si dà rilievo alla dura vita quotidiana dei deportati all’interno dei campi di concentramento di Auschwitz e Dachau negli anni del conflitto. Maus è stato tradotto in trenta paesi ed è considerato il capolavoro per eccellenza della graphic novel, di cui l’artista statunitense (nato a Stoccolma nel 1948) è considerato a tutti gli effetti il papà.«Sono stato chiamato padre della graphic novel ma, in realtà, sto ancora facendo l’esame del Dna, perché penso che si tratti di una definizione di tipo commerciale e attinente al marketing». Se aveva scelto di esprimersi attraverso il fumetto – ha spiegato lo scorso 19 gennaio nell’unico appuntamento italiano con l’autore, organizzato a Torino dal Circolo dei Lettori – era «perché i fumetti, così popolari, semi-illetterati, disordinati, mi sembravano il modo appropriato per esprimere l’indicibile. Ora no, l’indicibile è detto in dieci minuti, e i fumetti non sono più fumetti di una volta, del tutto snobbati dalle librerie e dagli studiosi, che ora sono diventati i più grandi alleati della graphic novel odierna». Definizioni a parte, una cosa è certa: negli Stati Uniti, Spiegelman, inserito nella classifica delle persone più influenti da Time Magazine nel 2005, è ritenuto uno di quegli autori che più hanno contribuito a dare dignità artistica al fumetto, innalzandolo al rango letterario. Il primo a dimostrare come il fumetto possa farsi carico di raccontare la grande storia, tanto da meritarsi, vent’anni fa, un premio Pulitzer (sino a quel momento mai assegnato a un’opera a fumetti) e inaugurando la via pop al racconto, segnata da libri e film non sempre apprezzabili. Malgrado i tre premi Oscar “incassati”, a Spiegelman non è piaciuta, per fare un esempio, la performance di Roberto Benigni ne La vita è bella. «Benigni è pericoloso perché riprende la storia reale per trasformarla in fantasia. Usa la forma della metafora per dire che Auschwitz non è Auschwitz, ma solo un sinonimo di un brutto periodo, quasi che alla fine l’unica cosa importante sia prenderla con ironia. Anche Maus usa la metafora, ma per aiutare a capire una storia precisa, circostanziata, e poi è una metafora che sfuma nella drammaticità del racconto». Racconto che non si nutre di frasi retoriche e non percorre la scorciatoia dell’emotività, rimanendo nel solco dell’accuratezza storica. I disegni, poi, non offrono alcun effetto speciale ma sono semplici, essenziali e i protagonisti sono uomini con i loro difetti, compresi gli ebrei. Lo stesso padre sembra ricalcare uno stereotipo dell’ebreo tutt’altro che edificante, tirchio al punto di fare tesoro del filo di rame che raccoglie per strada, inesorabilmente segnato dall’esperienza vissuta. Impegnato a disegnare vignette e a scrivere articoli e testi teatrali, Spiegelman vive a New York, dove insegna alla School of Visual, e ha a lungo interrotto l’attività autoriale, tornando solo nel 2004 a firmare L’ombra delle torri, la sua versione sull’11 settembre, cui ha assistito dalla finestra di casa sua. Sua, peraltro, la copertina del New Yorker del giorno dopo. Senza smettere di girare il mondo con il suo Maus, opera che rimane attuale e non solo nella giornata dedicata alla memoria. Come sottolinea lo stesso autore, dopo la Shoah, «le uccisioni con un sistema da catena di montaggio dei lager avevano fatto dire che non sarebbe mai più successo, ma è accaduto ancora: pensiamo agli Utu e ai Tusti, ai Serbi e ai Croati». A chi gli chiede siano i topi e i gatti di oggi, risponde: «I mass media non suggeriscono più divisioni di tipo razziale ma di tipo economico quindi direi che nel mondo di oggi ci sono il 99% di topi e l’1% di gatti. Ogni paese, poi, assegna il ruolo di topi a soggetti diversi: negli Stati Uniti sono i neri e gli arabi, in Italia gli italiani del sud». *Articolo originariamente pubblicato su Il Secolo d'Italia del 28 gennaio 2012 e reperibile on line sul blog dell'autore.

Autori e Anteprime

 

Agenzia Incantesimi e tutto il resto: intervista a Federico Memola

di Alessandro Bottero Federico Memola è uno sceneggiatore che ho sempre seguito con piacere, fin dai tempi di Zona X. Jonathan Steele (sia la versione Bonelli, che quella Star Comics) mi piaceva, e anche il suo spin off, ossia Agenzia Incantesimi, a mio parere aveva il suo perché. Memola nell’ultima settimana si è trovato al centro di una polemica nel fumettomondo, perché ha lanciato una proposta “scandalosa” sul suo blog (QUI la notizia). Siccome qui non stiamo mica a pettinare le bambole, ecco una bella intervistina a Federico Memola, sul tema del giorno: Federico Memola con la sua richiesta di coloristi per Aganzia Incantesimi, sta o no rovinando il mondo del lavoro italiano? In apertura il pensiero di alcuni professionisti del settore, che si sono espressi nel blog di Roberto Recchioni, riguardo a questa mossa di Memola. La discussione completa sul blog di Roberto Recchioni, da cui sono tratti sia la citazione di Recchioni che i commenti, si trova a questo link.   Roberto Recchioni: «premesso che sono abbastanza convinto della buona fede di Memola (anche se tutta la storia della carta Paypal suona proprio brutta, a leggerla), questa roba è sbagliata e non solo fa male al fumetto, ma fa male al lavoro di tutti. E no, il fatto che di mezzo ci sia un professionista non rende la cosa migliore o più seria.Anzi, PROPRIO perché di mezzo c'è un professionista, la cosa è grave. Ma tanto lo so che un mucchio di aspiranti si metteranno in fila per proporre il loro materiale.A breve, vedremo spuntare editori che si faranno pagare per pubblicare, come succede già nell'ambito letterario.» Laura Scarpa: «Sinceramente, con amicizia e simpatia per tutti, questo mi pare più grave. "Davvero" a me non piace, non è il mio genere ecc ecc, ma un progetto comune fatto gratuitamente può starci, parità per tutti. Questo mi pare invece non avere un sogno condiviso. Con tutto ciò chiediamoci quanto la crisi c'entri, e quanto no. » Davide Morando:  «Non è la stessa situazione di DAVVERO.In questi caso, quando Memola cerca coloristi per ristampare in digitale le storie già edite da Star Comics, offre lavoro non pagato a fronte di una sceneggiatura per cui ha ricevuto, a suo tempo, un compenso.Sbaglio?» Fd'A: Allora, Federico, come si fa? Sembra che tu stia facendo una cosa poco chiara (anche se devo dire che la cosa è chiarissima, se uno legge con attenzione cosa hai scritto). Vogliamo provare a dissipare i dubbi e le preoccupazioni? FM: Non immaginavo davvero che ce ne sarebbe stato bisogno, ma va bene, sono a disposizione. Cos’è questa proposta? FM: E', molto semplicemente, un progetto nato a metà del 2010 e destinato alla piattaforma Apple per Ipad (e che quindi prevedeva una percentuale per gli autori). Purtroppo, la società che avrebbe dovuto realizzarlo, dopo che era addirittura stato firmato il contratto, ha cominciato a porre problemi di carattere contenutistico per l'aspetto glamour delle storie. Prima ha ipotizzato di intervenire sulle vignette in cui comparivano dei nudi, poi ha rimandato per mesi l'uscita e infine il contratto è stato sciolto consensualmente. Ci ho pensato molto a lungo, prima di partire per conto mio, sia perché al momento ero nel pieno di altre attività, sia per problemi personali sopraggiunti in quel periodo. Alla fine ho deciso di realizzarlo in questa forma perché ritengo che sia una serie fresca e divertente, con ancora tante potenzialità. Lo faccio anche per avere un controllo creativo totale. Intendiamoci, sono abituato a rispettare i canoni delle case editrici per cui lavoro (lo faccio tuttora con il Giornalino e non solo), ma ci sono due progetti che con gli anni sono diventati troppo personali, a cui tengo moltissimo e che intendo quindi realizzare come ritengo giusto. E Agenzia Incantesimi è uno dei due. Roberto Recchioni dice che questa tua proposta è “sbagliata”, e che “fa male al lavoro di tutti”. Conoscendoti e sapendo che sei una persona seria e che rispetta il lavoro di tutti mi paiono giudizi ingenerosi. Tu che rispondi?  FM: Che non sono così importante da nuocere al mercato italiano, prima di tutto. E, francamente, non vedo dove stia lo scandalo: più della metà delle case editrici italiane, la cosiddetta "piccola editoria", pubblica libri e fumetti, anche apprezzati e premiati, alle stesse condizioni, ovvero dietro promessa di eventuali royalties (purtroppo raramente poi corrisposte, viste le cifre vendute). E queste case editrici vendono i libri, quindi ricevono degli introiti, per modesti che siano. Nel mio caso (ma anche in quello di Paola Barbato o di Giuseppe Di Bernardo con l'Insonne, tanto per citare casi analoghi che mi hanno preceduto) non ci sono nemmeno introiti su cui polemizzare. O meglio, se mai ci saranno, tramite donazioni o altre iniziative, verranno devoluti interamente a disegnatori e coloristi, visto che non ho costi di stampa da coprire. Quindi sarò un ingenuo, ma non vedo il problema. Laura scarpa parla di “un sogno non condiviso”, come se il fatto che il colorista lavori su storie ideate da te, e disegnate da altri, lo riduca a mero esecutore. Io invece ci vedo dei tratti di “condivisione”. Sbaglio io? FM: Oddio, sbagliate entrambi, a dire il vero. E' chiaro che la serie è una mia creazione (come "Davvero" è una creazione di Paola Barbato), ma chi vi partecipa, venendo meno la motivazione economica, lo fa perché l'apprezza e ci tiene a contribuirvi. Poi, boh, la definizione "sogno non condiviso" non è che la comprenda bene… Sembra adattarsi a qualunque fumetto nato dalla volontà di una persona e realizzato da uno staff. Anzi, ho conosciuto più di un disegnatore che lavora a un certo personaggio o progetto senza esserne coinvolto, puramente per una questione economica. In questo caso, se un disegnatore non fosse interessato al fumetto, perché dovrebbe contribuirvi? Per "notorietà"? Mah, non sono Sclavi e non sto facendo Tex o Dylan Dog… Davide Morando ci dice che tu, furbetto, in realtà sei stato pagato per le storie che ora vuoi far ricolorare. A me pare una insinuazione un po’ meschina, come se tu dovessi dividere con i coloristi i soldi che ti ha dato la Star Comics, per gli albi di Agenzia Incantesimi pubblicati anni fa.  FM. Non conosco la persona citata. Comunque, se il gioco è "chi ci lavora di più aggratis", rispetto a disegnatori e coloristi io arriverò certamente secondo, ma non di molto: revisionare (un'altra volta!) tutte le storie, supervisionare i disegnatori, curare di fatto la serie (lavoro che ho svolto per tanti anni in Bonelli e Star Comics, quindi so come va fatto e che impegno comporti) costa tempo e fatica anche a me. Le nuove storie, inoltre, non me le paga Gesù bambino… Certo, il progetto è mio, ma non è che vada ad allettare gli incauti con chissà quali miraggi. Dovrebbe essere tutto chiaro semplicemente seguendo il blog. Almeno spero, non fatemi pure venire dubbi!  Trovo questo modo di discutere su internet abbastanza schizofrenico. Tu fai una proposta su un tuo blog. Nessuno commenta lì, ma la discussione si accende su un altro blog, senza che nessuno ti coinvolga o ti avvisi. Questa totale dispersione delle conversazioni sta diventando sempre più la regola nella blogsfera dei fumetto italiano. O mi sbaglio?  FM: Suppongo che ci siano delle piattaforme che si sono "guadagnate" una visibilità maggiore e quindi attirino le persone che vogliono discutere di dati argomenti… Certo, sarebbe stato corretto o quanto meno "cortese" se qualcuno, magari prima di accodarsi al tifo da stadio, avesse sentito anche l'altra campana, visto che io sono perfettamente raggiungibile e sempre disponibile al dialogo, se interpellato. Però posso riferirmi a questo caso specifico, in linea generale sono impreparato sull'argomento: da ben più di un anno mi sono abbastanza "ritirato" da Internet e dalle discussioni che avvengono in rete… Anzi, essendomi anche preso un anno sabbatico da fiere e convegni, ammetto di essere persino colpevolmente un po' disinformato. Apprendo di certe iniziative o certi casi giusto quando me li segnala qualche amico o collega più attento di me! Passando alle cose serie, ho la precisa sensazione che questo lavoro di ricolorazione e pubblicazione online, sia in massima parte una operazione di promozione verso nuovi editori, che potrebbero essere interessati ad una edizione a colori di Agenzia Incantesimi. Forse anche oltreconfine? Forse qualche francese?  FM: Non nego che mi piacerebbe (forse l'ho anche scritto sul blog!) e che intendo provarci, non fosse altro che per poter poi far arrivare dei soldi a tutti coloro che stanno partecipando o parteciperanno all'iniziativa. Fra l'Italia e l'estero vedo più probabile questa seconda ipotesi (pur sapendo quanto sia difficile piazzare una serie all'estero!), al momento. Vedremo. Hai da pochissimo assunto il ruolo di direttore editoriale delle Edizioni Arcadia (a proposito, auguri). Che bolle in pentola per il 2012?  FM: Ho assunto questo ruolo perché già dalla nascita della casa editrice Maurizio Rosenzweig e io abbiamo fatto da "consulenti" per Mario Taccolini e a un certo punto, anche di fronte a certe difficoltà subentrate (di cui lo stesso Mario ha pubblicamente parlato) ho pensato che un mio maggiore apporto avrebbe potuto essere d'aiuto. Edizioni Arcadia, pur fra mille difficoltà, ha pubblicato materiale interessante (sì, lo so, anche mio!) e promosso validi autori, retribuendoli; sarebbe stato un peccato se questa piccola realtà fosse venuta meno. Il nostro obiettivo, nell'immediato, è quindi tirare su un po' di soldi per poter un giorno riprendere le serie (ovvero, pagare gli autori coinvolti). Per ora, di certo, ci sono altri due volumi della collana "La macchina da scrivere", il volume del 2012 di "Sexy & Chaotic" e un altro volume di illustrazioni di Alessandro Mazzetti. Il resto lo stiamo definendo e non posso dire nulla senza l'autorizzazione di Mario. Dopo Rourke che cosa bolle in pentola per il Federico Memola sceneggiatore? Progetti? Miniserie? Magari un ritorno alla Bonelli?  FM: Al momento sto lavorando regolarmente con Il Giornalino. Inoltre la Planeta DeAgostini ha proprio di recente riconosciuto formalmente che Harry Moon è libero e completamente di mia proprietà, e ammetto che non mi dispiacerebbe affatto riuscire a riproporlo e a concludere almeno quel famigerato ciclo di 12 numeri (di cui ne esistono 5 finiti e pronti per la stampa), almeno per quei lettori che avevano iniziato a seguirlo. Poi ci sono altre cose in ballo, come sempre, ma se ne parlerà il prossimo anno.

Reportage

 

Sergio Bonelli Editore: i numeri del 2011

di Saverio Ceri* Il duemilaundici bonelliano si preannunciava come un anno di record e di festeggiamenti per i 50 anni di Zagor, i 25 anni di Dylan Dog e i 20 anni di Nathan Never: e così è stato. In maniera del tutto inaspettata è stato purtroppo anche l’ultimo anno della casa editrice sotto la guida di Sergio Bonelli. Lo stesso Sergio, con i suoi collaboratori, aveva già tracciato comunque le linee per il futuro: nuove serie regolari, almeno una miniserie a colori, e altre nuove iniziative editoriali anomale per lo standard della casa editrice. I frutti di questa pianificazione li vedremo a partire dal 2012, nel frattempo diamo uno sguardo ai numeri dell’anno che si avvia alla conclusione. Le pagine inedite pubblicate quest’anno sono state 17789; 1090 in meno dello scorso anno, ovvero un -5,8% rispetto al 2010. Nella ultra settantennale storia della casa editrice questo è comunque l’11° miglior risultato annuale. La migliore annata rimane ancora il 2001 con quasi ventunomila tavole. Quella appena conclusa si può sicuramente considerare l’annata più “colorata” della casa editrice dai tempi di Orient Express: 726 infatti le pagine in quadricromia pubblicate negli ultimi 12 mesi. Gli albi necessari per pubblicare queste quasi diciottomila tavole sono stati 137; tredici in meno dello scorso anno. La media pagine ad albo si è decisamente alzata dalle 125,86 tavole del 2010 alle 129,84 del 2011 (+3,17%); battuto il precedente record (2007) di 128,96 pagine a albo. La tendenza sembra quindi essere quella di confezionare albi sempre più corposi e più colorati; in effetti le 160 tavole del “Color Tex 1” rappresentano un record: è l’albo a colori prodotto dalla Bonelli con più pagine. Gli sceneggiatori Quest’anno sono stati 49 gli sceneggiatori impegnati su albi bonelliani; 8 in più del 2010, a sole tre unità dal record assoluto. Questa la graduatoria per tavole pubblicate: 1° Boselli 2216 tavole  2° Vietti 1632 3° Ruju 1444 4° Berardi 803 5° Burattini 796 6° Mignacco 788 7° Manfredi 726 8° Chiaverotti 724 9° Vigna 668 10° Faraci 489 11° Marzano 470 12° Morales 462 13° Nizzi 444 14° Calza 441 15° Recagno 436 16° Perniola 410 17° Gualdoni 362 17° Mantero 362 19° Cajelli 329 20° Segura 302 21° Simeoni 301 22° Castelli 296 23° Rigamonti 281 24° Piani 263 25° Enoch 250 26° Barbato 220 27° Paolucci 188 27° Rauch 188 27° Di Gregorio 188 30° De Nardo 160 31° Ambrosini 94 31° Falco 94 31° Bilotta 94 31° Cavaletto 94 31° Crippa 94 31° Eccher 94 31° Recchioni 94 38° Sammartino 81 39° Medda 72 40° Artusi 47 40° Lombardo 47 40° Raule 47 43° Serra 38 44° Accattino 32 44° Badino 32 44° Caccivio 32 44° Porretto/Mericone 32 44° Vinci 32 Mauro Boselli “vince” per l’ottava volta, ottenendo il miglior risultato degli ultimi 10 anni, nonché il quarto miglior score annuale di tutta la storia della casa editrice; praticamente più di 6 tavole al giorno, domeniche comprese. Al secondo posto Stefano Vietti, grazie al suo miglior risultato annuale di sempre. Scende, a causa della programmata chiusura di Cassidy, dal primo al terzo gradino del podio Pasquale Ruju. Luigi Mignacco si segnala per aver prestato la sua opera a quattro diversi personaggi: Zagor, Dylan Dog, Dampyr e Martin Mystère. Quasi immutati i nomi nella Top Ten: 9 su 10 si confermano, l’unico nuovo ingresso è Vigna (nel 2010, quindicesimo) che scalza Morales. Boselli è al 18° anno consecutivo tra i primi dieci. Buona la striscia positiva anche per Manfredi, al 16° anno consecutivo in Top Ten. Castelli è al suo 35° anno di ininterrotta pubblicazione, seguito da Nizzi al 31° anno senza mai mancare in classifica e Mignacco al 25°anno. Poi Vigna negli ultimi 24 anni sempre pubblicato, Chiaverotti (23), Boselli (22) e Burattini (21). Dieci gli esordienti sceneggiatori su albi Bonelli, ma solo su due testate; per Dampyr: Crippa, Eccher, Artusi, Lombardo e Raule; per Dylan Dog: Badino, Caccivio, Porretto/Mericone e Vinci. Due dei dieci non sono del tutto esordienti in casa editrice, visto che già si erano cimentati come disegnatori per l’editore di Via Buonarroti.   I disegnatori La pattuglia ai pennelli è composta da 119 disegnatori, impegnati nel 2011 a trasformare in immagini le quasi diciottomila tavole concepite dagli sceneggiatori; dieci in meno dello scorso anno. Qui la classifica in ordine di tavole pubblicate: 1° Roi 724 tavole 2° Mangiantini 602 3° Bonazzi 542 4° Rubini 408 5° Andreucci 376 6° Torricelli 338 7° Simeoni G. 333 8° Ginostatis 330 9° Montanari & Grassani 314 10° Ortiz 302 11° Piccinelli 289 12° Di Vitto 286 13° Piccatto 282 14° Baggi 254 14° Brindisi 254 14° Rotundo 254 17° Michelazzo 252 17° Piccoli 252 19° Diso 251 20° Enoch 250 21° Giardo 248 22° Venturi W. 238 23° Gomez 224 23° Seijas 224 25° Busticchi-Paesani 222 26° Rossi R. 220 26° Ticci 220 28° Casertano 188 28° Chiarolla 188 28° Cossu 188 28° Olivares 188 28° Pesce 188 28° Russo F. 188 28° Siniscalchi 188 28° Stano 188 28° Toffanetti 188 28° Valdambrini 188 38° Mandanici 170 38° Vercelli 170 40° Rossi M. 168 41° Giez 160 42° Camagni 154 42° Esposito Bros. 154 42° Grimaldi 154 42° Ongaro P. 154 42° Romanini 154 47° Leomacs 151 48° Mari 138 49° De Angelis 132 50° Torti 128 51° Airaghi 126 51° Boraley 126 51° Enio 126 51° Marinetti 126 51° Piccioni 126 51° Spadoni 126 51° Zaghi 126 51° Zuccheri 126 59° Corbetta 124 60° De Biase 113 60° Rizzato 113 62° Antinori 110 62° Danubio 110 62° Pittaluga 110 65° Casini 95 66° Ambrosini 94 66° Armitano 94 66° Barletta 94 66° Bartolini 94 66° Bertolini 94 66° Biglia 94 66° Borgioli 94 66° Cavenago 94 66° Della Monica 94 66° Dotti 94 66° Ferri 94 66° Fortunato 94 66° Freghieri 94 66° Furnò 94 66° Gramaccioni 94 66° Gregorini 94 66° Jacomelli 94 66° Lozzi 94 66° Maroto 94 66° Nespolino 94 66° Piccininno 94 66° Pugliese 94 66° Raimondo 94 66° Santucci 94 66° Saudelli 94 66° Scibilia 94 66° Spada 94 66° Viglioglia 94 94° JannÌ 89 95° Perconti 81 96° Denna 79 97° Bormida 77 97° De Cubellis 77 97° Morales 77 100° Barbati 47 100° Calcaterra 47 100° Casalanguida 47 100° Oskar 47 104° Resinanti 46,5 104° Vicari 46,5 106° Arduini 33 107° Alessandrini 32 107° Di Gennaro 32 107° Romeo 32 107° Vinci 32 111° Bianchini 24 111° Dall'Agnol 24 113° Filippucci 20 113° Orlandi 20 115° Sforza 8 Vince per la prima volta, grazie al nuovo Maxi Dylan invernale, Corrado Roi che quest’anno stabilisce anche il suo record personale, quasi raddoppiando la sua precedente miglior performance che era di 388,5 tavole, che gli valse il terzo posto nel 1989. Quello di Roi è il decimo miglior risultato annuale di tutti i tempi in casa Bonelli; era dal 1999, quando si impose Marcello con 790 tavole che non venivano pubblicate in un solo anno più di settecento pagine di un singolo disegnatore. Record anche per Marcello Mangiantini, che finora aveva un personale di 254 tavole (2009), Germano Bonazzi, il cui personal best era di 378 pagine (1998), Rubini, Andreucci e, ovviamente, Ginostatis, solo per rimanere tra i primi 10. A proposito di Top Ten: al contrario della classifica degli sceneggiatori, in questa graduatoria non c’è nessuno che è riuscito a riconquistarla a un anno di distanza. Si interrompe quindi la striscia positiva di Di Clemente, presente tra i primi dieci da quattro anni consecutivi. Fanno per la prima volta capolino nella Top Ten, Mangiantini e l’esordiente Ginostatis. I veterani sono invece Ortiz e Roi alla settima presenza tra i dieci più prolifici dell’anno. Il record di presenze consecutive in classifica è di Freghieri al 27° anno di pubblicazione senza interruzioni, seguito da Montanari&Grassani a 26 anni, Piccatto a 25 e Brindisi a 22. Si interrompono invece le strisce positive di Ramella, che manca dalla graduatoria dopo 23 anni di ininterrotta presenza, e di Di Clemente assente dopo 14 anni. Segnaliamo Gallieno Ferri e Giovanni Ticci rispettivamente alla 49a e 43a presenza in classifica. Gli esordienti ai pennelli sono stati sette più uno: Danubio, Ginostatis e Gomez su Tex, Fortunato e Scibilia su Dampyr, Casalanguida su Natah Never, Sforza su Martin Mystère e Aldo Di Gennaro su Dylan Dog, quest’ultimo, all’esordio come disegnatore, non è certo un nome nuovo in Via Buonarroti, visto che da anni illustra le pagine della collana almanacchi.   I copertinisti Ventiquattro sono gli illustratori chiamate a disegnare le 153 cover inedite dell’anno; oltre ai 137 albi infatti vantano cover inedite le due “grandi ristampe”, il super book di Dylan Dog e l’allegato allo speciale estivo di Martin Mystère. 1° De Angelis 18 cover  1° Villa 18 3° Ferri 17 3° Stano 17 5° Riboldi 14 6° Poli 11 7° Soldi 10 8° Alessandrini 9 8° Bertolini 9 10° Rotundo 7 11° Roi 6 12° Mastantuono 3 13° Enoch 2 13° Spadoni 2 13° Zuccheri 2 16° Bonazzi 1 16° Celoni 1 16° Cestaro Bros. 1 16° Diso 1 16° Filippucci 1 16° Gomez 1 16° Garcia-Seijas 1 16° Simeoni G. 1 L’accoppiata Villa-De Angelis si ripropone in vetta alla classifica con una cover in più rispetto al 2010. Per Villa si tratta della quattordicesima vittoria, l’ottava ex-aequo, la settima consecutiva. Per De Angelis È la quinta affermazione. Per Spadoni, Cestaro Bros., Gomez e Garcia-Seijas si tratta dell’esordio come copertinisti in casa editrice. Simeoni e Bonazzi, entrambi alla loro quarta cover, sono al ritorno dopo qualche anno di assenza.   I personaggi Come già previsto lo scorso anno, numeri da record per I personaggi bonelliani nel 2011. 1° Dylan Dog 2438 tavole 19 albi 2° Tex 2340 17 3° Zagor 2182 17 4° Nathan Never 2006 17 5° Julia 1606 13 6° Dampyr 1570 14 7° Martin MystÈre 1146 8 8° Cassidy 940 10 9° Brendon 724 7 10° Agenzia Alfa 597 2 11° Romanzi Bonelli 552 2 12° Universo Alfa 340 2 13° Shanghai Devil 282 3 14° Lilith 250 2 15° Brad Barron 238 1 16° Demian 222 1 17° Asteroide Argo 154 1 17° Storie da Altrove 154 1 19° MM Presenta 48 0 Ognuno dei primi quattro batte il proprio record personale annuale, il quinto e il sesto lo eguagliano. I tre personaggi sul podio battono tutti il record assoluto in un solo anno, detenuto dal 2010 da Dylan Dog con 2156 tavole. L’asticella si è alzata, ma il recordman è sempre l’Indagatore dell’Incubo, di cui sono state pubblicate quest’anno 2438 tavole. Tex intanto si riprende la seconda piazza, lo scorso anno conquistata a sorpresa da Zagor. Per Dylan Dog si tratta della sesta vittoria, la quinta consecutiva. Si tratta di record anche per quanto riguarda gli albi: mai 19 volumi inediti dedicati ad un unico personaggio in un solo anno. Da segnalare anche che Nathan Never con tutte le sue “costole” totalizza 3097 tavole in soli 12 mesi: un altro primato.   Altri numeri Il 2011 registra anche il record dei fuoriserie: ben 36 gli albi speciali (battuti i 31 del 2009 e 2010), per un totale di 6933 tavole pubblicate su albi speciali, quasi novecento in più del precedente primato (6058 nel 2009). Per il terzo anno consecutivo il più prolifico sceneggiatore di albi extra è Vietti, che con le sue 1068 tavole fuoriserie, polverizza il precedente record annuale detenuto da Burattini con le 892 tavole “speciali” del 2007. Mangiantini con le sue 446 pagine vince di misura (4 tavole), su Roi la classifica dei disegnatori, mancando di 30 tavole il record assoluto di pagine speciali disegnate in un solo anno, ancora nelle mani di Walter Venturi che lo ha stabilito nel 2009. Parlando della classifica generale segnaliamo tra gli sceneggiatori che Boselli ha scavalcato nel corso dell’anno Castelli portandosi al quarto posto assoluto; una posizione l’hanno guadagnata anche Vietti (12° ai danni di Sclavi) e Ruju (14°, superando D’Antonio). Entra tra i primi venti, al 19° posto, Vigna, che negli ultimi dodici mesi ha oltrepassato Toninelli e Memola. Pochi movimenti tra i disegnatori: segnaliamo Roi che grazie all’exploit di quest’anno guadagna due posizioni salendo al 16° posto assoluto, una posizione guadagnata da Chiarolla (da 20° a 19°) e doppio passo in avanti per Ortiz che si guadagna la top 20 (da 22° a 20°) scalzando momentaneamente Civitelli. Su Nathan Never nel 2011 Bonazzi è tornato ad essere il più prolifico disegnatore del personaggio, rispondendo con le sue 542 tavole di quest’anno alle 501 di Di Clemente del 2010, che lo avevano portato per qualche mese in testa alla graduatoria dei disegnatori dell’Agente Alfa. La classifica degli anni ’10 (che per il momento comprende solo il 2010 e 2011) vede tra gli sceneggiatori in testa Boselli (3713 tavole), seguito da Ruju (3048), Vietti (2686), Burattini (1740) e Mignacco (1702). Tra i disegnatori per ora prevale Roi (978 tavole), seguito da Diso (836), Mangiantini (790), Bonazzi (636) e la coppia Freghieri-Baggi (602 ciascuno). Per il 2011 è tutto. Ci risentiamo nel 2012 dove non mancheranno le occasioni, come i 30 anni di Martin Mystére, per dare un po’ di numeri. *Articolo pubblicato originariamente sul blog di Moreno Burattini.

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Autori: Fumetto d'Autore ti intervista? Finisci nella lista nera di Roberto Recchioni

Una nuova recchionata contro il nostro sito: «chi concede un'intervista a Fumetto d'Autore, si divide in due categorie: l'autore inconsapevole, che sono la piaga del nostro settore, e il collaborazionista consapevole, che deve morire». di Alessandro Bottero Ultimamente noto una sempre crescente ostilità verso Fumetto d’Autore da parte di personaggi ben precisi del mondo del fumetto. E non so spiegarmi il perché, visto che gli stessi che invocano censure, ostracismo, o altre misure “correttive” nei nostri confronti, poi sono i primi a riempirsi la bocca di democrazia, “occupy qualcosa”, e mille altri modi fighetti di sembrare democratici e contro i poteri forti. Vabbé, il gioco del “faccio il bullo con chi non può darmi un posto di lavoro, e sono  ossequioso con chi invece me lo può dare” l’ho visto fare talmente tante volte che non mi stupisce più. Al massimo mi fa sorridere chi ci casca. L’ultimo esempio di questo atteggiamento è la seguente perla scritta in un forum da Roberto Recchioni, a proposito di chi concede interviste a Fumetto d’Autore. «Che poi, per me, ormai chi concede un'intervista a Faccia di Astrubale, si divide in due categorie: l'autore inconsapevole, che sono la piaga del nostro settore, e il collaborazionista consapevole, che deve morire.In sostanza, per è diventata una specie di lista nera.» tanto per capire quando Recchioni dice “Faccia di Asdrubale”, si riferisce a Fumetto d’Autore, solo che (furbetto) per non citarci, lui ed altri coraggiosi, preferiscono giocare con le iniziali del sito, storpiandone il nome volutamente. Ora, dopo aver letto queste parole mi sono incuriosito, ed ho buttato giù una lista degli autori ed editori che abbiamo intervistato. I risultati sono interessanti. Spero che possano servire anche  a Recchioni, visto che sono sicuro che conosce gran parte di queste persone, ed anzi, con alcune lavora o ci ha lavorato (ad esempio Andrea Voglino, per Gang Bang). Sono tutti collaborazionisti consapevoli, che devono morire? Chi glielo dice a questi 60 e più tra autori e addetti ai lavori che sono nella lista nera di Roberto Recchioni? PS. Qualcuno potrebbe chiedersi “ma perché sprecate spazio e tempo a parlare di queste cose?” La risposta è semplice: perché è giusto che queste cose si sappiano, e perché aiutano a capire meglio il mondo del fumetto e le persone che lo compongono. Anche perché non stiamo affatto “rimestando nel torbido”, ma solamente dando il giusto risalto a parole pronunciate in un luogo ad accesso pubblico. La Lista Nera Rosario Raho Fabrizio Mazzotta Luigi Siniscalchi Naima Morelli Marco Checchetto Moreno Dinisio Gianluca Cestaro Raul Cestaro Emilio Lecce Matteo Bussola Enzo Troiano Paola Barbato Chiara Mognetti (Emmetre) Fabrizio Galliccia (disegnatore di John Doe) Antonello Dalena Lorenzo Bartoli (cocreatore e sceneggiatore di John Doe) Filippo Biagioli Michela Tufano Simone Brusca Tina Valentino Andrea Nucci Silvia Ziche Pasquale Qualano Leo Ortolani Andrea Plazzi (Panini) Jamie Rodriguez (Planeta) Andrea Mazzotta (Nicola Pesce Editore) Elia Bonetti Paolo Falcone Pasquale Ruggiero (Magic Press) Dario Mattaliano Salvatore Primiceri Dario Gulli (Star Comics, Funfactory) Roberto Recchioni (!) Federico Memola Pasquale Ruju Alessio Riolo (Etna Comics) Antonio Scuzzarella (001 Edizioni) Maurizio Rosenzweig (disegnatore di John Doe) Giuliano Monni (GG Studio) Andrea Voglino Guido Ostanel (Becco Giallo) Federico Zaghis (Becco Giallo) Roberto Alfatti Appetiti Michele Foschini (Bao Publishing) Davide Caci Max Brighel (Panini) Davide Castellazzi Carlo Cavazzoni Andrea Aromatico Mario Taccolini (Arcadia Edizioni) Antonio Mannoni (7Age) Andrea Ciccarelli (Salda Press)
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Hernán Henriquez e Gugulandia

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hernandezcoverdi Gordiano Lupi

Hernán Henriquez è uno dei maggiori esponenti del disegno animato e del fumetto cubano negli anni successivi alla rivoluzione. Il suo tratto grafico, le battute salaci e irriverenti rivestono un’importanza unica nella storia del fumetto centramericano. E' stato uno dei fondatori di questa peculiare forma d’arte, un vero e proprio pioniere, che ha disegnato e pubblicato strisce in patria per vent’anni (1960 - 1980), ottenendo riconoscimenti e successo, ma a un certo punto della sua vita si è visto costretto a espatriare negli Stati Uniti.   Hernán Henriquez cominciò a lavorare ai disegni animati sotto l’influenza artistica dei prodotti statunitensi e nel 1958 si iscrisse a un corso per corrispondenza in California. Apprese le basi del mestiere di cartoonist ma al tempo stesso cominciò a lavorare in un’agenzia di pubblicità. Tutti dicevano che a Cuba non si poteva campare facendo disegni animati e scrivendo fumetti comici, perché era un mestiere che non esisteva, ma Hernan aveva deciso quale sarebbe stato il suo futuro.
Fidel Castro prese il potere nel 1959 e con il passare degli anni trasformò Cuba in un regime comunista. Tre mesi dopo creò l’Istituto Cubano dell’Arte e Industria Cinematografica (ICAIC), con lo scopo di fondare una vera e propria industria cinematografica cubana. Il cinema divenne un mezzo di comunicazione importante, un veicolo fondamentale per manipolare le masse dal punto di vista intellettuale.  
Hernán comprese di essere artisticamente dotato sin dalla scuola superiore e fu merito della sua professoressa di disegno se trovò lavoro nell’agenzia pubblicitaria Siboney che produceva disegni animati. Conobbe i disegnatori Jesús de Armas y a Eduardo Muñoz, da loro imparò i trucchi del mestiere impiegandosi in un oscuro compito di inchiostratore e di rifinitore. Visto che l’agenzia aveva molto lavoro, Hernan si trovò a fare alcune animazioni da solo e le portò a termine con rapidità ed efficienza. Tutti furono sorpresi per la qualità del disegno, paragonabile ai lavori degli animatori più esperti, al punto che Jesús de Armas e Eduardo Muñoz gli proposero di lavorare insieme per creare un dipartimento dedicato ai disegni animati all’interno dell’ICAIC. I due disegnatori volevano realizzare un cartone animato della durata di tre minuti intitolato La Stampa Seria, un progetto pilota da mostrare ad Alfredo Guevara, Presidente dell’ICAIC, per convincerlo ad appoggiare la loro idea. I disegnatori si misero all’opera sotto la direzione di Santiago Alvarez, in seguito nominato direttore del telegiornale, e fu un lavoro duro perché Fidel Castro voleva vedere subito la pellicola. Gli autori dovettero lavorare due giorni consecutivi per terminare animazioni, colore e montaggio, ma per il lavoro di edizione si dovette ricorrere a un laboratorio da 35 millimetri che si trovava in Messico.
Al tempo gli organi di stampa erano ancora nelle mani del vecchio regime, anche se il governo disponeva di propri uomini all’interno dei periodici per censurare e modificare notizie. Il disegno animato doveva servire proprio ad appoggiare la lotta del governo contro la stampa borghese, per questo era intitolato "La Stampa Seria". Il personaggio delal storia era un individuo apatico che non credeva nella rivoluzione, ma alla fine si convinceva della sua bontà e sposava la causa. La pellicola venne girata commettendo un errore di animazione, perché a un certo punto sembrava che il personaggio muovesse i piedi all’indietro. Fu proprio questo errore a entusiasmare Alfredo Guevara: “Che cosa geniale! Quest’uomo cammina controcorrente!” esclamò.
La sezione cartoni animati dell’ICAIC cominciò a essere operativa nel dicembre del 1959. Jesús de Armas era il direttore, Eduardo Muñoz il disegnatore, Hernán Henriquez l’animatore e Pepe Reyes il primo aiutante. La prima pellicola animata prodotta dall’ICAIC fu El Maná (1960), che parlava della riforma agraria, era a colori e aveva animazioni molto semplici. I primi studi di animazione (Estudios Cubanacán) furono aperti in un quartiere periferico dell’Avana, in un edificio lussuoso e moderno, circondato da giardini. Il governo aveva deciso di investire nel progetto e faceva visitare i nuovi studi da diplomatici e turisti perché vedessero la qualità dei disegni animati cubani. Tutti restavano a bocca aperta. Alfredo Guevara mise a disposizione gli strumenti migliori per produrre animazioni che provenivano dalla fabbrica statunitense Oxberry.
Hernán Henriquez rimase otto anni negli studi Cubanacán, ma a un certo punto furono gli stessi autori a convincere l’ICAIC a spostare gli studi nel centro cittadino, all’interno del quartiere Vedado, calle 12 y 23. La nuova sede consentiva un’ispirazione più realistica perché i disegnatori vedevano la vita reale della città e non il finto lusso sfarzoso di una palazzina periferica. Il problema principale era che le idee scritte da Hernán e i primi schizzi dovevano essere approvati da Santiago Alvarez prima della realizzazione su pellicola, per garantire che il lavoro fosse in sintonia con la rivoluzione. Nessuno faceva obiezioni su stile o forma, l’artista era libero di esprimere la propria creatività come meglio voleva, ma era importante che lo facesse nel solco rivoluzionario.
Nei primi anni Sessanta i disegni animati erano rivoltri agli adulti, poi il lavoro si indirizzò ai festival internazionali, infine si cercò di realizzare materiale didattico. Soltanto a partire dal 1970 si decise di lavorare per i bambini. I primi cartoni animati cubani non sono per un pubblico infantile, ma servono da strumento politico per far capire all’estero che Cuba poteva realizzare opere cinematografiche come un paese sviluppato. Nei primi anni della rivoluzione il telegiornale era la trasmissione più importante, per questo veniva presentato al cinema prima dei lungometraggi. In questo modo Fidel Castro mostrava il suo volto al popolo, perché a Cuba la televisione era ancora poco diffusa, mentre tutti andavano al cinema. I cartoni animati erano una sorta di omaggio al popolo, nella forma di brevi cortometraggi di dieci minuti che accompagnavano film e notiziario. 
Molti cartoni animati furono esportati e parecchi stranieri vennero a Cuba per vedere le tecniche operative. Fu così che Hernán Henriquez conobbe il canadese Norman McLaren, incuriosito dalle pellicole cubane e soprattutto da El Maná. Hernán lavorò all’interno dell’ICAIC per vent’anni, realizzando circa cinque produzioni all’anno. Tra i suoi cartoni migliori ricordiamo: Niños, Oro Rojo, Tea la Jicotea, El Alquimi, Osaín, La Historia del Fuego, El Sol es de Todos, Claudio, El Burrito Juguetón. Il migliore in assoluto è Osaín, prima pellicola come direttore dopo aver lavorato quattro anni come animatore.
Hernán incontrò uno scrittore che amava molto i culti afrocubani, lesse un libro di racconti dei negri afrocubani e realizzò un’idea interessante sulla storia di Osaín, divinità della santeria rappresentata come un bambino che possiede soltanto un piede, un braccio e un occhio, perché un fulmine lo ha diviso in due. Hernán studiò l’argomento, soprattutto i dipinti rupestri degli africani, cercò libri, foto e rappresentazioni di pittura primitiva. Decise di usare il fondo nero e la pittura a colori, seguendo lo stile del pittore cubano Wilfredo Lam, lavorò con l’ottimo disegnatore Tulio Rais e insieme produssero un buon lavoro. Il folklore cubano e il ballo, seguendo il ritmo dei tamburi africani, è alla base della pellicola animata, realizzata con la tecnica Oxberry, e sperimentando valide dissolvenze che creavano immagini molto belle. La pellicola fu realizzata in lingua yoruba con sottotitoli in spagnolo e si avvalse della consulenza di specialisti in materia di cultura afrocubana.
Osaín era un bambino molto contento perché viveva in campagna. Un giorno vide un cocco che brillava e, sorpreso, andò a chiedere a suo padre perché il cocco brillasse. Il padre non gli credette, ma disse che sarebbe andato a chiedere lumi allo stregone Urula. Dopo averlo consultato tornò da Osaín e rispose: “Lo stregone dice che i cocchi non brillano”. Osaín allora morì di tristezza perché suo padre non gli credeva; così mentre lo stavano seppellendo, le lucciole che si trovavano dentro al cocco uscirono fuori e si portarono in cielo Osaín. La storia è semplice, ma di una bellezza estrema, molto tenera. Osaín era la pellicola dell’ICAIC più richiesta all’estero, soprattutto in Brasile e nei paesi africani.
Nel 1964 Hernán Henriquez creò la striscia comica Gugulandia, una pagina a colori che è stata pubblicata dai principali periodici nazionali e riviste sino al 1980. Gugulandia è stata la cosa più importante che Hernán ha realizzato a Cuba, perché quel fumetto è rimasto nell’immaginario collettivo dei cubani. Il personaggio della striscia parte dal principio della creazione dell’universo e riproduce un mondo preistorico dove l’uomo che parla per la prima volta dice “Gu”. I personaggi della striscia erano sette e si comportavano come se vivessero nell’età della pietra. Nessuna delle strisce comiche realizzate venne mai rifiutata per motivi di censura, perché il governo non dimostrò mai che l’autore sosteneva idee contrastanti con gli interessi della rivoluzione. La serie cominciò come striscia, quindi nel 1966 si trasformò in tavola autoconclusiva, conservando molti affezionati lettori. Nel 1976 Hernán era così popolare che il Comitato Centrale lo invitò a presentare la sua opera nel Padiglione Cuba, il più importante centro espositivo del paese. Il Ministero del Lavoro voleva utilizzare Gugulandia per spingere l’uomo al lavoro. Hernán realizzò venticinque fumetti che vennero riprodotti in tabelloni alti undici metri. Fu un successo straordinario: l’esposizione venne inaugurata il primo gennaio 1977 - come la principale attività per festeggiare il trionfo della rivoluzione - e in tre mesi fu visitata da centocinquantamila persone.
Nei primi anni della rivoluzione Hernán visse come un privilegiato, lavorando al sogno della sua vita, realizzando cartoni animati e fumetti con le migliori tecniche disponibili. A un certo punto, però, giunsero i problemi economici, la crisi cominciò a far sorgere i primi dubbi nella mente dell’artista, perché il suo privilegio diventava poca cosa in una situazione che si faceva sempre più dura. La vita privata di Hernán peggiorava sempre di più, non c’erano spiragli di miglioramento, perché le possibilità economiche diminuivano con il passare dei giorni. La sua casa cadeva a pezzi e non aveva soldi per ripararla, i vestiti erano sempre meno, le scarpe pure e i generi alimentari scarseggiavano. Cuba cominciò a deteriorarsi sotto tutti gli aspetti. Hernán si trovò a pensare che in una simile situazione il suo lavoro non aveva senso. Fu un periodo di grave crisi personale e creativa. Hernán aveva perso la voglia di vivere e di lavorare. Per questo trovò il modo di abbandonare Cuba e di stabilirsi negli Stati Uniti, anche se le autorità governative ostacolarono la sua uscita con ogni mezzo.
Nel 1980, l’industria dei cartoni animati statunitense attraversava una tremenda crisi, Hernán presentò la sua striscia Gugulandia e grazie a lei trovò lavoro come illustratore. Le pagine di Gugulandia servirono anche in California, per cercare lavoro come animatore in uno studio di cartoni animati. Hernán non aveva niente in mano, perché la precipitosa fuga da Cuba gli aveva fatto abbandonare disegni e animazioni nel paese natale. Alla fine trovò impiego a Miami, dove vivevano molti cubani che conoscevano Gugulandia. La rivista Zig-Zag cominciò a pubblicare la striscia comica, che rifletteva i problemi di una società totalitaria, ma l’autore non volle mai essere utilizzato per gli scopi propagandistici di nessun gruppo politico. Hernán Henriquez tornò a essere famoso tra i cubani di Miami quando il Miami Herald decise di pubblicare Guguladia in spagnolo.
Hernán Henriquez afferma: “La cosa interessante è che riesco sempre a scoprire nuove cose grazie a Gugulandia. Quando scrivo le vignette, lavoro con il cervello, cerco spiegazioni alle cose della vita, ai problemi della società e scopro cose sul comportamento umano. A Cuba mi davano uno stipendio, non dovevo pagare un medico, la scuola, né i servizi per la casa. Non si lavorava per denaro, ma per avere una posizione sociale, e quando il denaro non è importante la creatività è più libera. Negli Stati Uniti non è così, perché tutto è condizionato dalle esigenze del mercato, pure l’artista è schiavo dell’economia consumistica”.
Gugualdia potrebbe essere un’ottima serie per la televisione, ma per il momento l’idea è ferma allo stato di progetto. 

Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi

Molte informazioni sono state prelevate da un’intervista a Hernán Henriquez da parte della giornalista messicana Léa Zagury.
In esclusiva per Fumetto d'Autore vi presentiamo alcune tavole di Gugulandia. Traduzione di Gordiano Lupi.
 
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Gordiano Lupi (Piombino, 1960). Direttore Editoriale delle Edizioni Il Foglio. Collabora con La Stampa di Torino come traduttore del blog di Yoani Sánchez. Ha tradotto i romanzi del cubano Alejandro Torreguitart Ruiz: Machi di cartaLa Marina del mio passato (Nonsoloparole, 2003), Vita da jinetera (Il Foglio, 2005), Cuba particular – Sesso all’Avana (Stampa Alternativa, 2007), Adiós Fidel – all’Avana senza un cazzo da fare (A.Car, 2008), Il mio nome è Che Guevara (A.Car, 2009), Mister Hyde all’Avana (Il Foglio, 2009) e Il canto di Natale di Fidel Castro (Il Foglio, 2010).
 

Tra i suoi molti lavori ricordiamo: Nero Tropicale (Terzo Millennio, 2003), Cuba Magica – conversazioni con un santéro (Mursia, 2003), Cannibal – il cinema selvaggio di Ruggero Deodato (Profondo Rosso, 2003), Un’isola a passo di son - viaggio nel mondo della musica cubana (Bastogi, 2004), Quasi quasi faccio anch’io un corso di scrittura (Stampa Alternativa, 2004 - due edizioni in un anno), Orrore, erotismo e pornografia secondo Joe D’AmatoTomas Milian, il trucido e lo sbirro (Profondo Rosso, 2004), Serial Killer italiani (Editoriale Olimpia, 2005), Nemici miei (Stampa Alternativa, 2005), Le dive nude - Il cinema di Gloria Guida e di Edwige FenechIl cittadino si ribella: il cinema di Enzo G. Castellari - in collaborazione con Fabio Zanello - (Profondo Rosso, 2006), Filmare la morte – Il cinema horror e thriller di Lucio Fulci (Il Foglio, 2006), Orrori tropicali – storie di vudu, santeria e palo mayombe (Il Foglio, 2006), Almeno il pane Fidel – Cuba quotidiana (Stampa Alternativa, 2006), Sexy made in Italy – le regine del cinema erotico degli anni Settanta (Profondo Rosso, 2007), Coppie diaboliche - dal delitto di Marostica al giallo di Omegna - 34 casi di «crimine a due» 1902-2006 (in collaborazione con Sabina Marchesi - Editoriale Olimpia, 2008), Dracula e i vampiri (in collaborazione con Maurizio Maggioni - Profondo Rosso, 2008), Avana killing (Sered, 2008 – in edicola), Mi Cuba (Mediane, 2008), Delitti in cercad’autore (I.D.I., 2008 – in edicola), Fernando di Leo e il suo cinema nero e perverso (Profondo Rosso, 2009), Fellini - A cinema greatmaster (Mediane, 2009), Cozzi stellari - Il cinema di Lewis Coates (Profondo Rosso, 2009). Cura la versione italiana del blog Generación Y della scrittrice cubana Yoani Sánchez e ha tradotto per Rizzoli il suo primo libro italiano: Cuba libre – Vivere e scrivere all’Avana (2009). I suoi romanzi noir più recenti sono: Sangue HabaneroUna terribile eredità (Perdisa, 2009). Pagine web: www.infol.it/lupi. E-mail per contatti: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. .

Ha preso parte ad alcune trasmissioni TV come Cominciamo bene le storie di Corrado Augias (libro Serial killer italiani), Uno Mattina di Luca Giurato (libro Serial killer italiani), Odeon TV (trasmissione sui Serial killer italiani) e La Commedia all’italiana su Rete Quattro (dove ha parlato di Gloria Guida e di commedia sexy). È stato ospite di alcune trasmissioni radiofoniche in Italia e Svizzera per i suoi libri e per commenti sulla cultura cubana. I suoi libri sono stati oggetto di numerose recensioni e segnalazioni che si possono leggere al sito ww.infol.it/lupi.

Questo articolo è pubblicato in collaborazione con Strip Season, l'inserto a fumetti di Ventirighe.it

Stip Season è diretto da Gianluca Piredda.

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