Fumetto d'Autore

www.fumettodautore.com | Il Magazine della Nona Arte e dintorni | ISSN: 2037-6650 | Direttore: Alessandro Bottero

Sab11022012

Aggiornato alle:05:03:11

Recensioni

 

DON DRACULA

DON DRACULA Difficile definire un fumetto del genere. Questo perché tutto sta nella prospettiva da cui lo si vuole considerare. Intanto c’è da dire che l’autore l’ha disegnato intorno al 1979: capite che chi è abituato ai disegni di quest’ultimo decennio lo troverà graficamente povero, scarno e approssimativo. Intendiamoci, stiamo comunque parlando di un artista di fama mondiale (all’epoca è stato un pioniere nel disegnare personaggi e scene fuori dai canoni classici) ed è comprensibile che di più non poteva fare dato i mezzi tecnici che possedeva a quei tempi. Non da meno, al lettore che cerca serietà e drammaticità può risultare discutibile l’atmosfera goliardica e divertente dell’intera serie, mostrata oltre attraverso la storia anche dalle figure deformed, dalle posizioni innaturali e dai personaggi ridicoli. Le storie, pur avendo dei piccoli momenti drammatici e paurosi, sono straripanti di situazioni e gag comiche, soft quanto basta da mantenere l’atmosfera generale ad un livello di sana leggerezza e spensieratezza. Anche la trama è sulla stessa riga: innanzitutto il fumetto è diviso in tanti capitoli auto-conclusivi: non c’è un vero e proprio filone o continuity ma ogni storia può essere letta separatamente dalle altre. Merito dell’autore che ogni volta e in modi diversi presenta i due protagonisti: Don Dracula (il classico padre apprensivo, testardo, protettivo e vendicativo quando gli si tocca la figlia) e Chocolat (una bambina dispettosa, testarda al pari del padre e coraggiosa quanto basta per mettersi nei guai). Sono due vampiri ma più che spaventare fanno ridere; la loro condizione li proietta in situazioni sia soprannaturali che quotidiane e il loro essere vampiri è solo un pretesto per mostrare quanto in realtà siamo emotivamente umani, con i pro e contro che ne consegue. I loro caratteri forti e il loro rapporto conflittuale porta i due protagonisti a vivere avventure divertenti ed inaspettate, con un lieto fine che chiude egregiamente l’episodio. I due si circondano di co-protagonisti simpatici e mai fuori luogo. Tra i tanti, merita di essere citata la racchia soprappeso innamorata di Dracula che non smette di perseguitarlo nelle situazioni più disparate. Fanno sorridere anche le due autocitazioni che l’autore fa, inserendo nelle storie Black Jack e Astro Boy: un ennesimo tocco di classe umoristico. Come avete capito, non siamo certo di fronte alla solita versione horror-drammatica dei vampiri: ciò porta il lettore a guardare questi ‘signori della notte’ da una prospettiva diversa, più umana e terrena. L’albo, edito da Ronin Manga, è realizzato in maniera impeccabile per rendere il giusto omaggio all’autore. Interessante anche l’iniziativa della casa editrice di lasciare nelle vignette le onomatopee originali (gli effetti sonori, per intenderci), quindi in lingua giapponese, con tanto di caratteri sillabici a fine albo. Un’iniziativa certamente curiosa e originale che d’altro canto non intacca la fluidità della lettura. Per concludere, questo è un albo che può far divertire i bambini e far passare una piacevole oretta agli adulti. DON DRACULA Testi e disegni: Osamu Tezuka Editore: Ronin Manga Bianco/Nero, PP 208, € 5.90

Crtica d'Autore

 

Chester Brown, fumetti "hard" per rendere legale il sesso a pagamento

Favorevoli: il movimento per i diritti delle prostitute e le sex workers. Contrari: i moralisti di ogni religione. Divisa, l’opinione pubblica. Gli unici a non avere dubbi sono i clienti di prostitute. A lanciare la provocazione è uno di loro. Non uno qualunque. Chester Brown, geniale fumettista canadese, è tra gli artisti cui si deve il “rinascimento” del fumetto alternativo americano, già popolare negli anni Ottanta. «Credo che, se la prostituzione venisse depenalizzata, entrerebbe nella sfera dei comportamenti normali in un tempo relativamente breve, nell’arco di poche generazioni». Una vera e propria campagna per la legalizzazione del sesso a pagamento, la sua, lanciata con Io le pago. Memorie a fumetti di un cliente di prostitute, diario autobiografico reso sotto forma di una lunga quanto dettagliata confessione. Una graphic novel per adulti, ma non per questo gratuitamente volgare. L’autore non ostenta con compiacimento la sua vita sessuale tutt’altro che convenzionale, né sente il bisogno di giustificarsi. I disegni sono semplici, non indugiano in particolari pruriginosi e non cercano di “colorare” la vita del protagonista per renderla più o meno avventurosa o seducente. C’è poco del romanzo a fumetti, i suoi appuntamenti a luci rosse seguono moduli ripetitivi, ben restituiti da una gabbia grafica altrettanto monotona. Brown si limita a demolire punto per punto tutti i luoghi comuni e gli stereotipi sul mestiere più antico del mondo. «Il cliente non è né un pedofilo né uno stupratore e pensare che quel genere di uomini rappresenti il tipico cliente delle prostitute è come affermare che quelli che picchiano o uccidono le mogli siano mariti tipici». Uno dopo l’altro, confuta tutti i più ricorrenti argomenti contro la prostituzione. «Non soltanto egli dimostra come si basino su una retrograda morale religiosa, ma sottolinea anche l’ipocrisia dei benefattori liberal di “riportare sulla retta via” le prostitute. Tutte quelle intelligenti alzano gli occhi al cielo davanti a questi atteggiamenti». Così scrive nella prefazione Robert Crumb, padre storico del fumetto underground, alla cui matita, non a caso, in passato è stata affidata l’illustrazione de Il capitano è fuori a pranzo, l’ultimo diario di vita del “vecchio sporaccione” Charles Bukowski. Se negli States Io le pago ha scatenato un acceso dibattito, l’edizione italiana (traduzione di Stefano Sacchitella, pp. 292, € 18,50) è stata frettolosamente archiviata dalle redazioni culturali. A pubblicarla, poche settimane fa, la Coconino Press, che il 2 febbraio porterà in libreria un altro inedito di Brown, il volume antologico The Little Man, brillante e caleidoscopica raccolta di brevi storie giovanili con cui l’autore si diverte a irridere l’american way of life narrando di surreali rivolte della carta igienica, invasioni aliene, animaletti parlanti e televisioni che ipnotizzano l’uomo della strada. L’auspicio è che anche quest’opera, come la precedente, non venga accolta con pregiudizio. Lo stesso che, da sempre, è riservato a chiunque faccia coming out. Che si tratti di un cliente o di una escort, poco importa. Il giudizio è tanto immediato quanto severo, come se avessero confessato di essere criminali. Una condanna di indegnità sociale che genera relativi deficit di autostima, costringendo le parti alla clandestinità e consegnando quella che potrebbe essere una scelta libera e trasparente a ricattatori e sfruttatori. «Per la donna media – dice Brown – l’idea che un uomo paghi per fare sesso è ripugnante, una minaccia per la casa, la famiglia e per l’ideale dell’amore romantico, ma i comportamenti sordidi non sono certo meno diffusi tra le coppie sposate che nel mondo della prostituzione». Allo stesso modo, gli uomini considerano le prostitute delle donne dissolute, facili prede di possibili avances sessuali, anche quando in realtà, sottolinea l’artista canadese, «si tratta di donne timide, modeste e persino schive». Detto da lui, profondo conoscitore del mondo delle professioniste del sesso, la testimonianza appare più che attendibile. In quindici anni di “attività”, di febbrili consultazioni di annunci e di approfondito studio delle relative recensioni (feedback) che i clienti postano su appositi siti web, ne ha conosciute a decine. Giovani e meno giovani, belle e passabili, canadesi e straniere, gentili e sbrigative. Ha raccolto le loro confidenze, di alcune è diventato amico. Tutto ha inizio nel giugno 1996, quando la sua «ultima ragazza» gli comunica che (forse) si sta innamorando di un altro. Preludio a una convivenza a tre in cui lui finirà in breve per diventare il terzo. «Erano tre i motivi per cui volevo essere fidanzato: perché ce lo aspettiamo socialmente e i ragazzi che non hanno una fidanzata sono considerati degli sfigati, perché mi piaceva la gratificazione dell’ego quando una donna vuole quel tipo di relazione esclusiva con me e, ovviamente, per il sesso». L’amore romantico, ne conclude, non esiste e, se esiste per altri, non fa per lui. Scoprirà che l’essere amici può essere preferibile all’essere fidanzati. Anche dal punto di vista “economico”. Fatti i dovuti conti e considerata una frequenza di rapporti a pagamento ogni tre settimane (tanti gliene consente il suo badget), il ménage di coppia costa di più e si fa sesso meno spesso. Nella versione di carta e inchiostro (rigorosamente in bianco e nero), Brown non si raffigura meglio di quanto sia: un uomo di mezza età (è nato nel 1960 a Montreal), calvo e non proprio attraente, che fa un lavoro stravagante (il fumettaro). Improvvisarsi playboy sarebbe alquanto improbabile. «Non ho le doti sociali necessarie per agganciare donne che fanno sesso occasionalmente», fa presente agli amici/personaggi – tra cui gli artisti Seth e Joe Matt – che disapprovano il suo comportamento. «Sono felice dal punto di vista professionale e me la godo», risponde a chi evoca la crisi di mezza età. «Non possiamo criminalizzare il sesso a pagamento perché ci sono persone villane a letto. Probabilmente c’è più violenza negli appartamenti delle coppie romantiche che in quelli dove lavorano prostitute che, per non incorrere in multe e arresti, preferiscono tenere un profilo basso», fa notare a chi magari vorrebbe emularlo ma ha paura di mettersi nei guai. A mettersi a nudo è l’autore, vincendo il naturale imbarazzo e scavando tra le proprie debolezze con disarmante sincerità e feroce autoironia, costantemente in bilico tra il rimanere coerente con la scelta fatta e la tentazione di tornare indietro: il timore che il sesso a pagamento possa finire per lasciargli una spiacevole sensazione di vuoto. La conclusione cui giunge è un finale aperto: «fare sesso a pagamento non è una esperienza vuota, se paghi la persona giusta». Alla fine, con una di loro, Denise, stabilisce un rapporto sessuale esclusivo, sia pure sempre a pagamento. Lui è il suo unico cliente e lei l’unica donna con cui Chester va. Un contratto basato sull’affetto e sulla reciproca convenienza. «Uno dei due assiste l’altro finanziariamente. Come la chiamereste una relazione simile?», domanda Brown. Quanti matrimoni, del resto, sono palesemente basati sul vantaggio economico di una delle parti? La prostituzione esplicita è peggiore di quella implicita? Che lui la paghi rende meno “pulita” la situazione o, piuttosto, più chiaro il reciproco ruolo? Che egli stesso abbia scelto di vivere una relazione stabile, rappresenta il trionfo o il fallimento delle sue tesi? Al lettore l’ardua sentenza o, meglio ancora, si apra un sano scambio di opinioni. Perché probabilmente leggere Io le pago non vi farà cambiare idea sulla prostituzione ma ci aiuta a osservare la questione da un’altra posizione. E non fate battute sceme. *Articolo tratto dal Secolo d'Italia del 4 febbraio 2012. Questo articolo on line è reperibile anceh sul blog dell'autore a questo indirizzo.

Autori e Anteprime

 

Agenzia Incantesimi e tutto il resto: intervista a Federico Memola

di Alessandro Bottero Federico Memola è uno sceneggiatore che ho sempre seguito con piacere, fin dai tempi di Zona X. Jonathan Steele (sia la versione Bonelli, che quella Star Comics) mi piaceva, e anche il suo spin off, ossia Agenzia Incantesimi, a mio parere aveva il suo perché. Memola nell’ultima settimana si è trovato al centro di una polemica nel fumettomondo, perché ha lanciato una proposta “scandalosa” sul suo blog (QUI la notizia). Siccome qui non stiamo mica a pettinare le bambole, ecco una bella intervistina a Federico Memola, sul tema del giorno: Federico Memola con la sua richiesta di coloristi per Aganzia Incantesimi, sta o no rovinando il mondo del lavoro italiano? In apertura il pensiero di alcuni professionisti del settore, che si sono espressi nel blog di Roberto Recchioni, riguardo a questa mossa di Memola. La discussione completa sul blog di Roberto Recchioni, da cui sono tratti sia la citazione di Recchioni che i commenti, si trova a questo link.   Roberto Recchioni: «premesso che sono abbastanza convinto della buona fede di Memola (anche se tutta la storia della carta Paypal suona proprio brutta, a leggerla), questa roba è sbagliata e non solo fa male al fumetto, ma fa male al lavoro di tutti. E no, il fatto che di mezzo ci sia un professionista non rende la cosa migliore o più seria.Anzi, PROPRIO perché di mezzo c'è un professionista, la cosa è grave. Ma tanto lo so che un mucchio di aspiranti si metteranno in fila per proporre il loro materiale.A breve, vedremo spuntare editori che si faranno pagare per pubblicare, come succede già nell'ambito letterario.» Laura Scarpa: «Sinceramente, con amicizia e simpatia per tutti, questo mi pare più grave. "Davvero" a me non piace, non è il mio genere ecc ecc, ma un progetto comune fatto gratuitamente può starci, parità per tutti. Questo mi pare invece non avere un sogno condiviso. Con tutto ciò chiediamoci quanto la crisi c'entri, e quanto no. » Davide Morando:  «Non è la stessa situazione di DAVVERO.In questi caso, quando Memola cerca coloristi per ristampare in digitale le storie già edite da Star Comics, offre lavoro non pagato a fronte di una sceneggiatura per cui ha ricevuto, a suo tempo, un compenso.Sbaglio?» Fd'A: Allora, Federico, come si fa? Sembra che tu stia facendo una cosa poco chiara (anche se devo dire che la cosa è chiarissima, se uno legge con attenzione cosa hai scritto). Vogliamo provare a dissipare i dubbi e le preoccupazioni? FM: Non immaginavo davvero che ce ne sarebbe stato bisogno, ma va bene, sono a disposizione. Cos’è questa proposta? FM: E', molto semplicemente, un progetto nato a metà del 2010 e destinato alla piattaforma Apple per Ipad (e che quindi prevedeva una percentuale per gli autori). Purtroppo, la società che avrebbe dovuto realizzarlo, dopo che era addirittura stato firmato il contratto, ha cominciato a porre problemi di carattere contenutistico per l'aspetto glamour delle storie. Prima ha ipotizzato di intervenire sulle vignette in cui comparivano dei nudi, poi ha rimandato per mesi l'uscita e infine il contratto è stato sciolto consensualmente. Ci ho pensato molto a lungo, prima di partire per conto mio, sia perché al momento ero nel pieno di altre attività, sia per problemi personali sopraggiunti in quel periodo. Alla fine ho deciso di realizzarlo in questa forma perché ritengo che sia una serie fresca e divertente, con ancora tante potenzialità. Lo faccio anche per avere un controllo creativo totale. Intendiamoci, sono abituato a rispettare i canoni delle case editrici per cui lavoro (lo faccio tuttora con il Giornalino e non solo), ma ci sono due progetti che con gli anni sono diventati troppo personali, a cui tengo moltissimo e che intendo quindi realizzare come ritengo giusto. E Agenzia Incantesimi è uno dei due. Roberto Recchioni dice che questa tua proposta è “sbagliata”, e che “fa male al lavoro di tutti”. Conoscendoti e sapendo che sei una persona seria e che rispetta il lavoro di tutti mi paiono giudizi ingenerosi. Tu che rispondi?  FM: Che non sono così importante da nuocere al mercato italiano, prima di tutto. E, francamente, non vedo dove stia lo scandalo: più della metà delle case editrici italiane, la cosiddetta "piccola editoria", pubblica libri e fumetti, anche apprezzati e premiati, alle stesse condizioni, ovvero dietro promessa di eventuali royalties (purtroppo raramente poi corrisposte, viste le cifre vendute). E queste case editrici vendono i libri, quindi ricevono degli introiti, per modesti che siano. Nel mio caso (ma anche in quello di Paola Barbato o di Giuseppe Di Bernardo con l'Insonne, tanto per citare casi analoghi che mi hanno preceduto) non ci sono nemmeno introiti su cui polemizzare. O meglio, se mai ci saranno, tramite donazioni o altre iniziative, verranno devoluti interamente a disegnatori e coloristi, visto che non ho costi di stampa da coprire. Quindi sarò un ingenuo, ma non vedo il problema. Laura scarpa parla di “un sogno non condiviso”, come se il fatto che il colorista lavori su storie ideate da te, e disegnate da altri, lo riduca a mero esecutore. Io invece ci vedo dei tratti di “condivisione”. Sbaglio io? FM: Oddio, sbagliate entrambi, a dire il vero. E' chiaro che la serie è una mia creazione (come "Davvero" è una creazione di Paola Barbato), ma chi vi partecipa, venendo meno la motivazione economica, lo fa perché l'apprezza e ci tiene a contribuirvi. Poi, boh, la definizione "sogno non condiviso" non è che la comprenda bene… Sembra adattarsi a qualunque fumetto nato dalla volontà di una persona e realizzato da uno staff. Anzi, ho conosciuto più di un disegnatore che lavora a un certo personaggio o progetto senza esserne coinvolto, puramente per una questione economica. In questo caso, se un disegnatore non fosse interessato al fumetto, perché dovrebbe contribuirvi? Per "notorietà"? Mah, non sono Sclavi e non sto facendo Tex o Dylan Dog… Davide Morando ci dice che tu, furbetto, in realtà sei stato pagato per le storie che ora vuoi far ricolorare. A me pare una insinuazione un po’ meschina, come se tu dovessi dividere con i coloristi i soldi che ti ha dato la Star Comics, per gli albi di Agenzia Incantesimi pubblicati anni fa.  FM. Non conosco la persona citata. Comunque, se il gioco è "chi ci lavora di più aggratis", rispetto a disegnatori e coloristi io arriverò certamente secondo, ma non di molto: revisionare (un'altra volta!) tutte le storie, supervisionare i disegnatori, curare di fatto la serie (lavoro che ho svolto per tanti anni in Bonelli e Star Comics, quindi so come va fatto e che impegno comporti) costa tempo e fatica anche a me. Le nuove storie, inoltre, non me le paga Gesù bambino… Certo, il progetto è mio, ma non è che vada ad allettare gli incauti con chissà quali miraggi. Dovrebbe essere tutto chiaro semplicemente seguendo il blog. Almeno spero, non fatemi pure venire dubbi!  Trovo questo modo di discutere su internet abbastanza schizofrenico. Tu fai una proposta su un tuo blog. Nessuno commenta lì, ma la discussione si accende su un altro blog, senza che nessuno ti coinvolga o ti avvisi. Questa totale dispersione delle conversazioni sta diventando sempre più la regola nella blogsfera dei fumetto italiano. O mi sbaglio?  FM: Suppongo che ci siano delle piattaforme che si sono "guadagnate" una visibilità maggiore e quindi attirino le persone che vogliono discutere di dati argomenti… Certo, sarebbe stato corretto o quanto meno "cortese" se qualcuno, magari prima di accodarsi al tifo da stadio, avesse sentito anche l'altra campana, visto che io sono perfettamente raggiungibile e sempre disponibile al dialogo, se interpellato. Però posso riferirmi a questo caso specifico, in linea generale sono impreparato sull'argomento: da ben più di un anno mi sono abbastanza "ritirato" da Internet e dalle discussioni che avvengono in rete… Anzi, essendomi anche preso un anno sabbatico da fiere e convegni, ammetto di essere persino colpevolmente un po' disinformato. Apprendo di certe iniziative o certi casi giusto quando me li segnala qualche amico o collega più attento di me! Passando alle cose serie, ho la precisa sensazione che questo lavoro di ricolorazione e pubblicazione online, sia in massima parte una operazione di promozione verso nuovi editori, che potrebbero essere interessati ad una edizione a colori di Agenzia Incantesimi. Forse anche oltreconfine? Forse qualche francese?  FM: Non nego che mi piacerebbe (forse l'ho anche scritto sul blog!) e che intendo provarci, non fosse altro che per poter poi far arrivare dei soldi a tutti coloro che stanno partecipando o parteciperanno all'iniziativa. Fra l'Italia e l'estero vedo più probabile questa seconda ipotesi (pur sapendo quanto sia difficile piazzare una serie all'estero!), al momento. Vedremo. Hai da pochissimo assunto il ruolo di direttore editoriale delle Edizioni Arcadia (a proposito, auguri). Che bolle in pentola per il 2012?  FM: Ho assunto questo ruolo perché già dalla nascita della casa editrice Maurizio Rosenzweig e io abbiamo fatto da "consulenti" per Mario Taccolini e a un certo punto, anche di fronte a certe difficoltà subentrate (di cui lo stesso Mario ha pubblicamente parlato) ho pensato che un mio maggiore apporto avrebbe potuto essere d'aiuto. Edizioni Arcadia, pur fra mille difficoltà, ha pubblicato materiale interessante (sì, lo so, anche mio!) e promosso validi autori, retribuendoli; sarebbe stato un peccato se questa piccola realtà fosse venuta meno. Il nostro obiettivo, nell'immediato, è quindi tirare su un po' di soldi per poter un giorno riprendere le serie (ovvero, pagare gli autori coinvolti). Per ora, di certo, ci sono altri due volumi della collana "La macchina da scrivere", il volume del 2012 di "Sexy & Chaotic" e un altro volume di illustrazioni di Alessandro Mazzetti. Il resto lo stiamo definendo e non posso dire nulla senza l'autorizzazione di Mario. Dopo Rourke che cosa bolle in pentola per il Federico Memola sceneggiatore? Progetti? Miniserie? Magari un ritorno alla Bonelli?  FM: Al momento sto lavorando regolarmente con Il Giornalino. Inoltre la Planeta DeAgostini ha proprio di recente riconosciuto formalmente che Harry Moon è libero e completamente di mia proprietà, e ammetto che non mi dispiacerebbe affatto riuscire a riproporlo e a concludere almeno quel famigerato ciclo di 12 numeri (di cui ne esistono 5 finiti e pronti per la stampa), almeno per quei lettori che avevano iniziato a seguirlo. Poi ci sono altre cose in ballo, come sempre, ma se ne parlerà il prossimo anno.

Reportage

 

Cara fiera ti scrivo: il punto di vista di Narnia Fumetto

Da organizzatore di manifestazioni, ho cercato di mettere in pratica quello che avevo imparato da espositore e da negoziante. Ed è questo che mi considero, in primis: un libraio, che fa fiere e vende anche su internet PRIMA, un organizzatore di eventi/fiere POI.Per questo, a Narnia Fumetto, è nata l'Artist Alley, allo scopo di riunire in un unico luogo tutti gli autori ospiti della manifestazione (non quelli invitati dai singoli stand), collegando la possibilità di avere uno sketch da collezione all'obbligo di acquisto di un libro. Infatti: chi non è interessato al fumetto di un autore, come può volerne il disegno? Semplice: perché è bello ed è gratuito!Oltretutto: questo da dignità a chi realizza l'albo, che non è un semplice "ritrattista" su commissione, ma sta dedicando una propria opera (che poi lo faccia sull'albo stesso o meno è un dettaglio); da la possibilità all'editore e all'organizzazione di rientrare di parte delle spese (tante, davvero tante!) legate all'ospitalità ed alla gestione dell'autore.Il disegno ha un valore: "regalarlo", senza neanche chiedere l'acquisto di un libro è uno svilire e sminuire il valore del nostro lavoro.Ma, è da espositore ed addetto ai lavori, che mi sento di dire che, al momento, le fiere italiane sono carenti sotto molti punti di vista.Ecco quelle che, per me, sono le priorità.1-Scelta degli stand per gli espositori. I negozianti sono le vere "star" delle manifestazioni. Presenti dappertutto (gli autori, gli editori non sempre ci sono), danno la cifra minima di un evento. Che può rinunciare a tutto, ma necessariamente "parte" dalla mostra mercato!Ad oggi, pochissime fiere (Fumettopoli, Roma Comics, Romics, altre non me ne vengono in mente...) danno la possibilità di scegliersi lo stand, mettendo online delle piantine chiare, indicando regole trasparenti (es: chi prima prenota e prima paga, prima sceglie), facendo partire tutti alla pari. Spesso ci dobbiamo scegliere gli spazi, pagarli, e poi, solo POI, sappiamo esattamente cosa ci viene assegnato. Fa così Lucca Comics, che tra l'altro trattiene l'anticipo se lo spazio non è gradito e ci si rinuncia...Da quest'anno, anche Narnia Fumetto metterà online la piantina degli stand vuoti, dando la possibilità di scelta... Cosa che abbiamo sempre fatto informalmente, tra l'altro.2-Date e rispetto. Quando si sceglie la data di un evento, l'organizzazione ha l'obbligo morale e pratico di verificare di non sovrapporsi ad altri eventi. "Morale", perché chi organizza da prima, chi occupa un determinato fine-settimana, ha la priorità su questo, a prescindere dalla grandezza dell'evento: priorità data dall'anzianità, un valore purtroppo sottovalutato. E dire che basterebbe poco: ci sono vari siti (tipo questo, autorevolissimo!) che elencano le varie manifestazioni.L'obbligo "pratico" deriva dal fatto che, sovrapponendo gli eventi, costringi gli espositori (oltre che il pubblico) a scegliere tra una mostra ed un'altra. E gli espositori, che lo fanno -ricordiamo- per lavoro, possono esser messi in difficoltà dal dover rinunciare ad una manifestazione.3-Dialogo con gli espositori.Se i calciatori scioperano, il campionato si ferma.Se i Tir non vanno, si blocca tutto il traffico.Eppure nessuna fiera tiene conto dei pareri o delle critiche di negozianti, autori ed editori.Ci vorrebbe un bello sciopero, eh?4-Prezzi dei biglietti, prezzi degli stand. Non è il momento per aumentarli.Anzi: potrebbe essere l'occasione per abbassarli: i primi prevedendo abbonamenti o sconti speciali, o convenzioni. I secondi, magari, tagliando gli allestimenti: meno belli, ma più economici...Ed eliminando l'inutile "terzo metro". Se uno stand è profondo tre metri, a nove espositori su dieci il terzo metro di profondità non servirà... ma il costo è comunque più alto di un terzo. Un "4x2" metri è quindi utilizzabile come un "4x3", ma costa oltre il trenta per cento in più.Almeno, dateci la possibilità di scegliere!5-Quanti espositori? Chiarezza. Lo scorso anno ho incassato 100, in una data fiera.L'anno dopo... gli espositori sono il doppio! Forse è per questo che incasso 70 o 80? O 50?E' così difficile capire che, a parità di "torta", se aumentano i commensali, la fetta diventa un "boccone"? Forse non è il caso di puntare ad aumentare il pubblico, aumentando solo gradualmente gli espositori?Per finire: da espositore ho spesso rotto le scatole. Ma ne ho anche pagato le conseguenze, come sa chi mi conosce. E da organizzatore ci ho sempre messo la faccia: Narnia Fumetto è, soprattutto, una fiera a misura di addetto ai lavori. Chi ci segue, lo sa.Quindi, massima è la mia/nostra disponibilità all'ascolto e al cambiamento.

Off Topic

 

Strumenti di giornalismo » Segreto professionale dei giornalisti

Come già anticipato, pubblichiamo un testo su cosa sia il segreto professionale del giornalista e su che basi giuridiche si fondi. Europa Il segreto sulla fonte fiduciaria è salvaguardato dalla Convenzione europea dei Diritti dell'Uomo. L’articolo 10 («Libertà di espressione») tutela espressamente le fonti dei giornalisti, stabilendo il diritto a ricevere notizie: « Ogni persona ha diritto alla libertà d'espressione. Tale diritto include la libertà d'opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza considerazione di frontiere. » (Convenzione europea dei diritti dell’Uomo.) La Corte europea dei diritti dell'uomo ha ulteriormente rafforzato la tutela delle fonti di carattere fiduciario. Interpretando estensivamente l'art. 10, ha stabilito che tale norma comprenda anche la tutela delle fonti giornalistiche, in virtù dello stretto legame tra diritto di informare e diritto di cercare notizie. Grazie a questa interpretazione estensiva, l'art. 10 della Convenzione garantisce sia il diritto di un individuo alla libertà di espressione sia il diritto della collettività a ricevere informazioni. In tal modo i giudici sopranazionali hanno previsto una tutela più ampia rispetto a quella offerta da ordinamenti giuridici nazionali, tra cui quello italiano, che garantiscono un diritto attivo a fare informazioni, ma non uno passivo a riceverle. Due sentenze della Corte europea hanno fatto giurisprudenza in materia. Sono le sentenze Goodwin (27 marzo 1996, Goodwin c. Regno Unito) e Roemen (25 febbraio 2003, Roemen e Schmit c. Lussemburgo, Procedimento n. 51772/99). In esse la Corte ha affermato che il diritto alla protezione delle fonti giornalistiche è da considerarsi strettamente connesso al diritto di ricevere notizie. Inoltre ha stabilito l'illegittimità delle perquisizioni negli uffici e nelle abitazioni dei giornalisti, nonché negli studi dei loro avvocati, volte alla ricerca delle fonti confidenziali. Se tale protezione non esistesse, cioè se le fonti confidenziali sapessero che un giudice può ordinare al giornalista di rivelare il loro nome, sarebbero dissuasi dal fornire notizie. Ma ciò sarebbe a detrimento della completezza dell'informazione e, in definitiva, della stessa libertà di stampa. Italia La legge istitutiva dell'Ordine impone al giornalista l'obbligo di tutelare la segretezza delle fonti: « [Giornalisti ed editori] sono tenuti a rispettare il segreto professionale sulla fonte delle notizie, quando ciò sia richiesto dal carattere fiduciario di esse. » (legge professionale n. 69/1963.) La violazione del segreto comporta una sanzione disciplinare (articolo 48 della legge n. 69/1963). I giornalisti italiani devono rifiutarsi di fornire i nomi delle persone dalle quali hanno avuto notizie di carattere fiduciario anche di fronte ai giudici. L'obbligo della segretezza della fonte può essere rimosso soltanto nel caso in cui la rivelazione della fonte si riveli indispensabile ai fini della prova del reato. In questo caso il giudice (mai un pubblico ministero) ordina al giornalista di indicare la fonte delle sue informazioni (articolo 200 del Codice di procedura penale). Solo il giornalista professionista ha la facoltà di opporre al giudice il segreto sulle proprie fonti. I pubblicisti e i praticanti, invece, sono sempre tenuti a rispondere ai giudici sul segreto professionale.
Back Magazine Critica D'Autore La crisi e il sistema fumetto: l'analisi di Salvatore Primiceri

La crisi e il sistema fumetto: l'analisi di Salvatore Primiceri

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fieracrisidi Salvatore Primiceri*

In tempi di crisi é difficile trovare un settore che non stia subendo delle regressioni in produzione e vendita. I consumi, in qualsiasi ambito, sono drasticamente in picchiata, anche sui beni primari. Eppure sembra esserci un mercato più vivace che mai, é il fumetto, almeno a giudicare dalla continua nascita di nuove fiere. Le fiere di fumetto in Italia, da almeno due anni a questa parte, nascono come funghi. C'é da chiedersi il perché. E' un'esigenza del settore? E' davvero un segnale di prosperità editoriale e commerciale? Oppure é semplice "moda"? Oppure ancora é un arrivare come "caproni" troppo tardi rispetto ad un timido segnale di ripresa riscontrato fra il 2005 e il 2008?

Le domande possono essere molteplici, così come le risposte. Nel 2005 quando "inventai" Fullcomics insieme a Ivan Zoni e Valeriano Elfodiluce, ero convinto (e i fatti mi hanno dato ragione) di fare una cosa originale ed utile. La prima cosa da non fare era copiare una fiera da altri modelli esistenti solo perché funzionanti. Diedi così alla manifestazione una precisa identità, quella di dare spazio all'enorme bacino nascosto degli autori emergenti, autoproduzioni e piccola editoria. Si creò così una nuova fiera che si aggiungeva a quelle "storiche" e, se vogliamo, le completava distinguendosi. Sì perché Fullcomics andava a coprire e incentivare un'altra fetta di creatività e mercato del mondo del fumetto che fino ad allora non era stato molto considerato. Fullcomics poi capì l'importanza del rapporto con gli editori introducendo formule di partecipazione alla fiera molto innovative abbattendo più possibile i costi.

Fullcomics é l'ultima fiera di "prima generazione", una fiera cioé caratterizzata da una precisa "mission" tant'é che la "self area" di Lucca nacque proprio dopo Fullcomics, solo per fare un esempio della portata innovativa delle idee contenute nell'evento.

Oggi invece non sappiamo cosa abbiano di originale e in cosa le nuove fiere vadano a completare un settore già sfruttato al massimo e che forse non può essere così remunerativo per tutti i soggetti in campo.

Sia ben chiaro, tutte le manifestazioni hanno diritto di esistere, ci mancherebbe altro. Un evento può avere comunque una caratterizzazione culturale operando così nella giusta causa di diffusione della nona arte a livello artistico, educativo, culturale e sociale. Quello che mi chiedo é quali possano essere i benefici di un proliferare così ampio di fiere sia per chi organizza sia per chi vi partecipa. Qual'é l'immagine del mondo del fumetto che ne esce?

Innanzitutto si deve partire dal fatto che l'editoria é in crisi quindi non c'é alcun settore ricco da cui attingere risorse. La fiera può essere un'occasione di vendita e di diffusione di opere che eliminano il filtro della distribuzione e della selezione del commerciante di fumetteria.

L'editore porta i suoi volumi in fiera e i visitatori possono toccare con mano il prodotto, sfogliarlo ed eventualmente acquistarlo. Questo é un fattore positivo perché elimina la selezione che il commerciante fa nell'ordine da inviare al distributore escludendo, in tempo di crisi, soprattutto, tutti quei volumi che crede "difficili da vendere" e sono tanti. Vedo sempre più fumetterie concentrarsi solo su manga e gadgets. Tutto il resto é ordinabile, già ma da chi? Se uno il fumetto non lo vede, non lo sfoglia, non lo conosce, come fa ad ordinarlo? Ecco quindi che soprattutto per la piccola e media editoria e per le autoproduzioni, le fiere possono essere una manna dal cielo però non é sempre così.

Già perché le fiere devono anche essere ben strutturate e organizzate, devono seguire una linea e questa deve essere ben chiara a chi vi parteciperà. Inutile chiamare un editore se si sta organizzando una fiera di fumetti usati o di games, solo per vendere uno stand in più, per esempio. Poi ognuno é libero di parteciparvi ma é importante che l'identità e lo scopo dell'evento siano chiari a chi deciderà di investirvi dei soldini.

Recentemente ho visitato molte fiere "neonate" e devo dire che in diverse situazioni ci si trovava di fronte ad iniziative locali dove gli stand altro non erano che le fumetterie del paese e i collezionisti della zona. Poi mettici una cartoon band e qualche cosplayer ed ecco che qualcosa di dignitoso é "andato in onda". Peccato che così si rischia di "bruciare la piazza", come si suol dire.

Cosa rimane agli occhi di chi osserva da lontano (o anche da vicino)? La classica immagine che il fumetto rappresenti un diletto, un hobby, una cosa per bambini o per grandi poco cresciuti, insomma tutto fuorché un'arte di grande livello.

Ecco quindi la risposta. Il mercato dell'editoria ha bisogno di professionisti degli eventi che considerino il fumetto un business culturale (e perché no anche turistico) da far crescere sempre di più. Sedi, operatori, scelta dei target di riferimento, devono essere ingredienti fondamentali nell'organizzazione di una fiera o evento che non si riduca alla manifestazioe di "paese". Nulla può essere lasciato all'improvvisazione, c'é in gioco la credibilità del settore.

Tra le fiere che oggi salverei sopravvivono quelle "storiche" e ci sarà un motivo. Mi piace ovviamente Lucca perché é la madre di tutti gli eventi in grado di dimostrare quanto il fumetto possa far presa su pubblici diversi e numericamente importanti. Mi piace Mantova perché riesce a mettere in comunicazione gli editors con i giovani che ambiscono alle professioni del fumetto. Mi piace Napoli perché é in grado di esaltare l'importanza culturale del fumetto come arte e linguaggio dando valore alla storia del fumetto. Mi piace Rimini perché ha il merito di portare il fumetto in mezzo ad un vasto pubblico turista e generalista creando nuovi affezionati. Fondamentali anche Torino, Milano e Romics e poi, ovviamente, mi piace Fullcomics perché é l'evento dei giovani dal quale ogni anno sono nati nuovi autori approdati poi in importanti case editrici, perché é una manifestazione che ha un potenziale enorme per un innovativo rapporto tra editori e fiera, perché attenta alle nuove tecnologie e perché da ampio spazio ad autori e pubblicazioni difficili da trovare nella distribuzione ordinaria.

Tutto il resto é un qualcosa in più, a volte utile a volte no, almeno a mio parere che non é legge (per fortuna, diranno in molti). L'editore per muoversi sostiene costi importanti e se la "microfiera" nascente affitta gli stand a prezzi "fuori mercato" nuoce all'editore (che potrebbe non pareggiare i costi con le vendite) ma anche a se stessa (perché l'editore potrebbe non parteciparvi nuovamente) ed anche ad altri organizzatori qualificati (che potrebbero non investire su un territorio in cui é stato creato un precedente negativo). Quindi l'auspicio é che gli eventi fumettistici assumano sempre di più modalità professionali al pari di rinomate fiere del libro o festival culturali. Solo così si può dare slancio, vitalità, qualità e immagine ad un settore in crisi ma dalle grandi potenzialità e in cui operano straordinari artisti.

*Fumetto d'Autore continua il viaggio nella crisi e nei suoi risvolti sul sistema fumetto con una serie di articoli di addetti ai lavori. Dopo il primo articolo firmato da Paolo Accolti Gil di ItalyComics, vi proponiamo un altro contributo realizzato da Salvatore Primiceri, organizzatore di  Fullcomics e editore di Voilier Edizioni. Se rappresentanti di editori e/o fumetterie o altri addetti ai lavori volesserop artecipare alla discussione inviando un articolo, possono proporne e concordarne la pubblicazione scrivendo a Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. . Fumetto d'Autore vuole sapere cosa ne pensa il mondo del fumetto di come la crisi sta attanagliando l'intero sistema fumetto. (2-continua)

1 - L'analisi di Paolo Accolti Gil

Comments

avatar MicGin
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Ciao salvatore
un breve contributo e una precisazione rispetto a quanto scrivi.

Finché pubblico ed espositori partecipano, possono esserci tantissime manifestazioni. Tra l'altro, la formula della mostra mercato è da sempre affiancata da quella del Salone/Festival, quest'ultima inventata a Bordighiera, poi Lucca. Ora sono in aumento i festival che si sganciano da logiche di mostra mercato, arricchendo ulteriormente le possibilità di fruizione del pubblico.

Le mostre mercato locali possono sempre avere un loro senso, sia se legate a contesti turistici, sia se rivolte a collezionisti e appassionati della zona. Sono d'accordo che una migliore organizzazione possa portare a risultati migliori. Non è detto però che debbano per forza essere professionisti. Tante iniziative, anche di successo, si sono rette e si reggono sul volontariato parziale o totale.

Devo correggerti rispetto alla Self Area, che non ha guardato a Fullcomics, che ha iniziato nel 2005.
I riferimenti sono stati altri. Da un punto di vista storico, di storia della manifestazione, c'era già stato alla fine degli anni novanta il padiglione Alter Vox, ancora a cura del Centro Fumetto e di Sandro Staffa. Un cambio di gestione vide una modifica della manifestazione e l'esperienza si conclude. Lucca ha sempre voluto riprendere un discorso di quel tipo e nel 2007 ci ha contattato per riprovarci. Però con delle varianti: non più un padiglione caratterizzato artisticamente e culturalmente ma un'area dedicata solamente alle autoproduzioni. A quel punto non abbiamo guardato a Fullcomics, che pure è manifestazione che come sai ci piace e a cui abbiamo quasi sempre partecipato (portando anche iniziative e pagando pure lo stand), ma all'area analoga del festival di Angouleme, che c'è da decenni, quello di Barcellona, e altre situazioni nostrane, come il Festival del Leoncavallo o quello dello Sherwood, tutti ambiti caratterizzati anche da autoproduzioni.
Questo lo scrivo non certo per togliere meriti a Fullcomics, che invece si propone come riferimento per la small press in generale, ma per correttezza verso tutti.
Senza offendere nessuno (come invece qualcuno in questo sito fa regolarmente), la storia delle manifestazioni è un po' più variegata di quanto possa sembrare.

Arrivederci alla prossima Fullcomics.
avatar contedicagliostro
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Fullcomics 3 - 2007 - Incontro di domenica presso la sala del primo piano del palazzo gotico. Sono presenti tra gli altri Michele Ginevra, i Cani, Antonio Scuzzarella di 001, il sottoscitto e Alessandro Bottero e naturalmente Salvatore Primiceri, l'organizzatore della manifestazione e l'autroe di questo articolo. Si parla delle fiere e del prezzo degli stand. I cani si lamentano del fatto che realtà come la loro non si possono permettere di pagare i prezzi degli stand alle fiere più grandi. Michele Ginevra interviene e dice che il modello di Fullcomics, cioè spazi a basso prezzo per le realtà indipendenti, si potrebbe applicare a manifestazioni come Lucca per creare un settore specifico. Ricordo che anche Scuzzarella concorda. Io, e sembra che non sia il solo, me lo ricordo così quell'incontro. Sei mesi dopo, a Lucca Comics, viene inaugurata la prima edizione della Self Area (quella con la rete) a cui partecipano diverse realtà che erano presenti anche a quella terza edizione di Fullcomics.

Nel 2006, l'anno prima anche io come Cagliostro avevo scritto una lettera all'organizzazione di Lucca C&G chiedendo che fosse presa in considerazione la creazione di una area a basso prezzo per associazioni e autorproduzioni.
avatar MicGin
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Esatto! Lo spazio che sarebbe necessario in una manifestazione come Lucca Comics è proprio quello che era stato descritto in quell'occasione. E rimango convinto che sia necessario, per consentire ai piccoli editori di operare meglio. La Self Area, aperta successivamente, è una cosa diversa: uno spazio per sole autoproduzioni. Uno spazio che ha una sua originalità e che ha tenuto conto di modelli analoghi, esistenti da tanti anni in tutta europa.
Non è che il mondo comincia con fullcomics...
avatar Ricky
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Nell'articolo l'autore ha scritto:

"Eppure sembra esserci un mercato più vivace che mai, é il fumetto, almeno a giudicare dalla continua nascita di nuove fiere".

Il mondo del fumetto italiano è curioso. La crisi lo sta seppellendo lentamente, anche se molti fanno finta di niente. Le vendite calano ogni mese, eppure aumentano gli editori, aumentano le fiere. Cosa significa tutto questo? Semplice, l'offerta cresce, ma la domanda diminuisce. E temo che un bel giorno l'offerta si sveglierà di buon mattino, si affaccerà alla finestra e scoprirà di essere rimasta sola perchè la domanda non esisterà più. In un momento così difficile, sarebbe opportuno unire le forze, ma il mondo del fumetto italiano (non Bonelli) è troppo diviso e finirà per essere schiacciato sotto il peso dei suoi errori.
avatar Baldo
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Un po’ di storia…

Nel 1997 - ripeto per i più distratti… MILLE e NOVECENTO e NOVANTA e SETTE! - Sandro Staffa e Niccolò Gros-Pietro diedero vita ad Altervox, una sorta di collettivo che, almeno nelle intenzioni iniziali, si occupava di ideare ed organizzare mostre ed iniziative culturali dedicate a grafica, illustrazione e fumetto, il tutto in ambito alternativo (underground?).
Tra queste iniziative la più “famosa” fu certamente il Corridoio AlterVOX che vide la sua prima incarnazione proprio nel 1997 in quel di Lucca e che prevedeva la possibilità, da parte delle realtà INDIPENDENTI dell’epoca, che vi aderirono a vario titolo, di fruire di uno spazio GRATUITO all’interno di Lucca Comics, comprensivo di piccoli stand (vabbè… un paio di tavolini a testa, ma oggi fanno pagare, e caro, pure quelli se non sbaglio e quindi… puntinipuntini :-P ), per esporre i propri materiali, di qualunque tipo essi fossero (non solo pubblicazioni a fumetti dunque).
Anche a “quei tempi”, infatti, i costi degli stand delle POCHE Mostre-Mercato che c’erano… erano a dir poco PROIBITIVI per molti “editori indipendenti” che già faticavano a trovare i soldi per stampare i propri albi - stiamo parlando di tempi in cui la stampa digitale era ancora molto in là a venire e le tipografie manco ti degnavano di una risposta se non stampavi minimo (MINIMO!) 3000 copie di un fumetto - e avere uno spazio gratuito nella PRINCIPALE Mostra-Mercato del Fumetto Italiano fu davvero un bel colpo e credo che nessuno di noi (partecipanti) abbia mai ringraziato abbastanza i due tizi di cui sopra.
Al Corridoio aderirono in molti, tra cui il Centro Fumetto Andrea Pazienza, presente fin dalla prima edizione e che diede, con la sua adesione-presenza-organizzazione, parecchio lustro all’intera iniziativa perché - lo so che questo provocherà un travaso di bile a molti! - in quel periodo c’era la fila per poter essere pubblicati dal Centro.
Insomma tra noi piccoli, loro (il Centro Fumetto) erano comunque i più grandi e punto di riferimento preciso e costante, anche nella gestione editoriale di un prodotto-progetto, per tutti noi.
E ve lo dice uno che non è mai stato molto tenero né con Michele Ginevra in particolare, né col Centro in generale (ricordo ancora una bella polemichetta sulle pagine di Fatece Largo, eh eh eh).
Ma bisogna dare a Cesare quello che è di Cesare e al Ginevra quello che è di Ginevra.
Soprattutto perché, quando l’incarnazione lucchese del Corridoio nel 1998 venne cassata a seguito del solito cambio della direzione artistica, i ragazzi di Kerosene (Pepe e Morgante) e NOI della Perfect Trip ci prodigammo NON POCO per “trasferirlo” nell’Expocartoon romano e Ginevra ci diede subito il suo appoggio, nonché l’adesione del Centro.
E fu proprio quella partecipazione a “scardinare” le NON POCHE resistenze di Rinaldo Traini, l’organizzatore dell’Expo, che aveva avanzato MOOOOOLTI dubbi, specie di natura economica, riguardo alla presenza del Corridoio.
Perchè - lo ripeto sempre per i più distratti - in quel periodo (1997/1998) avere in una qualsiasi manifestazione UNDERGROUND fumetto-artistica il Centro Andrea Pazienza era come se - per fare un parallelo, spero, chiarificatore - partecipasse la Panini o la Planeta.

Quindi dire che il Ginevra per la Self Area si sia “ispirato” a FullComics perché FullComics è stata la prima nel suo genere, è sbagliato sia per i tempi che per i modi, perché io credo che uno si “ispiri” più alla sue esperienze personali precedenti come organizzatore (il Centro, data la sua importanza, assunse ber presto il ruolo centrale nell’organizzazione del Corridoio, con non poche polemiche, specie da parte MIA! :-P ) piuttosto che come semplice partecipante o “conferenziere”.

Insomma per me l’attuale Self Area è un po’ la SUMMA di TUTTE queste iniziative che l’hanno preceduta, FullComics compresa perché nessuno mette in dubbio la sua importanza.

Ma non è questo il punto.

Quello che mi preme sottolineare, e che poi è il vero motivo che mi ha spinto a scrivere questo mio intervento, è che… STATE ESATTAMENTE COMMETTENDO GLI STESSI IDENTICI ERRORI CHE ABBIAMO FATTO NOI E CHE HANNO PORTATO ALLA FINE PREMATURA DI ALTERVOX, ossia state lasciando prevalere… antipatie, rancori personali, astio, tu c’hai 80.000 euro e io no, io so’ più underground di te, se partecipa lui non partecipo io, a Fullcomics non ci vado più se non mi garantiscono almeno 100.000 presenze… e via discorrendo, invece di fare FRONTE UNICO verso il vero “nemico”, ossia… le MAJOR (intese sia come grandi case editrici che come organizzatori delle più importanti mostre-mercato)!
Finché non capirete che l’UNIONE (tra piccoli) FA LA FORZA, sarete sempre condannati a raccogliere SOLO le briciole - sempre più scarse tra l’altro (parlo in termini di vendita) - che cadono dalla tavola imbandita dalle grandi case editrici e mostre-mercato maggiori.

Contenti voi…
avatar contedicagliostro
0
 
 
Baldo, la tua chiosa finale è figlia di una serie di incomprensioni di fondo. Innanzitutto una battuta. Se fossi anche io dipendente del comune di Cremona farei fronte unico. Ma siccome non lo sono... Proseguendo. Io non ho velleità di fare concorrenza alle "Major". Non ritengo che siano esse il "nemico". Se volevo un nemico così non fondavo una associazione culturale no profit (non vivo di fumetto e non ho nessun interesse o aspirazione a viverne), ma mi aprivo una Srl a socio unico. Come diceva una persona degna di stima e considerazione... quando ti dicono l'unione fa la forza, stai attento a quello dietro di te, potrebbe prenderti alla lettera...

Una precisazione. A me degli 80.000 euro del centro non me ne frega una beata cippa. Non sono invidioso nel non averli o nel non saperli fare. Ne mi frega vantarmi di essere più "underground" di qualcun altro. Sono però convinto di essere molto più "indipendente" di molti che su questo aggettivo ci hanno fondato intere carriere senza esserlo veramente e avendo fatto compromessi che non li rendono quasi per nulla indipendenti pur di avere un posto come addetto ai lavori in servizio permanente del mondo del fumetto.. L'informazione degli 80.000 euro serve per fare altre considerazioni non pro domo mia.

Infine. Una cosa è dire che nella Self Area c'è anche Fullcomics perchè è la summa di molteplici esperienze fieristiche tra cui quella organizzata da Salvatore Primiceri. Cosa assai ben diversa è dire che la Self Area non si ispira in nessun modo a Fullcomics.

E come tu ti ricordi bene Alter Vox, io mi ricordo bene chi ha detto cosa e quando negli ultimi 5 anni in cui ci sono stato io presente.
avatar Baldo
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Giorgio, sai che non mi piacciono i botta e risposta infiniti su internet - preferisco di gran lunga i confronti de visu - quindi faccio solo una piccola replica (e solo per chiarire meglio la chiusura del mio precedente intervento) e poi torno… nell’oblio! ;-)

Dici che le major non sono il tuo “nemico”.
D’accordo.
Però anche tu tempo fa - e correggimi se sbaglio - ti sei lamentato, e non poco, dell’aumento del prezzo degli stand previsto per la prossima Lucca Comics.
Perché, per me, anche l’organizzazione di Lucca Comics è una Major da “combattere”, dato che detta regole e norme a suo piacimento, pena l’esclusione dalla manifestazione, il che oggigiorno equivale a morire (editorialmente parlando).

Il problema è che voi piccoli… siete GIA’ MORTI!!!

E neppure ve ne accorgete, talmente distratti dalle vostre piccole faide… inutili!
E non sto parlando di vendite, crisi et similia.
Sto parlando del fatto che voi, per ESISTERE, o meglio… per essere un minimo VISIBILI, dovete subire - e pure in silenzio - TUTTI i “soprusi” di soggetti come Lucca Comics o Pan/Panini che, forti delle loro egemonie nei vari settori, di volta in volta si inventano per accrescere il loro potere, e proprio sfruttando questa vostra PASSIVITA’.

Ora tu pensa se, PER UNA VOLTA, voi piccoli editori, coadiuvati magari anche dall’Afui, dal Silf e da chi cacchio vi pare e piace a voi, BOICOTTASTE TUTTI UNITI la manifestazione lucchese!!!

Perché siete VOI la vera forza motrice di quella manifestazione (e di tutte le altre, ovvio) e quando ve ne renderete conto sarà sempre troppo tardi.

Perché un visitatore, se sa che alla prossima Lucca Comics c’è solo lo stand della Panini e delle sue poche consociate/consorelle (che così uscirebbero finalmente allo scoperto), NON PRENOTA l’albergo (indotto) per 4 giorni, ben sapendo che gliene basta uno per visitare tutto (e gli avanza pure mezza giornata s’è per questo! :-D)
Perché un visitatore, dopo essersi preso la FOTOCOPIA autografata dell’autore di grido (con pass SEMPRE garantito, ovvio, sia che poi venga o non venga), poi passa da VOI a farsi fare un DISEGNO ORIGINALE DAL VIVO da uno dei vostri autori (a cui però voi avete dovuto pagare pure l’ingresso, che sennò Lucca Comics, con i suoi MILLEMILA visitatori giornalieri sbandierati in ogni comunicato, poi va fallita se vi dà un accredito in più, ecchèscherziamo!).
Perché un visitatore, dopo aver acquistato la NOVITA’ - e pure a prezzo superscontato - che il Mega-Editore ha fatto uscire PROPRIO per quella occasione, poi va allo stand di qualche fumetteria per acquistare arretrati o chicche da collezione.
Ma se voi (piccoli editori con autori disegnanti live al seguito, fumetterie, collezionisti) non ci siete… il visitatore se ne va a casa (molto?) DELUSO e quando arriva a casa, va subito su internet a dire a tutti gli altri che non ci sono andati o che sono in procinto di andarci: “Che schifo questa edizione di Lucca. Non c’era nessuno! Ho rimediato solo una FOTOCOPIA di Pinco Pallino!”.
E magari qualcuno che lo legge ci ripensa e non ci va.
E magari pure lui alla prossima edizione non ci torna, specie se vede che gli espositori sono sempre meno, e non perché non hanno in soldi per pagarsi gli stand, ma perché stanno boicottando la manifestazione a forza di Comunicati Ufficiali diffusi ovunque, dove spiegano per benino motivi e ragioni della loro assenza.
E se non ci torna, ecco che i millemila visitatori di prima diventano a poco a poco solo… MILLE.
E allora vedrete se gli organizzatori non cominciano a trattarvi da “pari a pari” e non, come fanno ora, da pecore belanti e ossequiose, sempre disponibili a farvi TOSARE in silenzio.

Ovviamente mi rendo conto che oggi, visto il tono di rissa continua che c’è tra voi piccoli, tutto ciò che ho appena scritto è PURA UTOPIA (lo era già negli anni 90 quando eravamo piccoli ma pure POCHI, figurarsi ora che siete piccoli e TANTI e pure più litigiosi) e tale resterà fintantoché non appianerete dissidi e contrasti per fare fronte comune.

Più facile a dirsi che a farsi, ne convengo!

Ma se MAI cominciate…


Solo un ultimo piccolo PS: non pensi che quella lettera, che mandasti a suo tempo all’organizzazione di Lucca Comics, avrebbe avuto un peso e un’attenzione DIVERSA da parte di “chi di dovere”, se solo avesse avuto in calce, oltre alla tua firma, quella della Bottero Edizioni, quella del Centro Andrea Pazienza e Italycomics e AbsoluteBlack e Lavieri e Renoir e Voilier e IF e DoubleS e Shockdom e ProGlo e 001 e Afui e via discorrendo, magari mettendoci anche un bel PS conclusivo del tipo…”se siete disponibili ad ascoltare le nostre proposte, bene, altrimenti i SOLDI dei nostri rispettivi stand potete pure scordarveli per la prossima edizione!”? Non pensi che “chi di dovere”, di fronte ad una lettera del genere, si sarebbe subito affrettato "a far di conto" per vedere quanti SOLDI IN MENO avrebbe incassato, per non parlare POI del ritorno di immagine altamente NEGATIVA che avrebbe avuto un padiglione editori praticamente… VUOTO? Sì, so bene che molte di queste realtà all’epoca manco esistevano - e oggi preferirebbero farsi SPARARE piuttosto che partecipare ad un’iniziativa indetta dalla Cagliostro!!! :-P - ma è solo per portarti un esempio e per dirti che… per fare una RIVOLUZIONE bisogna essere in TANTI. Da soli non si va da nessuna parte! (firmato: il sempre più UTOPICO Baldo, yyyyeeeaaahhhh!!! :-D )

Buon proseguimento! ;-)
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