Fumetto d'Autore

www.fumettodautore.com | Il Magazine della Nona Arte e dintorni | ISSN: 2037-6650 | Direttore: Alessandro Bottero

Sab04022012

Aggiornato alle:08:14:43

Recensioni

 

DON DRACULA

DON DRACULA Difficile definire un fumetto del genere. Questo perché tutto sta nella prospettiva da cui lo si vuole considerare. Intanto c’è da dire che l’autore l’ha disegnato intorno al 1979: capite che chi è abituato ai disegni di quest’ultimo decennio lo troverà graficamente povero, scarno e approssimativo. Intendiamoci, stiamo comunque parlando di un artista di fama mondiale (all’epoca è stato un pioniere nel disegnare personaggi e scene fuori dai canoni classici) ed è comprensibile che di più non poteva fare dato i mezzi tecnici che possedeva a quei tempi. Non da meno, al lettore che cerca serietà e drammaticità può risultare discutibile l’atmosfera goliardica e divertente dell’intera serie, mostrata oltre attraverso la storia anche dalle figure deformed, dalle posizioni innaturali e dai personaggi ridicoli. Le storie, pur avendo dei piccoli momenti drammatici e paurosi, sono straripanti di situazioni e gag comiche, soft quanto basta da mantenere l’atmosfera generale ad un livello di sana leggerezza e spensieratezza. Anche la trama è sulla stessa riga: innanzitutto il fumetto è diviso in tanti capitoli auto-conclusivi: non c’è un vero e proprio filone o continuity ma ogni storia può essere letta separatamente dalle altre. Merito dell’autore che ogni volta e in modi diversi presenta i due protagonisti: Don Dracula (il classico padre apprensivo, testardo, protettivo e vendicativo quando gli si tocca la figlia) e Chocolat (una bambina dispettosa, testarda al pari del padre e coraggiosa quanto basta per mettersi nei guai). Sono due vampiri ma più che spaventare fanno ridere; la loro condizione li proietta in situazioni sia soprannaturali che quotidiane e il loro essere vampiri è solo un pretesto per mostrare quanto in realtà siamo emotivamente umani, con i pro e contro che ne consegue. I loro caratteri forti e il loro rapporto conflittuale porta i due protagonisti a vivere avventure divertenti ed inaspettate, con un lieto fine che chiude egregiamente l’episodio. I due si circondano di co-protagonisti simpatici e mai fuori luogo. Tra i tanti, merita di essere citata la racchia soprappeso innamorata di Dracula che non smette di perseguitarlo nelle situazioni più disparate. Fanno sorridere anche le due autocitazioni che l’autore fa, inserendo nelle storie Black Jack e Astro Boy: un ennesimo tocco di classe umoristico. Come avete capito, non siamo certo di fronte alla solita versione horror-drammatica dei vampiri: ciò porta il lettore a guardare questi ‘signori della notte’ da una prospettiva diversa, più umana e terrena. L’albo, edito da Ronin Manga, è realizzato in maniera impeccabile per rendere il giusto omaggio all’autore. Interessante anche l’iniziativa della casa editrice di lasciare nelle vignette le onomatopee originali (gli effetti sonori, per intenderci), quindi in lingua giapponese, con tanto di caratteri sillabici a fine albo. Un’iniziativa certamente curiosa e originale che d’altro canto non intacca la fluidità della lettura. Per concludere, questo è un albo che può far divertire i bambini e far passare una piacevole oretta agli adulti. DON DRACULA Testi e disegni: Osamu Tezuka Editore: Ronin Manga Bianco/Nero, PP 208, € 5.90

Crtica d'Autore

 

Art Spiegelman, che divise l'umanità in topi e gatti

di Roberto Alfatti Appetiti* È di cattivo gusto raccontare gli orrori della Shoah con un fumetto? Alla domanda, postagli anni fa da un giornalista alla Fiera del libro di Francoforte, Art Spiegelman rispose che forse è la “soluzione” stessa dei campi di concentramento a essere stata di cattivo gusto e che il fumetto, meglio di qualsiasi altra forma d’arte, può al contempo custodire la memoria e dare vita a un’opera narrativa di forte impatto perché – spiegò – «noi pensiamo sia per immagini che per scoppi di parole». A distanza di venticinque anni dalla prima pubblicazione in volume, il suo Maus si appresta a tornare nelle nostre librerie in una nuova edizione (Einaudi) intitolata Meta Maus, arricchita, come la versione americana pubblicata lo scorso ottobre, di un dvd con interviste, riflessioni, testimonianze “dietro le quinte”, filmati e soprattutto con i dialoghi inediti tra Art e il padre Vladek, principale protagonista di un libro che è una storia familiare, un romanzo avvincente, un documentario accurato, ma anche e soprattutto il memoriale autentico di un ebreo polacco sopravvissuto all’Olocausto. Una preziosa occasione per i tanti che, come spesso accade, sia pure senza rinunciare a citarlo, hanno trascurato di leggerlo. Sbagliando. Perché, come ha scritto L’Observer, «non c’è bisogno di essere un ebreo, né un prigioniero di un campo di sterminio, per esserne rapiti e chiunque voglia farsene un’idea precisa troverà in Meta Maus una chiave che aprirà la serratura». La formula è quella che ha reso Spiegelman celebre: gli uomini, vittime e carnefici, degradati a bestie antropomorfe dal razzismo. Gli ebrei sono tratteggiati come topi (uomini topizzati, per niente buffi), i nazisti trasformati in gatti e, a seguire, francesi in rane, americani in cani, russi in orsi e polacchi – popolo d’origine della sua famiglia – in maiali. Se l’accostamento tra ebrei e topi è sin troppo esplicito (il topo spaventa, è considerato portatore di malattie e, in quanto tale, da annientare), quello tra maiali e polacchi non è stato apprezzato in Polonia. «Volevo qualcosa – si è giustificato – che non fosse nella catena alimentare dei cani e dei gatti e poi in Maus ci sono maiali crudeli e altri che si comportano in maniera nobile, proprio come fecero alcuni polacchi». Il progetto ebbe inizio, almeno nelle intenzioni dell’autore, già dai primi anni Settanta e si è sviluppato negli anni attorno alle “interviste” che Spiegelman ha fatto a suo padre, alimentato con numerosi viaggi in Europa alla ricerca di riscontri e documentazioni sul campo e dalle relative stesure di sceneggiature e bozzetti, mescolando generi e stili diversi. Apparso originariamente a puntate tra il 1980 e il 1981 su Raw, la rivista di sperimentazione grafica e di fumetti fondata da Spiegelman con la moglie Françoise Mouly, si compone di due parti: Mio padre sanguina storia e E qui cominciano i miei guai, riuniti in altrettanti volumi rispettivamente nel 1986 e 1991. Nel nostro Paese, l’Einaudi ne propone ormai da un decennio l’intera storia in un volume unico (l’ultima edizione è del 2010), ma fu la rivista Linus, all’inizio degli Ottanta, a curarne la pubblicazione in fascicoli che vennero successivamente raccolti in due volumi editi da Milano Libri, ovviamente introvabili. Nella prima parte i flashback ci mostrano immagini di Sosnowiec (Polonia), dove Vladek vive tranquillamente con la moglie Anja. Di fronte all’accelerazione della storia, negli anni immediatamente precedenti allo scoppio della guerra dovranno rifugiarsi nel ghetto e in rifugi improvvisati per sfuggire alla cattura, finendo traditi da coloro che avrebbero dovuto aiutarli ad attraversare la frontiera. Riusciranno a emigrare oltreoceano soltanto nel 1951, ma Anja, futura madre di Art e donna dalla personalità più fragile del marito, si suiciderà nel 1968. Nella seconda parte dell’opera, invece, si dà rilievo alla dura vita quotidiana dei deportati all’interno dei campi di concentramento di Auschwitz e Dachau negli anni del conflitto. Maus è stato tradotto in trenta paesi ed è considerato il capolavoro per eccellenza della graphic novel, di cui l’artista statunitense (nato a Stoccolma nel 1948) è considerato a tutti gli effetti il papà.«Sono stato chiamato padre della graphic novel ma, in realtà, sto ancora facendo l’esame del Dna, perché penso che si tratti di una definizione di tipo commerciale e attinente al marketing». Se aveva scelto di esprimersi attraverso il fumetto – ha spiegato lo scorso 19 gennaio nell’unico appuntamento italiano con l’autore, organizzato a Torino dal Circolo dei Lettori – era «perché i fumetti, così popolari, semi-illetterati, disordinati, mi sembravano il modo appropriato per esprimere l’indicibile. Ora no, l’indicibile è detto in dieci minuti, e i fumetti non sono più fumetti di una volta, del tutto snobbati dalle librerie e dagli studiosi, che ora sono diventati i più grandi alleati della graphic novel odierna». Definizioni a parte, una cosa è certa: negli Stati Uniti, Spiegelman, inserito nella classifica delle persone più influenti da Time Magazine nel 2005, è ritenuto uno di quegli autori che più hanno contribuito a dare dignità artistica al fumetto, innalzandolo al rango letterario. Il primo a dimostrare come il fumetto possa farsi carico di raccontare la grande storia, tanto da meritarsi, vent’anni fa, un premio Pulitzer (sino a quel momento mai assegnato a un’opera a fumetti) e inaugurando la via pop al racconto, segnata da libri e film non sempre apprezzabili. Malgrado i tre premi Oscar “incassati”, a Spiegelman non è piaciuta, per fare un esempio, la performance di Roberto Benigni ne La vita è bella. «Benigni è pericoloso perché riprende la storia reale per trasformarla in fantasia. Usa la forma della metafora per dire che Auschwitz non è Auschwitz, ma solo un sinonimo di un brutto periodo, quasi che alla fine l’unica cosa importante sia prenderla con ironia. Anche Maus usa la metafora, ma per aiutare a capire una storia precisa, circostanziata, e poi è una metafora che sfuma nella drammaticità del racconto». Racconto che non si nutre di frasi retoriche e non percorre la scorciatoia dell’emotività, rimanendo nel solco dell’accuratezza storica. I disegni, poi, non offrono alcun effetto speciale ma sono semplici, essenziali e i protagonisti sono uomini con i loro difetti, compresi gli ebrei. Lo stesso padre sembra ricalcare uno stereotipo dell’ebreo tutt’altro che edificante, tirchio al punto di fare tesoro del filo di rame che raccoglie per strada, inesorabilmente segnato dall’esperienza vissuta. Impegnato a disegnare vignette e a scrivere articoli e testi teatrali, Spiegelman vive a New York, dove insegna alla School of Visual, e ha a lungo interrotto l’attività autoriale, tornando solo nel 2004 a firmare L’ombra delle torri, la sua versione sull’11 settembre, cui ha assistito dalla finestra di casa sua. Sua, peraltro, la copertina del New Yorker del giorno dopo. Senza smettere di girare il mondo con il suo Maus, opera che rimane attuale e non solo nella giornata dedicata alla memoria. Come sottolinea lo stesso autore, dopo la Shoah, «le uccisioni con un sistema da catena di montaggio dei lager avevano fatto dire che non sarebbe mai più successo, ma è accaduto ancora: pensiamo agli Utu e ai Tusti, ai Serbi e ai Croati». A chi gli chiede siano i topi e i gatti di oggi, risponde: «I mass media non suggeriscono più divisioni di tipo razziale ma di tipo economico quindi direi che nel mondo di oggi ci sono il 99% di topi e l’1% di gatti. Ogni paese, poi, assegna il ruolo di topi a soggetti diversi: negli Stati Uniti sono i neri e gli arabi, in Italia gli italiani del sud». *Articolo originariamente pubblicato su Il Secolo d'Italia del 28 gennaio 2012 e reperibile on line sul blog dell'autore.

Autori e Anteprime

 

Agenzia Incantesimi e tutto il resto: intervista a Federico Memola

di Alessandro Bottero Federico Memola è uno sceneggiatore che ho sempre seguito con piacere, fin dai tempi di Zona X. Jonathan Steele (sia la versione Bonelli, che quella Star Comics) mi piaceva, e anche il suo spin off, ossia Agenzia Incantesimi, a mio parere aveva il suo perché. Memola nell’ultima settimana si è trovato al centro di una polemica nel fumettomondo, perché ha lanciato una proposta “scandalosa” sul suo blog (QUI la notizia). Siccome qui non stiamo mica a pettinare le bambole, ecco una bella intervistina a Federico Memola, sul tema del giorno: Federico Memola con la sua richiesta di coloristi per Aganzia Incantesimi, sta o no rovinando il mondo del lavoro italiano? In apertura il pensiero di alcuni professionisti del settore, che si sono espressi nel blog di Roberto Recchioni, riguardo a questa mossa di Memola. La discussione completa sul blog di Roberto Recchioni, da cui sono tratti sia la citazione di Recchioni che i commenti, si trova a questo link.   Roberto Recchioni: «premesso che sono abbastanza convinto della buona fede di Memola (anche se tutta la storia della carta Paypal suona proprio brutta, a leggerla), questa roba è sbagliata e non solo fa male al fumetto, ma fa male al lavoro di tutti. E no, il fatto che di mezzo ci sia un professionista non rende la cosa migliore o più seria.Anzi, PROPRIO perché di mezzo c'è un professionista, la cosa è grave. Ma tanto lo so che un mucchio di aspiranti si metteranno in fila per proporre il loro materiale.A breve, vedremo spuntare editori che si faranno pagare per pubblicare, come succede già nell'ambito letterario.» Laura Scarpa: «Sinceramente, con amicizia e simpatia per tutti, questo mi pare più grave. "Davvero" a me non piace, non è il mio genere ecc ecc, ma un progetto comune fatto gratuitamente può starci, parità per tutti. Questo mi pare invece non avere un sogno condiviso. Con tutto ciò chiediamoci quanto la crisi c'entri, e quanto no. » Davide Morando:  «Non è la stessa situazione di DAVVERO.In questi caso, quando Memola cerca coloristi per ristampare in digitale le storie già edite da Star Comics, offre lavoro non pagato a fronte di una sceneggiatura per cui ha ricevuto, a suo tempo, un compenso.Sbaglio?» Fd'A: Allora, Federico, come si fa? Sembra che tu stia facendo una cosa poco chiara (anche se devo dire che la cosa è chiarissima, se uno legge con attenzione cosa hai scritto). Vogliamo provare a dissipare i dubbi e le preoccupazioni? FM: Non immaginavo davvero che ce ne sarebbe stato bisogno, ma va bene, sono a disposizione. Cos’è questa proposta? FM: E', molto semplicemente, un progetto nato a metà del 2010 e destinato alla piattaforma Apple per Ipad (e che quindi prevedeva una percentuale per gli autori). Purtroppo, la società che avrebbe dovuto realizzarlo, dopo che era addirittura stato firmato il contratto, ha cominciato a porre problemi di carattere contenutistico per l'aspetto glamour delle storie. Prima ha ipotizzato di intervenire sulle vignette in cui comparivano dei nudi, poi ha rimandato per mesi l'uscita e infine il contratto è stato sciolto consensualmente. Ci ho pensato molto a lungo, prima di partire per conto mio, sia perché al momento ero nel pieno di altre attività, sia per problemi personali sopraggiunti in quel periodo. Alla fine ho deciso di realizzarlo in questa forma perché ritengo che sia una serie fresca e divertente, con ancora tante potenzialità. Lo faccio anche per avere un controllo creativo totale. Intendiamoci, sono abituato a rispettare i canoni delle case editrici per cui lavoro (lo faccio tuttora con il Giornalino e non solo), ma ci sono due progetti che con gli anni sono diventati troppo personali, a cui tengo moltissimo e che intendo quindi realizzare come ritengo giusto. E Agenzia Incantesimi è uno dei due. Roberto Recchioni dice che questa tua proposta è “sbagliata”, e che “fa male al lavoro di tutti”. Conoscendoti e sapendo che sei una persona seria e che rispetta il lavoro di tutti mi paiono giudizi ingenerosi. Tu che rispondi?  FM: Che non sono così importante da nuocere al mercato italiano, prima di tutto. E, francamente, non vedo dove stia lo scandalo: più della metà delle case editrici italiane, la cosiddetta "piccola editoria", pubblica libri e fumetti, anche apprezzati e premiati, alle stesse condizioni, ovvero dietro promessa di eventuali royalties (purtroppo raramente poi corrisposte, viste le cifre vendute). E queste case editrici vendono i libri, quindi ricevono degli introiti, per modesti che siano. Nel mio caso (ma anche in quello di Paola Barbato o di Giuseppe Di Bernardo con l'Insonne, tanto per citare casi analoghi che mi hanno preceduto) non ci sono nemmeno introiti su cui polemizzare. O meglio, se mai ci saranno, tramite donazioni o altre iniziative, verranno devoluti interamente a disegnatori e coloristi, visto che non ho costi di stampa da coprire. Quindi sarò un ingenuo, ma non vedo il problema. Laura scarpa parla di “un sogno non condiviso”, come se il fatto che il colorista lavori su storie ideate da te, e disegnate da altri, lo riduca a mero esecutore. Io invece ci vedo dei tratti di “condivisione”. Sbaglio io? FM: Oddio, sbagliate entrambi, a dire il vero. E' chiaro che la serie è una mia creazione (come "Davvero" è una creazione di Paola Barbato), ma chi vi partecipa, venendo meno la motivazione economica, lo fa perché l'apprezza e ci tiene a contribuirvi. Poi, boh, la definizione "sogno non condiviso" non è che la comprenda bene… Sembra adattarsi a qualunque fumetto nato dalla volontà di una persona e realizzato da uno staff. Anzi, ho conosciuto più di un disegnatore che lavora a un certo personaggio o progetto senza esserne coinvolto, puramente per una questione economica. In questo caso, se un disegnatore non fosse interessato al fumetto, perché dovrebbe contribuirvi? Per "notorietà"? Mah, non sono Sclavi e non sto facendo Tex o Dylan Dog… Davide Morando ci dice che tu, furbetto, in realtà sei stato pagato per le storie che ora vuoi far ricolorare. A me pare una insinuazione un po’ meschina, come se tu dovessi dividere con i coloristi i soldi che ti ha dato la Star Comics, per gli albi di Agenzia Incantesimi pubblicati anni fa.  FM. Non conosco la persona citata. Comunque, se il gioco è "chi ci lavora di più aggratis", rispetto a disegnatori e coloristi io arriverò certamente secondo, ma non di molto: revisionare (un'altra volta!) tutte le storie, supervisionare i disegnatori, curare di fatto la serie (lavoro che ho svolto per tanti anni in Bonelli e Star Comics, quindi so come va fatto e che impegno comporti) costa tempo e fatica anche a me. Le nuove storie, inoltre, non me le paga Gesù bambino… Certo, il progetto è mio, ma non è che vada ad allettare gli incauti con chissà quali miraggi. Dovrebbe essere tutto chiaro semplicemente seguendo il blog. Almeno spero, non fatemi pure venire dubbi!  Trovo questo modo di discutere su internet abbastanza schizofrenico. Tu fai una proposta su un tuo blog. Nessuno commenta lì, ma la discussione si accende su un altro blog, senza che nessuno ti coinvolga o ti avvisi. Questa totale dispersione delle conversazioni sta diventando sempre più la regola nella blogsfera dei fumetto italiano. O mi sbaglio?  FM: Suppongo che ci siano delle piattaforme che si sono "guadagnate" una visibilità maggiore e quindi attirino le persone che vogliono discutere di dati argomenti… Certo, sarebbe stato corretto o quanto meno "cortese" se qualcuno, magari prima di accodarsi al tifo da stadio, avesse sentito anche l'altra campana, visto che io sono perfettamente raggiungibile e sempre disponibile al dialogo, se interpellato. Però posso riferirmi a questo caso specifico, in linea generale sono impreparato sull'argomento: da ben più di un anno mi sono abbastanza "ritirato" da Internet e dalle discussioni che avvengono in rete… Anzi, essendomi anche preso un anno sabbatico da fiere e convegni, ammetto di essere persino colpevolmente un po' disinformato. Apprendo di certe iniziative o certi casi giusto quando me li segnala qualche amico o collega più attento di me! Passando alle cose serie, ho la precisa sensazione che questo lavoro di ricolorazione e pubblicazione online, sia in massima parte una operazione di promozione verso nuovi editori, che potrebbero essere interessati ad una edizione a colori di Agenzia Incantesimi. Forse anche oltreconfine? Forse qualche francese?  FM: Non nego che mi piacerebbe (forse l'ho anche scritto sul blog!) e che intendo provarci, non fosse altro che per poter poi far arrivare dei soldi a tutti coloro che stanno partecipando o parteciperanno all'iniziativa. Fra l'Italia e l'estero vedo più probabile questa seconda ipotesi (pur sapendo quanto sia difficile piazzare una serie all'estero!), al momento. Vedremo. Hai da pochissimo assunto il ruolo di direttore editoriale delle Edizioni Arcadia (a proposito, auguri). Che bolle in pentola per il 2012?  FM: Ho assunto questo ruolo perché già dalla nascita della casa editrice Maurizio Rosenzweig e io abbiamo fatto da "consulenti" per Mario Taccolini e a un certo punto, anche di fronte a certe difficoltà subentrate (di cui lo stesso Mario ha pubblicamente parlato) ho pensato che un mio maggiore apporto avrebbe potuto essere d'aiuto. Edizioni Arcadia, pur fra mille difficoltà, ha pubblicato materiale interessante (sì, lo so, anche mio!) e promosso validi autori, retribuendoli; sarebbe stato un peccato se questa piccola realtà fosse venuta meno. Il nostro obiettivo, nell'immediato, è quindi tirare su un po' di soldi per poter un giorno riprendere le serie (ovvero, pagare gli autori coinvolti). Per ora, di certo, ci sono altri due volumi della collana "La macchina da scrivere", il volume del 2012 di "Sexy & Chaotic" e un altro volume di illustrazioni di Alessandro Mazzetti. Il resto lo stiamo definendo e non posso dire nulla senza l'autorizzazione di Mario. Dopo Rourke che cosa bolle in pentola per il Federico Memola sceneggiatore? Progetti? Miniserie? Magari un ritorno alla Bonelli?  FM: Al momento sto lavorando regolarmente con Il Giornalino. Inoltre la Planeta DeAgostini ha proprio di recente riconosciuto formalmente che Harry Moon è libero e completamente di mia proprietà, e ammetto che non mi dispiacerebbe affatto riuscire a riproporlo e a concludere almeno quel famigerato ciclo di 12 numeri (di cui ne esistono 5 finiti e pronti per la stampa), almeno per quei lettori che avevano iniziato a seguirlo. Poi ci sono altre cose in ballo, come sempre, ma se ne parlerà il prossimo anno.

Reportage

 

Sergio Bonelli Editore: i numeri del 2011

di Saverio Ceri* Il duemilaundici bonelliano si preannunciava come un anno di record e di festeggiamenti per i 50 anni di Zagor, i 25 anni di Dylan Dog e i 20 anni di Nathan Never: e così è stato. In maniera del tutto inaspettata è stato purtroppo anche l’ultimo anno della casa editrice sotto la guida di Sergio Bonelli. Lo stesso Sergio, con i suoi collaboratori, aveva già tracciato comunque le linee per il futuro: nuove serie regolari, almeno una miniserie a colori, e altre nuove iniziative editoriali anomale per lo standard della casa editrice. I frutti di questa pianificazione li vedremo a partire dal 2012, nel frattempo diamo uno sguardo ai numeri dell’anno che si avvia alla conclusione. Le pagine inedite pubblicate quest’anno sono state 17789; 1090 in meno dello scorso anno, ovvero un -5,8% rispetto al 2010. Nella ultra settantennale storia della casa editrice questo è comunque l’11° miglior risultato annuale. La migliore annata rimane ancora il 2001 con quasi ventunomila tavole. Quella appena conclusa si può sicuramente considerare l’annata più “colorata” della casa editrice dai tempi di Orient Express: 726 infatti le pagine in quadricromia pubblicate negli ultimi 12 mesi. Gli albi necessari per pubblicare queste quasi diciottomila tavole sono stati 137; tredici in meno dello scorso anno. La media pagine ad albo si è decisamente alzata dalle 125,86 tavole del 2010 alle 129,84 del 2011 (+3,17%); battuto il precedente record (2007) di 128,96 pagine a albo. La tendenza sembra quindi essere quella di confezionare albi sempre più corposi e più colorati; in effetti le 160 tavole del “Color Tex 1” rappresentano un record: è l’albo a colori prodotto dalla Bonelli con più pagine. Gli sceneggiatori Quest’anno sono stati 49 gli sceneggiatori impegnati su albi bonelliani; 8 in più del 2010, a sole tre unità dal record assoluto. Questa la graduatoria per tavole pubblicate: 1° Boselli 2216 tavole  2° Vietti 1632 3° Ruju 1444 4° Berardi 803 5° Burattini 796 6° Mignacco 788 7° Manfredi 726 8° Chiaverotti 724 9° Vigna 668 10° Faraci 489 11° Marzano 470 12° Morales 462 13° Nizzi 444 14° Calza 441 15° Recagno 436 16° Perniola 410 17° Gualdoni 362 17° Mantero 362 19° Cajelli 329 20° Segura 302 21° Simeoni 301 22° Castelli 296 23° Rigamonti 281 24° Piani 263 25° Enoch 250 26° Barbato 220 27° Paolucci 188 27° Rauch 188 27° Di Gregorio 188 30° De Nardo 160 31° Ambrosini 94 31° Falco 94 31° Bilotta 94 31° Cavaletto 94 31° Crippa 94 31° Eccher 94 31° Recchioni 94 38° Sammartino 81 39° Medda 72 40° Artusi 47 40° Lombardo 47 40° Raule 47 43° Serra 38 44° Accattino 32 44° Badino 32 44° Caccivio 32 44° Porretto/Mericone 32 44° Vinci 32 Mauro Boselli “vince” per l’ottava volta, ottenendo il miglior risultato degli ultimi 10 anni, nonché il quarto miglior score annuale di tutta la storia della casa editrice; praticamente più di 6 tavole al giorno, domeniche comprese. Al secondo posto Stefano Vietti, grazie al suo miglior risultato annuale di sempre. Scende, a causa della programmata chiusura di Cassidy, dal primo al terzo gradino del podio Pasquale Ruju. Luigi Mignacco si segnala per aver prestato la sua opera a quattro diversi personaggi: Zagor, Dylan Dog, Dampyr e Martin Mystère. Quasi immutati i nomi nella Top Ten: 9 su 10 si confermano, l’unico nuovo ingresso è Vigna (nel 2010, quindicesimo) che scalza Morales. Boselli è al 18° anno consecutivo tra i primi dieci. Buona la striscia positiva anche per Manfredi, al 16° anno consecutivo in Top Ten. Castelli è al suo 35° anno di ininterrotta pubblicazione, seguito da Nizzi al 31° anno senza mai mancare in classifica e Mignacco al 25°anno. Poi Vigna negli ultimi 24 anni sempre pubblicato, Chiaverotti (23), Boselli (22) e Burattini (21). Dieci gli esordienti sceneggiatori su albi Bonelli, ma solo su due testate; per Dampyr: Crippa, Eccher, Artusi, Lombardo e Raule; per Dylan Dog: Badino, Caccivio, Porretto/Mericone e Vinci. Due dei dieci non sono del tutto esordienti in casa editrice, visto che già si erano cimentati come disegnatori per l’editore di Via Buonarroti.   I disegnatori La pattuglia ai pennelli è composta da 119 disegnatori, impegnati nel 2011 a trasformare in immagini le quasi diciottomila tavole concepite dagli sceneggiatori; dieci in meno dello scorso anno. Qui la classifica in ordine di tavole pubblicate: 1° Roi 724 tavole 2° Mangiantini 602 3° Bonazzi 542 4° Rubini 408 5° Andreucci 376 6° Torricelli 338 7° Simeoni G. 333 8° Ginostatis 330 9° Montanari & Grassani 314 10° Ortiz 302 11° Piccinelli 289 12° Di Vitto 286 13° Piccatto 282 14° Baggi 254 14° Brindisi 254 14° Rotundo 254 17° Michelazzo 252 17° Piccoli 252 19° Diso 251 20° Enoch 250 21° Giardo 248 22° Venturi W. 238 23° Gomez 224 23° Seijas 224 25° Busticchi-Paesani 222 26° Rossi R. 220 26° Ticci 220 28° Casertano 188 28° Chiarolla 188 28° Cossu 188 28° Olivares 188 28° Pesce 188 28° Russo F. 188 28° Siniscalchi 188 28° Stano 188 28° Toffanetti 188 28° Valdambrini 188 38° Mandanici 170 38° Vercelli 170 40° Rossi M. 168 41° Giez 160 42° Camagni 154 42° Esposito Bros. 154 42° Grimaldi 154 42° Ongaro P. 154 42° Romanini 154 47° Leomacs 151 48° Mari 138 49° De Angelis 132 50° Torti 128 51° Airaghi 126 51° Boraley 126 51° Enio 126 51° Marinetti 126 51° Piccioni 126 51° Spadoni 126 51° Zaghi 126 51° Zuccheri 126 59° Corbetta 124 60° De Biase 113 60° Rizzato 113 62° Antinori 110 62° Danubio 110 62° Pittaluga 110 65° Casini 95 66° Ambrosini 94 66° Armitano 94 66° Barletta 94 66° Bartolini 94 66° Bertolini 94 66° Biglia 94 66° Borgioli 94 66° Cavenago 94 66° Della Monica 94 66° Dotti 94 66° Ferri 94 66° Fortunato 94 66° Freghieri 94 66° Furnò 94 66° Gramaccioni 94 66° Gregorini 94 66° Jacomelli 94 66° Lozzi 94 66° Maroto 94 66° Nespolino 94 66° Piccininno 94 66° Pugliese 94 66° Raimondo 94 66° Santucci 94 66° Saudelli 94 66° Scibilia 94 66° Spada 94 66° Viglioglia 94 94° JannÌ 89 95° Perconti 81 96° Denna 79 97° Bormida 77 97° De Cubellis 77 97° Morales 77 100° Barbati 47 100° Calcaterra 47 100° Casalanguida 47 100° Oskar 47 104° Resinanti 46,5 104° Vicari 46,5 106° Arduini 33 107° Alessandrini 32 107° Di Gennaro 32 107° Romeo 32 107° Vinci 32 111° Bianchini 24 111° Dall'Agnol 24 113° Filippucci 20 113° Orlandi 20 115° Sforza 8 Vince per la prima volta, grazie al nuovo Maxi Dylan invernale, Corrado Roi che quest’anno stabilisce anche il suo record personale, quasi raddoppiando la sua precedente miglior performance che era di 388,5 tavole, che gli valse il terzo posto nel 1989. Quello di Roi è il decimo miglior risultato annuale di tutti i tempi in casa Bonelli; era dal 1999, quando si impose Marcello con 790 tavole che non venivano pubblicate in un solo anno più di settecento pagine di un singolo disegnatore. Record anche per Marcello Mangiantini, che finora aveva un personale di 254 tavole (2009), Germano Bonazzi, il cui personal best era di 378 pagine (1998), Rubini, Andreucci e, ovviamente, Ginostatis, solo per rimanere tra i primi 10. A proposito di Top Ten: al contrario della classifica degli sceneggiatori, in questa graduatoria non c’è nessuno che è riuscito a riconquistarla a un anno di distanza. Si interrompe quindi la striscia positiva di Di Clemente, presente tra i primi dieci da quattro anni consecutivi. Fanno per la prima volta capolino nella Top Ten, Mangiantini e l’esordiente Ginostatis. I veterani sono invece Ortiz e Roi alla settima presenza tra i dieci più prolifici dell’anno. Il record di presenze consecutive in classifica è di Freghieri al 27° anno di pubblicazione senza interruzioni, seguito da Montanari&Grassani a 26 anni, Piccatto a 25 e Brindisi a 22. Si interrompono invece le strisce positive di Ramella, che manca dalla graduatoria dopo 23 anni di ininterrotta presenza, e di Di Clemente assente dopo 14 anni. Segnaliamo Gallieno Ferri e Giovanni Ticci rispettivamente alla 49a e 43a presenza in classifica. Gli esordienti ai pennelli sono stati sette più uno: Danubio, Ginostatis e Gomez su Tex, Fortunato e Scibilia su Dampyr, Casalanguida su Natah Never, Sforza su Martin Mystère e Aldo Di Gennaro su Dylan Dog, quest’ultimo, all’esordio come disegnatore, non è certo un nome nuovo in Via Buonarroti, visto che da anni illustra le pagine della collana almanacchi.   I copertinisti Ventiquattro sono gli illustratori chiamate a disegnare le 153 cover inedite dell’anno; oltre ai 137 albi infatti vantano cover inedite le due “grandi ristampe”, il super book di Dylan Dog e l’allegato allo speciale estivo di Martin Mystère. 1° De Angelis 18 cover  1° Villa 18 3° Ferri 17 3° Stano 17 5° Riboldi 14 6° Poli 11 7° Soldi 10 8° Alessandrini 9 8° Bertolini 9 10° Rotundo 7 11° Roi 6 12° Mastantuono 3 13° Enoch 2 13° Spadoni 2 13° Zuccheri 2 16° Bonazzi 1 16° Celoni 1 16° Cestaro Bros. 1 16° Diso 1 16° Filippucci 1 16° Gomez 1 16° Garcia-Seijas 1 16° Simeoni G. 1 L’accoppiata Villa-De Angelis si ripropone in vetta alla classifica con una cover in più rispetto al 2010. Per Villa si tratta della quattordicesima vittoria, l’ottava ex-aequo, la settima consecutiva. Per De Angelis È la quinta affermazione. Per Spadoni, Cestaro Bros., Gomez e Garcia-Seijas si tratta dell’esordio come copertinisti in casa editrice. Simeoni e Bonazzi, entrambi alla loro quarta cover, sono al ritorno dopo qualche anno di assenza.   I personaggi Come già previsto lo scorso anno, numeri da record per I personaggi bonelliani nel 2011. 1° Dylan Dog 2438 tavole 19 albi 2° Tex 2340 17 3° Zagor 2182 17 4° Nathan Never 2006 17 5° Julia 1606 13 6° Dampyr 1570 14 7° Martin MystÈre 1146 8 8° Cassidy 940 10 9° Brendon 724 7 10° Agenzia Alfa 597 2 11° Romanzi Bonelli 552 2 12° Universo Alfa 340 2 13° Shanghai Devil 282 3 14° Lilith 250 2 15° Brad Barron 238 1 16° Demian 222 1 17° Asteroide Argo 154 1 17° Storie da Altrove 154 1 19° MM Presenta 48 0 Ognuno dei primi quattro batte il proprio record personale annuale, il quinto e il sesto lo eguagliano. I tre personaggi sul podio battono tutti il record assoluto in un solo anno, detenuto dal 2010 da Dylan Dog con 2156 tavole. L’asticella si è alzata, ma il recordman è sempre l’Indagatore dell’Incubo, di cui sono state pubblicate quest’anno 2438 tavole. Tex intanto si riprende la seconda piazza, lo scorso anno conquistata a sorpresa da Zagor. Per Dylan Dog si tratta della sesta vittoria, la quinta consecutiva. Si tratta di record anche per quanto riguarda gli albi: mai 19 volumi inediti dedicati ad un unico personaggio in un solo anno. Da segnalare anche che Nathan Never con tutte le sue “costole” totalizza 3097 tavole in soli 12 mesi: un altro primato.   Altri numeri Il 2011 registra anche il record dei fuoriserie: ben 36 gli albi speciali (battuti i 31 del 2009 e 2010), per un totale di 6933 tavole pubblicate su albi speciali, quasi novecento in più del precedente primato (6058 nel 2009). Per il terzo anno consecutivo il più prolifico sceneggiatore di albi extra è Vietti, che con le sue 1068 tavole fuoriserie, polverizza il precedente record annuale detenuto da Burattini con le 892 tavole “speciali” del 2007. Mangiantini con le sue 446 pagine vince di misura (4 tavole), su Roi la classifica dei disegnatori, mancando di 30 tavole il record assoluto di pagine speciali disegnate in un solo anno, ancora nelle mani di Walter Venturi che lo ha stabilito nel 2009. Parlando della classifica generale segnaliamo tra gli sceneggiatori che Boselli ha scavalcato nel corso dell’anno Castelli portandosi al quarto posto assoluto; una posizione l’hanno guadagnata anche Vietti (12° ai danni di Sclavi) e Ruju (14°, superando D’Antonio). Entra tra i primi venti, al 19° posto, Vigna, che negli ultimi dodici mesi ha oltrepassato Toninelli e Memola. Pochi movimenti tra i disegnatori: segnaliamo Roi che grazie all’exploit di quest’anno guadagna due posizioni salendo al 16° posto assoluto, una posizione guadagnata da Chiarolla (da 20° a 19°) e doppio passo in avanti per Ortiz che si guadagna la top 20 (da 22° a 20°) scalzando momentaneamente Civitelli. Su Nathan Never nel 2011 Bonazzi è tornato ad essere il più prolifico disegnatore del personaggio, rispondendo con le sue 542 tavole di quest’anno alle 501 di Di Clemente del 2010, che lo avevano portato per qualche mese in testa alla graduatoria dei disegnatori dell’Agente Alfa. La classifica degli anni ’10 (che per il momento comprende solo il 2010 e 2011) vede tra gli sceneggiatori in testa Boselli (3713 tavole), seguito da Ruju (3048), Vietti (2686), Burattini (1740) e Mignacco (1702). Tra i disegnatori per ora prevale Roi (978 tavole), seguito da Diso (836), Mangiantini (790), Bonazzi (636) e la coppia Freghieri-Baggi (602 ciascuno). Per il 2011 è tutto. Ci risentiamo nel 2012 dove non mancheranno le occasioni, come i 30 anni di Martin Mystére, per dare un po’ di numeri. *Articolo pubblicato originariamente sul blog di Moreno Burattini.

Off Topic

 

Autori: Fumetto d'Autore ti intervista? Finisci nella lista nera di Roberto Recchioni

Una nuova recchionata contro il nostro sito: «chi concede un'intervista a Fumetto d'Autore, si divide in due categorie: l'autore inconsapevole, che sono la piaga del nostro settore, e il collaborazionista consapevole, che deve morire». di Alessandro Bottero Ultimamente noto una sempre crescente ostilità verso Fumetto d’Autore da parte di personaggi ben precisi del mondo del fumetto. E non so spiegarmi il perché, visto che gli stessi che invocano censure, ostracismo, o altre misure “correttive” nei nostri confronti, poi sono i primi a riempirsi la bocca di democrazia, “occupy qualcosa”, e mille altri modi fighetti di sembrare democratici e contro i poteri forti. Vabbé, il gioco del “faccio il bullo con chi non può darmi un posto di lavoro, e sono  ossequioso con chi invece me lo può dare” l’ho visto fare talmente tante volte che non mi stupisce più. Al massimo mi fa sorridere chi ci casca. L’ultimo esempio di questo atteggiamento è la seguente perla scritta in un forum da Roberto Recchioni, a proposito di chi concede interviste a Fumetto d’Autore. «Che poi, per me, ormai chi concede un'intervista a Faccia di Astrubale, si divide in due categorie: l'autore inconsapevole, che sono la piaga del nostro settore, e il collaborazionista consapevole, che deve morire.In sostanza, per è diventata una specie di lista nera.» tanto per capire quando Recchioni dice “Faccia di Asdrubale”, si riferisce a Fumetto d’Autore, solo che (furbetto) per non citarci, lui ed altri coraggiosi, preferiscono giocare con le iniziali del sito, storpiandone il nome volutamente. Ora, dopo aver letto queste parole mi sono incuriosito, ed ho buttato giù una lista degli autori ed editori che abbiamo intervistato. I risultati sono interessanti. Spero che possano servire anche  a Recchioni, visto che sono sicuro che conosce gran parte di queste persone, ed anzi, con alcune lavora o ci ha lavorato (ad esempio Andrea Voglino, per Gang Bang). Sono tutti collaborazionisti consapevoli, che devono morire? Chi glielo dice a questi 60 e più tra autori e addetti ai lavori che sono nella lista nera di Roberto Recchioni? PS. Qualcuno potrebbe chiedersi “ma perché sprecate spazio e tempo a parlare di queste cose?” La risposta è semplice: perché è giusto che queste cose si sappiano, e perché aiutano a capire meglio il mondo del fumetto e le persone che lo compongono. Anche perché non stiamo affatto “rimestando nel torbido”, ma solamente dando il giusto risalto a parole pronunciate in un luogo ad accesso pubblico. La Lista Nera Rosario Raho Fabrizio Mazzotta Luigi Siniscalchi Naima Morelli Marco Checchetto Moreno Dinisio Gianluca Cestaro Raul Cestaro Emilio Lecce Matteo Bussola Enzo Troiano Paola Barbato Chiara Mognetti (Emmetre) Fabrizio Galliccia (disegnatore di John Doe) Antonello Dalena Lorenzo Bartoli (cocreatore e sceneggiatore di John Doe) Filippo Biagioli Michela Tufano Simone Brusca Tina Valentino Andrea Nucci Silvia Ziche Pasquale Qualano Leo Ortolani Andrea Plazzi (Panini) Jamie Rodriguez (Planeta) Andrea Mazzotta (Nicola Pesce Editore) Elia Bonetti Paolo Falcone Pasquale Ruggiero (Magic Press) Dario Mattaliano Salvatore Primiceri Dario Gulli (Star Comics, Funfactory) Roberto Recchioni (!) Federico Memola Pasquale Ruju Alessio Riolo (Etna Comics) Antonio Scuzzarella (001 Edizioni) Maurizio Rosenzweig (disegnatore di John Doe) Giuliano Monni (GG Studio) Andrea Voglino Guido Ostanel (Becco Giallo) Federico Zaghis (Becco Giallo) Roberto Alfatti Appetiti Michele Foschini (Bao Publishing) Davide Caci Max Brighel (Panini) Davide Castellazzi Carlo Cavazzoni Andrea Aromatico Mario Taccolini (Arcadia Edizioni) Antonio Mannoni (7Age) Andrea Ciccarelli (Salda Press)
Back Magazine Critica D'Autore I paradossi del marketing antimafia a fumetti

I paradossi del marketing antimafia a fumetti

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brancacciospagnadi Giorgio Messina

La nascita del fumetto di cronaca made in Italy, lanciato da BeccoGiallo, casa editrice trevigiana nata nel 2005, ha segnato l'affermarsi del fumetto impegnato con derive politicamente schierate e abbastanza individuabili. La linea editoriale che ha caratterizzato sinora BeccoGiallo sul piano squisitamente oggettivo dei risultati raggiunti dai volumi, è risultata pagante sia nelle vendite che nell’esposizione mediatica. Dimostrazione ne è soprattutto il fatto che il 60% di BeccoGiallo è stato acquistato da Alet circa un anno e mezzo fa. Nel settembre del 2006, sempre per i tipi di BeccoGiallo, esce “Brancaccio, storie di mafia quotidiana”, realizzato da Giovanni Di Gregorio ai testi e Claudio Stassi ai disegni, due palermitani, il secondo, all’epoca dell’uscita del volume, residente nel quartiere di Palermo che da il nome al volume, mentre l’altro trasferitosi a Barcelona da qualche tempo. Nonostante le loro radici palermitane e la buona padronanza della tecnica, sia scritta che disegnata, il libro a fumetti risulta a volte deludente e mediocre perché presenta una fiction di degrado urbano e sociale che poco ha a che fare con la mafia quotidiana indicata nel sottotitolo, raccontando una vicenda che si potrebbe svolgere in qualunque periferia di una grande città, non solo siciliana, ma perché non Roma, Taranto, Marsiglia e anche Barcelona, in Spagna, che è l’attuale residenza di entrambi gli autori. Don Pino Puglisi, il sacerdote martire assassinato dalla mafia il 15 settembre 1993, è il “testimonial d’eccezione” del libro e nel finale della storia si assiste al ribaltamento del messaggio di resistenza pacifica alla mafia lasciatoci dal presbitero nato nel 1937 proprio a Brancaccio. Il protagonista della storia a fumetti, il giovanissimo Nino, nel finale del volume, conclude così la sua lettera ideale scritta a Don Pino Puglisi (nella storia il prete è morto due anni prima): “Prendo il treno grande, quello che passa la notte. E a Brancaccio non ci torno più”.  L’esatto contrario del messaggio veicolato da un prete coraggioso che si è opposto alla mafia e che sorrideva ai suoi killer un attimo prima che questi lo freddassero davanti al portone di casa. Don  Pino Puglisi è morto proprio perché a Brancaccio c’è tornato nel 1990 come parroco della chiesa di San Gaetano e perché la sua opera di evangelizzazione non si è piegata alla famiglia Graviano che allora controllava il quartiere. L’attenzione di Padre Pino Puglisi, o 3P, come lo chiamano affettuosamente ancora oggi i suoi parrocchiani, si rivolse al recupero degli adolescenti già reclutati dalla criminalità mafiosa, cercando di riaffermare nel quartiere una cultura della legalità illuminata dalla Fede Il Brancaccio di Padre Puglisi era un quartiere dove tornare e rimanere, per cambiare le cose, non da cui partire via per sempre. Nell’introduzione del libro, Rita Borsellino scrive: “Se si rinuncia a comunicare, a mostrare l’alternativa al sistema criminale, se si rinuncia a raccontare e svelare, allora si rinuncia al cambiamento. E’ per questo che l’idea di un fumetto su Brancaccio mi ha subito colpito. Scegliere uno strumento di comunicazione come questo per ribadire alcuni valori, per mostrare l’alternativa e raccontare percorsi di un quartiere così difficile è importante”. Nella postfazione del volume, Rosaria Cascio, dell’Associazione “Padre Giuseppe Puglisi”, afferma: “Cosa aveva fatto Padre Puglisi? Decise di andare a Brancaccio (…) obbedendo alla Chiesa e al Vangelo. Andava là dove c’era bisogno. E a Brancaccio c’era bisogno”.  Nella storia a fumetti contenuta nel volume, ambientata nel 1994, non v’è alcun riferimento alla cronaca reale legata all’omicidio del parroco di San Gaetano a Brancaccio. La storia si svincola dalla storia ufficiale, anche giudiziaria. Gaspare Spatuzza, che oggi è salito alle cronache nazionali, come pentito accusatore di Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri, nel processo di secondo grado istruito contro quest’ultimo per  concorso esterno in associazione mafiosa, era insieme a Salvatore Grigoli l’esecutore materiale dell’omicidio di Padre Puglisi e per questo assassinio fu condannato all’ergastolo. Claudio Stassi, il disegnatore del volume, sul suo blog da un po’ di tempo a questa parte pubblica una serie strisce in cui riporta le dichiarazioni di Spatuzza, come se fosse un report a fumetti, tentando di coniugare l’antimafia con l’antiberlusconismo in cui la campana della verità della collusione tra Stato e mafia diventa un pentito, "improvvisamente converntito", accusato di sette stragi (ma lui non ricorda bene se sono sei o sette…) e quaranta omicidi tra cui, oltre appunto quello di Padre Puglisi, anche quello del piccolo Di Matteo, reo solo di essere figlio di un pentito e perciò strangolato e sciolto nell’acido quando pesava trenta chili dopo più di settecento giorni di prigionia. Il pentito Spatuzza davanti ai giudici ha dichiarato diverse volte che: “Graviano per me era come un padre e mi legherà sempre a lui un sentimento che va al di là della semplice amicizia”. Stassi invece sul suo blog scrive: “Nel mio quartiere vivevano i Fratelli Graviano, quasi di fronte casa mia. Non sapevo chi fossero ma sapevo che bisognava salutarli e con rispetto”. Queste cartoline per stranieri della mafia e della Sicilia, francamente, mi indignano. Questo  raccontare al mondo che a Palermo siamo tutti inseriti nel sistema mafia e che tutti sappiamo (come se questa informazione fosse contenuta nel nostro DNA o nell’aria che respiriamo) chi bisogna salutare con rispetto anche se non sappiamo chi sia, è  una mancanza di rispetto invece alla memoria di Padre Puglisi, ben più grave di prendere come oracolo di verità il suo assassino, il mafioso Spatuzza, e ben più grave di averne ribaltato il messaggio di Pace e Amore per farlo comparire come “guest star” in un libro che, al tirare delle somme, di antimafia ha davvero ben poco. Le cartoline però continuano e Stassi aggiunge: “Io lo sapevo, a Palermo tutti lo sanno, anche chi decide di votare certi personaggi, tutti lo sanno. Tutto inizia da Brancaccio”. Io conosco tanta gente che a Palermo, e a Brancaccio, non lo sa e invece sa bene cosa sia la legalità, l’onestà, l’antimafia quotidiana, quella vera, quella che non è marketing. Sulla tomba di Pino Puglisi, al Cimitero Monumentale di Palermo sono scolpite le parole del Vangelo di Giovanni "Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici" (Gv 15,13).

Comments

avatar Burighel
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Quando leggo dell'esistenza di questi orrori fumettistici non posso che pensare che chi si è sacrificato contro la mafia l'ha fatto per niente. L'ha fatto per diventare merce per persone indegne e incivili, totalmente prive di dignità e senso civico che svendono il disagio proprio e della propria terra per "30 denari" e per cercare di colpire politicamente qualcuno che ha l'unica colpa di non piegarsi al pensiero unico omologato-omologante obbligatoria della "cultura" italiana, neanche a dirlo della sinistra.
Ma di che stupirsi? L'Italia è il paese di chi cerca in ogni modo di costruirsi una puerile carriera politica "ballando" continuamente sulla tomba del proprio fratello giudice morto in un attentato mafioso. E non è certo l'unico esempio di questa genia d'impuniti.
avatar sergio l. duma
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Persone indegne... incivili... genia di impuniti... poi minaccia di adire a via legali se qualcuno lo insulta. E poi quando la finirai con le fesserie del 'pensiero unico omologato-omologante' ? In Italia l'unico pensiero unico è quella del cattolicume da strapazzo che ammorba il paese e che vorrebbe riportarci nel Medioevo, magari annullando pure il divorzio e rompendo le scatole sull'aborto e sui diritti civili..

@Messina: ti credevo intelligente. Mi dispiace che tu non abbia capito nulla di certi libri... o forse non vuoi capire proprio perché, come scrivevo tempo fa, vuoi a tutti i costi trasformare questo sito (che con i fumetti non c'entra un tubo, mi dispiace per te!) nella versione clerico-fascista di CUS... ammettilo... hai messo su questa cretinata di sito solo per dimostrare di essere migliore di altri e per toglierti qualche sassolino dalla scarpa. Guarda che è un comportamento legittimo... ma di' la verità.
avatar LaContessa
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Sono stanca del tuo inutile parlare, sono stanca perche fondamentalmente nessuno parla di te.......ma perchè credi che dietro ogni pensiero ci sia qualcuno che voglia trasformare qualcosa. Ti è mai venuto in mente che forse esiste qualcuno che può pensarla in modo differente?
Ti sei reso conto che esiste una libertà di pensiero e di scrittura che va ben oltre il tuo piccolo pensare e che non per forza CI SI DEBBA OMOLOGARE?
Giorgio Messina è una persona intelligente, abituata a confrontarsi anche con chi manifesta idee diverse dalle sue, e tu dovresti imparare che sparare a zero inutilmente non darà certo forza alle tue affermazioni.
Sassolini nelle scarpe non ne abbiamo, ma se li avessimo io ad esempio saprei cosa farne :))

Domanda: ma se Messina la pensasse come te credi davvero che sarebbe più intelligente?
Mah!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Michela, la moglie della persona che non reputi intelligente.
avatar Burighel
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Quale figlio di genitori divorziati ti posso dire che il divorzio è una merda. E tra le merde concepite dalla mente umana, è tra le peggiori. E' un vile attentato alla responsabilità nei rapporti umani, una stolta riduzione, per altro anticostituzionale, del ruolo della famiglia come organo fondativo della società civile. Sentir parlare di diritti civili da te che supporti uno dei grandi anti-diritti del modernità è semplicemente grottesco.

Per quanto riguarda la "pena di morte a motivo di concepimento"... Beh, penso che questo basti a dire come la penso. Probabilmente ci vorrà del tempo, ma noi "cattolicume" libereremo questo mondo facendogli conoscere la Verità. Sarà poi la Verità a giudicare...
avatar sergio l. duma
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Ognuno è libero di pensare ciò che vuole e non mi sono mai sognato di negarlo. Mi sembra che sia Giorgio a non voler discutere e meno che mai lo fa Bottero che non interviene mai a nessun post. Se poi questo sito mi dà una certa impressione (magari sbagliata) forse avviene perché chi lo fa non è in grado di spiegarsi oppure io sono talmente imbecille che non capisco ciò che leggo. Prendo atto della tua opinione e la rispetto. Mi sembra che qui siano altri che non hanno capito che non ci si deve omologare.
Comunque... non mi pare che qui c'era libertà di espressione? Quindi io non posso esprimermi? O pretendete di ricevere solo complimenti?

Colgo l'occasione comunque per chiudere anche la polemica con Burighel. Qualora volesse discutere pacatamente con me (e sono serio) può scrivere all'indirizzo s.duma@libero.it. Naturalmente ciò vale anche per altri.
avatar HulkSpakk
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@ Contessa: non mi sembra che Duma abbia negato la libertà di espressione e di pensiero di qualcuno.
Piuttosto dato che Duma la pensa diversamente da Messina, è a te che dovrebbe venire in mente che c'è qualcuno che la pensa diversamente da tuo marito.
Sono i commenti come il tuo che fa pensare a me lettore, che forse è meglio non dire la mia, o potrei essere accusato di qualcosa. E questo, se non è privare la libertà di espressione (e non lo è), è quantomeno indurre a tacere. Avendo comunque lo stesso risultato.

Personalmente ho capito che Duma vi sta sulle palle a tutti, partendo da Messina e finendo a Laggetta, ma è imbarazzante (e lo dico non certo da fan di mangaxever) trovare risposte aberranti ad ogni suo singolo commento.

Per quanto riguarda la recensione, ho trovato molto interessante la prima parte, ma la seconda cambia argomento, tralasciando il fumetto e scadendo nel "io ho un amico che abita li e quindi ne so più di te che ci hai sempre vissuto", per non parlare del mafioso al governo.
avatar contedicagliostro
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Rispondo per punti ad alcune cose, mi viene più semplice e risulta più semplice seguire la discussione:
1) Duma non sta sulle palle a nessuno. Per essere più precisi, nessun utente sta sulle balle a nessun componente dello staff. Prova ne è che Duma come chiunque altro dice quello che vuole e come vuole senza censure. Si permetterà però che come lui dissente di alcune posizioni, altri dissentano delle sue. La ruota della libertà di espressione gira in tutti sensi di marcia, sia pro che contro.
2) Io non ho un amico che abita lì. Io ho una intera famiglia di origine e tantissimi amici che abitano lì perchè io stesso sono nato e cresciuto a Palermo, ci ho vissuto sino a 10 anni fa in pianta stabile e da allora ci torno spessissimo e conosco bene la realtà di cui si parla. Sono anche più grande di Stassi e molti avvenimenti li ho vissuti in prima persona e non penso che Falcone e Borselino o Padre Puglisi sono morti perchè oggi si debba dire che "a Palermo io non sapevo chi erano ma sapevo che bisognava salutarli e con rispetto". Da Palermitano non ci sto a queste cose. Non è così che si fa l'antimafia, non è così che si fa per prendere le pacche sulle spalle.
3) L'errore più grosso di Brancaccio il libro è di avere "laicizzato" il messaggio di Padre Puglisi.
4) Davanti alle mie critiche si può sempre fare come ha fatto lo stesso Stassi che invece di rispondere le ignora completamente e sul suo blog parla di quanto sia meravigliosa la comunità degli italiani a Barcellona o si balocca dei buchi neri.
avatar HulkSpakk
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Ok, Giogio, cmq dall'articolo non si percepisce che le tue impressioni su Palermo sono di prima mano. Ripeto, non entro nel merito dei commenti, riferisco solo la percezione che ho da lettore. Ora che la conosco la vedo sotto un'altra ottica, ma dal pezzo non traspare ;)

Duma sta sulle palle alla S.ra Messina, tanto per cominciare, o non avrebbe uscite tipo "Sono stanca del tuo inutile parlare, sono stanca perche fondamentalmen e nessuno parla di te."
Nessuno si offende se si è un pò più onesti. A meno che non si commentino così le persone simpatiche.
Duma sta sulle palle a Laggetta, prova a chiederglielo. Non c'è problema, ma ancora, siamo onesti.
Duma sta sulle palle a diverse persone, come è lecito che sia, quando si ha una concezione alternativa della libertà di espressione.
Non è un problema, almeno quanto non lo sia ammetterlo.
Per esempio, tu stai sulle palle a me, non c'è vergogna a dirlo.
E io a te, tanto che non mi saluti nemmeno e chiedi agli altri di non farmi venire a cena :)
Non c'è vergogna a essere onesti. Non c'è vergogna a comportarsi diversamente da Silvio.
avatar LaContessa
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Ma come ti permetti di asserire concetti che io non ho mai preso in considerazione.
Come ti azzardi e come pretendi di essere nella mia testa.
Ma hai capito il mio commento?
Hai letto da qualche parte le parole che confermi?
Io ho già avuto una risposta dal Sig. Duma che comunque è stata educata, mi rifiuto davvero di continuare a rispondere ad una persona che non ha nessuna cognizione di causa ed in questo caso mi riferisco a te naturalmente.

Ti invito nuovamente se dovessi avvertire la necessità inutile di proferire parola di riflettere prima di commentare inutilmente.

Michela





Grazie
Michela
avatar HulkSpakk
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Mi riferivo proprio a commenti come questo.
Le sto per caso antipatico? :)

Cmq provo a spiegarmi: quando uno scrive, come avrà avuto modo di notare, altri "percepiscono" cose dallo scritto. Capita a lei, capita a me.
Magari non sono vere, magari sono inesatte, ma assolutamente, da lettore delle risposte che Duma riceve, a me pare vi stia sulle palle a tutti.
Mi sembra inoltre, da come scrivete, che abbiate difficoltà a relazionarvi con chi vi dice qualsiasi cosa non aggradi le vostre idee. Come ho fatto io nel precedente post.
Ho la percezione, mentre leggo, che si perda più tempo dietro al buonismo e alla forma (quando si scrive, non certo dal vivo, lì ci si comporta da maleducati e ci si gira dall'altra parte all'incrociare dello sguardo) piuttosto che al contenuto.
Ho l'impressione, altresì, che quando sua Contessa scrive "se dovessi avvertire la necessità inutile di proferire parola di riflettere prima di commentare inutilmente" non mi stia *esattamente* invitando ad ulteriori post nonostante questo loco di libertà e conciliazione, bensì, ma potrei sbagliarmi, ad andare a fare in c*lo.
Ecco, questo è quello che si percepisce mentre si leggono i suoi (e quelli dei suoi cattolicolleghi) commenti pacati e dolci, pregni di libertà di espressione e di difesa della stessa, sprezzanti e incolmabili curiosioni delle idee altrui, e certamente molto, ma molto cortesi (mica come il mio).
avatar HulkSpakk
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Inoltre penso che se Gesù avesse saputo che avreste interpretato così il suo messaggio, si sarebbe fatto crocifiggere.
avatar Burighel
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Ultime notizie: il Figlio di Dio sapeva a cosa andava incontro, sapeva che avrebbe dovuto bere "l'amaro calice". Eppure vi è andato incontro, nonostante i Dodici avessero provato a dissuaderlo. Gesù si può quindi ben dire che si è fatto crocifiggere, innalzandosi per l'unico Sacrificio di Salvezza che si ripresenta al di là del tempo e dello spazio sull'altare a ogni Messa.

Come sempre, prima di dire le cose è utile saperle.
avatar HulkSpakk
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Grazie Burighel.
Per ricambiare il favore di tanta umiltà e conoscenza ti svelerò anche io i retroscena di un'altra favola moderna: babbo natale non esiste. Sono i tuoi genitori a portarti i regali. O forse uno solo dei due, dato che i tuoi sono divorziati.
avatar Burighel
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Ma che persona elegante e sensibile che sei! Complimenti, un vero signore! Mi fai ridere! :-D

Cmq, è vero: Babbo Natale non esiste. Esiste invece Gesù Cristo, mentre San Nicola assieme alla Beata Sempre Vergine Maria, agli Angeli, agli altri Santi e tutta la Chiesa trionfante è al Suo cospetto. E pensa quale grandezza: esiste anche se lo neghi! ;-)
avatar m.laggetta
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@HulkSpakk
"Duma sta sulle palle a Laggetta, prova a chiederglielo. Non c'è problema, ma ancora, siamo onesti."
Personalmente non nutro antipatia di sorta per il Sig. Duma che non "conosco" che per commenti "coloriti" come questo "ti credevo intelligente. Mi dispiace che tu non abbia capito nulla di certi libri... o forse non vuoi capire proprio perché, come scrivevo tempo fa, vuoi a tutti i costi trasformare questo sito (che con i fumetti non c'entra un tubo, mi dispiace per te!) nella versione clerico-fascist a di CUS... ammettilo..." Mi spiace doverlo ripetere, ma la libertà di espressione non comprende la libertà di offendere. Ritengo alcuni commenti assolutamente indifendibili. D'altro canto quello che in contesti del genere ci rappresenta è la parola! Sarebbe prudente farne un buon uso. A dimostrazione di quanto appena detto mi piace sottolineare come in tempi recenti leggere, in fase di valutazione, una sceneggiatura del Sig. Duma mi abbia portato ad avere un'idea tutt'altro che negativa dello stesso. Sono solo parole...niente di più importante.

Quanto alla reazione della Contessa credo sia esasperata dai toni che molti utenti continuano a utilizzare nei commenti di coda. Ciò caratterizza in qualche modo "fumettodautore": credo sia il solo portale di informazione sul fumetto ad essere frequentato assiduamente da utenti che non condividono il progetto editoriale nè stimano il gruppo di persone intorno alle quali è sorto, ma che trovano ugualmente importante esprimere la loro in ogni circostanza, pur ristabilendo sempre e con esasperata insistenza le dovute distanze. Personalmente mi guardo bene dal frequentare gli ambienti che ritengo ostili o che semplicemente non mi fanno sentire a mio agio.

"Per esempio, tu stai sulle palle a me, non c'è vergogna a dirlo.
E io a te, tanto che non mi saluti nemmeno e chiedi agli altri di non farmi venire a cena :)"
Non occorre stimarsi per forza, ma rispettarsi...sarebbe una buona regola. Nessuno ti ha mai negato una cena: sono sempre stato io a farmi carico di decisioni che fossero a tutela di rapporti squisitamente di amicizia, che poi sono i soli rapporti in difesa dei quali è giusto e opportuno arroccarsi.
avatar HulkSpakk
0
 
 
Che ipocrisia.
Marco, sei ridicolo.
Sei stato TU a negarmi una cena a nome "dell'editore che potrebbe sentirsi in imbarazzo". Fiera del Libro, Campi Salentina, giovedì 26 novembre. Con noi "AlanMoore" e Lele Vianello. A meno che non hai preso tu la decisione a nome dell'editore imbarazzato, è stato lui, che te l'ha detto e tu hai riferito a me.
Sei stato TU alla Lupiae Comix a dirmi che ti sta sulle palle Duma. E hai aggiunto "sapevo che era amico tuo" o qualcosa del genere. Certo lo hai detto col sorriso sulle labbra, ma quando uno pensa che un altro è un coglione, lo si percepisce.
avatar Baldo
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Scusami HulkSpakk, ma tu non sei quello che su Mangaforever, quando io gli dicevo che il motivo di tanto risentimento - nei confronti delle cose che lì scrivevo - era SOLO dovuto al fatto che il Conte ti stava sulle palle (per motivi tuoi), mi dava del (cito testualmente) “delirante”?
E ora vieni qui a parlare di… onestà intellettuale?!?! O__O
MA-PER-PIACEREEEEEEEE!!!!
E di ipocrisia!!!! O__O
MA-PER-PIACERE-AL-QUADRATOOOOOOOO!!!!

PS: ci tengo solo a precisare che sono molto più a sinistra di te (e la mia lettera aperta qui pubblicata credo che lo testimoni abbastanza) e non faccio più parte della Cagliostro da mesi ormai (chiedi al Duma se non mi credi). Dico ciò per prevenire accuse di “catto-fascismo” o di “difesa d’ufficio” da parte tua a questo mio intervento. Aggiungo anche che TU non mi stai sulle palle. Mi stanno fortemente sulle palle solo le persone ipocrite come TE.
avatar Baldo
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Spero di non essere bannato pure qui come fui bannato lì (su mangaforevr) a suo tempo solo per aver scritto quello che penso dei tipi alla Hulkspakk.
avatar m.laggetta
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@HulkSpakk
"A meno che non hai preso tu la decisione a nome dell'editore imbarazzato"
Se fossi stato un lettore attento avresti notato che avevo già risposto a questa domanda.
Anche quando parlo di te e con te uso delle espressioni "colorite" (inizia a farmi comodo questo termine :) ma il mio non è mai un giudizio sulla persona, quanto piuttosto su alcuni comportamenti sui quali non transigo e non intendo farlo. Credo fermamente che ciascuno abbia un buon motivo per essere com'è, ma d'altro canto che abbia avuto almeno un buon motivo nella vita per migliorarsi.
avatar m.laggetta
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@Baldo
Felice di rivederti su queste pagine ;)
avatar HulkSpakk
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La tua lettera aperta testimonia non so che cosa, ma di certo non fa fede per eventuali rapporti con la mia persona, data la totale assenza di parametri. Ma questo per me conta davvero poco, anzi, guarda, te la do vinta. L'importante è che io sputi più lontano.

Per il resto: non ricordo di preciso l'argomento a cui fai riferimento, se vuoi puoi mandarmi una mail a mondisommersi@mondisommersi.biz , sarei felice di rileggere e capire il punto.

Un'altra cosa.
"Aggiungo anche che TU non mi stai sulle palle. Mi stanno fortemente sulle palle solo le persone ipocrite come TE."

Quindi:
HulkSpakk non ti sta sulle palle.
Le persone ipocrite come HulkSpakk, però, ti stanno *fortemente* sulle palle.
Quindi se, per assurdo, Laggetta fosse ipocrita come HulkSpakk, Laggetta ti starebbe fortemente sulle palle, e HulkSpakk invece no.
Stesso atteggiamento, conseguenze diverse.
Povero Laggetta. E pensare che non è nemmeno negro!
avatar redazione
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Siamo fortemente "OT" con discorsi che potrebbero essere stati fatti sin dall'inizio in altre sedi o in privato. Cortesemente riusciamo a tornare IT con l'articolo proposto?
Grazie.

Ps: Non confondiamo la libertà di espressione con la libertà di potere dire qualsiasi cosa ci vada, anche fuori contesto.
avatar Baldo
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Ma sì, fai pure il FINTO TONTO, Hulk, ché tanto ti si addicono (e bene) entrambi gli aggettivi.
Comunque… che delusione che sei! :-(
Cioè, io dopo la tua INTERESSANTISSIMA lista della persone che ti stanno sulle palle mi sarei aspettato (minimo) che tu venissi qui a postare… chessò… “la lavagna dei buoni e dei cattivi di fumetti d’autore secondo HulkSpakk”.
Sai, quella cosa che si faceva alle elementari. Che nella mia classe mi ricordo che c’era quel secchione di Marchisio, il cocchetto della maestra, che mi metteva sempre tra i cattivi. E io allora lo aspettavo fuori dalla scuola… e giù MAZZATE!!! E lui, il giorno dopo, mi riscriveva nella lista dei cattivi. E io, dopo le lezioni… giù altre mazzate! E alla fine s’era creato questo circolo vizioso che lui mi scriveva sempre nella lista dei cattivi perché io lo picchiavo e io invece lo picchiavo perché lui mi scriveva nella lista dei cattivi.
Ecco, tu me lo ricordi un sacco quel Marchisio lì.

PS: Laggetta ipocrita?!? Mai sentito parlare di Iperboli Paradossali, Hulk? E’ un’interessante figura retorica letteraria che ti consiglio di approfondire così (forse) capisci il senso della frase da me scritta e da te riportata senza manco averla compresa nemmeno un po’. E’ che a fare copia&incolla con una frase sono buoni tutti. Pure uno come Marchisio, guarda. Basta premere un paio di tasti, ecchecevò. Invece a CAPIRLA una frase, be’… lì bisogna ragionarci su e questo non tutti sono capaci di farlo, vero Hulk? Del resto il nick che ti sei scelto, la dice lunga sul tuo quoziente intellettivo (sì, anche questo te l’avevo già detto su Mangaforever. Scusami se sono un po’ ripetitivo).

X Redazione
Nel caso non ve ne foste ANCORA accorti è da quando avete iniziato che qui dentro (un sito di “informazione fumettistica”, se non sbaglio) si parla di tutt’altro!
E’ che, se uno scrive SOLO editoriali provocanti, e un altro scrive SOLO articoli provocanti, poi se uno risponde alla provocazione, non gli si può chiedere di… “rimanere in tema”.
Se uno vuole e cerca lo scontro, deve accettare tutto ciò che lo scontro comporta.
E io non ho mai visto uno scontro in cui si seguono delle regole.
Quella era roba di fine ottocento, quando esisteva ancora la cavalleria e i club forbiti di cui parla il Bottero.
Adesso l’unica regola, specie qui dentro, mi pare essere… chi picchia per primo (a parole) picchia più forte.
avatar HulkSpakk
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"Sai, quella cosa che si faceva alle elementari. Che nella mia classe mi ricordo che c’era quel secchione di Marchisio, il cocchetto della maestra, che mi metteva sempre tra i cattivi. E io allora lo aspettavo fuori dalla scuola… e giù MAZZATE!!! E lui, il giorno dopo, mi riscriveva nella lista dei cattivi. E io, dopo le lezioni… giù altre mazzate! E alla fine s’era creato questo circolo vizioso che lui mi scriveva sempre nella lista dei cattivi perché io lo picchiavo e io invece lo picchiavo perché lui mi scriveva nella lista dei cattivi.
Ecco, tu me lo ricordi un sacco quel Marchisio lì."

Via Milizia 56/A
Lecce.

Vieni che ti aspetto con Marchisio.
Se vuoi, per sentirti più forte, puoi portarti dietro il pc.
Codardo e buffone. :)
avatar redazione
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Qui l'unica regola è il buon senso. Se stiamo parlando di antimafia a fumetti, il resto sono "minchiate", appunto per restare in tema.

Abbiamo fatto anche una bellissima intervista a Ciccarelli di SaldaPress che dice un mucchio di cose interessantissime, che nessuno di voi ha minimamente commentato, (quando invece gli spunti erano moltissimi per potere fare tante riflessioni da parte di autori, editori, fumetterie e lettori) preferendo di più di parlare di antipatie personali, ecc. ecc.

Fate vobis, se pensate che questo sia il modo più di buon senso di partecipare al nostro sito.

Certo a proposito del fatto che qui si parli di tutt' "altro" invece che di fumetto, il pezzo in questione dimostrava anche che gli autori stessi parlano di tutt' "altro" rispetto al fumetto, anzi usano proprio il fumetto per parlare di questo tutt' "altro". Non potere parlare di questo tutt' "altro" per un sito di fumetti, come già detto, quando i fumetti ne parlano, è solo realizzare un cortocircuito nocivo a quella famosa libertà di espressione che non può valere solo per chi commenta e non per chi scrive.

Ma ripetiamo, fate vobis, perchè la libertà di espressione senza buon senso di usarla è solo uno striscione da parata.
avatar Valenti
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Per ritornare sui binari: All'uscita di Brancaccio, scrissi una recensione piuttosto dura, sullo sfruttamento commerciale dell'antimafia. Di questo si tratta in fin dei conti. Il fumetto in sè, è un'opera ben disegnata , ben scritta. "Brancaccio" nasce furbescamente come un fumetto di denuncia e di antimafia, ma all'interno la mafia viene quasi tirata per i capelli, in una storia dove vi è un incrocio di tre sottotrame (ben gestite, per carita') ma ambientabili in qualsiasi quartiere degradato: da Scampia al Bronx. La trama? (Spoiler... ;) ) Essenzialmente un padre che investe il figlio senza saperlo e fugge, non prestandogli soccorso. leggetevelo e provate a contraddirmi. cosa centri la mafia o, meglio, Padre Puglisi in tutto questo, io non sono riuscito a capirlo. Ma forse sono io limitato, può anche essere. che poi si utilizzi questa storia per parlare del quartiere (che anche io conosco bene), puo' anche starci. Ma siamo onesti e non definiamolo fumetto di antimafia: al massimo fumetto che racconta di un quartiere degradato. ma non avrebbe avuto tutta questa eco.
che poi si venga a dire “Nel mio quartiere vivevano i Fratelli Graviano, quasi di fronte casa mia. Non sapevo chi fossero ma sapevo che bisognava salutarli e con rispetto”...beh questo va davvero contro tutto cio' che si vuole denunciare col fumetto disegnato. Anche io sono palermitano. ed anche a me suona di frase ipocrita o sensazionalista.
avatar HulkSpakk
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@ Baldo:
"vero Hulk? Del resto il nick che ti sei scelto, la dice lunga sul tuo quoziente intellettivo"

Certo Baldo, ma quando stacco da internet a me passa.
avatar Burighel
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Perché tu stacchi? Ma se sei in una risma di forum!
Come minimo devi essere connesso 24 ore su 24! :-D
avatar Baldo
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Oggggesù, Hulk, sei talmente ottuso che parlare con te o col muro di casa mia è uguale, guarda!!!
Il Marchisio (che manco esiste, tanto per la cronaca) era solo un modo (speravo ironico) per farti capire che quando si entra nel circolo vizioso del botta & risposta (come fai tu SEMPRE & OVUNQUE), non lo si fa più per ARGOMENTARE le proprie opinioni (giuste o sbagliate che siano), ma solo per ANNIENTARE le opinioni altrui.
Cioè ogni tanto, se non ci arrivi, trasformati in Banner o fatti riscrivere i testi da Peter David, che allora un barlume d’intelligenza ce lo avevi anche quando eri Hulk.

Emmò, sempre ammesso e non concesso che Hulkspakk ce lo permetta (ahò, è la prossima volta offritegliela questa cazzo di cena così la smette di FRIGNARE!!!) torniamo IT.

QUESTO articolo mi sta più che bene. Non ne condivido MOOOOOOLTI passaggi, ma il senso generale mi trova d’accordo.
Poi però, quando nei commenti leggo (cito testualmente): “Contedicagliostro: (…) 4) Davanti alle mie critiche si può sempre fare come ha fatto lo stesso Stassi che invece di rispondere le ignora completamente e sul suo blog parla di quanto sia meravigliosa la comunità degli italiani a Barcellona o si balocca dei buchi neri” a quel punto io VENGO INDOTTO a credere che tutto quello che (a torto o a ragione) è stato scritto in questo articolo sia sto scritto SOLO con l’intento di far venire qui l’autore per fare la solita STERILE POLEMICA destra/sinistra, rossi/bianchi, lazio/roma (la lazio è più forte e ci mancherebbe altro), omo/etero, mafia/berlusconi (no, aspè, quest’ultimo esempio l’ho sbagliato perché mafia e berlusconi vanno molto a braccetto ultimamente).
Sbaglio?
Conte, se Stassi non ritiene il tuo articolo nemmeno degno di una replica, dov’è il problema?
Cioè, fammi capire… ma tu hai scritto tutte quelle cose per indurre Stassi ad una replica o perché pensavi EFFETTIVAMENTE le cose che hai scritto su quell'albo.
Perché, nel primo caso si parla di PROVOCAZIONE, nel secondo di recensione.
Quale delle due?
(la mia è una domanda retorica)

Perché io (IO. Letto bene? Significa BALDO! Parere PERSONALE e quindi non per forza condivisibile da altri, ma solo da ME) dalle cose che leggo qui dentro, ho l’impressione di avere a che fare con persone molto piene di… “PREGIUDIZI AL CONTRARIO”, sempre sospettose nei confronti di chiunque venga qui a commentare - specie di quelli che si discostano un po’ dal seminato buonista del “ma che bravi che siete”, dicendovi quello che effettivamente pensano su di voi (operazione più che legittima, spero ne converrete) - e sempre sulle spine nel cercare a tutti i costi significati nascosti tra le righe di un commento, col rischio di confondere spesso e volentieri significati e contenuti del commento stesso.
In un’unica parola: SIETE (un po’) PREVENUTI (per me)!

Insomma... e finitela coi finti piagnistei del “venite SOLO qui a criticare perché SOLO noi siamo piccoli, brutti e neri e ce ne vantiamo pure” e cominciate a RISPONDERE A TONO alle critiche (tante) con lo stesso cipiglio con cui rispondete ai complimenti (pochi).

PS: spero di esser stato abbastanza IT, stavolta. E se poi volete vi dico anche la mia “sull’interessante” intervista del Ciccarelli (madò che risate!!!).
avatar contedicagliostro
0
 
 
E' una recensione ed è una presa di posizione contro un certo modo di fare antimafia e di essere palermitani che non mi appartiene e non mi apparterrà mai.
Dei pareri esterni non me interessa fare dietrologia, ne se sono positivi ne se sono negativi. Li prendo per quello che sono sia che mi piacciono o no. E qui mi riallaccio al discorso di prima, non è nostro costume e uso quello di riportare solo le critiche positive e "ignorare" quelle negative e la mia battuta su Stassi voleva significare che c'è comunque il modo per fare diversamente e quindi anche per fare finta che le cose che non ci piacciono non esistano e continuare per la propria via come se nulla fosse.
avatar HulkSpakk
0
 
 
Baldo, hai la mia mail per fare polemica con me.
Te l'ho data al tuo primo post per non generare flame, fallendo (mondisommersi@mondisommersi.biz). Io la tua non la ho, non so chi sei nè come contattarti, o lo avrei già fatto.
E aprire l'argomento insultandomi ("Oggggesù, Hulk, sei talmente ottuso che parlare con te o col muro di casa mia è uguale, guarda!!!"), pregare nel mezzo che si torni IT indicando me (solo "me" ed escludendoti) dell'OT, quando OT siamo andati tutti, redazione compresa ("Emmò, sempre ammesso e non concesso che Hulkspakk ce lo permetta torniamo IT") per interromperti con un altro insulto in mi favore ("ahò, è la prossima volta offritegliela questa cazzo di cena così la smette di FRIGNARE!!!") non fa di te l'esempio ideale dell'utente modello.
Stiamo facendo i troll.
Entrambi.
Non escluderti.
avatar Baldo
0
 
 
X Hulk
Io già faccio fatica qui a seguire le cose che scrivi, figurati mò se mi metto a scriverti pure via email.
Eppoi, ma che te ne fai dell’email di un… com’è che mi hai definito?… ah sì… CODARDO e BUFFONE come me, scusa? Ecco, a questo proposito, visto che hai pure una fumetteria, ti do un consiglio: leggiti il numero 1 di “CRIMINAL” di Ed Brubaker e Sean Philllips, un ottimo fumetto (così ritorno pure leggermente IT, chessennò ecchillisente quelli della Redazione) che dà un’INTERESSANTISSIMA interpretazione sulla codardia. Così magari ti ricredi, almeno sui codardi.

Comunque il “nostro” botta & risposta… pardon… flame (o troll? Boh, mica l’ho capito come si chiama. E’ che io sono un vecchietto, per altro molto amante della lingua italiana, e con tutta ‘sta terminologia moderna internettiana fatta di troll, gnomi, fate, IT, ET telefono-casa, ho davvero poca dimestichezza, sorry. E' che a me piacerebbe molto che ci riappropiassimo un po' della nostra meravigliosa lingua, specie nei siti-forum-blog ITALIANI. Un botta & risposta è molto più denso di significati di un banalissimo flame e i troll lasciamoli nelle fiabe. Vabbè, non divaghiamo... comunque tu voglia chiamarla, questa cosa intercorsa tra noi…) finisce qui, adesso, almeno per me.
Ma pubblicamente.
Perchè pubblicamente è iniziata.

X Conte
Ripeto… l’articolo (più o meno condivisibile) ci sta tutto.
Il tuo commento (per me) no.

Riguardo invece al concetto di “massima libertà” - sempre nei limiti della decenza e del buongusto (che almeno quelli, spero, sia connaturati in ognuno di noi) - che propugnate a pie’ spinto in ogni dove qui dentro, ho invece dei seri dubbi, perché ogni volta che poi qualcuno VI PRENDE IN PAROLA e viene qui e critica, voi (tu, Marco e Bottero nei suoi editoriali) subito ricorrete al solito ritornello, ormai trito&ritrito, del “ehi, ma perché vieni solo qui a criticare”.
Insomma, da una parte inneggiate alla libertà (cosa che da altre parti non è concessa, se non sulla carta, e di questo ti/vi va dato atto, senza se e senza ma), però dall’altra vi ritraete subito in difesa, richiudendovi a riccio su voi stessi, atteggiamento che io, personalmente, non concepisco.
Io sono venuto qui e ho criticato un tuo pezzo (vabbè… un commento).
Tu hai risposto.
Così si fa, almeno per come la vedo io (parere personale).
Perché i ritornelli, specie quelli “vittimistici” e un po’ stantii, lasciano sempre il tempo che trovano.
Ma le RISPOSTE, specie quelle precise, puntuali, rigorose e univoche, non lasciano adito a dubbi di sorta.
Magari generano altre domande, ma mai dubbi su come uno la pensi effettivamente su un determinato argomento.
Meditate, gente, meditate…
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