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Scontri a Roma: Roberto Recchioni non la racconta giusta
Moleskine #14
Appunti di viaggio nel mondo del fumetto, attraverso i suoi protagonisti e l’informazione di settore. Tutto rigorosamente in corsivo.
Scontri a Roma: Roberto Recchioni non la racconta giusta
di Giorgio Messina
Ieri è stata una giornata convulsa a Roma. Fuori e dentro la politica.
E il mondo del fumetto avrebbe mai potuto perdersi l'occasione di dire: "io c'ero"? Non sia mai.
Tralasciamo, dopo una rapida rassegna stampa della blogosfera del Fumettomondo, i vari resoconti da divano scritti con i fazzoletti dell'antiberlusconismo militante fradici di lacrime e di spumante stappato prima del tempo e rimesso frettolosamente in frigo (ma si sa che antropologicamente l'autore e/o addetto ai lavori del mondo fumetto per essere benvoluto da pubblico, da altri autori e/o addetti ai lavori, deve essere - quasi - sempre devoto all'antiberlusconismo militante, ma questa è un altra storia che non accade solo nel fumettomondo...).
In questo resconto di Roberto Recchioni, invece, c'è la storia raccontata con chi dice di averla vista con i propri occhi e che può poi denunciare possibili infiltrazioni delle forze dell'ordine tra i manifestanti.
Ma come si è trovato Recchioni in mezzo alla Roma sommovimentata di ieri pomeriggio? Il nostro racconta che si stava recando alle 15,00 ad una tavola rotonda su e con Stephen Frears a via del Babuino 9, quando si è invece incontrato casualmente con la Storia (forse crepuscolare, ma anche no) della Seconda Repubblica.
Che cosa c'è a Via del Babuino 9 a Roma (vicino Piazza del Popolo)?
Vi si trova l'Hotel de Russie (ex sede della RAI).
Telefonata all'Hotel de Russie. Non risultano tavole rotonde su e con Stephen Frears nel pomeriggio di ieri. Ma siccome il bravo giornalista cerca i riscontri, mi faccio passare l'ufficio stampa e parlo con la responsabile che mi conferma: niente tavole rotonde per e con Stephen Frears nel pomeriggio di ieri. Il regista ha rilasciato interviste per appuntamento con la stampa la mattina e alcune si sono prolungate nel pomeriggio.
Recchioni è uno sceneggiatore di fama nazionale e internazionale ormai, e quindi diamo per scontato che non usa parole a casaccio. Se ha parlato di tavola rotonda non voleva certo dire intervista. Insomma, vuoi vedere che Recchioni con la scusa di vedere l'amico Stephen ad una tavola rotonda su di lui (tavola rotonda che nemmeno c'era) non ci si è trovato per caso nel caos ma ci si sia andato a infilare volutamente? Conoscendo il personaggio e le sue manie di protagonismo non stupirebbe. Ma tralasciamo anche questo aspetto, che marginale non è, ma che è meno importante della tesi che sostiene Recchioni il giorno dopo.
La tesi di Recchioni è che tra i manifestanti c'erano le forze dell'ordine per favorire gli scontri con le stesse forze di polizia. Questo non è semplicemente un "io c'ero", questo è un pò di più. Sembra un'accusa grave nei confronti delle forze dell'ordine e dello Stato che esse rappresentano.
A suffragio della sua tesi Recchioni prima porta una foto in cui sono poliziotti che hanno gli stessi anfibi dei dimostranti, peccato che quelli ritratti sono agenti di polzia canadese al G20 del 2007, come viene dimostrato anche QUI.
Ma vabbè, qui la domanda retorica si rivolta semplicemente: se c'è del marcio in Canada, come può non esserci in Italia soprattutto nel basso medio evo Berlusconiano al cui influsso criptodittatoriale le forze dell'ordine non si sono sicuramente sotratte?
Strano però che uno sceneggiatore di fumetti, che lavora anche per la Bonelli e che per mestiere dovrebbe essere attento alla documentazione, non si sia accorto subito che le divise antisommossa, i colori e i fregi dei poliziotti ritratti in foto non sono italiani... Se era davvero in mezzo al caos della sommossa ieri come ha fatto a confondere, in questo caso, le tenute antisommossa viste in foto con quelle viste con i propri occhi? I fumogeni glielo hanno impedito?
Poi ci sarebbe la foto che è la prova regina della tesi di Recchioni. Questa. Segue testo dello stesso:
Ma non crediamo alle favole dai... (che non ci credeva nemmeno Pasolini quando diceva "io sto con la Polizia").
Che poi, mica l'ha prescritto il medico che bisogna sempre dire "io c'ero" quando la Storia passa sotto casa nostra e in fondo, al tirar delle somme, non si sbaglia a dire a che ieri pomeriggio c'era la tavola rotonda di Stephen Frears come c'erano gli infiltrati delle forze dell'ordine tra i manifestanti...
Ps: Tanto per la cronaca, i simpatici manifestanti, quelli tranquilli con i caschi e gli scudi mascherati da copertine di libri, alle 17.30 si sono presi la metro come niente fosse, come lavoranti qualsiasi delle manifestazioni con orario d'ufficio 9-17.30. Parlucchiavano in Metro. Venivano da fuori Roma. Alcuni dicevano di essere di Trieste e che si erano presi un giorno di ferie per venire a Roma alla manifestazione e che si andavano a prendere il pullman o il treno per ritornarsene a casa, che l'indomani si tornava a lavoro. A Termini si sono dispersi tra i migliaia di pendolari che ogni giorno passano per la stazione romana centrale a quell'ora. Come lavoranti pendolari qualsiasi. La loro occupazione? Fare manifestazioni pacifiche con caschi e scudi, tanto se poi succede qualcosa c'è un Roberto Recchioni che dimostra che è colpa degli infiltrati delle forze dell'ordine, perchè lui c'era.







