Fumetto d'Autore

www.fumettodautore.com | Il Magazine della Nona Arte e dintorni | ISSN: 2037-6650 | Direttore: Alessandro Bottero

Mar05222012

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Gipi e Makkox: due insuccessi di successo

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giannigipiMoleskine #59

La rubrica più politicamente scorretta del fumetto italiano. Appunti di viaggio nel mondo del fumetto, attraverso i suoi protagonisti e l’informazione di settore.Eccezionalmente di sabato.

Gipi e Makkox: due insuccessi di successo

di Giorgio Messina

Passata è la polemica e riodo gli augelli far festa. Ma diciamoci la verità. Makkox sta a Gipi come il "Canemucco" sta a "L’ultimo Terrestre". Gli alfieri quarantenni del “movimento” graphic novel - ovvero il fumetto sedicente adulto perchè “io c’ho la storia che parla alla società civile e alla coscienza collettiva , mica come quelli che fanno i pupazzetti avventurosi e colorati” - in realtà sono due perdenti di successo. E, beninteso, qui non crediamo alla superiorità del fumetto popolare su quello autoriale o viceversa. La rivista (semi)one-man-show di Makkox in edicola ha venduto 2500 copie. Il film di esordio di Gipi al cinema incassa 102000 euro in venti giorni di programmazione. All’esame “popolare” Gipi e Makkox si sono rivelati due flop. Del film di Gipi ci sarebbe anche da aggiungere che è tratto da un fumetto, “Nessuno mi farà del male” di Giacomo Monti e pubblicato da Canicola, a sua volta abbastanza mediocre, sia nei disegni sia nel contenuto. Di Makkox invece ci sarebbe da dire che a volte si capisce solo lui nelle sue vignette e nelle sue storie.Poi ci sono i paradossi numerici. Ovvero Makkox qualche tempo fa autoproducendosi ha venduto on line in brevissimo tempo 1200 copie del volume "Ladolecenza", ma a fronte di 23000 copie stampate e distribuite in edicola non è riuscito a superare le 2500 copie vendute. Se il film di Gipi incassando 102000 euro in 20 giorni, alla media di 8/10 euro a biglietto, vuol dire che è stato visto da circa 10000 spettatori, ovvero il Gipi fumettista ha più lettori che spettatori il Gianni Pacinotti regista.

Ma, oltre i paradossi, i due rappresentano il risultato più alto di quell’avere cercato di esasperare oltre ogni limite del buonsenso l’uso del termine “graphic novel” fino a farlo diventare un gigantesco contenitore semantico vuoto che serve solo a nascondere disegni e storie obbrobriose dietro una patina di mistificato estro “autorialeartisteggiante”. Chiude anche Animals, che doveva essere il birignao del “movimento” Graphic Novel made in Italì condito in salsa estera. Insomma, adesso si dirà che è il popolino bue, fuori e dentro il fumettomondo a non aver capito. Non ha capito Makkox in edicola, non ha capito Gipi al cinema e non ha capito tutto il resto del caleidoscopico calembour movimentista di Animals.

Quando invece, più semplicemente, l'insuccesso si spiega con il fatto che per entrambi non è scattato quel social network ancestrale che è più forte di ogni crisi economica: il passaparola. Non sono i “mi piace” su FB e sui blog e forum amici, i click sui video pubblicitari virali su Youtube ao i fan hardcore a spostare il pubblico pagante, quello che massivamente davvero conferisce la “popolarità” all’autore e decreta il successo di un’iniziativa editoriale o cinematografica. Anche se va detto che è fuori discussione che i prodotti editoriali di Makkox e di Animals, così come il film di Gipi, siano frutto del coraggio imprenditoriale di Coniglio Editore e di Fandango. I risultati ottenuti però sono modesti nonostante il popolo internettiano celebri ad ogni piè sospinto i due autori e le loro opere editoriali e cinematografiche. Ci sono quindi due tipi di successo. Quello dei numeri e quello dei “mi piace”. E capisco e giustifico anche chi magari vorrebbe derubricare gli insuccessi economici reali a grandi successi virtuali o della critica.

Rimane il fatto che le voci del popolo del web sembrano essere diventate le nuove sirene di Ulisse. Un rumore di fondo assordante che altera la percezioni della realtà. In fondo su internet dire “mi piace” di qualcosa o di qualcuno non ha alcun costo economico. Invece uscire di casa per andare all’edicola o al cinema, per acquistare una rivista o un biglietto di uno spettacolo per poi passare più di un ora nella lettura o nella visione di un film, un costo ce l’ha e non solo in termini economici, ma anche in termini di impegno "reale". Siamo sicuri che il vero popolino bue sia nei fatti quello che non compra il fumetto figoso o non vede al cinema il film figoso perché ha due neuroni? E se invece il popolino bue fosse quello che clicca “mi piace” per libri e film che poi nei fatti non ha nessuna intenzione di esserne il consumatore finale? L’apparire è un elemento non indifferente della nostra società. Il consumo virtuale basato sull'apparire cliccando "mi piace" rischia di danneggiare il consumo reale. E soprattutto crea insuccessi di successo.

Ps: Nel fumettomondo tra le tante devianze che lo contraddistinguono rispetto ad altri ambienti editoriali, c’è quella della sospensione della meritocrazia. Negli altri mondi editoriali il direttore di una rivista che ha una significativa contrazione delle vendite viene sostituito da un nuovo timoniere nel tentativo di risollevare le sorti economiche del prodotto. Nel fumettomondo invece le riviste nascono, crescono e affondano guidate dai loro ideatori/direttori che poi hanno anche la comoda scialuppa di salvataggio di andarsi a cercare un nuovo editore. E tutto ricomincia. Ma mentre nel passato c'erano più spazi editoriali e ogni tanto era possibile assistere a "new entry", con il diminuire delle possibilità di pubblicazione sembra che ci dovremo rassegnare a vedere le pubblicazioni dei soliti quattro perdenti di successo anche per i prossimi venti anni? Chissà.

Comments

avatar Ricky
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Della serie, "poteva essere qualcosa di meglio, ma è stato solo qualcosa di peggio".
avatar uando
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Questo dimostra che quello che sui forum viene osannato (nella maggior parte dei casi, si tratta di editori, autori, personaggi noti solo al ristretto gruppo di utenti del forum o del sito di turno) si rivela un fallimento quando viene proposto al pubblico vero. La realtà è sempre dura da accettare, specie per chi ha sempre vissuto fuori di essa e ciò è tanto più vero per il fumetto e per la micro-editoria in generale. Si legge spesso: "abbiamo appena messo le mani su un fumetto straordinario! L'autore è nientepocodimen oche il grande (...), che tutti i fan conoscono per avere scritto (...), lo compreranno tutti e forse andremo persino in edicola!". Poi le cose vanno diversamente. Si scopre che quel fumetto ha venduto 200 copie (quando va bene) per numero e alla fine il micro-editore che ha aveva investito tanto (illuso dalle parole scritte sulla rete) viene mollato anche dai distributori. Lo stesso avviene per il fumetto autoriale. Gli autori citati nell'articolo ne sono la dimostrazione. Tante parole, tanti complimenti, tanti applausi della critica, tante lacrime di commozione, ma poi la realtà trionfa sempre. Si scopre che a fronte di 23.000 copie stampate ne sono state vendute solo 1.200 e che la trasposizione cinematografica di un fumetto si rivela un flop. E' colpa del pubblico che non capisce niente e preferisce andare a vedere i Puffi o forse di prodotti che non erano questi grandi capolavori? Stupisce, però, osservare come gli autori e gli editori (che dovrebbero conoscere bene il mercato in cui operano), si lascino tanto trasportare dalle parole di qualche decina di utenti sui forum o dal numero fittizio di contatti su Facebook da credere davvero che il loro prodotto sarà un successo di vendite. Se il pubblico vero non capisce niente (ma non è così, naturalmente), lo stesso appunto si può fare per autori e editori che o non hanno capito niente (ma forse non è così) o hanno creduto alle parole degli utenti di quei forum, siti e quant'altro, che non si sono nemmeno degnati di comprare qualche copia di quel fumetto o di andare a vedere il film (anche se poi non hanno disdegnato di alimentare la conseguente polemica dell'insuccesso).
avatar alessandrodinocera
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Il solito discorso che non sta in piedi, poiché si equiparano due modalità di fare fumetto.

Il paragone più pertinente ce lo offre un film facile facile: "Il Diavolo veste Prada".

Qui la virago-direttri ce di giornale di moda dice alla dipendente che crede di essere superiore alle presunte "bizze" del fashion d'alto livello: "Il colore di quel golfino che hai addosso e che hai acquistato nelle ceste del supermercato è stato deciso qui un anno fa. E' passato prima attraverso un grande stilista che l'ha adottato per un capo UNICO e poi è stato recepito nell'ambito di massa".

Anche Lorenzo Mattotti, quando fa opere a fumetti, non arriva alle mille copie di venduto.

Ma Mattotti è Mattotti: le sue soluzioni stilistiche, le sue inquadrature, i suoi colori si trasformano in metro di paragone per altri artisti.

E lo stesso discorso vale per decine di altri disegnatori.

In Italia quante copie vende un fumetto di Bernet (che non sia Chiara di Notte o qualche albo bonelli)? Quanto vende Kraken? Quanto vende Sarvan? Quanto vende Torpedo 1936?

Eppure le soluzioni grafico-stilist iche di Bernet sono studiate da praticamente TUTTI i fumettisti italiani.

Questione Makkox: in questo momento le sue soluzioni stilistiche, il suo modo di impiegare il tablet, il suo gusto cromatico, il suo lettering sono oggetto di studio da parte di molti artisti.
Makkox sta diventando un metro di paragone.
Probabilmente rimarrà sconosciuto alla massa. Ma il suo stile farà tendenza.

Stessa cosa per Gipi: i suoi fumetti se li compreranno cinquemila persone, ma le sue idee grafiche e narrative informano le nuove tendenze del cartooning.

E non scordiamoci che sono QUELLE tendenze a entrare in altri ambiti comunicativi.

E' Mattotti che va a fare il manifesto del Festival di Cannes.

E' Gipi che ti va ad animare la sigla de Le Invasioni Barbariche.

E' Makkox che si ritrova opzionata una sua storia per il cinema.

E' Moebius che ispira ancora oggi l'arte futurista.

E' ancora Masamune Shirow che - in Occidente - influenza l'estetica del post-cyberpunk.

Ecc., ecc., ecc.

Domande varie: sarebbe mai esistito un Dylan Dog senza le destrutturazion i narrative operate da Metal Hurlant? E i fumetti pubblicati oggi su XL - per quanto discutibili - vi avrebbero mai trovato posto se non fosse mai esistito il Gruppo Valvoline? E perché gli autori di Diabolik e Martin Mystere hanno sentito il bisogno di introiettare lo stile grafico di Giuseppe Palumbo?
avatar contedicagliostro
0
 
 
La domanda invece è: quale parte della frase "All’esame “popolare” Gipi e Makkox si sono rivelati due flop." non hai capito?
avatar Ricky
0
 
 
Evidentemente, caro Contedicagliost ro, il problema è proprio questo: non ammettere che i progetti citati (di Makkox e Gipi) sono stati due fallimenti. E allora si cerca disperatamente di trovare riparo in artificiose rimasterizzazio ni della realtà o in discutibili collegamenti con vicende e situazioni che non hanno alcun collegamento con i fatti in oggetto. La realtà, però, non cambia: il pubblico ha detto no.
avatar alessandrodinocera
0
 
 
E tu quando capirai che è proprio la tua domanda a essere sbagliata?

Se tu mi stampi un volume di Mattotti a 4.50 euro e lo mandi in edicola in 24mila copie, stai sicuro che ne vendi meno di Makkox!

E altrettanto vale per Gipi!

Quanto copie si venderebbero de L'Incal mandato in edicola in sei volumetti?

In quanti in Italia conoscevano la Rivoluzione Umanoide tra la fine degli anni Settanta e l'inizio degli anni Ottanta?

E in quanti oggi si professano seguaci di film come Blade Runner o Alien che di quella Rivoluzione sono figli diretti?

Gli "esami popolari" seguono vie complesse.
avatar contedicagliostro
0
 
 
Non sequitur. Stiamo giocando a scala quaranta, non è che se sul tavolo vedi due carte uguali fai scopa.
avatar Ricky
0
 
 
Conte, ormai vi sono pochi dubbi sul fatto che dietro tanta insistenza nell'affermazio ne di un concetto semplicemente errato si celi il proposito, non tanto nascosto, di nuocere alla serenità delle discussioni intorno ai contenuti pubblicati su Fd'A. La polemica relativa al flop degli autori sopra citati lo dimostra in maniera evidente. Quindi, è meglio non secondare questi deprecabili fini, ignorare l'inutile chiacchiericcio o in alternativa farsi quattro risate pensando che qualcuno sia veramente convinto che si possano accostare a gente del calibro di Shirow e Moebius i sopra ricordati autori e i loro recenti flop. Come sottolineava qualcuno, i geni incompresi non esistono, ma esistono prodotti che il pubblico in larga maggioranza boccia o ignora. Ma questi sono concetti che non hanno nemmeno bisogno di essere spiegati (specie a chi, fingendo di non capirli o non riuscendo effettivamente a comprenderli, si arrocca in posizioni che ottengono l'unico risultato di creare ilarità e divertimento).
avatar VaL
0
 
 
mi permetto di dire che accostare Masamune Shirow e Moebius a Makkox è, quantomeno, un azzardo
senza voler sminuire quest'ultimo, per rispetto, sia chiaro.
avatar Ricky
0
 
 
Non solo: accostare Shirow e Moebius all'autore del fumetto sopra citato è assolutamente folle.
avatar Val
0
 
 
inoltre l'ultimo terrestre (nessuno mi fara' del male) è stato opzionato ed appunto poi portato al cinema..con i risultati che sappiamo... essere opzionati per il cinema non è proprio una garanzia ultimamente
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