Fumetto d'Autore

www.fumettodautore.com | Il Magazine della Nona Arte e dintorni | ISSN: 2037-6650 | Direttore: Alessandro Bottero

Lunedì 06 Settembre 2010
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Home Recensioni Baldios, The Movie

Baldios, The Movie

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baldiofilmdi Isotta Maini*

Una delle serie robotiche più (immeritatamente) sfortunate della storia dell'animazione giapponese, sorte questa che non è riuscita a riscattarsi nemmeno in Italia.

Baldios - L'invincibile guerriero dello spazio (Uchu Senshi Baldios - Ashi Productions) venne trasmessa per la prima volta in Giappone nel 1980, ma gli esiti in termini di audience furono disastrosi: schiacciato tra Rocky Joe e Lupin III, Baldios arrivò addirittura ad avere l'1% di share televisivo e l'emittente televisiva fu costretta a piazzarlo alle sette del mattino, di domenica. Alla fine gli sponsor furono così insoddisfatti dagli esiti in termini commerciali e di ascolto della serie da volerne l'interruzione all'episodio 31, quando gli ultimi sette erano in cantiere e gli episodi 33 e 34 erano stati ormai doppiati. Solo nel dicembre del 1981, dietro la grande insistenza dei fans e delle riviste di animazione, che consideravano Baldios un capolavoro, le ultime puntate della serie animata vennero trasmesse e sempre nello stesso anno venne realizzato da Toei Animation un film per il grande schermo in cui, dopo un riassunto di dubbia qualità dell'intero anime, venne finalmente fatto vedere il finale. In Italia Baldios arrivò invece nel 1982, trasmesso da varie reti locali a cui poi seguirono poche e sporadiche repliche. Fino al 2000, l'anno in cui la Yamato decise di pubblicarlo in VHS, l'unico modo che i fans avevano di vedere Baldios era passarsi le copie fatte con i videoregistratori del 1982.

La trama: Il pianeta S-1 è un pianeta bruciato dalle radiazioni a causa delle continue attività militari e ormai la sopravvivenza della popolazione è impossibile. Da una parte i militari, comandati da Gattler, vorrebbero partire alla conquista di un altro pianeta, dall'altra parte gli scienziati, guidati da Reigan e dal figlio Marin si oppongono alla distruzione di un altro pianeta e puntano alla creazione di tecnologie che potrebbero risanare il pianeta. Gattler però ordisce un complotto: uccide l'imperatore di S-1 e si arroga ogni potere facendo cadere la colpa su Reigan, che muore nella fuga, e su Marin, che colpisce a morte per difendersi il fratello di Aphrodia. Questa, acceccata dalla rabbia, decide di unirsi al progetto di conquista di Gattler, il quale la nomina generale delle forze armate, e giura di vendicare la morte del fratello con il sangue di Marin. L'armata di S-1, Aldebaran, parte e Marin con la sua navicella, il Pulser Burn, cerca di inseguirli per fermare quest'ennesimo scempio, ma a causa di una distorsione temporale li perde e si risveglia sulla Terra del ventiduesimo secolo, proprio mentre il nostro pianeta è sotto l'attacco di Gattler. Dopo l'iniziale diffidenza a causa delle sue infauste origini, Marin entrerà a far parte dei Blue Fixer, la squadra di piloti incaricata di fermare l'avanzata dell'Aldebaran: il Pulser Burn infatti è l'unica speranza per la Terra perchè grazie alla sua tecnologia ancora sconosciuta dai terrestri, unendosi con le altre navicelle dei Blue Fixer (il Baldiprize e il Cater Renger), fa i modo che si possa formare  Baldios, un robot capace di navigare nel sub spazio e sconfiggere le armate di S-1. Marin non ci pensa su un minuto a votarsi alla causa terrestre e a mettersi contro i suoi vecchi compagni intenzionati a distruggere questo pianeta che tanto somiglia a S-1 prima che venisse rovinata dall'inquinamento.
Ma il destino sembra legarlo al comandante delle forze spaciali di S-1, la bellissima Aphrodia.
E un atroce paradosso rivela alla razza umana la sua eterna condanna.

In Baldios ci sono dei forti elementi di rottura con il genere dei Super Robots: innanzitutto il fulcro delle singole puntate non è il robot, che non è invincibile e anzi in alcuni momenti è anche una presenza marginale ai fini della trama. Lo scopo fondamentale della trama imbastita dal creatore Yoshiaki Sohara è quello di mandare un messaggio ecologista e di mostrare come non si può fuggire dalle proprie responsabilità.

Gli scenari politici sono ben delineati. Al centro del racconto c'è il rapporto di amore-odio tra protagonista (Marin) e antagonista (Aphrodia). I personaggi, attraverso approfondimenti che ne narrano la vita precedente alla saga, sono tridimensionali. Temi come il razzismo (Marin non viene accolto a braccia aperte quando arriva sulla Terra e fatica, soffrendo per questo, a farsi accettare dalla squadra dei Blue Fixer cui combatterà fianco a fianco ma di cui non diverrà mai il leader) e la violenza su donne e minori sono affrontati in maniera adulta. Questi elementi avvicinano l'anime al genere sci-fi di ultima generazione.

Il film sopperisce a molte delle mancanze riscontrabili nella serie.
Il doppiaggio, che nella serie è a dir poco disastroso, viene completamente rifatto, dando a Marin e Tsukikage (Bannister nella versione italiana, ovvero il comandante della base Blue Fixer) delle voci adatte ai personaggi.
Molte delle scene sono state completamente ridisegnate per dare al film quell'uniformità di tratto, che nella serie è assente.
Inoltre i mostri nemici avversari del Baldios , quasi ridicoli nella serie, praticamente non compaiono nel lungometraggio e vengono tagliati altri particolari che hanno fatto sorridere chi ha visto la serie, come la plancia "volante" di Bannister.

Il finale, inoltre, che nella serie manca del tutto, vale l'intero film per il paradosso temporale che regala molte riflessioni e la conclusione estremamente drammatica e rivelatrice, ma mai stucchevole. Questi elementi rendono il film davvero gradevole da vedere, anche per un pubblico adulto.

In conclusione, una piccola sorpresa che compare alla fine del film, dopo i titoli di coda e sull'onda della bellissima e struggente sigla di chiusura:

Messaggio dell'amore (testo: Chiho Shimada)

Prova a ricordarti in un'epoca remota
quando noi non eravamo che scimmie
potevamo capirci senza parlare
sul nostro pianeta madre
sotto la superficie distrutta
anche ora a centinaia di migliaia
gli innamorati morti riposano in pace
in un unico attimo nel corso del tempo infinito
ci siamo incontrati
che miracolo fortunato!
Se mai è esistito un Big Bang
all'origine noi saremo stati
certamente un'unica cosa
e se l'universo tornerà a contrarsi
chiunque, per quanto odioso,
o bello, eterno, inifinito,
e tutti quelli che abbiamo amato
tutti torneremo e restermo uniti
poichè non possiamo fare a meno
di amare
tu sei una parte di me
come ogni creatura dell'universo.

La Fine

Una ricca galleria immagini potete trovarla qui: http://gonagai.forumfree.it/?t=48623790

Yamato Video
Durata: 118'
Audio: Italiano, Giapponese, sottotitoli in Italiano
Prezzo: 12 euro

*in collaborazione con Go Nagai Net

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La vignetta di Fd'A


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Giovedì, 02 Settembre 2010 10:39
Vignetta di Claudio Valenti Questa vignetta si riferisce a questa Altri...

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Stati Generali del Fumetto: l'index di Fd'A

Claudio Stassi ha convocato una Tavola Rotonda di tutti gli autori al Museo del Fumetto di Lucca, i cosiddetti "Stati Generali del Fumetto" Luca Boschi sarà il moderatore dell'incontro. In rete, la notizia di questa iniziativa sta suscitando reazioni diverse e a volte discordanti. Fumetto d'Autore sta seguendo il dipanarsi del dibattito on line e per seguire al meglio il fil rouge dei vari interventi che si snocciolano tra siti, forum e blog, mette a disposizone degli utenti questa "guida" alle notizie apparse sul nostro magazine della nona arte e dintorni. Index delle notizie e degli approfondimenti (in ordine cronologico). Aggiornamento al 03/09/2010. // Convocati alla prossima Lucca gli stati generali dei fumettisti italiani? (News/Fumetti) [29/06/2010] » Nel blog di Michele Petrucci nasce una proposta di incontro tra gli autori per stabilire comuni linee guida nel rapporto professionale con gli editori. 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Eslcusiva » Jaime Rodriguez: todo mi Planeta

Ebbene sì. Ci siamo detti “Ma come mai si parla tanto di Planeta, di Alastor, di  Magic, di casini vari, e non si va direttamente alla fnte, per chiedere alla  PLANETA cosa stia succedendo?”, e così, detto fatto, ecco l’intervista a Jaime  Rodriguez, direttore editoriale di Planeta De Agostini, che ringraziamo per la gentilezza e la  disponibilità. Alastor, le edicole, le librerie, prodotti francesi, nuove iniziative editoriali, archivi, legine, e molte altre cose. L'intervista è stata condotta dal nostro direttore Alessandro Bottero in inglese e sono state riportate, oltre alla traduzione italiana, tutte le risposte così come sono state date da Jaime Rodriguez. Tutto questo, e molto altro, in un’intervista esclusiva realizzata da Fumetto d’Autore che potete leggere integralmente QUI.

Off Topic

 

Roberto Recchioni: l’oracolo infallibile del fumetto italiano.

di Giorgio Messina Incipit matematico: dal 14 settembre 2009 all’8 luglio 2010 su fumetto d’autore sono stati pubblicati 1390 articoli tra editoriali, news, interviste, articoli di approfondimento, recensioni e vignette. Gli editoriali e gli articoli scritti da Alessandro Bottero sono 73, quelli scritti dal sottoscritto sono 17, con quello che state leggendo. 73+17=90 1390-90=1300 Svolgimento (ovviamente stupido): L'altro ieri, 7 luglio 2010, apprendo dal blog di Roberto Recchioni.che io e Alessandro Bottero scriviamo “stupidaggini” su Fumetto d’Autore e questo è il motivo per cui il sito si troverebbe “nel pozzo”. Fuor di metafora, Recchioni però non argomenta riguardo al fatto che scriviamo stupidaggini. Il giudizio è secco, quasi tagliato con l'accetta, e il consiglio per risolvere il problema lo è ancora di più: “un passo indietro per farne dieci avanti”. Insomma per quello che noi (perché parafrasando Forrest Gump, stupido è chi cose stupide scrive…) “stupidi” possiamo capire, la rock star del fumetto italiano ci invita a stare zitti. Per Roberto noi non scriviamo nella nostra completa libertà e onestà intellettuale, argomentando le tesi sostenute con dati controllati, riscontrati e iscontrabili. Siamo faziosi, utilizziamo la retorica del perseguitato e siamo artatamente polemici.  Saltiamo rapidamente il fatto che accusare qualcuno di essere fazioso, cioè settario, e contemporaneamente accusarlo pure di usare la "retorica del perseguitato" è trascendere persino la figura retorica del chiasmo, travalicandone anche quello più ardito. Mettere insieme l'accusa di settarismo e quello di volere fare le vittime ad oltranza è volere a tutti costi incastrare insieme un mattoncino Lego e un mattoncino Tente. Ma va bene così. Lavorare e vivere con le parole, come fa Roberto Recchioni, non significa che bisogna necessariamente metterle in fila una dietro l’altra con una coerenza semantica. Così come la metafora del pozzo più essere intesa anche in un'altra maniera da noi “stupidi” (mortali). Il pozzo è anche immagine di risorse, non solo di isolamento, e come diceva Nanni Moretti, le parole sono importanti. Ma non per tutti. Men che meno per chi scrive stupidaggini. Nell’intevento di Roberto Recchioni, che non risparmia giudizi sia positivi che negativi su nessuno degli altri siti on line dedicati alla critica e all’informazione sul fumetto (ma a nessun altro viene fatto l’invito a "tirarsi indietro"…), c’è comunque una notizia e di quelle succose, di quelle che fanno tremare i polsi anche ai bloggher più incalliti. Roberto Recchioni ha compiuto un altro passo nella scala evolutiva della comunicazione on line. Si è definitivamente lasciato alle spalle lo status di rock star del fumetto italiano di cui sopra, e adesso è diventato "l’Oracolo infallibile del fumetto italiano". Lui sa. Non solo come si fa lo sceneggiatore. Non solo come si scrive Dylan Dog, John Doe o una miniserie a colori per Bonelli, (tra campi, controcampi, dida e chiusure di storie "alla Chiaverotti" ma con idee tutte postmoderne, sviluppate rigorosamente con l’ausilio di hardware con la mela dentro, forse per non sentirsi mai un estraneo in paradiso...). Lui sa tutto il resto. Sa chi siamo e come siamo. Conosce la vita, l’amore e le vacche, che riempiono questo piccolo mondo antico del fumetto. E ne è Oracolo infallibile, appunto. Perché lui non scrive stupidaggini. Per (auto)definizione. E noi siamo stupidi per (sua) definizione e dovremmo stare zitti. Oggi, 9 luglio 2010, invece a stare zitto è Roberto nostro. Sciopera. Aderisce alla campagna: “DIRE NO AL DDL ALFANO COL SILENZIO IN RETE USCIRE DAL SOMMERSO DIFFUSO E DAR MAGGIOR FORZA ALLA  PROTESTA CONTRO LA  LEGGE BAVAGLIO”. Dall’alto della stupidità riscontratami da Roberto Recchioni, io, stupido signor nessuno, notoria anima nera del fumetto italiano, penso che sia abbastanza stupido che prima si inviti qualcuno a stare zitto e poi il giorno appresso si aderisca alla protesta contro la cosiddetta “legge bavaglio”. Insomma, non vuoi il bavaglio ma inviti gli alti a metterselo da soli perché secondo te scrivono stupidaggini. Spero vivamente che a pensarla come me non sia nessuno dei nostri cari 500 lettori giornalieri (di media). Non vorrei mai che la mia stupidità si diffondesse tra di loro per la proprietà transitiva a cui nessuno di noi può sottrarsi. Forse nemmeno l’Oracolo del fumetto italiano. Chiusura (altrettanto stupida): Facendomi una ragione che scrivo solo stupidaggini, per esplicare meglio quello che penso a proposito del giudizio di Roberto Recchioni riguardante la mia persona, questo sito e ciò che vi scrivo, chiudo scusa al lettore se non mi inerpicherò oltre per manifesta stupidità e mi permetto di prendere in prestito una risposta di Maurizio Rosenzweig, tratta proprio da un’intervista di Fumetto d’Autore curato dal bravo Francesco Murrone. Se non sbaglio non hai ancora né un blog né un sito a te dedicati, come mai?ed inoltre cosa pensi di questo fenomeno (quello dei blog per l'appunto)? Mah...presto me ne farò uno, ma solo per metterci dei disegni. Vorrei evitare questa cosa che va tanto di moda nei blog di creare spazi di critica, per la maggior parte sterile, autoreferenziale  e portata avanti da individui senza gli strumenti necessari. Trovo orribile e da vigliacchi anche questo sentenziare sul lavoro e sugli errori di qualcuno senza metterci la faccia, perché sei certo che un bel pugno in faccia non te lo puoi prendere, se scrivi al sicuro nella tua cameretta. Poi, quando questi tizi si incontrano, ed ero presente, non si guardano neanche negli occhi e sono lì a cercare  tutti i modi per evitare di prendersi la responsabilità della loro malacreanza e molestia; facessero solo informazione, sarebbero utili...se creassero terreni di discussione sani e rispettosi, sarebbero un toccasana per la comunicazione, invece guarda ad esempio che è successo attorno a Luttazzi...e prima tutti lì leccargli gli slip e fargli monumenti; all’improvviso è diventato il peggio furfante della televisione...e intanto questi scaricano film e musica. Se lo meritano Avatar, ‘sti tizi, che è anche a causa loro che escono filmacci di quel tipo che con il loro vuoto pneumatico ammazzano il cinema di genere. Se tirassimo fuori i nomi di tutti quelli che hanno copiato qualcuno, non si salverebbe nessuno... Però se ne hai Blog interessanti da segnalarmi, ci vado. Al momento non ne seguo nessuno. Aspetta....ne ho due che mi piacciono: quello di Crippa, elegante come lui, e quello di Ponticelli. Trovo che sia molto onesto e pulito. Aspetto di vedere quello di Cremona, che sarà senz’altro figo. Gli altri mi sembrano solo tentativi di accumulare tesserati al proprio partito per dilatare ego che andrebbero in briciole, altrimenti. La foto a corredo d questo articolo ritrae Roberto Recchioni ed è tratta dal suo blog. Aggiornamento - 11/07/2010 Roberto Recchioni risponde così. Caro Roberto, voglio tranquillizzarti. Non me la sono presa per il tuo giudizio, nemmeno vedendo che nelle ultime ore che il mio nome ha fatto il giro di blog e forum accostato al giudizio che io scrivo stupidaggini. Con questo pezzo (ironico, come era ironico il decalogo del bravo editore di Bottero) ho esercitato il mio diritto di replica,  come hai fatto tu adesso,  però un consiglio, a questo punto, vorrei dartelo anche io, che come dici tu scrivo "stupidaggini" Fai un passo indietro dal dare patenti di stupidità e certificati di giornalismo. Sei  molto più bravo a fare lo sceneggiatore  di fumetti che l'Oracolo del fumetto italiano, ruolo che sembra sia ancora al di sopra delle tue possibilità attuali, e che porta anche te a scrivere "stupidaggini" e a rispondere ad un signor nessuno come me, con cui uno come te non ha alcun lustro da  guadagnarci nel farci polemica, potendo tu tenere testa a quelli che veramente contano nel panorama del fumetto italiano. Ma se proprio non ce la fai a sopportare le "stupidaggini" che scrivo, non è che sei obbligato a leggerle... così come non si è obbligati a fare l'editore o l'autore di fumetti o l'Oracolo del fumetto italiano. Pietra sopra. ps: Casomai tu non dovessi accettare il mio consiglio sono sicuro che il motivo per cui non lo accetti è lo stesso motivo per cui io non ho accettato il tuo.

Crtica d'Autore

 

La crisi e il sistema fumetto: l'analisi di Mario Taccolini

Su Fumetto D'Autore è iniziato già da un pò un ideale viaggio per raccontare le ripercussioni sul sistema fumetto della crisi. Abbiamo potuto leggere l'analisi di Paolo Accolti Gil di Italycomics e quella di Salvatore Primiceri di Voilier Edizioni e organizzatore di Fullcomics. Il viaggio adesso si arricchisce di una nuova testimonianza, stavolta in "presa diretta". Avevamo intervistato a marzo scorso il vulcanico Mario Taccolini, editore di Arcadia Edizioni, che già allora circa la sua esperienza editoriale, aveva dichiarato: Ero convinto che, sul mercato, mancasse una casa editrice disposta a credere nei progetti degli autori italiani. Poi ho scoperto il perché: produrre un fumetto costa moltissimo e non garantisce le vendite che portano gli albi tradotti. Io, poi, mi sono fissato sul voler retribuire a tutti i costi gli autori “a tavola”, scommettendo sul fatto che un buon prodotto, prima o poi, sarebbe riuscito a pagarsi. Scommessa persa miseramente, soprattutto con il formato che avevo scelto all’inizio (archi narrativi in tre albi da 48 pagine l’uno). La scelta di mantenere prezzi bassi, poi, si è rivelata una vera e propria disgrazia: se al lettore da fumetteria (e da fiera) piace il fumetto che gli proponi spende volentieri due euro in più per comprarlo. Vendo Maisha a 5 euro: 48 pagine con copertina di Marco Turini e disegni di Alessio Fortunato. Sono convinto che, se avessi scelto dall’inizio un prezzo più alto, le quantità di venduto sarebbero esattamente le stesse. Adesso, mentre gli autori del fumetto italiano convocano i propri "Stati Generali" durante la prossima Lucca (le notizie inerenti le trovate qui, qui un editoriale di commento qui) per constatare lo stato dell'arte e confrontarsi in una tavola rotonda sulle condizioni contrattuali del settore, Mario Taccolini è ritornato a parlare, sul forum di Kinart, della sua esperienza editoriale con un lunghissimo post in cui, a "cuore aperto" e di pancia racconta l'effettiva situazione della sua casa editrice, del mercato e del sistema fumetto. Vi riportiamo L'intervento di Mario Taccolini integralmente: Sono Mario Taccolini, editore di Edizioni Arcadia e proprietario di una fumetteria a Bergamo.In questo lungo post renderò pubblici alcuni dati sulle Edizioni Arcadia, perché mi pare sia questa la richiesta. La casa editrice nasce nel 2007: eravamo sicuri che, realizzando buoni prodotti di autori italiani, e pagandoli abbastanza bene, avremmo trovato lo spazio per proporre bei fumetti a un prezzo popolare. Inizialmente pagavamo 50 euro a tavola per i disegni, 15 per la sceneggiatura e 200 per la copertina: compensi non da favola, ma che ci sembravano (e mi sembrano tuttora) equi. Stampavamo 2000 copie di ognuna delle nostre pubblicazioni, convinti di poter arrivare al punto di pareggio (1200 copie) nell'arco di un anno, massimo due.Il progetto iniziale, come ho già scritto da qualche parte, può dichiararsi un completo fallimento.A Lucca 2007 ci siamo presentati con cinque fumetti: l'albo speciale per i dieci anni di Jonathan Steele, 4 Volti della Paura (di Luigi Siniscalchi), Self Service (di Ferrandino, Brindisi, Walter Venturi, Peppe Liotti e Nardo Conforti, con copertina inedita di Brindisi), Giada n. 1 (di Rosenzweig, Matteo Cremona e Federico Sfascia, con cover di Enea Riboldi) e Maisha n. 1 (di Matteuzzi, Fortunato, Da Sacco e Ambu, copertina di Marco Turini). Nella nostra prima fiera siamo stati pesantemente penalizzati dalla collocazione del nostro stand e dalla qualità penosa della grafica dei nostri albi: purtroppo avevamo deciso di fare fumetti "professionali" sotto ogni punto di vista, ma amatoriali in un settore fondamentale. Abbiamo invitato al nostro stand (a nostre spese: pagando, cioè, viaggio, albergo e vitto, oltre al pass) una decina di autori. Risultato, a fronte di un investimento di oltre 30.000 euro: una debacle pazzesca.Ma, fino a lì, non era un dramma: ci sta che la prima uscita non sia esattamente un successone.Poi sono arrivati i primi dati degli ordini, e non c'è stato niente da ridere. Ma eravamo convinti delle nostre idee e siamo andati avanti, abbassando i pagamenti (40 a tavola per i disegni, 10 per le sceneggiature, a parte il caso di GIADA, perché gli autori, viste le scarse vendite, decisero di voler comunque investire sul prodotto e ci proposero di prendere 35 euro a tavola per i disegni e di realizzare gratuitamente la sceneggiatura), varando altri progetti e arruolando nuovi autori. A Lucca 2008 abbiamo presentato anche tre albi stampati in digitale, per i quali abbiamo corrisposto un euro agli autori per ogni copia venduta: "Olos", "Jam & Erys" e "Generazione Goldrake". Tutti e tre i volumi sono stati stampati in 300 copie e sono andati esauriti, ma non ci sono stati nuovi ordini e quindi non abbiamo ritenuto di effettuarne delle ristampe.Poi... nonostante la qualità dei nostri albi sia nettamente migliorata, la situazione del mercato è peggiorata. Ovviamente, ammetto le mie colpe: in particolare, non sono riuscito a "pubblicizzare" abbastanza gli albi, usciti tra l'indifferenza quasi generale della critica e dei forum.Nel frattempo, molto per colpa della casa editrice, ma anche per fatti miei non piacevoli che non mi va di raccontare in giro, ho rischiato concretamente il fallimento dell'attività. Non ho ritoccato i compensi, ma sono in arretrato con alcuni pagamenti.Ma tornando al discorso pagamenti: faccio l'esempio più "vicino" temporalmente, Ford Ravenstock 2.Il primo Ravenstock è stato stampato da Panini Comics, dopo aver vinto il primo Lucca Project Contest, e mi si dice abbia venduto tremila copie (dato che trovo assolutamente credibile). Del secondo (il primo stampato da Edizioni Arcadia) abbiamo venduto poco meno di ottocento copie: ovvio che la visibilità di Panini e quella delle Edizioni Arcadia non sono nemmeno lontanamente paragonabili, e che i due anni trascorsi dal primo al secondo episodio hanno inciso anch'essi negativamente.A febbraio 2010, due anni dopo l'uscita del nostro primo Ravenstock, abbiamo stampato anche il secondo. Compensi: 40 euro a pagina per i disegni, 20 per i colori, 10 per la sceneggiatura e 200 per la copertina. Visti i volumi di vendita del primo, e visto il periodo poco felice, ho preferito stamparne solo 800 copie (del primo ne avevamo stampate 2000). Costi: poco più di 3500 euro per il lavoro degli autori, circa 1500 per la stampa e 100 per il lettering e l'impaginazione. Se fate un pò di conti... vendendo TUTTE le copie stampate, al prezzo di copertina (e, quindi, senza contare il 50% che devo dare ai distributori), e calcolando che almeno una trentina di copie vanno in omaggi vari, riuscirei ad andare in pareggio. Più realisticamente, prevedo (se tutto andrà bene) di perdere circa duemila euro.Al momento attuale i distributori mi hanno fatto ordini per 178 copie (178 x 6,5 / 2 = 578,50 euro) quindi, se vendessi tutte le restanti copie a prezzo pieno diciamo... in un anno, incasserei circa 4500 euro (600 euro di perdita). Nel frattempo dovrò pagare la tipografia (che ha ricevuto solo un acconto) e gli autori (Armando ha ricevuto un acconto, Susanna invece nemmeno quello. E, comunque, sono in ritardo già adesso). Coloristi e grafico, invece, li ho già pagati.Per inciso: le prenotazioni di Ravenstock sono circa la metà di quelle di Loaded Bible, ma non sono così negative (sperando nei riordini che, di solito, ci sono): Giada e Maisha, per esempio, ci vengono ordinate in meno di 100 copie a numero.Perché l'ho stampato, allora? Perché Ravenstock è un personaggio che mi piace moltissimo, perché ho enorme stima dei due autori ma, soprattutto, perché non mi piace lasciare le cose a metà. Se a Susanna ed Armando andrà bene, non avrò alcun problema a stampare anche il prossimo (e conclusivo) episodio.Quindi: secondo la mia personale esperienza, non vale la pena investire del denaro nella produzione di fumetti italiani, perlomeno per noi micro editori. Perché, per poter pagare decentemente gli autori, si dovrebbero stampare almeno 3000 copie di un fumetto, certi di venderne più di duemila... ipotesi, al momento attuale, molto distante dalla realtà.Il dramma è se confrontiamo questi dati con quelli riguardanti gli albi tradotti, che costano meno della metà e vendono molto di più (eggià... quella degli "italiani esterofili" non è una leggenda urbana).Faccio presente che Star Comics, negli ultimi tre anni, ha abbassato del 50% i compensi per gli autori dei propri periodici da edicola... quindi, probabilmente, produrre fumetti italiani è proibitivo anche per case editrici consolidate e con un proprio pubblico di riferimento da quasi vent'anni. E che Dylan e Tex, che vent'anni fa vendevano 500.000 copie, hanno più che dimezzato i propri lettori.E vedo un futuro allarmante, in cui i giovani autori lavoreranno sottopagati con la sola speranza di fare il "grande salto", entrando in Bonelli o in Marvel (e... fondamentalmente, basta), e senza la possibilità di diventare nuovi Gipi, o Ausonia (per citare due che hanno fatto un percorso originale e sono comunque riusciti ad imporsi).

Autori e Anteprime

 

Anteprima » Fog vol. 2

Fumetto d'Autore in collaborazione con 001 Edizioni è lieto di presentarvi l'anteprima esclusiva del secondo volume di Fog. Accolto dalla critica con entusiasmo e attenzione, il primo volume della serie di Cyril Bonin (disegni) e Roger Seiter (testi) ha al suo attivo il Premio Scoperta al Festival di Sierre e il Premio come Miglior sceneggiatura al Festival di Chambéry. Fumetto d'Autore lo ha recensito per voi QUI. Fog vol. 2 raccoglie i due albi originali I mangiatori di cuori e Le sabbie del tempo nei quali il lettore è trascinato nelle nuove inchieste guidate dal giornalista del "Times" Ruppert Graves e la sua assistente Mary Lauceston tra i vicoli e gli edifici della Londra vittoriana. Londra 1874…
Qualche settimana dopo la tragica morte di Julian Harwood, la vita riprende il suo corso. Aiutato da Mary Launceston, il giornalista del Times Ruppert Graves sta preparando un articolo sul recente interesse dell’alta società inglese allo spiritismo e al paranormale. Tutto ad un tratto misteriosi omicidi insanguinano Londra: un misterioso guerriero navajo uccide con delle frecce d’argento diversi uomini. Tutte le piste sembrano portare ad uno strano club di ufficiali che ha sede in un hangar di Devil’s Acre. Comincia la nuova inchiesta di Fog di Bonin e Seiter! Ecco l'anteprima web delle prime 10 tavole del secondo volume di Fog. E' anche possibile scaricare l'anteprima anche ad alta risoluzione nel comodo formato pdf cliccando QUI. E' anche possibile scaricare l'anteprima anche ad alta risoluzione nel comodo formato pdf cliccando QUI. Fog vol. 2 di Bonin e Seiter 001 Edizioni, 2010 collana: 001 France Pagine: 128 Euro: 13   001 Edizioni fondata nel 2006 con l'obiettivo di portare in Italia le migliori graphic novel, i grandi autori e i classici del passato, ha attualmente all'attivo numerose collane, tra queste: la “Biblioteca EC Comics” riedizione filologica delle testate dell'EC Comics, caposaldo del fumetto mondiale; “Graphic novel” con opere di grandi maestri internazionali; “H! Historietas” il meglio della produzione sudamericana del passato e di oggi; “Voyager” i classici indiscussi del fumetto moderno; “001 France” la prima collana dedicata al fumetto francese con la formula del paperback di qualità a prezzo contenuto; e, dal 2009, “Made in Italy” dedicata ai romanzi grafici di autori italiani destinati al mercato italiano e internazionale. Maggiori informazioni sulla 001 Edizioni le trovate sul sito ufficiale della casa editrice.   E' anche possibile scaricare l'anteprima anche ad alta risoluzione nel comodo formato pdf cliccando QUI.

Reportage

 

Cospladya 2010, l’anno del contatto

di Claudio Valenti Piccolo resoconto dalla manifestazione palermitana. Lasciandosi alle spalle piccoli strascichi polemici del 2009, e forte di una struttura azzeccata (un Palazzetto Sportivo di buone dimensioni con annesso spazio esterno) Cospladya 2010 , la mostra mercato di fumetto, giochi e soprattutto cosplayers organizzata a Palermo e arrivata alla sua seconda edizione, centra in pieno il proprio obiettivo, affermandosi in un contesto, quello siciliano, assolutamente privo di qualsivoglia mostra o fiera del fumetto degna di questo nome. Qualche purista potrebbe obiettare che il Cosplayer (letteralmente Costume Player, ovvero il fenomeno di origine giapponese di vestirsi da personaggio di Anime, Manga o videogame, ma ormai arrivato con successo anche in Europa e allargatosi anche ai personaggi multimediali di tutti i generi) non è espressione del fumetto, né è degno di apparire nelle mostre e fiere specifiche, per chissà quale motivo oltranzista; si può rispondere che tale e potente è stato il successo di Cospladya 2010, da potere zittire anche il più talebano dei denigratori del fenomeno cosplayer. La passione che emerge dalla coloratissima manifestazione, denota soprattutto l’amore di questi ragazzi (dai 18 ai 40enni) per tutto ciò che è fumetto ed animazione, forse più legati ad anime e manga, ma con qualche apparizione di personaggi di strisce italiane e statunitensi. Svoltasi in tre giorni dal 25 al 27 Giugno 2010 a Palermo, Cospladya ha visto il contributo fra gli altri del simpatico e disponibile Giorgio Vanni, cantante di varie sigle d’animazione trasmesse sui canali Mediaset, come Detective Conan, Naruto, Pokemon e Dragon Ball. Ricchissima la partecipazione alla sfilata dei Cosplayer sul palco nella zona all’aperto, per il contest, che ha visto la premiazione di Massimo Catalano nel ruolo di Naruto, mentre un premio come fumettista esordiente è stato assegnato a Sara Buccellato. All’interno del Palazzetto, ottimamente distribuiti, vari stand legati al mondo del fumetto e dei videogiochi e la possibilità di provare nuovissimi Pc con visione 3D; nello spazio vicino alle gradinate inoltre era presente un folto gruppo di ragazzi e ragazze dediti al trucco dei cosplayer. Da notare un’interessantissima tenda situata all’esterno, dove un gruppo di cavalieri legati alle atmosfere fantasy costituivano una vera e propria compagnia medievale, con tanto di guerrieri, fate e suonatore di violino (!), che dopo qualche scontro fortuito con un paio di stormtrooper di Guerre Stellari, aveva l’onore di contrastare un Mazinga Z sui trampoli di più di 2 metri d’altezza. Incrementato il numero di ingressi rispetto al 2009 (6500 paganti contro i circa 4700 della prima edizione), Cospladya sembra promettere davvero bene, per una manifestazione partita in sordina ed in modo quasi amatoriale (nel senso buono del termine), con una struttura per niente improvvisata, tesa sempre più al proprio miglioramento. Mentre gli organizzatori si preparano per il 2011, da sottolineare come in Cospladya dappertutto si respirava allegria, voglia di divertimento, piacevoli sensazioni a volte perdute nelle grandi e rinomate fiere del fumetto, dove troppo spesso si va alla ricerca del grande nome da onorare. Piccolo resoconto dalla manifestazione palermitana

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Recensioni

 

Brevi ma intense

Torna Marco Tanca con 5 nuove brevi, ma intense, storie raccolte in un volumetto per la casa di autoproduzione Fumectory. Come nel volume "I Pinguini del deserto" (Cagliostro E-Press), la protagonista è Luna Lounge, corriere della Compagnia Antares di Takna City, che si ritroverà coinvolta in surreali avventure. Un’opera adatta ad un pubblico che abbia ancora voglia di sognare e di farsi trasportare dal desiderio di avventura, quello che ci spingeva da giovani a leggere classici come Salgari o Stevenson, immaginando di essere portati lontano da un galeone, verso i mari del Sud. Marco tanca è un sognatore, un artista-poeta, che con maestria e un linguaggio apparentemente semplice, è in grado di stimolare alcuni punti della nostra psiche, riuscendo a farci tornare a quell’innocente, ma non troppo, fase dell’infanzia, quando ancora si sognava ad occhi aperti (cosa che né Marco né io abbiamo dimenticato, per fortuna). Alla fine, tra ironia, sogno e poesia, le brevi storie di Marco Tanca scorrono via, ma lasciandoci una piacevolissima sensazione dentro di noi, quasi come il profumo della torta della Nonna. A corredo del volume, un’interessante prefazione di Angel de la Calle, che accosta Marco Tanca ad Hugo Pratt, per aver saputo cogliere la lezione sulla dimensione del sogno data dal grande maestro in molte sue opere, in primis in “Una ballata del mare salato”. Marco Tanca – BREVI MA INTENSE Prefazione di Ángel de la Calle Testi e disegni di Marco Tanca Autoproduzione Fumectory 54 pagine, brossurato bianco e nero, 14cm x 20cm ISBN: 978-88-6259-144-7

 

Comix Show

di Giorgio Messina Conosco Sergio Algozzino dal 1996. Nel 1997,sono stato quasi sicuramente il primo a pubblicarlo. Erano i tempi in cui "dirigevo" Area51, l'inserto a fumetti del quotidiano regionale "Il Mediterraneo". Da allora ho sempre seguito quello che ha fatto Sergio. Oggi posso tranquillamente affermare che Sergio Algozzino è colpevole di alto tradimento nei confronti del Fumetto. Ha ceduto anche lui, già in tempi non sospetti, al canto delle sirene della Graphic Novel e i risultati sono stati via via sempre più mediocri sino a diventare con questo suo ultimo libro, Comix Show  - diario semiserio di un fumettista (001 edizioni, ottobre 2009), del tutto disastrosi. Sono lontani  e purtroppo sepolti nella memoria di pochi fortunati i tempi in cui si potevano leggere le avventure fantasy del folletto Foolys, disegnato da Algozzino con una linea chiara sicuramente debitrice di Moebius, ma ricca di personalità. Poi, abbandonata quella strada sicura per la sperimentazione più sfrenata,  l'autore aveva iniziato a non convincere più.  Non mi aveva convinto concettualmente nel suo saggio "Tutt'a un tratto", una storia della linea nel fumetto (Tunuè, 2005). Già tra quelle pagine teoriche sembrava confuso, alla ricerca di una sua identità artistica stabile snocciolando e passando attraverso identità artistiche altrui. Mi aveva convinto ancora di meno in "Pioggia d'Estate" (001 edizioni, 2008). La fragilità della sua autobiografia usata come spunto narrativo e l'inizio di una ricerca stilistica involuta rispetto al passato non riuscivano ad essere nascoste dal fatto che questo libro fosse stato dapprima pubblicato in Francia dagli Umanoidi.Il vuoto narrativo e stilistico si ripeteva in "Ballata per Fabrizio De Andrè" (Beccogiallo, 2008), ma stavolta veniva nascosto bene grazie all'appeal commerciale e mediatico derivato dall'immensa icona del cantautore genovese. In Comix Show arriva il crollo verticale. Algozzino vorrebbe raccontare con ironia, usando sempre il solito pizzico di autobiografia (molto mal dosato in questo caso), la vita e le traversie quotidiane, lavorative e sentimentali di un giovane autore professionista di fumetti. Quello che ne risulta alla fine della lettura è invece una grottesca parodia del mestiere e dei mestieranti del fumetto. Andrea, il protagonista della storia, è un bamboccione, una specie di Fracchia in erba che fa il fumettista ma che non riesce a fare ridere delle sue "disgrazie" come la maschera del dipendente d'azienda ideata da Paolo Villaggio. Andrea non è completamente preparato alla vita e alle sue difficoltà ed è, come il tutto il libro del resto, un personaggio involuto su se stesso, mai capace di maturare, di diventare "adulto". Vedere il personaggio di Andrea in preda agli incubi notturni a causa della mancanza di ispirazione o all'ansia della consegna del lavoro, dovrebbe essere divertente nelle pretese dell'autore, invece fa solo amaramente e tristemente pensare che Algozzino, nonostante con questo libro abbia l'intenzione di cantare l'amore del fumettista per il fumetto, riesca però solo a dare dell'autore di fumetti l'immagine di colui che vive sotto una campana di vetro, lontano dalla realtà (soprattutto quella lavorativa) "vera" di tutti i giorni. Immaginate un dipendente FIAT, che con i tempi che corrono, ha già la fortuna di non essere in cassaintegrazione e che ha anche gli incubi notturni perché lo attanaglia l'ansia di raggiungere l'indomani il numero minimo di pezzi da lavorare sulla linea di montaggio che lo aspetta per il suo turno di otto ore del mattino o del pomeriggio. O immaginate sempre lo stesso dipendente FIAT che non ha voglia di andare a lavorare perché la compagna lo ha lasciato. Il mestiere del fumettista professionista, se permette di vivere dignitosamente, è un mestiere "fortunato", rispetto a quello che ci offre davvero il mondo del lavoro, come ormai ci racconta la cronaca di tutti i giorni dove non mancano mai tagli al personale e agli stipendi. Ecco perché, nonostante si deve garantire sempre e comunque la completa libertà di espressione, un libro come Comix Show può essere considerato come un'occasione sprecata, un vero e proprio tradimento al fumetto come lavoro e come genere di intrattenimento, perché con nelle orecchie la stura della Graphic Novel cantata da ammalianti sirene che per vendere più libri a fumetti stanno usando senza tanti scrupoli questa denominazione radicalchic, stiamo portando il fumetto sempre più verso la nicchia invece che all'ampliamento dei lettori. Sembra che ci siamo dimenticati che storicamente il fumetto si impone come lettura nazional-popolare di svago, sia esso figlio dell'avventura, del giallo, del  noir, della fantascienza, del western o di qualsiasi altro genere i disegni con le nuvolette piene di parole abbiano raccontato il beau geste. Solo che se dici Fumetto, sembra intrattenimento per bambini, mentre parlando di Graphic Novel, tra gli intellettuali (e non solo) ci si sente meno bamboccioni di Andrea nel leggere i fumetti. Il fumetto, agnello sacrificale, è stato bruciato nel falò delle vanità della Graphic Novel Per quanto riguarda i disegni di Comix Show, Algozzino può essere messo in liquidazione con un "disegnava meglio quando disegnava peggio". In conclusione, Comix Show dovrebbe essere fatto vedere nelle scuole del fumetto di tutta Italia, compresa quella in cui Algozzino stesso insegna, per fare rendere conto ai giovani autori del domani (o del tra poco) cosa può succedere quando si cede alla seduzione degli innocenti che stiamo permettendo al il/lo/la Graphic Novel. Sperando però che nel frattempo le scuole del fumetto non siano diventate "Scuole delle Graphic Novel". Titolo: Comix Show - diaro semiserio di un fumettista Testi e Disegni: Sergio Algozzino Editore: 001 Edizioni Descrizione: 96 pagine, B/N, brossurato Prezzo: € 13,00

 

Fog Vol. 1

“Londra, 1874… I bassifondi della capitale britannica non sono mai stati un luogo di villeggiatura, ma da qualche settimana, la polizia indaga senza successo su diversi assassinii di inaudita violenza. Una voce comincia a circolare nei pub del porto: questi crimini sarebbero l’opera di due guerrieri vichinghi, i cui corpi intatti sono stati recentemente riesumati in un tumulo delle Shetland…” La casa editrice 001 di Torino si conferma come una delle case più interessanti del panorama nostrano, proponendo un catalogo tra i più stimolanti, per lettori esigenti, poco provinciali e blockbuster. Certo un pubblico diverso da quello che siamo abituati a vedere in molti blog o forum, ma che rappresenta una fetta importante del mercato e che spero sia in costante crescita.  E per fare cosa gradita a questo tipo di lettori, la 001 propone, tra gli altri titoli della collana 001 France dedicata ai fumetti d’oltralpe, FOG di Roger Seiter e Cyril Bonin, rispettivamente ai testi e disegni. Si tratta di una serie in 8 volumi, riuniti dalla 001 in volumetti di due episodi l’uno, dando così al lettore la possibilità di gustarsi un volume autoconclusivo, in una realizzazione di pregio sia nella carta che nei colori, che poco o nulla ha da invidiare all’originale cartonato. FOG è un bellissimo lavoro, ambientato in epoca vittoriana, un mix tra fantastico e poliziesco, una sorta di “Il mastino dei Baskerville” di Arthur Conan Doyle. La sceneggiatura, premiata al Festival di Chambéry, è ottimamente realizzata, attirando il lettore in un crescendo di suspance e colpi di scena fino all’originale finale, che soddisfa a pieno le aspettative del lettore, dando un senso a tutto il puzzle costruito dall’autore, i cui pezzi sono stati disseminati nel corso dell’evolversi della storia. Un’opera gradevole sia nel ritmo, scorrevole, che nei disegni, dettagliati e con particolare cura per gli ambienti dell’epoca e le situazioni sociali e di degrado della società londinese di fine 1800. Un disegno che talvolta risulta quasi grottesco nei tratti di alcuni personaggi, ma che ben si accompagna con le loro caratteristiche psichiche e i loro ruoli, dandoci una visione a tutto tondo dei personaggi e delle situazioni. Un insieme di personaggi tra i più vari, che spazia dai dandy giocatori d’azzardo, alle fanciulle coraggiose e indipendenti, dai giornalisti che si comportano da investigatori, agli investigatori di Scotland Yard dal fiuto fino e un sacco di problemi personali, dai ricchi sporcaccioni, alle fanciulle irretite per giungere fino ai bassifondi londinesi con la loro moltitudine di disadattati: insomma un ricco quadro della società di allora, il tutto guarnito di un pizzico di mistero, quasi orrorifico, azione e suspance. Interessante è anche scoprire come evolverà la serie, visto che il volume è autoconclusivo, ma sembra che due dei protagonisti della prima avventura ci portino in giro per nuovi misteriosi casi; e vi assicuro che dopo avere letto il primo volume avrete voglia di vedere come va a finire la serie.   Titolo: Fog volume 1 Testi: Roger Seiter Disegni: Cyril Bonin Editore: 001 Edizioni Descrizione: 144 pagine colore, brossurato Prezzo: € 13,00

 

CSI: Tirocinio Letale

Interessante esperimento questo, trasporre CSI, il famoso telefilm statunitense della Scientifica di Las Vegas, non solo in fumetto, ma addirittura in Manga. CSI - Tirocinio Letale, mantiene il modus operandi del telefilm originario, spostando l’attenzione dal mondo duro ed adulto di Las Vegas, a quello solo apparentemente più innocente di un gruppo di teen ager, operazione legata al target di potenziali lettori del manga. Il meccanismo non è forzato, e se introdurre una vittima adolescente poteva essere abbastanza semplice, ci si inventa un espediente interessante per introdurre degli investigatori coetanei: impostare la storia su un giovane gruppo di tirocinanti, aspiranti agenti del dipartimento scientifico di Las Vegas. Coadiuvati in alcune sequenze da alcuni protagonisti principali del telefilm, il gruppo verrà introdotto pian piano alle tecniche di investigazione scientifica, in linea con le tematiche seriose del telefilm, senza mai scadere nell’improvvisato. Venendo poi in contatto con un caso di omicidio (guarda caso di una teen ager di origine giapponese), gli investigatori in erba dopo varie teorie riusciranno ad individuare l’assassino in base agli indizi lasciati. Purtroppo dopo quasi metà del volume, il lettore arriva ben prima dei protagonisti ad indovinare il colpevole, proprio in virtù di questi indizi lasciati in giro dallo sceneggiatore; viene lasciato quindi ben poco del supposto elemento sorpresa determinante di ogni giallo, elemento sorpresa  che però colpisce nel movente, davvero molto originale e per niente scontato. A questo punto probabilmente lo sceneggiatore non ha voluto concentrare l’attenzione del lettore sul colpevole in sé, quanto sui meccanismi che possono portare una mente umana  a sconvolgersi e scivolare nell’omicidio. Manga con diversi protagonisti, forse un po’ estremizzati nelle loro caratteristiche (diciamo “tagliati con l’accetta”) guidati da una protagonista femminile che emerge però solo nelle parti iniziale e finale della storia. A prima vista la scelta di uno stile manga può apparire come assolutamente fuori luogo (un purista potrebbe aspettarsi da un momento all’altro l’apparizione di un robot gigante o di una guerriera Sailor), in realtà questo stile distorce volutamente la mente del lettore, proiettandolo in un’atmosfera a tratti surreale, in un mondo parallelo assolutamente pulito e dalle linee chiare e nette. CSI - Tirocinio Letale, un volume molto elegante e dal prezzo contenuto, pecca forse di una parte redazionale assente, che avrebbe potuto spiegare meglio l’originale connubio Telefilm americano – Manga, con maggiori notizie sugli autori dai cognomi anglosassoni ma dai nomi orientali. Da vedere.   Titolo: CSI - Tirocinio Letale Testi: Sekou Hamilton Disegni: Steven & Megumi Cummings Editore: ReNoir Descrizione: 160 pagine B/N, brossurato Prezzo: € 7,50

 

Il Risveglio dello Zelfiro vol.1

Ragazzi accomunati da poteri sovrannaturali, un distinto anziano signore che li riunisce in un’antica villa, un mezzo volante d’avanguardia per i loro interventi a difesa di altri mutanti. No non stiamo parlando di X Men, ma di un delizioso volume in salsa steampunk scritto e disegnato da un giovane autore, Karim Friha, il quale riesce ad avvolgere il lettore con pochi, semplici, tratti. I disegni dal sapore mangheggiante all’inizio possono sembrare semplicistici, abbozzati e caricaturali, elementi che invece sono proprio la forza di questo volume, che ci racconta un’avventura abbastanza articolata ambientata in un immaginario stato ottocentesco, simile alla Francia, reduce da una tirannia sanguinaria. Si aggirano in mezzo agli ignari eleganti cittadini, altrettante figure con poteri assopiti, gli Zelfiri, i quali possono anche essere dei bambini innocenti, soli, che faticano ad integrarsi e che solo riconoscendosi tra loro riescono alla fine a sorridere. Alternando momenti seri e drammatici a situazioni più leggere, accentuate da alcune buffe espressioni dei protagonisti, Il risveglio dello Zelfiro, non pretende di lanciare comunque segnali seriosi di approfondimento sociale, dedicandosi all’intrattenimento, all’avventura (anche se non fine a sé stessa), proponendo un finale non troppo scontato ed anzi molto interessante, quasi cinematografico. Nominato alla Selezione Ufficiale Angoulème 2010, e pubblicato nel 2008 in Francia da Gallimard Jeunesse, Il risveglio dello Zelfiro – 1. Di corteccia e di linfa , si legge tutto d’un fiato ed è il primo volume di quella che si annuncia come un’interessante saga da seguire con piacere.   Titolo: Il RIsveglio dello Zelfito - 1. Di corteccia e di linfa Testi e Disegni: Karim Friha Editore: ReNoir Descrizione: 128 pagine a colori, brossurato Prezzo: € 14,00   Normal 0 14 false false false MicrosoftInternetExplorer4 Ragazzi accomunati da poteri sovrannaturali, un distinto anziano signore che li riunisce in un’antica villa, un mezzo volante d’avanguardia per i loro interventi a difesa di altri mutanti. No non stiamo parlando di X Men, ma di un delizioso volume in salsa steampunk scritto e disegnato da un giovane autore, Karim Friha, il quale riesce ad avvolgere il lettore con pochi, semplici, tratti. I disegni dal sapore mangheggiante all’inizio possono sembrare semplicistici, abbozzati e caricaturali, elementi che invece sono proprio la forza di questo volume, che ci racconta un’avventura abbastanza articolata ambientata in un immaginario stato ottocentesco, simile alla Francia, reduce da una tirannia sanguinaria. Si aggirano in mezzo agli ignari eleganti cittadini, altrettante figure con poteri assopiti, gli Zelfiri, i quali possono anche essere dei bambini innocenti, soli, che faticano ad integrarsi e che solo riconoscendosi tra loro riescono alla fine a sorridere. Alternando momenti seri e drammatici a situazioni più leggere, accentuate da alcune buffe espressioni dei protagonisti, Il risveglio dello Zelfiro, non pretende di lanciare comunque segnali seriosi di approfondimento sociale, dedicandosi all’intrattenimento, all’avventura (anche se non fine a sé stessa), proponendo un finale non troppo scontato ed anzi molto interessante, quasi cinematografico. Nominato alla Selezione Ufficiale Angoulème 2010, e pubblicato nel 2008 in Francia da Gallimard Jeunesse, Il risveglio dello Zelfiro – 1. Di corteccia e di linfa , si legge tutto d’un fiato ed è il primo volume di quella che si annuncia come un’interessante saga da seguire con piacere.

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