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Black Wade
di Giorgio Messina
Ci sono fumetti che non sono (e forse non lo saranno mai) la mia “tazza del tè”. De gustibus non disputandum est, dicevano saggiamente i latini già un paio di migliaia di anni fa o poco più. Non c’è da meravigliarsi quindi se ci si può imbattere in lettori che magari non acquisterebbero mai un fumetto di Gipi, di Alan Moore, o di Grant Morrison ad esempio, così come io stesso, come lettore, non comprerei Black Wade di Franz e Andarle, pubbicato da Edizioni Voilier.
Ma c’è differenza tra il non comprare un fumetto che non si ritiene nelle proprie corde e il non saperlo apprezzare oggettivamente con onestà critica come opera, così come c’è differenza – per dirla alla Sgarbi – tra una capra e un critico.
E il critico, a mio parere, non critica un'opera in base ai suoi gusti personali, ma in base all’oggettività dell’opera che si trova ad affrontare non come lettore, ma appunto come critico dotato di strumenti critici adeguati che servono a tomografare l'opera integralmente in ogni suo aspetto.
Black Wade è un fumetto omoerotico, a tratti anche omopornografico e nel suo genere è un vero e proprio gioiellino, iniziando dai disegni e dai colori, continuando con la trama e finendo con i testi. Franz e Andarle raccontano una storia di pirati, ambientata nel mare caraibico settecentesco, in salsa omosessuale con scene di sesso anche molto esplicite tra i due protagonisti, l’ufficiale britannico Jack e il corsaro Black Wade. Ovviamente l’obiettivo di Franz e Andarle è quello di farci vedere come anche nella sfera delle relazioni omosessuali, in un contesto piratesco, da un rapporto esclusivamente fisico possa poi sbocciare un sentimento vero e talmente profondo da fare cambiare per sempre il corso della vita dei protagonisti.
Ma non dimentichiamoci che il corsaro che cattura la bella nobildonna inglese che prima viene presa con la forza per poi scoprire lentamente di essersi innamorata del proprio carceriere dai modi rozzi e picareschi è alla base di una folta narrativa di genere, non solo erotica, ma anche avventurosa. Il Corsaro Nero di salgariana memoria docet.
E Black Wade di questo topos narrativo appena descritto è solo la versione “gayfriendly” ed è proprio per questo che risulta un opera riuscitissima nel suo genere e nel suo intento. Il canovaccio è di comprovata solidità, i disegni e i colori sono qualitativamente di un livello molto alto, i dialoghi sono correlati alla storia che raccontano (che è pur sempre una storia di pirateria), le scene di sesso sono complementari alla narrazione e mai gratuite pur nel loro crudo appalesarsi, ma stiamo pur sempre parlando di un fumetto per adultii.
Se Black Wade è la vostra “tazza del tè”, se è quello che cercate da una storia a fumetti, allora è imperdibile. Solo incopetenza critica mista a cripto-omofobia potrebbe sostenere una tesi opposta. Alle Edizioni Voilier, infine, va il merito di aver compreso il valore intrinseco ed estrinseco dell’opera e, dopo il successo delle edizioni estere, averlo proposto sul mercato italiano dove questo genere di fumetto è ancora poco presente ma sempre più richiesto. Black Wade, non è solo un prodotto di genere perfettamente riuscito ma, dopo Cubana di Fuga e Vianello, è un altra prova di coraggio editoriale di un piccolo editore che muove i primi passi nel mar dei sargassi del fumetto italiano da poco meno di due anni.







