Fumetto d'Autore

www.fumettodautore.com | Il Magazine della Nona Arte e dintorni | ISSN: 2037-6650 | Direttore: Alessandro Bottero

Mer22022012

Aggiornato alle:06:27:57

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Recensioni

 

DON DRACULA

DON DRACULA Difficile definire un fumetto del genere. Questo perché tutto sta nella prospettiva da cui lo si vuole considerare. Intanto c’è da dire che l’autore l’ha disegnato intorno al 1979: capite che chi è abituato ai disegni di quest’ultimo decennio lo troverà graficamente povero, scarno e approssimativo. Intendiamoci, stiamo comunque parlando di un artista di fama mondiale (all’epoca è stato un pioniere nel disegnare personaggi e scene fuori dai canoni classici) ed è comprensibile che di più non poteva fare dato i mezzi tecnici che possedeva a quei tempi. Non da meno, al lettore che cerca serietà e drammaticità può risultare discutibile l’atmosfera goliardica e divertente dell’intera serie, mostrata oltre attraverso la storia anche dalle figure deformed, dalle posizioni innaturali e dai personaggi ridicoli. Le storie, pur avendo dei piccoli momenti drammatici e paurosi, sono straripanti di situazioni e gag comiche, soft quanto basta da mantenere l’atmosfera generale ad un livello di sana leggerezza e spensieratezza. Anche la trama è sulla stessa riga: innanzitutto il fumetto è diviso in tanti capitoli auto-conclusivi: non c’è un vero e proprio filone o continuity ma ogni storia può essere letta separatamente dalle altre. Merito dell’autore che ogni volta e in modi diversi presenta i due protagonisti: Don Dracula (il classico padre apprensivo, testardo, protettivo e vendicativo quando gli si tocca la figlia) e Chocolat (una bambina dispettosa, testarda al pari del padre e coraggiosa quanto basta per mettersi nei guai). Sono due vampiri ma più che spaventare fanno ridere; la loro condizione li proietta in situazioni sia soprannaturali che quotidiane e il loro essere vampiri è solo un pretesto per mostrare quanto in realtà siamo emotivamente umani, con i pro e contro che ne consegue. I loro caratteri forti e il loro rapporto conflittuale porta i due protagonisti a vivere avventure divertenti ed inaspettate, con un lieto fine che chiude egregiamente l’episodio. I due si circondano di co-protagonisti simpatici e mai fuori luogo. Tra i tanti, merita di essere citata la racchia soprappeso innamorata di Dracula che non smette di perseguitarlo nelle situazioni più disparate. Fanno sorridere anche le due autocitazioni che l’autore fa, inserendo nelle storie Black Jack e Astro Boy: un ennesimo tocco di classe umoristico. Come avete capito, non siamo certo di fronte alla solita versione horror-drammatica dei vampiri: ciò porta il lettore a guardare questi ‘signori della notte’ da una prospettiva diversa, più umana e terrena. L’albo, edito da Ronin Manga, è realizzato in maniera impeccabile per rendere il giusto omaggio all’autore. Interessante anche l’iniziativa della casa editrice di lasciare nelle vignette le onomatopee originali (gli effetti sonori, per intenderci), quindi in lingua giapponese, con tanto di caratteri sillabici a fine albo. Un’iniziativa certamente curiosa e originale che d’altro canto non intacca la fluidità della lettura. Per concludere, questo è un albo che può far divertire i bambini e far passare una piacevole oretta agli adulti. DON DRACULA Testi e disegni: Osamu Tezuka Editore: Ronin Manga Bianco/Nero, PP 208, € 5.90

Crtica d'Autore

 

Il "fumetto sociale" di Paco Roca e il diritto d'autore

Il vento del nuovo fumetto europeo soffia dai Pirenei. Che la “scuola” spagnola non abbia niente da invidiare a quelle franco-belga e italiana, lo conferma il successo, di critica e di pubblico, che nel nostro paese stanno riscuotendo i lavori di Paco Roca (Valencia, 1969). Il prossimo arriverà nelle nostre librerie il 24 febbraio: Emotional World Tour, graphic novel realizzato in collaborazione con Miguel Gallardo in cui i due autori spagnoli raccontano il “tour” di presentazioni delle opere precedenti. A pubblicarlo è Tunué, editori dell’Immaginario, casa editrice che ha già all’attivo altri quattro volumi di Roca: Il faro (2007), Rughe (2008), Le strade di sabbia (2009) e L’inverno del disegnatore (2011). Affrontare temi difficili con lo strumento del fumetto è compito tutt’altro che facile, tanto più se ci si vuole rivolgere a un pubblico che non sia composto solo da addetti ai lavori e lettori abituali. Rughe ha superato di slancio tale confine. Salutata come una delle opere migliori del fumetto contemporaneo, è diventata un film d’animazione con ambizioni da Oscar. Diretta da Ignacio Ferreras, la pellicola sarà presentata in anteprima al Future Film Festival in programma dal 27 marzo al 1 aprile a Bologna. Il protagonista non è un supereroe anche se l’impresa con cui si misura è tra le più impegnative: difendere la propria memoria dagli assalti di una delle malattie più feroci, l’Alzheimer. Emilio, ex direttore di banca non si arrende all’inesorabile avanzata del morbo e trasforma la clinica in cui è ricoverato in un campo di battaglia. Piccole, ma essenziali, le vittorie: ricordi strappati all’oblio e autonomia nel vestirsi e nel mangiare. Iscritti d’ufficio nel “fumetto sociale”, i lavori di Roca non rinunciano all’ironia necessaria a far sì che la riflessione possa conciliarsi con l’umorismo. Allo stesso modo, ne L’inverno del disegnatore, coniugando linguaggio poetico e meticolosità da “storico”, l’autore ci guida in un viaggio nel tempo alla riscoperta di una realtà fumettistica colpevolmente trascurata nel nostro paese: quella dei “giornalini” spagnoli degli anni Cinquanta, collezioni e riviste che vendevano oltre 100mila copie, animate da personaggi come Anacleto, Mortadelo, Zipi y Zape, El Cachorro e Capitan Trueno che, pur avendo avuto poca fortuna da noi, restano dei classici del fumetto mondiale. Ambientato nel periodo franchista, il romanzo a fumetti di Roca racconta una storia vera: “l’epopea” di un gruppo di disegnatori che si ribellò contro il proprio datore di lavoro – la Editorial Bruguer, fondata a Barcellona tra il 1910 e il 1912 da Juan Bruguera con il nome di El Gato Negro – che negava ai suoi autori ogni elementare diritto d’autore. Pagati “a cottimo”, ricevevano un più o meno dignitoso stipendio: un vero e proprio inquadramento impiegatizio. «Erano considerati – ha spiegato Roca – “operai della vignetta” piuttosto che artisti». Eppure parliamo di straordinari disegnatori, dalle cui matite sono nati Carioco, Tribulete, Carpanta, l’ispettore Dan o Don Pío. Alcuni autori erano cresciuti durante la Repubblica. Tutti avevano vissuto la Guerra civile. Chi da una parte, chi dall’altra. Nel 1957, Carlos Conti, Guillermo Cifré, Josep Escobar, Eugenio Ciner e José Peñarroya, decisero di osare: abbandonarono un lavoro stabile per fondare una rivista indipendente, Tío Vivo, schierata in aperta concorrenza diretta con gli ex padroni della Bruguera, la principale corazzata della cultura popolare spagnola. Un’impresa degna del conterraneo Don Chisciotte. Una sfida persa in partenza. Al sogno di diventare editori di se stessi, di dare libero sfogo alla propria creatività e soprattutto di vederla riconosciuta, seguirà dopo pochi mesi il brusco risveglio della realtà: la rivista fallisce (sarà rilevata proprio da Bruguera) e i ribelli torneranno a casa, non prima di passare le forche caudine. Il racconto riesce a essere avvincente senza servirsi di effetti speciali, affidandosi alla (fedele) caratterizzazione dei personaggi e a un sapiente uso dei colori per uno sfondo che muta con le “stagioni”: se la primavera delle idee è rosa, l’estate delle speranze si accende di giallo e l’azzurro segna il freddo inverno della disillusione del disegnatore. Un inverno talmente lungo da protrarsi fino a metà degli anni Ottanta, quando i disegnatori Ibañez ed Escobar – l’unico ancora vivo allora degli autori di Tío Vivo – poterono finalmente recuperare i diritti sui loro personaggi. «Quello di cui voglio parlare ne L’inverno del disegnatore – ha spiegato Roca – è in realtà il tema universale quanto attuale dei diritti d’autore. Viviamo tempi di cambiamento con le autoproduzioni e internet, ma gli autori – avverte l’artista spagnolo – devono stare attenti affinché non si torni in un nuovo “inverno del disegnatore”». Certi editori, purtroppo, a volte sono meri tipografi, interessati più a fare cassa che a fare arte. E non soltanto in Italia. Anzi, «la legge italiana sul fumetto d’autore, approvata nel 1941, un anno dopo l’entrata in guerra dell’Italia nel secondo conflitto mondiale, era moderna e avanzata». Lo puntualizza nella prefazione al libro Carlo Chendi (Ferrara, 1933), sceneggiatore di fumetti dal 1952, il più prolifico autore della Disney. È lui a sottolineare il ruolo avuto da Mussolini. «Si dice che tale legge fosse stata voluta nientemeno che da Benito Mussolini, il quale, quando ancora faceva il giornalista, aveva visto suoi scritti ristampati e ripubblicati qua e là da vari editori che mai gli avevano versato i compensi dovuti e quindi conosceva bene i problemi degli autori». I fumetti, tuttavia, hanno conosciuto uno sviluppo significativo solo a partire dai primi anni Cinquanta e nella legge non vengono menzionati. Né le successive modifiche hanno apportato riferimenti diretti alle nuvole parlanti, la cui tutela, pertanto, rimane solo indiretta. Come se non si trattasse a pieno titolo di opera d’ingegno al pari di letteratura e musica. Le questioni poste da L’inverno del disegnatore, a ben vedere, restano irrisolte, così come l’autore è ancora l’anello debole della catena editoriale, parte soccombente in un rapporto conflittuale. Cercare di far valere le proprie ragioni, infatti, può comportare la cessazione della collaborazione. Per questo in tanti hanno continuato e continuano a battersi per il diritto d’autore nel fumetto. Ivo Milazzo, papà di Ken Parker, oltre ad aver affidato a una pattuglia bipartisan di parlamentari una proposta di legge di modifica attualmente all’esame della Camera, si è fatto promotore di un’associazione di categoria che comprenda gli illustratori. Emiliano Mammucari, tra i migliori giovani copertinisti italiani, pochi mesi fa ha pubblicato un agile manualetto edito da Effequ – Lezioni spirituali per giovani fumettari (titolo liberamente ispirato ai samurai di Yukio Mishima) – in cui offre preziosi consigli a coloro che si avvicinano alla più precaria delle professioni e che troppo spesso cedono ogni diritto sulle proprie opere pur di ricevere un compenso o, peggio, pur di vedere pubblicati i loro lavori. Una guida altrettanto utile, corredata da contributi di esperti del settore, documenti fac-simile di contratti di edizione e ampia appendice normativa, è il recente Il diritto d’autore nelle opere a fumetti di Salvatore Primiceri. Il talento, senza consapevolezza, non è sufficiente. «Il nostro – scrive Carlo Chendi citando François Corteggiani – è un mestiere ricco di soddisfazioni, quello dell’editore è ricco e basta». Con meritorie eccezioni. «La casa editrice più virtuosa nei confronti degli autori – sottolinea il fumettista ferrarese – è la Sergio Bonelli editore». *Articolo originariamente pubblicato su Il Secolo d'Italia del 18 febbraio 2012 e reperibile on line sul blog dell'autore.

Autori e Anteprime

 

Ecco i 50 anni a colori di Zagor (intervista a Moreno Burattini)

di Roberto Alfatti Appetiti*   La longevità non necessariamente è un valore e il rischio di diventare replicanti di se stessi è forte, specialmente per un personaggio d’inchiostro confinato da mezzo secolo in un mondo in bianco e nero. Zagor, eroe classico e moderno al tempo stesso, è uno dei pochissimi a non essere stati inghiottiti nella palude dei generi. È riuscito a tenersi al passo con i mutamenti della società e soprattutto con i gusti del pubblico. Forse perché, nel lontano 1961, Sergio Bonelli ebbe l’ardire di non metterlo a cavallo. Volle farne un walker, un camminatore, in grado di attraversare la “frontiera” del western muovendosi a proprio agio anche in ambientazioni più fantasiose, ai confini della realtà. Non è certo un caso, del resto, se il “papà” ed editore negli ultimi decenni ne aveva affidato la scrittura ai migliori talenti della sua scuderia: autori con sensibilità diverse come Alfredo Castelli, Tiziano Sclavi, Mauro Boselli e Moreno Burattini. Quest’ultimo, classe 1962, di un anno più giovane di Zagor, ne è da ormai vent’anni uno degli sceneggiatori di punta, sicuramente il più prolifico e quello maggiormente vicino alle “corde” di Bonelli, che nel 2007 gli affidò la cura della serie. Una responsabilità delicata, rispondere alle aspettative del pubblico zagoriano: 40mila lettori esigenti che mensilmente si recano in edicola. E che dal 16 febbraio reclameranno il primo volume della Collezione storica a colori, in formato extralarge e in rigoroso ordine cronologico. Sì, perché “a grande richiesta”, Zagor si appresta a subentrare a Tex nella prestigiosa collana abbinata a la Repubblica e L’espresso, privilegio sinora toccato solo al celebre ranger. «I lettori ci chiedevano da tempo una nuova ristampa delle avventure dello Spirito con la Scure – ci spiega Burattini – perché da anni gli arretrati sotto il n. 300 non sono più disponibili, eppure si tratta di caposaldi del fumetto italiano che hanno fatto sognare intere generazioni! La collana di Tex ha avuto uno straordinario successo ma è arrivata al capolinea. Ci si è chiesti con chi si potesse sostituire. E un sondaggio on-line ha decretato non la vittoria, ma il trionfo di Zagor su tutti i possibili concorrenti».   «Tutti hanno sentito almeno parlare di Zagor e tanti hanno letto, magari in gioventù, le storie più belle, anche se poi, con il tempo, hanno abbandonato la serie. Perciò puntiamo molto sul fattore “amarcord” che di sicuro si scatenerà in chi rivedrà, in grande formato, le mitiche copertine di Gallieno Ferri, il creatore grafico dello Spirito con la scure. Non mettiamo limiti alla divina provvidenza ma nello stesso tempo non puntiamo a ripetere le stesse cifre della Collezione Storica di Tex. Staremo a vedere».   *Articolo pubblicato su Il Secolo d'Italia di sabato 11 febbraio 2012 e reperibile on line sul blog dell'autore. «Sceglierei senz’altro Steven Spielberg, uno che, come Bonelli, ha saputo essere profondo nel riproporre i suoi miti dell’infanzia».Tu hai già scritto un romanzo con Zagor protagonista. A questo punto, per la consacrazione finale, non rimane che un film. A chi lo affideresti?«Già con l’albo in edicola a febbraio, “Rotta verso Panama”, Zagor lascia gli Stati Uniti diretto verso Sud. Un viaggio destinato a concludersi soltanto nel 2014, in cui il nostro eroe visiterà gran parte del Sud America, dal Perù fino alla Terra del Fuoco. Sarà una trasferta entusiasmante, a caccia di un nemico, con tante avventure tutte collegate fra di loro e realizzate sulla base di una ferrea documentazione della realtà storica e geografica dei luoghi attraversati. Ciò nonostante non mancheranno la magia e il mistero, ovviamente. Nessuno, però, soffrirà la nostalgia di Darkwood, perché nel frattempo tutti gli extra - Maxi, Giganti, Speciali, Almanacchi - saranno ambientati nella classica foresta».Zagor sta per intraprendere un lungo viaggio anche nella serie ordinaria…A chi si rivolge questa nuova pubblicazione?« Zagor nasce dalla voglia di Sergio Bonelli di dare libero sfogo alla sua creatività stuzzicata dalle mille letture di fumetti e di libri e dalle visioni di film. Era un fruitore multimediale onnivoro e curioso. Con infinito talento, partendo dalle suggestioni più diverse, ha assemblato pezzi dell’Uomo Mascherato e di Tarzan, ci ha messo dentro una “spalla comica” come Cico, ha attinto alla pozza dei miti traendone lo scienziato pazzo e l’Uomo Lupo, piuttosto che il Vampiro o la mummia che si risveglia, ed è riuscito a dar vita a un amalgama originale e perfettamente equilibrato e funzionante. Zagor non appartiene a nessun “genere” letterario preciso, ma è trasversale a tutti. Nella foresta di Darkwood, dove vive l’eroe (una geniale invenzione che permette di avere tutti gli scenari dell’avventura a disposizione), può capitare che atterrino i dischi volanti, ma anche che ci siano rivolte indiane piuttosto che apparizioni di fantasmi. Insomma, le storie dello Spirito con la Scure non sono soltanto western (sia pure della Vecchia Frontiera, alla “Ultimo dei Mohicani”) ma anche horror, fantascientifiche, gialle, umoristiche, fantasy, storiche o esotiche. Senza mai banalizzare nessuno spunto, ma anzi, rendendogli omaggio. In questo grande libertà di orizzonti sta il segreto del successo duraturo del personaggio».Zagor è un vagabondo, ha qualcosa dell’Huckleberry Finn di Mark Twain e i suoi compagni di viaggio potrebbero essere tranquillamente Bruce Chatwin e Jack Kerouac. Però qualche lettore, a volte, preferirebbe uno Zagor meno “on the road” e più western, più tradizionale… «È stato per me l’uomo del destino. Da ragazzo leggevo incantato le storie che scriveva sotto lo pseudonimo di Guido Nolitta senza sapere che quello non era il suo vero nome. Crescendo, ho fatto la sua conoscenza e lui ha voluto scegliermi per arruolarmi fra i suoi collaboratori. Tutti noi che lavoriamo in Bonelli siamo stati scelti uno per uno proprio da lui, in ragione della nostra passione, oltre che del nostro piccolo o grande talento. Nessuno che lavori a Zagor, peraltro, lo fa per “mestiere”: per noi, sceneggiatori e disegnatori, è una sorta di missione, una specie di sacro fuoco, perché lo Spirito con la Scure è un personaggio in grado di entusiasmare. Adesso cerco di continuare sulla strada che lui ha tracciato, confidando sul supporto dei lettori e degli appassionati, che mi considerano uno di loro».Qual è stato il tuo rapporto con Sergio Bonelli?«La scomparsa di Sergio è giunta come un fulmine a ciel sereno il 26 settembre dello scorso anno, quando però Sergio aveva già deciso che la ristampa si sarebbe fatta. Restavano da perfezionare gli accordi e firmare i contratti. Il nostro editore, che di Zagor è stato anche il più amato degli sceneggiatori, avendone scritto le avventure per vent’anni, teneva moltissimo al personaggio e se ha atteso tanto prima di dare il via libera è stato soltanto per attendere il momento e il progetto giusto. I tanti incontri con il pubblico che si sono succeduti in tutta Italia e anche all’estero, nel corso del 2011, per celebrare il cinquantennale dello Spirito con la Scure, e il bagno di folla di cui è stato protagonista egli stesso in occasione di Riminicomix, nel mese di luglio, gli avevano dimostrato una volta di più la vitalità dell’eroe di Darkwood. Rotti gli indugi, sull’onda dell’entusiasmo, è stato deciso che un traguardo del genere meritava di essere festeggiato con la ristampa a colori. È un peccato che la morte gli abbia impedito di veder realizzato il suo ultimo progetto. Ma noi ci stiamo lavorando come se lui fosse ancora in mezzo a noi».Un’avventura editoriale, la prima, che nasce senza la presenza carismatica di Sergio Bonelli.

Reportage

 

Intervista esclusiva » Pasquale Saviano: RW, il ruggito del Lion e la katana di Goen

di Alessandro Bottero C’è un nuovo cowboy in città. Si chiama RW, e dopo aver annusato il terreno di scontro in questi primi mesi, è pronto a scendere in campo seriamente. Pasquale Saviano, capo-imperatore-conducator-zar-shogun di questa nuova realtà ha accettato, dopo trattative al limite del ricatto di rispondere ad alcune semplici, tenere, zuccherose domande su RW, su Lion, su GOEN, su Alastor, e sul perché alle prossime fiere dovrebbe abbandonare il consueto completo giacca e cravatta, per indossare una t-shirt personalizzata con lo slogan “Sono sopravvissuto alla Planeta. A questo punto tutto il resto mi fa ridere”. Ma non sono sicurissimo di quest’ultimo punto, perché la mia fonte me l’ha riferito dopo la terza bottiglia di cognac. Caro CEO, eccoci qui. Direi che l’entrata in campo del gruppo RW (Lion-GOEN) è andata bene. Ripercorriamo un attimo le tappe che ti/vi hanno portato fin qui. Se ben ricordo la prima uscita “pubblica” dell’entità RW è stata durante un incontro con le librerie a Narni fumetto settembre 2011. Poi si è passati al primo incontro con i lettori a Romics ottobre 2011, con una chiacchierata più informale che altro, ed infine la campagna di disvelamento si completata con Lucca  fine ottobre 2011, dove avete annunciato ufficialmente i programmi più immediati sia della sezione Lion (fumetti DC Comics), che della sezione GOEN (manga). Da Lucca ad ora che è successo? Tanto lavoro. Mettere in piedi una struttura editoriale che rispettasse ed onorasse gli impegni presi con la DC e continuasse quanto già in programma con i giapponesi in solo quattro mesi scarsi è stato e continua ad essere, anche se esaltante, qualcosa di impressionante. RW ha ereditato i diritti DC solo questa estate (praticamente ad Agosto), e ha dovuto organizzare un piano editoriale, calibrare i collaboratori, costruire uno staff, ecc. in un tempo utile per essere fuori a Gennaio con un numero di uscite che, per soddisfare il numero dei lettori DC, alla fine si è dimostrato addirittura superiore a quello del vecchio licenziatario. La PDeA, quando iniziò, acquisì i diritti con un anticipo di quasi una anno con cui organizzare una ripartenza post Play e post Magic e con le sole Avventure di Superman. Questo può giustificare in qualche maniera la compressione che abbiamo subito e che di fatto non ha permesso di generare ancora i risultati che vogliamo, ma che ha permesso di ottenere un editore che produce, partendo dalle 5 uscite di settembre, le oltre 30 attuali. Lo scopo finale su cui sono ottimista è che a questo punto, stabilizzatasi la produzione, non può che migliorare in tutti gli standard che ci proponiamo. Essendo, come detto nel cappello introduttivo “sopravvissuto alla Planeta”, ci puoi svelare il perché per tutta l’era Planeta la presenza di errori di traduzione e/o lettering è stata una costante? Ovvio che tu come distributore non eri dentro al processo di produzione, ma poi alla fine i lettori alle manifestazioni si lamentavano con voi. Non hai mai cercato di capire cosa succedesse tra Italia e Spagna per dare vita a questi errori? Il problema era quello che conoscete tutti. Per quanto bravi erano i traduttori italiani, il lettering era basato sul service spagnolo e a sua volta per quanto ineccepibile fosse il loro lavoro, era sempre il risultato di operatori non madrelingua. A questo punto se per un motivo o un altro saltava la supervisione “italiana” sul prodotto prima del fatidico si “stampi”, abbiamo le traversie di cui si parlava. D’altra parte il processo di supervisione non garantisce l’assoluta impeccabilità dell’opera in quanto non conosco un editore con una produzione così massiccia che prima o poi generi un refuso, ma sicuramente non avrebbe creato la problematica che abbiamo avuto ad oggi. Facciamo qualche nome. Lorenzo Corti, responsabile sezione Lion, Paolo Gattone, responsabile sezione GOEN, e poi? Cosa hai cercato nel formare la squadra di collaboratori/redattori/consulenti? Sicuramente abbiamo tanti nomi nuovi che in parte già conoscete dai colophon attuali come Elena Pizzi, Nazzaro, Corradini e Priarone (che tanto nuovi non sono), Gianni Tebaldi, Ravazzano, Carta, Putignano  al quale si stanno affiancando o si sono affiancati nomi “vecchi” in progressione: Riccardo Corbò, Alessandro Di Nocera, Michele Foschini, Andrea Rivi (che resta a coordinare il fumetto extra DC e Giapponese), Leonardo Rizzi, Alessio D’Uva … Per il “dietro le quinte” cioè per le persone che lavorano nei settori del Marketing, commerciale, ecc. è un filino presto per elencare i futuri nomi ma anche qui credo che sarà un mix di persone “nuove” e “vecchie” dove per nuove intendo persone di provata esperienza e professionalità non necessariamente legate al nostro mondo e per “vecchie” parliamo di nomi noti nel nostro ambiente. Ovviamente per molti sembra un atteggiamento rischioso ricorrere sin dall’inizio a tanti nomi nuovi (anche se poi i “vecchi” si stanno aggiungendo sempre più numerosi), ma alla fine per risolvere questi dubbi non comprendo quale sia la soluzione corretta che si auspichi. Un nuovo editore è composto sempre da persone nuove a meno che non depredi un editore esistente e parimenti, non potrebbe esistere un professionista “vecchio” che non sia stato nuovo da qualche parte. Paolo Gattone è un “nuovo” o è un “vecchio” e Lorenzo Corti quanto è “nuovo” o “vecchio”? E Andrea Rivi? Se si fosse fatto un discorso diverso da questo oggi non avremmo i grandi professionisti che nominiamo continuamente, non ti pare? Conoscendo quasi tutti i nomi che citi non posso che essere contento, visto che si tratta di persone sicuramente competenti. Personalmente mi farà molto piacere rivedere Sergio Nazzaro all’opera nel mondo del fumetto, visto che è una persona che ha tutta la mia stima e rispetto, umanamente prima ancora che professionalmente. Detto questo però come si muoverà questa squadra? Siamo nell’era del Social Network, del Web 2.0, quasi 3.0. Facebook, twitter, app per iPhone e Android, Tablet e tutti gli altri accidenti tecnologici che fanno figoso. Come state pensando alla promozione/comunicazione/rapporto con gli appassionati? Sito? Facebook? Un canale dedicato su Youtube per un booktrailer dei volumi RW (Lion & Goen)? In questo momento non credo che ci stiamo sottraendo al primo dei punti che si intravede nella domanda e cioè la comunicazione. Una delle indicazioni è cercare, per quello che sia umanamente possibile ed utile, di avere la migliore comunicazione possibile e la presenza adeguata nei vari canali relativi. Facebook e Twitter sono presidiati, la prima base del nostro sito è operativa, le comunicazioni stampa ai vari forum avvengono, la presenza alle fiere sarà più o meno costante. Ovviamente anche qui è un work in progress e spero che le evoluzioni successive arrivino anche prima di quanto ci immaginiamo, ma è ancora presto per darci delle date assolute. La sezione Lion della RW, dovrebbe assestarsi, da quel che si sa, su una media di 20-25 uscite mensili. La cosa porta inevitabilmente ad una pluralità di formati, e prezzi differenziati da prodotto a prodotto. Alcune lamentele sui prezzi ci sono giù state. C’è chi ha detto “Ma come??? Io pago un volume 100% della Panini 13 euro per 144 pagine (l’incorreggibile Ant-Man, tanto per fare un nome), e tu mi fai pagare "Batman; i cancelli di Gotham" 12,95 euri per 128 pagine? LADRIIIIIIIIIIII!!!!!!”. E vabbé che uno dovrebbe dire “ciccio, però tu il Mondo di Flashpoint 2, volume di 144 pagine, lo paghi 12,95, quindi zitto e cuccia”, ma la domanda resta. Ci sono elementi precisi, magari che sfuggono al lettore, che determinano i prezzi? Innanzitutto la tiratura. Il prezzo di un albo è funzione della tiratura come tutti sanno. La tiratura poi è genericamente collegata alla vendita effettiva. A questi due aspetti si aggiungono altri elementi secondari che possono influire sul prezzo come le famigerate coproduzioni e/o la ristampa in volume di materiale uscito in altri formati (per esempio negli spillati). Fatta questa premessa, che i più tecnici mi scuseranno per la sua approssimazione, passiamo al caso RW per la scelta dei prezzi. In questo momento si è deciso di non avere coproduzioni: questo comporta un vantaggio che risiede per esempio negli adattamenti grafici, nella possibilità di non avere sempre dei neri per il lettering del balloon e la possibilità di avere un piano editoriale “proprio” e non comune ma lo svantaggio è che la stampa costa di più. Questo ha portato, assumendoci il rischio della tiratura e delle vendite, alla situazione attuale, che non capisco in che maniera differisce dalle medie standard del mercato confrontandoci anche con la storia recente delle edicole. Per i manga neanche mi pongo il problema perché, nonostante sia tutto da fumetteria, Goen ha la media prezzo più bassa del mercato dopo la Star Comics, che però vanta una nutrita uscita di albi da edicola. Tanto per restare sui problemi più tecnici così ce li leviamo subito di torno. Altra lamentela è “Ma come? Avete rimpicciolito il formato!!!! I 100% Marvel sono 17 X 26. I vostri volumi sono 16,8 x 25,7. E a me chi me li dà questi due MILLIMETRI che mancano????”.  Cosa vogliamo dire a chi si angoscia per questi motivi? Fondamentalmente si è scelto di operare con due formati base, a cui si dovranno aggiungere gli extra come gli absolute o altri casi specifici. Questi due formati sono lo standard e quello dei classici. Quando ci è toccato decidere quale fosse lo standard ci siamo dovuti confrontare nel mercato non con quello della Panini che ha una storia ed una caratteristica diversa da quella della DC, ma con quella del nostro predecessore. Non dico che la scelta è stata obbligata ma quasi. Lorenzo ha optato, secondo me giustamente, con il mantenimento della continuità con le precedenti edizioni, che vantavano già 1800 titoli a catalogo. Diverse sono state le considerazione sui classici. Sicuramente un formato più piccolo garantisce una riduzione dei costi, ma a questo punto di quanto più piccolo? PDeA aveva perseguito per i suoi Universo DC e DC Classic un formato in b/n molto piccolo. Qui si è deciso di trovare invece un compromesso tra il risparmio obbligatorio alle scarse tirature necessarie alle testate classiche e le caratteristiche base del formato americano per cui si continua a colori con un formato 25.2X16.5. Credo che la redazione abbia ancora una volta fatto la scelta migliore per l’equilibrio che si voleva ottenere senza penalizzare il tentativo di mantenere in piedi le serie classiche. Esaurite le domande base passiamo al resto. Come è stata la transizione da Planeta a RW-Lion? Un delirio, una cosa tranquillissima, un tuffo nel surrealismo, o semplicemente un continuare il lavoro svolto da altri? Come ti dicevo prima qualcosa di convulso, appagante, intenso: insomma un delirio :p. Mettere in piedi una realtà che doveva garantire una corretta successione editoriale a PDeA, che nel bene e nel male ha rappresentato una fetta della storia del nostro fumetto, in soli quattro mesi e con un numero di titoli superiore ai nostri predecessori che si raccordassero al reboot di Maggio, la potrei sintetizzare come un Work in progress titanico. Attualmente stiamo garantendo circa 35 uscite regolari mensili, con un continuo rimodellamento dei piani editoriali (pensiamo a quante volte sono usciti ed entrati alcuni prodotti nei nostri annunci a seconda delle conferme o delle smentite di PDeA) senza che di fatto ci fosse un salto di continuità per i vecchi lettori. Sicuramente abbiamo qualche problema di compressione che verrà risolto nei prossimi mesi mano a mano che il ritmo si stabilizza.  In quel momento alcune scelte potranno avere un margine temporale adeguato senza doverle chiudere in tempi minimi, e che le new entry previste aiuteranno ulteriormente a regolarizzare,  ma se la devo dire tutta, il fatto che i prodotti escano con una buona regolarità rispettando i calendari è forse una cosa su cui ben pochi avrebbero scommesso e di cui non posso che ringraziare i “giovani” ragazzi che hanno costruito questa prima anima della RW. Mi pare di capire che in tarda primavera si partirà in grande stile con il reboot successivo a Flashpoint con 52 serie nuove di zecca. Ora, ponendo come punto fermo che una serie dedicata a Batgirl (Barbara Gordon) è non dico doverosa, ma obbligatoria, ci puoi dire qualcosa? Ci aspettano 17 testate antologiche (3 per 17 = 51), più un volume ogni tanto di quella lasciata fuori, o i programmi sono altri? Premetto che sconfino con questa domanda nel territorio di Lorenzo, per cui mi perdonerai se sono approssimativo. L’idea base è che il nuovo Universo DC riparte con 52 testate che la DC, per un motivo o un altro,  ha ritenuto fondamentali per ristrutturare  tutto il suo continuum. Di queste 52 credo che Lorenzo abbia fatto una sottospecie di miracolo puntando a qualcosa di mai provato (almeno per DC) fino ad oggi: entro l’autunno, in una maniera o un’altra, avremmo fatto uscire quasi 45 titoli dei 52 del nuovo Universo. Ovviamente il piano iniziale è partito necessariamente con un numero elevato di antologici (sette che coprono già 21 titoli)  assumendoci un grosso rischio: molti sono nuovi in senso assoluto per un pubblico non abituato a tale varietà del prodotto DC (avete mai visto Firestorm con gli altri editori?) con una rimodulazione anche dei prezzi che rendono l’universo DC più concorrenziale addirittura di quello praticato negli ultimi due anni da un editore multinazionale. E’ ovvio che il rischio poteva essere ridotto prendendo solo i personaggi più famosi, compattarli in tre o quattro uscite e stare tranquilli su questo. Ma come abbiamo detto non ci sembrava corretto nei confronti di quel pubblico (soprattutto quello nuovo) che si sarebbe trovato l’inizio di una nuova epoca storica per il comics americano con una partenza italiana destrutturata e denaturata. Ovviamente, come comprenderai, il rischio è elevatissimo, ma una volta tanto si è cercato un compromesso con quelle che sono unicamente valutazioni commerciali. Un’ultima riflessione di carattere operativo. La scelta degli antologici è stata anche necessaria perché avevamo necessità di equilibrare altre due istanze: la mensilità, fondamentale per l’edicola, dove abbiamo raddoppiato la presenza delle uscite passando dalle due storiche (Superman e Batman) a quattro (Lanterna Verde e JLA) e il momento in cui partire. La struttura del nuovo universo avrebbe impedito di avere dei monografici mensili di 72 pagine e anche passando alla bimestralità (cosa non utile) ci saremo trovati di fronte a problemi operativi legati alla presenza “saltuaria” in un settore difficile come quello dell’edicola. Inoltre la monograficità ci avrebbe costretto ad accumulare un ritardo nel lancio per avere più materiale a disposizione (adesso siamo a limite della gestibilità rispetto all’uscita USA) che quindi non sarebbe potuto essere più in Maggio. Saltare Maggio avrebbe significato (a meno di non partire in Estate) riprogrammare tutto per l’Autunno che finiva con essere troppo lontano dalle uscite USA. A concludere la diatriba mografico/antologico posso aggiungere che si inseriranno un lungo pacchetto di testate monografiche rotazionali di cui Batman World e Batman Universe sono un anticipo (che permetteranno di leggere gli altri 24 titoli) e che finiranno con il creare un sistema equilibrato tra le due concezioni. Quello che mi auguro è che l’equilibrio generale che si è tentato di dare a tutto venga apprezzato e che permetta di avere l’infinità varietà della DC effettivamente godibile e fruibile per tutti, senza dover ritornare a compattare tutto solo per i soliti personaggi principali distribuiti in fumetteria. Essendo io un lettore vetusto e dai gusti molto retrò ti chiedo: a parte le immediate novità, cosa intende fare la Lion per le ristampe/prime pubblicazioni delle storie DC Comics pre-1986, ossia prima di Crisi sulle Terre Infinite? E mi riferisco a tutta la sezione Showcase e Archives, nonché paperback che hanno ristampato migliaia di storie di quel periodo. Questo primo anno ha un programma ambizioso. Ripeto sono oltre 250 le uscite programmate: più del doppio che ha impegnato il precedente editore nei due anni passati. La sezione classica non viene sottovalutata ma è anche quella che crea qualche difficoltà maggiore dovuta soprattutto alla gestione del materiale non digitalizzato alla fonte ed introvabile in pellicola. Questo ha comportato qualche ritardo ma la redazione non sta demordendo. Sono previste due linee portanti (DC Classic e Vertigo Classic) a cui si affiancheranno vari Essential, Omnibus e delle edizioni limitate. Già con questi presupposti abbiamo a che fare con una quarantina di uscite. Naturalmente anche questo è un rischio. Il mercato precedentemente ha sconfessato operazioni del genere (erano già scomparsi da un paio d’anni i vari Universo DC e DC Classic nella programmazione di PDeA), ma crediamo che il tentativo di ricomporre anche la storia della DC riprendendo le fila dove gli altri le avevano abbandonate sia da fare. A questi poi si uniranno per i prodotti di nicchia (cioè quelle produzioni che per caratteristica non potrebbero mai avere nessuna tiratura utile ad un pareggio commerciale) delle edizioni limitate per gli ultracollezionisti che permetteranno di ristampare storie altrimenti impossibili da gestire. Insomma si è cercato di mantenere anche qui lo spettro più ampio possibile. Ho letto che state riflettendo su tirature calibrate, e l’uso di scansioni per storie di particolare importanza, ma di cui i materiali di stampa sono spariti. Ci sai dire qualcosa di più? Ho anticipato nella domanda precedente la considerazione. Lo slittamento della DC Classic è dovuto proprio a questo. I tempi per ricercare il materiale sono diventati superiori a qualsiasi previsione è i risultati finali non hanno soddisfatto le richieste lasciando aperti numerosi buchi. A questo punto avevamo due scelte: o abortire la linea classica, o avvisare tutti che utilizzeremo le scansioni, laddove indispensabile. Tra le due abbiamo optato per la seconda proprio per la volontà di garantire, per quanto possibile, un recupero della storia della DC che altrimenti sarebbe irrimediabilmente perso. E’ ovvio che se i risultati non saranno apprezzati, rivaluteremo tutto questo, ma crediamo che anche in questo caso dobbiamo correre il rischio Basta personaggi con i pigiamini e passiamo alle katane e al sushi. GOEN. Su Mega 175 trovo 11 uscite GOEN, quindi non poche. Forse però sono ancora al di sotto di quella che dovrebbe essere la massa critica complessiva, per avere un impatto sul mercato. Avete in programma un ampliamento del parco testate GOEN? E se sì, in che direzione? In questo momento il mercato Giapponese è molto inflazionato. Mentre quello USA continua a vivere di un duopolio su cui si inseriscono delle pregiatissime ed importantissime opere di valore, quello giapponese è magmatico e composto di attori storici fortissimi e presenti. Credo che la crescita o meno di Goen sarà naturale in funzione di opportunità o di risposta dallo stesso mercato. Sicuramente non spasmodica. L’obiettivo è continuare a garantire una regolarità e una sistematicità del suo catalogo e delle sue linee editoriali. Se questo significa che Goen è già al massimo o sta ancora evolvendo è troppo presto per capirlo. Ad ora qual è il titolo GOEN che vi ha dato più soddisfazioni?  Sono previste altre opere di Tezuka, dopo Black Jack? I numeri prodotti da Goen sono nella media delle aspettative per cui difficile parlare di uno piuttosto che un altro non essendoci state delle sorprese vere. Diciamo che siamo soddisfatti per alcune risposte che abbiamo avuto dal mercato soprattutto all’annuncio di alcune linee “difficili” che abbiamo voluto rischiare come quella Josei o quella Classica ma, anche qui, è troppo presto per fare una vera valutazione. Diciamo che le testate su cui dovremmo ancora fare una vera riflessione devono ancora arrivare. Tezuka faceva parte di un pacchetto di titoli che erano già negli accordi di Goen prima che arrivassi io. Credo che la nostra intenzione sia per prima cosa quella di trovare anche gli equilibri con altri editori con cui poter condividere la possibilità di riproporre la sterminata produzione di questo autore. Un nome manca all’appello: Jeremiah. E con questo si entra nel vasto territorio del fumetto franco belga, ma più in generale non-americano/orientale. Ha ancora senso lavorare con questo tipo di prodotti che non hanno mai dato grandi risultati di vendite? Non parlo del prestigio o del valore culturale, ma di mero, bruto, secco ricavo di pecunia. Il fumetto franco/belga conserva un valore profondo come hai già giustamente sottolineato Tu ma, come anche giustamente hai fatto notare, ha margini di movimento commerciale molto più piccolo delle altre compagini produttive. Per questo Andrea che segue il settore “latino” finirà per muoversi con le dovute cautele e il programma sarà di conseguenza adeguato. Da un punto brutalmente numerico credo che alcune opere hanno ancora il margine per regalare all’editore almeno la soddisfazione di averle prodotte e di aver soddisfatto quel gruppo di lettori che l’aspettava. Ovviamente tutto questo sarebbe impossibile se consideriamo da sola la fumetteria senza la libreria di varia, il cui aiuto diventa fondamentale per avere una speranza per questo tipo di prodotto tranne casi eccezionali autosostenenti. Tutto qui. Non posso chiudere la parte dedicata alla casa editrice senza affrontare un punto secondo me basilare: la produzione di storie italiane. Ok lavorare su materiale tradotto, ok pubblicare uno scatafascio di titoli, ok pubblicare Firestorm the nuclear man, ma alla fine si tratta di prodotti i cui diritti sono sempre in mano ad altri. Una casa editrice non dovrebbe anche produrre titoli e personaggi di cui resta proprietaria al 100% proprio per sfruttare in mille altri campi che non sia solo il cartaceo un possibile successo? È troppo presto per questo passo? Pensi che la RW possa pensare anche a diventare “produttrice” di contenuti, oltre che “traduttrice”? Ogni editore può avere delle aspirazioni personali in tal senso anche se la cosa è molto complicata da inquadrare complessivamente. Forse il problema italiano più profondo è che il suo fumetto tipo è quello popolare come il Topolino “libretto” o il bonellide per antonomasia. Sono una tipologia talmente specifica che ha una difficoltà ad imporsi come un formato internazionale a differenza dei manga, del BD o del comics. Questo comporta che un buon risultato in Italia si scontra con i nostri colossi da una parte e con una certa difficoltà ad “esportare” il prodotto per renderlo più competitivo o “auto sostenente”. In ogni caso è una domanda assolutamente prematura. Il nostro obbiettivo è fare al meglio il lavoro che già abbiamo in pancia, garantire a noi e ai nostri licenzianti, da DC a Shogakukan e tutti gli altri partner giapponesi e transalpini il miglior risultato possibile. Già questa è un risultato che ci appagherebbe per molto tempo. Poi come dicevo all’inizio mai porre limiti alla provvidenza. E non possiamo non arrivare a parlare di distribuzione. Come si è risolta (se si è risolta) la questione Alastor-Planeta? E gli arretrati Planeta? Attualmente gli arretrati sono fermi in attesa di evoluzioni dovute alle chiusure dei contratti di distribuzione tra le due società e, soprattutto, dalla necessità di capire se e come ci sarà un sell-off dovuto alla scadenza dei diritti delle’editore spagnolo. Non posso che sperare ed auspicare una soluzione positiva per entrambi i fronti, ma non ho potere sulle volontà aziendali di tutte e tre le entità coinvolte. Ho notato che su Mega la Panini Comics è tornata ad avere uno spazio non da poco. Sempre su Mega 175 ho contato  24 pagine dedicate a lei. Come mai questa cosa? È finita un’era? È iniziato il quinto Kali Yuga che ci porterà alla fine del mondo? La domanda è al direttore editoriale del Mega :-D. In realtà è avvenuta una cosa per la  quale ringrazio Gianni Veccia e tutti quelli che lo hanno aiutato: quella di far si che i distributori facciano un passo in avanti nella collaborazione per sostenere le fumetterie, soprattutto in uno dei momenti più bui della nostra economia. Alastor è stato da sempre un sottodistributore senza soluzione di continuità sin dalla nascita della Marvel Italia e poi Panini Comics. Il fatto che ambedue i cataloghi leader del mercato finalmente offrano la possibilità di poter leggere e ordinare realmente tutto quello che esce senza distinzione di sorta è una grande conquista. Per me avere un’ informazione condivisa è un punto fondamentale che non dovrebbe mai essere toccato e spero che anche gli altri nuovi attori del mercato si allineino in questo. Caro CEO-Direttore-Imperatore, affrontiamo la questione “conflitto di interessi”. Sei il capo di Alastor, un distributore, e il capo della RW, una casa editrice. Come si risolve la cosa? Hai già deciso per il blind trust? Sì, ed è già nella composizione strutturale del gruppo. In realtà la struttura è più complessa e per questo molto più ermetica di quanto si pensi. Il solo fatto che RW, Pegasus ed Alastor sono tre società con partita IVA differente crea già di fatto una prima barriera: qualsiasi azione tra le società non può essere regolata attraverso una gestione dei conti economici interni, ma attraverso delle attività fiscali perfettamente rintracciabili e giustificabili. In altre parole se una non funziona, l’altra non può prendere i soldi dal suo conto corrente e trasferirla all’altra. Questo semplice assioma comporta che ognuna delle società se non adempie al suo oggetto sociale, cioè la missione per cui nasce, finisce con avere gravi problemi compreso la possibilità di “morire”. A questo punto la mission è chiara: RW è un editore, Pegasus è un distributore ed Alastor è un sottodistributore/catena di negozi. Del resto la struttura finale dell’organo di vendita dell’Alastor, il Mega, è il proclama più evidente possibile delle nostre attività. La stessa RW che ha preso il posto fisiologico di Planeta nella promozione di Alastor ha un impatto meno dominante, tanto è vero che il rapporto di pagine dedicate alla sua promozione rispetto a quello degli altri editori è ancora più basso percentualmente di PDeA rispetto alla foliazione (200 pagine complessive). Inoltre, a meno di una volontà precisa voluta dall’editore di riferimento, non c’è nessuna esclusione alla promozione dei singoli editori sulle sue pagine. Io continuo a credere che non esiste un mercato composto da una sola entità e se questo accadesse non c’è bisogno che io spieghi il motivo del perché quel mercato morirebbe. Mi limito ad un esempio figurato: proviamo ad immaginare un mondo popolato solo da esseri umani e senza nessun altro essere vivente. Quanto dureremmo? Quindi credo nell’equilibrio di tutte le sue singole componenti che lavorano separatamente l’una dalle altre pur appartenendo ad un insieme comune per perseguire il proprio specifico risultato. Questo forse è l’unico punto fermo di ognuna delle società definite. Poi, come sai, ho già abbandonato alcune funzioni dirette in Alastor ormai da tempo per cui il blind trust sta cavalcando. La crisi di liquidità c’è, e il settore delle fumetterie è in grave sofferenza. Non per fare nomi, ma i casi di mancata possibilità di pagamento da parte dei negozi ci sono. E questo porta a un blocco delle consegne, e questo porta alla chiusura delle fumetterie. E la cosa porta a meno punti vendita, e quindi meno vendite. Vedi soluzioni a questa spirale perversa? E’ la vera situazione che mi terrorizza. Siamo in un momento di mercato che è terribile. La crisi del settore editoriale già precipitava in questi anni da sola. L’arrivo della crisi internazionale sembra averne aumentato la velocità. Figuriamoci un settore di nicchia sovraffollato o sotto strutturato (lascerei ad un discorso tecnico da fare in un'altra sede l’analisi del significato e dell’incidenza dei termini sovraffollato e sotto strutturato) come quello del mercato diretto (fumetteria). Forse esagero ma voglio rendere l’immagine chiara: la circolazione dei “soldi” sta diventando sempre più virtuale dove per reggere un ordine che comunque decresce, le varie aziende operanti devono “rallentare” il tempo di recupero dei crediti. A loro volte le fumetterie tra sconti che fanno ai clienti e “mantenimento” delle caselle si trovano ad entrare a loro volta in esposizione ma sono costrette a farlo per avere un minimo d’ordine per sopravvivere. Ed infine i lettori che vorrebbero comprare ma non “possono” per i motivi di crisi generale la cui entità ben conosciamo. Non c’è una soluzione se non quella di rimboccarsi le maniche cercando di sopravvivere al perverso meccanismo che porta inevitabilmente in qualsiasi economia libera ad avere la ciclica rinascita dopo un ciclo di default. Mi rivolgo al capo di Alastor. Che senso hanno i piccoli editori all’interno di un distributore come il tuo, che di fatto ha il suo punto di forza nella RW, e nei prodotti DC Comics. Non c’è il rischio di essere magari involontariamente “dimenticati”? Ti ho risposto prima. Io credo fortemente nel lavoro che è stata l’origine del nostro gruppo. Sono felice di avere editori che hanno rinnovato la fiducia e ho fatto salti di gioia quando Ren Book (l’ultimo editore in ordine di tempo) ci ha gratificato della sua esclusiva. La presenza del materiale a tutte le fiere, il supporto della promozione che parte dal Mega, la possibilità di allargare i canali distributivi oltre la fumetteria (dall’edicola alla libreria, dalla GDO alla stessa fumetteria) con tutte le tecniche possibili (assoluto, Conto vendita, estimatorio, resa, le attività di gestione logistica di supporto, ecc.) sono possibilità che Alastor/Pegasus aprono agli esclusivisti e che si ritengono sempre più necessarie da usare in un mercato che lo richiede sempre di più. Ripeto: la nostra è una barca comune e su questo principio dobbiamo funzionare, non altri. Edicole, croce e delizia di ogni editore. Più croci che delizie bisogna dire. Quante testate prevedete di avere in edicola una volta che Lion e GOEN saranno a pieno regime? Attualmente passiamo per Maggio a quattro. Stiamo discutendo per un altro paio, forse tre, ma è ancora troppo presto per avere già una decisione. Diciamo che siamo in crescita anche lì e ci accodiamo a quelle storicamente da sempre presenti in quel segmento. La Panini Comics ormai ha una forte presenza nel campo degli allegati editoriali, non solo come service per conto terzi, ma anche come fumetti Marvel prodotti in allegato a quotidiani (penso alla Gazzetta dello Sport). Come Lion che avete in mente per il 2012? Sicuramente è un settore effervescente. In questo momento stiamo percorrendo tutte le strade ma forse, ancora una volta, è prematuro parlare di situazioni fattive ed operative. Del resto siamo nati sei mesi fa. Siamo alla fine. Puoi dire quel che vuoi, cantare, recitare una poesia, fare complimenti, lanciare maledizioni arcane, oppure semplicemente salutare qualcuno. A te il microfono! Solo ringraziare chi ha dato fiducia all’intera operazione, chi sarà tollerante per i nostri peccati di gioventù che stiamo risolvendo, chi ha capito che partire in questa maniera (con una media di 30/35 uscite quando PDeA da multinazionale aveva dismesso i manga riducendosi ad una quindicina di prodotti librari) è uno sforzo assolutamente rischioso, i nuovi collaboratori che stanno giungendo il cui blasone ci arricchirà di professionalità e, soprattutto, i lettori che meritano di avere quanto chiedono.

Off Topic

 

Strumenti di giornalismo » Segreto professionale dei giornalisti

Come già anticipato, pubblichiamo un testo su cosa sia il segreto professionale del giornalista e su che basi giuridiche si fondi. Europa Il segreto sulla fonte fiduciaria è salvaguardato dalla Convenzione europea dei Diritti dell'Uomo. L’articolo 10 («Libertà di espressione») tutela espressamente le fonti dei giornalisti, stabilendo il diritto a ricevere notizie: « Ogni persona ha diritto alla libertà d'espressione. Tale diritto include la libertà d'opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza considerazione di frontiere. » (Convenzione europea dei diritti dell’Uomo.) La Corte europea dei diritti dell'uomo ha ulteriormente rafforzato la tutela delle fonti di carattere fiduciario. Interpretando estensivamente l'art. 10, ha stabilito che tale norma comprenda anche la tutela delle fonti giornalistiche, in virtù dello stretto legame tra diritto di informare e diritto di cercare notizie. Grazie a questa interpretazione estensiva, l'art. 10 della Convenzione garantisce sia il diritto di un individuo alla libertà di espressione sia il diritto della collettività a ricevere informazioni. In tal modo i giudici sopranazionali hanno previsto una tutela più ampia rispetto a quella offerta da ordinamenti giuridici nazionali, tra cui quello italiano, che garantiscono un diritto attivo a fare informazioni, ma non uno passivo a riceverle. Due sentenze della Corte europea hanno fatto giurisprudenza in materia. Sono le sentenze Goodwin (27 marzo 1996, Goodwin c. Regno Unito) e Roemen (25 febbraio 2003, Roemen e Schmit c. Lussemburgo, Procedimento n. 51772/99). In esse la Corte ha affermato che il diritto alla protezione delle fonti giornalistiche è da considerarsi strettamente connesso al diritto di ricevere notizie. Inoltre ha stabilito l'illegittimità delle perquisizioni negli uffici e nelle abitazioni dei giornalisti, nonché negli studi dei loro avvocati, volte alla ricerca delle fonti confidenziali. Se tale protezione non esistesse, cioè se le fonti confidenziali sapessero che un giudice può ordinare al giornalista di rivelare il loro nome, sarebbero dissuasi dal fornire notizie. Ma ciò sarebbe a detrimento della completezza dell'informazione e, in definitiva, della stessa libertà di stampa. Italia La legge istitutiva dell'Ordine impone al giornalista l'obbligo di tutelare la segretezza delle fonti: « [Giornalisti ed editori] sono tenuti a rispettare il segreto professionale sulla fonte delle notizie, quando ciò sia richiesto dal carattere fiduciario di esse. » (legge professionale n. 69/1963.) La violazione del segreto comporta una sanzione disciplinare (articolo 48 della legge n. 69/1963). I giornalisti italiani devono rifiutarsi di fornire i nomi delle persone dalle quali hanno avuto notizie di carattere fiduciario anche di fronte ai giudici. L'obbligo della segretezza della fonte può essere rimosso soltanto nel caso in cui la rivelazione della fonte si riveli indispensabile ai fini della prova del reato. In questo caso il giudice (mai un pubblico ministero) ordina al giornalista di indicare la fonte delle sue informazioni (articolo 200 del Codice di procedura penale). Solo il giornalista professionista ha la facoltà di opporre al giudice il segreto sulle proprie fonti. I pubblicisti e i praticanti, invece, sono sempre tenuti a rispondere ai giudici sul segreto professionale.
Back Editoriali L'Editoriale » Fumetto d’Autore da fastidio a Barbieri, a Nigro, a tanti altri. E a noi fa piacere…

L'Editoriale » Fumetto d’Autore da fastidio a Barbieri, a Nigro, a tanti altri. E a noi fa piacere…

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fdaocchialidasoledi Alessandro Bottero

Il 4 agosto 2011 Daniele Barbieri, firma nota del mondo del fumetto italiano, pubblica sul suo blog un pezzo chiamato “Delle calunnie, delle allusioni (e dei nostri anticorpi)". Lo trovate QUI.

Di questo testo di Barbieri, che Giorgio Messina già ha esaminato nel dettaglio in questo altro articolo, ci sarebbe poco da dire. Forse bisognerebbe far assaggiare a Barbieri la stessa dose di “medicina” che lui vorrebbe far trangugiare a noi, ossia il silenzio, un silenzio “moralmente superiore”, perché si sa…noi di Fumetto d’Autore siamo moralmente reprobi, e ci meritiamo solo il silenzio e la compassione. E poi uno si stupisce se invece rispondiamo a TONO. Cosa dovremmo fare, amici miei che siete così tristi perché Bottero non è più quello “carino e coccoloso” di un tempo? Accettare che ci accusino di essere moralmente reprobi e degni solo di essere isolati dalla società, e stare zitti? Col cavolo, amici miei.

Col.

Cavolo.

Se Barbieri, e gli altri usano questi toni, io non sto zitto e buono per non turbare le anime belle. Se uno mi accusa di essere pari a chi ha dato fondamento agli stermini antisemiti  e io gli rispondo, poi la colpa è mia che “alzo i toni”? Belli di mamma, i toni li alza chi ci da dei "disgraziati incalliti" (Michele Ginevra), li alza chi si permette di fare analisi psicologiche per denigrare l’avversario (Guglielmo Nigro alias Harry), e li alza chi accusa il nostro sito di cose non vere (Daniele Barbieri sul suo blog). Se poi uno risponde in modo fermo, per difendere la dignità di Fumetto d’Autore e di chi ci scrive, non siamo certo noi che alziamo i toni. Sennò è come dire che chi si difende da chi aggredisce ha torto. Non vi piacciono i toni che uso/usiamo? E allora PIANTATELA di attaccare Fumetto d’Autore e chi ci scrive. Capito? Ad una azione, segue una reazione. Tu mi accusi e mi attacchi, io rispondo. Semplice. E le discussioni sui “toni” stanno a ZERO.

Ma veniamo a cosa ha scritto Barbieri, e soprattutto a come si è comportato  Barbieri verso di me.

Barbieri scrive che:

«Non mi verrebbe voglia di parlare di questi squallori se non me ne trovassi davanti agli occhi uno dello stesso tipo, nel minuscolo mondo della critica del fumetto, dove gli interessi in gioco sono talmente piccoli che non si capisce nemmeno perché uno debba prendersi la briga di gettare fango inutile su altri quando ha così poco da guadagnarci. Non espliciterò di chi sto parlando: già gli faccio troppa pubblicità accennando alla sua esistenza. Credo che chi conosce quel blog piuttosto squallido che vive sulla diffusione di notizie non confermate (proprio come le voci che, storicamente, servivano per discreditare gli ebrei, creando il consenso e giustificando poi i massacri), che non pubblica le eventuali smentite e allude continuamente a chissà quali colpe, possa capire molto facilmente a chi faccio riferimento. E se non lo conoscete non perdete nulla; anzi un po’ vi invidio.

La mia opinione è che chi si occupa di fumetti dovrebbe osservare d’ora in poi il silenzio su qualunque cosa scrivano queste persone: niente commenti su di loro, niente link (neanche se siete imbufaliti perché vi stanno calunniando – in particolare in questo caso, perché è di questo che vivono). Nessuna censura: il diritto di parola è un diritto sacrosanto, che non si nega nemmeno a chi vive di calunnie. Ma il diritto a essere ascoltati è qualcosa che ciascuno di noi si conquista con l’intelligenza e l’onestà, e là dove queste qualità non hanno casa è giusto non andare, e non mandarci più nessuno.

E scusate lo sfogo, ma quando si sorpassano certe soglie non si può restare indifferenti. Qualche anticorpo l’abbiamo ancora.»

Ora, solo un decerebrato o uno in mala fede può dire che Daniele Barbieri NON si riferisca a Fumetto d’Autore. È vero che il professor Barbieri, semiologo esperto di comunicazioni, commette un errore grossolano confondendo un blog con un sito di informazione, ma che ci volete fare… la foga di difendere l’amico Michele Ginevra fa commettere errori.

Perché dico questo? Perché il professor Barbieri scrive questo accorato e meschino attacco a Fumetto d’Autore, dopo che Giorgio Messina sulla sua rubrica Moleskine pubblica questo pezzo che parla del rapporto tra Centro Fumetto Andrea Pazienza e volontari del servizio civile, ponendo sul piatto della discussione le opinioni che Messina si è formato, basandosi su fatti, dati e documenti ufficiali.

Dopo quell’articolo scatta Barbieri, che difende l’amico. Ma attenzione. Non lo difende in modo aperto, sincero, franco, trasparente.

No. Scrive un testo dove il nemico, l’avversario, colui che ha attaccato l’amico non è citato. È esorcizzato. Il suo nome non si deve pronunciare.

C’è una damnatio memoriae su Fumetto d’Autore. Chiunque appartenga alla parte sana del mondo del fumetto, all’intellighenzia del fumetto, al Salotto Buono… non può ammettere che esso esista. Non può pronunciarne il nome.  Fumetto d’Autore va isolato, ignorato, e così svanirà. È questo che Barbieri invoca, ed ovviamente Gugliemo Nigro lo segue. Nel suo blog “Harry Dice..” Nigro riprende para para questa “diagnosi” di Barbieri, invocando anche lui il silenzio sui reprobi.

Ora vorrei dire a Barbieri che i paralleli con chi ha aiutato a far nascer ei pogrom antisemiti li può fare con altri.

Vorrei dire, e lo dico, che uno che usa questi artifici retorici (in questo caso, e relativamente a questo caso) è un MESCHINO e un VIGLIACCO.

Uno che mi attacca senza dire il mio nome non è autorevole. È solo uno che non ha il coraggio di dire chi sta attaccando.

Ed è MESCHINO perché solo i dittatori o i prepotenti impediscono agli altri di parlare. Allora chi si atteggia a persona aperta, a persona che difende la democrazia, e la libera espressione del pensiero, e poi su di me invoca il silenzio e l’ostracismo è un INCOERENTE e MESCHINO.

Ed è meschino anche per come si è comportato nel concreto verso di me.

Appena saputo del suo post ho scritto a Barbieri una mail privata. Infatti ritengo doveroso in quanto direttore di questo sito intervenire quanto la dignità del sito è attaccata. Gli ho scritto privatamente perché volevo mantenere la cosa in un ambito privato. Speravo che una persona di tale “autorevolezza”, si degnasse di rispondere od avesse il coraggio di difendere le proprie idee di fronte alle mie osservazioni. Bene. La mia mail è stata bellamente ignorata, così come anche quella che ho inviato per lo stesso motivo a Guglielmo Nigro.

Ignorate, perché io devo essere “silenziato”. Non mi si deve rispondere. Così forse io e Fumetto d’Autore svaniremo e il mondo del fumetto tornerà ad essere un luogo tranquillo.

Ma siccome io non svanisco, e voi siete lettori di Fumetto d’Autore, ecco la lettera che, in quanto direttore del sito, ho mandato a Daniele Barbieri, e che lui ha ignorato, dimostrando solo una cosa. Di essere maleducato.

«Signor Barbieri, essendo il direttore del SITO (non del blog) Fumetto d’autore, e sapendo benissimo che lei nel suo post sul suo BLOG si riferisce a noi (non siamo stupidi. Ho 49 anni, lavoro nel campo del fumetto da 20 e le allusioni “raffinate” le colgo ancora) trovo molto meschino quello che lei scrive sul nostro SITO (non blog), e molto meschino il suo atteggiamento di superiorità “morale”.

Lei scrive

Non espliciterò di chi sto parlando: già gli faccio troppa pubblicità accennando alla sua esistenza. Credo che chi conosce quel blog piuttosto squallido che vive sulla diffusione di notizie non confermate (proprio come le voci che, storicamente, servivano per discreditare gli ebrei, creando il consenso e giustificando poi i massacri), che non pubblica le eventuali smentite e allude continuamente a chissà quali colpe, possa capire molto facilmente a chi faccio riferimento. E se non lo conoscete non perdete nulla; anzi un po’ vi invidio.

La mia opinione è che chi si occupa di fumetti dovrebbe osservare d’ora in poi il silenzio su qualunque cosa scrivano queste persone: niente commenti su di loro, niente link (neanche se siete imbufaliti perché vi stanno calunniando – in particolare in questo caso, perché è di questo che vivono). Nessuna censura: il diritto di parola è un diritto sacrosanto, che non si nega nemmeno a chi vive di calunnie. Ma il diritto a essere ascoltati è qualcosa che ciascuno di noi si conquista con l’intelligenza e l’onestà, e là dove queste qualità non hanno casa è giusto non andare, e non mandarci più nessuno.

E scusate lo sfogo, ma quando si sorpassano certe soglie non si può restare indifferenti. Qualche anticorpo l’abbiamo ancora.”

Ora la invito, se ha il coraggio delle sue idee ed è certo di cosa dice a indicarmi

-dove abbiamo mai scritto notizie non confermate

-quando non abbiamo pubblicato smentite

Se non è in grado di farlo, e lei NON è in grado di farlo, ammetta di aver calunniato Fumetto d’Autore, e chi ci scrive. Se invece ha le prove di cosa dice le tiri fuori.

Lei, sta usando esattamente lo stesso metodo di cui ci accusa. Ossia lanciare accuse non vere e non confermate da fatti.

Un’altra cosa. I raffinati paragoni storici con chi ha creato le condizioni per i massacri antisemiti li riservi per qualcun altro. Io personalmente li trovo ingiuriosi verso di me e verso quelli che collaborano con Fumetto d’Autore.

Se lei deve difendere Ginevra perché è un suo amico, faccia pure. Capisco che gli amici vadano sostenuti a prescindere. Ma non in questo modo  -ripeto- meschino.

E le posso assicurare che queste cose che le scrivo, gliele direi in faccia qualora ci si dovesse incontrare.

Un’altra cosa. La “congiura del silenzio”, da lei invocata su Fumetto d’Autore è un’altra riprova di come quando si toccano gli “amici” si diventi reprobi e immondi. Non essendo un cretino capisco benissimo il motivo della sua invocazione. Se non si cita fumetto d’autore, fumetto d’autore non esiste. Il suo è un suggerimento ad “esorcizzare” il reprobo, a “criminalizzare” l’eretico, a “cancellare dall’esistenza”, il dissidente. ESATTAMENTE quello che ha sempre fatto il potere nei riguardi di chi si poneva al di fuori dalla cerchia degli interessi e delle amicizie.

Io adesso aspetto una rettifica sul suo blog, oppure le prove di cosa dice. Se non vedrò nulla, pubblicherò questa mia mail come editoriale su Fumetto d’Autore, così che tutti possano farsi un’idea su cosa ha detto, e su che metodi lei usi verso chi le tocca gli amichetti.

Poi, visto che sul suo blog la gente gli dava ragione, ho deciso di intervenire ed ho postato questo intervento.

Commento lasciato sul blog di Barbieri il 6 agosto 2011-08-06

«Ringrazio per la lezione di democrazia, civiltà e deontologia professionale che sto apprendendo da questo blog, da quello di Ginevra, e da quello di Guglielmo Nigro (il sedicente Harry Dice). "Silenziare" i dissidenti, o chi non ci sta simpatico, è la stessa tecnica che usano le dittature. A buon intenditor poche parole.

Ah, alcune precisazioni:

Fumetto d'Autore è un sito, non un blog

-gli editoriali li scrivo io, non Messina. i suoi sono ARTICOLI.

mi rendo conto che a volte chi non è del campo confonde la cose, ma mi aspetto che chi ci da lezioni di giornalismo almeno queste differenze le conosca.»

Questo commento non è mai apparso sul blog di Barbieri, perché Barbieri non ha ritenuto di doverlo pubblicare. Ossia mi ha CENSURATO.

Poi Il 7 agosto sul blog, sempre sullo stesso post, appare questa risposta di Barbieri ad un intervento di Marco Pellitteri.

7 agosto 2011 at 09:10

«Caro Marco
se rileggi il mio testo ti puoi accorgere che non solo non ho fatto riferimento a nessun caso specifico (anche se, certo, è stato un caso specifico a sollevare la mia indignazione, ma era, come si suol dire, la classica goccia che ha fatto traboccare un vaso ormai colmo), ma non ho messo nemmeno in questione la validità delle notizie diffuse dai signori in questione. Il merito delle notizie, quando ne sia il caso, sarà oggetto eventuale di azione legale. Ma è il metodo che è insopportabile, e assai più velenoso e pericoloso di quanto non appaia a te, io credo. Per questo non credo che si debba soprassedere su questo, e la strategia del silenzio collettivo è l’unica che possa funzionare a questo scopo.
Certo, nel fare questo appello, io l’ho inevitabilmente rotto, questo silenzio. Ma perché esso funzioni deve essere, appunto, un’azione collettiva. Per questo ho deciso di sfruttare un minimo di notorietà e autorevolezza del mio blog per far sapere che, a mio parere, il maggior numero di persone possibili dovrebbe comportarsi così, in merito – senza chiedere peraltro nessuna censura, nessuna condanna ufficiale del sito in questione (cosa che, tra l’altro, non farebbe che portare, mediaticamente, acqua al loro mulino).
Non tornerò più su questo argomento. Al massimo, nei commenti di questo post potrò rispondere a qualche cortese obiezione o dubbio, come il tuo.
Ciao»

Allora, siccome io penso che la gente se scrive qualcosa poi ne tenga conto, ho ri-inviato un commento sul blog di Barbieri, e precisamente questo

«"senza chiedere peraltro nessuna censura,"

perfetto. allora se siamo coerenti  non vedo perché CENSURARE il mio intervento di ieri che ripropongo adesso vista l'esplicita intenzione di non censurare nessuno.

Commento lasciato sul blog di Barbieri il 6 agosto 2011-08-06 e non approvato dalla moderazione, per motivi ignoti e quindi di fatto CENSURATO.

Lo ripropongo dopo l'esplicita affermazione di Barbieri di non avere alcuna intenzione di censura.

Alessandro Bottero, direttore del sito Fumetto d'Autore, quello che usa un "metodo insopportabile".

"ringrazio per la lezione di democrazia, civiltà e deontologia professionale che sto apprendendo da questo blog, da quello di Ginevra, e da quello di Guglielmo Nigro (il sedicente Harry Dice). "Silenziare" i dissidenti, o chi non ci sta simpatico, è la stessa tecnica che usano le dittature. A buon intenditor poche parole.

Ah, alcune precisazioni:

Fumetto d'Autore è un sito, non un blog

-gli editoriali li scrivo io, non messina. i suoi sono ARTICOLI.

mi rendo conto che a volte chi non è del campo confonde la cose, ma mi aspetto che chi ci da lezioni di giornalismo almeno queste differenze le conosca."»

Anche stavolta il mio  post non è stato approvato. Ossia, a parole si afferma di non voler censurare nessuno, e nei fatti invece lo si fa. Chi da fastidio non ha diritto di parola.

Prima di chiudere voglio solo farvi notare delle cose.

Prima affermazione di Barbieri:

«Credo che chi conosce quel blog piuttosto squallido che vive sulla diffusione di notizie non confermate (proprio come le voci che, storicamente, servivano per discreditare gli ebrei, creando il consenso e giustificando poi i massacri»

Seconda affermazione di Barbieri:

«se rileggi il mio testo ti puoi accorgere che non solo non ho fatto riferimento a nessun caso specifico (anche se, certo, è stato un caso specifico a sollevare la mia indignazione, ma era, come si suol dire, la classica goccia che ha fatto traboccare un vaso ormai colmo), ma non ho messo nemmeno in questione la validità delle notizie diffuse dai signori in questione

Sono solo io ho vedo una contraddizione? Barbieri ha messo in questione eccome la validità delle notizie da noi pubblicate e diffuse. Ha detto che noi diffondiamo notizie NON CONFERMATE. E quindi non valide. Se le notizie sono valide (perché in italiano “non mettere in questione la validità” significa “accetto che siano valide”) lo sono perché sono CONFERMATE, e quindi Barbieri (oltre a tutto il resto) si contraddice. Un semiologo che si contraddice.

Lo so che molti potrebbero pensare : a noi queste cose non interessano. Ma secondo me è importante che i lettori sappiano come si comportano certi nomi “autorevoli” del mondo del fumetto. E soprattutto essendo lettori di questo sito, avete il diritto di sapere che per alcuni critici “autorevoli” voi state perdendo tempo, e con visitandoci state sostenendo un sito moralmente malvagio e che diffonde notizie  false, per screditare persone di specchiata e cristallina virtù. Capito? Per Barbieri, per Nigro, e per chi è d’accordo con loro, voi state sbagliando a leggerci. Dovete ignorarci. Solo così potrete salvare il mondo del fumetto italiano dalla nostra malvagità.

Rendetevene conto.

Oppure ragionate con la vostra testa, e fregatevene di cosa dice Daniele Barbieri.

Comments

avatar Ricky
0
 
 
E noi sappiamo perchè Fumetto d'Autore dà fastidio: dice la verità, dice le cose come stanno, senza tanti fronzoli. Il mondo del fumetto, soprattutto in questo delicato periodo, ha un bisogno disperato di verità o meglio di realtà. Le parole riportate in corsivo nell'articolo di cui sopra sono molto spiacevoli. Non è dato sapere fino a che punto, a furia di trattare di realtà alternative (spesso con leggi della fisica modificate), qualcuno crede davvero di vivere in una di esse. Per la fisica, l'esistenza di realtà alternative rappresenta una possibilità concreta. Nella dimensione fantasiosa del fumetto sono ordinaria amministrazione. Davanti a parole del genere, esistono due tipi di risposte: la prima, quella più comoda e semplice, è ignorare tutto e tutti. Chi percorre la strada della verità non ha certo bisogno di alzare il livello di polemica. Le bugie e le falsità si autodistruggono con estrema facilità, senza bisogno di contributi esterni. Per cui continuare ad ignorare attacchi di questo tipo, è la scelta migliore. E' difficile essere superiori con le parole, ma è molto più difficile essere superiori con il silenzio. Il silenzio può anche essere urlato e far capire che i temi e le questioni sulle quali si è scelto di non intervenire, sono ben poca cosa. La seconda strada è quella forse da evitare: rispondere alle polemiche, trasformare un momento di dialogo sincero in un momento di conflitto. Non è mai consigliabile farlo, perchè si rischia di scendere di livello e di impoverire buoni argomenti.
avatar Mozo
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Ah, la verita'. un po' come il gatto di Schroedinger....
avatar m.laggetta
0
 
 
Spiace notare questi cali di stile (precipizi a dire il vero) da chi finora ha rappresentato, a parer mio, il meglio della critica sul fumetto. Dal canto mio sono deluso prima come lettore di Barbieri (dei lettori che comprano i suoi libri e non di quelli che leggono il suo blog) e poi come redattore. E spiace di cuore notare che tutto ciò avviene "dove gli interessi in gioco sono talmente piccoli che non si capisce nemmeno perché uno debba prendersi la briga di gettare fango inutile su altri quando ha così poco da guadagnarci". Continuo a chiedermelo...
avatar LoneWolf
0
 
 
Per quanto non li ami (e soprattutto non li rispetti) penso che questi "cordoni sanitari" verso siti, blog o giornali accusati, a torto o a ragione, di scrivere calunnie o comunque idiozie siano chiaramente più che legittimi, ed in fondo anche comprensibili quando si ritiene di essere ingiustamente bersagliati da altri (anche qui, non entro nel merito su chi abbia iniziato per primo, sulla fondatezza di "accuse" che non ho modo di verificare o sulla possibilità che chi invoca il “muro del silenzio” non abbia in realtà semplicemente argomenti per replicare), vorrei però soffermarmi su due punti che del post dell’esimio professore mi hanno particolarmente colpito (in negativo):

1- La solita banale stucchevole “reductio ad Hitlerum” con tanto di richiamo all’antisemitismo, al razzismo e all’olocausto utilizzato per squalificare/demonizzare la propria controparte.

2- L’estrema faziosità politica di chi, con tutto il campionario a disposizione, cita unicamente dei giornali di centrodestra come esempi di quotidiani che utilizzano a suo dire “le stesse strategie retoriche di coloro che difendevano il valore dei Protocolli dei Savi di Sion”; inutile che commenti il paragone con i protocolli di Sion perché ritornerei al punto 1, ma gli esempi citati per avvalorare questa tesi fanno veramente sorridere, esempi simili o ben peggiori si possono infatti ritrovare su giornali di qualsiasi tendenza politica, compresi quelli cosiddetti “autorevoli” e sulla carta non schierati (tipo il Corriere della Sera), soprattutto se ci si limita a leggere il titolo e non il corpo dell’articolo.

Poi, se proprio vogliamo parlare di “giornalismo complottista”, il primo nome che mi viene in mente è quello del compianto D’avanzo di Repubblica, certo, lui era considerato (specialmente ora che è morto) un giornalista autorevole, ma vogliamo rileggere i suoi servizi per ricordare quanto fumo era sua abitudine gettare negli occhi del lettore e quanto il suo giornalismo fosse pesantemente complottista, basato su fonti assai dubbie che spesso non rivelava neppure? Oppure non si può, perché dei morti, a meno che abbiano commesso atroci nefandezze, non possiamo che dirne tutto il bene possibile?
avatar Ricky
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I giornali che operano secondo le linee guida dei movimenti politici che appoggiano, non fanno informazione, ma costituiscono elementi operativi delle strategie e degli obiettivi che quei movimenti politici vogliono realizzare attraverso una "rappresentazione" distorta dei fatti e dare alla gente che legge l'illusione che quella sia la realtà, mentre, invece, la verità si trova altrove. Questo genere di giornalismo si chiama giornalismo servilista partitico e non ha nulla a che vedere con l'informazione. Lo scrivono sui loro giornali, dove campeggia l'avviso "quotidiano di partito", il che dice tutto.
avatar VaL
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in tutto questo fumo non vedo le risposte ai quesiti posti da FdA sul caso CFPAZ: ovvero
: è vero o no che la scelta dei collaboratori del servizio civile è mirata ed indirizzata? io vorrei una risposta semplice ad una domanda altrettanto semplice. senza sentire parlare di giornali di partito, di savi di sion e di supposte operazioni calunniose e cortine di silenzio:
La domanda è:
è vero o no che la scelta dei collaboratori del servizio civile al Centro Andrea Pazienza è mirata ed indirizzata? su particolari persone? se lo chiedo faccio calunnia o getto fango? è una domanda. pura. semplice. puoi rispondere SI, o puoi rispondere sdegnato NO

allora Si o No? io che non conosco nulla del CFPAZ se non l'autore da cui prende il nome , da profano vorrei una risposta. e non l'ho letta ancora.
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