Fumetto d'Autore

www.fumettodautore.com | Il Magazine della Nona Arte e dintorni | ISSN: 2037-6650 | Direttore: Alessandro Bottero

Sab11022012

Aggiornato alle:05:03:11

Recensioni

 

DON DRACULA

DON DRACULA Difficile definire un fumetto del genere. Questo perché tutto sta nella prospettiva da cui lo si vuole considerare. Intanto c’è da dire che l’autore l’ha disegnato intorno al 1979: capite che chi è abituato ai disegni di quest’ultimo decennio lo troverà graficamente povero, scarno e approssimativo. Intendiamoci, stiamo comunque parlando di un artista di fama mondiale (all’epoca è stato un pioniere nel disegnare personaggi e scene fuori dai canoni classici) ed è comprensibile che di più non poteva fare dato i mezzi tecnici che possedeva a quei tempi. Non da meno, al lettore che cerca serietà e drammaticità può risultare discutibile l’atmosfera goliardica e divertente dell’intera serie, mostrata oltre attraverso la storia anche dalle figure deformed, dalle posizioni innaturali e dai personaggi ridicoli. Le storie, pur avendo dei piccoli momenti drammatici e paurosi, sono straripanti di situazioni e gag comiche, soft quanto basta da mantenere l’atmosfera generale ad un livello di sana leggerezza e spensieratezza. Anche la trama è sulla stessa riga: innanzitutto il fumetto è diviso in tanti capitoli auto-conclusivi: non c’è un vero e proprio filone o continuity ma ogni storia può essere letta separatamente dalle altre. Merito dell’autore che ogni volta e in modi diversi presenta i due protagonisti: Don Dracula (il classico padre apprensivo, testardo, protettivo e vendicativo quando gli si tocca la figlia) e Chocolat (una bambina dispettosa, testarda al pari del padre e coraggiosa quanto basta per mettersi nei guai). Sono due vampiri ma più che spaventare fanno ridere; la loro condizione li proietta in situazioni sia soprannaturali che quotidiane e il loro essere vampiri è solo un pretesto per mostrare quanto in realtà siamo emotivamente umani, con i pro e contro che ne consegue. I loro caratteri forti e il loro rapporto conflittuale porta i due protagonisti a vivere avventure divertenti ed inaspettate, con un lieto fine che chiude egregiamente l’episodio. I due si circondano di co-protagonisti simpatici e mai fuori luogo. Tra i tanti, merita di essere citata la racchia soprappeso innamorata di Dracula che non smette di perseguitarlo nelle situazioni più disparate. Fanno sorridere anche le due autocitazioni che l’autore fa, inserendo nelle storie Black Jack e Astro Boy: un ennesimo tocco di classe umoristico. Come avete capito, non siamo certo di fronte alla solita versione horror-drammatica dei vampiri: ciò porta il lettore a guardare questi ‘signori della notte’ da una prospettiva diversa, più umana e terrena. L’albo, edito da Ronin Manga, è realizzato in maniera impeccabile per rendere il giusto omaggio all’autore. Interessante anche l’iniziativa della casa editrice di lasciare nelle vignette le onomatopee originali (gli effetti sonori, per intenderci), quindi in lingua giapponese, con tanto di caratteri sillabici a fine albo. Un’iniziativa certamente curiosa e originale che d’altro canto non intacca la fluidità della lettura. Per concludere, questo è un albo che può far divertire i bambini e far passare una piacevole oretta agli adulti. DON DRACULA Testi e disegni: Osamu Tezuka Editore: Ronin Manga Bianco/Nero, PP 208, € 5.90

Crtica d'Autore

 

Chester Brown, fumetti "hard" per rendere legale il sesso a pagamento

Favorevoli: il movimento per i diritti delle prostitute e le sex workers. Contrari: i moralisti di ogni religione. Divisa, l’opinione pubblica. Gli unici a non avere dubbi sono i clienti di prostitute. A lanciare la provocazione è uno di loro. Non uno qualunque. Chester Brown, geniale fumettista canadese, è tra gli artisti cui si deve il “rinascimento” del fumetto alternativo americano, già popolare negli anni Ottanta. «Credo che, se la prostituzione venisse depenalizzata, entrerebbe nella sfera dei comportamenti normali in un tempo relativamente breve, nell’arco di poche generazioni». Una vera e propria campagna per la legalizzazione del sesso a pagamento, la sua, lanciata con Io le pago. Memorie a fumetti di un cliente di prostitute, diario autobiografico reso sotto forma di una lunga quanto dettagliata confessione. Una graphic novel per adulti, ma non per questo gratuitamente volgare. L’autore non ostenta con compiacimento la sua vita sessuale tutt’altro che convenzionale, né sente il bisogno di giustificarsi. I disegni sono semplici, non indugiano in particolari pruriginosi e non cercano di “colorare” la vita del protagonista per renderla più o meno avventurosa o seducente. C’è poco del romanzo a fumetti, i suoi appuntamenti a luci rosse seguono moduli ripetitivi, ben restituiti da una gabbia grafica altrettanto monotona. Brown si limita a demolire punto per punto tutti i luoghi comuni e gli stereotipi sul mestiere più antico del mondo. «Il cliente non è né un pedofilo né uno stupratore e pensare che quel genere di uomini rappresenti il tipico cliente delle prostitute è come affermare che quelli che picchiano o uccidono le mogli siano mariti tipici». Uno dopo l’altro, confuta tutti i più ricorrenti argomenti contro la prostituzione. «Non soltanto egli dimostra come si basino su una retrograda morale religiosa, ma sottolinea anche l’ipocrisia dei benefattori liberal di “riportare sulla retta via” le prostitute. Tutte quelle intelligenti alzano gli occhi al cielo davanti a questi atteggiamenti». Così scrive nella prefazione Robert Crumb, padre storico del fumetto underground, alla cui matita, non a caso, in passato è stata affidata l’illustrazione de Il capitano è fuori a pranzo, l’ultimo diario di vita del “vecchio sporaccione” Charles Bukowski. Se negli States Io le pago ha scatenato un acceso dibattito, l’edizione italiana (traduzione di Stefano Sacchitella, pp. 292, € 18,50) è stata frettolosamente archiviata dalle redazioni culturali. A pubblicarla, poche settimane fa, la Coconino Press, che il 2 febbraio porterà in libreria un altro inedito di Brown, il volume antologico The Little Man, brillante e caleidoscopica raccolta di brevi storie giovanili con cui l’autore si diverte a irridere l’american way of life narrando di surreali rivolte della carta igienica, invasioni aliene, animaletti parlanti e televisioni che ipnotizzano l’uomo della strada. L’auspicio è che anche quest’opera, come la precedente, non venga accolta con pregiudizio. Lo stesso che, da sempre, è riservato a chiunque faccia coming out. Che si tratti di un cliente o di una escort, poco importa. Il giudizio è tanto immediato quanto severo, come se avessero confessato di essere criminali. Una condanna di indegnità sociale che genera relativi deficit di autostima, costringendo le parti alla clandestinità e consegnando quella che potrebbe essere una scelta libera e trasparente a ricattatori e sfruttatori. «Per la donna media – dice Brown – l’idea che un uomo paghi per fare sesso è ripugnante, una minaccia per la casa, la famiglia e per l’ideale dell’amore romantico, ma i comportamenti sordidi non sono certo meno diffusi tra le coppie sposate che nel mondo della prostituzione». Allo stesso modo, gli uomini considerano le prostitute delle donne dissolute, facili prede di possibili avances sessuali, anche quando in realtà, sottolinea l’artista canadese, «si tratta di donne timide, modeste e persino schive». Detto da lui, profondo conoscitore del mondo delle professioniste del sesso, la testimonianza appare più che attendibile. In quindici anni di “attività”, di febbrili consultazioni di annunci e di approfondito studio delle relative recensioni (feedback) che i clienti postano su appositi siti web, ne ha conosciute a decine. Giovani e meno giovani, belle e passabili, canadesi e straniere, gentili e sbrigative. Ha raccolto le loro confidenze, di alcune è diventato amico. Tutto ha inizio nel giugno 1996, quando la sua «ultima ragazza» gli comunica che (forse) si sta innamorando di un altro. Preludio a una convivenza a tre in cui lui finirà in breve per diventare il terzo. «Erano tre i motivi per cui volevo essere fidanzato: perché ce lo aspettiamo socialmente e i ragazzi che non hanno una fidanzata sono considerati degli sfigati, perché mi piaceva la gratificazione dell’ego quando una donna vuole quel tipo di relazione esclusiva con me e, ovviamente, per il sesso». L’amore romantico, ne conclude, non esiste e, se esiste per altri, non fa per lui. Scoprirà che l’essere amici può essere preferibile all’essere fidanzati. Anche dal punto di vista “economico”. Fatti i dovuti conti e considerata una frequenza di rapporti a pagamento ogni tre settimane (tanti gliene consente il suo badget), il ménage di coppia costa di più e si fa sesso meno spesso. Nella versione di carta e inchiostro (rigorosamente in bianco e nero), Brown non si raffigura meglio di quanto sia: un uomo di mezza età (è nato nel 1960 a Montreal), calvo e non proprio attraente, che fa un lavoro stravagante (il fumettaro). Improvvisarsi playboy sarebbe alquanto improbabile. «Non ho le doti sociali necessarie per agganciare donne che fanno sesso occasionalmente», fa presente agli amici/personaggi – tra cui gli artisti Seth e Joe Matt – che disapprovano il suo comportamento. «Sono felice dal punto di vista professionale e me la godo», risponde a chi evoca la crisi di mezza età. «Non possiamo criminalizzare il sesso a pagamento perché ci sono persone villane a letto. Probabilmente c’è più violenza negli appartamenti delle coppie romantiche che in quelli dove lavorano prostitute che, per non incorrere in multe e arresti, preferiscono tenere un profilo basso», fa notare a chi magari vorrebbe emularlo ma ha paura di mettersi nei guai. A mettersi a nudo è l’autore, vincendo il naturale imbarazzo e scavando tra le proprie debolezze con disarmante sincerità e feroce autoironia, costantemente in bilico tra il rimanere coerente con la scelta fatta e la tentazione di tornare indietro: il timore che il sesso a pagamento possa finire per lasciargli una spiacevole sensazione di vuoto. La conclusione cui giunge è un finale aperto: «fare sesso a pagamento non è una esperienza vuota, se paghi la persona giusta». Alla fine, con una di loro, Denise, stabilisce un rapporto sessuale esclusivo, sia pure sempre a pagamento. Lui è il suo unico cliente e lei l’unica donna con cui Chester va. Un contratto basato sull’affetto e sulla reciproca convenienza. «Uno dei due assiste l’altro finanziariamente. Come la chiamereste una relazione simile?», domanda Brown. Quanti matrimoni, del resto, sono palesemente basati sul vantaggio economico di una delle parti? La prostituzione esplicita è peggiore di quella implicita? Che lui la paghi rende meno “pulita” la situazione o, piuttosto, più chiaro il reciproco ruolo? Che egli stesso abbia scelto di vivere una relazione stabile, rappresenta il trionfo o il fallimento delle sue tesi? Al lettore l’ardua sentenza o, meglio ancora, si apra un sano scambio di opinioni. Perché probabilmente leggere Io le pago non vi farà cambiare idea sulla prostituzione ma ci aiuta a osservare la questione da un’altra posizione. E non fate battute sceme. *Articolo tratto dal Secolo d'Italia del 4 febbraio 2012. Questo articolo on line è reperibile anceh sul blog dell'autore a questo indirizzo.

Autori e Anteprime

 

Agenzia Incantesimi e tutto il resto: intervista a Federico Memola

di Alessandro Bottero Federico Memola è uno sceneggiatore che ho sempre seguito con piacere, fin dai tempi di Zona X. Jonathan Steele (sia la versione Bonelli, che quella Star Comics) mi piaceva, e anche il suo spin off, ossia Agenzia Incantesimi, a mio parere aveva il suo perché. Memola nell’ultima settimana si è trovato al centro di una polemica nel fumettomondo, perché ha lanciato una proposta “scandalosa” sul suo blog (QUI la notizia). Siccome qui non stiamo mica a pettinare le bambole, ecco una bella intervistina a Federico Memola, sul tema del giorno: Federico Memola con la sua richiesta di coloristi per Aganzia Incantesimi, sta o no rovinando il mondo del lavoro italiano? In apertura il pensiero di alcuni professionisti del settore, che si sono espressi nel blog di Roberto Recchioni, riguardo a questa mossa di Memola. La discussione completa sul blog di Roberto Recchioni, da cui sono tratti sia la citazione di Recchioni che i commenti, si trova a questo link.   Roberto Recchioni: «premesso che sono abbastanza convinto della buona fede di Memola (anche se tutta la storia della carta Paypal suona proprio brutta, a leggerla), questa roba è sbagliata e non solo fa male al fumetto, ma fa male al lavoro di tutti. E no, il fatto che di mezzo ci sia un professionista non rende la cosa migliore o più seria.Anzi, PROPRIO perché di mezzo c'è un professionista, la cosa è grave. Ma tanto lo so che un mucchio di aspiranti si metteranno in fila per proporre il loro materiale.A breve, vedremo spuntare editori che si faranno pagare per pubblicare, come succede già nell'ambito letterario.» Laura Scarpa: «Sinceramente, con amicizia e simpatia per tutti, questo mi pare più grave. "Davvero" a me non piace, non è il mio genere ecc ecc, ma un progetto comune fatto gratuitamente può starci, parità per tutti. Questo mi pare invece non avere un sogno condiviso. Con tutto ciò chiediamoci quanto la crisi c'entri, e quanto no. » Davide Morando:  «Non è la stessa situazione di DAVVERO.In questi caso, quando Memola cerca coloristi per ristampare in digitale le storie già edite da Star Comics, offre lavoro non pagato a fronte di una sceneggiatura per cui ha ricevuto, a suo tempo, un compenso.Sbaglio?» Fd'A: Allora, Federico, come si fa? Sembra che tu stia facendo una cosa poco chiara (anche se devo dire che la cosa è chiarissima, se uno legge con attenzione cosa hai scritto). Vogliamo provare a dissipare i dubbi e le preoccupazioni? FM: Non immaginavo davvero che ce ne sarebbe stato bisogno, ma va bene, sono a disposizione. Cos’è questa proposta? FM: E', molto semplicemente, un progetto nato a metà del 2010 e destinato alla piattaforma Apple per Ipad (e che quindi prevedeva una percentuale per gli autori). Purtroppo, la società che avrebbe dovuto realizzarlo, dopo che era addirittura stato firmato il contratto, ha cominciato a porre problemi di carattere contenutistico per l'aspetto glamour delle storie. Prima ha ipotizzato di intervenire sulle vignette in cui comparivano dei nudi, poi ha rimandato per mesi l'uscita e infine il contratto è stato sciolto consensualmente. Ci ho pensato molto a lungo, prima di partire per conto mio, sia perché al momento ero nel pieno di altre attività, sia per problemi personali sopraggiunti in quel periodo. Alla fine ho deciso di realizzarlo in questa forma perché ritengo che sia una serie fresca e divertente, con ancora tante potenzialità. Lo faccio anche per avere un controllo creativo totale. Intendiamoci, sono abituato a rispettare i canoni delle case editrici per cui lavoro (lo faccio tuttora con il Giornalino e non solo), ma ci sono due progetti che con gli anni sono diventati troppo personali, a cui tengo moltissimo e che intendo quindi realizzare come ritengo giusto. E Agenzia Incantesimi è uno dei due. Roberto Recchioni dice che questa tua proposta è “sbagliata”, e che “fa male al lavoro di tutti”. Conoscendoti e sapendo che sei una persona seria e che rispetta il lavoro di tutti mi paiono giudizi ingenerosi. Tu che rispondi?  FM: Che non sono così importante da nuocere al mercato italiano, prima di tutto. E, francamente, non vedo dove stia lo scandalo: più della metà delle case editrici italiane, la cosiddetta "piccola editoria", pubblica libri e fumetti, anche apprezzati e premiati, alle stesse condizioni, ovvero dietro promessa di eventuali royalties (purtroppo raramente poi corrisposte, viste le cifre vendute). E queste case editrici vendono i libri, quindi ricevono degli introiti, per modesti che siano. Nel mio caso (ma anche in quello di Paola Barbato o di Giuseppe Di Bernardo con l'Insonne, tanto per citare casi analoghi che mi hanno preceduto) non ci sono nemmeno introiti su cui polemizzare. O meglio, se mai ci saranno, tramite donazioni o altre iniziative, verranno devoluti interamente a disegnatori e coloristi, visto che non ho costi di stampa da coprire. Quindi sarò un ingenuo, ma non vedo il problema. Laura scarpa parla di “un sogno non condiviso”, come se il fatto che il colorista lavori su storie ideate da te, e disegnate da altri, lo riduca a mero esecutore. Io invece ci vedo dei tratti di “condivisione”. Sbaglio io? FM: Oddio, sbagliate entrambi, a dire il vero. E' chiaro che la serie è una mia creazione (come "Davvero" è una creazione di Paola Barbato), ma chi vi partecipa, venendo meno la motivazione economica, lo fa perché l'apprezza e ci tiene a contribuirvi. Poi, boh, la definizione "sogno non condiviso" non è che la comprenda bene… Sembra adattarsi a qualunque fumetto nato dalla volontà di una persona e realizzato da uno staff. Anzi, ho conosciuto più di un disegnatore che lavora a un certo personaggio o progetto senza esserne coinvolto, puramente per una questione economica. In questo caso, se un disegnatore non fosse interessato al fumetto, perché dovrebbe contribuirvi? Per "notorietà"? Mah, non sono Sclavi e non sto facendo Tex o Dylan Dog… Davide Morando ci dice che tu, furbetto, in realtà sei stato pagato per le storie che ora vuoi far ricolorare. A me pare una insinuazione un po’ meschina, come se tu dovessi dividere con i coloristi i soldi che ti ha dato la Star Comics, per gli albi di Agenzia Incantesimi pubblicati anni fa.  FM. Non conosco la persona citata. Comunque, se il gioco è "chi ci lavora di più aggratis", rispetto a disegnatori e coloristi io arriverò certamente secondo, ma non di molto: revisionare (un'altra volta!) tutte le storie, supervisionare i disegnatori, curare di fatto la serie (lavoro che ho svolto per tanti anni in Bonelli e Star Comics, quindi so come va fatto e che impegno comporti) costa tempo e fatica anche a me. Le nuove storie, inoltre, non me le paga Gesù bambino… Certo, il progetto è mio, ma non è che vada ad allettare gli incauti con chissà quali miraggi. Dovrebbe essere tutto chiaro semplicemente seguendo il blog. Almeno spero, non fatemi pure venire dubbi!  Trovo questo modo di discutere su internet abbastanza schizofrenico. Tu fai una proposta su un tuo blog. Nessuno commenta lì, ma la discussione si accende su un altro blog, senza che nessuno ti coinvolga o ti avvisi. Questa totale dispersione delle conversazioni sta diventando sempre più la regola nella blogsfera dei fumetto italiano. O mi sbaglio?  FM: Suppongo che ci siano delle piattaforme che si sono "guadagnate" una visibilità maggiore e quindi attirino le persone che vogliono discutere di dati argomenti… Certo, sarebbe stato corretto o quanto meno "cortese" se qualcuno, magari prima di accodarsi al tifo da stadio, avesse sentito anche l'altra campana, visto che io sono perfettamente raggiungibile e sempre disponibile al dialogo, se interpellato. Però posso riferirmi a questo caso specifico, in linea generale sono impreparato sull'argomento: da ben più di un anno mi sono abbastanza "ritirato" da Internet e dalle discussioni che avvengono in rete… Anzi, essendomi anche preso un anno sabbatico da fiere e convegni, ammetto di essere persino colpevolmente un po' disinformato. Apprendo di certe iniziative o certi casi giusto quando me li segnala qualche amico o collega più attento di me! Passando alle cose serie, ho la precisa sensazione che questo lavoro di ricolorazione e pubblicazione online, sia in massima parte una operazione di promozione verso nuovi editori, che potrebbero essere interessati ad una edizione a colori di Agenzia Incantesimi. Forse anche oltreconfine? Forse qualche francese?  FM: Non nego che mi piacerebbe (forse l'ho anche scritto sul blog!) e che intendo provarci, non fosse altro che per poter poi far arrivare dei soldi a tutti coloro che stanno partecipando o parteciperanno all'iniziativa. Fra l'Italia e l'estero vedo più probabile questa seconda ipotesi (pur sapendo quanto sia difficile piazzare una serie all'estero!), al momento. Vedremo. Hai da pochissimo assunto il ruolo di direttore editoriale delle Edizioni Arcadia (a proposito, auguri). Che bolle in pentola per il 2012?  FM: Ho assunto questo ruolo perché già dalla nascita della casa editrice Maurizio Rosenzweig e io abbiamo fatto da "consulenti" per Mario Taccolini e a un certo punto, anche di fronte a certe difficoltà subentrate (di cui lo stesso Mario ha pubblicamente parlato) ho pensato che un mio maggiore apporto avrebbe potuto essere d'aiuto. Edizioni Arcadia, pur fra mille difficoltà, ha pubblicato materiale interessante (sì, lo so, anche mio!) e promosso validi autori, retribuendoli; sarebbe stato un peccato se questa piccola realtà fosse venuta meno. Il nostro obiettivo, nell'immediato, è quindi tirare su un po' di soldi per poter un giorno riprendere le serie (ovvero, pagare gli autori coinvolti). Per ora, di certo, ci sono altri due volumi della collana "La macchina da scrivere", il volume del 2012 di "Sexy & Chaotic" e un altro volume di illustrazioni di Alessandro Mazzetti. Il resto lo stiamo definendo e non posso dire nulla senza l'autorizzazione di Mario. Dopo Rourke che cosa bolle in pentola per il Federico Memola sceneggiatore? Progetti? Miniserie? Magari un ritorno alla Bonelli?  FM: Al momento sto lavorando regolarmente con Il Giornalino. Inoltre la Planeta DeAgostini ha proprio di recente riconosciuto formalmente che Harry Moon è libero e completamente di mia proprietà, e ammetto che non mi dispiacerebbe affatto riuscire a riproporlo e a concludere almeno quel famigerato ciclo di 12 numeri (di cui ne esistono 5 finiti e pronti per la stampa), almeno per quei lettori che avevano iniziato a seguirlo. Poi ci sono altre cose in ballo, come sempre, ma se ne parlerà il prossimo anno.

Reportage

 

Cara fiera ti scrivo: il punto di vista di Narnia Fumetto

Da organizzatore di manifestazioni, ho cercato di mettere in pratica quello che avevo imparato da espositore e da negoziante. Ed è questo che mi considero, in primis: un libraio, che fa fiere e vende anche su internet PRIMA, un organizzatore di eventi/fiere POI.Per questo, a Narnia Fumetto, è nata l'Artist Alley, allo scopo di riunire in un unico luogo tutti gli autori ospiti della manifestazione (non quelli invitati dai singoli stand), collegando la possibilità di avere uno sketch da collezione all'obbligo di acquisto di un libro. Infatti: chi non è interessato al fumetto di un autore, come può volerne il disegno? Semplice: perché è bello ed è gratuito!Oltretutto: questo da dignità a chi realizza l'albo, che non è un semplice "ritrattista" su commissione, ma sta dedicando una propria opera (che poi lo faccia sull'albo stesso o meno è un dettaglio); da la possibilità all'editore e all'organizzazione di rientrare di parte delle spese (tante, davvero tante!) legate all'ospitalità ed alla gestione dell'autore.Il disegno ha un valore: "regalarlo", senza neanche chiedere l'acquisto di un libro è uno svilire e sminuire il valore del nostro lavoro.Ma, è da espositore ed addetto ai lavori, che mi sento di dire che, al momento, le fiere italiane sono carenti sotto molti punti di vista.Ecco quelle che, per me, sono le priorità.1-Scelta degli stand per gli espositori. I negozianti sono le vere "star" delle manifestazioni. Presenti dappertutto (gli autori, gli editori non sempre ci sono), danno la cifra minima di un evento. Che può rinunciare a tutto, ma necessariamente "parte" dalla mostra mercato!Ad oggi, pochissime fiere (Fumettopoli, Roma Comics, Romics, altre non me ne vengono in mente...) danno la possibilità di scegliersi lo stand, mettendo online delle piantine chiare, indicando regole trasparenti (es: chi prima prenota e prima paga, prima sceglie), facendo partire tutti alla pari. Spesso ci dobbiamo scegliere gli spazi, pagarli, e poi, solo POI, sappiamo esattamente cosa ci viene assegnato. Fa così Lucca Comics, che tra l'altro trattiene l'anticipo se lo spazio non è gradito e ci si rinuncia...Da quest'anno, anche Narnia Fumetto metterà online la piantina degli stand vuoti, dando la possibilità di scelta... Cosa che abbiamo sempre fatto informalmente, tra l'altro.2-Date e rispetto. Quando si sceglie la data di un evento, l'organizzazione ha l'obbligo morale e pratico di verificare di non sovrapporsi ad altri eventi. "Morale", perché chi organizza da prima, chi occupa un determinato fine-settimana, ha la priorità su questo, a prescindere dalla grandezza dell'evento: priorità data dall'anzianità, un valore purtroppo sottovalutato. E dire che basterebbe poco: ci sono vari siti (tipo questo, autorevolissimo!) che elencano le varie manifestazioni.L'obbligo "pratico" deriva dal fatto che, sovrapponendo gli eventi, costringi gli espositori (oltre che il pubblico) a scegliere tra una mostra ed un'altra. E gli espositori, che lo fanno -ricordiamo- per lavoro, possono esser messi in difficoltà dal dover rinunciare ad una manifestazione.3-Dialogo con gli espositori.Se i calciatori scioperano, il campionato si ferma.Se i Tir non vanno, si blocca tutto il traffico.Eppure nessuna fiera tiene conto dei pareri o delle critiche di negozianti, autori ed editori.Ci vorrebbe un bello sciopero, eh?4-Prezzi dei biglietti, prezzi degli stand. Non è il momento per aumentarli.Anzi: potrebbe essere l'occasione per abbassarli: i primi prevedendo abbonamenti o sconti speciali, o convenzioni. I secondi, magari, tagliando gli allestimenti: meno belli, ma più economici...Ed eliminando l'inutile "terzo metro". Se uno stand è profondo tre metri, a nove espositori su dieci il terzo metro di profondità non servirà... ma il costo è comunque più alto di un terzo. Un "4x2" metri è quindi utilizzabile come un "4x3", ma costa oltre il trenta per cento in più.Almeno, dateci la possibilità di scegliere!5-Quanti espositori? Chiarezza. Lo scorso anno ho incassato 100, in una data fiera.L'anno dopo... gli espositori sono il doppio! Forse è per questo che incasso 70 o 80? O 50?E' così difficile capire che, a parità di "torta", se aumentano i commensali, la fetta diventa un "boccone"? Forse non è il caso di puntare ad aumentare il pubblico, aumentando solo gradualmente gli espositori?Per finire: da espositore ho spesso rotto le scatole. Ma ne ho anche pagato le conseguenze, come sa chi mi conosce. E da organizzatore ci ho sempre messo la faccia: Narnia Fumetto è, soprattutto, una fiera a misura di addetto ai lavori. Chi ci segue, lo sa.Quindi, massima è la mia/nostra disponibilità all'ascolto e al cambiamento.

Off Topic

 

Strumenti di giornalismo » Segreto professionale dei giornalisti

Come già anticipato, pubblichiamo un testo su cosa sia il segreto professionale del giornalista e su che basi giuridiche si fondi. Europa Il segreto sulla fonte fiduciaria è salvaguardato dalla Convenzione europea dei Diritti dell'Uomo. L’articolo 10 («Libertà di espressione») tutela espressamente le fonti dei giornalisti, stabilendo il diritto a ricevere notizie: « Ogni persona ha diritto alla libertà d'espressione. Tale diritto include la libertà d'opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza considerazione di frontiere. » (Convenzione europea dei diritti dell’Uomo.) La Corte europea dei diritti dell'uomo ha ulteriormente rafforzato la tutela delle fonti di carattere fiduciario. Interpretando estensivamente l'art. 10, ha stabilito che tale norma comprenda anche la tutela delle fonti giornalistiche, in virtù dello stretto legame tra diritto di informare e diritto di cercare notizie. Grazie a questa interpretazione estensiva, l'art. 10 della Convenzione garantisce sia il diritto di un individuo alla libertà di espressione sia il diritto della collettività a ricevere informazioni. In tal modo i giudici sopranazionali hanno previsto una tutela più ampia rispetto a quella offerta da ordinamenti giuridici nazionali, tra cui quello italiano, che garantiscono un diritto attivo a fare informazioni, ma non uno passivo a riceverle. Due sentenze della Corte europea hanno fatto giurisprudenza in materia. Sono le sentenze Goodwin (27 marzo 1996, Goodwin c. Regno Unito) e Roemen (25 febbraio 2003, Roemen e Schmit c. Lussemburgo, Procedimento n. 51772/99). In esse la Corte ha affermato che il diritto alla protezione delle fonti giornalistiche è da considerarsi strettamente connesso al diritto di ricevere notizie. Inoltre ha stabilito l'illegittimità delle perquisizioni negli uffici e nelle abitazioni dei giornalisti, nonché negli studi dei loro avvocati, volte alla ricerca delle fonti confidenziali. Se tale protezione non esistesse, cioè se le fonti confidenziali sapessero che un giudice può ordinare al giornalista di rivelare il loro nome, sarebbero dissuasi dal fornire notizie. Ma ciò sarebbe a detrimento della completezza dell'informazione e, in definitiva, della stessa libertà di stampa. Italia La legge istitutiva dell'Ordine impone al giornalista l'obbligo di tutelare la segretezza delle fonti: « [Giornalisti ed editori] sono tenuti a rispettare il segreto professionale sulla fonte delle notizie, quando ciò sia richiesto dal carattere fiduciario di esse. » (legge professionale n. 69/1963.) La violazione del segreto comporta una sanzione disciplinare (articolo 48 della legge n. 69/1963). I giornalisti italiani devono rifiutarsi di fornire i nomi delle persone dalle quali hanno avuto notizie di carattere fiduciario anche di fronte ai giudici. L'obbligo della segretezza della fonte può essere rimosso soltanto nel caso in cui la rivelazione della fonte si riveli indispensabile ai fini della prova del reato. In questo caso il giudice (mai un pubblico ministero) ordina al giornalista di indicare la fonte delle sue informazioni (articolo 200 del Codice di procedura penale). Solo il giornalista professionista ha la facoltà di opporre al giudice il segreto sulle proprie fonti. I pubblicisti e i praticanti, invece, sono sempre tenuti a rispondere ai giudici sul segreto professionale.
Back Editoriali L'Editoriale » Disney, Marvel, Panini: Cosa sta succedendo là fuori? Tex al posto dell’Uomo Ragno?

L'Editoriale » Disney, Marvel, Panini: Cosa sta succedendo là fuori? Tex al posto dell’Uomo Ragno?

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disneymarvelpaniniEDIZIONE STRAORDINARIA

L'Aggiornamento del 15/04/2010 è leggibile alla fine del pezzo.

di Alessandro Bottero

[14/04/2010] » È di qualche giorno la notizia che la Panini sia diventata la licenziataria mondiale per i prodotti della Bonelli.

Riprende la notizia anche Bleeding Cool, il blog di Rich Johnston:

“understand that Panini has became the international representant for top Italian comics publisher Bonelli Comics. Hasn’t been announced yet, but any day now.
This is being seen as a possible safeguard for Panini against the very real possibility that Marvel will be withdrawing its licence from the global comics publisher.
Panini has successfully expanded all over Europe and South America on the back of being Marvel’s international licensor. Indeed, when they began to expand, they used the Marvel bankruptcy to negotiate a deal when for a number of years they didn’t have to pay any licensing fees to Marvel at all.
But with Marvel’s tie-up with Disney, and the current battle for the Marvel rights in Italy, where Disney Italia is a big Panini rival, there’s the possibility that Disney see the Panini Marvel market as theirs for the taken if they wish to exploit it.
And as big as Bonelli is, it’s not quite Marvel comics…”

Ecco la traduzione: “Sappiate che la Panini è divenuta il rappresentante internazionale per il massimo editore italiano di fumetti, Bonelli. Non è ancora stato annunciato, ma lo sarà a giorni. Questo può essere visto come una possibile misura di salvezza per la Panini, contro la possibilità assai concreta che la Marvel le tolga le sue licenze. Panini si è espansa con enorme successo in Europa e Sud America, grazie al fatto di essere colei che gestiva a livelllo mondiale la Marvel. In effetti, quando iniziarono ad espandersi, sfruttarono la situazione di bancarotta della Marvel per negoziare un accordo, in base al quale, per un certo numero di anni, non avrebbero dovuto pagare nessuna cifra alla Marvel, per le licenze. Ora però, con l’acquisizione della Marvel da parte della Disney, e la battaglia per i diritti Marvel che si sta svolgendo in Italia, dove la Disney Italia è un grosso rivale della Panini, esiste la possibilità che la Disney veda il mercato gestito da Panini, come “suo”, qualora lei (la disney) desideri impadronirsene. E per quanto possa essere grande la bonelli, non è la Marvel Comics."

In realtà non credo che questo porti a una diffusione dei fumetti Bonelli nel mondo, più di quel che succeda ora, quanto invece a uno sfruttamento maggiore dei personaggi Bonelli nel campo degli audiovisivi. Panini, penso, userà il “cuneo” del prossimo film su Dylan Dog, per vendere i diritti  dei personaggi Bonelli al cinema o alla TV. Soprattutto alla TV, visto che i personaggi Bonelli (almeno alcuni) a mio avviso sono perfetti per serie TV. E ricordiamo che grazie al proliferare di canali, dovuto a digitale terrestre e satelliti, le varie TV hanno sempre più fame di programmi per riempire i palinsesti.

Il punto più interessante per i lettori di fumetti però è un altro: secondo Rich Johnston, che ha postato la notizia sul suo blog, l’acquisizione  dei diritti Bonelli potrebbe preludere alla perdita, da parte della Panini, non dei diritti sulle serie Marvel Comics, ma del ruolo di agente mondiale per conto della Marvel.

Mi spiego, e riprendo una  cosa che scrivevo a settembre, nell'editoriale che inaugurato Fumetto d’Autore:

“5- questione diritti.

E qui la cosa è ancora più fluida.
I diritti per l'Italia sono appena stati rinegoziati (oppure sono in fase di chiusura, in tempo per la fiera del libro di Francoforte). È una notizia normalissima, e non violo nessun segreto di stato.
In teoria, se sono chiusi, per altri cinque anni la Panini avrà i diritti Marvel. Ma.....ma la Panini agisce anche come licenziataria Marvel per il mondo.
Se la Slovenia vuole acquisire i diritti Marvel parla con Panini, che, presumo, ricava soldi dalla transizione in quanto agente.

Ossia, la panini PAGA per avere i diritti per Italia, Francia, Germania, e altri paesi dove è UFFICIALMENTE presente, ma poi agisce da agente per i paesi dove lei non c'è.

Sono due cose diverse, credo. O no?

Per la prima la Disney potrebbe dire: "I soldi Panini ci fanno comodo. Lasciamogli le licenze.".
Ma potrebbe anche dire: "Quanto ricaviamo dalla vendita dei diritti? Quanto ricaveremmo dalla produzione in proprio, assumendoci rischi ma anche godendo al 100% dei ricavi?" E per la seconda....perché affidare ad altri i diritti Marvel, quando la Disney ha GIA' una rete di agenti che copre il mondo, e che dovrebbero solo aggiungere un altro prodotto al loro catalogo?

D'altronde le cose potrebbero benissimo restare come sono.”

Chiaro come stanno le cose? La Panini pubblica in Italia  e in altri paesi le serie Marvel, e contemporaneamente agisce come agente (vendendo i fumetti Marvel), nei paesi dove lei non pubblica. Nel mio pezzo però dicevo una cosa che, secondo quanto ci dice Johnston, era sbagliata.

Leggete con attenzione cosa dice qui Johnston: “Indeed, when they began to expand, they used the Marvel bankruptcy to negotiate a deal when for a number of years they didn’t have to pay any licensing fees to Marvel at all.”

Tradotto: “In effetti, quando iniziarono (la Panini) ad espandersi, sfruttarono la situazione di bancarotta della Marvel (in effetti non era tecnicamente una “bancarotta”, come intendiamo in Italia, ma più propriamente “amministrazione controllata”), per negoziare un accordo, in base al quale, per un certo numero di anni, non avrebbero dovuto pagare nessuna cifra alla Marvel, per le licenze.”

Avete letto bene? Secondo Johnston la Panini, in base all’accordo stipulato con la Marvel all’epoca, per tutti questi anni non ha mai pagato “licensing fees” per poter pubblicare prodotti Marvel. Io invece, ingenuamente, credevo che così come tutti gli altri editori che acquistano prodotti dall’estero, anche la Panini per pubblicare la Marvel in Italia, Francia, Germania, e altrove pagasse qualcosa. Vabbé, non è mai stato così. E poi si parla di armi pari…. (Per chiarire a chi non è esperto: chiunque acquisti una serie a fumetti da un editore estero, deve pagare qualcosa. Sono i cosiddetti  “diritti”. Io, pagando, acquisisco il diritto di pubblicare quella serie in Italia. Secondo Johnstn, nell’accordo tra Marvel e Panini, questo non era previsto. Panini poteva pubblicare Marvel senza pagare nulla, se non le royalties sul venduto, e il costo degli impianti di stampa. Se le cose sono andate come afferma Johnston, diciamocelo, è un vantaggio non da poco...).

Chiarisco che io mi limito a riportare un’affermazione di Rich Johnston, e ad esprimere un’opinione su cosa dice lui. Non sono certo io a dire questo. Quindi non devo essere io a portare prove a conferma di cosa dice Johnston. Questo lo dico per evitare i soliti commenti “Bottero, non gettare fango sugli altri! Se fai  delle affermazioni porta le prove!”. Eh no, cocchi. Io ho preso spunto da una affermazione  di Johnston. Se volete attaccare qualcuno, attaccate lui. Ma da quel che vedo né Panini, né Marvel finora gli hanno contestato l’affermazione, quindi forse tutti i torti non li ha.

Torniamo a noi. La Panini per anni ha usato il suo accordo con la Marvel sotto due punti di vista:

-non pagando per il diritto di pubblicare prodotti Marvel in prima persona;

-svolgendo la funzione di agente internazionale, per i prodotti Marvel (e ovviamente ricavandone la provvigione  da agente).

Ora però le cose sono cambiate. La Marvel ad agosto 2009 è stata acquistata dalla Disney, alla quale, evidentemente la cosa non è andata bene.

Cosa scrivevo allora?

“Per la prima la Disney potrebbe dire: "I soldi Panini ci fanno comodo. Lasciamogli le licenze."

Ma potrebbe anche dire: "Quanto ricaviamo dalla vendita dei diritti? Quanto ricaveremmo dalla produzione in proprio, assumendoci rischi ma anche godendo al 100% dei ricavi?" E per la seconda....perché affidare ad altri i diritti Marvel, quando la Disney ha GIA' una rete di agenti che copre il mondo, e che dovrebbero solo aggiungere un altro prodotto al loro catalogo?”

La Disney si è trovata in casa qualcuno che pubblicava i suoi fumetti (perché adesso le serie Marvel sono roba sua) senza pagare, ma non solo. Si è anche ritrovata uno che faceva da agente per i suoi fumetti, ricavandoci dei soldi, quando lei (la Disney) era perfettamente in grado di seguire il licensing dei suoi prodotti in prima persona.

Era solo questione di tempo, prima che i nodi venissero al pettine. E adesso la Panini diventa agente internazionale della Bonelli.

Come diceva il mio  salumiere: “Le coincidenze non esistono”.

Un‘ultima cosa: perché ho detto che la notizia non significa necessariamente che la Panini perderà la possibilità di pubblicare i fumetti Marvel in Italia o altrove? Semplice. Perché la Disney potrebbe benissimo far pagare alla Panini le licenze Marvel, per i paesi nei quali la Panini desideri pubblicare la Marvel.

Quello che credo sia certo è che la Panini perderà il ruolo di agente Marvel per il mondo. Ma alla Panini resta sempre la possibilità di chiedere alla Disney se è possibile acquisire le licenze Marvel per il mercato del paese X. E se la Disney non vuole pubblicare in proprio nel paese X, può benissimo dare le licenze a Panini (o anche  ad altri, ovvio), dietro pagamento delle licensing fees.

Aggiornamento dell'Ultim’Ora:

Ecco l’annuncio ufficiale: La Disney ha ripreso la gestione dei diritti Marvel per il mercato internazionale, dalle mani della Panini.

Ecco la notizia, tratta sempre da Bleeding Cool di Rich Johnston:

It seems that yesterday’s report of Panini Comics taking over Bonelli’s international distribution was a little on the late side. It actually happened a month ago. So why was I specifically hearing about it yesterday?

Seems it might be part of a little damage limitation. Because two days ago, Disney took over the handling of Marvel’s international licensing. And Panini feels rather threatened.

As well it might be, Panini license Marvel extensively outside of the USA, all across South America and Europe. And this established network is one that Disney could utilise if it decided to withdraw that license and expand its own comics publishing operations with already established Marvel titles into those territories.

And in Italy especially, Panini and Disney are sworn rivals in the comic book arena. And suddenly Disney owns the rights to the majority of books that Panini are publishing there.

Is this the start of a new comic book world war?

Traduzione: “Poteva sembrare che la notizia di ieri dell’acquisizione del ruolo di agente internazionale Bonelli da parte di Panini fosse vecchia. In effetti era di un mese fa. Allora perché è uscita fuori solo ieri? Forse come parte di una strategia per limitare i danni? Infatti due giorni fa la Disney ha ripreso in mano la gestione internazionale dei diritti Marvel, e la Panini si sente minacciata. E potrebbe essere così, visto che Panini gestisce le licenze Marvel fuori dagli USA, per tutto il Sud America e l’Europa. E questa rete di rapporti potrebbe fare gola alla Disney, se questa decidesse di togliere le licenze, ed espandersi in proprio in quei paesi, sfruttando i titoli marvel già esistenti in quei mercati. E specialmente in Italia Panini e Disney sono acerrimi nemici nel mercato dei fumetti. E all’improvviso la Disney detiene i diritti della maggioranza dei fumetti che la panini pubblica lì. È forse l’inizio di una nuovba guerra mondiale dei fumetti?”

Aggiornamento

[15/04/2010] » Licensing Fees non è la stessa cosa di Royalties. Altrimenti non sarebbero parole diverse, no?

Licensing fees è quello che si paga per avere il diritto di pubblicare, a prescindere se pubblichi o se vendi.

Infatti fee è tariffa, e licensing è l’essere il licenziatario (nel senso di persona, o società, o casa editrice che acquisisce dal proprietario originale per un mercato X il diritto a gestire un prodotto, un’opera, o una serie di prodotti e di opere) . Qui non si parla affatto di venduto. Si parla di essere colui  che in un mercato X gestisce determinati prodotti.

Le royalties invece  sono la percentuale sul prezzo di copertina che si deve dare al proprietario dei diritti  per l’opera che si traduce, calcolate sulla base del numero di copie vendute.

Allora la Panini  non pagando Licensing fees, come dice Johnston, non pagava cifre per avere il diritto di licenziare in Italia e altrove i fumetti Marvel. Non ho mai detto che non pagasse royalties. Ma  di sicuro non doveva caricare sul singolo prodotto, oltre ai costi di produzione, oltre alle royalties da dare alla Marvel, anche il costo di avere la possibilità di gestire i prodotti Marvel. Invece la Play Press, tanto per fare nomi, PAGAVA per avere il diritto di essere il licenziatario DC Comics, pagava una licensing fee, che è cosa diversa dalle royalties. Questo tanto per chiarire le cose, e spiegare che licensing fee (pagamento del diritto di esclusiva, se vogliamo dire) e royalties (pagamento della percentuale sul prezzo di copertina, dovuta all’editore originale) sono due cose diverse.

Comments

avatar pinopao
0
 
 
Sul fatto che la Panini non pagasse i diritti alla Marvel "approfittando" dell'amministrazione controllata...

Credo sia tutto legato al fatto che per un certo periodo la Panini era di proprietà della Marvel.
In seguito alla "bancarotta" la Panini fu ceduta. Magari parte l'accordo di vendita era che per un tot di anni i diritti erano abbuonati alla Panini.
avatar Ricky
-1
 
 
Tanto rumore per nulla! Ma di cosa si sorprendono tutti? Quando dicevo e ripetevo che non era affatto scontato che alla Panini sarebbe stato rinnovato il contratto di licenza per l'Italia, in molti sono rimasti increduli e avranno pensato "ma cosa dice questo qua?". E invece, e invece... Bottero è stato uno dei pochi, già un anno fa a non dare per scontato che la Panini avrebbe continuato a gestire i diritti Marvel. La certezza mi è venuta quando la Marvel Usa è stata comprata dalla Disney. Perchè mai quest'ultima dovrebbe tollerare che una piccola azienda (rispetto alla Disney, la Panini è una piccola azienda) debba gestire diritti che ora sono suoi? La Disney dispone di risorse e di una rete di promozione e di rappresentanza che Lupoi è compagni non immaginano nemmeno. Penso a tutti quelli che in questo momento sono rimasti a bocca aperta e non sanno cosa dire e cosa pensare. Mi piacerebbe osservare i loro volti devastati dalla rabbia e dalla constatazione di averla presa in quel posto, ma non sarebbe giusto. Come cantava Massimo Ranieri: "pietà, pietà, pietà per chi ha sbagliato".
avatar pinopao
+3
 
 
Ma tu chi sei?
Dove dicevi e ripetevi?
Su americancomicsblog?
Su italiancomicsblog?

Dai Dodoria, smettila con ste pagliacciate.
avatar The Hedge Editor
+1
 
 
C’è almeno un errore nella traduzione del secondo pezzo di Johnston: non dice che lo ha postato ieri per una sua scelta ma perché anche se la notizia era di un mese fa l’ha sentito solo ora in relazione alla perdita della qualità di agenti da parte della Panini (quindi non è lui che ha cercato di “limitare i danni”). Mi pare di capire che Alessandro non interloquisce qui con chi legge i suoi articoli ma lo invito a modificare direttamente la traduzione.
avatar redazione
0
 
 
Grazie della segnalazione, di concerto con il Direttore abbiamo provveduto a sistemare il testo.
avatar Ricky
-1
 
 
Si, Johnston dice "perchè l'ho sentito solo ieri?".
Un duro colpo per la Panini, soprattutto per le sue implicazioni (oltre alla perdita della gestione dei diritti, anche quella della pubblicazione degli stessi fumetti). Sarebbe interessante vedere all'opera la Disney Italia pubblicare fumetti Marvel nel nostro Paese.
avatar Baldo
0
 
 
Il Lupoi interviene ADDIRITTURA di persona in un forum per smentire il tutto! O__O

La fine del mondo è davvero vicina, mi sa!!! :-P
avatar pinopao
0
 
 
dove? è davvero un evento...
MML non credo abbia mai postato sui forum :D
avatar Baldo
0
 
 
Su magaforever!

Credevo, al pari di altri utenti, che si trattasse di un bontempone in vena di scherzi, ma poi è intervenuto il responsabile del forum a dare ufficialità alla cosa e quindi...

PS: Non metto il link che tanto viene tutto sfalsato!!!
avatar pinopao
0
 
 
ok grazie, adesso do' un'occhiata :-)
avatar Ricky
0
 
 
E' intervenuto Lupoi in persona! Allora la cosa è seria! Altro che sciocchezze!
avatar Burighel
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Se Lupoi smentisce allora è tutto vero.
avatar Ricky
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Guardando bene, non mi pare di avere visto alcuna smentita. Una smentita dovrebbe essere "ufficiale" e comparire sul sito dell'editore. Invece, tutto quello che è ho visto è stato un divertente e anonimo post sulla pagina Facebook della Panini (senza firma), che è poi stato riportato su un paio di forum, di cui uno di questi è Comicus, il cui responsabile (cioè Marco Rizzo) ora lavora per la Panini! Avete capito tutto?
avatar Baldo
0
 
 
Ammappeve che malfidati che siete qui dentro!

(io ho pensato esattamente la stessa cosa!!! :-P )
avatar Ricky
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Intanto sulla loro pagina Facebook, piovono i soliti insulti degli utenti che non accettano la realtà. E' triste notare come la paura possa determinare effetti così spiacevoli sulla mente delle persone.
avatar Val70
0
 
 
non sono riuscito a trovare questi commenti. non avresti un link diretto?
avatar Luigi Siviero
+1
 
 
Non li trovi perché non sono insulti...
avatar bodda
0
 
 
bodda pensa che Ricky abbia la lingua dritta e sia molto saggio
avatar Ricky
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E' abbastanza grave che la Panini, per tutto questo tempo, non abbia pagato un centesimo di licenze alla Marvel, profittando scorrettamente delle sue difficoltà finanziarie che aveva in quel periodo e prendendosi gioco della concorrenza (che invece le licenze le ha dovute sempre pagare). Ora che la Disney si è ripresa tutto, questa indegna posizione di favore avrà fine una volta per tutte. Non sono stupito che la Panini non abbia smentito nulla, salvo pubblicare un ridicolo post sulla loro pagina Facebook (che non ha nessun significato). E ancora mi chiedo perchè mai la Disney dovrebbe rinnovare un accordo indegno per favorire una piccola licenziataria, quando con Disney Italia incasserebbe il 100% dei ricavi.
avatar Ricky
-1
 
 
Si parla poco di questo argomento, eppure è di una rilevanza fondamentale. E magari proprio perchè la cosa disturba e si vuole farla passare sotto silenzio. Fin da quando la Corno chiuse i battenti nel 1984, i diritti Marvel sono stati controllati sempre dallo stesso gruppo di persone (sia pure sotto etichette editoriali diverse). 25 anni di potere assoluto vissuti nel segno della stagnazione. E' venuto il momento di cambiare le cose, di far rinascere la Marvel in Italia. Fino a poco tempo fa, ciò sarebbe sembrato fantascienza, ma ora le cose sono diverse. Sono cambiati gli interlocutori con cui avviare le trattative di rinnovo delle licenze. Non più Marvel, ma Disney, che ha le sue succursali in tutto il mondo. Nel 1994 si parlava di Marvel Italia, poi il progetto naufragò. Ora può essere riproposto alla grande. Una Marvel Italia nuova, diretta da persone nuove, con idee nuove. E sembra che nel 2012 tutto ciò si concretizzerà se, come sembra, i diritti Marvel passeranno alla Disney Italia.
avatar Barone
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A ricky non te preoccupà! Nel 2012 secondo i Maya finisce il mondo (ce sta pure il films!) e quindi chissene de Topolini Spiderman ed editori.
Quindi io al posto tuo me magnerei na carbonara e smetterei de scrive che te fa male ;)
avatar Ricky
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Un rilancio della Marvel sotto una etichetta editoriale del tutto rinnovata, segnerà grandi mutamenti nel panorama italiano il prossimo anno. Tanti equilibri che ora sembrano solidi, potrebbero cambiare. Nel 1994, la nascita della prima Marvel Italia portò ad una proliferazione di nuovi micro-editori. Nel 2012 la nuova Marvel Italia potrebbe determinare un effetto contrario, con l'uscita dal mercato di tante etichette già oggi sono in grandi difficoltà. Probabilmente, spariranno gli antologici e per il mondo degli Avengers sarà salutare. Gli orrendi minestroni che ci vengono serviti ora saranno un ricordo e chi vorrà leggere solo le avventure dei vendicatori non sarà più costretto a comprare 4 testate come oggi, ma solo una. Ben vengano i cambiamenti.
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