Fumetto d'Autore ISSN: 2037-6650
Dal 2008 il Magazine della Nona Arte e dintorni - Vers. 3.0 - Direttore: Alessandro Bottero
A+ A A-

L'Editoriale » Carlo Giuliani e il G8, ovvero il Bot-Pensiero

carlogiulianibgdi Alessandro Bottero

Il 20 luglio 2001 io me lo ricordo. Mi ricordo bene il G8 di Genova. E ricordo cosa è successo. Ricordo perfettamente che in un momento storico in cui Berlusconi, dato per finito nel 1996, aveva vinto le elezioni politiche da poco tenutesi, contro la coalizione guidata da Rutelli, era tornato alla guida del governo. Ricordo benissimo che gli elettori di centro sinistra erano convinti di vincere perché il mantra era “vinceremo perché siamo migliori, e perché Berlusconi è finito!”, e ricordo benissimo il trauma nella sinistra. Se l’opposizione nel 2011 era in stato confusionale, lo era perché lo shock del risultato elettorale era stato devastante. Anche se, successivamente, i protagonisti di quella elezione, Rutelli in primis, avrebbero ammesso che sapevano benissimo che avrebbero perso, perché dopo l’esperienza del governo D’Alema, il centrosinistra era troppo lacerato per poter essere credibile. Ricordo benissimo che Pietro Fassino, all’epoca segretario dei DS, passò anni a farsi un sedere quadro su e giù per l’Italia, incontrando le varie federazioni locali, per risollevare un morale a terra.

Ricordo anche il G8, e il clima preparatorio. Il G8 assegnato all’Italia nel 2001 non era stata una richiesta di Berlusconi. Il centro sinistra, prima con Prodi e poi con D’Alena era al governo dal 1996, ed eventi del genere si preparano con ANNI di anticipo. Dire che Genova sia stata “militarizzata da Berlusconi” è un'idiozia, che non tiene conto dei tempi tecnici sia dell’assegnazione di tali eventi, sia delle tempistiche organizzative degli stessi. L’organizzazione del G8 di Genova parte e si sviluppa sotto il governo D’Alema, e fino a prova contraria non sarebbe cambiato nulla nella organizzazione e gestione dell’evento, se al governo ci fosse stato Rutelli. È una questione tecnica. Quando organizzi eventi che radunano capi di stato in un unico luogo, tu DEVI pensare in primo luogo alla sicurezza dei capi di stato. POI pensi alla comodità degli abitanti. Tra l’evitare che un terrorista possa usare la terrazza di un palazzo come base per un attentato nella settimana del G8 e  non far stare scomodi gli abanti del condominio dove si trova quella terrazza qualunque dirigente di Polizia sceglie la prima ipotesi. E fa bene, perché è il suo lavoro, e deve fare così. Altrimenti non farebbe un buon lavoro. E chi si lamenta ne ha tutto il diritto, ma esprime lamentele miopi. Quindi è ovvio che se si organizza un evento di un certo tipo in una città, quella città viene –per motivi inevitabili- “militarizzata”. Chi alza la voce, e grida al neofascismo per queste cose, è politicamente ingenuo, e lo stesso Lenin lo avrebbe mandato a lavorare nei campi.

L’errore fu di scegliere Genova (o una qualsiasi altra città di queste dimensioni) come sede. Ma la scelta non la fece Berlusconi.

L’altro errore fu, da parte della polizia italiana e delle forze di polizia europee, di sottovalutare il clima di scontro sociale che si stava generando in Europa e anche altrove.. C’erano stati scontri in Svezia, in Canada, e si stava instaurando una strategia per cui i movimenti dissidenti sfruttavano i momenti mediaticamente più forti, per acquisire visibilità, compiendo gesti clamorosi, gesti che IN TV VENIVANO BENE. Il 2001 non era ancora l’era di Internet, Youtube, Twitter. Ma era in pieno l’era della TV. Se ora la rivoluzione in Nord Africa viene associata a Twitter o ai blogger, nel 2001 l’obiettivo di qualsiasi grupposcolo era acquisire visibilità e notorietà compiendo gesti clamorosi per poter finire nel TG della sera. Nelle settimane prima del G8 persone come Agnoletto o Casarini, molto diverse nei modi e nell’approccio alla politica, erano diventati personaggi mediatici, perché si ponevano contro il G8, nei modi che la TV poteva usare per tenere alta l’attenzione. Era la soap-opera del G8, dove tu ogni giorno assistevi a una puntata. A questo punto la zona rossa diventava “un sopruso alla sovranità popolare”, e la sua violazione “un gesto di libertà politica e riappropriazione degli spazi”. Lasciatemi dire una cosa…. sentivo le stesse identiche cose negli anni ’70, quando facevo il liceo, e i cortei giravano per tutta Roma.

Sottovalutazione dei segnali, dicevo. Che i black block volessero venire in Italia non a “fare casino, perché giovani e pieni di vita”, ma perché lucidi delinquenti sociali, era chiarissimo a chi voleva capirlo. Che ci dovessero essere blocchi alla frontiera, e controlli su chi entrava in Italia, con liste di nomi e facce da bloccare e rispedire era l’ABC di un lavoro di intelligence minimo. Perché non lo si è fatto? Perché non si è preso sul serio il tutto, perché in fin dei conti “sono ragazzi che esprimono il loro disagio”, perché non si è avuto il coraggio di dire “tu in Italia non entri, perché lo dico io. Punto”.

E quindi i black block e chiunque volesse usare le proteste al G8 per portare avanti un disegno di disordine sociale è potuto arrivare.  Ha potuto pianificare gli scontri (non ci vuole nulla. Tu non ti porti dietro i sassi da lanciare. Tu vai la notte prima e li nascondi in un punto preciso. Così se ti perquisiscono all’inizio del corteo, non ce li hai, e li recuperi dopo. Ripeto: ABC dell’intelligence. La polizia deve controllare il percorso del corteo PRIMA del corteo stesso, proprio epr individuare qualsiasi cosa sospetta. Ed ecco anche perché le deviziozni dai cortei sono MOLTO sospette. Perché significa che qualcosa non va.), e ha potuto pianificare le strategie. Esempio: I black block usavano questa tattica. Andavano in testa al corteo. Attaccavano. Poi correvano in fondo, o si disperdevano. La polizia a questo punto reagiva caricando chi era in testa, ma  che non c’entrava nulla.

Comunque torniamo a noi. Il clima era folle. Da un lato una rabbia sociale che stava esplodendo. Dall’altra una politica, e soprattutto le forze dell’ordine, che si dimostravano non in grado di gestirla. Per malafede? Per inesperienza? Per insipienza?

Io credo per inesperienza, e incapacità di gestione dell’emergenza. Eravamo nel 2001. La generazione di chi era in strada non aveva avuto nessuna esperienza diretta di scontri. Non erano quelli degli anni ’70. E anche i dirigenti, tranne pochi casi, non avevano avuto esperienza diretta di cose del genere. Erano cose che si erano lette sui testi, ma mai messi in pratica. E in questi casi tra lo studiare e il fare, c’è un abisso.

Aggiungete un governo arrivato da poco, ancora ubriaco del successo (se il centro sinistra era devastato dalla sconfitta, il centro destra era intossicato dalla vittoria), e vediamo bene come la cosa più ragionevole sarebbe stata evitare in tutti i modi scontri. Dire “Violeremo la Zona Rossa! Gné, gné, gné!” non era la cosa più saggia da dire. Sicuramente era la cosa che ti assicurava il servizio al TG1, ma da un punto di vista logico e di buon senso era una grossa, incontrovertibile, emerita, conclamata STRONZATA.

E veniamo a Giuliani. Un criminale? Nel senso stretto del termine forse no. Secondo me le sue azioni mancano della lucidità necessaria per configurarsi come “crimine”. Un eroe? Sicuramente no. Mi spiace, ma in questi dieci anni ho visto Carlo Giuliani diventare un’icona della sinistra, trasfigurato ne “Il bravo ragazzo martire della brutalità poliziesca”. Per favore. Non diciamo queste cose, perché sono idiozie. E lo sappiamo tutti. Sia chi le ascolta, sia chi le dice. Ma posso anche capire che per il gioco delle parti uno le debba dire. Solo, concedetemi il diritto di non essere d’accordo.

È indubbio che Carlo Giuliani ha agito in modo violento. È vero, la camionetta della polizia non doveva stare lì. Ma che significa? Allora dato che non doveva stare lì, possiamo circondarla, rovesciarla, e sfogare la rabbia? Allora quando vedo una macchina in doppia fila che “non doveva stare lì” e gli sfondo il parabrezza col cric, posso dire “Sto esprimendo la mia  esuberanza giovanile!”, e la sfango? La camionetta non doveva stare lì, ma questo non da a nessuno il diritto di assaltarla. E se non il diritto di assaltarla, non ho nemmeno il diritto di lanciare un estintore.

Poi è ovvio che la morte di un ragazzo è sempre tragica, è un qualcosa che non doveva accadere, e ci rende tutti più poveri. Nessuno sta dicendo “CHE FIGATA CHE CARLO GIULIANI SIA MORTO! ERA UNA BRUTTA ZECCA COMUNISTA E GLI DOVEVANO SPARARE IN BOCCA, PORCO ROSSO!”.

Qui si contesta l’elevare Carlo Giuliani ad eroe e ribelle, perché non lo era. Era un poveretto, vittima di un clima sociale che gli ha fatto sembrare un “gesto nobile” scender ein piazza e sfogare la sua rabbia come la stava sfogando, e vittima di questo meccanismo di “lavaggio del cervello” si è ritrovato in una situazione dove gli è stato presentato in modo secco e definitivo il conto per la fesseria che stava facendo.

Ma attenzione, le persone possono sempre dire “no. Io non ci sto”. Le persone, anche se parte di un corteo, o di una folla, possono sempre dire “no”. DOBBIAMO considerarle capaci di libero ed autonomo giudizio. Né il discorso della responsabilità individuale. Nessuno ha costretto Carlo Giuliani a fare quello che ha fatto. Quindi la responsabilità ultima è sempre sua. Come anche, ovviamente, la responsabilità ultima di chi gli ha sparato è sua.

Quindi? Quindi a me va bene discutere su Carlo Giuliani. Quello che non trovo corretto è l’idolatria ideologica. E su Fumetto d'Auotre se ne sta discutendo così, con un articolo e con una risposta di Francesco Barilli, autore del volume di BeccoGiallo dedicato a Carlo Giuliani. La discussione è aperta al contributo di tutti.

PS. Se Amnesty definisce i fatti del G8 “la più grave sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dalla fine della seconda guerra mondiale”, dice una  sciocchezza. Vogliamo parlare delle sommosse contro la Tatcher a Brixton negli anni ’80? O gli scontri del maggio francese a Parigi nel ’68? O della Spagna di Franco? O il Portogallo di Salazar? Da quel che ricordo Spagna e Portogallo sono in occidente,no? O vogliamo parlare dell’occupazione militare da parte dell’esercito inglese nell’Irlanda del Nord? I morti di Derry?  Mi pare che Inghilterra e Irlanda del Nord siano in occidente, no? O i “suicidi” in carcere di Ulrike Baader-Meinhof e degli altri membri delal Rote Armee Fraktion, in Germania Ovest? E la Germania è in occidente, no?

Allora di “la più grave sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dalla fine della seconda guerra mondiale", ce ne sono state parecchie prima della Scuola Diaz, e anche dopo. Cerchiamo, per favore - almeno le persone che si definiscono “intellettuali” - di parlare con un minimo di cognizione di causa, e non sempre e solo per partito preso.

Magazine

Intervista a SILVIA ZICHE su "QUEI DUE"

01-01-2021 Hits:5299 Critica d'Autore Lorenzo Barruscotto e Dafne Riccietti

      Bentrovati, appassionati delle nuvole parlanti. Sono lieto ed orgoglioso di presentarvi la versione integrale dell'intervista, comparsa sull'importante numero 300 di “Fumo di China”, realizzata con la mitica Silvia Ziche, che ringrazio nuovamente.   Ritratto di Silvia Ziche, visionato anche dall'artista prima della pubblicazione, ad opera di Lorenzo Barruscotto.   Le tre vignette che troverete ad...

Leggi tutto

INTERVISTA ESCLUSIVA CON MORENO BURATTINI su "Zagor - Darkwood Novels"

26-07-2020 Hits:6969 Critica d'Autore Lorenzo Barruscotto

   Ritratto ad opera di Lorenzo Barruscotto, autografato dallo stesso Burattini.     Buongiorno e grazie per il suo tempo. Facciamo quattro chiacchiere sulla nuova miniserie di Zagor “Darkwood Novels”.   - Nel primo volume viene presentata ai lettori questa nuova iniziativa editoriale targata Spirito con la Scure anche con dotte citazioni e riferimenti ai Dime Novels...

Leggi tutto

L'Intervista - Kirby Academy, a Cassino un punto di riferimento unico per chi vuole fare fumetti

17-01-2020 Hits:5861 Autori e Anteprime Super User

A cura della redazione L'Associazione Culturale Cagliostro E-Press, ha 15 anni alle spalle di meritoria attività di scountng di nuovi talenti e diffusione del media fumetto sul territorio nazionale: la storia dell'Associazione, sempre presente alle principali fiere di settore, racconta di più di 150 volumi pubblicati in questi tre lustri e...

Leggi tutto

Saggio e analisi di "TESLA AND THE SECRET LODGE"

17-12-2019 Hits:8690 Critica d'Autore Lorenzo Barruscotto

 La cover variant (a sinistra) e quella ufficiale (a destra)   Ucronia. Cosa significa questa parola? Con tale termine viene indicato un genere di narrativa fantastica basato sulla premessa che la storia del mondo abbia seguito un corso alternativo a quello reale. Deriva dal greco e significa letteralmente “nessun tempo”, analogamente a come...

Leggi tutto

Intervista con OSKAR su ZAGOR

17-12-2019 Hits:8361 Critica d'Autore Lorenzo Barruscotto

    Facciamo quattro chiacchiere in merito al volume “L'eroe di Darkwood”, il sesto e conclusivo della mini serie “Zagor – Le Origini” che ha visto Oskar, nome d'arte di Oscar Scalco, classe 1971, disegnatore con all'attivo numerosi traguardi prestigiosi, impegnato ai disegni sui testi di Moreno Burattini. Le sue due opere che vedrete di seguito sono presenti...

Leggi tutto

Moleskine 125 » Quella falsa differenza tra Fumetto e Graphic Novel

30-08-2019 Hits:7715 Moleskine Conte di Cagliostro

Sottotitolo: Artibani e Recchioni avanti, dietro tutti quanti (Plazzi compreso) per piacere di Topolino. di Conte di Cagliostro Houston il fumettomondo ha un problema. Ci sono dei pazzi che vanno in giro spacciandosi per Francesco Artibani, Andrea Plazzi e Roberto Recchioni? O Artibani, Plazzi e Recchioni sono pazzi? Ricapitoliamo. Qualche giorno fa, il...

Leggi tutto

RECENSIONE CARTONATO DEADWOOD DICK "TRA IL TEXAS E L'INFERNO"

29-07-2019 Hits:8592 Critica d'Autore Lorenzo Barruscotto

    "Avete mai fatto caso che nella vita ogni tanto si incontra qualcuno che non va fatto in…alberare?” Ecco, quel qualcuno è Deadwood Dick. Mutuandola ed adattandola per i nostri scopi, la celeberrima frase pronunciata da un granitico Clint Eastwood in “Gran Torino” serve perfettamente a delineare il carattere del personaggio...

Leggi tutto