Fumetto d'Autore

www.fumettodautore.com | Il Magazine della Nona Arte e dintorni | ISSN: 2037-6650 | Direttore: Alessandro Bottero

Sab04022012

Aggiornato alle:08:14:43

Recensioni

 

DON DRACULA

DON DRACULA Difficile definire un fumetto del genere. Questo perché tutto sta nella prospettiva da cui lo si vuole considerare. Intanto c’è da dire che l’autore l’ha disegnato intorno al 1979: capite che chi è abituato ai disegni di quest’ultimo decennio lo troverà graficamente povero, scarno e approssimativo. Intendiamoci, stiamo comunque parlando di un artista di fama mondiale (all’epoca è stato un pioniere nel disegnare personaggi e scene fuori dai canoni classici) ed è comprensibile che di più non poteva fare dato i mezzi tecnici che possedeva a quei tempi. Non da meno, al lettore che cerca serietà e drammaticità può risultare discutibile l’atmosfera goliardica e divertente dell’intera serie, mostrata oltre attraverso la storia anche dalle figure deformed, dalle posizioni innaturali e dai personaggi ridicoli. Le storie, pur avendo dei piccoli momenti drammatici e paurosi, sono straripanti di situazioni e gag comiche, soft quanto basta da mantenere l’atmosfera generale ad un livello di sana leggerezza e spensieratezza. Anche la trama è sulla stessa riga: innanzitutto il fumetto è diviso in tanti capitoli auto-conclusivi: non c’è un vero e proprio filone o continuity ma ogni storia può essere letta separatamente dalle altre. Merito dell’autore che ogni volta e in modi diversi presenta i due protagonisti: Don Dracula (il classico padre apprensivo, testardo, protettivo e vendicativo quando gli si tocca la figlia) e Chocolat (una bambina dispettosa, testarda al pari del padre e coraggiosa quanto basta per mettersi nei guai). Sono due vampiri ma più che spaventare fanno ridere; la loro condizione li proietta in situazioni sia soprannaturali che quotidiane e il loro essere vampiri è solo un pretesto per mostrare quanto in realtà siamo emotivamente umani, con i pro e contro che ne consegue. I loro caratteri forti e il loro rapporto conflittuale porta i due protagonisti a vivere avventure divertenti ed inaspettate, con un lieto fine che chiude egregiamente l’episodio. I due si circondano di co-protagonisti simpatici e mai fuori luogo. Tra i tanti, merita di essere citata la racchia soprappeso innamorata di Dracula che non smette di perseguitarlo nelle situazioni più disparate. Fanno sorridere anche le due autocitazioni che l’autore fa, inserendo nelle storie Black Jack e Astro Boy: un ennesimo tocco di classe umoristico. Come avete capito, non siamo certo di fronte alla solita versione horror-drammatica dei vampiri: ciò porta il lettore a guardare questi ‘signori della notte’ da una prospettiva diversa, più umana e terrena. L’albo, edito da Ronin Manga, è realizzato in maniera impeccabile per rendere il giusto omaggio all’autore. Interessante anche l’iniziativa della casa editrice di lasciare nelle vignette le onomatopee originali (gli effetti sonori, per intenderci), quindi in lingua giapponese, con tanto di caratteri sillabici a fine albo. Un’iniziativa certamente curiosa e originale che d’altro canto non intacca la fluidità della lettura. Per concludere, questo è un albo che può far divertire i bambini e far passare una piacevole oretta agli adulti. DON DRACULA Testi e disegni: Osamu Tezuka Editore: Ronin Manga Bianco/Nero, PP 208, € 5.90

Crtica d'Autore

 

Art Spiegelman, che divise l'umanità in topi e gatti

di Roberto Alfatti Appetiti* È di cattivo gusto raccontare gli orrori della Shoah con un fumetto? Alla domanda, postagli anni fa da un giornalista alla Fiera del libro di Francoforte, Art Spiegelman rispose che forse è la “soluzione” stessa dei campi di concentramento a essere stata di cattivo gusto e che il fumetto, meglio di qualsiasi altra forma d’arte, può al contempo custodire la memoria e dare vita a un’opera narrativa di forte impatto perché – spiegò – «noi pensiamo sia per immagini che per scoppi di parole». A distanza di venticinque anni dalla prima pubblicazione in volume, il suo Maus si appresta a tornare nelle nostre librerie in una nuova edizione (Einaudi) intitolata Meta Maus, arricchita, come la versione americana pubblicata lo scorso ottobre, di un dvd con interviste, riflessioni, testimonianze “dietro le quinte”, filmati e soprattutto con i dialoghi inediti tra Art e il padre Vladek, principale protagonista di un libro che è una storia familiare, un romanzo avvincente, un documentario accurato, ma anche e soprattutto il memoriale autentico di un ebreo polacco sopravvissuto all’Olocausto. Una preziosa occasione per i tanti che, come spesso accade, sia pure senza rinunciare a citarlo, hanno trascurato di leggerlo. Sbagliando. Perché, come ha scritto L’Observer, «non c’è bisogno di essere un ebreo, né un prigioniero di un campo di sterminio, per esserne rapiti e chiunque voglia farsene un’idea precisa troverà in Meta Maus una chiave che aprirà la serratura». La formula è quella che ha reso Spiegelman celebre: gli uomini, vittime e carnefici, degradati a bestie antropomorfe dal razzismo. Gli ebrei sono tratteggiati come topi (uomini topizzati, per niente buffi), i nazisti trasformati in gatti e, a seguire, francesi in rane, americani in cani, russi in orsi e polacchi – popolo d’origine della sua famiglia – in maiali. Se l’accostamento tra ebrei e topi è sin troppo esplicito (il topo spaventa, è considerato portatore di malattie e, in quanto tale, da annientare), quello tra maiali e polacchi non è stato apprezzato in Polonia. «Volevo qualcosa – si è giustificato – che non fosse nella catena alimentare dei cani e dei gatti e poi in Maus ci sono maiali crudeli e altri che si comportano in maniera nobile, proprio come fecero alcuni polacchi». Il progetto ebbe inizio, almeno nelle intenzioni dell’autore, già dai primi anni Settanta e si è sviluppato negli anni attorno alle “interviste” che Spiegelman ha fatto a suo padre, alimentato con numerosi viaggi in Europa alla ricerca di riscontri e documentazioni sul campo e dalle relative stesure di sceneggiature e bozzetti, mescolando generi e stili diversi. Apparso originariamente a puntate tra il 1980 e il 1981 su Raw, la rivista di sperimentazione grafica e di fumetti fondata da Spiegelman con la moglie Françoise Mouly, si compone di due parti: Mio padre sanguina storia e E qui cominciano i miei guai, riuniti in altrettanti volumi rispettivamente nel 1986 e 1991. Nel nostro Paese, l’Einaudi ne propone ormai da un decennio l’intera storia in un volume unico (l’ultima edizione è del 2010), ma fu la rivista Linus, all’inizio degli Ottanta, a curarne la pubblicazione in fascicoli che vennero successivamente raccolti in due volumi editi da Milano Libri, ovviamente introvabili. Nella prima parte i flashback ci mostrano immagini di Sosnowiec (Polonia), dove Vladek vive tranquillamente con la moglie Anja. Di fronte all’accelerazione della storia, negli anni immediatamente precedenti allo scoppio della guerra dovranno rifugiarsi nel ghetto e in rifugi improvvisati per sfuggire alla cattura, finendo traditi da coloro che avrebbero dovuto aiutarli ad attraversare la frontiera. Riusciranno a emigrare oltreoceano soltanto nel 1951, ma Anja, futura madre di Art e donna dalla personalità più fragile del marito, si suiciderà nel 1968. Nella seconda parte dell’opera, invece, si dà rilievo alla dura vita quotidiana dei deportati all’interno dei campi di concentramento di Auschwitz e Dachau negli anni del conflitto. Maus è stato tradotto in trenta paesi ed è considerato il capolavoro per eccellenza della graphic novel, di cui l’artista statunitense (nato a Stoccolma nel 1948) è considerato a tutti gli effetti il papà.«Sono stato chiamato padre della graphic novel ma, in realtà, sto ancora facendo l’esame del Dna, perché penso che si tratti di una definizione di tipo commerciale e attinente al marketing». Se aveva scelto di esprimersi attraverso il fumetto – ha spiegato lo scorso 19 gennaio nell’unico appuntamento italiano con l’autore, organizzato a Torino dal Circolo dei Lettori – era «perché i fumetti, così popolari, semi-illetterati, disordinati, mi sembravano il modo appropriato per esprimere l’indicibile. Ora no, l’indicibile è detto in dieci minuti, e i fumetti non sono più fumetti di una volta, del tutto snobbati dalle librerie e dagli studiosi, che ora sono diventati i più grandi alleati della graphic novel odierna». Definizioni a parte, una cosa è certa: negli Stati Uniti, Spiegelman, inserito nella classifica delle persone più influenti da Time Magazine nel 2005, è ritenuto uno di quegli autori che più hanno contribuito a dare dignità artistica al fumetto, innalzandolo al rango letterario. Il primo a dimostrare come il fumetto possa farsi carico di raccontare la grande storia, tanto da meritarsi, vent’anni fa, un premio Pulitzer (sino a quel momento mai assegnato a un’opera a fumetti) e inaugurando la via pop al racconto, segnata da libri e film non sempre apprezzabili. Malgrado i tre premi Oscar “incassati”, a Spiegelman non è piaciuta, per fare un esempio, la performance di Roberto Benigni ne La vita è bella. «Benigni è pericoloso perché riprende la storia reale per trasformarla in fantasia. Usa la forma della metafora per dire che Auschwitz non è Auschwitz, ma solo un sinonimo di un brutto periodo, quasi che alla fine l’unica cosa importante sia prenderla con ironia. Anche Maus usa la metafora, ma per aiutare a capire una storia precisa, circostanziata, e poi è una metafora che sfuma nella drammaticità del racconto». Racconto che non si nutre di frasi retoriche e non percorre la scorciatoia dell’emotività, rimanendo nel solco dell’accuratezza storica. I disegni, poi, non offrono alcun effetto speciale ma sono semplici, essenziali e i protagonisti sono uomini con i loro difetti, compresi gli ebrei. Lo stesso padre sembra ricalcare uno stereotipo dell’ebreo tutt’altro che edificante, tirchio al punto di fare tesoro del filo di rame che raccoglie per strada, inesorabilmente segnato dall’esperienza vissuta. Impegnato a disegnare vignette e a scrivere articoli e testi teatrali, Spiegelman vive a New York, dove insegna alla School of Visual, e ha a lungo interrotto l’attività autoriale, tornando solo nel 2004 a firmare L’ombra delle torri, la sua versione sull’11 settembre, cui ha assistito dalla finestra di casa sua. Sua, peraltro, la copertina del New Yorker del giorno dopo. Senza smettere di girare il mondo con il suo Maus, opera che rimane attuale e non solo nella giornata dedicata alla memoria. Come sottolinea lo stesso autore, dopo la Shoah, «le uccisioni con un sistema da catena di montaggio dei lager avevano fatto dire che non sarebbe mai più successo, ma è accaduto ancora: pensiamo agli Utu e ai Tusti, ai Serbi e ai Croati». A chi gli chiede siano i topi e i gatti di oggi, risponde: «I mass media non suggeriscono più divisioni di tipo razziale ma di tipo economico quindi direi che nel mondo di oggi ci sono il 99% di topi e l’1% di gatti. Ogni paese, poi, assegna il ruolo di topi a soggetti diversi: negli Stati Uniti sono i neri e gli arabi, in Italia gli italiani del sud». *Articolo originariamente pubblicato su Il Secolo d'Italia del 28 gennaio 2012 e reperibile on line sul blog dell'autore.

Autori e Anteprime

 

Agenzia Incantesimi e tutto il resto: intervista a Federico Memola

di Alessandro Bottero Federico Memola è uno sceneggiatore che ho sempre seguito con piacere, fin dai tempi di Zona X. Jonathan Steele (sia la versione Bonelli, che quella Star Comics) mi piaceva, e anche il suo spin off, ossia Agenzia Incantesimi, a mio parere aveva il suo perché. Memola nell’ultima settimana si è trovato al centro di una polemica nel fumettomondo, perché ha lanciato una proposta “scandalosa” sul suo blog (QUI la notizia). Siccome qui non stiamo mica a pettinare le bambole, ecco una bella intervistina a Federico Memola, sul tema del giorno: Federico Memola con la sua richiesta di coloristi per Aganzia Incantesimi, sta o no rovinando il mondo del lavoro italiano? In apertura il pensiero di alcuni professionisti del settore, che si sono espressi nel blog di Roberto Recchioni, riguardo a questa mossa di Memola. La discussione completa sul blog di Roberto Recchioni, da cui sono tratti sia la citazione di Recchioni che i commenti, si trova a questo link.   Roberto Recchioni: «premesso che sono abbastanza convinto della buona fede di Memola (anche se tutta la storia della carta Paypal suona proprio brutta, a leggerla), questa roba è sbagliata e non solo fa male al fumetto, ma fa male al lavoro di tutti. E no, il fatto che di mezzo ci sia un professionista non rende la cosa migliore o più seria.Anzi, PROPRIO perché di mezzo c'è un professionista, la cosa è grave. Ma tanto lo so che un mucchio di aspiranti si metteranno in fila per proporre il loro materiale.A breve, vedremo spuntare editori che si faranno pagare per pubblicare, come succede già nell'ambito letterario.» Laura Scarpa: «Sinceramente, con amicizia e simpatia per tutti, questo mi pare più grave. "Davvero" a me non piace, non è il mio genere ecc ecc, ma un progetto comune fatto gratuitamente può starci, parità per tutti. Questo mi pare invece non avere un sogno condiviso. Con tutto ciò chiediamoci quanto la crisi c'entri, e quanto no. » Davide Morando:  «Non è la stessa situazione di DAVVERO.In questi caso, quando Memola cerca coloristi per ristampare in digitale le storie già edite da Star Comics, offre lavoro non pagato a fronte di una sceneggiatura per cui ha ricevuto, a suo tempo, un compenso.Sbaglio?» Fd'A: Allora, Federico, come si fa? Sembra che tu stia facendo una cosa poco chiara (anche se devo dire che la cosa è chiarissima, se uno legge con attenzione cosa hai scritto). Vogliamo provare a dissipare i dubbi e le preoccupazioni? FM: Non immaginavo davvero che ce ne sarebbe stato bisogno, ma va bene, sono a disposizione. Cos’è questa proposta? FM: E', molto semplicemente, un progetto nato a metà del 2010 e destinato alla piattaforma Apple per Ipad (e che quindi prevedeva una percentuale per gli autori). Purtroppo, la società che avrebbe dovuto realizzarlo, dopo che era addirittura stato firmato il contratto, ha cominciato a porre problemi di carattere contenutistico per l'aspetto glamour delle storie. Prima ha ipotizzato di intervenire sulle vignette in cui comparivano dei nudi, poi ha rimandato per mesi l'uscita e infine il contratto è stato sciolto consensualmente. Ci ho pensato molto a lungo, prima di partire per conto mio, sia perché al momento ero nel pieno di altre attività, sia per problemi personali sopraggiunti in quel periodo. Alla fine ho deciso di realizzarlo in questa forma perché ritengo che sia una serie fresca e divertente, con ancora tante potenzialità. Lo faccio anche per avere un controllo creativo totale. Intendiamoci, sono abituato a rispettare i canoni delle case editrici per cui lavoro (lo faccio tuttora con il Giornalino e non solo), ma ci sono due progetti che con gli anni sono diventati troppo personali, a cui tengo moltissimo e che intendo quindi realizzare come ritengo giusto. E Agenzia Incantesimi è uno dei due. Roberto Recchioni dice che questa tua proposta è “sbagliata”, e che “fa male al lavoro di tutti”. Conoscendoti e sapendo che sei una persona seria e che rispetta il lavoro di tutti mi paiono giudizi ingenerosi. Tu che rispondi?  FM: Che non sono così importante da nuocere al mercato italiano, prima di tutto. E, francamente, non vedo dove stia lo scandalo: più della metà delle case editrici italiane, la cosiddetta "piccola editoria", pubblica libri e fumetti, anche apprezzati e premiati, alle stesse condizioni, ovvero dietro promessa di eventuali royalties (purtroppo raramente poi corrisposte, viste le cifre vendute). E queste case editrici vendono i libri, quindi ricevono degli introiti, per modesti che siano. Nel mio caso (ma anche in quello di Paola Barbato o di Giuseppe Di Bernardo con l'Insonne, tanto per citare casi analoghi che mi hanno preceduto) non ci sono nemmeno introiti su cui polemizzare. O meglio, se mai ci saranno, tramite donazioni o altre iniziative, verranno devoluti interamente a disegnatori e coloristi, visto che non ho costi di stampa da coprire. Quindi sarò un ingenuo, ma non vedo il problema. Laura scarpa parla di “un sogno non condiviso”, come se il fatto che il colorista lavori su storie ideate da te, e disegnate da altri, lo riduca a mero esecutore. Io invece ci vedo dei tratti di “condivisione”. Sbaglio io? FM: Oddio, sbagliate entrambi, a dire il vero. E' chiaro che la serie è una mia creazione (come "Davvero" è una creazione di Paola Barbato), ma chi vi partecipa, venendo meno la motivazione economica, lo fa perché l'apprezza e ci tiene a contribuirvi. Poi, boh, la definizione "sogno non condiviso" non è che la comprenda bene… Sembra adattarsi a qualunque fumetto nato dalla volontà di una persona e realizzato da uno staff. Anzi, ho conosciuto più di un disegnatore che lavora a un certo personaggio o progetto senza esserne coinvolto, puramente per una questione economica. In questo caso, se un disegnatore non fosse interessato al fumetto, perché dovrebbe contribuirvi? Per "notorietà"? Mah, non sono Sclavi e non sto facendo Tex o Dylan Dog… Davide Morando ci dice che tu, furbetto, in realtà sei stato pagato per le storie che ora vuoi far ricolorare. A me pare una insinuazione un po’ meschina, come se tu dovessi dividere con i coloristi i soldi che ti ha dato la Star Comics, per gli albi di Agenzia Incantesimi pubblicati anni fa.  FM. Non conosco la persona citata. Comunque, se il gioco è "chi ci lavora di più aggratis", rispetto a disegnatori e coloristi io arriverò certamente secondo, ma non di molto: revisionare (un'altra volta!) tutte le storie, supervisionare i disegnatori, curare di fatto la serie (lavoro che ho svolto per tanti anni in Bonelli e Star Comics, quindi so come va fatto e che impegno comporti) costa tempo e fatica anche a me. Le nuove storie, inoltre, non me le paga Gesù bambino… Certo, il progetto è mio, ma non è che vada ad allettare gli incauti con chissà quali miraggi. Dovrebbe essere tutto chiaro semplicemente seguendo il blog. Almeno spero, non fatemi pure venire dubbi!  Trovo questo modo di discutere su internet abbastanza schizofrenico. Tu fai una proposta su un tuo blog. Nessuno commenta lì, ma la discussione si accende su un altro blog, senza che nessuno ti coinvolga o ti avvisi. Questa totale dispersione delle conversazioni sta diventando sempre più la regola nella blogsfera dei fumetto italiano. O mi sbaglio?  FM: Suppongo che ci siano delle piattaforme che si sono "guadagnate" una visibilità maggiore e quindi attirino le persone che vogliono discutere di dati argomenti… Certo, sarebbe stato corretto o quanto meno "cortese" se qualcuno, magari prima di accodarsi al tifo da stadio, avesse sentito anche l'altra campana, visto che io sono perfettamente raggiungibile e sempre disponibile al dialogo, se interpellato. Però posso riferirmi a questo caso specifico, in linea generale sono impreparato sull'argomento: da ben più di un anno mi sono abbastanza "ritirato" da Internet e dalle discussioni che avvengono in rete… Anzi, essendomi anche preso un anno sabbatico da fiere e convegni, ammetto di essere persino colpevolmente un po' disinformato. Apprendo di certe iniziative o certi casi giusto quando me li segnala qualche amico o collega più attento di me! Passando alle cose serie, ho la precisa sensazione che questo lavoro di ricolorazione e pubblicazione online, sia in massima parte una operazione di promozione verso nuovi editori, che potrebbero essere interessati ad una edizione a colori di Agenzia Incantesimi. Forse anche oltreconfine? Forse qualche francese?  FM: Non nego che mi piacerebbe (forse l'ho anche scritto sul blog!) e che intendo provarci, non fosse altro che per poter poi far arrivare dei soldi a tutti coloro che stanno partecipando o parteciperanno all'iniziativa. Fra l'Italia e l'estero vedo più probabile questa seconda ipotesi (pur sapendo quanto sia difficile piazzare una serie all'estero!), al momento. Vedremo. Hai da pochissimo assunto il ruolo di direttore editoriale delle Edizioni Arcadia (a proposito, auguri). Che bolle in pentola per il 2012?  FM: Ho assunto questo ruolo perché già dalla nascita della casa editrice Maurizio Rosenzweig e io abbiamo fatto da "consulenti" per Mario Taccolini e a un certo punto, anche di fronte a certe difficoltà subentrate (di cui lo stesso Mario ha pubblicamente parlato) ho pensato che un mio maggiore apporto avrebbe potuto essere d'aiuto. Edizioni Arcadia, pur fra mille difficoltà, ha pubblicato materiale interessante (sì, lo so, anche mio!) e promosso validi autori, retribuendoli; sarebbe stato un peccato se questa piccola realtà fosse venuta meno. Il nostro obiettivo, nell'immediato, è quindi tirare su un po' di soldi per poter un giorno riprendere le serie (ovvero, pagare gli autori coinvolti). Per ora, di certo, ci sono altri due volumi della collana "La macchina da scrivere", il volume del 2012 di "Sexy & Chaotic" e un altro volume di illustrazioni di Alessandro Mazzetti. Il resto lo stiamo definendo e non posso dire nulla senza l'autorizzazione di Mario. Dopo Rourke che cosa bolle in pentola per il Federico Memola sceneggiatore? Progetti? Miniserie? Magari un ritorno alla Bonelli?  FM: Al momento sto lavorando regolarmente con Il Giornalino. Inoltre la Planeta DeAgostini ha proprio di recente riconosciuto formalmente che Harry Moon è libero e completamente di mia proprietà, e ammetto che non mi dispiacerebbe affatto riuscire a riproporlo e a concludere almeno quel famigerato ciclo di 12 numeri (di cui ne esistono 5 finiti e pronti per la stampa), almeno per quei lettori che avevano iniziato a seguirlo. Poi ci sono altre cose in ballo, come sempre, ma se ne parlerà il prossimo anno.

Reportage

 

Sergio Bonelli Editore: i numeri del 2011

di Saverio Ceri* Il duemilaundici bonelliano si preannunciava come un anno di record e di festeggiamenti per i 50 anni di Zagor, i 25 anni di Dylan Dog e i 20 anni di Nathan Never: e così è stato. In maniera del tutto inaspettata è stato purtroppo anche l’ultimo anno della casa editrice sotto la guida di Sergio Bonelli. Lo stesso Sergio, con i suoi collaboratori, aveva già tracciato comunque le linee per il futuro: nuove serie regolari, almeno una miniserie a colori, e altre nuove iniziative editoriali anomale per lo standard della casa editrice. I frutti di questa pianificazione li vedremo a partire dal 2012, nel frattempo diamo uno sguardo ai numeri dell’anno che si avvia alla conclusione. Le pagine inedite pubblicate quest’anno sono state 17789; 1090 in meno dello scorso anno, ovvero un -5,8% rispetto al 2010. Nella ultra settantennale storia della casa editrice questo è comunque l’11° miglior risultato annuale. La migliore annata rimane ancora il 2001 con quasi ventunomila tavole. Quella appena conclusa si può sicuramente considerare l’annata più “colorata” della casa editrice dai tempi di Orient Express: 726 infatti le pagine in quadricromia pubblicate negli ultimi 12 mesi. Gli albi necessari per pubblicare queste quasi diciottomila tavole sono stati 137; tredici in meno dello scorso anno. La media pagine ad albo si è decisamente alzata dalle 125,86 tavole del 2010 alle 129,84 del 2011 (+3,17%); battuto il precedente record (2007) di 128,96 pagine a albo. La tendenza sembra quindi essere quella di confezionare albi sempre più corposi e più colorati; in effetti le 160 tavole del “Color Tex 1” rappresentano un record: è l’albo a colori prodotto dalla Bonelli con più pagine. Gli sceneggiatori Quest’anno sono stati 49 gli sceneggiatori impegnati su albi bonelliani; 8 in più del 2010, a sole tre unità dal record assoluto. Questa la graduatoria per tavole pubblicate: 1° Boselli 2216 tavole  2° Vietti 1632 3° Ruju 1444 4° Berardi 803 5° Burattini 796 6° Mignacco 788 7° Manfredi 726 8° Chiaverotti 724 9° Vigna 668 10° Faraci 489 11° Marzano 470 12° Morales 462 13° Nizzi 444 14° Calza 441 15° Recagno 436 16° Perniola 410 17° Gualdoni 362 17° Mantero 362 19° Cajelli 329 20° Segura 302 21° Simeoni 301 22° Castelli 296 23° Rigamonti 281 24° Piani 263 25° Enoch 250 26° Barbato 220 27° Paolucci 188 27° Rauch 188 27° Di Gregorio 188 30° De Nardo 160 31° Ambrosini 94 31° Falco 94 31° Bilotta 94 31° Cavaletto 94 31° Crippa 94 31° Eccher 94 31° Recchioni 94 38° Sammartino 81 39° Medda 72 40° Artusi 47 40° Lombardo 47 40° Raule 47 43° Serra 38 44° Accattino 32 44° Badino 32 44° Caccivio 32 44° Porretto/Mericone 32 44° Vinci 32 Mauro Boselli “vince” per l’ottava volta, ottenendo il miglior risultato degli ultimi 10 anni, nonché il quarto miglior score annuale di tutta la storia della casa editrice; praticamente più di 6 tavole al giorno, domeniche comprese. Al secondo posto Stefano Vietti, grazie al suo miglior risultato annuale di sempre. Scende, a causa della programmata chiusura di Cassidy, dal primo al terzo gradino del podio Pasquale Ruju. Luigi Mignacco si segnala per aver prestato la sua opera a quattro diversi personaggi: Zagor, Dylan Dog, Dampyr e Martin Mystère. Quasi immutati i nomi nella Top Ten: 9 su 10 si confermano, l’unico nuovo ingresso è Vigna (nel 2010, quindicesimo) che scalza Morales. Boselli è al 18° anno consecutivo tra i primi dieci. Buona la striscia positiva anche per Manfredi, al 16° anno consecutivo in Top Ten. Castelli è al suo 35° anno di ininterrotta pubblicazione, seguito da Nizzi al 31° anno senza mai mancare in classifica e Mignacco al 25°anno. Poi Vigna negli ultimi 24 anni sempre pubblicato, Chiaverotti (23), Boselli (22) e Burattini (21). Dieci gli esordienti sceneggiatori su albi Bonelli, ma solo su due testate; per Dampyr: Crippa, Eccher, Artusi, Lombardo e Raule; per Dylan Dog: Badino, Caccivio, Porretto/Mericone e Vinci. Due dei dieci non sono del tutto esordienti in casa editrice, visto che già si erano cimentati come disegnatori per l’editore di Via Buonarroti.   I disegnatori La pattuglia ai pennelli è composta da 119 disegnatori, impegnati nel 2011 a trasformare in immagini le quasi diciottomila tavole concepite dagli sceneggiatori; dieci in meno dello scorso anno. Qui la classifica in ordine di tavole pubblicate: 1° Roi 724 tavole 2° Mangiantini 602 3° Bonazzi 542 4° Rubini 408 5° Andreucci 376 6° Torricelli 338 7° Simeoni G. 333 8° Ginostatis 330 9° Montanari & Grassani 314 10° Ortiz 302 11° Piccinelli 289 12° Di Vitto 286 13° Piccatto 282 14° Baggi 254 14° Brindisi 254 14° Rotundo 254 17° Michelazzo 252 17° Piccoli 252 19° Diso 251 20° Enoch 250 21° Giardo 248 22° Venturi W. 238 23° Gomez 224 23° Seijas 224 25° Busticchi-Paesani 222 26° Rossi R. 220 26° Ticci 220 28° Casertano 188 28° Chiarolla 188 28° Cossu 188 28° Olivares 188 28° Pesce 188 28° Russo F. 188 28° Siniscalchi 188 28° Stano 188 28° Toffanetti 188 28° Valdambrini 188 38° Mandanici 170 38° Vercelli 170 40° Rossi M. 168 41° Giez 160 42° Camagni 154 42° Esposito Bros. 154 42° Grimaldi 154 42° Ongaro P. 154 42° Romanini 154 47° Leomacs 151 48° Mari 138 49° De Angelis 132 50° Torti 128 51° Airaghi 126 51° Boraley 126 51° Enio 126 51° Marinetti 126 51° Piccioni 126 51° Spadoni 126 51° Zaghi 126 51° Zuccheri 126 59° Corbetta 124 60° De Biase 113 60° Rizzato 113 62° Antinori 110 62° Danubio 110 62° Pittaluga 110 65° Casini 95 66° Ambrosini 94 66° Armitano 94 66° Barletta 94 66° Bartolini 94 66° Bertolini 94 66° Biglia 94 66° Borgioli 94 66° Cavenago 94 66° Della Monica 94 66° Dotti 94 66° Ferri 94 66° Fortunato 94 66° Freghieri 94 66° Furnò 94 66° Gramaccioni 94 66° Gregorini 94 66° Jacomelli 94 66° Lozzi 94 66° Maroto 94 66° Nespolino 94 66° Piccininno 94 66° Pugliese 94 66° Raimondo 94 66° Santucci 94 66° Saudelli 94 66° Scibilia 94 66° Spada 94 66° Viglioglia 94 94° JannÌ 89 95° Perconti 81 96° Denna 79 97° Bormida 77 97° De Cubellis 77 97° Morales 77 100° Barbati 47 100° Calcaterra 47 100° Casalanguida 47 100° Oskar 47 104° Resinanti 46,5 104° Vicari 46,5 106° Arduini 33 107° Alessandrini 32 107° Di Gennaro 32 107° Romeo 32 107° Vinci 32 111° Bianchini 24 111° Dall'Agnol 24 113° Filippucci 20 113° Orlandi 20 115° Sforza 8 Vince per la prima volta, grazie al nuovo Maxi Dylan invernale, Corrado Roi che quest’anno stabilisce anche il suo record personale, quasi raddoppiando la sua precedente miglior performance che era di 388,5 tavole, che gli valse il terzo posto nel 1989. Quello di Roi è il decimo miglior risultato annuale di tutti i tempi in casa Bonelli; era dal 1999, quando si impose Marcello con 790 tavole che non venivano pubblicate in un solo anno più di settecento pagine di un singolo disegnatore. Record anche per Marcello Mangiantini, che finora aveva un personale di 254 tavole (2009), Germano Bonazzi, il cui personal best era di 378 pagine (1998), Rubini, Andreucci e, ovviamente, Ginostatis, solo per rimanere tra i primi 10. A proposito di Top Ten: al contrario della classifica degli sceneggiatori, in questa graduatoria non c’è nessuno che è riuscito a riconquistarla a un anno di distanza. Si interrompe quindi la striscia positiva di Di Clemente, presente tra i primi dieci da quattro anni consecutivi. Fanno per la prima volta capolino nella Top Ten, Mangiantini e l’esordiente Ginostatis. I veterani sono invece Ortiz e Roi alla settima presenza tra i dieci più prolifici dell’anno. Il record di presenze consecutive in classifica è di Freghieri al 27° anno di pubblicazione senza interruzioni, seguito da Montanari&Grassani a 26 anni, Piccatto a 25 e Brindisi a 22. Si interrompono invece le strisce positive di Ramella, che manca dalla graduatoria dopo 23 anni di ininterrotta presenza, e di Di Clemente assente dopo 14 anni. Segnaliamo Gallieno Ferri e Giovanni Ticci rispettivamente alla 49a e 43a presenza in classifica. Gli esordienti ai pennelli sono stati sette più uno: Danubio, Ginostatis e Gomez su Tex, Fortunato e Scibilia su Dampyr, Casalanguida su Natah Never, Sforza su Martin Mystère e Aldo Di Gennaro su Dylan Dog, quest’ultimo, all’esordio come disegnatore, non è certo un nome nuovo in Via Buonarroti, visto che da anni illustra le pagine della collana almanacchi.   I copertinisti Ventiquattro sono gli illustratori chiamate a disegnare le 153 cover inedite dell’anno; oltre ai 137 albi infatti vantano cover inedite le due “grandi ristampe”, il super book di Dylan Dog e l’allegato allo speciale estivo di Martin Mystère. 1° De Angelis 18 cover  1° Villa 18 3° Ferri 17 3° Stano 17 5° Riboldi 14 6° Poli 11 7° Soldi 10 8° Alessandrini 9 8° Bertolini 9 10° Rotundo 7 11° Roi 6 12° Mastantuono 3 13° Enoch 2 13° Spadoni 2 13° Zuccheri 2 16° Bonazzi 1 16° Celoni 1 16° Cestaro Bros. 1 16° Diso 1 16° Filippucci 1 16° Gomez 1 16° Garcia-Seijas 1 16° Simeoni G. 1 L’accoppiata Villa-De Angelis si ripropone in vetta alla classifica con una cover in più rispetto al 2010. Per Villa si tratta della quattordicesima vittoria, l’ottava ex-aequo, la settima consecutiva. Per De Angelis È la quinta affermazione. Per Spadoni, Cestaro Bros., Gomez e Garcia-Seijas si tratta dell’esordio come copertinisti in casa editrice. Simeoni e Bonazzi, entrambi alla loro quarta cover, sono al ritorno dopo qualche anno di assenza.   I personaggi Come già previsto lo scorso anno, numeri da record per I personaggi bonelliani nel 2011. 1° Dylan Dog 2438 tavole 19 albi 2° Tex 2340 17 3° Zagor 2182 17 4° Nathan Never 2006 17 5° Julia 1606 13 6° Dampyr 1570 14 7° Martin MystÈre 1146 8 8° Cassidy 940 10 9° Brendon 724 7 10° Agenzia Alfa 597 2 11° Romanzi Bonelli 552 2 12° Universo Alfa 340 2 13° Shanghai Devil 282 3 14° Lilith 250 2 15° Brad Barron 238 1 16° Demian 222 1 17° Asteroide Argo 154 1 17° Storie da Altrove 154 1 19° MM Presenta 48 0 Ognuno dei primi quattro batte il proprio record personale annuale, il quinto e il sesto lo eguagliano. I tre personaggi sul podio battono tutti il record assoluto in un solo anno, detenuto dal 2010 da Dylan Dog con 2156 tavole. L’asticella si è alzata, ma il recordman è sempre l’Indagatore dell’Incubo, di cui sono state pubblicate quest’anno 2438 tavole. Tex intanto si riprende la seconda piazza, lo scorso anno conquistata a sorpresa da Zagor. Per Dylan Dog si tratta della sesta vittoria, la quinta consecutiva. Si tratta di record anche per quanto riguarda gli albi: mai 19 volumi inediti dedicati ad un unico personaggio in un solo anno. Da segnalare anche che Nathan Never con tutte le sue “costole” totalizza 3097 tavole in soli 12 mesi: un altro primato.   Altri numeri Il 2011 registra anche il record dei fuoriserie: ben 36 gli albi speciali (battuti i 31 del 2009 e 2010), per un totale di 6933 tavole pubblicate su albi speciali, quasi novecento in più del precedente primato (6058 nel 2009). Per il terzo anno consecutivo il più prolifico sceneggiatore di albi extra è Vietti, che con le sue 1068 tavole fuoriserie, polverizza il precedente record annuale detenuto da Burattini con le 892 tavole “speciali” del 2007. Mangiantini con le sue 446 pagine vince di misura (4 tavole), su Roi la classifica dei disegnatori, mancando di 30 tavole il record assoluto di pagine speciali disegnate in un solo anno, ancora nelle mani di Walter Venturi che lo ha stabilito nel 2009. Parlando della classifica generale segnaliamo tra gli sceneggiatori che Boselli ha scavalcato nel corso dell’anno Castelli portandosi al quarto posto assoluto; una posizione l’hanno guadagnata anche Vietti (12° ai danni di Sclavi) e Ruju (14°, superando D’Antonio). Entra tra i primi venti, al 19° posto, Vigna, che negli ultimi dodici mesi ha oltrepassato Toninelli e Memola. Pochi movimenti tra i disegnatori: segnaliamo Roi che grazie all’exploit di quest’anno guadagna due posizioni salendo al 16° posto assoluto, una posizione guadagnata da Chiarolla (da 20° a 19°) e doppio passo in avanti per Ortiz che si guadagna la top 20 (da 22° a 20°) scalzando momentaneamente Civitelli. Su Nathan Never nel 2011 Bonazzi è tornato ad essere il più prolifico disegnatore del personaggio, rispondendo con le sue 542 tavole di quest’anno alle 501 di Di Clemente del 2010, che lo avevano portato per qualche mese in testa alla graduatoria dei disegnatori dell’Agente Alfa. La classifica degli anni ’10 (che per il momento comprende solo il 2010 e 2011) vede tra gli sceneggiatori in testa Boselli (3713 tavole), seguito da Ruju (3048), Vietti (2686), Burattini (1740) e Mignacco (1702). Tra i disegnatori per ora prevale Roi (978 tavole), seguito da Diso (836), Mangiantini (790), Bonazzi (636) e la coppia Freghieri-Baggi (602 ciascuno). Per il 2011 è tutto. Ci risentiamo nel 2012 dove non mancheranno le occasioni, come i 30 anni di Martin Mystére, per dare un po’ di numeri. *Articolo pubblicato originariamente sul blog di Moreno Burattini.

Off Topic

 

Autori: Fumetto d'Autore ti intervista? Finisci nella lista nera di Roberto Recchioni

Una nuova recchionata contro il nostro sito: «chi concede un'intervista a Fumetto d'Autore, si divide in due categorie: l'autore inconsapevole, che sono la piaga del nostro settore, e il collaborazionista consapevole, che deve morire». di Alessandro Bottero Ultimamente noto una sempre crescente ostilità verso Fumetto d’Autore da parte di personaggi ben precisi del mondo del fumetto. E non so spiegarmi il perché, visto che gli stessi che invocano censure, ostracismo, o altre misure “correttive” nei nostri confronti, poi sono i primi a riempirsi la bocca di democrazia, “occupy qualcosa”, e mille altri modi fighetti di sembrare democratici e contro i poteri forti. Vabbé, il gioco del “faccio il bullo con chi non può darmi un posto di lavoro, e sono  ossequioso con chi invece me lo può dare” l’ho visto fare talmente tante volte che non mi stupisce più. Al massimo mi fa sorridere chi ci casca. L’ultimo esempio di questo atteggiamento è la seguente perla scritta in un forum da Roberto Recchioni, a proposito di chi concede interviste a Fumetto d’Autore. «Che poi, per me, ormai chi concede un'intervista a Faccia di Astrubale, si divide in due categorie: l'autore inconsapevole, che sono la piaga del nostro settore, e il collaborazionista consapevole, che deve morire.In sostanza, per è diventata una specie di lista nera.» tanto per capire quando Recchioni dice “Faccia di Asdrubale”, si riferisce a Fumetto d’Autore, solo che (furbetto) per non citarci, lui ed altri coraggiosi, preferiscono giocare con le iniziali del sito, storpiandone il nome volutamente. Ora, dopo aver letto queste parole mi sono incuriosito, ed ho buttato giù una lista degli autori ed editori che abbiamo intervistato. I risultati sono interessanti. Spero che possano servire anche  a Recchioni, visto che sono sicuro che conosce gran parte di queste persone, ed anzi, con alcune lavora o ci ha lavorato (ad esempio Andrea Voglino, per Gang Bang). Sono tutti collaborazionisti consapevoli, che devono morire? Chi glielo dice a questi 60 e più tra autori e addetti ai lavori che sono nella lista nera di Roberto Recchioni? PS. Qualcuno potrebbe chiedersi “ma perché sprecate spazio e tempo a parlare di queste cose?” La risposta è semplice: perché è giusto che queste cose si sappiano, e perché aiutano a capire meglio il mondo del fumetto e le persone che lo compongono. Anche perché non stiamo affatto “rimestando nel torbido”, ma solamente dando il giusto risalto a parole pronunciate in un luogo ad accesso pubblico. La Lista Nera Rosario Raho Fabrizio Mazzotta Luigi Siniscalchi Naima Morelli Marco Checchetto Moreno Dinisio Gianluca Cestaro Raul Cestaro Emilio Lecce Matteo Bussola Enzo Troiano Paola Barbato Chiara Mognetti (Emmetre) Fabrizio Galliccia (disegnatore di John Doe) Antonello Dalena Lorenzo Bartoli (cocreatore e sceneggiatore di John Doe) Filippo Biagioli Michela Tufano Simone Brusca Tina Valentino Andrea Nucci Silvia Ziche Pasquale Qualano Leo Ortolani Andrea Plazzi (Panini) Jamie Rodriguez (Planeta) Andrea Mazzotta (Nicola Pesce Editore) Elia Bonetti Paolo Falcone Pasquale Ruggiero (Magic Press) Dario Mattaliano Salvatore Primiceri Dario Gulli (Star Comics, Funfactory) Roberto Recchioni (!) Federico Memola Pasquale Ruju Alessio Riolo (Etna Comics) Antonio Scuzzarella (001 Edizioni) Maurizio Rosenzweig (disegnatore di John Doe) Giuliano Monni (GG Studio) Andrea Voglino Guido Ostanel (Becco Giallo) Federico Zaghis (Becco Giallo) Roberto Alfatti Appetiti Michele Foschini (Bao Publishing) Davide Caci Max Brighel (Panini) Davide Castellazzi Carlo Cavazzoni Andrea Aromatico Mario Taccolini (Arcadia Edizioni) Antonio Mannoni (7Age) Andrea Ciccarelli (Salda Press)
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Andrea G. Ciccarelli: Dietro la maschera da saldatore batte il cuore di editore

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ciccarelli

di Giorgio Messina

Allarghiamo lo spettro di azione della sezione Autori e Anteprima iniziando a coinvolgere anche editori e addetti ai lavori.

Facciamo quattro chiacchere a tutto tondo (e anche un pò fuori dai denti) con Andrea G. Ciccarelli, direttore editoriale di SaldaPress. Ma prima di iniziare la mitragliata di domande, lasciamo che AGC, come si firma nei suoi post in giro per la rete, si presenti ai lettori di Fumetto d'Autore.

AGC: 38 anni, da sempre lettore di fumetti e da circa una decina di anni anche editore. SaldaPress, la mia casa editrice, è la divisione editoriale di Gruppo saldatori, uno studio (mio e del mio socio Marco Marastoni) che si occupa di progettazione grafica e di comunicazione. Le cose che saldaPress e Gruppo saldatori fanno, hanno come comun denominatore la voglia (e il piacere) di fare bene quello che si fa, grande o piccolo che sia. Dal che non è difficile immaginare quanto poco io sia tollerante nei confronti del pressapochismo. Sia che lavori per saldaPress che per Gruppo saldatori sono considerato uno spacca maroni. La G nel mio nome sta infatti per "gigantesco spacca balle". Ma va bene così.

E allora spacchiamole queste balle. Che senso ha oggi fare l'editore di fumetti?

AGC: Lo stesso senso (o non senso) che ha fare tante altre cose. Il senso è quello che ci metti dentro tu, quello che significa per te farlo. Credo che in molti casi -sì, anche nel mio– se vuoi scavare, in fondo ci trovi quel piacere che si provava a fare la bancarella da bambini. E, insieme, il potere accedere a un numero pressoché infinito di libri a fumetti, non importa se tutti uguali. In molti, tra gli editori, sballano quando gli arrivano pacchi su pacchi di campioni dall'estero, roba che non leggeranno mai ma che il loro ingordo bambino interiore vuole, vuole e ancora vuole. È questo che in fondo alimenta tutta la baracca perché tutti, alla fine, facciamo bene e fino in fondo soltanto quello che amiamo.

Poi, se vogliamo allargare il discorso dall'inconscio (ma la risposta credo davvero che stia tutta lì), credo che abbia senso fare l'editore di fumetti se questo ti porta anche a produrne. Pubblicare solo titoli su licenza puoi farlo al meglio, curarli maniacalmente se vuoi, ma alla lunga non ne capisci più il senso.

D'altra parte, senza un "Uomo Tigre" o un "The Walking Dead" (tanto per citare due titoli a caso), l'esperienza di 10 anni mi insegna che tutto si traduce in "grosso buco di bilancio giustificabile solo con il nero o con i soldi di mammà", per cui i titoli su licenza (soprattutto quelli scelti con oculatezza e non per giustificare il compenso come "direttore editoriale" che ti passa l'editore-tipografo) servono eccome. Per produrre e pubblicare fumetti in Italia ci vogliono le palle. Ce ne vogliono due: una per produrli e un'altra per pubblicarli. Fino al prossimo "Oudeis" continuerò a sentirmi un po' l'Adolf Hitler del fumetto italiano.

E per l'Adolf Hitler del fumetto italiano, come si produce un fumetto? Quali sono i paletti essenziali nel processo di gestazione editoriale?

AGC: Per lui non so. Per me il centro di tutto è l'autore. Si parla con l'autore prima di tutto e ci si mette a sua disposizione nel realizzare al meglio la sua visione. Anzi, meglio: prima lo si sceglie l'autore, lo si va a cercare e si verifica se il proprio modo di sentire è in sintonia con il suo. Il resto viene tutto dopo. Se sei in sintonia con l'autore, se condividi una visione con lui, fai le notte davanti allo schermo per realizzarla e, quando serve, non hai nessun problema a bacchettarlo sulle dita quando ha le sue pare da autore (la più diffusa, "voglio che tutto questo finisca quanto prima per potermi dedicare ad altro e quindi tiro via").

Altra cosa importante dal mio punto di vista è il catalogo, il modo in cui le cose che pubblichi dialogano tra di loro e trasmettono al pubblico un'idea di casa editrice. È una cosa che si costruisce piano piano e che permette di fare pochi errori in corso d'opera (e ognuno di quegli errori li paghi di tasca tua).

Il catalogo insieme a un buon commerciale che si occupi solo di far quadrare i conti.

E in fondo a tutto, come già detto, dedicarti a quello che ami, trovare in ogni cosa che fai qualcosa che te la fa amare. Senza mai dimenticare di smettere il prima possibile di frequentare le fiere italiane dedicate al fumetto. Al massimo un paio all'anno, come il metadone per i drogati (che alla fine noi che pubblichiamo fumetti siamo dei tossici di tutto ciò). Di più trovo che ti abbruttisca come essere umano.

Perchè smettere di frequentare le fiere italiane dedicate al fumetto? Perchè frequentarne più di due l'anno abbrutisce come essere umano? Approfondiamo questi due concetti.

AGC: Sono concetti che non c'è bisogno di approfondire. Chiunque frequenti le fiere dedicate al fumetto sa benissimo di che cosa parlo. Nelle fiere dedicate ai rubinetti gli addetti ai lavori vendono rubinetti e la gente che ci va acquista rubinetti. Tutto molto onesto. Magari poco poetico, ma onesto. Le fiere di fumetto sono come una fiera dedicata ai rubinetti in un mondo in cui scarseggia l'acqua. I rubinetti sono il minore dei problemi e infatti non frega niente nessuno dei rubinetti, tutti sanno che un rubinetto è poco differente dall'altro e quindi, alla fine, tutto ruota intorno ai molteplici modi di accaparrarsi ferocemente l'acqua residua. Di più, in un mondo in cui scarseggia l'acqua nessuno si spiega come campi chi vende rubinetti e, nello stesso tempo, tutti lo sanno benissimo e, per nasconderlo meglio, ci fanno sopra una, dieci, venti, fiere tutte uguali e tutte con gli stessi stagnini che autografano il loro bel rubinetto.

A me tutto questo ha smesso di divertire anni fa, nell'esatto momento in cui mi è apparsa tutta la nevrosi insita nel fare una cosa che non ha più senso, che è divertente solo nella misura in cui replica all'infinito un piacere passato. E il problema non è nelle fiere, ma, come sempre, nella mancanza assoluta di un progetto in cui rischiare insieme editori e organizzatori.

E il pubblico? In tutto ciò il pubblico, sempre per fare un esempio assolutamente a caso, ha lo stesso ruolo degli zombie fuori della prigione di The Walking Dead. Un giorno le recinzioni cadono e allora tutti a domandarsi come mai i cosplayer si sono presi l'intera baracca. Sono di più, non scopano e quindi sono tutti concentrati su un unico obiettivo: che cosa c'è da ancora da capire?

Non mi stupirebbe se un giorno Rick Grimes & soci iniziassero a proporre ai non-morti un patto di non belligeranza, come non mi stupirebbe che gli zombie se ne infischiassero e continuassero a nutrire la loro panza putrefatta.

È una cosa stupida da fare, quindi ci sarà sicuramente qualcuno che proporrà di farla.

Mi rendo conto che ho divagato. In realtà ho solo un'intolleranza verso gli zainetti. Penso che Invicta andrebbe condannata per crimini contro l'umanità.

Quindi la colpa di tutto è dell'Invicta... allora vediamo cosa c'è nello "zainetto" di Saldapress... prossima domanda: i perchè e i percome dell'operazione editoriale più riuscita e di quella meno riuscita di Saldapress.

AGC: Dipende da che punto di vista.

Dal punto di vista economico, diciamo che, fortunatamente, non abbiamo ancora pubblicato un libro di cui, male che sia andata, non abbiamo recuperato i costi nudi.

Così, se guardo la tua domanda dal punto di vista dei costi/ricavi, l'operazione meno riuscita di saldaPress è stata quella di aver pubblicato "Bastard Samurai" cercando di sfruttare l'onda che immaginavamo ci sarebbe stata con Kill Bill di Tarantino (e che non c'è stata).

Ma, a parte questo, è stata sbagliata anche perché un titolo spot, come è "Bastard Samurai", per quanto tu lo voglia curare, non avrà mai delle grandi possibilità e rende poco omogeneo il catalogo (errore nostro. avevamo creduto che Image e gli autori avrebbero portato avanti la serie). Per come la vedo adesso, soprattutto nei primi anni, quando la casa editrice si deve strutturare, meglio puntare su un tema, su una collana e cercare di costruire su quella (come ad esempio stiamo facendo con gli zombie cercando non solo di pubblicare buoni libri sul tema dei non-morti ma anche di capitalizzare gli ottimi risultati di "The Walking Dead").

Però mi pare di capire che tu, con le tue domande, sei alla ricerca di risposte più dense. E allora mi va di risponderti che l'operazione più riuscita e meno riuscita, se spostiamo l'attenzione da saldaPress a gruppo saldatori (che le casse alla fine sono le stesse) è stata "La Dottrina" che, come gruppo saldatori, abbiamo co-prodotto con Magic Press.

Dico più riuscita perché l'idea editoriale (la co-produzione che coinvolgeva una casa editrice e una struttura di comunicazione) e di promozione messa insieme, oltre ad essere stata una delle prime di quel tipo e con quella portata (e forse pure l'unica), aveva dimostrato che operazioni per far conoscere i libri a fumetti erano possibili.

Però anche meno riuscita perché, a mio avviso, il secondo passo doveva essere quello di utilizzare questo tipo di operazioni, crearne di nuove e differenti, per fare uscire il fumetto dal solito numero di persone che già conosce e acquista. E qui l'operazione ha fallito, un po' perché senza una struttura economica e di business dietro, questo tipo di operazioni sono soltanto il bel gioco che ovviamente dura poco. E un po' perché, per mille problemi che non dipendono da gruppo saldatori e che quindi non ritengo giusto che sia io ad approfondire, il primo volume (di 4) è uscito nel 2002 e a oggi, nel 2009, deve ancora uscire l'ultimo (anche se dovrebbe uscire a breve, sempre 7 anni per quattro libri sono: cioè un tempo assurdo comunque lo si voglia giustificare). Il che significa avere sprecato qualsiasi attenzione ottenuta da parte del pubblico con la campagna di lancio e promozione e, in pratica, da parte nostra, avere sprecato tempo e denaro che forse avremmo potuto investire diversamente. Certo, come lettore, quando uscirà il 4° volume avrò tra le mani un'ottima storia a fumetti curata in ogni suo particolare ma, come imprenditore, non posso dire di aver fatto un buon affare.

Cosa cosa sta proponendo attualmente e cosa proporrà nel prossimo futuro lo scrigno magico delle proposte editoriali made in Saldapress?

AGC: La rete è intasata di interventi in cui gli editori dicono quello che faranno. Non mi sembra molto interessante risponderti elencando e commentando le uscite saldaPress 2009/2010.

Vuoi che te ne indichi una, cioè praticamente la prossima che però, con il fumetto non ha niente a che fare (tranne che rientra nella collana "Z" dedicata agli zombie)? "My Zombie Pinup" che però è un calendario ed è praticamente unico al mondo nel suo genere. Zombie e pinup: poteva una cosa del genere non attirare la nostra attenzione?

Proviamo a entriare maggiormente nella zona d'ombra che pochi chiedono agli editori di svelare. Quali sono le difficoltà che ha incontrato sinora e che incontra quotidianamente Saldapress nella sua attività editoriale?

AGC: La difficoltà più grande credo che sia quella che molti piccoli editori (tutti?) incontrano: il più delle volte il gioco non vale la candela.

Questo, per parlare di saldaPress, porta a una struttura sicuramente sotto dimensionata rispetto a come dovrebbe essere per funzionare al meglio in tutti i suoi aspetti (acquisto e gestione diritti, lavoro grafico e redazionale, vendita e promozione) ma che, visto che il gioco il più delle volte non vale la candela, non si può nemmeno portare alla giusta dimensione. Hai presente il paradosso del calabrone? Quello.

Insomma, finora per noi è stato un gioco di equilibri, di fare dei piccoli passi in avanti quando era possibile farli ma –e so che lo sai, visto che anche tu sei editore– per usare un francesismo, non è per un cazzo facile e, duole dirlo, non ha niente a che fare con la qualità dei libri che si producono.

Poi se vuoi ti dico un'altra cosa che già saprai benissimo: ogni mese vengono annunciate centinaia di novità, a detta di ciò che si legge sui cataloghi tutte imprescindibili. Il risultato è che le librerie non ci capiscono più un tubo e, già in tensione per la diminuzione dei fatturati degli ultimi anni, al 90% ordinano solo quello che già conoscono.

Il risultato è disastroso e, per come la vedo io, pericolosissimo: affidarsi in larga parte al titolo che già vende per restare a galla è avere una fede cieca nella divina provvidenza che, nel momento in cui quel titolo avrà esaurito il suo corso (e tutti i titoli prima o poi lo esauriscono), ne avrà già pronto un altro per sostenere le librerie di fumetto. Ci si può credere, ma non c'è niente che garantisca che sarà così.

D'altra parte le librerie, come tutte le Aziende, negli ultimi anni hanno avuto meno credito da spendere e quindi, di conseguenza, meno soldi da investire in titoli che non conoscevano (e questo non dimenticando che, per le dimensioni attuali dell'offerta, sono pochissime le librerie di fumetto in grado di accogliere e rendere visibile a scaffale tutto quello che esce).

Insomma: puoi pubblicare libri bellissimi ma, per la maggior parte, quei libri resteranno sconosciuti alle librerie (che quindi non li ordineranno) e, di conseguenza, ai loro clienti.

In questi anni, in varie occasioni (ma meno di come avrei dovuto, lo ammetto), ho provato a parlare direttamente con le librerie di fumetto ma, credimi, nella maggior parte dei casi quello che saltava all'occhio era che contavano poco le responsabilità dei singoli: è tutta la parte finale della rete di vendita che va ripensata, che non ha più senso di esistere con Panini e Planeta che spingono così tanti titoli e con la libreria di varia e la vendita on-line che si stanno costituendo come serie concorrenze.

Io, te e tante altre piccole realtà editoriali siamo economicamente appoggiate alla fumetteria e, oggi, la fumetteria, se resta così com'è, è semplicemente destinata a scomparire.

In realtà qualcuno sostiene che, economicamente, la fumetteria è già scomparsa ma, diciamo "artificialmente", è ancora tenuta su da chi, al momento, visto che le librerie di varia i suoi prodotti non riescono/vogliono gestirseli, senza fumetterie a sostenere le sue uscite collasserebbe

Comunque sia, le fumetterie non si possono appoggiare a me, a te o a tante altre piccole realtà editoriali perché, semplicemente, al momento non siamo in grado di fornire (e gestire) quello che a loro serve per andare avanti.

Se guardo nella mia personalissima sfera di cristallo fra qualche anno vedo le piccole realtà editoriali e le fumetterie accomunate dalla stessa sorte, entrambe di fronte alla necessità improrogabile di cambiare oppure cessare di esistere.

Cosa ne pensi del conto vendita? Come sostengono diverse librerie, tra cui soprattutto quelle aderenti all'Afui, è l'unica maniera che è rimasta ai piccoli editori per avere considerazione e visibilità nelle fumetterie, invogliandole così con alti sconti e la possibilità del reso a colmare il "gap" di appetibilità che separa i piccoli dai grandi editori?

AGC: Il conto vendita non risolve niente. Troppo piccole le cifre che muove e troppo poco organizzato e diffuso il sistema che lo gestisce (difetti di noi editori compresi). Noi in passato lo abbiamo utilizzato ma, alla fine, questo è servito a poco per creare una fidelizzazione tra noi e le librerie o per far capire alla librerie che un titolo ricevuto in conto vendita che hanno venduto bene ha senso continuare ad ordinarlo anche nelle successive uscite. Per un editore come noi ogni nuova uscita è come se azzerasse quella fiducia che il conto vendita dovrebbe creare, come se a ogni proposta dovessimo dimostrare al libraio che le cose che scegliamo le scegliamo accuratamente proprio perché abbiano un valore commerciale. Non si crea mai uno storico. Nella maggior parte questo al librario non interessa, non vede il conto vendita come uno strumento per ampliare la propria proposta. Quando chiediamo che cosa vorrebbero le librerie in conto vendita tra i nostri titoli la risposta è quasi sempre "The Walking Dead", ossia quello che vendono già senza problemi ai loro clienti. Rarissimo il caso in cui la risposta sia "visto che The Walking Dead lo vendo bene, fammi provare in conto vendita i titoli della collana Z", come se un'idea del genere fosse uno scarto troppo grande da fare, come se fosse difficile capire che nessuna casa editrice si regge su un solo titolo per quanto buono esso sia.

Il conto vendita non colma nessun gap di appetibilità perché, in fondo, è il prodotto dei piccoli editori che le librerie non considerano appetibile. Ne capiscono con difficoltà il valore così come fanno fatica a capire perché debbano esistere altre case editrici oltre alle 3 o 4 maggiori (e che quindi, nella loro logica, potrebbero pubblicare anche tutti i titoli delle piccole case editrici). Il fatto è che in parte hanno ragione: negli ultimi anni la proposta è esplosa senza che questo avesse alcun senso, senza che chi l'ha fatta esplodere si sia preoccupato anche di trovare i modi di ampliare la base di lettori. In questo le librerie di fumetto sono rimaste sempre le stesse, con gli stessi lettori e le stesse metrature: figurarsi che cosa gli interessa di ampliare la loro proposta ai propri clienti. Non riescono a capire che ampliare la proposta significa anche tentare di ampliare il numero di lettori/clienti. E infatti oggi i nuovi lettori arrivano proprio dalle librerie, luoghi dove i lettori vanno a cercare i libri e che, fino a ieri, non avevano nella loro proposta i libri a fumetti. Oggi, in molti casi, un lettore di libri adulto si sente a disagio ad entrare in una fumetteria perché la vede come un luogo sempre più infantilizzato nella propria proposta e molto spesso al confine con il negozio di giocattoli. È necessario che le librerie di fumetto (o fumetterie, basta capirsi) trovino una loro identità perché questo significherà che anche gli editori di fumetto saranno obbligati a trovarne una.

L'idea dell'AFUI di creare una rete di librerie credo che sia una buona idea, ancora tutta da concretizzare però. E si concretizzerà solo quando chi aderisce ci vedrà prima di tutto un vantaggio economico a farlo. Per adesso mi sembra che questo vantaggio non ci sia, anche se confesso di conoscere poco l'associazione e i meccanismi che la regolano.

Sei stato recentemente protagonista del cosidetto "Affaire Rivi", di cui abbiamo riportato le vicende in un nostro articolo. Riportare un "rumor" sul divorzio tra Rivi e la Panini ti è costato anche una mezza censura (o "ban" usando una definizione molto "correct" da web 2.0) su Comicus, il forum dedicato ai fumetti più frequentato della rete. La notizia è stata, all'epoca in cui l'hai riportata, cioè luglio 2009, liquidata come una tua bega personale e argomento non interessante ad un sito di informazioni sul fumetto. Il 30 settembre Rivi e la Panini si separano ufficialmente ed esce una sua intervista eslcusiva per LoSpazioBianco.it curata da Ettore Gabrielli, in cui Rivi stesso racconta la sua posizione sui retroscena del rumor che lo hanno visto protagonista. A seguire anche Comicus, il cui responsabile Gennaro Costanzo aveva liquidato la notizia su Rivi come "cose tecniche riguardanti le risorse umane di un Azienda e non un sito di fumetti", ha però dato la notizia. Rivi va in BD. Alla luce dell'"affaire Rivi" e di come è stata gestita la cosa da forumisti e addetti ai lavori, come vedi l'informazione a fumetti sulla rete?

AGC:L'informazione fumettistica, limitandoci a parlare di quella in rete, è in larga parte gestita da lettori che hanno piacere di scrivere pubblicamente di ciò che hanno letto e di gestire la discussione sui forum dedicati al fumetto. In questa ottica "da lettori" è abbastanza ovvio che a chi si occupa di informazione non interessi (e non capisca) come cambiano gli assetti del mercato che produce i suoi amati giornalini: a lui basta che continuino ad uscire ogni mese nuovi fumetti e che ogni tanto le case editrici comunichino qualche anteprima (e che magari gli spediscano un paio di copie omaggio, ma questo è secondario rispetto a "sentirsi del giro"). Il resto è in larga parte superfluo.

Tutto ciò c'è sempre stato e da sempre si chiama "mondo fanzinaro". Chiariamoci, non c'è niente di male nel mondo fanzinaro: tanto per dire, senza fanzine non sarebbe mai esistita una cosa come Mangazine. I fanzinari sono gente carica di entusiasmo e, per restare all'esempio di prima, se non fosse esistito Mangazine il mondo dell'editoria a fumetti in Italia oggi sarebbe molto diverso.

Se però aggiungi che di questi entusiasti una certa percentuale vorrebbe collaborare in una qualche misura con una casa editrice (e qualcuno già lo fa), le cose un po' si complicano e si innesta una strana situazione in cui sono in diversi a sentirsi in dovere di diventare più realisti del re.

Quello che tu chiami l'affaire Rivi già dal nome fa sorridere. Quando ne ho parlato io sul forum di ComicUs la cosa era già successa. Tutti gli addetti ai lavori lo sapevano che Rivi non era più il direttore editoriale di Panini Comics e ne parlavano tranquillamente tra di loro (e io infatti l'ho saputo così, mica scrutando la palla di cristallo). Per quello mi sembrava strano che nessuno ne parlasse all'interno del forum. Era un argomento che brillava per assenza e io ho solo fatto delle domande sul perché di questa assenza.

Ma il punto è proprio che non c'è nessun "affaire". Magari ci sarebbe ora se qualcuno provasse a scoprire come mai Rivi e la Panini si sono separati (che, diciamocelo, l'intervista rilasciata a Lo Spazio Bianco fa ridere quasi quanto il comportamento di chi, sapendo la verità, ha deciso di dire il contrario), quali sono i rapporti tra la casa editrice BD e Rivi (e, andando cioè anche più indietro nel tempo, quali erano quando Rivi era a capo di Pan Distribuzioni e nello stesso tempo proprietario di BD) e come tutto ciò si lega ai nuovi equilibri che si stanno creando nel mondo dell'editoria a fumetti. Ma, appunto, non vedo nessuno che abbia interesse a fare ciò. E quindi non esiste nessun "affaire".

Comunque, per i più sfegatati, la cronaca di quello che è successo la trovate scartabellando il mio blog: iosefossigaramond.blogspot.com

Il resto è molto più divertente seguirlo in diretta sfogliando Anteprima e Mega: imparare a capire da lì chi è distribuito in esclusiva da chi e come si spostano i titoli e gli autori (e quindi i diritti) da una casa editrice a un'altra è un esercizio che può insegnare molto di più dell'apprendistato in qualsiasi redazione.

Che futuro vedi per l'editoria italiana a fumetti e in particolare per Saldapress?

AGC. Come ho già detto nella precedente risposta, non ho la sfera di cristallo in cui scrutare il futuro, mi dispiace.

Nell'editoria a fumetti italiana mi pare si siano messe in moto nuove forze che probabilmente porteranno alla ridefinizione di nuovi equilibri. D'altra parte l'Italia resta sempre il paese in cui tutto cambia perché tutto resti uguale e non credo che, in questo, il mondo dell'editoria a fumetti si discosti molto dal resto.

Penso che servirebbero nuovi posti in cui vendere le storie a fumetti e servirebbe che quelli vecchi capissero che il mondo in cui sono vissuti finora, quello che aveva immaginato 20 e più anni fa Alessandro (al tempo ancora Distribuzioni), semplicemente non c'è più.

Per saldaPress il discorso non è molto diverso. Cosa faremo da grandi? Me lo domando spesso e, domandandomelo, io sono arrivato a 38 anni e saldaPress a 8 (ma l'eta editoriale è come quella dei cani: ci devi applicare un moltiplicatore per confrontarla con quella umana). Ecco, mi piacerebbe che nel futuro ci fosse qualche produzione in più con sopra il marchio della maschera da saldatore. Un qualcosa di semplice ma ben fatto, così, per non sentire di essere stato del tutto inutile.

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Da leccarsi i baffi :)
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