Fumetto d'Autore ISSN: 2037-6650
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La Spectre salvò il Soldato Beccogiallo

beccogialloCaso Maconi: l'autore ritratta goffamente, ma noi abbiamo i testimoni.

di Giorgio Messina

Aggiornamento del 23/10/2010. Per leggere l'aggiornamento va in fondo all'articolo.

14 giorni dopo avere questo articolo in cui ho citato la testimonianza diretta Gianluca Maconi, quest'ultimo da la sua versione dei fatti sul suo blog:

A Treviso, mentre stavo mangiando una fantastica porchetta coi funghi sono stato interrotto da Giorgio Messina che mi ha chiesto delucidazioni su di una mia uscita pubblica contro il BeccoGiallo alla precedente edizione di Fumetti in TV. Ora... io non ricordo assolutamente questi due famosi testimoni, però è vero che non essendo avvezzo a certe dinamiche non faccio attenzione alla gente nascosta nell'ombra, però ricordo chiaramente di aver detto più o meno queste parole: "non ricordo una cosa del genere, ma sono una persona molto distratta, se ci sono dei testimoni, addirittura sei, probabilmente è vero. Ma mi pare strano. Ricordo invece che una volta a Modena durante un dibattito quando Guido Ostanel disse che Pasolini era ancora il best seller del BeccoGiallo risposi che mi dispiaceva per loro visto che mi arrivavano i rendiconti con zero venduto da due anni."

Il discorso è questo: I libri dopo un certo periodo li vendi solo alle fiere, e non vengono conteggiati in quella lista semestrale che si basa esclusivamente sui resi delle librerie.

Quindi, dopo aver letto
questo articolo sono rimasto stupito del tono pseudo-sensazionalistico ed impreciso. Tra l'altro credo (perchè a ragion veduta non ci sono mai dati certi, purtroppo) che I DELITTI DI ALLEGHE abbia venduto qualcosa di approssimativamente simile a "un cazzo", a vendere è stato tutt'al più IL DELITTO PASOLINI, che è stato in effetti anche ristampato.
Ma anche qui... Guido
[Ostenel - ndr]
potrebbe aver detto una piaggeria perchè ero ospite della serata.
Anche se al tempo era verosimile dato che non esisteva ancor PEPPINO IMPASTATO.

Fattostà che io me ne sarei anche sbattuto di tutta questa storia, ma...
Una settimana fa mi è arrivata una mail di
Ketty Formaggio che mi chiedeva, scusandosi del disturbo, con molta pacatezza, come usa lei, se era vero quanto scritto nell'articolo di Messina.
Al ché ho risposto "allora, quello scritto nell'articolo è parzialmente vero, anche se il tono sensazionalistico dell'articolo è riprovevole e va ad inficiare la serietà della discussione."

Senza censure. Mi spiace ma così la penso. Questo adattare le cose per personali crociate non lo accetto.

I metodi del BeccoGiallo, discutibili quanto vogliamo, sono quelli della maggiorparte delle case editrici, neanche solo di quelle piccole e sfigate che causano il male dell'editoria italiana.

Purtroppo il sistema è questo, sta a noi decidere se stare al gioco o meno. E' giusto parlarne, ma con serietà, altrimenti si rischia di ottenere il contrario dell'intenzione originale.
Adesso, io sono favorevole a parlare dello "sfruttamento" degli autori, fermo restando che gli autori sono partecipi di questa cosa per il piacere di pubblicare le proprie cose spesso si fanno anche, ahimè, mettere i pidi in testa. Però molte cose losche e disoneste vengono fatte, ai danni di questi poveri, diciamocelo, babbei (con rispetto parlando). Parliamone, ma con dati di fatto sotto mano e seriamente, senza inventare fantomatici testimoni.

E soprattutto senza fare queste
cose... o chiamarmi al telefono per avere delucidazioni, come hanno fatto alcuni addetti ai lavori (fortunatamente essendo all'estero mi sono arrivati solo messaggi con grande ritardo).

Maconi vorrebbe disinnescare il caso che si è creato attorno a lui ma per farlo sceglie la strada sbagliata, quella di mentire pur sapendo di mentire.

In quel di Treviso la testimonianza di Maconi si era conclusa con la richiesta di autorizzazione a pubblicare quanto da lui raccontatomi e acconsentendo Maconi aveva aggiunto: "sono dati di fatto".

La mia risposta, quindi, inizia dalla fine, cioè dai dati di fatto, ovvero dai "fantomatici" testimoni trevigiani, di cui pubblico la mail di uno di costoro, un autore trevigiano doc per l'esattezza, che ha ascoltato insieme a me quanto Maconi raccontava:

Sent: Monday, October 11, 2010 4:16 PM
Subject: il caso maconi


Ciao Giorgio,
"risvegli sociali" a parte (ma chi non sonnecchia, sotto il tetto di abitazioni -in lidi lontani- pagati dai genitori, è gia sveglio da un pezzo), vengo informato da più fonti che viene messa in dubbio la tua chiacchierata trevigiana con Gianluca Maconi, e che quindi i "testimoni" di siffatta spifferata alto non sarebbero che un manipolo di desperados visionari.
Orbene, meglio desperados e visionari che omertosi! Infatti ci tengo a dire che c'ero anch'io, con i miei occhi e le mie orecchie ad ascoltare e a vedere il bravo Maconi ammettere tutto e anche aggiungere di suo, oltre a darti autorizzazione a scriverne.
Ora qualche simpatico guascone avrà da ridire che la mia testimonianza, in quanto novello collaboratore della Cagliostro E-press, non vale un fico secco.
Ricordo a tutti i simpatici guasconi all'ascolto, sempre che questa mia mail venga pubblicata, che non ho mai avuto e mai avrò padroni in vita mia, e che io e Il Conte siamo soltanto compagni "d'Aventure", non di merende.
Riciao,
Massimo Perissinotto

E ora Maconi come la mettiamo? Chi dice inesattezze?

Come lo risolviamo questo gioco di specchi riflessi in cui non solo io a questo punto avrei capito fischi per fiaschi, ma addirittura un autore trevigiano?

E poi caro Maconi, ma secondo te, se io parlo di testimoni, sono così pirlacchione da non potere esibire nulla se ritratti o quantomeno ci provi così goffamente dopo 14 giorni dalla pubblicazione della tua testimonianza che tu stesso mi hai autorizzato a pubblicare?

Continuiamo con le date che non tornano. Come potrete notare la mail soprariportata è datata 11 ottobre ed è la mail che riferivo di avere in mio possesso in questo pezzo, per controbilanciare una mail di Maconi che Ketty Formaggio diceva di possedere a sua volta in cui si metteva in dubbio quanto riportato da me.

Come si può facilmente desumere ero venuto a conoscenza del fatto che il Commissario Formaggioni avesse la mail di Maconi il 10 ottobre, cioè il giorno prima di vergare il pezzo in riposta di cui sopra, quindi Maconi si sbaglia anche qui.

La mail del Commissario Formaggioni non puà essergli arrivata una settimana addietro, cioè intorno a giorno 15 ottobre quando si trovava a New York. La mail di Formaggio a Maconi e la risposta di quest'ultimo sono tra il 9 e il 10 ottobre. Cioè a breve giro di posta dalla pubblicazione del pezzo incriminato.

E qui arrivano altre domande.

Ricapitoliamo: l'articolessa in cui riporto la testimonianza di Maconi è datata 8 ottobre, e lui dice di rispondere al Commissario Formaggioni mentre si trova negli Statesm perchè il Comicon di New York si è svolto dal 14 al 16 ottobre.

Ora, se Maconi voleva inviare la sua rettifica a quanto scritto su Fumetto d'Autore dal sottoscritto, perchè oltre a rispondere al Commissario Formaggioni mentre si trova sul suolo americano non scrive contestualmente anche a noi di Fumetto d'Autore per informarci che secondo lui avevo scritto imprecisioni e fornirci la sua versione?

Avremmo pubblicato la sua versione immediatamente rispondendo come stiamo facendo adesso.

Perchè aspetta 14 giorni dall'uscita del pezzo per dare la sua versione smemorata e sballata (non era Treviso ma Modena.. non era una conferenza ma una ospitata ad una serata... i libri venduti in fiera non si conteggiano...)?

Come mai Maconi nella sua risposta non entra però nel merito dei diritti internazionali che trovò decurtati delle rese dei suoi libri esauriti e in ristampa?

Adesso, dopo di 14 giorni, quella di Maconi suona molto di versione concordata.

Sembra che Maconi tra le righe scriva di avere ricevuto pressioni da qualcuno tra gli addetti ai lavori (le telefonate, le mail).

Solitamente le rettifiche si mandano il prima possibile.

Dopo 14 giorni a che e a chi è servito questo intervento?

A salvare il soldato Beccogiallo?

A volere sminuire la mia credibilità di giornalista?

Un ultima doverosa risposta.

Maconi dice: "Questo adattare le cose per personali crociate non lo accetto".

Di grazia, quale sarebbe la mia personale crociata?

Ho raccolto la testimonianza di Maconi e l'ho divulgata facendo informazione dicendoti chiaramente (come viene confermato da Massimo Perissinotto) che l'avrei fatto.

Sono stato, giornalisticamente parlando, serio, cristallino e deontologicamente corretto.

Sembra quasi che esista una Spectre degli autori che si scrivono e si telefonano per concordano le risposte tra di loro anche dopo 14 giorni dalla pubblicazione di un pezzo che tira fuori delle rivelazioni scomode per qualcuno?

Sarebbe un doppio scoop... La Spectre esiste e ha salvato il Soldato Beccogiallo!

ps: ma se potesse ancora dire la sua, Pasolini che cosa ne penserebbe di queste mezze omertà e mezze verità dell'italico moondo del fumetto? Lui che scriveva su Petrolio che la verità ha la sua fisiologia, e questa fisiologia è tattile, immediata, anti-retorica? Chissà...

Aggiornamento del 23/10/2010

Maconi risponde a questo nostro articolo preferendo ancora una volta farlo dal suo blog

Tiriamo le fila. Maconi dice di non ricordare di avermi mai riferito che la sua esternazione pubblica rivolta ai tipi di BeccoGiallo fosse stata fatta ad una conferenza  a Treviso nel 2009  e propende di più per una serata a Modena in cui è più certo di collocare l'evento senza però indicare una data precisa.

Maconi non ricorda bene cosa ci ha riferito, ma noi invece ce lo ricordiamo benissimo e abbiamo pure i testimoni che lo confermano. Non ci sarebbe da aggiungere altro su questo punto, ma mi preme sottolineare quanto segue.

Perchè, se Maconi mi avesse davvero riferito di Modena, non avrei dovuto riportarlo?

Se lo avesse fatto veramente avrei scritto nel pezzo: "Sei testimonianze raccolte indicano che l'evento è accaduto a Treviso, Maconi invece colloca la cosa a Modena". Non avendo alcun dubbio sull'attendibilità dei miei testimoni (che sono quasi tutti trevigiani tra l'altro...) e non nutrendo alcun dubbio su quanto ora raccontato da Maconi su Modena, in realtà adesso si può tranquillamente sostenere che la contestazione di Maconi ai tipi Beccogiallo sia avvenuta non in una sola occasione, ma in due distinte: a Treviso e a Modena.

Quindi la sua posizione nei confronti dell'editore veneto era ancor di più di dominio pubblico rispetto a quanto riferito inizialmente nel mio pezzo. Viene dunque ancor di più da chiedersi perchè se una contestazione del genere è accaduta in due occasioni pubbliche distinte ci sia tutto questo silenzio attorno ad essa e la si cerchi di disinnescare in tutti i modi possibili.

Maconi, un pò ingenuamente, lo chiede a me perchè me ne sarei occupato dopo un anno. La risposta è semplice: perchè non ne ero a conoscenza, altrimenti ci avrei scritto subito qualcosa prima. Certo è abbastanza paradossale che il protagonista dei fatti riportati non ne abbia parlato prima ad ora venga a chiederlo a me perchè non ne ho parlato prima.

Sostanzialmente Maconi, comunque, non smentisce nessuna delle rivelaizoni fatte circa il suo rapporto contrattuale con BeccoGiallo, anzi, nel tentativo di spiegare delle presunte imprecisioni che avrei riportato, l'autore friulano mette sul piatto una nuova rivelazione: i libri venduti alle fiere  da BeccoGiallo non vengono conteggiati agli autori che ricevono solo dei resoconti sulla vendita in libreria. Ecco spiegato perchè Maconi riceveva i resoconti a zero. Perchè i suoi libri avevano finito la loro vita editoriale nei canali di distribuzione libraria ma continuavano a vendere alle fiere.

Maconi conferma anche che il compenso della vendita dei diritti all'estero dei suoi libri gli fu decurtato delle rese dei libri invenduti che però risultavano essere, soprattutto nel caso del suo libro su Pasolini, un bestseller esaurito e ristampato.

Chiosa sulla faccenda dei toni. Maconi non gradisce i toni usati dal sottoscritto nel vergare  il pezzo a sfondo sensazionalistico. Problemi suoi. I toni sono dell'articolista e non si contrattano, così come gli articoli un giornalista serio non manda in visione gli articoli alla fonte per farseli ricontrollare, ma si piglia le sue responsabilità, non solo deontologiche. Il sensazionalismo additato era teso a dimostrare che il Caso Maconi è emblematico di tutte quelle cose che gli autori non dicono nonostante molti di loro siano al momento attraversati dal sacro fuoco del "risveglio sociale" che li porterà alla tavola rotonda lucchese.

Il caso è chiuso, anzi è aperto a quel dibattito che praticamente nessuno ha mai iniziato introno alla faccenda e che forse  mai nessuno inizerà. Ed è proprio questo silenzio, che meno ironicamente della Spectre, ha già salvato il Soldato Beccogiallo ancor prima dell'intervento di Maconi.

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