Fumetto d'Autore ISSN: 2037-6650
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Il fumetto in Spagna, mito fasullo della cialtroneria italiana emigrante

brancacciospagnadi Giorgio Messina

El Paìs certifica che in Spagna non si può vivere solo di fumetto. Autori e addetti ai lavori del fumetto iberico spiegano in un articolo pubblicato sull’importante quotidiano nazionale che in Spagna ci sono 240 fumetterie, che le tirature in media di un libro sono tra le 1000 e le 2000 copie, che gli editori  preferiscono acquistare dall’estero (soprattutto dalla Francia) i diritti dei fumetti fatti da autori spagnoli. Insomma, concludono i colleghi spagnoli, è molto complicato vivere solo di fumetto se non si ha un altro lavoro. Il fumettomondo spagonolo dunque è lo specchio riflesso di quello italiano. Stesse situazioni, se non fosse che in Italia c’è Sergio Bonelli Editore, editore che a livello mondiale, numeri alla mano, vende di più dell’Uomo Ragno e Superman e assorbe molti professionisti delle nuvolette tricolori. Stesse dinamiche, se non fosse che il colosso editoriale multinazionale della Panini ha sede qui in Italia. Tutto (quasi) uguale tra i due paesi, dunque, eccetto il fatto che in Spagna hanno la lucidità e la maturità di dipingere obiettivamente la situazione del loro fumetto per quella che è.

In Italia invece ci illudiamo e cerchiamo i colpevoli del fatto che non tutti quelli che lo vorrebbero, possono vivere di solo fumetto. Così in questi tempi di crisi dei mercati internazionali del fumetto ci siamo inventati - con l’abilità cialtronesca che solo noi italiani sappiamo tirare fuori in certe situazioni, pur di non guardare in faccia la realtà quando ci sbattiamo duramente il grugno – che ci sono gli editori da 1000 copie di tiratura  media che sfrutterebbero i poveri autori sprovveduti non garantendogli di vivere con 1000 euro al mese. Ci siamo inventati che anche la crisi di vendite è una scusa per non pagare gli autori. Ci siamo inventati pure gli Stati Generali e una congrega segreta di Beati Paoli del fumetto italiano che stanno stilando il chimerico contratto tipo. E ci siamo inventati,  capolavoro supremo della cialtroneria nostrana, che la Spagna è paradiso fumettistico rispetto al Belpaese ed è luogo cui aspirare a trasferirsi, perché in terra iberica il fumetto è cosa assai diversa da come è in Italia. Ci raccontano che lì, dove partì Colombo alla ricerca delle americhe, è la nuova  America d’Europa del fumetto (seconda solo all’inarivabile Francia).

Alcuni fumettisti italiani che si sono trasferiti in Spagna ci hanno raccontato per mesi che nella loro nuova patria adottiva le nuvolette disegnate hanno una dignità e un peso culturale che qui nemmeno ce la sogniamo. Ci hanno raccontato che lavorare con il fumetto in Spagna ti permette di pagare l’affitto nel miglior quartiere residenziale di Barcelona con vista su El Corten Inglès, quando qui in Italia il fumetto non ti permette di pagare nemmeno una pizza il sabato sera. E giù anche dettagliati consigli sul come fare a trasferirsi in Spagna per chi è stanco di questa Italia, perchè un posto al sole nella penisola iberica qualunque fumettista italiano può trovarlo. Poi arriva la stampa spagnola e in sostanza ci spiega che, no, meglio che gli autori italiani se ne rimangano a casa loro che tanto il mercato del fumetto in Spagna non è tanto diverso da quello italiano e che lì come qui c'è bisogno di un secondo lavoro per sbarcare il lunario quantomeno all’inizio o forse per sempre perchè il mercato non garantisce a tutti quelli che lo vorrebbero di vivere di fumetto.

Ma il capolavoro del capolavoro cialtronesco riguardante il falso mito della Spagna nuovo paradiso del fumetto europeo lo raggiungiamo quando, alcuni giorni prima dell’articolo di El Pais, Giovanni Di Gregorio, sceneggiatore Bonelli (di cui in edicola in questi giorni potete trovare Dylan Dog 293), imbeccato dalla stampa amica, ci racconta che lui è un "cervello in fuga". O meglio, una penna fuggita perchè non sopportava «più la rassegnazione presuntuosa del “tanto così fan tutti”, la cialtronaggine fatta sistema».  E come si combatte la cialtronaggine? Ma con altrettanta cialtronaggine, ovviamente. Così il nostro connazionale è "cervello in fuga" a Barcelona, a passeggio sulle Ramblas, ma «rimanendo legato per lo più al mercato italiano», campando dunque degli introiti che gli arrivano (anche) da Sergio Bonelli Editore con sede a Milano. E ora come glielo spieghiamo agli operai di Mirafiori che un fumettista italiano sul libro paga del più grosso editore italiano di fumetti (e forse il secondo/terzo del mondo) ha pure il (barbaro) coraggio di definirsi "cervello in fuga" quando ha avuto la fortuna e la possibilità economica "made in Italy" di potersi scegliere dove andare a vivere perché il suo lavoro non lo vincola fisicamente a un luogo geografico?

Ma Di Gregorio, palermitano di origine, catalano d'adozione, non è nuovo a queste giravolte creative della realtà. Come già scritto altre volte, nel libro Brancaccio (BeccoGiallo) trasformò il messaggio di Padre Puglisi, morto assassinato dalla mafia sulle scale della sua chiesa nell’omonimo quartiere palermitano dove era nato e che non avrebbe mai lasciato, in un invito autobiografico ad emigrare via lontano da Palermo.

E si sa, l’erba del vicino è sempre la più verde ed è quasi sempre irresistibile. Purtroppo a molti di noi italiani questa sindrome dell’erba del vicino ci ha sempre ammaliato, fino a raggiungere livelli di tafazzismo non indifferenti. Gli altri paesi stanno come noi o peggio del nostro? Sempre meglio loro che la nostra Italia! E non è solo un problema del settore fumetto. E’ un problema che afflige altri settori della cultura italiana. Ma El Pais ci ha spiegato che per andare a fare i vacanzieri in Spagna i lavori da fumettista devono essere pagati da Francia, Stati Uniti e – aggiungo io – quella vituperata Italia che dà da mangiare anche ai suoi figli ingrati. Perché i dati di vendita dicono che dopo Stati Uniti, e Francia il terzo mercato italiano del fumetto sia quello italiano.

E questi irriconoscenti lo sanno benissimo che le cose stanno così, perchè è proprio grazie al  lavoro continuativo nel fumetto italiano che si son potuti permettere di fare gli emigranti.

Fratelli d'Italia, l'Italia s'è desta... che cà nisciuno è fess, paisà!

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