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Stati Generali del Fumetto: un anno dopo
Moleskine #60
La rubrica più politicamente scorretta del fumetto italiano. Appunti di viaggio nel mondo del fumetto, attraverso i suoi protagonisti e l’informazione di settore.
Stati Generali del Fumetto: un anno dopo
di Giorgio Messina
Esattamente un anno fa impazzavano gli Stati Generali del Fumetto. Era tutto un “risveglio sociale”.
Autori che additavano – come contrattualmente cattivi – piccoli editori con cui non avevano mai collaborato (ma guardandosi bene da parlare delle condizioni contrattuali degli editori con cui pubblicano o con cui vorrebbero pubblicare). Autori che rivendicavano il giusto compenso (ma guardandosi bene dal raccontare che con gli editori con cui pubblicavano invece, si accordavano per avere anticipo zero o al massimo un tozzo di pane perché “gli editori devono pagare il giusto ma per evitare che il mio libro prenda la polvere nel cassetto mi va bene tutto”. Autori che tentavano «di trovare le falle nel sistema editoriale e le sue difficoltà di mercato» e l’unica soluzione che riuscivano a partorire era: “ci sono troppe pubblicazioni sul mercato poco curate, si deve produrre di meno e con più cura”. Ovviamente - alla faccia del libero mercato - per costoro a produrre di meno devono essere sempre gli altri perché chi enuncia, si sa, è convinto di essere quello che produce con cura e che se non vende quanto davvero meriterebbe è solo e soltanto a causa di quel popolino bue di lettori si fa rifilare la “monnezza” degli altri e poi non ha i soldi in tasca per compare i fumetti davvero curati e fatti da chi davvero merita.
Autori anche desiderosi di fare i conti in tasca agli editori con cui non avevano rapporti di collaborazione invocando anche di vederne pubblicati i contratti editoriali ma rifiutandosi, parimente, di fare vedere i propri di contratti editoriali perché “non sarebbe un atteggiamento professionale”. A capo di questa sfilata di crumiri e ragazzini s'era venuto a trovare quel Claudio Stassi, autore in fuga dall’Italia perché qui gli editori son quello che sono, invece in terra iberica sì che si può vivere di solo fumetto. A rovinare la favoletta della Spagna patria ideale del fumetto per italiani in fuga ci si sono messi addirittura gli editori spagnoli che sui media iberici spiegavano: “no in Spagna non si può vivere di solo fumetto, dovete lavorare con la Francia e gli USA per farlo”. Sembra addirittura che la mitologica Spagna (made in Stassi), ideale approdo di italiani, sia stata definitivamente smontata da 30000 nostri connazionali che, secondo un osservatorio per i flussi migratori spagnoli, avrebbero scelto di lasciare nell’ultimo trimestre la terra iberica per altri lidi. A guidare gli Stati Generali c’era insomma un emigrato di lusso (che ha mostrato alle telecamere di MTV con un certo orgoglio anche la sua abitazione in affitto a Barcelona) che spiegava come con il "risveglio sociale" l’autore italiano medio della provincia italiana media che non arrivava a fine mese facendo solo il fumettista avrebbe potuto pagare le bollette e l’affitto.
A fare da testimonial dell’armata brancaleone guidata da Stassi c'era anche il maestro Ivo Milazzo, padre artistico di Ken Parker, che sulla battaglia per il diritto d’autore ci ha messo il cappello già da un pezzo, arrivando a trasformare una sacrosanta battaglia legale e politica in un business da 500 euro a cachet (documentati) per parlare di diritto d’autore (meno di un’ora di media) in giro per le manifestazioni fumettistiche italiane A farsi tirare per la giacchetta dalla situazione e dai situazionisti ci si è messo anche Luca Boschi.
L’apoteosi degli Stati Generali fu però nell’incontro di Lucca 2010 al Museo del Fumetto. L’incontro fiume (ben 3 ore) più inutile che si sia mai registrato su temi di questo tipo. 180 minuti dove è si è sentito tutto e il contrario di tutto (ecco il resoconto basato sul filmato originale: I parte, II parte, III parte e conclusioni). Per capire il livello a cui si era giunti, basta solo ricordare l’intervento del Presidente AFUI (Associazione Fumetterie Italiane) Daniele Pignatelli che fece un accorato appello agli autori perché questi non consegnassero ai prorpri editori i volumi in tempo per la successiva edizione della fiera di Lucca per evitare che le fumetterie fossero ingolfate successivamente da troppe uscite post-lucchesi. Alla fine, più che una conferenza sembrava un caleidoscopico helzapoppin. Evidentemente il “risveglio sociale” era stato troppo brusco.
Dopodiché, gli indignados ante litteram formato fumettomondo, forse un po’ provati dalle critiche ricevute, si ritirarono come novelli Beati Paoli nella stanzuccia segreta messa a disposizione da Comicus. Lì avrebbero vergato il contratto (quasi) perfetto. Quel contratto che avrebbe finalmente cambiato le sorti degli equilibri dell’eterna lotta tra gli autori (il bene) e gli editori (il male).
L'ultima risacca degli Stati Generali c'è stata all’ultimo Napoli Comicon, cioè ben 6 mesi fa. Allora abbiamo assistito ai soliti che, in libera uscita fuori dalla stanzuccia segreta a rimirar le stelle, varavano il titanic "monstre" chiamato AI, Autori di Immagini, ovvero la "vecchia" Associazione Illustratori che (finalmente?) si rinnovava inglobando (ma rigorosamente senza inglobare nessuno) anche gli autori di fumetti.
È passato dunque un anno. Lucca sta per tornare. Del contratto (quasi) perfetto vergato dagli autori non c’è ancora alcuna traccia. Ivo Milazzo è diventato il presidente di Autori di Immagini. E per sapere che fine hanno fatto gli Stati Generali del fumetto ci sono rimaste due opzioni: fare una passeggiata sulle Ramblas o telefonare a “Chi l’ha visto?”.
Ps: tempo fa uno degli autori in prima fila agli Stati Generali si era molto lamentato con un suo editore perché secondo lui un anno di tempo per stendere (con l'aiuto di commercialista e avvocato) un prototipo di contratto di edizione fatto per bene fosse eccessivo. È curioso come gli autori a volte rimproverino gli editori di non sapere fare delle cose e poi quando si trovano loro stessi a fare le stesse cose non sanno fare di meglio. E' passato un anno e gli Stati Generali sembrano appartenere ad un passato remoto.







