Fumetto d'Autore

www.fumettodautore.com | Il Magazine della Nona Arte | ISSN: 2037-6650 | Direttore: Alessandro Bottero

Giovedì 11 Marzo 2010
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Oltre il Fumetto d'Autore.
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Satira di Governo

Satira di Governo

di Adriano Monti-Buzzetti

Sbeffeggiare i potenti con vignette e caricature sotto l’ombrello benevolo delle istituzioni? Quasi un controsenso in Italia, dove da un secolo e mezzo circa uomini e partiti hanno accolto gli strali della satira con un registro di emozioni eterogenee (irritazione,  indifferenza, a volte anche il malcelato compiacimento di ricevere, insieme  con i lazzi, anche un’implicita attestazione di notorietà) ma sempre e comunque legate ad un ruolo di bersaglio immobile dello sberleffo. Eppure le cronache di questi ultimi anni registrano un precedente forse non da tutti conosciuto, che giudico in piacevole controtendenza e che qui riporto come auspicio per l’avvenire. Questi i fatti: nell’estate del 2008 il ministro Renato Brunetta commissiona ai suoi collaboratori un accurato screening su quotidiani e riviste alla ricerca di vignette che  mettano alla berlina - ma implicitamente rendano anche un po’ più visibile - la sua persona e la sua zelante crociata contro i “fannulloni” stipendiati dallo Stato. Dopo qualche settimana la ricerca arriva ad un punto morto: le matite dei disegnatori sembrano tenersi alla larga dal ministro, e ciò nonostante – sia detto ovviamente col massimo rispetto e sul piano squisitamente “tecnico” – alcune ben note peculiarità fisiche del titolare del dicastero per la P.A. e l’Innovazione lo rendano soggetto versatile per più di una sortita caricaturale. Punto sul vivo, il ministro reagisce in modo…innovativo, come da denominazione, e detto fatto indice un pubblico concorso vignettistico  che ottiene subito un grande successo: i lavori, cui partecipano sia professionisti di varie testate che dilettanti, sono pubblicati su una pagina ad hoc del sito istituzionale del ministero e possono essere liberamente votati dai web-naviganti. Viene anche nominata una triade di esperti – Vincino, Stefano Disegni e Achille Bonito Oliva – che a settembre indica il vincitore nel genovese Gianfranco Uber, impiegato di banca in pensione nonché collaboratore satirico del sito Panorama.it, che Brunetta riceverà e premierà in seguito a Palazzo Vidoni insieme al secondo e terzo classificato, rispettivamente un dipendente di Trenitalia e uno studente di Filosofia. Le prove dei partecipanti al concorso sono ancora visibili sul sito del ministero  in un’apposita galleria alla quale se ne è poi aggiunta nel tempo un’altra, sorta di vera e propria rassegna stampa dell’arte del ludibrio, con puntuali aggiornamenti su nuove invettive grafiche da giornali, rotocalchi e siti web prendano di mira il ministro. Nell’iniziativa peraltro c’è da registrare anche uno strascico polemico, con una delle illustrazioni accusate di aver preso la chiamata alle armi di Brunetta un po’ troppo…alla lettera: il contestato schizzo di Mauro Biani pubblicato su Emme, rotocalco satirico de “l’Unità”, si attirò infatti  in quell’occasione le critiche di  alcuni politici per i suoi forti contenuti, giudicati pericolosamente ambigui. Ritraeva  infatti uno schizofrenico cassintegrato nell’atto di puntare una rivoltella addosso al malcapitato Brunetta (il quale in realtà non si vede, ma le parole del protagonista ed il dislivello prospettico dell’immagine suggeriscono maliziosamente  che stiamo osservando l’individuo armato proprio dalla soggettiva “pocket” del ministro).Prima del drammatico e presumibile epilogo, il testo della vignetta chiosa il tutto con un agghiacciante “so’ venuto ar ministero a ringrazziatte, Rena’ ”. Come spiegato a posteriori dal direttore di Emme, Sergio Staino, l’intenzione di partenza del vignettista era più che altro quella di mostrare con amara ironia il malessere di un disoccupato, per giunta con evidenti disagi psichici, che nella finzione paradossale del calembour mal digerisce la veemenza della polemica contro parassiti veri o presunti nel mondo del lavoro, agendo di conseguenza. Sull’onda dell’emotività contingente, comunque, a quei tempi si parlò ancora una volta di satira senza controllo e relativa caduta di stile. Sul merito di quest’ultimo aspetto cia sia consentito sorvolare, sebbene  a bocce ormai ferme un briciolo di indulgenza in più si potrebbe anche concederlo: a ben guardare, in fondo, si tratta solo di una presa  di pepe in più in un minestrone peraltro già ben condito. A mio avviso l’iniziativa ministeriale si segnala infatti non solo e non tanto per la sua originalità,  quanto per il pregio di non aver sfruttato in alcun modo evidente  le logiche di un premium contest di matrice pubblica per ammorbidire la mordace spietatezza  delle vignette più corrosive, tuttora nell’apposita galleria dello spazio web ministeriale in tutta la loro aggressiva, irridente, irresistibile vitalità. E dal passato prossimo spostiamoci al futuro con la proposta, a ben vedere neanche troppo teorica, che molti avranno a questo punto già intuito. In breve:  non sarebbe interessante e proficuo per l’intero settore della comunicazione disegnata  se qualche altra interfaccia istituzionale – ministeri, Parlamento, gruppi politici, Agcom - riattualizzasse un precedente simile, stimolando grandi firme e sconosciuti esordienti a cimentarsi nuovamente su un personaggio o su un tema di attualità? Non sarebbe un piccolo ma importante gesto di solidarietà verso un settore espressivo in affanno, come altri, nell’era del dopo crisi? Con molta modestia chi scrive si limita a suggerirlo idealmente a chi di dovere (Brunetta? E perché non Gelmini, Bondi, Fini, Schifani…), ed osa anzi addirittura spingersi all’idea corsara di un creare una vera e propria consuetudine in tal senso, trasformando il già sperimentato  concorso una tantum in un vero appuntamento periodico che sotto l’egida delle pubbliche istituzioni catalizzi e risvegli anno dopo anno l’agone artistico dei nostri creativi. Naturalmente si tratta solo di una proposta, un messaggio in bottiglia affidato alle erratiche e impalpabili correnti di Internet: quelle che da tempo ormai lambiscono ogni tipo di ambiente, palazzi della politica inclusi. Di qui dunque la speranza  conclusiva: chissà che, sospinto da un qualche consenso più o meno prevedibile (in fondo sul web ci navigano anche statisti e parlamentari, chissà…) l’idea  non approdi prima o poi nella mail dell’interlocutore giusto.

 

Carnevale e Cosplay: cortocircuito culturale

Carnevale e Cosplay: cortocircuito culturale

di Giorgio Messina

Sergio Algozzino è un autore di fumetti pubblicati in Italia e in Francia ma è anche musicista e organizzatore di eventi. Domenica 14 febbraio 2010,  per il quinto anno di fila, ha organizzato la manifestazione Carnevale a Fumetti, il primo evento Cosplay siciliano! L’iniziativa è lodevole. Sergio lavora da cinque anni per diffondere a Palermo (e di conseguenza in Sicilia) il Cosplay che, fuori dalla Trinacria, alle fiere del fumetto o ad eventi specifici, è diventato ormai una pratica in larga espansione che riesce a muovere e coinvolgere anche migliaia di persone per lo stesso evento. Ma accostare il Carnevale al Cosplay in realtà crea un cortocircuito culturale. Vediamo perchè, attingendo anche dalla libera informazione on line:

Il carnevale è una festa che si celebra nei paesi di tradizione cristiana (soprattutto in quelli di tradizione cattolica). I festeggiamenti consistono spesso in pubbliche parate in cui dominano elementi giocosi e fantasiosi; in particolare, l'elemento distintivo e caratterizzante del carnevale è l'uso del mascheramento. Benché facente parte della tradizione cristiana, i caratteri della celebrazione carnevalesca hanno origini in festività ben più antiche, come ad esempio le dionisiache greche o i saturnali romani, che erano espressione del bisogno di un temporaneo scioglimento dagli obblighi sociali e dalle gerarchie per lasciar posto al rovesciamento dell'ordine, allo scherzo ed anche alla dissolutezza. Tradizionalmente nei paesi cattolici, il Carnevale ha inizio con la Domenica di Settuagesima (la prima delle sette che precedono la Settimana Santa secondo il calendario Gregoriano); finisce il martedì precedente il Mercoledì delle Ceneri che segna l'inizio della Quaresima. La durata è perciò di due settimane e due giorni. Il momento culminante si ha dal Giovedì grasso fino al martedì, ultimo giorno di Carnevale (Martedì grasso). Questo periodo, essendo collegato con la Pasqua (festa mobile), non ha ricorrenza annuale fissa ma variabile. Per questo motivo i principali eventi si concentrano in genere tra i mesi di febbraio e marzo. Per la Chiesa cattolica il Tempo di Carnevale è detto anche Tempo di Settuagesima. Essa considera il Carnevale (Settuagesima) come un momento per riflettere e riconciliarsi con Dio.

Alla base del Carnevale, di origine cattolica, c’è quindi il mascheramento inteso come un breve momento di goliardia prima della Quaresima volto al momentaneo rovesciamento dei valori sociali imposti dal potere ecclesiastico Da qui la nascita di tutte le maschere tipiche del Carnevale che avevano la funzione di ironizzare sulle figure archetipe delle classi sociali superiori. Non è un caso che durante le feste di Carnevale, dal medioevo in poi, la nobiltà si distingueva per l’utilizzo di una semplice maschera portata su gli abiti nobilii, mentre le classi più abbienti, dissimulavano la loro condizione con costumi completi e maschere atte ad  “interpretare” goliardicamente le classi sociali superiori volendole mettere alla berlina almeno per una settimana l’anno, prima che cominciasse la Quaresima e fosse levata la carne (da qui il termine carnevale).

Cosplay è la pratica che consiste nell'indossare un costume che rappresenti un personaggio riconoscibile in un determinato ambito e interpretarne il modo di agire. Poiché il fenomeno ha avuto origine in Giappone, il personaggio rappresentato da un cosplayer viene spesso scelto tra quelli individuabili nei manga e negli anime giapponesi, ma non è raro che il campo di scelta si estenda ai tokusatsu, ai videogiochi alle band musicali, particolarmente di artisti J-Pop e J-Rock (musica pop e rock giapponese), ai giochi di ruolo, ai film e telefilm e ai libri di qualunque genere e persino alla pubblicità. Il termine è una contrazione delle parole inglesi costume ("costume") e play ("interpretare/recitare"), che descrivono accuratamente l'hobby di divertirsi vestendosi come il proprio personaggio preferito. Oltre a travestirsi in occasione di manifestazioni pubbliche come i convegni sugli anime, non è inusuale per gli adolescenti giapponesi radunarsi assieme ad amici con la stessa passione solo per fare del cosplay.

Il cosplay è dunque l’hobby di interpretare un personaggio di fantasia che provenga da un media di intrattenimento, solitamente di genere audiovisivo di larga diffusione sociale, categoria ampia di cui fa parte anche il fumetto. Tutti fenomeni culturali questi che la sociologia di massa definisce evocativamente “cultculture”. L’obiettivo del cosplayer è quello di diventare il personaggio che sceglie, sia nel costume che persino nei gesti, nel taglio di capelli o nel colore degli occhi, se non addirittura nel parlare e nel muoversi, durante manifestazioni legate soprattutto ai media di riferimento. Sono i palcoscenici deputati solitamente alle esibizioni dei cosplayer che si aggirano in mezzo ad altra gente, non necessariamente altri cosplayer, .per essere riconosciuti come il personaggio di riferimento. Il cosplayer è una gara con se stessi per essere riconosciuti da chi guarda come la personificazione del personaggio che si interpreta.

Alla luce di queste nette differenze culturali tra i due tipi di mascheramento e gli ambiti di origine in cui si svolgono e si sviluppano, l’idea di promuovere il cosplay durante il carnevale rimane una buona idea in termini di pubblicità atta a fare accettare la pratica del cosplay, ma a livello prettamente culturale, trapiantare nella tradizione carnascialesca occidentale il cosplay può essere considerato un deriva multucultularista forzata. Non sempre usare una tradizione consolidata per fare accettare una pratica simile ma con un origine totalmente diversa è il metodo migliore per sdoganare un'altra cultura. Il carnevale era la rivalsa sociale delle classi più basse contro l’oligarchia nobiliare ed ecclesiastica, il cosplay è l’afffermazione sociale del singolo all’interno di un gruppo che ha le stesse coordinate in termini di “cultculture” e l’affermazione sociale  passa attraverso l’interpretazione di un’icona riconosciuta dal gruppo che riflette nel doppelgänger l'ascendente che l'icona esercita su di esso.  

il Carnevale accostato al Cosplay è un cortocircuito culturale.

La serate organizzata da Sergio Algozzino è comunque una festa in maschera, e qualunque concezione carnascialesca abbaiate, se volete divertirvi partecipate in costume o (s)costumati che dir si voglia, il 14 Febbraio (DOMENICA!) l’appuntamento è al Bier Garten, in viale Regione Siciliana 6469, PALERMO.

I temi sono sempre gli stessi, tra film e fumetti, tra cartoni animati e libri, all’insegna della fantasia e della fantascienza, che poi, quando non c’era ancora il cosplay erano i temi dei carnevale della nostra infanzia. Forse eravamo cosplay “antelitteram” e non lo sapevamo.



Fumetti & Decessi: come e perchè morire nel mondo dei comics (Seconda Parte)

Fumetti & Decessi: come e perchè morire nel mondo dei comics (Seconda Parte)
2) LA MORTE COME BUSINESS: qui gli esempi sono innumerevoli ma forse il più eclatante è il trapasso “Kennedy style” di Capitan America, a cui fa da contrappeso l’ennesima (e un po’ grottesca) resurrezione di Bucky, compianta spalla degli anni d’oro che tra vari tentennamenti prende in consegna nome,  scudo e missione del difensore d’America. Un colpo di teatro pensato certamente, come in altri casi analoghi, per far riprendere quota a contesti e personaggi ormai un po’ datati, se non proprio “brasati”. Nel caso di Cap l’uscita di scena dell’eroe originale serve come pretesto per adeguare ai tempi anche l’estetica del personaggio, la vecchia calzamaglia “vintage” sostituita da un aggressivo costume-armatura che sembra ammiccare alle apprezzate atmosfere dark del nuovo Batman. Per lo sceneggiatore in debito d’idee, la  morte di un personaggio-chiave è sempre una sorta di grimaldello a buon mercato per recuperare attenzione e consenso. Che il sacello prefiguri un’eclissi definitiva, secondo la prassi invalsa per i comuni mortali, o temporanea, in attesa di qualche rocambolesco ritorno in scena, poco importa: almeno per un po’ il decesso “tira”, è una specie di regola non scritta. Superman, Flash, Mister Fantastic…alzi la mano chi non si è fatto il suo bel giro promozionale nella categoria dei cari estinti. Problema di fondo: quando è fine a se stessa, cioè  non ben inserita in un “nuovo corso” narrativo coerente e credibile, una trovata del genere  fa presto a mostrare la corda, e l’interesse del lettore – passata l’iniziale curiosità – riprende a declinare. E’ la stessa differenza che c’è tra l’alba di un nuovo giorno e un solitario bengala lanciato nel buio: se è ancora notte, consumatosi il razzo luminoso a riprendere il sopravvento sono le tenebre. Della siccità inventiva, in questo caso.

3) LA MORTE COME SCELTA “POLITICA”: è un tipo di dipartita i cui esponenti si rinvengono per lo più tra i comics del passato, quando riflessioni di opportunità o convenienze sociali di vario genere potevano decretare con molto maggiore disinvoltura la fine di questo o quel beniamino di carta. Ad imporsi per rilevanza in questa categoria è il caso di Betty Boop, la celebre eroina dei cartoni degli Anni Trenta: vestitino succinto, giarrettiera in bella vista, bocca a cuore, ammiccamenti di acerbo sex appeal. La provocazione dei fratelli Fleischer si fermava lì, trama e ambientazioni discostandosi ben poco dalle atmosfere innocenti delle più ortodosse Silly Symphonies disneyane, ma per la morale dei tempi si era già andati troppo oltre: l’approvazione del Codice Hays, dettagliatissimo e insindacabile e vademecum per la salvaguardia della moralità in tutte le pellicole a stelle e strisce, sancì la fine prematura della dolce Betty. Non prima però che l’avvilente trasformazione estetica in casalinga disperata, con tanto di bigodini e parannanza, smontasse pezzo a pezzo quell’aura irriverente e sbarazzina che ne giustificava l’originalità e, di fatto, la sopravvivenza. Ho scritto poc’anzi che si tratti di una “morte” più comune ieri di oggi, grazie all’epocale antidoto di una malizia abbondantemente lievitata. Mi viene in mente però che l’ancora recente disavventura giudiziaria capitata ad un personaggio Disney in carne ed ossa, tale Paul Reubens alias Pee-Wee Herman, sembrerebbe suggerire il contrario. In Italia se lo ricordano in pochi, ma per anni in America è stato più famoso dei Teletubbies: un vero e proprio idolo dei bambini in età prescolare. Almeno finchè nel ’90 un poliziotto molto, molto zelante non arrestò l’attore in questione per atti osceni in luogo pubblico (fu scoperto a  masturbarsi in un cinema): reato non proprio da sociopatico incallito, che in altri contesti avrebbe ispirato ironia ma anche indulgenza. Tuttavia Reubens non era un uomo, era un “fumetto”: non era l’attore, ma il suo personaggio. O almeno la società – i genitori, la Disney, l’opinione pubblica – lo considerava tale. Di qui la sentenza capitale, univoca e definitiva: Pee-Wee, il mr.Bean dei più piccoli beccato a “volersi bene” davanti a un film porno, doveva essere eliminato. La morte espia le colpe ma non le ripara, diceva Napoleone. A volergli dare ragione le “morti” di questo tipo appaiono, se possibile, ancora più tristi.

La prima parte di "Fumetti & Decessi: come e perchè morire nel mondo dei comics" la potete leggere QUI.

 

Fumetti & Decessi: Come e perchè morire nel mondo dei comics (Prima Parte)

Fumetti & Decessi: Come e perchè morire nel mondo dei comics (Prima Parte)

di Adriano Monti-Buzzetti

Cornetti di corallo, zampe di coniglio, scongiuri sciamanico-metropolitani più o meno triviali: prego, il cauto lettore non  si privi di nulla. Meglio premetterlo in anticipo, poiché le  riflessioni sparse che seguono hanno per tema il più esiziale degli spauracchi: la madre dei sudori freddi, del tremore alle vene dei polsi e di tutti gli altri classici del più tradizionale repertorio della paura fisica. Parliamo ovviamente di lei, la Grande Mietitrice, e delle peculiarità che accomunano le sue sporadiche incursioni nel mondo dei comics. Già, ma di “quale” parliamo esattamente, il "Primo" o il "Terzo" Mondo? Perché, scherzi a parte, è ovvio che  una distinzione del genere esiste, quantomeno nel calibro dei personaggi. Su questo un pur banale chiarimento va fatto perché è fin troppo ovvio che nella finzione narrativa del fumetto, e non solo,  le grandi star si alternano sovente a comparse, linee del coro, figure appena abbozzate che servono più che altro a riempire uno spazio vuoto. Mors omnia aequat, dicevano i padri latini: la morte rende uguali tutto e tutti, e lo ripeteva anche ’a Livella di Totò. Eppure non tutte le morti sono uguali: non meno dei trapassi  letterari o cinematografici, il fatale transito  incastonato tra inchiostri e balloon è subordinato alle esigenze narrative, e alle aristocrazie di personaggi che esse creano, per cui anche il fumetto ha decessi di serie A e di serie B, vittime anonime oppure eccellenti. Se a fondo scala c’è ad esempio l’insipida e brulicante plebe metropolitana di una Tokyo che manga ed anime giapponesi ci hanno mostrato tante volte devastata da questo o quel mostro spaziale, all’estremo opposto abbiamo l’epica, tumultuosa, sconvolgente scomparsa del protagonista di turno o di uno dei suoi comprimari, destinata intenzionalmente a produrre  impennate più o meno avvincenti o riuscite nel continuum di una sceneggiatura. Inutile dire che è a scomparse autorevoli di quest’ultimo tipo che vogliamo fare riferimento, proponendo in più puntate qualche ragionamento di massima sulle più ricorrenti tipologie di “morte fumettata”: vale a dire le circostanze, e soprattutto le motivazioni editoriali, che con maggiore frequenza troviamo a corredo delle più roboanti dipartite degli eroi di carta.

1) LA MORTE-CANTONATA: è quella decretata dagli autori per una scelta rivelatasi in seguito infelice o inopportuna. In campo letterario il caso più celebre è quello di Sherlock Holmes, del quale un Conan Doyle ormai demotivato  aveva in un rimo tempo sancito la fine ne L’Ultima avventura, facendolo precipitare da una cascata insieme all’arcinemico professor Moriarty. Il seguito è ben noto: il pressing neanche troppo bonario dei fans costrinse l’autore a realizzare dapprima un prequel e poi di fatto a “resuscitare” Holmes, facendolo ricomparire dopo tre anni di mistero e di riserbo nel racconto L’avventura della casa vuota. Le nuvole parlanti comunque non sono da meno. Facciamo qualche esempio tra i tanti: nel 1941 Milton Caniff, leggendario autore di Steve Canyon, decise di eliminare dal cast fumettistico del non meno noto Terry e i pirati il personaggio femminile di Raven Sherman, accattivante e benvoluta dai lettori. In termini di consenso il risultato fu disastroso: fiumi di lettere iraconde, petizioni per finali alternativi e persino problemi di sicurezza personale per lo sbigottito Caniff (chissà che lo Stephen King di Misery non abbia preso spunto da lui?), il quale per anni continuò a ricevere ironici telegrammi di “condoglianze” nel giorno in cui aveva decretato a mezzo stampa la morte della sua creatura. Che dire poi di Fritz the Cat di Robert Crumb, autore di culto della scena fumettistica americana degli Anni Settanta? Ferocemente disgustato dalla versione animata che il regista Ralph Bakshi (quello del primo Signore degli Anelli a cartoni animati) aveva realizzato del suo celebre personaggio, e temendo che la pellicola - classificata “per adulti” dalla censura Usa, quasi come un porno di quart’ordine -  trasformasse un’icona libertaria e “free spirit” in un caricaturale gigolò felino perennemente infoiato, Crumb sancì in un ultimo memorabile episodio l’eliminazione fisica del suo character di punta. Una morte-manifesto dal valore palesemente simbolico, poiché il Fritz che viene ucciso a colpi di punteruolo dall’ennesima pollastra-kleenex usata e poi maltrattata non sarà il randagio, squattrinato, irresistibile gattone di strada degli esordi ma  - non a caso - un’arrogante star hollywoodiana in declino, cocainomane ed egocentrica. Per Crumb un “crimine” compiuto sull’onda dell’emotività che, se non diverrà vero e proprio suicidio artistico come qualcuno temette all’epoca dei fatti (trasferitosi in Francia il cartoonist di Filadelfia continuerà a restare grande, ed anzi a produrre opere di levatura culturale anche maggiore, come il biografico e splendido Kafka), eliminerà comunque dal suo orizzonte creativo un “figlio” partorito addirittura nell’adolescenza, un personaggio amatissimo da legioni di lettori fricchettoni e non, ed infine una fonte di notevoli introiti economici.  Morale: il delitto non paga. O almeno sembra così per gli autori di fumetti.

(continua)

Cannibale: in memoria di un primitivo di classe

Cannibale: in memoria di un primitivo di classe

di Adriano Monti-Buzzetti

Per la piccola editoria del fumetto, per chi fa autoproduzione e per gli artigiani delle “nuvole parlanti” in genere, il 2009 è uno di quegli anni che più di altri impongono riflessioni sul passato e sul futuro, su ciò che c’è alle spalle e cosa attende dietro l’angolo. Il motivo sta tutto in un anniversario: giusto trent’anni fa, infatti, concludeva la sua esaltante ed effimera esistenza Cannibale, rivista nata trasgressiva – e non poteva essere altrimenti – nel 1977 da un pruriginoso e stimolante “rapporto a tre”, quello autorale tra Stefano Tamburini, Marco D’Alessandro e Massimo Mattioli. Effimera già nei vaticini impliciti del nomen omen, ispirata com’era dall’omonima pubblicazione-meteora del movimento dadaista negli Anni Venti, nei suoi due anni di vita Cannibale avrebbe fissato il “meridiano zero” di tutte le pubblicazioni underground, ponendosi quale insuperato paradigma di sregolatezza e libertà creativa. La formula sin dall’inizio fu semplice, quasi disarmante: realizziamo tutto noi e ci paghiamo sopra anche le spese, ovviamente ridotte all’osso. Ergo, diciamo, e soprattutto disegnamo, ciò che ci pare e piace. Insomma: nessun finanziatore, nessuna mordacchia. Leggendari gli esordi, debitori – pare – di un primo cilindro di carta trafugato dagli autonomi in una cartiera dismessa della Capitale, di zelanti fotocompositori negli ambienti della stampa alternativa, e di un’ancor più volonterosa vendita diretta in canali sotterranei e “corsari”, vendita di cui erano spesso gli stessi autori a farsi carico. Per farla breve, grazie ad una serie di congiunzioni astrali favorevoli e di tanta tenacia, il sistema in qualche modo funzionò. E funzionò benissimo,  creando un irripetibile circuito virtuoso di talenti che attrasse già dal secondo numero fuoriclasse acerbi ma già in odore di assoluto come Scozzari, l’ineffabile Pazienza e soprattutto Tanino Liberatore, con i primi abbozzi del suo  personaggio-simbolo Rank Xerox: il robot coatto divenuto da subito un personaggio-manifesto della rivista (testi di Tamburini a parte, all'epoca in varie occasioni il disegno era frutto di un riuscitissimo palleggio a quattro mani tra Liberatore e Pazienza) e destinato in breve a gloria planetaria. Del  “fenomeno” Cannibale, del suo incredibile laboratorio di invenzioni grafiche e di avanguardie illustrative si interessarono un po’ tutti gli addetti ai lavori, dal fondatore di Linus Oreste Del Buono ai “ragazzi terribili” del Male, insuperata e mordace Shangri-là della satira nostrana. Con l’interesse giunsero gli aiuti, e con gli aiuti l’insperato traguardo delle edicole, tenuto stretto per una manciata di numeri. Poi, rapidamente come per ogni esplosione atomica che si rispetti, arrivò il fallout: con i conti in rosso e una visibilità ormai legata a filo doppio a quella del Male, di cui era diventata una sorta di costola editoriale  (anche qui anticipando, visionariamente, l’imperante moda degli allegati), Cannibale cessava le pubblicazioni nel ’79. Dalle sue ceneri nasceva la gloriosa e questa volta longeva Frigidaire, sopravvissuta fino a nostri giorni a dispetto dei tanti nemici naturali che l’ecosistema della pubblicistica italiana fa fiorire attorno alle pubblicazioni “non allineate”. Un’epoca  comunque si avviava lentamente al tramonto, se è vero che neanche dieci anni più tardi Pazienza e Tamburini erano già prematuramente scomparsi, Liberatore aveva optato per un volontario esilio creativo nella più generosa Francia ed il suo stesso ruspante ed indomabile character aveva dovuto piegarsi alle leggi del copyright, cambiando nome da “Rank Xerox” a “Ranxerox” dopo le proteste in odor di querela dell’omonima multinazionale delle fotocopiatrici. Per breve che sia stata la sua avventura, Cannibale ha lasciato (come del resto il Male e Frigidaire) un segno indelebile nella storia del fumetto italiano, offrendo ad autori ed editori la fugace visione di un possibile Altrove in cui si poteva sperimentare ed innovare “di pancia”, cioè seguendo l’istinto e non il budget. Un miracolo figlio anche di una stagione editoriale molto diversa dall’attuale, in cui la narrazione disegnata seguiva percorsi meno commerciali, non era stata ancora ingabbiata in toto da precetti “di genere”, e non da ultimo la crisi del settore e l’appiattimento dei gusti del pubblico non avevano ancora creato spazi così ampi di desolazione creativa attorno alle inaccessibili vette di Bonelli o della Disney. Per creativi, editori e semplici appassionati, tuttavia, guardarsi indietro qualche volta è ancora utile. Come pure l’allontanarsi di quando in quando dallo stordente maelstrom di manga, supereroi e cosplayer più o meno imberbi che puntualmente spazza le fiere  fumettistiche, per sfogliare – in qualcuno dei sempre più rari stand di albi d’epoca - i prodigi di Cannibale e della sua folle redazione, vivaio di fricchettoni geniali e mani destre di Dio. Non si vive di ricordi, certo, ma rievocarli ogni tanto è un balsamo per gli occhi e il cuore. Credo che i tanti volonterosi “nanetti” del settore si sentirebbero così d’improvviso, se non più alti, almeno più motivati.


 

L'altra sponda del fumetto

L'altra sponda del fumetto
di Adriano Monti-Buzzetti

Non è proprio una primizia, perché il fondamentale chiarimento risale ormai a qualche tempo fa, ma sugli orientamenti sessuali del proprio prossimo persino il sulfureo Diabolik si professa ormai decisamente liberal: scelta in qualche modo di sapientia vitae per un personaggio che, ad onta della capigliatura pervicacemente corvina, l’anagrafe editoriale pone ormai vicino alla fatidica soglia delle cinquanta primavere.  Sempre più pacato - e sempre meno omicida - man mano che gli anni passano, in un numero del 2007 (“Il segreto della rocca”) il Re del Delitto dice dunque la sua sul mondo omosessuale. Mondo al quale Saverio, uno dei personaggi della storia, confessa ad un certo punto la propria convinta sebbene sofferta appartenenza, tra i mille intuibili disagi sociali di una condizione “eccentrica” per i canoni della moralità Anni Sessanta di Clerville, la fittizia e patinata cittadina altoborghese e simil-elvetica che fa da sfondo alla maggior parte dei virtuosismi delinquenziali di Diabolik.  La rivelazione di Saverio, se da un lato gli guadagna all’istante le attestazioni di stima di lady Kant, dall’altro suscita anche, a sorpresa, una laconica  ma comunque efficace attestazione di solidarietà da parte del supercriminoso coniuge della bella Eva. Il quale dopo aver stigmatizzato, immaginandoseli, i “commenti negativi di qualche idiota ottuso”, applica ad un tema che si vuole pruriginoso il disincantato paradigma dell’uomo di mondo: “per me è un ambiente che non ha nulla di diverso da un altro”. Dichiarazione non priva di significato, anche se decisamente dell’ultima ora rispetto ad un più sorprendente e circostanziato outing giunto da Oltreaceano: quello del   primo supereore Marvel dichiaratamente gay, Northstar degli Alpha Flight, le cui inclinazioni sessuali vengono utilizzate come espediente di sceneggiatura  già dal lontano 2001. Sebbene altri indizi più o meno espliciti di identità sessuali “diverse” o quantomeno plurime non manchino in svariate  produzioni nazionali e non (da Elektra a Legs Weaver, da Hellblazer alla saffica Kerry Kross del prolifico Max Bunker, fino alla conturbante ed ambigua Omaha the Cat Dancer di Waller e Worley, icona della trasgressione fumettistica a stelle e strisce degli Anni Ottanta, il cui intero ciclo viene ora proposto in Italia dall’Editore Black Velvet), nel fumetto popolare mainstream casi come quelli citati sono oggettivamente delle brecce significative. Ciò contribuisce a definire,  ma non certo ad esaurire questa specifica fenomenologia fumettistica, poiché nel mondo delle nuvole parlanti e dell’illustrazione in genere prospera ormai già da tempo una creatività di nicchia dedicata all’universo cosiddetto “lgbt” (lesbo/gay/ bisex/trans), dove storie ed immagini dai toni scanzonati o dissacranti (vale la pena citare per originalità e ironia lo scomparso Toukio Laaksonen, alias Tom of Finland, noto per le sue plastiche composizioni di drudi muscolosi e…ben dotati) si mescolano a soggetti più ponderati sui temi  dell’amore, della solitudine e dell’emarginazione sociale. All’estero il panorama si presenta molto variegato, con dissonanze anche vistose tra la diffusa superficialità narrativa del gay comic statunitense, troppo spesso tentato da ostentazioni pornografiche tout court, e l’interessante complessità della produzione giapponese, su cui vale la pena di spendere qualche parola. Tradizionalmente libertino ma decisamente conservatore quanto a gusti sessuali, il Sol Levante e la sua natura contraddittoria hanno prodotto nei manga un ventaglio di sfumature omosessuali molto diversificato, che spazia dagli espliciti yaoi (della famiglia hentai, cioè in sostanza fumetti porno, ma focalizzati sul sesso tra protagonisti maschili) al più ambiguamente delicato  shōnen'ai, pensato per una platea di ragazze adolescenti “anche” etero ma ricco di situazioni “anche” omosessuali, inquadrate però esclusivamente dal punto di vista sentimentale e affettivo, con toni che digradano verso lo shōjo, il fumetto-melassa per adolescenti propriamente detto. Esponente di spicco del genere shōnen'ai è la serie (di carta e d’animazione) Card Captor Sakura, conosciuta anche da noi. Incentrata sui temi dell’amicizia e della tolleranza, la trama vede scorrere un parterre sessualmente ed etnicamente eterogeneo, in voluta contrapposizione con la diffusa e perdurante xeno e  omofobia della società nipponica.

Meno complesso, anche se non privo di spunti, lo stato dell’arte nell’omofumetto di casa nostra. Se la Kappa Edizioni dal canto suo ha scelto di dare spazio  ai soggetti di un autore sensibile e rodato sul tema come Massimiliano De Giovanni, una Coniglio Editore reduce dai fasti erotici di Blue ha varcato già da qualche anno il Rubicone del sexual gender con l’esperimento di Happy Boys, rivista-contenitore apertamente dedicata all’universo omosex e impolpata da un ampio ventaglio  di autori: dalla giovane Giulia Argnani, riconoscibile per il tratto pulito e deciso “alla Enoch”, alla ligne claire di Hergé interpretata in chiave omo dal francofono Tom Bouden,  ai   grotteschi ed efficaci Chelsea Boys del team Glen Hanson/Alan Neuwirth, pluripremiato comic  dal quale verrà presto tratta anche una serie d’animazione. Il tutto senza contare prolifici artigiani underground come Valeriano Elfodiluce, che alle comparsate su carta alternano l’avanguardia espressiva della pubblicazione direttamente su Internet (Rainbows, Robin Hoog).

Fine, o quasi. Lo spazio è tiranno e per  sommaria e lacunosa che sia, la digressione sull’“altra sponda” della letteratura disegnata potrebbe anche terminare qui, rimandando senz’altro per eventuali approfondimenti al ricco saggio di Susanna Scrivo “Nuvole e Arcobaleni. Il fumetto glbt”, da poco pubblicato per i tipi editoriali della Tunué. A  margine, e senz’ombra di riferimenti polemici, solo una piccola riflessione su un fenomeno ben poco virtuoso che ovviamente non è specifico del fumetto gay ma può estendersi al cinema, alla prosa,  all’arte in genere. Quando ci si muove su un orizzonte tematicamente circoscritto ma socialmente sensibile – che sia l’omosessualità, il razzismo o il terremoto in Abruzzo importa poco – accade talora che opere di levatura egregia ed assolutamente comparabile a quella del miglior fumetto generalista si trovino a convivere, nei giudizi ieratici di qualche critico non imparziale, con prodotti decisamente più grossolani, sortite dilettantesche che certe valutazioni di parte (o magari addirittura “di genere”, come nel caso in esame) ricoprono talora acriticamente di elogi e consensi unicamente in virtù dell’aderenza ai canoni di una predeterminata tesi comune, o comunque di un generico “politicamente corretto”. Credo che questo non faccia bene al mondo dell’arte in tutte le sue forme, e che ogni opera vada giudicata sulla base dei propri meriti e non delle pur condivisibili aderenze a questa o quella causa. Tutti uguali dunque e, proprio per questo, tutti allo stesso nastro di partenza: il guadagno, in termini di onestà intellettuale, sarà di certo superiore alla spesa.

Fumetti no smoking

Fumetti no smoking

di Adriano Monti - Buzzetti

Per essere un universo narrativo in cui gli esseri senzienti comunicano tra loro mediante sbuffi di fumo (così almeno li inquadrerebbe l’ipotetica lettura di un “buon selvaggio” non avvezzo all’artifizio grafico del balloon), è davvero singolare che a colpire più spesso il fumetto moderno sia una censura preventiva volta ad epurarlo non tanto di linguaggi da trivio o truculenze da grand guignol, quanto di ogni possibile richiamo a vezzi, vizi e manufatti del tabacco, a partire ovviamente dalla sigaretta.
Dal punto di vista del fumetto italiano, il 2009 adombra una significativa ricorrenza a questo proposito: giusto dieci anni fa, infatti, un organismo autorevole come il Codacons lanciava il proprio anatema mediatico (e  anche legale, almeno nelle minacce d’esordio) contro il numero 458 di Tex Willer a quell’epoca fresco fresco di edicola. “Sulla Pista di Fort Apache”, questo il titolo dell’albo, stando ai capi d’accusa era colpevole nientepopodimeno che di istigazione al fumo. Questo a causa di un fugace passaggio narrativo, nel quale il celebre ranger offriva al proprio interlocutore una sigaretta commentando: “fumare distende i nervi”.  Bonelli minimizzò, il Codacons – sommerso, pare, dalla protesta collettiva di falangi armate di estimatori del Tex nazionale – sotterrò frettolosamente l’ascia di guerra, pur ribadendo la bontà dei propri assunti; quanto all’eroe di carta in questione, già nella copertina del numero successivo (pronta probabilmente già da mesi) era libero di tornare ad offrirsi ai lettori con sfrontata indifferenza nell’atto di accendersi la cicca con un fiammifero, particolare vistoso e ineludibile in quanto unico punto luce in un’ambientazione marcatamente notturna. Poco male dunque: Tex e i suoi pards, a quanto ne so, dieci anni dopo l'accaduto  appestano ancora tranquillamente di nuvolette azzurrine le praterie di un manesco e sudaticcio Ottocento di frontiera, dove un interesse ai rischi del fumo per la salute umana sarebbe stato davvero poco credibile. Se pensate comunque che la reazione delle associazioni dei consumatori fu eccessiva, e che tra il far fare due tiratine a Tex (e a Corto Maltese, Braccio di Ferro ecc.ecc.) e propagandare dolosamente un’abitudine nociva, anzi mortale,  qualche distanza ancora ce ne corra, allora non giudicate troppo severamente la vis polemica nazionale e ricordatevi che molto più avanti – o indietro - c’è sempre l’America dei veti assoluti, bambocciona e puritana, dove la crociata anti-fumo ha travolto da tempo “duri” del calibro di Wolverine e Nick Fury, a tratti con risultati di involontaria ma irresistibile comicità.
Negli Usa da sessant’anni, ben si sa, sul mondo del fumetto imperano le ferree regole del Comics Code, vero e proprio abbecedario di ciò che si può far vedere o non vedere in una storia disegnata. Negli Anni Cinquanta il Codice si era limitato, con apprezzabile buonsenso, a bandire la pubblicità esplicita del tabacco;  il successivo aggiornamento dell’89, fu invece decisamente più draconiano,  vietando di rappresentare  l’uso di tabacco e di droghe in qualsiasi sfumatura minimamente seduttiva o "glamorous", e aggiungendo in alternativa l’obbligo di concludere la storia facendo pagare al personaggio coinvolto le conseguenze fisiche, mentali, o sociali dei propri abusi. Di conseguenza dunque il fumatore da vent'anni, con poche eccezioni, è inevitabilmente un losco figuro, se non addirittura “il” cattivo della storia. Se protagonista deve essere, che sia un uomo controverso e tormentato alla John Constantine di Hellblazer. O in alternativa, se di semplice comprimario si tratta, sia il suo fato simile a quello delle bionde procaci in un film dell’orrore di quart'ordine: un character destinato dagli sceneggiatori-demiurghi a tragica fine o ad inenarrabili sofferenze, a meno che non sia la buona volontà del protagonista a scongiurarle (qualche cultore del genere supereroistico ricorderà lo zelo di Peter Parker/Uomo Ragno nel convincere la neo-moglie Mary Jane Watson a buttare via per sempre il pacchetto, mentre della sua prima e storica fiamma Gwen Stacy, tragicamente scomparsa da lunghissimo tempo, ritroviamo qua e là immagini fumiganti, sia in qualche vecchio albo d'epoca che nella moderna realtà “parallela” della serie Ultimate, che la vede sempre e comunque soccombere...Premonizioni in punta di brace, o pura e semplice sfiga?).
Sull’impianto giuridico del Comics Code, già poco clemente di suo,  in anni recenti si sono innestate poi anche scelte e iniziative personali come quella di Joe Quesada, potente e carismatico editor-in-chief della Marvel Comics, che in seguito ad un dramma familiare (il padre è morto di cancro ai polmoni) ha avviato una politica di tolleranza zero con i prodotti da tabaccheria, “disintossicando” bruscamente personaggi come i già citati Wolverine e Nick Fury, ma anche Gambit e persino la Cosa dei Fantastici Quattro. E ciò sebbene la fisionomia dei personaggi già prevedesse peculiarità e poteri sovrumani che non legittimavano una lettura dei loro atteggiamenti come propaganda del fumo diretta ai comuni mortali (Logan, in fondo, ha il suo bravo Fattore rigenerante; Nick Fury beve il Siero dell’Eternità, che presumibilmente gli sbianca anche i denti ingialliti dal sigaro; quanto alla Cosa beh, è un pezzo di roccia arancione semovente…). La crociata del posacenere dunque continua e la vittima principale, almeno nei casi citati, è la credibilità dei personaggi, quel contrappunto  di ruvida fragilità che ce li rende affini, comprensibili ed umani ad onta delle loro inarrivabili facoltà di superguerrieri. Nessuno vuole osannare il fumo, per carità, ma tanta perfezione non risulterà alla lunga noiosa? Nella letteratura – che difatti abbonda di eroi “sbagliati” e maledetti – ben pochi hanno voluto correre un simile rischio. E giusto per concludere sul filo dell’ironia, notiamo ancora che la guerra contro la nicotina a fumetti non ha lambito la piccola Svizzera dei fumatori di pipa, settore considerato forse troppo di nicchia per un intervento frontale: Reed Richards, almeno a quanto è dato di ricordare al sottoscritto, sporadicamente indulge ancora all’aristocratico peccatuccio da genio (tabagista) in fase meditativa. Un superstite d'eccezione, graziato forse perché all’ombra di un altro grande estimatore di scovolini e fornelli di radica. Il "Rip Kirby" del grande Alex Raymond? Anche, certo, ma in realtà il riferimento era al buon vecchio Sherlock Holmes, che anche nelle riduzioni a fumetti nessuno ancora si è mai sognato di privare del suo favorito strumento di concentrazione.

From Osama with Love

From Osama with Love

di Adriano Monti - Buzzetti

Vedere Bin Laden che sproloquia su Internet, variamente discettando di Islam fai-da-te e guerre sante d’ogni ordine e grado contro il bieco Occidente, non è in sé  una gran novità e non può dunque destare soverchia sorpresa. Ben diversa reazione avremmo però se nel bel mezzo dell’ennesimo, delirante videomessaggio, i sottotitoli (onnipresente quanto indispensabile optional per comprendere le concioni in arabo del leader di Al Qaeda) ci dessero conto all’improvviso di uno sconcertante  bouleversement ideologico, proponendoci concetti come “stop ai massacri”, “facciamo sì che la nostra religione non perda il treno della modernità”, “sorelle musulmane basta col velo ed il burqa”, e così via. Se il tutto vi sembra troppo bello per essere vero, che dire? Avete proprio ragione. Il video in questione, dal finale gustoso che è meglio non svelare in anticipo (http://www.youtube.com/watch?v=iJ2U6rBFAXM&feature=player_embedded) in effetti non è che un’iniziativa pubblicitaria, un semplice spot pensato per un prodotto dall’ironia non meno corrosiva del suo battage promozionale. Parliamo di ''Ben Laden devoilé'', ossia “Bin Laden rivelato”, originale e dissacratoria opera a fumetti dei francesi Mohamed Sifaoui e Philippe Bercovici, rispettivamente soggettista e disegnatore della prima parodia per immagini sul principe del terrorismo internazionale e sul suo nefando cursus honorum. Pubblicato per i tipi della 12Bis, giovane ma prolifica Casa editrice d’Oltralpe che lo ha presentato come “il fumetto-attentato contro Al Qaeda” , il volume è stato messo in vendita l’11 settembre scorso, in voluta sincronia con l’ottavo anniversario dell’attentato alle Torri Gemelle. Peraltro la decisione di usare come volano editoriale una ricorrenza così tragica, e soprattutto così lontana dai toni spassosi di questo fumetto, è forse l’unica caduta di tono in un’operazione che ha tutte le carte in regola per ballare da sola grazie ai pregi intrinseci del prodotto: un disegno gradevole e molto “francese” - a chi scrive ricorda a tratti il…tratto di André Franquin -, ma soprattutto una trama ricca di spunti comici e di elementi  spiazzanti.

Uno per tutti, il fatto che la storia si apra là dove la carriera criminale del protagonista si vuole conclusa: il 6 maggio 2016, data per la quale la trama “Ben Laden devoilé” vaticinia l’arresto del superterrorista (un auspicio che prendiamo per buono, pur non rinunciando ad ulteriori sconti della buona sorte…). Divertire mettendo alla berlina l’estremismo religioso, questo lo scopo evidente che ha ispirato la fatica degli autori. A ben guardare però se ne scorge sottotraccia uno ancora più “topico”:  dipanare le nebbie luciferine che il guru del fondamentalismo ha creato attorno a sé come il più consumato degli attori hollywoodiani, dosando ad arte presenze ed assenze dai media per costruirsi un ruolo di titanica e sulfurea malvagità,  da perfetto villain del fumetto. Lavoro d’immagine senza dubbio accurato, quello del vecchio Osama, ma i due giovani ragazzi francesi hanno deciso di rompergli le uova nel paniere. Guardate, Darth Vader è nudo, sembrano dirci gli autori, e a conti fatti sembra più quello di Balle Spaziali che quello di Star Wars. Almeno finché resta sotto la lente dell’ironia, deterrente certificato contro ogni tipo di integralismo.

 

Tintin come il Necronomicon

Tintin come il Necronomicon

di Adriano Monti - Buzzetti

Comic book maledetti, capitolo due. Può un fumetto di quasi ottant’anni fa diventare un caso social-razzial-mediatico in pieno ventunesimo secolo? Pare proprio di sì. La Public Library di Brooklyn, New York, ha deciso di rimuovere dai suoi scaffali una copia di “Tintin in Congo”, secondo capitolo della saga del celeberrimo reporter-boy scout del belga Hergé, perché ritenuta offensiva nei confronti degli afroamericani. La decisione è stata presa questa estate in seguito alle lagnanze di una frequentatrice di colore, la quale  aveva criticato il fatto che nel fumetto gli africani fossero rappresentati in modo caricaturale, sia nei dialoghi che negli atteggiamenti: “somigliano ad un gruppo di scimmie”, aveva protestato la lettrice.

Il volume ora si trova in una sezione speciale dell’istituto, accessibile solo per appuntamento, ma il turbillon sollevatosi attorno all’arcaico fumetto (la prima data di pubblicazione è il 1930) continua, e non solo negli States. Nell’area francofona un contabile congolese è impegnato da anni in una doppia azione legale tra Francia e  Belgio (in quest’ultimo Paese facendo appello ad una specifica legge antirazzista del 1981) per il ritiro del fumetto dalle vendite. Anche la Gran Bretagna, da parte sua, aveva stigmatizzato le atmosfere sconvenienti del fumetto già nel  2007, quando l’istituzionale  Commission for Racial Equality sentenziò che l’opera conteneva immagini e dialoghi portatori di “abominevoli pregiudizi razziali, in cui gli ‘indigeni selvaggi’ somigliano a scimmie e parlano come imbecilli”.

Fin qui i fatti. Adesso sia consentita qualche opinione personale, condivisibile o meno. L’idea di chi scrive è che su tutta la vicenda vi sia un pizzico di esagerazione. Dopo il Tintin sospetto gay (non ha mai avuto ragazze…), ecco che arriva quello razzista. Ora sì che sul ragazzetto dal ciuffo all’insù se ne sono sentite davvero tante. D’accordo, in Tintin au Congo, classe 1930 come si è detto, passaggi etnicamente “offensivi” per i nostri parametri moderni qua e là ve ne sono, e la possibilità che essi possano condurre la mente di un imberbe lettore del terzo millennio ad associazioni fuorvianti lo rende senza dubbio non più accettabile come prodotto per minori (quantomeno non accompagnati nella lettura da un adulto che spieghi loro un paio di cosette). Ma da qui a dichiarare che si tratti di contenuti talmente esecrandi da volerlo  vietare  anche ad adulti mediamente equilibrati, ce ne corre. In fondo non si tratta di un manuale di eugenetica razziale ma di un libro di avventure per i ragazzi di tanto tempo fa, con tutte le ingenuità, le iperboli, le buffe e grossolane forzature che da sempre sia accompagnano a questo tipo di target editoriale. Ma soprattutto anche questa, come ogni opera dell’uomo, è figlia del suo tempo: un tempo in cui il Congo era colonia belga e l'estetica del “selvaggio” corrispondeva al comune sentire dei padroni europei verso la popolazione indigena. Ed è anche figlia del suo autore, personaggio a tratti controverso (durante l’ultima guerra fu accusato, pare a torto, di collaborazionismo con i nazisti) ma che tuttavia nel 1946, in occasione della pubblicazione a colori dell’album, si sentì in dovere di limare almeno in parte i passaggi più denigratori (ce ne è persino uno in cui il cane di Tintin, Milou, prende in giro la “proverbiale” pigrizia dei lavoratori congolesi). Ciò detto, la constatazione di fondo è che evidentemente forse è un po’ presto per storicizzare certe sfumature, anche nell’era in cui il capo della più potente nazione del mondo è un uomo di colore. Peccato, perché relegare un albo a fumetti  - anche se dai contenuti a tratti infelici - nella sezione “proibita” di una biblioteca non è precisamente il miglior esempio per altri e ben più accesi interlocutori ad alta sensibilità identitaria, primo fra tutti quell’Islam fondamentalista che tre anni fa scatenò una mezza rivolta per la pubblicazione in Danimarca di alcune vignette satiriche su Allah. Al di là di tutto, comunque, sul piano sociale il fenomeno non è privo di un suo interesse. Uno dei primi ad accorgersene è stato un regista intelligente come Spike Lee in una delle sue pellicole forse meno conosciute,  Bamboozled, dove uno sceneggiatore afroamericano per “sfondare” in tv si inventa  uno show di successo ispirandosi a spettacoli razzisti d’epoca sostanzialmente coeva a “Tintin in Congo”; per intenderci, quelli dei comici bianchi tinti col lucido da scarpe che impersonavano neri invariabilmente tardi, goffi e stupidi, il tutto però riattualizzato utilizzando veri attori di colore. Nel film la comunità afroamericana ha reazioni contrastanti, in bilico tra divertimento per gli spunti autocritici di certe gag ed esecrazione per le dolorose e umilianti memorie di apartheid messe alla berlina, mentre la risposta del black power militante sarà violentissima, e da ultimo fatale per i protagonisti. Un’incursione inedita su un tema, quello della “pulizia della memoria”, ancora non completamente sviscerato dalle  (ex?) minoranze etniche. E che, tra timori legittimi di cattive lezioni di odio razziale e semplice mancanza di humour (noi italiani, presi di mira da oltre mezzo secolo di cliché cinematografici, ne sappiamo qualcosa) conduce a verdetti paradossali come quello di mettere all’indice una storia di Tintin. Punizione peraltro minimalista e a cui qualcuno, c’è da esserne certi, avrebbe preferito soluzioni più drastiche. Che so, magari il rogo…

Mein Manga, il kitsch a fumetti

Mein Manga, il kitsch a fumetti

di Adriano Monti - Buzzetti

Mark Twain soleva dire che un libro è pensato essenzialmente “per chi vuole essere qualcun altro”. Da figlio legittimo e naturale dell’Ottocento, il grande scrittore ed umorista americano non avrebbe mai potuto spingere le sue riflessioni oltre i confini della letteratura convenzionale; noi, popolo del balloon, possiamo però osare di più ed applicare a buon diritto l’aforisma ai nostri amati racconti per immagini. Anche perché il fumetto è, insieme al cinema, la forma espressiva che certamente radicalizza di più il processo di identificazione tra lettore e personaggio (alzi la mano chi non aveva una maschera di Batman o dell’Uomo Ragno nel cassone dei giocattoli). Quali le conseguenze? Cronaca alla mano e limitandoci agli ultimi tempi  direi soprattutto una, riferita al Giappone: i nostri amici asiatici si sono creati una piccola grana socio-diplomatica in forma di fumetto. La notizia è questa: tra l’esecrazione generale – del governo tedesco in primis, ma anche di parecchi telespettatori “normali” che hanno visto i servizi di Bbc e Cnn dedicati all’argomento -  una piccola Casa editrice nipponica, la East Press, ha pubblicato una riduzione a fumetti del Mein Kampf di Adolf Hitler. Il fattaccio avveniva in realtà a fine 2008, ma solo in questi giorni sono stati resi pubblici i primi dati di vendita del  controverso libercolo, di cui la East Press ha già venduto oltre 45mila copie (ma la cifra è in ascesa, complici anche una curiosità nemica della memoria ed il pruriginoso passaparola su Internet). Messe da parte le prime e più ovvie considerazioni su opportunità e buon gusto dell’intera operazione, ulteriori commenti non possono che concentrarsi sull’ineludibile distanza culturale che ci separa dal mondo asiatico. Distanza che, sepolta frettolosamente dalla globalizzazione, qua e là torna a fare capolino in questioni di forma e di sostanza (non solo insomma perché fanno i funerali in bianco e i matrimoni in nero). Gli effetti possono essere dei più vari: dalla battuta di spirito che ci rimane ostica durante la visione di un anime fino ad un caso come questo, indice di un  approccio quasi “turistico” verso i deliri ideologici dell'imbianchino più nefasto della storia. Ne è prova l’atteggiamento dell’editore che, non nuovo a trasposizioni fumettistiche di classici europei come il “Principe” di Machiavelli e la “Divina Commedia”, ha annunciato e portato avanti la sua nuova iniziativa con totale nonchalance, quasi si trattasse dell’ennesimo ed innocuo best-seller da comodino del remoto Occidente. Non resta che sperare in uno straccio di  supporto critico che redima in qualche modo l’equivoco giornaletto: in fondo basta poco, anche solo una prefazione storica scritta decentemente, per rimettere le cose a posto e scongiurare qualche malaugurata passioncella giovanile. Camice brune con gli occhi a mandorla, ecco una cosa di cui questo vecchio e affaticato pianeta non sembra proprio sentire il bisogno…

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Spot News

 

Diretta » Fullcomics 6

[05-06-07/03/2010] » Fumetto d'Autore segue in diretta dalla Fortezza Firmafede di Sarzana, Fullcomics 6. Giunta alla sesta edizione, Fullcomics si presenta nella versione 2010 con oltre 100 stand di case editrici. Fumetterie, Giochi, Collezionismo, Mostre, Ospiti, Incontri, Musica, Cosplay, Conferenze, Workshop e Concorsi. Fullcomics si svolge a Sarzana (Sp) dal 5 al 7 marzo 2010, presso la Fortezza Firmafede. Orari: 10-19 Ingresso: 5 euro (ridotto 2 euro dai 6 ai 12 anni, sotto i 6 anni ingresso gratuito). Seguite in diretta tutti gli aggiornamenti di Fullcomics 6. Tutte le notizie su Fullcomics le trovate a questo indirizzo.

 

Diretta » Fumetto d'Autore al Comicus Prize

[13-14/02/2010] » La diretta delle votazioni Update 21 Come avete potuto leggere dall'ultimo editroriale del Direttore Bottero, Fumetto d'Autore è in lizza per il Comicus Prize nella categoria "Miglior sito italiano dedicato al fumetto". Tra recuperi inaspettati e cambi di classifica notturni che hanno caratterizzato i primi giorni di votazione, seguiamo insieme le ultime 48 ore di votazione. Siamo sicuri che ne vedremo delle belle. Registratevi e votate Fumetto d'Autore! Attenzione: ci è stato segnalato da alcuni utenti che volevano esprimere il voto per Fd'A che il forum non accetta per la registrazione mail gratutite come gmail, hotmail, libero e altre. Confermiamo che queste mail non sono abilitate alla registrazione. Alcuni ci hanno segnalato anche che dopo essersi registrati e inserito il voto questo non è comparso. Altri ancora ci hanno informato che iscrivendosi l'autorizzazione all'accesso al forum è all'esame degli amministratori. Vi invitiamo a riprovare a votare o a scrivere alla board del forum di Comicus per eventuali anomalie: comicus.forum@gmail.com. 12/02/2010@21:09   12/02/2010@00:00   13/02/2010@10:45   In attesa di nuovi aggiornamenti, intanto un pò di storia. Il Comicus Prize nasce nel 2004,  la categoria "Miglior sito italiano dedicato al fumetto" però esordirà solo nel 2007. Ecco i risultati delle edizioni precedenti per questa categoria, che al momento, nel panorama italico dei premi dedicati al fumetto, rimane l'unico premio per i siti specializzati: 2007 1° posto: Manga Forever (34 voti) 2° posto: Lo Spazio Bianco (28 voti) 3° posto: Fumetti di Carta (20 voti) 4° posto: De-Code (9 voti) 5° posto: UBC (3 voti) 2008 1° posto: Mangaforever [40.45%] 2° posto: Comicsblog.it [21.35%] 3° posto: Lo Spazio Bianco [17.98%] 4° posto: Fumettidicarta [16.85%] 5° posto: UBC [3.37%]   13/02/2010@11:20   13/02/2010@12:00   Intanto sul forum di Comicus arriva una protesta da parte dell'utente Biancaneve, ve la riportiamo: Scusate... alcuni miai amici hanno cercato più volte di iscriversi e io stessa ho notato che spesso l'accesso è negato o "sospeso"! Guarda caso, quando la connessione si riattiva, magicamente in alcune categorie, alcuni voti crescono, creando distacco (che fino a poco prima non c'era) con alcuni candidati delle categori in gara. Ma se l'accesso è negato a tutti o sospeso, chi è che vota nel frattempo?Non sarà per caso che...Naaaa! Che vado a pensare?Scusate, ora vado... sento puzza di bruciato, sarà perché ho lasciato il bambino sul fuoco? Poi c'è anche il latte che piange, e allora... La discussione potete continuare a leggerla qui.   13/02/2010@12:14 Il nostro Direttore aggiorna il suo editoriale di invito al voto ron una considerazione sulle segnalazioni che ci sono arrivate ieri dai lettori che volevano votare Fd'A al Comicus Prize.   13/02/2010@13:15   13/02/2010@14:00 Comunicazione della redazione di Comicus: Avvisiamo i nostri lettori che, per garantire l'assoluta trasparenza del Prize, da questo momento ogni nuova iscrizione al forum dovrà ottenere l'autorizzazione degli Admin. Questa decisione è nata per eliminare il fenomeno degli account provenienti dallo stesso ip. Anche nelle precedenti edizioni misure di sicurezza sono state attivate per consentire la massima trasparenza di quello che è sì un gioco, ma come ogni gioco ha regole che devono essere rispettate. I nuovi utenti verranno abilitati entro la data del Prize, dunque, sarà a loro permesso di votare (se non verranno, ovviamente, riscontrate anomalie). Siamo dispiaciuti di farvi questo annuncio, ma purtroppo la solo buona fede a volte non è sufficiente. Speriamo di fare cosa gradita a chi ha serenamente espresso il proprio voto. Invitiamo gli utenti a segnalarci, in ogni caso, anomalie come già fatto in questa occasione. Ovviamente, chi è in buona fede non ha nulla da temere e potrà tranquillamente partecipare al Prize. Grazie per l'attenzione!   13/02/2010@14:30   13/02/2010@14:30 Solitamente si accusa di brogli chi vince non chi non sta vincendo. Ma anche in questo Fd'A fa un eccezione. Stiamo perdendo ma ci accusano di avere rovinato il premio. Visto che noi siamo stati sempre indietro. Siamo sicuri che forse non si dovrebbero guardare con altrettanta foga indagativa i voti di chi ci è sempre stato davanti per tutto il tempo e, che come si evince dalla nostra diretta, ogni volta che ci siamo avvicinati ci ha sempre ridistanziato mantenendo costante il distacco? Non è che per mascherare cose poco chiare si inizi a accusare di avere imbrogliato proprio chi non può vincere?   13/02/2010@14:45 Sul tavolo della redazione di FdA ci sono da ieri sera alle 23 una sequenza di interssanti screenshot su qaunto accaduto nella votazione della nostra categoria dalle 21.05 alle 22.10. Si vedono, in una serie di refresh consecutivi, dei voti che aumentano ai nostri concorrenti mente nella board non c'è loggato nessuno. Più tardi pubblicheremo gli screenshot in nostro posseso. Per gli amanti delle cronologie possiamo dire che non siamo tra i sette nani e che l'aggiornamento dell'editoriale di Bottero è stato scritto ieri sera dopo che ha visto gli screenshot che ci sono pervenuti.   13/02/2010@15.15   13/02/2010@15:30 Alcuni dei membri fondatori della Double Shot si lamentano di quanto si presume stia accadendo nella categoria a cui concorre FdA. Vi riportiamo la situazione attuale della categoria a cui sta concorrendo la DS. Nessun controllo dell'amministrazione, di cui due membri della DS fanno parte, sembra sia stata fatto al momento in questa categoria. Dall'inizio delle votazioni si sono iscritti circa 140 utenti.   13/02/2010@15:30 Commento di Carmine Console: E poi il fatto che ad ogni nuova iscrizione di quel tipo (sta parlando di utenti provenienti dallo stsso ip - ndr) andasse a salire solo il counting di un partecipante deve essere stata una coincidenza. Lo trovate qui. Alcuni commenti più sotto il sempre Carmine Console: Scusate ma se per report (rsiponde ad un utente che chiede se è possibile pubblicare la lista dei voti alla fine del premio - ndr) dei voti si intende una lista che indichi chi ha votato cosa vi informo che non solo non è possibile tecnicamente (non c'è una funzione che lo permetta) ma vorrebbe dire anche violare la segretezza del voto. Questo altro commento lo trovate qui. Ma se non è possibile vederlo come ha fatto lui a vederlo? Ha letto direttamente dal database bypassando l'interfaccia grafica (è possibile su phpbb)? Se c'è la segretezza del voto perchè allora fa capire agli altri partecipanti chi ha votato chi? E perchè alla stessa maniera non ha riportato le stesse informazioni di altri concorrenti alla nostra categoria o ad altre categoria? Forse non vinceremo il comicus prize ma qualcuno sembra avere già vinto il tapiro d'oro e non è Fumetto d'Autore a vincerlo neanche in questo caso. 13/02/2010@20:10 Nonostante le polemiche inpazzano in rete, MangaForever è sempre avanti di 10 punti e i nuovi iscritti per durante il premio salgono a più di 150, ma sembra che le indagini del Commissario Comicus guardano solo ai voti che prende FDA.   13/02/2010@20:43 Ed ecco, come promesso precendentemente, i primi tre screenshot di quello che è successo ieri sera nella nostra categoria di voto al Comicus Prize dalle 21.05 alle 22.05 circa. Questo materiale è in possesso di FDA da ieri sera alle 23.00. Noi li abbiamo ribattezzati: "Anche lo Spirito Santo insieme all'Arcagelo Gabriele hanno votato al Comicus Prize". E Loro non hanno bisogno di account... Screenshot #01 – Punto i partenza Ora: 21:09 Utenti registrati connessi sono: 0 Utenti anonimi connessi: 0 Fumetti di Carta: 21 Fumetto d’Autore: 32 Lo Spazio Bianco: 24 Mangaforever: 39   Screenshot #02 – Refresh, 30 secondi dopo quello che si vede nello Screenshot #01 Ora: 21:09 Utenti registrati connessi sono: 0 Utenti anonimi connessi: 0 Fumetti di Carta: 21 Fumetto d’Autore: 32 Lo Spazio Bianco: 24 Mangaforever: 40   Screenshot #03 – Refresh, 30 secondi dopo quello che si vede nello Screenshot #02 Ora: 21:10 Utenti registrati connessi sono: 0 Utenti anonimi connessi: 0 Fumetti di Carta: 21 Fumetto d’Autore: 32 Lo Spazio Bianco: 24 Mangaforever: 41 A dopo per gli altri. 13/02/2010@21:15   13/02/2010@21:15 Diamo un occhiata anche ad un altra categoria combattutissima. gli e-comic dove si contendono il primato in un testa a testa serrato Ravioli Uèstern di Pierz (in volume anche per NPE) e Rusty Dog di Emiliano Lobgobardi e AA:VV., due fumetti on line molto seguiti dalla comunità di Comicus. Sono ormai più di 160 gli utenti che si sono iscritti al forum di CUS durante questa fase finale delle votazioni .13/02/2010@22:30 Ci fanno notare a proposito degli screenshot pubbblicati più sopra che è possibile sul forum di Comicus non aggiungere il tuo nome alla lista degli utenti connessi. Ma su piattafroma PHPBB , quella usata dal forum di Comicus, per intenderci, l'utente deve comunque comparire conteggiato come utente anonimo, e come si vede dagli screenshot non ci sono utenti anonimi collegati mentre il contatore dei voti di MF sale. 14/02/2010@11:15 Ci fanno notare rispetto all'intervento precedente che è possibile collegarsi da nascosti e votare senza essere visti dai visitatori e dagli utenti non nascosti. Quindi avendoci altri screenshot che dimostrano che nella nostra categoria molti voti (non nostri) sono avvenuti con questa modalità possiamo concludere che non solo hanno votato lo Spirito Santo e l'Arcangelo Gabriele ma anche molti tra i santi e forse anche qualcuno della schiera dei Cherubini. SIamo secondi a 12 voti dai primi. Con 50 voti saremmo in testa su 18 delle 30 categorie in concorso. Saremmo invece secondi nelle seguenti categorie: Miglior comic book Dc/Wildstorm, Miglior comic book Image, Miglior graphic novel italiana, Miglior altro fumetto italiano, Miglior manga, Miglior e-comic italiano, Miglior casa editrice straniera, Miglior scrittore italiano, Miglior scrittore manga, Miglior disegnatore comic-book, Miglior disegnatore italiano, Miglior copertinista italiano. La categoria in cui sta partecipando Fd'A sinora ha totalizzato sinora 169 votanti e 1500 visite risutando la seconda categoria più seguita dietro gli e--comic che hanno più di 2300 visite Sinora si sono iscritti al forum di Comicus più di 160 utenti durantie lo svolgimento del premio. 14/02/2010@14:10 Mancano 10 ore alla chiusura del Comicus Prize e Fumetto d'Autore è indietro di 12 voti. Alla nostra prima partecipazione, con soli 6 mesi di attività alle spalle, è già un risultato di tutto si rispetto se si pensa che due anni fa si portava il premio a casa con 34 voti e ora ne abbiamo 50. Quindi perchè non provare a cercare la rimonta? Fumetto d'Autore ti invita a votarci! Segui il nosto sguardo.Attenzione: non è possibile iscirversi usando mail gratuite come hotmail, gmail, email, ma anche alice e altre. Se doveste avere problemi nella registrazione o nell'esprimere il voto scrivete all'amministrazione del forum: comicus.forum@gmail.com 14/02/2010@14:30 Mentre il vantaggio di MF aumenta, ci sono arrivate 4 segnalazioni di lettori che si sono registrati ieri e nonostante abbiano mandato una mail all'amministrazione del forum per farsi abilitare al voto ancora non hanno ricevuto nessuna risposta. Sembra che adesso quando ci si iscriva al forum di Comicus si è  di default disabilitati anche a postare oltre che a votare e che per avere l'abilitazione sia necessario scrivere all'amministrazione.   14/02/2010@16:00 In attesa che si sblocchi la situazione descritta nell'ultimo aggiornamento, a cui si aggiungono altre 2 segnalzioni (totale 6 utenti che vorrebbero votarci ma non possono) continuiamo a presentarvi gli screenshot di cui è venuto in posseso FDA inerenti quanto accaduto il 12/02/2010 sul forum di Comicus durante la votazione del Comicus Prize. La situazione presentata nello screenshot #03 rimane invariata sino alle 21.22 quando il forum risulta essere chiuso ai visitatori. Si legge "L'amministratore richiede a tutti gli utenti di connettersi prima di poter utilizzare il Forum". Alle 21.26 il forum riapre al pubblico. Cosa è successo nei quattro minuti in cui il forum non è stato accessibile ai visitatori? Segnalazioni di utenti che non riuscivano a votare i sono arrivate alle 21.24, cioè mentre il forum era chiuso ai non iscritti. Una cosa è certa alla riapertura al pubblico, il contatore de Lo Spazio Bianco è salito di un voto e da 24 è passato a 25. Screenshot #04 Screenshot #05 Screenshot #06   14/02/2010@16:15 Altro voto per Mangaforever, mentre gli utenti che richiedono l'autorizzazione all'amministrazione del forum e non ottengono risposta sono ora 6. L'amministrazione dichiara di non avere ricevuto mail,  amministratori e forumisti preferiscono voltare la questione in una presa per i fondelli degli utenti che si stanno lamentando della situazione.   14/02/2010@18:00   14/02/2010@19:00   14/02/2010@19:15 L'amministrazione di Comicus spiega come sta gestendo la faccenda degli utenti bloccati. Carmine Console (nickname: Count Zero), Amministratore di Comucs Forum: Scusate l'interruzione ma volevo segnalarvi una meravigliosa new entry.BERUSCAO Ogni volta che penso a drive in mi vengono le lacrime agli occhi ! se ci sei ti prego resta con noi ! (QUI) Utente MIllantatore: Giusto! Rimani con noi BERUSCAO, autore del voto n.66 per Manga Forever, e anche tu FunkytarroManga, autore del voto n.67. Gli amministratori spiegheranno a tutti perchè anche questi ennesimi nuovi iscritti, degli oltre 170 (perchè di nuovi iscritti si tratta) siano stati ignorati, mentre si è gridato allo scandalo per i, pochi, nuovi iscritti che hanno parteciato alle votazioni per appoggiare fumetto d'autore.E ci diranno anche perchè continuano a giungerci segnalazioni di gente che, dopo aver avuto la tanto attesa autorizzazione dell'amministratore, non sono comunque autorizzati a votare. (QUI) Carmine Console (nickname: Count Zero), Amministratore di Comucs Forum: Guarda Beruscao era in coda in attesa di approvazione da due giorni. Poveraccio nemmeno il nome lo ha salvato.Poi è ovvio che le accuse uno deve essere in grado di provarle altrimenti fa la figura, appunto, del millantatore :-)Se è per questo ti è sfuggita una nuova Ice-Queen, Un certo Pierpaolo che ho sbloccato io di persona dopo sua segnalazione ed almeno altri due utenti.Scusa ma come fai a sapere chi vota per cosa ? non possono vederlo nemmeno gli admin ! ci sono oltre 4000 iscritti a questo forum e chiunque può votare quando vuole persino senza ricorrere a registrazioni apposta.Scusate io in questo momento vedo che è stata data risposta a tutti, mi fate la cortesia di inoltrarmele queste lamentele perchè non ne vedo più tranne un gruppo di utenti a cui ho spiegato che non consentiamo da sempre più di due account con lo stesso IP.Davvero sono curioso, hai modo di provare quello che affermi? (QUI) L'intervento dell'amministratore contiene diverse contraddizioni. Eccole: - Guarda Beruscao era in coda in attesa di approvazione da due giorni. Sinora aveva sempre detto che sbloccava gli utenti in tempo reale. - Scusa ma come fai a sapere chi vota per cosa ? non possono vederlo nemmeno gli admin! Questa contraddizione viene fuori per la seconda volta.Nell'aggiornamento 13/02/2010@15:30 si legge: Commento di Carmine Console: E poi il fatto che ad ogni nuova iscrizione di quel tipo (sta parlando di utenti provenienti dallo stsso ip - ndr) andasse a salire solo il counting di un partecipante deve essere stata una coincidenza. Lo trovate qui. Quindi prima dice di avere visto che cosa hanno votato gli utenti ma poi dice che un admin non può vederlo. - mi fate la cortesia di inoltrarmele queste lamentele perchè non ne vedo più tranne un gruppo di utenti a cui ho spiegato che non consentiamo da sempre più di due account con lo stesso IP. Quindi se sono bloccati solo gli account che hanno lo stesso IP e Beruscao era bloccato, significa che anche Beruscao era un utente multiaccounting? Cosa sta facendo l'ammninistrazione? Cerca di capire chi voterebbero gli account bloccati e li sblocca a seconda di chi vanno i voti? Stiamo assistendo ad un premio popolare pilotato dall'amministrazione del forum? Tutto questo sta accedendo solo nella nostra categoria o anche in altre? I nuovi utenti iscritti dall'inizio del premio sono più di 170. 14/02/2010@20:15   14/02/2010@21:15 14/02/2010@21:40 Faciamo luce sull'accusa ricevuta di fare brogli da parte dell'amministrazione di Comicus. L'amministrazione del forum, su più di 170 registrazione di nuovi utenti ha ritenuto di doversi soffermare ad indagare su alcuni account che ieri hanno votato per Fd'A e che sono stati accusati di multiaccount per avere effettuato registrazioni e votazioni dallo stesso IP. La mail che riceviamo e pubblichiamo è stata inviata da Giovanni Di Meglio all'indirizzo dell'amministrazione del forum il 13 Feb 2010 alle 19:32:53. Gentili membri dello staff di Comicus Forum. Devo dire che resto molto sorpeso dalla sospensione del mio account personale e di quello dei miei amici. Sono Giovanni Di Meglio del collettivo Malefico Fumetti con il quale autoproduco una rivista a fumetti nella zona di Napoli. Ho avuto modo, come i miei colleghi, di intrattenere rapporti con gli amici di Fumetto d'Autore al comicon di napoli e al lucca comics dello scorso anno. Quando ho saputo della partecipazione al concorso da voi sponsorizzato ho voluto sostenere la loro candidatura con i voti miei e di miei amici e colleghi. Questa mattina il collettivo era in riunione presso casa mia, pertanto hanno effettuato tutti la registrazione da casa mia, così come anche mia sorella. Mi sembra assurda la polemica che ne è derivata e chiedo che il mio account e quelli dei miei colleghi vengano riattivati il prima possibile e i loro voti validati, ovvero che i voti siano annullati ma che sia data la possibilità agli account di rivotare da casa propria. Rimango oltremodo sconcertato dalla mancanza di serietà dell'organizzazione, che non ha presvisto che più utenti potessero accedere dallo stesso computer e non si è premunità dallo spam di voti in maniera più seria, creando altresì disagi ad utenti che nella giornata di oggi tra (13 febbraio - ndr) le 11.00 e le 15.00 sono stati impossibilitati nel voto. Giovanni Di Meglio ci ha anche comunicato che tutti i titolari degli account registrati a casa sua ,hanno provveduto a mandare nella giornata di oggi una mail all'ammninistrazione del forum per regolarizzare la loro posizione dai propri indirizzi IP. Ma se l'ammnistrazione di Comicus aveva ricevuto queste mail perchè nonostante questo metterci "la faccia" da parte dei nostri lettori ha continuato ad accusarci velatamente di stare commettendo imbrogli? Alla luce di queste nuovi elementi in loro possesso ma taciuti, la redazione di Comicus non dovrebbe farci ufficialmente le scuse per quanto sostenuto da parte loro nei nostri riguardi? Fumetto d'Autore sta perdendo il premio perchè non ha i voti necessari per vincere o perchè ha ficcanasato troppo in casa del Comicus Prize?   14/02/2010@22:00 Il punto di vista di House of Mistery di Luigi Siviero su quanto sinora raccontatovi in questa cronaca.   14/02/2010@22:45 Riceviamo e pubblichiamo. Gentile redazione di Fumetto d’Autore, mi chiamo Gianmarco De Francisco e vi scrivo da Taranto per informarvi di alcune anomalie riscontrate quest’oggi nell’iscrizione al forum di Comicus.  Nel pomeriggio, intorno alle 14:30, mi sono iscritto al forum con due colleghi, ciascuno con un account differente, dal mio studio di grafica. Nessuna mail di conferma ci è giunta. Mentre i miei colleghi, per motivi di lavoro, rinunciavano perfino ad avviare il macchinoso iter di richiesta dell’avvenuta registrazione messo a disposizione dal forum, io, testardo, perseguivo nel mio intento.Mi accorgevo, dunque, di poter navigare nel forum, ma di non poter postare o rilasciare voto alcuno. Ho contattato, quindi, l’amministrazione di Comicus descrivendo loro il problema. Mi è stato detto di registrarmi nuovamente. La  mia mail - a detta degli amministratori - era stata bloccata perché la richiesta di iscrizione era avvenuta assieme a quella dei miei colleghi, dallo stesso IP.Mi pregavano, pertanto, di registrarmi nuovamente, ma da un altro indirizzo IP, per non avere problemi. Intorno alle 20:00 ho provato a registrarmi nuovamente dalla residenza della mia ragazza, ma anche da lì l’accesso alle funzioni del forum mi era negato.In fedeGian Marco De Francisco Da ieri sera alle 21:15, Fumetto d'Autore ha preso solo 2 voti al Comicus Prize. Di dichiarazioni simili a quella di Gianmarco, in redazione ce ne sono giunte una decina. Siamo quasi entrati nell'ultima ora del Comicus Prize.   14/02/2010@23:30 RIceviamo comunicazione da Gianmarco De Francisco e che è riuscito a votare. Dopo avere ricevuto due voti, l'utente _Miri_ ha aggiunto un voto per MF al successivo refresh. Curioso il caso dell'utente in questione. Come si può evincere dallo screenshot che ci è pervenuto, l'utente si è registrato il 19 gennaio 2009 e ha all'attivo solo 1 post. E' questa la possibile tecnica per eventualmente pilotare i voti del premio? Cercare in un database di 4715  gli utenti "dormienti" che hanno all'attivo pochi post se non uno o nessuno e utilizzarli per votare all'occorrenza? E' questo che succedeva negli screenshot che vi abbiamo fatto vedere quando, senza nessuno connesso di visibile, salivano i contatori dei partecipanti? Si usavano utenti dormienti nascondndoli? Avendo dimostrato che non nessuno dei votanti di Fd'A ha commesso brogli, siamo stati accusati di brogli per coprire altri brogli che forse si stavano mettendo in atto? Chi guarda i guardiani? Manca meno di mezz'ora alla chiusura del Comicus Prize. 14/02/2010@23:45 Il trend viene rispettato. Subito dopo un voto ricevuto, c'è il voto a Mangaforever a mantenere inalterateo il divario anche a un quarto d'ora dalla fine. 14/02/2010@00:00 - FINALE Si chiude il Comicus Prize. Nella categoria "MIglior sito italiano dedicato ai fumetti" vince Mangaforever con 70 voti. Noi di Fumetto d'Autore ci classifichiano secondi con 55 voti.I nuovi iscritti al forum durante lo svolgimento della fase finale del premio sono più di 180. Complimenti a Mangaforever per la vittoria. Grazie a tutti quelli che hanno votato per Fumetto d'Autore o che avrebbero voluto e non ci sono riusciti. Il Comicus Prize è stato organizzato dal sito Comicus.it, di proprietà di Marco Rizzo, giornalista professionista, stimato sceneggiatore di fumetti dedicati al sociale e all'antimafia. 14/02/2010@01:00 Commento di Marco RIzzo, sul Comicus Prize, direttamente sul suo blog. Riportiamo in corsivo un breve passaggio dell'intervento del giornalista professionista, proprietario di Comicus, redattore delle Edizioni BD e autore di un libro su Peppino Impastato: E ovviamente mi fa sempre incazzare quando il nome di Peppino viene tirato in ballo in polemiche di questo tipo, specie se a nome di un'anti-antimafia che alla mafiosità - come ho detto di recente in un'altra occasione - fa solo bene. Che RIzzo abbia scritto Il libro su Peppino Impastato e lche il libro abbia partecipato al premio organizzato sui siti di sua proprietà sono dati di fatto, non polemiche. Chissà cosa penserebbe Peppino Impastato se leggesse questo resoconto giornalistico della nostra partecipazione al Comicus Prize organizzato negli spazi on line che appartengono a chi gli ha fatto da biografo a fumetti. Ma non vogliamo credere che un giornalista professionista non abbia apprezzato il nostro lavoro di cronaca che si è trasformato, per caso, quasi in lavoro di inchiesta. Avendo dimostrato che nessuno dei votanti di Fumetto d'Autore ha imbrogliato, dopo essere accusati di brogli, ci permetta quantomeno Rizzo di dubitare, sulla scorta di dati oggettivi che abbiamo raccolto e presentato in questa lunga maratona, di chi ci ha accusato. Oppure si può dubitare di noi e noi non possiamo dubitare di chi dubita di noi? Incazzarsi è facile, tirando in mezzo professionisti ed editori di cui nemmenro abbiamo mninimanente parlato nel nostro reportage, avere, invece, gli attributi per chiederci scusa ufficialmente, in quanto rappresentante legale, perchè dai suoi siti siamo stati accusati ingiustamente di imbrogliare da secondi, è cosa di spessore assai ben diverso che incazzarsi perchè si pensa che il nome di Peppino Impastato sia stato tirato in ballo fuori luogo. Non vorremmo concludere che il giornalismo d'inchiesta quando lo si pratica e lo si applaude per cose superiori come l'antimafia e la politica va bene, ma quando invece si rivolge al premio organizzato sui siti di cui si è rappresentante legale, venga liquidato da un giornalista professionista come semplice "chiacchericcio".

Recensioni

 

Gina Cammina

Racconti, ricordi e canti di una bambina, un viaggio in un nord Italia ancora preda dei tedeschi nel periodo della Resistenza, che è anche un viaggio di crescita interiore, per colei che diverrà poi madre dell’autrice di questa breve fiaba reale. Cosa viene fuori, se si prendono un’artista dalla grande sensibilità, dei fogli neri di carta gessata, li si incide estraendo il bianco dal nero, fino a ricavarne delle immagini? Un piccolo capolavoro è la risposta giusta. Gina Cammina è un fumetto realizzato proprio con questa tecnica: “per sottrazione”, come leggiamo nella postfazione alla storia. Anziché riempire di tratti a inchiostro nero il foglio bianco, si procede esattamente al contrario. Ma al di là della tecnica particolare usata, la storia di Antonella Toffolo è poesia, emozione, memoria e canto assieme. Le vicende sono quelle della piccola Gina, madre di Antonella, e della sua infanzia. Una famiglia povera del modenese, un fratello recatosi a Firenze per curare la miopia e un viaggio a piedi in Toscana, per raggiungerlo in cerca di lavoro. Così Gina, o “Ginin” come viene chiamata da sua madre, che l’accompagna in questo pellegrinaggio, attraversa a piedi campagne e paesi, nel periodo della Resistenza, con il rischio costante di incursioni aeree e bombe e la minaccia incombente dei soldati tedeschi. Il tratto geometrico e cupo, un po’ grossolano ma naturale per il metodo utilizzato (lo scratchbord), si sposa alla perfezione con gli ambienti rurali e le atmosfere inquietanti della guerra, in cui sognare e sperare nel futuro, diventa l’unico modo di svago e di sopravvivenza e la morte viene sublimata attraverso i canti in rima dei cantastorie, le zirudéle (componimenti umoristici dialettali), e l’uccisione degli animali da cortile, per necessità di sopravvivenza. Antonella Toffolo è stata illustratrice per Il corriere dei piccoli, Mondadori, Topipittori e ha fatto parte del gruppo di fumettisti indipendenti Cani e Struwwelpeter. Gina Cammina è stato pubblicato nel 2005 dal Centro Fumetto Andrea Pazienza, nella collana “Schizzo”; è entrato nella terna dei finalisti per il Premio Micheluzzi e ha ricevuto nel 2007 il premio Albertarelli. Un saluto ad Antonella, che purtroppo dallo scorso febbraio non è più qui, ma che è sempre presente tra le pagine dei libri che ha illustrato e delle storie che ha scritto. E, come nel suo fumetto una filastrocca può cambiare il finale di una triste vicenda, facendo rivivere una persona o fingendo che non sia mai morta, leggendo Gina Cammina possiamo forse farla rivivere un po’ e riportarla idealmente tra noi. Titolo: Gina Cammina Storia e disegni: Antonella Toffolo Editore: Centro Fumetto Andrea Pazienza Pagine: 64, bianco e nero Prezzo: euro 8,00

 

Cubana

Per chi desidera immergersi in atmosfere umide. Per chi ama leggere di avventure ed avventurieri, tradimenti e zanzare. Ecco CUBANA, pubblicata da Edizioni Voilier. Per chi come me, in genere, si interessa solo (o per lo più) di fantascienza a fumetti, questo racconto poteva essere difficile da recensire. CUBANA invece entra poco a poco in circolo. Si sedimenta come un vecchio rhum e cattura definitivamente l’attenzione. Creato da Lele Vianello e Guido Fuga (due storici amici e collaboratori di Hugo Pratt), CUBANA nasce come seguito di L’uomo dei Carabi, il volume edito dalla Cepim nella collana “Un uomo un’avventura” nel ’77. Nel cinema è nota la regola non scritta per cui un sequel non è (quasi) mai all’altezza del predecessore, regola valida anche e soprattutto nel mondo del fumetto. Ma esistono le eccezioni e CUBANA ne è un valido esempio. Riprendendo il protagonista del volume anni ‘70, Vianello e Fuga, con un artificio grafico e narrativo, lo modificano, lo spostano in là negli anni e lo caricano di umanità già solo nelle prime pagine. Si avverte il senso di passaggio malinconico degli anni, nel rivedere il marinaio danese Svend cambiare nome e farsi crescere la barba. Il passato lo sfiora anche in questa avventura, quando sporadicamente alcuni dei personaggi sembrano riconoscerlo. Ma sono solo piccole citazioni, mentre CUBANA prende pian piano forma, si addentra nella vegetazione umida, e ci presenta uno ad uno personaggi degni di film. Donne sensuali, uomini ubriachi, traditori, alcuni  “cattivi” che si rivelano carichi di sensibilità (magari verso la musica), altri inguaribilmente sadici (e senza speranza). In mezzo a tutto il marinaio Svend, che adesso ha cambiato nome in Comandante Cudd, il quale crea una cerniera tra tutti i personaggi doppiogiochisti che affollano una Cuba pre-Castrista, ma pronta ad essere incendiata dalla rivoluzione. Da segnalare lo stacco tra un momento e l’altro durante la narrazione, che crea come delle dissolvenze sfumate. Dissolvenze cinematografiche. Parlando di cinema, per certe atmosfere, non si può non citare il quasi omonimo Havana (1990), di Sydney Pollack con Robert Redford. Per un rimando più decisamente fumettistico, in qualche modo CUBANA ricorda “L’uomo che uccise Ernesto Che Guevara” , storia di Magnus, anche se ambientata in Bolivia ed in un contesto differente Raccontando una storia a Cuba, negli anni ’50, non si può non omaggiare due protagonisti storici, che la memoria collettiva collega indelebilmente a quei luoghi: Ernest Hemingway ed  Ernesto Che Guevara. Poteva essere una scelta banale e pericolosa. Invece i due autori collocano lo scrittore americano ed il Che, in ruoli precisi e misurati, senza cadere nella trappola di oscurare con la loro presenza ingombrante l’equilibrio della narrazione. Come le tessere di un enorme mosaico. La cui immagine finale resta impressa a lungo dopo la lettura. CUBANA è uscita in anteprima nazionale a Fullcomics 2010. Titolo: CUBANA Autori: Lele Vianello e Guido Fuga Editore: Edizioni Voilier Descrizione: 90 pp. - b/n - brossurato Prezzo: 16 euro

 

INVINCIBLE vol. 8 – “Un uomo al comando”

Se non è il futuro del genere supereroistico ci va dannatamente vicino. Invincible ha tutto quello che si potrebbe chiedere ad un fumetto di supereroi con l’innegabile, aggiuntivo vantaggio di non costringere il lettore a seguire un intero universo narrativo per godersi le storie nella loro interezza: il che di questi tempi è un pregio tutt’altro che trascurabile. Robert Kirkman, lo scrittore degli apprezzatissimi The Walking Dead e di Marvel Zombies tanto per capirci, è riuscito nell’impresa titanica e praticamente impossibile di riunire tutti i concetti fondamentali di questo genere narrativo e presentarceli in una forma fresca e moderna, in una prosa che riunisce il realismo decostruttivo post-Watchmen e il sense of wonder Silver Age: decisamente una cosa che non si vede tutti i giorni. In Invincible troviamo infatti il Superboy degli anni ’60 della DC unito al primo Nova della Marvel, vediamo come sarebbe il pianeta Krypton se i suoi abitanti fossero una razza di crudeli conquistatori interstellari, seguiamo le epiche ma non sempre trasparenti imprese del classico supergruppo che lavora per il governo americano, sperimentiamo il contrasto di vedere teen drama e soap opera affiancati a scontri devastanti e fiumi di sangue e interiora… Insomma assistiamo a una vera e propria summa di quello che la figura del supereroe (non superuomo, per fortuna…  di quelli ne abbiamo fin troppi negli ultimi anni) ha offerto e offre tuttora ai suoi lettori dal dopoguerra ad oggi. E, cosa non certo secondaria, siamo testimoni di un percorso di crescita e formazione del protagonista tutt’altro che banale e che omaggia il periodo d’oro dell’Uomo Ragno, con il suo barcamenarsi tra le responsabilità verso la famiglia e il microcosmo personale e quelle ben più pesanti legate al suo ruolo di salvatore del mondo. A impreziosire il tutto gli splendidi ed efficaci disegni dell’astro nascente Ryan Ottley; ci vuole la stoffa dell’artista per rendere graficamente il sincretismo narrativo operato da Kirkman senza cadere nella tentazione del facile citazionismo: eppure al suo esordio assoluto questo giovane disegnatore riesce in un compito che avrebbe fatto tremare i polsi a professionisti ben più navigati. Insomma, se volete tutto il buono dei supereroi seguendo una sola serie fate un pensierino all’acquisto o al recupero degli ottimi volumetti delle Edizioni BD dedicati a Invincible!   Titolo: Invincible vol. 8 “Un uomo al comando” Testi: Robert Kirkman Disegni: Ryan Ottley Editore: Edizioni BD Pagine: 168 pagine a colori Prezzo: € 14,00

 

MW

Questa volta parliamo dell’opera di un tale, un giapponese morto una ventina di anni fa, che faceva il fumettista e che si chiamava Osamu Tezuka, definito unanimamente e con grande esattezza il Dio del Manga. Giusto per darvi un’idea. Osamu Tezuka è stato il più grande, nonchè il più prolifico, nonchè il maggiore pioniere, di tecniche e di generi, che il fumetto giapponese abbia mai avuto. Considerando la quota dei fumetti nipponici rispetto al totale mondiale ci si può rendere conto di quanto il titolo, pur altisonante, sfiori di poco il valore assoluto. Accanto a lui, in un ipotetico Olimpo di vignette e balloon, potremmo trovare un altro gigante come Will Eisner, che con lui condivide anche un primato: se Eisner è considerato il fondatore della graphic novel, Tezuka è il suo corrispettivo per lo story manga. Due forme omologhe per indicare quel fumetto che per lunghezza e complessità narrativa viene accostato ai romanzi della letteratura. Tezuka è stato il creatore di serie a fumetti come Kimba, Astroboy, La Fenice, Black Jack, La Principessa Zaffiro ma anche La Storia dei Tre Adolf, una delle più grandi opere realizzate attorno all’ascesa del Terzo Reich, Buddha, una lunghissima ricostruzione romanzata della vita del profeta e protagonista dell’Illuminazione, e tante altre opere che hanno fatto pensare a lui come possibile candidato al Nobel per la Letteratura. Nella sua lunga carriera ha anche realizzato numerosi film di animazione, corto e lungometraggi. E’ quindi dalle matite e dalle chine di questa mano straordinaria che nasce MW, una cupa di vicenda di folle vendetta. Primi anni ’60. Un ragazzo e un bambino si trovano, per un caso del destino, a essere gli unici scampati a una strage provocata dal gas letale a uso militare MW, che stermina completamente la popolazione di una piccola isola. Un’ecatombe che il governo, attraverso un insabbiamento totale, non rivelerà mai, fuggendo alle proprie responsabilità e lasciando alle proprie spalle migliaia di morti innocenti. Per entrambi questo sarà uno shock insuperabile: Iwao Garai, il più grande, che un tempo era stato un teppistello, tormentato e profondamente angosciato dai ricordi della catastrofe, decide di farsi prete. Michio Yuki, il bambino, invece pare prendere una strada di normalità continuando i suoi studi ed entrando in banca come impiegato. Ma accanto alla sua vita apparentemente normale e di successo Michio sviluppa una tendenza alla violenza e all'inganno finalizzati alla più crudele delle vendette. Oltretutto per portare avanti il suo piano estorcerà la collaborazione di Iwao Garai, il solo a conoscerne le intenzioni criminali e a volerlo in qualche modo salvare dalla sua stessa follia. In questo si manifesta il lato più diabolico di Michio, il quale sfruttando bontà e debolezze di Garai lo trascinerà con sè in una spirale perversa e sanguinolenta. Muovendosi in un mondo corrotto e spietato, la vicenda prende direzioni incredibili, e nonostante la lunghezza della storia, il ritmo si manterrà costantemente elevato. Riguardo alla tecnica di disegno siamo davanti alla solita eccezionalità di Tezuka: comunicativamente perfetto, con uno stile di ritratto che sapientemente sa virare dal viso più comico e grottesco all'atteggiamento del volto più serio e verosimile. In questo modo, pur trovandoci di fronte a un fumetto dal tratto che si direbbe per bambini, con numerosi spunti alla Disney, ci si imbatte in personaggi e immagini dalla potenza drammatica incommensurabile. In chiusura del fumetto Tezuka stesso ha scritto con un certo sconforto di non aver raggiunto l'obiettivo di rappresentare al massimo livello i mali della società e della politica, a causa del proprio stile inadeguato. Tra le altre cose non gli mancava l’umiltà. A seguito di ciò MW è stata relegata un po' dappertutto a opera minore. A oggi però il vento è cambiato dato che in Giappone un film è stato tratto da questo eccezionale story manga, ricordandolo come tassello fondamentale dell’opera di Tezuka, uno dei più cinici, satirici e socialmente impegnati. Dalle recensioni anglofone pare si tratti comunque di un film d’azione macchine-pistole-esplosioni che non coglie appieno l’atmosfera dell’originale. Come spesso accade. Se un giorno dovesse arrivare in Italia ce ne potremmo fare un’idea anche noi. Tornando al fumetto e fuori da qualsiasi contesa di gerarchia estetica, a noi resta il piacere di poter leggere un’opera di quella che per i fumettisti è giustamente considerata una sorta di divinità. Osamu Tezuka - MW - Hazard Edizioni. 3 volumi, pag. 200 ca., 7,5 € cadauno.

Off Topic

 

Satira di Governo

Sbeffeggiare i potenti con vignette e caricature sotto l’ombrello benevolo delle istituzioni? Quasi un controsenso in Italia, dove da un secolo e mezzo circa uomini e partiti hanno accolto gli strali della satira con un registro di emozioni eterogenee (irritazione,  indifferenza, a volte anche il malcelato compiacimento di ricevere, insieme  con i lazzi, anche un’implicita attestazione di notorietà) ma sempre e comunque legate ad un ruolo di bersaglio immobile dello sberleffo. Eppure le cronache di questi ultimi anni registrano un precedente forse non da tutti conosciuto, che giudico in piacevole controtendenza e che qui riporto come auspicio per l’avvenire. Questi i fatti: nell’estate del 2008 il ministro Renato Brunetta commissiona ai suoi collaboratori un accurato screening su quotidiani e riviste alla ricerca di vignette che  mettano alla berlina - ma implicitamente rendano anche un po’ più visibile - la sua persona e la sua zelante crociata contro i “fannulloni” stipendiati dallo Stato. Dopo qualche settimana la ricerca arriva ad un punto morto: le matite dei disegnatori sembrano tenersi alla larga dal ministro, e ciò nonostante – sia detto ovviamente col massimo rispetto e sul piano squisitamente “tecnico” – alcune ben note peculiarità fisiche del titolare del dicastero per la P.A. e l’Innovazione lo rendano soggetto versatile per più di una sortita caricaturale. Punto sul vivo, il ministro reagisce in modo…innovativo, come da denominazione, e detto fatto indice un pubblico concorso vignettistico  che ottiene subito un grande successo: i lavori, cui partecipano sia professionisti di varie testate che dilettanti, sono pubblicati su una pagina ad hoc del sito istituzionale del ministero e possono essere liberamente votati dai web-naviganti. Viene anche nominata una triade di esperti – Vincino, Stefano Disegni e Achille Bonito Oliva – che a settembre indica il vincitore nel genovese Gianfranco Uber, impiegato di banca in pensione nonché collaboratore satirico del sito Panorama.it, che Brunetta riceverà e premierà in seguito a Palazzo Vidoni insieme al secondo e terzo classificato, rispettivamente un dipendente di Trenitalia e uno studente di Filosofia. Le prove dei partecipanti al concorso sono ancora visibili sul sito del ministero  in un’apposita galleria alla quale se ne è poi aggiunta nel tempo un’altra, sorta di vera e propria rassegna stampa dell’arte del ludibrio, con puntuali aggiornamenti su nuove invettive grafiche da giornali, rotocalchi e siti web prendano di mira il ministro. Nell’iniziativa peraltro c’è da registrare anche uno strascico polemico, con una delle illustrazioni accusate di aver preso la chiamata alle armi di Brunetta un po’ troppo…alla lettera: il contestato schizzo di Mauro Biani pubblicato su Emme, A mio avviso l’iniziativa ministeriale si segnala infatti non solo e non tanto per la sua originalità,  quanto per il pregio di non aver sfruttato in alcun modo evidente  le logiche di un premium contest di matrice pubblica per ammorbidire la mordace spietatezza  delle vignette più corrosive, tuttora nell’apposita galleria dello spazio web ministeriale in tutta la loro aggressiva, irridente, irresistibile vitalità. E dal passato prossimo spostiamoci al futuro con la proposta, a ben vedere neanche troppo teorica, che molti avranno a questo punto già intuito. In breve:  non sarebbe interessante e proficuo per l’intero settore della comunicazione disegnata  se qualche altra interfaccia istituzionale – ministeri, Parlamento, gruppi politici, Agcom - riattualizzasse un precedente simile, stimolando grandi firme e sconosciuti esordienti a cimentarsi nuovamente su un personaggio o su un tema di attualità? Non sarebbe un piccolo ma importante gesto di solidarietà verso un settore espressivo in affanno, come altri, nell’era del dopo crisi? Con molta modestia chi scrive si limita a suggerirlo idealmente a chi di dovere (Brunetta? E perché non Gelmini, Bondi, Fini, Schifani…), ed osa anzi addirittura spingersi all’idea corsara di un creare una vera e propria consuetudine in tal senso, trasformando il già sperimentato  concorso una tantum in un vero appuntamento periodico che sotto l’egida delle pubbliche istituzioni catalizzi e risvegli anno dopo anno l’agone artistico dei nostri creativi. Naturalmente si tratta solo di una proposta, un messaggio in bottiglia affidato alle erratiche e impalpabili correnti di Internet: quelle che da tempo ormai lambiscono ogni tipo di ambiente, palazzi della politica inclusi. Di qui dunque la speranza  conclusiva: chissà che, sospinto da un qualche consenso più o meno prevedibile (in fondo sul web ci navigano anche statisti e parlamentari, chissà…) l’idea  non approdi prima o poi nella mail dell’interlocutore giusto.  

Crtica d'Autore

 

Fouchè e Robespierre: i romanzi storici di Max Bunker

di Attilio Capuozzo La collana "I Maestri del Fumetto", edita da Mondadori e realizzata dalla Magic Press, negli ultimi 2 volumi pubblicati, intitolati rispettivamente  Fouchè - Un uomo nella rivoluzione - (Numero 40) e Robespierre (Numero 41), ha dato ampio spazio all'opera del geniale autore Max Bunker (alias Luciano Secchi). Fouché è un'appassionante versione a fumetti della Rivoluzione Francese raccontata fino al periodo della Restaurazione Monarchica. L'opera, disegnata da Paolo Piffarerio, fu pubblicata a puntate nel 1973 sulla rivista Eureka (fondata, nel 1967,  e diretta dallo stesso Max Bunker) e  rappresenta una riduzione storicamente documentatissima, sia sotto l'aspetto narrativo che grafico, della Rivoluzione Francese. Contrariamente ad altri prodotti simili pubblicati precedentemente, non essendo un’opera didattica destinata ad un pubblico in prevalenza giovanile, Fouchè mostra senza reticenze tutti i lati "sporchi" di un difficile, delicato e controverso periodo storico. L'intento di Bunker è piuttosto palese: sia la nobiltà che il popolo non risultano per nulla circoscritti in un manicheistico e semplicistico paradigma bene-male, postivi-negativi. La malvagità degli attori coinvolti si può manifestare, a volte inaspettatamente, quando gli stessi risultano consapevoli della presa di potere; anche i più giusti possono diventare dei corrotti e dei manipolatori. Filo rosso della storia è la controversa figura storica dell'oratoriano Joseph Fouché. A corredo delle tre parti in cui risulta suddiviso il racconto, Bunker aggiunge preziose note storiche di approfondimento. Fouché si chiude con l'abbandono della Reggia di Versailles da parte della famiglia reale ed il c.d. periodo della Grande Paura. Completano il volume 3 racconti brevi scritti sempre da Max Bunker su disegni di Paolo Piffarerio e pubblicati ancora su Eureka. Il successivo volume Robespierre contiene, tra gli altri, il racconto completo Morte di Robespierre parzialmente inedito: le prime 2 parti furono pubblicate nel 1989 sulla rivista Eureka, la terza e conclusiva è stata finalmente pubblicata in occasione dell'uscita della collana mondadoriana. La genesi di questo ennesimo capolavoro di Max Bunker, disegnato da un ispirato Beppe Madaudo, è stata piuttosto travagliata: la sceneggiatura fu, infatti, realizzata da Max Bunker nel 1979 come riduzione a fumetti di un suo pamphlet pubblicato anni prima ed intitolato 10 Termidoro Morte di Robespierre ovvero la congiura degli spaventati. Della versione a fumetti si mostrò particolarmente interessato il disegnatore e pittore Beppe Madaudo (già collaboratore di Eureka) che, però, impiegò diversi mesi per portare a termine le tavole. L'opera, seppur caratterizzata da un eccellente meccanismo narrativo da thriller storico-politico, era dominata da un impegno di fondo che, probabilmente, mal si adattava al nichilismo ed edonismo (nonché superomismo) degli anni '80 (periodo in cui fu completato Robespierre), un decennio completamente in antitesi a quello dei '70 contraddistinto, invece, da una profonda consapevolezza e da una forte ideologizzazione politica.Si decise così di rimandarne la pubblicazione al 1989 in occasione del bicentenario della Rivoluzione Francese, limitandosi all'uscita delle sole prime due parti a causa dello scarso gradimento dei lettori. Il volume de I Maestri del Fumetto, a distanza quindi di più di un ventennio, dà finalmente completezza ad un'opera che si fa ammirare per le pittoriche tavole di Madaudo e per una sublime sceneggiatura condita da un eccellente e opprimente ritmo narrativo. Il racconto si concentra sugli ultimi giorni di Maximilien Robespierre detto l'Incorruttibile: un politico idealista che della dottrina di Rousseau ne aveva fatto la sua ragion di vita. Simbolo del periodo del Terrore (che porterà, tra gli altri,  all'epurazione degli arrabbiati facenti capo all'ultrasinistra di Hebert ed alla proscrizione dei c.d indulgenti legati a Danton nonché alla condanna a morte di tutti quei proconsoli mandati a sedare le rivolte monarchiche e poi successivamente accusati di "eccesso di crudeltà ed illecito arricchimento" ai danni della Repubblica), Robespierre finirà lui stesso ghigliottinato in quanto vittima di una congiura capeggiata da Joseph Fouché. Un'opera tragica e dolente che si apre e si chiude con le stesse scene: la drammatica salita al patibolo di Robespierre. A completamento del volume ci sono 8 brevi storie (raccolte di recente in 2 volumi, editi dalla Max Bunker Press, intitolati Strane Storie) sceneggiate, sempre, da Max Bunker e realizzate graficamente da Magnus, Marco Nizzoli, Giampaolo Chies e Warco.

Autori e Anteprime

 

“Corto” circuito: Lele Vianello, Cubana e il fumetto d’avventura

In occasione dell’uscita, prevista per il prossimo 5 marzo, a Fullcomics, del volume Cubana, di Lele Vianello e Guido Fuga, pubblicato da Voilier Edizioni, Fumetto d'Autore ha intervistato Vianello, spaziando a tutto campo su una serie di temi di grande interesse: dalla lunga collaborazione con Pratt, all’eredità della scuola prattiana, passando per un’analisi delle sorti del fumetto d’avventura in Italia. Lele Vianello ha lavorato con Hugo Pratt  realizzando strisce o tavole per intero delle avventure di Corto Maltese, de Gli scorpioni del deserto, di Gesuita Joe, Cato Zulù, Wheeling e Morgan. Fra le varie storie di Corto Maltese realizzate in collaborazione tra Pratt e Vianello La casa dorata di Samarcanda, Tango, Le Elvetiche e Mu (ultima delle avventure del Maltese).   Cubana nasce nel “periodo svizzero”, a Grandvaux, vicino a Losanna. Lì, in una splendida casa sul lago Pratt si era stabilito dal 1984.  Ci puoi raccontare qualche aneddoto su quel periodo e su quella casa che si dice fosse una sorta di tempio del fumetto? Più che un tempio era una casa bellissima, sembrava un progetto dell’architetto americano Frank Lloyd Wright, squadrata e inserita nella montagna, con delle terrazze magnifiche sulle quali ogni tanto facevamo l’asado, che è un modo di cucinare la carne tipicamente argentino. Si affacciava sul lago di Ginevra. Era un luogo suggestivo quanto isolato, a Grandvaux, nei pressi di Losanna, sul passo per Montreux, in mezzo ai boschi, un’oasi nel verde. Pratt aveva ottenuto il nulla osta per la realizzazione di una piscina, scavata nella montagna, ma decise di rivedere il progetto e ricavare, piuttosto, uno studio interrato. Quel che ne veniva fuori era una casa grandissima. Hugo si era trasferito lì con tutti i libri, considerando quella casa la sua residenza definitiva. Aveva lasciato la casa di Venezia, quella di Parigi e quella di Milano e si era stabilito lì portando tutto il materiale, gli studi, i progetti, facendola diventare una sorta di casa-lavoro stupenda. Lì aveva messo su una biblioteca di più di 30.000 volumi, ordinati in stanze in base al tema. Una stanza, ad esempio, conteneva solo i libri con tema “il mare”, un’altra quelli con tema “indiani d’america” e così via, un archivio monumentale che comprendeva tutti i suoi interessi di studioso e di narratore. Molti di quei volumi sono andati dispersi.   Di Hugo, negli ultimi anni, si è detto che fosse un massone, un cabalista, uno studioso di esoterismo. C’è qualcosa di vero in queste voci o è solo l’ennesimo personaggio che Hugo ha vestito nella sua lunga avventura? Basta leggere Favola di Venezia per capire quanto l’esoterismo avesse permeato il vissuto e gli studi di Hugo. Nelle ultime storie di Corto Maltese la ricerca di Pratt era quasi esclusivamente orientata verso un simbolismo mistico. Si era iscritto alla Gran Loggia d’Italia e aveva fatto una lunga trafila fino ai gradi più alti. Negli ultimi anni diceva di aver ottenuto il grado di Maestro. Non ho mai capito se dicesse il vero, ma era affascinante.   Quanto è durata la lavorazione di Cubana? Cubana nasce da una chiacchierata con Hugo nel 1993, ma l’idea viene ripresa e sviluppata solo nel 1997, per dare il via a una lavorazione che si concluderà nella primavera del 1998.   Quanto c’è di Pratt, dentro? E quanto di Vianello? In teoria di Pratt c’è solo una piccola traccia: quella lasciata in fase di ideazione del progetto. In pratica c’è molto di più. C’è molto di Pratt perché c’è molto dell’insegnamento di Pratt in Vianello. Perché lavorando vent’anni con lui ho acquisito un modo di disegnare e di raccontare che è il suo. E non potrebbe essere altrimenti.   Quando si svolge la storia? La storia è ambientata durante gli ultimi giorni della dittatura di Batista, a Cuba. C’è dentro Che Guevara, Hemingway, e c’è il boss della malavita cubana soprannominato “il Tigre”, legato ai servizi segreti americani, sul quale ci siamo documentati a lungo per farne una descrizione che fosse la più fedele possibile. Il protagonista è Cudd, un marinaio robusto e indisponente. Chi è Cudd? Cudd è un marinaio addetto ai trasporti, per la cui caratterizzazione ci siamo ispirati, almeno in parte, a Sven – L’uomo dei Caraibi di Pratt. Questa storia in origine doveve costituirne il sequel. Di lui sappiamo pochissimo, tranne che il suo nome ha origini gaeliche e vuol dire “nascosto”. E di nascosto, infatti, Cudd ha tutto un romantico ed avventuroso passato. All’inizio della storia fa la conoscenza di due loschi figuri, interessati a noleggiare la sua barca per un breve tragitto, fino a una zona paludosa della costa cubana. In cambio si offrono di dissequestrargli la barca e di saldare i suoi debiti di gioco. Cudd ha poco da perdere e tutto da guadagnare, quindi accetta. Che il fumetto d’avventura venga restituito al più alto palcoscenico da chi è stato fra i protagonisti della sua più limpida stagione, lascia riflettere. Perché, secondo te, al contrario di quanto accade nel cinema o nei video games, il fumetto contemporaneo tende ad appiattirsi sul genere poliziesco, sulle detective story? Beh…è un dato di fatto che la stragrande maggioranza dei lavori a fumetti prodotti in Italia negli ultimi anni abbia come protagonisti detective, ex detective e similari. Posso dire che c’è stato un momento di forte crisi sul versante delle sceneggiature per il fumetto, una sorta di ricambio generazionale che non è andato a buon fine. Alla fine gli editori non hanno trovato le forze che cercavano, magari perché nuovi modelli sono entrati nell’educazione dei giovani autori, modelli che ci erano estranei del tutto o in parte, penso alla televisione o a internet che, comunque, portano a un appiattimento nell’apprendimento, ma anche al fumetto giapponese che ha portato suoi propri valori, valori legati alla tradizione e alla cultura nipponica sostituendoli o mescolandoli ai nostri.   In una recente intervista rilasciata al magazine ActuaBD, lo scrittore Florian Rubis  parlava di te e di Guido Fuga come delle “persone che possiedono la conoscenza più intima dell’opera di Pratt” e si domandava perché non foste voi i continuatori delle sue serie, come probabilmente Hugo avrebbe voluto. Posso girarti questa domanda? Le cose non sono andate come dovevano perché chi ha gestito l’eredita intellettuale di Pratt ha pensato ad altro, ha preferito concentrarsi su altre cose che non fossero il proseguo di quel lavoro di squadra. Io, di sicuro, non avrei mai disegnato Corto Maltese, perché sarebbe stato solo un contenitore vuoto. Corto era Pratt, le cose che raccoglieva in osteria o per strada, era la sua maniera di pensare e di raccontare, aveva la sua eleganza, il suo modo di comportarsi. Un altro discorso sono le storie minori, che poi minori non sono, come Gesuita Joe, Cato Zulù, Wheeling, Morgan, Gli Scorpioni del Deserto. Morgan, per esempio, è un personaggio bello che potrebbe raccontare ancora molto, non so…una guerra in Italia, la linea gotica, della pirateria nell’Adriatico alla fine del secondo conflitto mondiale, ma che non ha, naturalmente, l’immensa personalità di Corto Maltese. Toccare Corto significa scomodare un mito. Credo che Corto stia dormendo, un po’ come re Artù, in qualche isola della Bretagna, o sia insieme a Hugo. Comunque non credo sia da riproporre, qualunque sia il disegnatore e lo sceneggiatore, che poi è quello che avrebbe i maggiori problemi.  

Reportage

 

Mister Fullcomics: intervista a Salvatore Primiceri

Mancano meno di dieci giorni a Fullcomics, il festival del fumetto che quest’anno si tiene a Sarzana (vicino a La Spezia), ed è il momento di fare due chiacchiere con il “papà” di questa manifestazione, una delle migliori presenti nel panorama fumettistico italiano. Salvatore Primiceri è una persona che i fumetti li ama, li conosce, e soprattutto sa come si organizzano eventi del genere. E questo mix non è cosa frequente. È vero, sono di parte, perché Salvatore è un amico, ma è forse una cosa di cui vergognarsi essere amici di persone che valgono? Ma basta lodi, perché conoscendolo, Salvatore è già imbarazzato. Partiamo con…..L’INTERVISTAAAAAAAAAA!!!!! Sei anni di Fullcomics. Bilancio? Luci e ombre? il momento più bello? lo sbaglio che non ripeteresti? Il bilancio é indubbiamente positivo se confronto la prima edizione del 2005 con l'ultima e, soprattutto, con il grande lavoro che stiamo realizzando per la sesta edizione. Il successo di Fullcomics é il frutto del lavoro di un team che é spinto da una grande passione e convinzione che questo evento possa puntare sempre più in alto. Le luci più splendenti di Fullcomics sono indubbiamente il bellissimo rapporto con gli operatori del settore, la mission storica di far emergere un mondo del fumetto italiano che spesso rimane fuori dalla grande distribuzione, scoprire giovani talenti e divulgare la cultura del fumetto come arte e linguaggio positivo, sociale ed educativo. Le ombre, invece, sono ovviamente quelle legate all'aspetto economico e alla difficoltà di trovare fondi che sostengano eventi di questo tipo e l'arte del fumetto. Nella mia testa, infatti, Fullcomics é un evento molto più importante e ampio di come é adesso ma so che ci vorranno ancora anni per realizzare a pieno la mia idea proprio perché bisogna trovare partners economici, aziende e istituzioni, che sponsorizzino convintamente. Lo sbaglio che non ripeterei é lo spostamento della manifestazione da Pavia a Piacenza, avvenuto nel 2007. A Pavia avevamo un sostegno non trascurabile delle istituzioni e un centro storico magnifico e universitario. Credo che a Pavia, con maggior pazienza da parte mia, Fullcomics sarebbe potuta crescere gradualmente ma in maniera più significativa. Mi sono fatto lusingare da promesse mai mantenute arrivate da Piacenza dove l'evento é sì molto cresciuto ma solo grazie ad un notevole sforzo personale ed economico degli organizzatori. Cosa ci aspetta quest'anno? novità? sorprese? Beh la novità principale é la location. Sarzana é meravigliosa e il suo centro storico, compresa la Fortezza Firmafede dove si svolgerà Fullcomics, é un vero gioiello artistico. Torneremo alla formula del centro storico, più simile al format pavese con l'aggiunta di tutti gli elementi acquisiti in questi anni come il cosplay, i concerti, i concorsi, le mostre sempre più prestigiose e una mostra mercato che ha raggiunto il record di espositori; tra case editrici e commercianti avremo più di 100 stand. Una delle novità più importanti é l'attribuzione di targhe premio, il cosiddetto Gran Premio Autori Editori, un riconoscimento che l'organizzazione attribuisce ai migliori prodotti editoriali dell'ultimo anno. La caratteristica di Fullcomics é che ogni anno si differenzia per un valore aggiunto. Quest'anno abbiamo suscitato l'interessamento delle università, il Politecnico di Torino e La Sapienza di Roma, quest'ultima con l'autorevole contributo del regista Roberto Faenza. Qual è il tuo sogno proibito riguardo Fullcomics? la cosa che ancora non sei riuscito a realizzare, ma che desideri con tutte le tue forze? Chi mi conosce sa che per me, sul lavoro, nessun traguardo é proibito. Mi piace pensare in grande e per questo qualche volta ho corso più del dovuto, inciampando. So però che con costanza, impegno e fiducia i risultati devono arrivare per forza. Il mio sogno per cui sto già lavorando é quello di realizzare anche un'edizione "meridionale" di Fullcomics in modo da avere almeno due edizioni durante l'anno. Io sono pugliese e vorrei che fosse proprio la Puglia ad ospitare una grande Fullcomics. Al sud attualmente c'é solo Napoli Comicon come evento fumettistico di grande rilievo e c'é quindi spazio per creare qualcosa di importante, ovviamente senza alcun intento concorrenziale verso Napoli, altrimenti sarebbe un suicidio. Dicci qualcosa di questa Star Community Card. è un'iniziativa che sembra interessante. che vantaggi porterà ai visitatori del festival? La Star Community Card é una tessera fedeltà creata da Nanoda, la community manga di Star Comics. Chi é in possesso di questa tessera pagherà l'ingresso in fiera solo due euro anziché cinque. Si tratta di un'iniziativa che rientra nell'ottica di fidelizzare sempre di più gli utenti e per far conoscere Fullcomics anche ad un pubblico "nuovo", quello dei manga giapponesi. Così facendo riusciamo a coinvolgere case editrici importanti che iniziano a collaborare sempre di più con Fullcomics. Come vedi il futuro del fumetto italiano? Lo vedo bene, sembrerà strano ma lo vedo bene. Il segnale che mi rende entusiasta é proprio il proliferare di eventi legati al fumetto e la forte crescita di Fullcomics. Ma poi vedo un interesse crescente verso il fumetto da parte di giornali, istituzioni culturali, scuole, gallerie d'arte. Ormai il fumetto non é più un'arte di serie B, cosa che peraltro era considerata solo in Italia. Ormai anche la professionalità degli editori, che confezionano sempre di più veri e propri prodotti da libreria, contribuisce a colmare il gap che ci divideva da Francia e Belgio, tanto per fare due esempi. Non é ancora tutto oro quello che luccica ma siamo sulla buona strada. E per vedere il meglio del fumetto d'autore italiano vi aspetto tutti a Fullcomics!

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