Fumetto d'Autore

www.fumettodautore.com | Il Magazine della Nona Arte | ISSN: 2037-6650 | Direttore: Alessandro Bottero

Giovedì 11 Marzo 2010
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Critica d'Autore

Fouchè e Robespierre: i romanzi storici di Max Bunker

Fouchè e Robespierre: i romanzi storici di Max Bunker

di Attilio Capuozzo

La collana "I Maestri del Fumetto", edita da Mondadori e realizzata dalla Magic Press, negli ultimi 2 volumi pubblicati, intitolati rispettivamente  Fouchè - Un uomo nella rivoluzione - (Numero 40) e Robespierre (Numero 41), ha dato ampio spazio all'opera del geniale autore Max Bunker (alias Luciano Secchi).

Fouché è un'appassionante versione a fumetti della Rivoluzione Francese raccontata fino al periodo della Restaurazione Monarchica. L'opera, disegnata da Paolo Piffarerio, fu pubblicata a puntate nel 1973 sulla rivista Eureka (fondata, nel 1967,  e diretta dallo stesso Max Bunker) e  rappresenta una riduzione storicamente documentatissima, sia sotto l'aspetto narrativo che grafico, della Rivoluzione Francese.

Contrariamente ad altri prodotti simili pubblicati precedentemente, non essendo un’opera didattica destinata ad un pubblico in prevalenza giovanile, Fouchè mostra senza reticenze tutti i lati "sporchi" di un difficile, delicato e controverso periodo storico.

L'intento di Bunker è piuttosto palese: sia la nobiltà che il popolo non risultano per nulla circoscritti in un manicheistico e semplicistico paradigma bene-male, postivi-negativi. La malvagità degli attori coinvolti si può manifestare, a volte inaspettatamente, quando gli stessi risultano consapevoli della presa di potere; anche i più giusti possono diventare dei corrotti e dei manipolatori.

Filo rosso della storia è la controversa figura storica dell'oratoriano Joseph Fouché.

A corredo delle tre parti in cui risulta suddiviso il racconto, Bunker aggiunge preziose note storiche di approfondimento.

Fouché si chiude con l'abbandono della Reggia di Versailles da parte della famiglia reale ed il c.d. periodo della Grande Paura.

Completano il volume 3 racconti brevi scritti sempre da Max Bunker su disegni di Paolo Piffarerio e pubblicati ancora su Eureka.

Il successivo volume Robespierre contiene, tra gli altri, il racconto completo Morte di Robespierre parzialmente inedito: le prime 2 parti furono pubblicate nel 1989 sulla rivista Eureka, la terza e conclusiva è stata finalmente pubblicata in occasione dell'uscita della collana mondadoriana.

La genesi di questo ennesimo capolavoro di Max Bunker, disegnato da un ispirato Beppe Madaudo, è stata piuttosto travagliata: la sceneggiatura fu, infatti, realizzata da Max Bunker nel 1979 come riduzione a fumetti di un suo pamphlet pubblicato anni prima ed intitolato 10 Termidoro Morte di Robespierre ovvero la congiura degli spaventati.

Della versione a fumetti si mostrò particolarmente interessato il disegnatore e pittore Beppe Madaudo (già collaboratore di Eureka) che, però, impiegò diversi mesi per portare a termine le tavole.

L'opera, seppur caratterizzata da un eccellente meccanismo narrativo da thriller storico-politico, era dominata da un impegno di fondo che, probabilmente, mal si adattava al nichilismo ed edonismo (nonché superomismo) degli anni '80 (periodo in cui fu completato Robespierre), un decennio completamente in antitesi a quello dei '70 contraddistinto, invece, da una profonda consapevolezza e da una forte ideologizzazione politica.Si decise così di rimandarne la pubblicazione al 1989 in occasione del bicentenario della Rivoluzione Francese, limitandosi all'uscita delle sole prime due parti a causa dello scarso gradimento dei lettori.

Il volume de I Maestri del Fumetto, a distanza quindi di più di un ventennio, dà finalmente completezza ad un'opera che si fa ammirare per le pittoriche tavole di Madaudo e per una sublime sceneggiatura condita da un eccellente e opprimente ritmo narrativo.

Il racconto si concentra sugli ultimi giorni di Maximilien Robespierre detto l'Incorruttibile: un politico idealista che della dottrina di Rousseau ne aveva fatto la sua ragion di vita.

Simbolo del periodo del Terrore (che porterà, tra gli altri,  all'epurazione degli arrabbiati facenti capo all'ultrasinistra di Hebert ed alla proscrizione dei c.d indulgenti legati a Danton nonché alla condanna a morte di tutti quei proconsoli mandati a sedare le rivolte monarchiche e poi successivamente accusati di "eccesso di crudeltà ed illecito arricchimento" ai danni della Repubblica), Robespierre finirà lui stesso ghigliottinato in quanto vittima di una congiura capeggiata da Joseph Fouché.

Un'opera tragica e dolente che si apre e si chiude con le stesse scene: la drammatica salita al patibolo di Robespierre.

A completamento del volume ci sono 8 brevi storie (raccolte di recente in 2 volumi, editi dalla Max Bunker Press, intitolati Strane Storie) sceneggiate, sempre, da Max Bunker e realizzate graficamente da Magnus, Marco Nizzoli, Giampaolo Chies e Warco.

Eisner su un altro pianeta

Eisner su un altro pianeta

di Franco Sardo

Ecco un nuovo volume da inserire prontamente negli scaffali della vostra fumettoteca. Si tratta di una delle prime graphic novels conosciute, Vita su un altro pianeta, opera di Will Eisner pubblicata per la prima volta in America nel 1978, e che ha raggiunto i nostri negozi grazie alla Kappa Edizioni nel 2004, con la traduzione di Andrea Plazzi e di Ketty Ortolani. Una serie di nomi e cognomi che per motivi differenti potrebbero suonare già sentiti ai lettori di fumetti. Will Eisner infatti è stato un grandioso fumettista americano, sicuramente uno dei più amati e seguiti, creatore del leggendario Spirit, un supereroe umano che ha visto la sua pubblicazione negli ormai lontani anni '40, le cui storie poliziesche, concise, movimentate e fantasiose, hanno gloriosamente sorpassato il cambio di millennio attraverso numerose e pregiate edizioni. Oltre a questo Eisner è l'autore a cui va il merito di aver realizzato quella che viene considerata la prima vera Graphic Novel, quello che in Italia è conosciuto come romanzo a fumetti, con Contratto con Dio nel 1978, e di aver dato al fumetto la fortunata definizione di “arte sequenziale”. I suoi lavori sono tra quelli che più di tutti hanno dato nuovo impulso alle capacità narrative della nona arte, affrontando temi inconsueti e dotandosi di una struttura grafica innovativa curata ed efficace. Grande conferenziere, saggista e critico ha avuto anche il merito di operare una costante divulgazione delle sue conoscenze, tanto da renderlo agli occhi di grandi autori di oggi come Frank Miller e Alan Moore, un vero e proprio maestro. Come se ciò non bastasse e a dimostrazione del debito che tutto il mondo del fumetto, in particolare quello anglosassone, sente di avere nei suoi confronti, a lui è intitolato il premio più ambito nell'ambito dei balloons americani, l'Eisner Award, istituito, fatto unico nella storia, quando egli era ancora in vita. Per quel che riguarda invece Andrea Plazzi e Ketty Ortolani, meno famosi di Eisner ma comunque meritevoli per la loro ottima traduzione, c'è da fare un curioso appunto: il primo infatti, oltre ad essere uno dei massimi esperti in Italia per quel che riguarda l'arte di Will Eisner, il fumetto in lingua inglese e il lavoro di traduzione nel fumetto, è amico di Leonardo Ortolani, autore dello splendido fumetto umoristico italiano Rat-Man, di cui Andrea Plazzi è stato il scopritore e curatore, e in cui spesso appare con divertentissimi cammei. Per quel che riguarda la Ortolani, invece, si tratta solo di un caso, e il caso è proprio strano a volte, che possegga lo stesso cognome dell'omonimo fumettista nostrano. Ketty Ortolani infatti è una delle più attive traduttrici di Eisner in Italia, che in coppia con Plazzi, ha lavorato a ben 11 storie dell'autore americano, di cui Vita su un altro pianeta non è che l'ultima. Queste curiosità danno ad intendere quanto il volume di Vita su un altro pianeta, pubblicato in una edizione come quella della Kappa Edizioni sia una chicca imperdibile, e per quelli che si sentono spaesati davanti a una vignetta rappresenta comunque un buon punto di partenza per esplorare il vario e vasto mondo dei fumetti.

Storie del nostro pianeta

La storia di Vita su un altro pianeta è estremamente complessa nel suo svilupparsi, quanto è semplice la scintilla che la innesca: ai radiotelescopi di un osservatorio stronomico americano giunge un segnale dallo spazio, precisamente dal pianeta denominato Bernard, che incontestabilmente rappresenta la prima comunicazione di una forma di vita intelligente extraterrestre verso l'uomo. Dopo averci lanciato nel freddo spazio interstellare con un tema caro alla fantascienza, che introduce la prospettiva dell'incontro con fiorenti civiltà su pianeti distanti anni luce, poi però Will Eisner ci riporta decisamente coi piedi per terra, per mostrarci con straordinaria credibilità quale si possa dimostrare la nostra civiltà, se messa di fronte a un'occasione del genere.

La notizia del segnale radio viene subito nascosta dagli scienziati che per primi lo intercettano al fine di sfruttarlo per ottenere fama e successo. Fra di loro però c'è una spia del KGB che muore prima di fare rapporto. Al  suo posto nell'osservatorio viene inviato dalla CIA l'astrofisico Bludd, affinché scopra il segreto che si cela dietro quella morte. Bludd non fa in tempo a rendersi conto della scoperta del segnale che il KGB rapisce i suoi colleghi per farli lavorare al progetto per conto dell'Urss e tenta di ucciderlo. Intanto la notizia del segnale extraterrestre raggiunge la stampa e fa sì che un ubriacone ne venga folgorato e si convince a fondare una setta chiamata il Popolo delle Stelle che ha come fine quello di fare emigrare i suoi adepti sul nuovo pianeta. In questo momento entra in gioco Macredy, capo della Multinational Corporation, immensa multinazionale con le mani in pasta ovunque e con sede in America, del tutto intenzionata a spingere il governo degli Stati Uniti a investire in un programma spaziale del quale controlla gli appalti. Intanto in uno studio di genetica, una equipe di scienziati che è venuta a sapere del segnale, decide di impegnarsi completamente nel tentativo di realizzare una cellula resistente e intelligente, sul quale basare la creazione di una forma di vita capace di affrontare un viaggio interplanetario di una decina di anni.

L'azione si sposta facilmente tra uffici e bassifondi di Russia, Usa e Sidiami, uno staterello africano con a capo uno spietato e avaro dittatore militare che svolgerà un ruolo chiave nella vicenda. Nel marasma che si viene a creare Bludd è spesso al centro dell'azione, ma nello scacco è più una pedina che il giocatore, trovandosi ora al soldo degli Usa ora collaboratore del KGB, ora appoggiando cause pseudo umanitarie ora cercando solo di salvarsi la vita. La storia si evolve complicandosi fino a creare un groviglio incredibilmente credibile, fra politici, industriali, dittatori, scienziati, visionari, spie, mafiosi, e povera gente. C'è spazio quindi per storie d'amore, per scoperte innovative, per nobili sacrifici, per ottime intenzioni, ma quello che emerge dall'umanità descritta da Vita su un altro pianeta resta comunque l'ingordigia, la meschinità, il doppiogiochismo, la crudeltà, l'arrivismo e l’interesse a qualsiasi costo.

Dunque quello di Eisner è un grandioso affresco della situazione del mondo negli anni '70, non tanto diverso da quello di oggi, che parte dalla fatidica domanda Cosa succederebbe se..., quel What If che è alla base di moltissime storie di fantascienza e fantapolitica, come per esempio il Doctor Strangelove di Stanley Kubrick, per dirne una. L'atmosfera a volte tragica a volte comica, ricca di cambi di ambiente e colpi di mano, con una costante tensione che tiene alto il livello di attenzione, accomuna le due opere, entrambe espressioni del particolare momento vissuto dall'umanità rappresentato dalla cosiddetta Guerra Fredda, e in questo senso Vita su un altro pianeta è una testimonianza esemplare.

Verosimili intrichi di vite

Ciò che nel giallo tiene il lettore incollato alla pagina è un intreccio particolarmente vasto e misterioso, in cui gli elementi sembrano essere molto distanti tra loro, quando poi lo svolgersi della vicenda rappresenterà proprio l'assembramento narrative in un'unica conclusione definitiva. Eisner doveva conoscere bene questa tecnica, che mette in condizione il lettore di interpretare l'affascinante ruolo dell'investigatore. In Vita su un altro pianeta in poco più di 120 pagine, e manca completamente la numerazione, forse per rendere omogenea una lettura che non si può interrompere pena la perdita dei preziosi ed esili fili conduttori, vengono narrate le azioni di una decina di personaggi primari, più una trentina di figure secondarie, che fra loro intrecciano una fittissima rete di azioni, di reazioni, di corruzioni e collaborazioni, tutte allo stesso modo fondamentali per il progredire della storia.

In questo groviglio oscuro e caotico, spicca l'azione disciplinata da una ferma volontà, quella di Bludd, il protagonista che persegue un'ideale contrastante con tutto il marcio che lo circonda, cercando giustizia per sé e per il mondo, a volte brancolando nel buio in quella che sembra un nebulosa di giochi di potere che si muovono attorno a lui. La sua vicenda, per la quale in principio non nasconde un forte senso di inadeguatezza, lui astrofisico a fare l’agente segreto, è disperata, avventurosa, appassionante. Opposto a lui da antagonista, in uno scontro che non è mai fisico ma solo puro conflitto di interessi, si trova Macredy, il ricco industriale, il calcolatore senza scrupoli, che dall'alto delle sue più disparate conoscenze e influenze fa marciare le cose a suo piacimento, mantenendo ovunque il suo controllo. Bludd in questo senso rappresenta la forza di volontà, contro la quale non c'è strategia o opposizione che tenga, condensando nella sua figura alti ideali e allo stesso tempo la più profonda umanità. Non si tratta dunque dello stereotipato eroe senza macchia e senza paura, ma del più verosimile uomo reso eroe dalle circostanze, che mantiene pregi e difetti della sua natura agendo con convinzione per quella che gli risulta essere la giustizia. Il grandissimo valore dell'esperienza e di ogni singola vita umana è sottolineato in Vita su un altro pianeta dal fatto che l'uomo qualunque, Bludd, in una guerra nel suo complesso deplorevole della quale gli sfuggono i confini stessi, può riuscire infine moralmente vincitore. Le scelte di Bludd, infatti sono forti di una certa ingenuità e sono in contrasto con quelle acutamente meditate del presidente Macredy. Eisner dunque sembra affermare che non sia necessario sapere tutto per operare il giusto, sottintendendo il grande valore che risiede nell'umiltà.

Il lavoro fatto da Will Eisner sulla verosimiglianza però non si esaurisce nei ruoli dei personaggi e alle relazioni che intercorrono fra di loro. Per essere maggiormente convincente Eisner crea tutta una serie di circostanze che già di per loro sono verosimili, specialmente considerando il periodo in cui il libro è stato scritto. Il segnale dallo spazio ne è il primo esempio: esso contiene una elementare nozione matematica, ovvero niente di più semplice per la prima manifestazione di una intelligenza extraterrestre. D'altronde lo spedire messaggi del genere è una delle principali attività di sondaggio dello spazio attuate dall'uomo. E' qualcosa che però non va oltre il ci siamo e questo sappiamo, il che permette all'autore di sorvolare completamente sull'origine del messaggio di cui altro non si può sapere. Negli anni settanta poi, nel pieno sviluppo dell'immaginario collettivo attorno all'idea di civiltà extraterrestri, era verosimile la fondazione di una setta di fanatici come il Popolo delle Stelle, ne sono un esempio i numerosi gruppi nati in quel periodo, anche in Italia, raggruppati sotto il nome di contattisti, che a tutt'oggi in parte sopravvivono. E' verosimile poi la figura della spregiudicata Multinational Corporation, il cui nome ai lettori odierni può far sorridere, che è uno dei primi casi in cui protagonista di una vicenda è un'azienda. Sono infine credibile lo stato del Sidiami e il suo capo Ami, in un periodo in cui i confini territoriali dei neonati stati africani ancora sanguinavano di fresco come ferite inferte da pugnali sulle cartine geografice, in una situazione di totale carenza di diritto, in cui le giunte militari, foraggiate da, e quindi spesso indebitate con, governi e banche occidentali, facevano e disfacevano alleanze e guerre con il solo scopo di mantenere il potere arricchendosi. Certo non manca la fantasia in un'opera tanto vasta come Vita su un altro pianeta, ma la sua presenza è maggiore nell'articolazione degli elementi, più che negli elementi in sé, ed è sempre strettamente legata ad una solida base possibilistica, che regge ancora oggi a trent'anni di distanza.

Finestre su un cielo stellato

Se quel che finora ho scritto di Vita su un altro pianeta poteva essere riferito a un qualsiasi romanzo fantapolitico o fantascientifico, in questo paragrafo mi occupo di quella che più precisamente è stata l'arte di Eisner, ovvero quella del fumetto, o come direbbe lui dell'arte sequenziale. Ciò che a un primo sguardo viene fuori dalle grandi tavole di questa opera, è, come per la trama, una generale confusione quasi fosse un lavoro sbrigativo, in cui le numerose figureinquadrature e pose, in vignette ora piccole ora grandi, ora addirittura senza bordi o sullo sfondo, disegnate a tre colori, bianco, nero e grigio, e con spessori di tratto misti. vengono moltiplicate in varie

Ma avvicinando lo sguardo alla pagina, e dando un'occhiata ai particolari si nota come niente venga messo a caso, e come tutto rispetti le sue proporzioni, in una formazione solo apparentemente disordinata. Il tratto di Eisner non ha quel tipo di ordine e precisione, tipici per esempio del nostro Magnus, ma il fatto che sia apparentemente nervoso si coniuga perfettamente con la storia di Vita su un altro pianeta in cui l'atmosfera, la tensione, il senso di precipitamento degli eventi, sono costanti fondamentali. Ogni immagine è disegnata nel modo che più si addice al suo ruolo nel racconto, e questo vale anche per le caratterizzazioni, degne del miglior (o peggior, se vogliamo) Lombroso.

Gli sfondi sui quali si muovono i personaggi sono minimali proprio perché il carico narrativo è affidato ai corpi, ai loro movimenti, salvo quando, per esempio a un cambio di location, non sia necessario contestualizzare e allora Eisner, giocando, si sbizzarrisce usando lo sfondo non solo come ultimo piano bensì rendendolo protagonista della tavola. E' questo un lavoro che fa notare quanto niente per l'autore debba rimanere di mero riempimento, di inutile sottofondo, nemmeno lo sfondo. Quando per esempio Eisner si avvicina su un particolare è per farlo entrare nella storia, rendendolo per un momento protagonista vuole che l'attenzione del lettore ne venga colpita, perché poi lo aiuterà a capire gli sviluppi successivi. L'opera è ricca di questi indizi, frutto di grande ricercatezza e sapienza, perché la loro presenza incrementa la fantasiosità e il coinvolgimento del lettore-investigatore nella storia.

Le inquadrature hanno quindi per Eisner un ruolo fondamentale, come è giusto che sia nel fumetto. Esse permettono di raccontare senza dire, senza allungare, e se non fosse che i dialoghi sono bellissimi e fanno comprendere le sfumature delle personalità dei protagonisti, Vita su un altro pianeta sarebbe godibile anche completamente muto. In questo credo che Eisner trovi la definizione di fumetto come arte sequenziale, ovvero come mezzo di comunicazione che sfrutta e deve sfruttare più di tutte, anche più del cinema avendo una carenza nel sonoro, la disposizione dell'azione in sequenze, anche mantenendo l’inquadratura fissa cosa che approfondisce decisamente la narrazione. Fu prima di lui un certo e mai abbastanza ricordato Winsor McCay a usare al meglio questa potenzialità per il fumetto, esempio ne sono le splendide strisce di Little Nemo in Slumberland.

Ma nell'uso concettuale che Eisner fa delle sue tavole credo si trovi la più grande meraviglia. Come per esempio è stato reso evidente anche da Andrea Pazienza l'oggetto su cui il grande fumettista lavora non è la singola vignetta, bensì la tavola, per avere una profonda coscienza del risultato effettivo del proprio lavoro, ovvero l'impaginazione finale. E' infatti praticamente impossibile estrapolare una vignetta di Vita su un altro pianeta dal suo contesto, non perché risulterebbe incomprensibile, infatti ogni vignetta ha una valenza narrativa in sé, ma perché spesso la stessa vignetta si trova ad avere una parte di un'altra sullo sfondo e fungere essa stessa da sfondo per un'altra ancora, in un incatenamento continuo all'interno della pagina. Questo crea uniformità e compattezza nelle tavole, che divengono dunque i principali veicoli della rappresentazione dell'atmosfera voluta dall'autore. Vedere la pioggia cadere sulle vignette come fossero finestre con i loro davanzali è una cosa stupenda. Viene quasi da pensare a La Finestra sul Cortile di Hitchcock. Vi avevo già detto che la struttura narrativa di questo fumetto è assimilabile al giallo, vero?

 

Fine della trasmissione

In conclusione Vita su un altro pianeta è uno di quei fumetti che fanno grande onore alla cosiddetta nona arte, uno di quelli che permette di affiancarla senza complessi alle altre sorelle. Quest'opera inoltre è un'ulteriore quanto innecessaria conferma della grandezza di Will Eisner, del suo lavoro, e del corrispettivo vuoto che la sua recente dipartita ha lasciato nel mondo dell'arte.

Le immagini del fumetto provengono dall'edizione italiana: © 2004 Kappa Edizioni S.R.L.

Moleskine #01

Moleskine #01

di Giorgio Messina

Appunti di viaggio dal mondo del fumetto italiano

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Roberto Recchioni, detto il Rrobe, ma anche la “rockstar del fumetto italiano”, ma pure il “fascista zen del fumetto italiano postmoderno”, si mette alla lavagna e segna i buonini e i cattivacci della critica on line del fumetto italiano.

Successi editoriali nel 2009 del Rrobe:

La seconda serie di David Murphy 911 – chiedere a “chi l’ha visto?”;
John Doe – chiuso per Morte editoriale;
Cronache del Mondo Emerso – ovvero le cronache dello scandaletto al sole da copia/incolla;
Dylan Dog 280 : La storia c’è, Dylan no.

Terapia: importazione massiccia di madonnine di plastica da Lourdes per ripetuti brindisi con acqua santa di origine controllata tra la critica e chi critica la critica.

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La collezione Moliterni, a circa un anno dalla morte del critico di fama mondiale che ha dedicato la vita al fumetto, finisce nelle mani di un rivenditore d’usato parigino che elimina tutto quello che non gli interessa gettandolo per strada, nella spazzatura, in un 8 dicembre piovoso. Dedicato a tutti i sostenitori della superiorità culturale del fumetto francese. Fosse successo in Italia, avremmo letto tonnellate di post di autori e addetti ai lavori del mondo del fumetto italiano pronti a scappare in Francia. Ma siccome è successo in Italia, leggiamo tonnellate di post di autori e addetti ai lavori del mondo del fumetto italiano che dicono che non bisogna scandalizzarsi dei cugini (notare il rapporto di parentela usato a convenienza...) francesi, perché in Italia, nel circo fumetto, succede di peggio. Soluzione: chiedere all’azienda parigina per l’ambiente, cercano collezioni private italiane per il loro macero.

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In Italia, per la rete dei blog e dell’informazione dedicate al fumetto, si aggira un nuovo “critical serial killer“. Il suo nome è Harry Naybors. Se non riuscite a dormire tranquilli la notte, perché il vostro fumetto di nicchia preferito (quello che avete letto solo voi e il vostro coinquilino abbracciandovi piangenti e gridando al capolavoro nel silenzio della biblioteca comunale della vostra città), i vostri problemi di insonnia sono finiti. Vi basterà collegarvi a http://harrydice.blogspot.com/ per vedere il “Naybors Segnale” sempre accesso sui nuovi capolavori del fumetto mondiale, con un occhio di riguardo a quelli italiani. Controindicazioni: l’italianissima identità segreta (Guglielmo Nigro) che, cambiando blog, si trasforma indossando la maschera “Harry dice”,  giustiziere della cultura fumettisstica, a volte vuole fare l’ammerigano che parla l’itagliano, ma non preoccupatevi è solo il prezzo della credibilità e dell’autorevolezza di Harry, ovvero “H per cHritica”. All’Harry Nazionale, se istituissero, il reato di furto di identità di un personaggio dei fumetti, gli dovrebbero dedicare tutti i giorni la prima pagina de Il Fatto di Marco Travaglio e Furio Colombo. Sul loro quotidiano, nella rubrica della posta, potrete trovare nei giorni dispari e festivi, anche la lettera di un disperato Daniel Clowes che spera di vedere tornare a casa, ad Ice Heaven, il vero Harry Naybors.

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A Giorgio Cavazzano, in un momento imprecisato degli ultimi sei mesi, hanno sottratto nel suo studio le tavole originali de Il Segreto del Vetro, l’avventura tutta italiana di Spider-Man, disegnata dal maestro veneziano e scritta da Tito Faraci. Sembra che qualcuno si sia approfittato della grande ospitalità di Cavazzano che ha sempre aperto le porte del suo studio anche ad appassionati  e curiosi. Che il furto sia l’inquetante segnale della comparsa di una nuova aberrazione genetica tra i cacciatori di sketch? O che sia il frutto di un cosplayer di Lupin III cleptomaniaco affetto da Sindrome di Stendhal? Il Commissario Basettoni intanto indaga. Ma il colpevole non è sempre il maggiordomo? Magari quello di Paperone… Speriamo di leggere presto il ritrovamento delle tavole, e non solo sul Papersera.

I paradossi del marketing antimafia a fumetti

I paradossi del marketing antimafia a fumetti

di Giorgio Messina

La nascita del fumetto di cronaca made in Italy, lanciato da BeccoGiallo, casa editrice trevigiana nata nel 2005, ha segnato l'affermarsi del fumetto impegnato con derive politicamente schierate e abbastanza individuabili. La linea editoriale che ha caratterizzato sinora BeccoGiallo sul piano squisitamente oggettivo dei risultati raggiunti dai volumi, è risultata pagante sia nelle vendite che nell’esposizione mediatica. Dimostrazione ne è soprattutto il fatto che il 60% di BeccoGiallo è stato acquistato da Alet circa un anno e mezzo fa. Nel settembre del 2006, sempre per i tipi di BeccoGiallo, esce “Brancaccio, storie di mafia quotidiana”, realizzato da Giovanni Di Gregorio ai testi e Claudio Stassi ai disegni, due palermitani, il secondo, all’epoca dell’uscita del volume, residente nel quartiere di Palermo che da il nome al volume, mentre l’altro trasferitosi a Barcelona da qualche tempo. Nonostante le loro radici palermitane e la buona padronanza della tecnica, sia scritta che disegnata, il libro a fumetti risulta a volte deludente e mediocre perché presenta una fiction di degrado urbano e sociale che poco ha a che fare con la mafia quotidiana indicata nel sottotitolo, raccontando una vicenda che si potrebbe svolgere in qualunque periferia di una grande città, non solo siciliana, ma perché non Roma, Taranto, Marsiglia e anche Barcelona, in Spagna, che è l’attuale residenza di entrambi gli autori. Don Pino Puglisi, il sacerdote martire assassinato dalla mafia il 15 settembre 1993, è il “testimonial d’eccezione” del libro e nel finale della storia si assiste al ribaltamento del messaggio di resistenza pacifica alla mafia lasciatoci dal presbitero nato nel 1937 proprio a Brancaccio. Il protagonista della storia a fumetti, il giovanissimo Nino, nel finale del volume, conclude così la sua lettera ideale scritta a Don Pino Puglisi (nella storia il prete è morto due anni prima): “Prendo il treno grande, quello che passa la notte. E a Brancaccio non ci torno più”.  L’esatto contrario del messaggio veicolato da un prete coraggioso che si è opposto alla mafia e che sorrideva ai suoi killer un attimo prima che questi lo freddassero davanti al portone di casa. Don  Pino Puglisi è morto proprio perché a Brancaccio c’è tornato nel 1990 come parroco della chiesa di San Gaetano e perché la sua opera di evangelizzazione non si è piegata alla famiglia Graviano che allora controllava il quartiere. L’attenzione di Padre Pino Puglisi, o 3P, come lo chiamano affettuosamente ancora oggi i suoi parrocchiani, si rivolse al recupero degli adolescenti già reclutati dalla criminalità mafiosa, cercando di riaffermare nel quartiere una cultura della legalità illuminata dalla Fede Il Brancaccio di Padre Puglisi era un quartiere dove tornare e rimanere, per cambiare le cose, non da cui partire via per sempre. Nell’introduzione del libro, Rita Borsellino scrive: “Se si rinuncia a comunicare, a mostrare l’alternativa al sistema criminale, se si rinuncia a raccontare e svelare, allora si rinuncia al cambiamento. E’ per questo che l’idea di un fumetto su Brancaccio mi ha subito colpito. Scegliere uno strumento di comunicazione come questo per ribadire alcuni valori, per mostrare l’alternativa e raccontare percorsi di un quartiere così difficile è importante”. Nella postfazione del volume, Rosaria Cascio, dell’Associazione “Padre Giuseppe Puglisi”, afferma: “Cosa aveva fatto Padre Puglisi? Decise di andare a Brancaccio (…) obbedendo alla Chiesa e al Vangelo. Andava là dove c’era bisogno. E a Brancaccio c’era bisogno”.  Nella storia a fumetti contenuta nel volume, ambientata nel 1994, non v’è alcun riferimento alla cronaca reale legata all’omicidio del parroco di San Gaetano a Brancaccio. La storia si svincola dalla storia ufficiale, anche giudiziaria. Gaspare Spatuzza, che oggi è salito alle cronache nazionali, come pentito accusatore di Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri, nel processo di secondo grado istruito contro quest’ultimo per  concorso esterno in associazione mafiosa, era insieme a Salvatore Grigoli l’esecutore materiale dell’omicidio di Padre Puglisi e per questo assassinio fu condannato all’ergastolo. Claudio Stassi, il disegnatore del volume, sul suo blog da un po’ di tempo a questa parte pubblica una serie strisce in cui riporta le dichiarazioni di Spatuzza, come se fosse un report a fumetti, tentando di coniugare l’antimafia con l’antiberlusconismo in cui la campana della verità della collusione tra Stato e mafia diventa un pentito, "improvvisamente converntito", accusato di sette stragi (ma lui non ricorda bene se sono sei o sette…) e quaranta omicidi tra cui, oltre appunto quello di Padre Puglisi, anche quello del piccolo Di Matteo, reo solo di essere figlio di un pentito e perciò strangolato e sciolto nell’acido quando pesava trenta chili dopo più di settecento giorni di prigionia. Il pentito Spatuzza davanti ai giudici ha dichiarato diverse volte che: “Graviano per me era come un padre e mi legherà sempre a lui un sentimento che va al di là della semplice amicizia”. Stassi invece sul suo blog scrive: “Nel mio quartiere vivevano i Fratelli Graviano, quasi di fronte casa mia. Non sapevo chi fossero ma sapevo che bisognava salutarli e con rispetto”. Queste cartoline per stranieri della mafia e della Sicilia, francamente, mi indignano. Questo  raccontare al mondo che a Palermo siamo tutti inseriti nel sistema mafia e che tutti sappiamo (come se questa informazione fosse contenuta nel nostro DNA o nell’aria che respiriamo) chi bisogna salutare con rispetto anche se non sappiamo chi sia, è  una mancanza di rispetto invece alla memoria di Padre Puglisi, ben più grave di prendere come oracolo di verità il suo assassino, il mafioso Spatuzza, e ben più grave di averne ribaltato il messaggio di Pace e Amore per farlo comparire come “guest star” in un libro che, al tirare delle somme, di antimafia ha davvero ben poco. Le cartoline però continuano e Stassi aggiunge: “Io lo sapevo, a Palermo tutti lo sanno, anche chi decide di votare certi personaggi, tutti lo sanno. Tutto inizia da Brancaccio”. Io conosco tanta gente che a Palermo, e a Brancaccio, non lo sa e invece sa bene cosa sia la legalità, l’onestà, l’antimafia quotidiana, quella vera, quella che non è marketing. Sulla tomba di Pino Puglisi, al Cimitero Monumentale di Palermo sono scolpite le parole del Vangelo di Giovanni "Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici" (Gv 15,13).

Lucca non è Sanremo

Lucca non è Sanremo
di Giorgio Messina

Lucca 2009. La Jihad del fumetto italiano. La madre di tutte le guerre a fumetti tricolore. Il ritrovo preferito dei kamikaze della letteratura disegnata made in Italy. Quattro giorni, che se non ci sei venuto almeno per un ora, o se qualcuno dice di non averti incontrato, è come se sei il miglior amico dell'uomo invisibile.
Ma mi notano di più se ci vado o se non ci vado? Se sto seduto al tavolino del bar o se mi aggiro per gli stand? Lucca è come la cena con i compagni della scuola media dopo che hai passato la trentina. Comunque vada, sarà un successo, come diceva Chiambretti in tempi insospettabili, che poi erano quei tempi in cui a Lucca Comics erano precluse le mure e gli toccava stare nascosta all'interno del palazzetto dello sport.
Lucca non è mai il soltio trans trans. C'erano tutti, mancava solo Marrazzo. Degli espositori, per non essere politicamente scorretti, nessuno è venuto ad allestire con il Ford Transit, e per par condicio, nemmeno con il Ford Escort. La Ford però non ci sta e fa sapere che ritira la sua candidatura a sponsor di Lucca 2025, vuole Silvio ospite, che per allora, forse, sarà ancora un evergreen come il Massacratore di Stefano Piccoli. Ma lasciamo stare i santi e torniamo ai fanti. L'organizzazione ingrazia i 140.000 visitatori di Lucca, che per 12 euro a testa fa 1 milione e 680 mila euro circa di incassi (e appunto di ringraziamenti)... Gli autori sono stati (quasi) tutti coccolati e hanno  avuto la loro Fantasylandia. Le fiere più importanti del settore sembra che si concentrino sempre di più sul numero dei visitatori (e conseguentemente sul numero dei biglietti staccati) e sul fare sentire il più VIP possibile gli autori. E gli standisti, compresi gli editori? Per la stragrande maggioranza vale il pagare, sorridere e arrangiarsi nelle proprie odissee. E se ti lamenti, sbagli (anche se hai ragione), perchè sei a Lucca, il massimo a cui si può aspirare, la legittimazione ultima del tuo esistere editoriale.  Non importa che tu sia gazzella o leone, ma che tu sia a Lucca., ogni anno, quando l'autunno lascia posto all'inverno.
Consoliamoci allora con il gioco d'azzardo. La SNAI lucchese non accettava scommesse sull'assegnazione dei Premi Gran Guinigi. Coconino e Bonelli sono assi pigliatutto ormai da anni, gli altri devono prendere il numeretto e attendere, intanto ci sono i provini del Grande Fratello, che non sarà come il Guinigi ma sempre Grande è. Ma Mourinho lo sa che ci sono questi che vincono tutti i tituli senza il suo permesso? La sera della distribuzione dei piatti del servizio buono del fumetto italiano, l'Inter batteva 5-3 il Palermo illudendo i rosanero, passati dal 4 a 0 al 4 a 3, di potere fare una rimonta storica e inaspettata. Qui invece non si illude nessuno. Vincono gli stessi e alcuni non parrtecipano neppure più. Il vero premio, per piccoli e piccini del fumetto italiano, è presentare i libri nuovi al pubblico e soprattutto venderli. Se la cassa degli espositori sia piena oppure no alla fine del conquibus, sembra un particolare che però ormai non interessa più a nessuno, se non soltanto a chi ha investito in prima persona, cioè gli editori e gli standisti, appunto.
Tra una grossa fetta di autori , intanto, si è diffuso il feticismo da pass, ovvero la brama del talloncino con il tuo nome scritto sotto a "Ospite". Tante, come dicevamo, le novità editoriali (qualcuno le ha stimate in più di 400), che per elecarle per bene, hanno dovuto chiamare nientepopodimenoche Mediaset, e i loro potenti mezzi. di assoggettamento delle masse. A proposito di Mediaset. Per chi si aspettava sit-in e manifestazioni di protesta davanti allo stand di Mediaset, sarà rimasto deluso. Gli autori socialmente impegnati del fumetto italiano, antiberlusconiani per precisa scelta di marketing , hanno preferito i bar lucchesi alla protesta "live", fuori dal padiglione del biscione e dai propri blog. Meglio protestare quando i bar sono chiusi,  meglio nel salotto buono, ovvero alla consegna del Gran Guinigi e meglio quando a parlare è il portavoce del patrocinio statale e ministeriale. "Boooooooooooh!" si sentiva. Che non è espressione di diniego ma solo richiamo da riserva indiana. E Lucca è un pò una riserva indiana. O almeno qualcuno la vorrebbe così. In fondo siamo dentro le mura di Lucca che sono metafora dei bastioni dell'autorreferenzialità che alcuni vorrebbero ad ogni costo attorno al fumetto italiano.
La stessa "intellighenzia" autoriale si lamenta anche quest'anno dei cosplayer, rei di  essere ingormbranti, di abbassare il livello culturale (!) e di non comprare i (loro) libri. E ora chi glielo spiega a questi che la rivista dedicata ai Cosplayer (nomen omen) della Nicola Pesce Editore è stata una delle iniziative editoriali più gettonate dal pubblico e soprattutto dai cosplayer stessi? Ma lor signori autori hanno mai riflettuto sul fatto che i cosplayer sono la materializzazione delle suggestioni che loro stessi da autori possono creare con i loro lavori autoriali in chi legge? Forse non era un caso che il tema del manifesto di questa Lucca era l'evoluzione. Se vogliamo evolvere veramente il media fumetto a definitivo fenomeno cultruale di massa, forse di dovrebbe iniziare a pensare che i cosplayer sono parte intergrante di questa massa con cui si cerca disperatamente di entrare in contatto. E' vero che i cosplayer hanno gusti settari e a volte "difficili", ma è pur vero che non riuscendoci a stabilire un contatto con essi non è scusa sufficente per buttarli giù dalla torre dell'intrattenimento impegnato a fumetti.
Sergio Bonelli stesso, in un' intervista rilasciata ad un giornale locale durante la manifestazione lucchese, ha manifestato la volontà di non tornare personalmente più a Lucca dal prossimo anno e non ha nascosto di non gradire nemmeno lui troppo i cosplayer. Ma Grande Padre, Grande Sergio, che già solo il fatto di parlare con te è meglio di vincere il Gran Guinigi, ma che gli vogliamo dire a quei due quarantenni che si aggiravano per Lucca, uno vestito da Tex e uno da Zagor? Gli vogliamo dire che, nonostante ci sia una massa narutesca, il loro Padre putativo rifiuta anche i suoi figli più appassionati? E poi Grande Padre, se non vieni più a Lucca, io non potrò più immaginare di incontrarti per caso  tra gli stand lucchesi e di vincere il mio personalissimo Gran Guinigi, solo per averti parlato, ma mi basta salutarti, perchè se io tento di fare il piccolo editore, la "colpa" è la tua, che sono cresciuto a pane e Nathan Never, come è tua la "colpa" di chi interpreta Aquila della Notte e lo Spirito della Scure. Una Lucca senza Sergio Bonelli è come Sanremo senza Pippo Baudo.
Per quattro giorni ci illudono e ci illudiamo che quello lucchese sia il mondo del fumetto anche nei restanti 361 giorni dell'anno. La vera verità, invece, è che Sanremo è Sanremo, ma Lucca non è Sanremo, e la differenza non sta solo in Pippo Baudo. Sipario di chiusura dedicato a GPpublishing: migliore allestimento fieristico di tutta Lucca Comics & Games. Altro che Sanremo.
Sanremo torna a fine febbraio, Lucca torna a fine ottobre, e con i tempi che corrono, due certezze sul calendario vi paiono poco?

Spaghetti Commercial Crossmedia

Spaghetti Commercial Crossmedia

di Giorgio Messina

La serie animata di Mazinga Zeta segna, nel 1972, la definitiva evoluzione dell’animazione giapponese che passa definitivamente da una tipologia produttiva di tipo artigianale a una di tipo industriale. Questo balzo fu dovuto al fatto che la Toei Doga, pionieristica casa produttrice dell’opera di Go Nagai, comprese che il successo di una serie non era più ascrivibile e correlabile soltanto ai risultati dello share televisivo, ma si doveva necessariamente mettere a frutto commercialmente i contatti sul piccolo schermo creando attorno ad una serie di anime quel fenomeno che la critica moderna ha definito “commercial crossmedia”. Mazinga diventò così un manga, che usciva contemporaneamente agli episodi televisivi (nel paese del sol levante all’epoca la frequenza della messa in onda delle serie era settimanale come l’uscita delle riviste a fumetti). Un manga che però si discostava anche abbastanza dalla serie TV, affrontando con maggiore tragicità e ironia alcuni temi che nella serie erano molto più edulcorati dalle esigenze di produzione. Mazinga diventò una serie di gadget e giocattoli che ebbero un successo di vendite al di là di qualunque ricerca di mercato dell’epoca avesse potuto suggerire. In poche parole diventò un fenomeno di massa, che travalicò il semplice concetto di “cult”, diventando un fenomeno che si è perpetrato sino a oggi attraverso le generazioni, le Mazinsaga, le Gettersaga e tutte le varie riletture che Go Nagai ha fatto nel corso di questi (quasi) quaranta anni. Inutile dire che Mazinga fu l’ariete che sfondò il limite dell’artigianato traghettando un intero settore in una dimensione industriale di carattere internazionale che è ancora oggi leader mondiale dell’animazione. Epigoni, più o meno riusciti, furono inquadrati, se non addirittura progettati alla radice, per sfruttare il concetto di “commercial crossmedia”. Molte serie TV di successo, robotiche o di qualsiasi altro genere, non videro la luce, come spesso si pensa, sulle riviste settimanali di fumetti, ma nacquero invece direttamente negli studi di produzione. Una formula di produzione dell’ “entertainment”, quella giapponese, che è un sinonimo di successo ancora oggi. E con la  Disney che acquista la Marvel sembra di assistere ad una mossa ben studiata per fronteggiare l’affacciarsi dei colossi giapponesi del fumetto e dell’animazione oltreoceano, andando a fronteggiarli sulla stessa strategia di produzione, diffusione e profitto. In Europa invece che succede? Nella perfetta Francia e nella utopica Spagna i fumetti diventano sempre più spesso oggetto di interesse da parte delle case di produzione cinematografica e dell’animazione. E in Italia? Esclusa la Rainbow che fa corsa da sola, non sembra si muova granchè da questo punto di vista. Mentre negli USA, anche fumetti realizzati da case indipendenti come The Surrogates di Robert Venditti della TopShelf vengono selezionati per diventare dei blockbuster, qui, nella terra del tricolore, il fumetto, almeno al momento sembra essere ignorato dai produttori. Guardando i palinsesti televisivi, o la programmazione nelle sale cinematografiche, viene il sospetto che si potrebbe attingere da un certo tipo di produzione a fumetti che per ora ha un buon riscontro di pubblico. Le “docufiction”, quelle per intenderci in stile Beccogiallo, potrebbero essere fonte di ispirazione per produttori e sceneggiatori. Nella produzione dell’editore padovano specializzato in cronaca e giornalismo a fumetti, La Grande Guerra di Alessandro Di Virgilio e Davide Pascutti, si presta bene a portare la Prima Guerra Mondiale sul grande schermo. L’intreccio e i tempi sono già pronti per una trasposizione funzionale che entrerebbe nelle corde dello spettatore con semplicità e dovizia storica. La Dottrina di Bilotta e Di Giandomenico, sarebbe un ottima mineserie TV, ricalcando la formula dello sceneggiato RAI anni ’60/’70, ma con un gusto moderno della trasposizione e con maggiori possibilità di utilizzo e resa degli effetti speciali. Stessa prospettiva per “Le Avventure di Giulio Maraviglia”, sempre degli stessi due autori. Nella categoria serial TV in stile americano si potrebbe collocare benissimo una serie come The Bodysnatchers di Pako e Marco C, edito da GGStudio. Magari miniserie della Bonelli come Caravan o Volto Nascosto, se portati sul piccolo schermo potrebbero diventare dei successi in stile Lost. Magari. Per quanto riguarda la possibile trasposizione in serie animate si prestano bene Omar Moss di Paco Desiato e Viaggio a Occidente di Gianluca Maconi, entrambi pubblicati da Lavieri. Immaginate un negozio in Giappone dove l’action figure di Goku in vendita è quella ispirata al personaggio interpretato da Maconi. Siamo alla terza stagione del serial animato. Tutti i giovedì alle 21.30 su MTV. Immaginate. Sarebbe lo Spaghetti Commercial Crossmedia.

Lettera aperta dopo l'editoriale sull'Afghanistan

Lettera aperta dopo l'editoriale sull'Afghanistan

di Baldo Di Stefano

Caro Direttore,

mi chiamo Baldo Di Stefano è sono uno dei collaboratori di questo sito e sono qui a scriverle questa sorta di "lettera aperta".

Inutile dirle che mi trovo in totale disaccordo con quanto da Lei espresso nel suo editoriale sull'Afghanistan, fin nell'uso delle virgole, oserei aggiungere.

Però, un mondo dove tutti la si pensi allo stesso modo a me un po' spaventerebbe, perciò non è certo di contenuti, che voglio parlarle, ma di tempi e modi e luoghi adatti. Quando sono stato contattato per collaborare a questo sito di FUMETTI (l'uso del maiuscolo non è casuale, come le dimostrerò in seguito) ho accettato con piacere perchè, almeno da quanto mi era stato prospettato, finalmente mi si offriva la possibilità di parlare di fumetti a 360 gradi, senza limiti o imposizioni o schieramenti di sorta.

Massima libertà creativa, insomma.

E per me, che mi VANTO in ogni occasione di aver fatto parte del gruppo storico di UTOPIA, queste caratteristiche debbono essere la base portante di ogni sito che PRETENDE - che poi ci riesca è un altro discorso che ci porterebbe inevitabilmente lontano - di fare informazione FUMETTISTICA.

Come Lei di certo ben sa, UTOPIA era un portale telematico (allora si chiamava così, oggi lo si chiamerebbe più semplicisticamente un sito) tutto incentrato sul FUMETTO, molto in voga nei primi anni 90.

In quegli anni INTERNET era appena ai suoi albori qui in Italia, ma uno sparuto gruppo di fumettari, capeggiati dall'istrionico Francesco Moriconi, ne aveva già intuito le enormi potenzialità, dando vita ad un sito - a quei tempi costosissimo! - che trattava il mondo del Fumetto sotto forma di news, approfondimenti, interviste, articoli e recensioni, e non disdegnando nemmeno la pubblicazione di qualche strip occasionale, a quei tempi lentissime a caricarsi!

Tutte cose che oggi fanno in molti e... MALE, a mio modesto avviso!

Perché, a guardare le "Utopie" odierne, tantissime, bruttissime, superficialissime e tutte RIGOROSAMENTE uguali, un po' di rimpianto per "quei tempi", ormai inesorabilmente andati, mi viene, in quanto la maggior parte di coloro che OGGI le frequentano non sono dei semplici utenti appassionati come lo eravamo noi ALLORA, bensì...  autori, editori, aspiranti, professionisti, esordienti, addetti ai lavori e così via; tutte persone, cioè, che, avendo interessi a vario titolo nel settore, rendono praticamente impossibile una qualsivoglia discussione a rigor di logica, dato che molti degli interventi di tali individui hanno alla base dei vizi di forma (conflitti d'interesse?) dovuti principalmente a fazioni, amicizie, rivalità, pubblicità "pro domo propria", acredine "pro domo altrui", dando vita ad una gigantesca zuppa (in)comunicativa dove l'importante è ESSERCI, a prescindere da quello che si dice o si propone.

Le Utopie di oggi, insomma, sono piene di gente che i fumetti nemmeno li legge più, ma... NE PARLA COMUNQUE!

Le Utopie di oggi, anzi, sono piene di gente che di fumetti nemmeno ne parla, ma va lì solo... PER LITIGARE, atteggiamento tipico di chi, per mancanza di mezzi culturali, riesce a esprimersi solo nel linciaggio pubblico di poveri capri espiatori scelti nel mucchio (o per capriccio o per antipatie personali) da quei due o tre capibanda che sovrintendono siffatti forum - o siti o blog che dir si voglia - autoproclamatisi tali per via della fiducia incondizionata di cui godono da parte delle masse, che poi tanto "masse" non sono visto che la maggior parte preferisce starsene in silenzio acquattata dietro il computer di casa (e non sempre chi tace, acconsente. Anzi, quasi mai!).

Io ormai li chiamo... "i professionisti dei forum", perchè stanno in quei luoghi virtuali a tempo pieno, quasi fosse la loro professione appunto, scrivendo 20 commenti al minuto e impelagandosi in risse verbali che continuano all'infinito tra botte (insensate) e risposte (ancora più futili) che il più delle volte esulano dal topic iniziale, rincorrendosi da un blog all'altro, di forum in forum, sito dopo sito, in un crescendo di maleducazione e vaffanculismo che non ha pari nemmeno nelle famigerate risse da bar dello sport.

E ovviamente chiunque dissente, o non si schiera, o addirittura si contrappone a questo malsano modo di fare, che fa tanto curva da stadio e poca - moooolto poca - Cultura del Fumetto, viene  immediatamente etichettato come un idiota, uno che di fumetti... "non ne capisce un cazzo".

Ma perchè... si parla ancora di fumetti su quei siti?

A me non sembra proprio, visto che l'ALTRO non è più visto come un interlocutore con cui è piacevole confrontarsi, pur pensandola diversamente su determinati argomenti, ma solo un avversario da (ab)battere PUBBLICAMENTE - sennò che gusto c’è nel farlo in privato - sul piano della dialettica (la logica lasciamola perdere, va', che è meglio) e proprio perchè non la pensa come te.

Perchè in tutte le odierne Utopie bisogna essere allineati e omologati con le direttive "dall'alto"  e se non fai parte della conventicola o gruppuscolo che comanda, tutto ciò che tu produci o non esiste o, nel caso in cui qualcuno si azzardi comunque a parlarne, fa schifo, o vieni bannato automaticamente e indipendentemente da quello che dici, contrariamente a tutto ciò che viene pubblicato o detto dagli AMICI DEGLI AMICI, che invece stampano sempre tutta roba bella da lodare e pubblicizzare a più non posso, essendo liberi (loro, gli amici degli amici) di dire tutto quello che vogliono, insulti compresi.

Per questo rimpiango enormemente i tempi di UTOPIA, un VERO portale internet che faceva VERA informazione sui FUMETTI.

E per questo fui molto contento quando mi fu proposto di collaborare a Fumetto D'Autore perchè credevo, finalmente, che UTOPIA fosse risorta dalle sue ceneri più bella e funzionale di prima, visto gli enormi passi in avanti fatti a livello di Internet dagli anni 90 fino ad oggi.

Contentezza, la mia, che è subito svanita, man mano che leggevo questo suo editoriale  sull'Afghanistan che, secondo me, non ha nulla a che spartire con gli intenti e le finalità di questo sito.

Non si era detto che ci si sarebbe occupati SOLO ED ESCLUSIVAMENTE di FUMETTI (capito il perchè del maiuscolo iniziale?)?

Sono io ad aver frainteso o è Lei ad aver scritto un pezzo che avrebbe fatto miglior figura (ne dubito fortemente) altrove?

Mi spiego meglio... a me delle pippe mentali dei vari destrorsi e sinistrorsi me ne frega ben poco di fronte alla morte di sei ragazzi e allo strazio di sei famiglie.

Se non volete rispettare il silenzio dei morti, rispettate almeno il dolore dei vivi.

Che poi quei sei poveracci fossero eroi o mercenari, farabutti o salvatori, rambi o padri di famiglia, poco importa. Ho la mia idea - e anche ben chiara e fortemente motivata - sia su di loro, che sul conflitto in Afghanistan, ma non vengo certo qui a parlarne.

Un editoriale del genere, a mio parere, può andar bene sul SUO sito PERSONALE e non in un sito CORALE che parla di FUMETTI a più voci.

Ripeto… FUMETTI.

Perchè io ho sempre considerato i fumetti, anche i più impegnati e/o politici, come puro e semplice intrattenimento, o lettura d’evasione che dir si voglia. Perchè, quando mi immergo nella lettura di un fumetto, chiudo il resto del mondo fuori dalla mia testa e tutto cessa di esistere. E mi piacerebbe che anche questo sito funzionasse così: un'oasi felice dove parlare, in vario modo, di fumetti, visto che il mondo esterno di brutture ce ne riserva ogni giorno fin troppe.

E' possibile fare ciò? O meglio… interessa fare ciò?

E questo non significa, come ha scritto qualche altro commentatore, che non parlare di certe cose equivale a ficcare la testa sotto la sabbia.

Significa invece che ci sono dei LUOGHI PIU' ADATTI per farlo e QUESTO, sempre secondo me, non lo è.

Fermo restando, poi, che mi irritano parecchio le persone che, anche negli altri luoghi più adatti di questo e deputati a farlo, si indignano SOLO per far rumore e vedere il numero di contatti salire, speculando sulla morte di sei poveri ragazzi (non sto parlando di Lei, ma in generale). Ma se questo accade in un sito di FUMETTI con cui collaboro, la cosa mi irrita ancora di più (sì, qui ce l’ho invece proprio con Lei).

Non mi fraintenda, però.

Qui non si tratta di destra-sinistra, rossi-bianchi e via discorrendo.

Si tratta, lo ribadisco per l'ennesima volta, solo di intenti e finalità.

Quindi non ce l’ho con Lei per aver scritto un pezzo di quel tipo, ma perché, secondo me, non è questa la sede adatta.

Perciò eccomi qui a chiederle: Fumetto d'Autore è un sito che si occuperà solo ed esclusivamente di FUMETTI (anche in modo politico o impegnato, per carità), o spazierà in ogni campo dello scibile umano, non lasciando in pace nemmeno sei ragazzi morti ammazzati e solo per delle BEGHE FUTILI tra fumettari di destra e di sinistra al solo scopo di vedere chi ce l'ha più lungo politicamente parlando?

Perchè nel primo caso, per me va bene, nel secondo… la mia collaborazione finisce qui. E la prego di prenderne atto.

Ovviamente non le sto chiedendo di snaturare il sito. Ci mancherebbe altro. Dico solo che se gli intenti e le finalità di Fumetto d’Autore consistono nel pubblicare ANCHE editoriali come quello oggetto di questa mia replica, o altri simili a quello in futuro, essi non coincidono con i MIEI intenti e con le MIE finalità. Non con le mie idee politiche, attenzione, ma col modo in cui io intendo i fumetti e il parlare di fumetti.

Nessun ostracismo politico, dunque, perché come già detto in precedenza, ognuno deve essere libero di pensarla come gli pare.

Sul LUOGO dove però poter esprimere queste idee... be', ecco, lì io un po' di riserve ce l'avrei!!!

La Critica è una bella ragazza con gli occhi verdi

La Critica è una bella ragazza con gli occhi verdi

di Giorgio Messina

Guardando il mondo del fumetto italiano dall’altro lato dello specchio mi viene spesso l’idea che sia come una borgata della città eterna chiamata Cultura. Come in tutte le borgate, a volte scende a fare un giro alla festa di quartiere quella bellissima ragazza dagli occhi verdi che si chiama Critica. Un po’ ammiccante e un po’ sciantosa, Critica sembra disponibile ad andare sottobraccio con intere schiere di galanti ammiratori ma poi la storia finisce sempre nella stessa maniera. Quando pensi che ha scelto te, invece è già scappata con un altro.

Andando fuor di metafora, ma non troppo, i siti di informazione dedicati al media “fumetto”, come vuole la storiografia di settore che va per la maggiore, sono stati la naturale evoluzione delle fanzine cartacee che circolavano ancora fino agli inizi del terzo millennio. Il Web 2.0 ha però definitivamente sancito la fine dei fanzinari da fotocopia e ha generato l’affermarsi del “critico on line”. E la bella Critica dagli occhi verdi che ha fatto? Prima faceva l’altezzosa con Checco Puricelli, il fanzinaro, ma poi è scappata, innamorata persa, con il Conte Tacchia, il critico on line.

E in borgata come hanno reagito a questa notizia inaspettata e sorprendente? Sono scesi quasi tutti in piazza a festeggiare i novelli sposi e la loro fuitina d’amore. E i festeggiamenti continuano tutt’oggi.

Ogni tanto, però, durante questa festa che sembra non avere più fine, c’è sempre qualcuno che si chiede: “Ma Checco Puricelli e il Conte Tacchia non sono la stessa persona? E allora, quella bella ragazza di Critica perché prima lo ha rifiutato e poi ci è scappata insieme?”.

Mannaggia ai giovani d’oggi e questi menagrami invidiosi che non si fanno i fatti loro, che tra moglie e marito mettono il dito. Il Conte Tacchia, nel frattempo, della sua Critica dagli occhi verdi, ci ha fatto quello tutto che voleva e lei c’è pure stata. È stata un po’ musa e un po’ puttana, un po’ mamma e un po’ santa e qualche volta è riuscita pure a farsi dare la chiave giusta da San Pietro, per aprire anche la Mole Antonelliana o la Galleria Estense, se serviva. Si dice che ora la esibisca in un circo mediatico. Certo non deve essere facile nemmeno stare nelle braghe del Conte Tacchia, che deve sempre stare lì a fare l’equilibrista trasversale per accontentare sia Critica, sia tutti quelli che pendono dalle sue labbra e chissà che farebbero solo per potere una volta guardare i bellissimi occhi verdi della nostra bella.

Lasciamo un attimo il Conte Tacchia e Critica a guardoni, nani, ballerine, pubblico pagante e servitù varia e andiamo a farci una domanda da menagrami invidiosi. Perché uno dovrebbe aprire un sito internet di informazioni sul fumetto? A quale scopo? Tralasciando una ipotetica risposta del tipo: “Ecco, hai visto, siccome sei un menagramo invidioso e con te Critica non c’è mai venuta, e siccome non te ne fai nemmeno una ragione, ecco che vuoi disquisire del sesso degli angeli”. Ma gli angeli sono maschi e Critica è femmina e ha gli occhi verdi. Dicevo: perché aprirsi un sito internet di informazione sul fumetto? Perché dopo anni arrivi alla conclusione che questo sito in realtà non c’è? O meglio c’è, anzi ci sono, ma siccome non fanno quello che dovrebbero fare, allora è come se non ci fossero. Mi spiego meglio.

Fare giornalismo non è consequenziale ad avere preso una laurea in scienze delle comunicazione, oppure al semplice firmare con il proprio nome in fondo ad un articolo o una recensione pubblicata sul web, come questo, che magari è copia/incolla di un comunicato stampa ricevuto via mail e già preconfenzionato. Fare il giornalista e fare giornalismo è altro. Ma soprattutto mi viene in mente che fare giornalismo è esprimere opinioni, prendere posizioni e assumersi le responsabilità di ciò.

Facciamo un esempio pratico, tanto per ora Critica danza per il pubblico pagante e lo spettacolo non è ancora finito, il numero migliore il Conte Tacchia glielo fa fare nel finale. A luglio sul forum di Comicus, ormai storicamente un caposaldo dell’informazione a fumetti, Andrea G. Ciccarelli, il direttore editoriale di Salda Press, riporta un rumor abbastanza rumoroso se dovesse essere confermato: la Panini avrebbe chiesto le dimissioni di Andrea Rivi, suo publishing manager, oppure lo stesso Rivi sta per lasciare il suo posto per altro incarico. Essendo il forum, per quanto riguarda i fumetti, più frequentato della rete, Ciccarelli cerca una conferma ai suoi rumors e chiede quindi “se qualcuno ne sa qualcosa?” Le risposte sono un muro di gomma. Eppure tra gli amministratori e i moderatori del forum di CUS ci sono diversi addetti ai lavori, tra cui anche alcuni che scrivono per Fumo di China e l’attuale direttore di Mega, che in altre situazioni, successive a questa, si è rivelato informatissimo su parecchi rumors, anche di tipo contrattuale, riguardanti alcuni autori.

Il silenzio sembra quasi voler comunicare che è meglio non prendere posizioni sulla faccenda. A questo punto, dopo essere perculato per un po’, il Cicca, uomo di spirito e di gambe buone, e quindi anche di buona testa come dice il detto, pone la fatale domanda: “Come mai Comicus, che è un sito di informazione, su Andrea Rivi e le voci del suo licenziamento/dimissioni non informa?”

A questo punto, Ciccarelli fa una riflessione, che trovate anche sul suo blog: “Ora, chiariamoci, io non sono Giuseppe D'avanzo, Rivi non è Berlusconi e Comicus non è certamente Repubblica (e nemmeno Il Giornale), però una questione del genere si risolve molto semplicemente: ponendo di persona, sul forum di Comicus, le domande che chi si dovrebbe occupare d'informazione in quello spazio non ha voluto fare.” Come è andata a finire questa storia? Ciccarelli è stato bannato per un periodo dal forum di Comicus. In fondo Ciccarelli che ha fatto di male? Nulla, ha solo mostrato alcuni dei limiti di chi vorrebbe fare informazione su internet.

L’accaduto, raccontato da Ciccarelli lo trovate sul suo blog a questa pagina. Le motivazioni di questi limiti sono diverse e probabilmente anche strutturali. Invece di approfondire il rumor e andare a caccia della notizia, si è preferito mettere a tacere tutto.

Gennaro Costanzo, il direttore facente funzioni di Comicus, si è limitato a dire cose tecniche riguardanti le risorse umane di un Azienda e non un sito di fumetti o, in alternativa, solo pettegolezzi da trasmissione tv tipo uomini e donne (frasi testuali tratte sempre dal blog di Ciccarelli. ndr). Ma come? Su altri editori si fanno anche lunghe disquisizioni sulle risorse economiche e su come dovrebbero essere impiegate per tenere in vita le testate in perdita per dare completezza ai lettori (anche quei pochi) che le seguono e non è bene farne sulle risorse umane? Come se non fossero gli uomini a fare le aziende e a spendere i soldi di queste.

La storia su CUS termina quando Ettore Gabrielli, deus ex machina de Lo Spazio Bianco, altro sito di informazione, arriva a levare le castagne dal fuoco, intervendo e affermando che: Se qualcuno ha il contatto di Rivi sarei felice di fargli qualche domanda. Non apprezzo i modi di Ciccarelli troppo spesso oltre il filo della provocazione, però è anche vero che questo genere di argomenti DEVONO interessare a un sito di informazione. Che poi non ci sia tempo e modo di verificare, lo capisco invece molto bene, ma si tratta di due cose differenti.

È che ci vuole a trovare l’indirizzo di Rivi quando gli indirizzi del personale di Panini/Pan sono inizialedelcognome+cognome[at]panini.it? Oppure che ci vuole a raggiungerlo telefonicamente quando il numero del centralino della casa editrice di Modena si trova su un qualsiasi numero di Anteprima se non addirittura sul loro sito internet? Che il Gabrielli cercasse il numero di Rivi digitando “Andrea Rivi” su Google.it e lo avesse confuso con Andrea Rivi parrucchiere in Pesaro?

La storia volge al suo naturale epilogo. Dopo qualche ora, la querelle si chiude definitivamente con un altro intervento di Gabrielli che dice: Sono riuscito a contattare Andrea Rivi. Mi ha detto testualmente di essere tuttora – e peraltro orgogliosamente – un dipendente Panini. Peccato che la risposta da avere da Rivi non era se fosse ancora un dipendente Panini, ma se fosse ancora il loro Publishing Manager e in caso di risposta negativa, si poteva anche indagare sull’eventuale perché.

Ma nel bene o nel male una bella intervista a Rivi non ci sarebbe stata male, così tutto si concludeva “giornalisticamente”. Ecco il nocciolo del discorso non era tanto l’aver sollevato il rumor, visto che da quello che ci è dato sapere Rivi è ancora al suo posto, ma il fatto di non indagare a priori su una possibile notizia sembra quasi significare: “giocate con i fanti ma lasciate stare i santi”. E lo status quo è salvo.

Se vi sbrigate, siamo ancora in tempo per vedere il Conte Tacchia che esibisce la bellissima Crtica dagli occhi verdi mentre fa il suo numero finale, quello in cui spiega come ha fregato San Pietro e ci si riesce a fare dare anche la chiave che apre la Mole Antonelliana o la Galleria Estense. Da questo articolo, comunque, si evincono due informazioni: la prima è che Andrea Rivi è ancora il Publishing Manager della Panini; la seconda è che Critica è una bella ragazza con gli occhi verdi.

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Diretta » Fullcomics 6

[05-06-07/03/2010] » Fumetto d'Autore segue in diretta dalla Fortezza Firmafede di Sarzana, Fullcomics 6. Giunta alla sesta edizione, Fullcomics si presenta nella versione 2010 con oltre 100 stand di case editrici. Fumetterie, Giochi, Collezionismo, Mostre, Ospiti, Incontri, Musica, Cosplay, Conferenze, Workshop e Concorsi. Fullcomics si svolge a Sarzana (Sp) dal 5 al 7 marzo 2010, presso la Fortezza Firmafede. Orari: 10-19 Ingresso: 5 euro (ridotto 2 euro dai 6 ai 12 anni, sotto i 6 anni ingresso gratuito). Seguite in diretta tutti gli aggiornamenti di Fullcomics 6. Tutte le notizie su Fullcomics le trovate a questo indirizzo.

 

Diretta » Fumetto d'Autore al Comicus Prize

[13-14/02/2010] » La diretta delle votazioni Update 21 Come avete potuto leggere dall'ultimo editroriale del Direttore Bottero, Fumetto d'Autore è in lizza per il Comicus Prize nella categoria "Miglior sito italiano dedicato al fumetto". Tra recuperi inaspettati e cambi di classifica notturni che hanno caratterizzato i primi giorni di votazione, seguiamo insieme le ultime 48 ore di votazione. Siamo sicuri che ne vedremo delle belle. Registratevi e votate Fumetto d'Autore! Attenzione: ci è stato segnalato da alcuni utenti che volevano esprimere il voto per Fd'A che il forum non accetta per la registrazione mail gratutite come gmail, hotmail, libero e altre. Confermiamo che queste mail non sono abilitate alla registrazione. Alcuni ci hanno segnalato anche che dopo essersi registrati e inserito il voto questo non è comparso. Altri ancora ci hanno informato che iscrivendosi l'autorizzazione all'accesso al forum è all'esame degli amministratori. Vi invitiamo a riprovare a votare o a scrivere alla board del forum di Comicus per eventuali anomalie: comicus.forum@gmail.com. 12/02/2010@21:09   12/02/2010@00:00   13/02/2010@10:45   In attesa di nuovi aggiornamenti, intanto un pò di storia. Il Comicus Prize nasce nel 2004,  la categoria "Miglior sito italiano dedicato al fumetto" però esordirà solo nel 2007. Ecco i risultati delle edizioni precedenti per questa categoria, che al momento, nel panorama italico dei premi dedicati al fumetto, rimane l'unico premio per i siti specializzati: 2007 1° posto: Manga Forever (34 voti) 2° posto: Lo Spazio Bianco (28 voti) 3° posto: Fumetti di Carta (20 voti) 4° posto: De-Code (9 voti) 5° posto: UBC (3 voti) 2008 1° posto: Mangaforever [40.45%] 2° posto: Comicsblog.it [21.35%] 3° posto: Lo Spazio Bianco [17.98%] 4° posto: Fumettidicarta [16.85%] 5° posto: UBC [3.37%]   13/02/2010@11:20   13/02/2010@12:00   Intanto sul forum di Comicus arriva una protesta da parte dell'utente Biancaneve, ve la riportiamo: Scusate... alcuni miai amici hanno cercato più volte di iscriversi e io stessa ho notato che spesso l'accesso è negato o "sospeso"! Guarda caso, quando la connessione si riattiva, magicamente in alcune categorie, alcuni voti crescono, creando distacco (che fino a poco prima non c'era) con alcuni candidati delle categori in gara. Ma se l'accesso è negato a tutti o sospeso, chi è che vota nel frattempo?Non sarà per caso che...Naaaa! Che vado a pensare?Scusate, ora vado... sento puzza di bruciato, sarà perché ho lasciato il bambino sul fuoco? Poi c'è anche il latte che piange, e allora... La discussione potete continuare a leggerla qui.   13/02/2010@12:14 Il nostro Direttore aggiorna il suo editoriale di invito al voto ron una considerazione sulle segnalazioni che ci sono arrivate ieri dai lettori che volevano votare Fd'A al Comicus Prize.   13/02/2010@13:15   13/02/2010@14:00 Comunicazione della redazione di Comicus: Avvisiamo i nostri lettori che, per garantire l'assoluta trasparenza del Prize, da questo momento ogni nuova iscrizione al forum dovrà ottenere l'autorizzazione degli Admin. Questa decisione è nata per eliminare il fenomeno degli account provenienti dallo stesso ip. Anche nelle precedenti edizioni misure di sicurezza sono state attivate per consentire la massima trasparenza di quello che è sì un gioco, ma come ogni gioco ha regole che devono essere rispettate. I nuovi utenti verranno abilitati entro la data del Prize, dunque, sarà a loro permesso di votare (se non verranno, ovviamente, riscontrate anomalie). Siamo dispiaciuti di farvi questo annuncio, ma purtroppo la solo buona fede a volte non è sufficiente. Speriamo di fare cosa gradita a chi ha serenamente espresso il proprio voto. Invitiamo gli utenti a segnalarci, in ogni caso, anomalie come già fatto in questa occasione. Ovviamente, chi è in buona fede non ha nulla da temere e potrà tranquillamente partecipare al Prize. Grazie per l'attenzione!   13/02/2010@14:30   13/02/2010@14:30 Solitamente si accusa di brogli chi vince non chi non sta vincendo. Ma anche in questo Fd'A fa un eccezione. Stiamo perdendo ma ci accusano di avere rovinato il premio. Visto che noi siamo stati sempre indietro. Siamo sicuri che forse non si dovrebbero guardare con altrettanta foga indagativa i voti di chi ci è sempre stato davanti per tutto il tempo e, che come si evince dalla nostra diretta, ogni volta che ci siamo avvicinati ci ha sempre ridistanziato mantenendo costante il distacco? Non è che per mascherare cose poco chiare si inizi a accusare di avere imbrogliato proprio chi non può vincere?   13/02/2010@14:45 Sul tavolo della redazione di FdA ci sono da ieri sera alle 23 una sequenza di interssanti screenshot su qaunto accaduto nella votazione della nostra categoria dalle 21.05 alle 22.10. Si vedono, in una serie di refresh consecutivi, dei voti che aumentano ai nostri concorrenti mente nella board non c'è loggato nessuno. Più tardi pubblicheremo gli screenshot in nostro posseso. Per gli amanti delle cronologie possiamo dire che non siamo tra i sette nani e che l'aggiornamento dell'editoriale di Bottero è stato scritto ieri sera dopo che ha visto gli screenshot che ci sono pervenuti.   13/02/2010@15.15   13/02/2010@15:30 Alcuni dei membri fondatori della Double Shot si lamentano di quanto si presume stia accadendo nella categoria a cui concorre FdA. Vi riportiamo la situazione attuale della categoria a cui sta concorrendo la DS. Nessun controllo dell'amministrazione, di cui due membri della DS fanno parte, sembra sia stata fatto al momento in questa categoria. Dall'inizio delle votazioni si sono iscritti circa 140 utenti.   13/02/2010@15:30 Commento di Carmine Console: E poi il fatto che ad ogni nuova iscrizione di quel tipo (sta parlando di utenti provenienti dallo stsso ip - ndr) andasse a salire solo il counting di un partecipante deve essere stata una coincidenza. Lo trovate qui. Alcuni commenti più sotto il sempre Carmine Console: Scusate ma se per report (rsiponde ad un utente che chiede se è possibile pubblicare la lista dei voti alla fine del premio - ndr) dei voti si intende una lista che indichi chi ha votato cosa vi informo che non solo non è possibile tecnicamente (non c'è una funzione che lo permetta) ma vorrebbe dire anche violare la segretezza del voto. Questo altro commento lo trovate qui. Ma se non è possibile vederlo come ha fatto lui a vederlo? Ha letto direttamente dal database bypassando l'interfaccia grafica (è possibile su phpbb)? Se c'è la segretezza del voto perchè allora fa capire agli altri partecipanti chi ha votato chi? E perchè alla stessa maniera non ha riportato le stesse informazioni di altri concorrenti alla nostra categoria o ad altre categoria? Forse non vinceremo il comicus prize ma qualcuno sembra avere già vinto il tapiro d'oro e non è Fumetto d'Autore a vincerlo neanche in questo caso. 13/02/2010@20:10 Nonostante le polemiche inpazzano in rete, MangaForever è sempre avanti di 10 punti e i nuovi iscritti per durante il premio salgono a più di 150, ma sembra che le indagini del Commissario Comicus guardano solo ai voti che prende FDA.   13/02/2010@20:43 Ed ecco, come promesso precendentemente, i primi tre screenshot di quello che è successo ieri sera nella nostra categoria di voto al Comicus Prize dalle 21.05 alle 22.05 circa. Questo materiale è in possesso di FDA da ieri sera alle 23.00. Noi li abbiamo ribattezzati: "Anche lo Spirito Santo insieme all'Arcagelo Gabriele hanno votato al Comicus Prize". E Loro non hanno bisogno di account... Screenshot #01 – Punto i partenza Ora: 21:09 Utenti registrati connessi sono: 0 Utenti anonimi connessi: 0 Fumetti di Carta: 21 Fumetto d’Autore: 32 Lo Spazio Bianco: 24 Mangaforever: 39   Screenshot #02 – Refresh, 30 secondi dopo quello che si vede nello Screenshot #01 Ora: 21:09 Utenti registrati connessi sono: 0 Utenti anonimi connessi: 0 Fumetti di Carta: 21 Fumetto d’Autore: 32 Lo Spazio Bianco: 24 Mangaforever: 40   Screenshot #03 – Refresh, 30 secondi dopo quello che si vede nello Screenshot #02 Ora: 21:10 Utenti registrati connessi sono: 0 Utenti anonimi connessi: 0 Fumetti di Carta: 21 Fumetto d’Autore: 32 Lo Spazio Bianco: 24 Mangaforever: 41 A dopo per gli altri. 13/02/2010@21:15   13/02/2010@21:15 Diamo un occhiata anche ad un altra categoria combattutissima. gli e-comic dove si contendono il primato in un testa a testa serrato Ravioli Uèstern di Pierz (in volume anche per NPE) e Rusty Dog di Emiliano Lobgobardi e AA:VV., due fumetti on line molto seguiti dalla comunità di Comicus. Sono ormai più di 160 gli utenti che si sono iscritti al forum di CUS durante questa fase finale delle votazioni .13/02/2010@22:30 Ci fanno notare a proposito degli screenshot pubbblicati più sopra che è possibile sul forum di Comicus non aggiungere il tuo nome alla lista degli utenti connessi. Ma su piattafroma PHPBB , quella usata dal forum di Comicus, per intenderci, l'utente deve comunque comparire conteggiato come utente anonimo, e come si vede dagli screenshot non ci sono utenti anonimi collegati mentre il contatore dei voti di MF sale. 14/02/2010@11:15 Ci fanno notare rispetto all'intervento precedente che è possibile collegarsi da nascosti e votare senza essere visti dai visitatori e dagli utenti non nascosti. Quindi avendoci altri screenshot che dimostrano che nella nostra categoria molti voti (non nostri) sono avvenuti con questa modalità possiamo concludere che non solo hanno votato lo Spirito Santo e l'Arcangelo Gabriele ma anche molti tra i santi e forse anche qualcuno della schiera dei Cherubini. SIamo secondi a 12 voti dai primi. Con 50 voti saremmo in testa su 18 delle 30 categorie in concorso. Saremmo invece secondi nelle seguenti categorie: Miglior comic book Dc/Wildstorm, Miglior comic book Image, Miglior graphic novel italiana, Miglior altro fumetto italiano, Miglior manga, Miglior e-comic italiano, Miglior casa editrice straniera, Miglior scrittore italiano, Miglior scrittore manga, Miglior disegnatore comic-book, Miglior disegnatore italiano, Miglior copertinista italiano. La categoria in cui sta partecipando Fd'A sinora ha totalizzato sinora 169 votanti e 1500 visite risutando la seconda categoria più seguita dietro gli e--comic che hanno più di 2300 visite Sinora si sono iscritti al forum di Comicus più di 160 utenti durantie lo svolgimento del premio. 14/02/2010@14:10 Mancano 10 ore alla chiusura del Comicus Prize e Fumetto d'Autore è indietro di 12 voti. Alla nostra prima partecipazione, con soli 6 mesi di attività alle spalle, è già un risultato di tutto si rispetto se si pensa che due anni fa si portava il premio a casa con 34 voti e ora ne abbiamo 50. Quindi perchè non provare a cercare la rimonta? Fumetto d'Autore ti invita a votarci! Segui il nosto sguardo.Attenzione: non è possibile iscirversi usando mail gratuite come hotmail, gmail, email, ma anche alice e altre. Se doveste avere problemi nella registrazione o nell'esprimere il voto scrivete all'amministrazione del forum: comicus.forum@gmail.com 14/02/2010@14:30 Mentre il vantaggio di MF aumenta, ci sono arrivate 4 segnalazioni di lettori che si sono registrati ieri e nonostante abbiano mandato una mail all'amministrazione del forum per farsi abilitare al voto ancora non hanno ricevuto nessuna risposta. Sembra che adesso quando ci si iscriva al forum di Comicus si è  di default disabilitati anche a postare oltre che a votare e che per avere l'abilitazione sia necessario scrivere all'amministrazione.   14/02/2010@16:00 In attesa che si sblocchi la situazione descritta nell'ultimo aggiornamento, a cui si aggiungono altre 2 segnalzioni (totale 6 utenti che vorrebbero votarci ma non possono) continuiamo a presentarvi gli screenshot di cui è venuto in posseso FDA inerenti quanto accaduto il 12/02/2010 sul forum di Comicus durante la votazione del Comicus Prize. La situazione presentata nello screenshot #03 rimane invariata sino alle 21.22 quando il forum risulta essere chiuso ai visitatori. Si legge "L'amministratore richiede a tutti gli utenti di connettersi prima di poter utilizzare il Forum". Alle 21.26 il forum riapre al pubblico. Cosa è successo nei quattro minuti in cui il forum non è stato accessibile ai visitatori? Segnalazioni di utenti che non riuscivano a votare i sono arrivate alle 21.24, cioè mentre il forum era chiuso ai non iscritti. Una cosa è certa alla riapertura al pubblico, il contatore de Lo Spazio Bianco è salito di un voto e da 24 è passato a 25. Screenshot #04 Screenshot #05 Screenshot #06   14/02/2010@16:15 Altro voto per Mangaforever, mentre gli utenti che richiedono l'autorizzazione all'amministrazione del forum e non ottengono risposta sono ora 6. L'amministrazione dichiara di non avere ricevuto mail,  amministratori e forumisti preferiscono voltare la questione in una presa per i fondelli degli utenti che si stanno lamentando della situazione.   14/02/2010@18:00   14/02/2010@19:00   14/02/2010@19:15 L'amministrazione di Comicus spiega come sta gestendo la faccenda degli utenti bloccati. Carmine Console (nickname: Count Zero), Amministratore di Comucs Forum: Scusate l'interruzione ma volevo segnalarvi una meravigliosa new entry.BERUSCAO Ogni volta che penso a drive in mi vengono le lacrime agli occhi ! se ci sei ti prego resta con noi ! (QUI) Utente MIllantatore: Giusto! Rimani con noi BERUSCAO, autore del voto n.66 per Manga Forever, e anche tu FunkytarroManga, autore del voto n.67. Gli amministratori spiegheranno a tutti perchè anche questi ennesimi nuovi iscritti, degli oltre 170 (perchè di nuovi iscritti si tratta) siano stati ignorati, mentre si è gridato allo scandalo per i, pochi, nuovi iscritti che hanno parteciato alle votazioni per appoggiare fumetto d'autore.E ci diranno anche perchè continuano a giungerci segnalazioni di gente che, dopo aver avuto la tanto attesa autorizzazione dell'amministratore, non sono comunque autorizzati a votare. (QUI) Carmine Console (nickname: Count Zero), Amministratore di Comucs Forum: Guarda Beruscao era in coda in attesa di approvazione da due giorni. Poveraccio nemmeno il nome lo ha salvato.Poi è ovvio che le accuse uno deve essere in grado di provarle altrimenti fa la figura, appunto, del millantatore :-)Se è per questo ti è sfuggita una nuova Ice-Queen, Un certo Pierpaolo che ho sbloccato io di persona dopo sua segnalazione ed almeno altri due utenti.Scusa ma come fai a sapere chi vota per cosa ? non possono vederlo nemmeno gli admin ! ci sono oltre 4000 iscritti a questo forum e chiunque può votare quando vuole persino senza ricorrere a registrazioni apposta.Scusate io in questo momento vedo che è stata data risposta a tutti, mi fate la cortesia di inoltrarmele queste lamentele perchè non ne vedo più tranne un gruppo di utenti a cui ho spiegato che non consentiamo da sempre più di due account con lo stesso IP.Davvero sono curioso, hai modo di provare quello che affermi? (QUI) L'intervento dell'amministratore contiene diverse contraddizioni. Eccole: - Guarda Beruscao era in coda in attesa di approvazione da due giorni. Sinora aveva sempre detto che sbloccava gli utenti in tempo reale. - Scusa ma come fai a sapere chi vota per cosa ? non possono vederlo nemmeno gli admin! Questa contraddizione viene fuori per la seconda volta.Nell'aggiornamento 13/02/2010@15:30 si legge: Commento di Carmine Console: E poi il fatto che ad ogni nuova iscrizione di quel tipo (sta parlando di utenti provenienti dallo stsso ip - ndr) andasse a salire solo il counting di un partecipante deve essere stata una coincidenza. Lo trovate qui. Quindi prima dice di avere visto che cosa hanno votato gli utenti ma poi dice che un admin non può vederlo. - mi fate la cortesia di inoltrarmele queste lamentele perchè non ne vedo più tranne un gruppo di utenti a cui ho spiegato che non consentiamo da sempre più di due account con lo stesso IP. Quindi se sono bloccati solo gli account che hanno lo stesso IP e Beruscao era bloccato, significa che anche Beruscao era un utente multiaccounting? Cosa sta facendo l'ammninistrazione? Cerca di capire chi voterebbero gli account bloccati e li sblocca a seconda di chi vanno i voti? Stiamo assistendo ad un premio popolare pilotato dall'amministrazione del forum? Tutto questo sta accedendo solo nella nostra categoria o anche in altre? I nuovi utenti iscritti dall'inizio del premio sono più di 170. 14/02/2010@20:15   14/02/2010@21:15 14/02/2010@21:40 Faciamo luce sull'accusa ricevuta di fare brogli da parte dell'amministrazione di Comicus. L'amministrazione del forum, su più di 170 registrazione di nuovi utenti ha ritenuto di doversi soffermare ad indagare su alcuni account che ieri hanno votato per Fd'A e che sono stati accusati di multiaccount per avere effettuato registrazioni e votazioni dallo stesso IP. La mail che riceviamo e pubblichiamo è stata inviata da Giovanni Di Meglio all'indirizzo dell'amministrazione del forum il 13 Feb 2010 alle 19:32:53. Gentili membri dello staff di Comicus Forum. Devo dire che resto molto sorpeso dalla sospensione del mio account personale e di quello dei miei amici. Sono Giovanni Di Meglio del collettivo Malefico Fumetti con il quale autoproduco una rivista a fumetti nella zona di Napoli. Ho avuto modo, come i miei colleghi, di intrattenere rapporti con gli amici di Fumetto d'Autore al comicon di napoli e al lucca comics dello scorso anno. Quando ho saputo della partecipazione al concorso da voi sponsorizzato ho voluto sostenere la loro candidatura con i voti miei e di miei amici e colleghi. Questa mattina il collettivo era in riunione presso casa mia, pertanto hanno effettuato tutti la registrazione da casa mia, così come anche mia sorella. Mi sembra assurda la polemica che ne è derivata e chiedo che il mio account e quelli dei miei colleghi vengano riattivati il prima possibile e i loro voti validati, ovvero che i voti siano annullati ma che sia data la possibilità agli account di rivotare da casa propria. Rimango oltremodo sconcertato dalla mancanza di serietà dell'organizzazione, che non ha presvisto che più utenti potessero accedere dallo stesso computer e non si è premunità dallo spam di voti in maniera più seria, creando altresì disagi ad utenti che nella giornata di oggi tra (13 febbraio - ndr) le 11.00 e le 15.00 sono stati impossibilitati nel voto. Giovanni Di Meglio ci ha anche comunicato che tutti i titolari degli account registrati a casa sua ,hanno provveduto a mandare nella giornata di oggi una mail all'ammninistrazione del forum per regolarizzare la loro posizione dai propri indirizzi IP. Ma se l'ammnistrazione di Comicus aveva ricevuto queste mail perchè nonostante questo metterci "la faccia" da parte dei nostri lettori ha continuato ad accusarci velatamente di stare commettendo imbrogli? Alla luce di queste nuovi elementi in loro possesso ma taciuti, la redazione di Comicus non dovrebbe farci ufficialmente le scuse per quanto sostenuto da parte loro nei nostri riguardi? Fumetto d'Autore sta perdendo il premio perchè non ha i voti necessari per vincere o perchè ha ficcanasato troppo in casa del Comicus Prize?   14/02/2010@22:00 Il punto di vista di House of Mistery di Luigi Siviero su quanto sinora raccontatovi in questa cronaca.   14/02/2010@22:45 Riceviamo e pubblichiamo. Gentile redazione di Fumetto d’Autore, mi chiamo Gianmarco De Francisco e vi scrivo da Taranto per informarvi di alcune anomalie riscontrate quest’oggi nell’iscrizione al forum di Comicus.  Nel pomeriggio, intorno alle 14:30, mi sono iscritto al forum con due colleghi, ciascuno con un account differente, dal mio studio di grafica. Nessuna mail di conferma ci è giunta. Mentre i miei colleghi, per motivi di lavoro, rinunciavano perfino ad avviare il macchinoso iter di richiesta dell’avvenuta registrazione messo a disposizione dal forum, io, testardo, perseguivo nel mio intento.Mi accorgevo, dunque, di poter navigare nel forum, ma di non poter postare o rilasciare voto alcuno. Ho contattato, quindi, l’amministrazione di Comicus descrivendo loro il problema. Mi è stato detto di registrarmi nuovamente. La  mia mail - a detta degli amministratori - era stata bloccata perché la richiesta di iscrizione era avvenuta assieme a quella dei miei colleghi, dallo stesso IP.Mi pregavano, pertanto, di registrarmi nuovamente, ma da un altro indirizzo IP, per non avere problemi. Intorno alle 20:00 ho provato a registrarmi nuovamente dalla residenza della mia ragazza, ma anche da lì l’accesso alle funzioni del forum mi era negato.In fedeGian Marco De Francisco Da ieri sera alle 21:15, Fumetto d'Autore ha preso solo 2 voti al Comicus Prize. Di dichiarazioni simili a quella di Gianmarco, in redazione ce ne sono giunte una decina. Siamo quasi entrati nell'ultima ora del Comicus Prize.   14/02/2010@23:30 RIceviamo comunicazione da Gianmarco De Francisco e che è riuscito a votare. Dopo avere ricevuto due voti, l'utente _Miri_ ha aggiunto un voto per MF al successivo refresh. Curioso il caso dell'utente in questione. Come si può evincere dallo screenshot che ci è pervenuto, l'utente si è registrato il 19 gennaio 2009 e ha all'attivo solo 1 post. E' questa la possibile tecnica per eventualmente pilotare i voti del premio? Cercare in un database di 4715  gli utenti "dormienti" che hanno all'attivo pochi post se non uno o nessuno e utilizzarli per votare all'occorrenza? E' questo che succedeva negli screenshot che vi abbiamo fatto vedere quando, senza nessuno connesso di visibile, salivano i contatori dei partecipanti? Si usavano utenti dormienti nascondndoli? Avendo dimostrato che non nessuno dei votanti di Fd'A ha commesso brogli, siamo stati accusati di brogli per coprire altri brogli che forse si stavano mettendo in atto? Chi guarda i guardiani? Manca meno di mezz'ora alla chiusura del Comicus Prize. 14/02/2010@23:45 Il trend viene rispettato. Subito dopo un voto ricevuto, c'è il voto a Mangaforever a mantenere inalterateo il divario anche a un quarto d'ora dalla fine. 14/02/2010@00:00 - FINALE Si chiude il Comicus Prize. Nella categoria "MIglior sito italiano dedicato ai fumetti" vince Mangaforever con 70 voti. Noi di Fumetto d'Autore ci classifichiano secondi con 55 voti.I nuovi iscritti al forum durante lo svolgimento della fase finale del premio sono più di 180. Complimenti a Mangaforever per la vittoria. Grazie a tutti quelli che hanno votato per Fumetto d'Autore o che avrebbero voluto e non ci sono riusciti. Il Comicus Prize è stato organizzato dal sito Comicus.it, di proprietà di Marco Rizzo, giornalista professionista, stimato sceneggiatore di fumetti dedicati al sociale e all'antimafia. 14/02/2010@01:00 Commento di Marco RIzzo, sul Comicus Prize, direttamente sul suo blog. Riportiamo in corsivo un breve passaggio dell'intervento del giornalista professionista, proprietario di Comicus, redattore delle Edizioni BD e autore di un libro su Peppino Impastato: E ovviamente mi fa sempre incazzare quando il nome di Peppino viene tirato in ballo in polemiche di questo tipo, specie se a nome di un'anti-antimafia che alla mafiosità - come ho detto di recente in un'altra occasione - fa solo bene. Che RIzzo abbia scritto Il libro su Peppino Impastato e lche il libro abbia partecipato al premio organizzato sui siti di sua proprietà sono dati di fatto, non polemiche. Chissà cosa penserebbe Peppino Impastato se leggesse questo resoconto giornalistico della nostra partecipazione al Comicus Prize organizzato negli spazi on line che appartengono a chi gli ha fatto da biografo a fumetti. Ma non vogliamo credere che un giornalista professionista non abbia apprezzato il nostro lavoro di cronaca che si è trasformato, per caso, quasi in lavoro di inchiesta. Avendo dimostrato che nessuno dei votanti di Fumetto d'Autore ha imbrogliato, dopo essere accusati di brogli, ci permetta quantomeno Rizzo di dubitare, sulla scorta di dati oggettivi che abbiamo raccolto e presentato in questa lunga maratona, di chi ci ha accusato. Oppure si può dubitare di noi e noi non possiamo dubitare di chi dubita di noi? Incazzarsi è facile, tirando in mezzo professionisti ed editori di cui nemmenro abbiamo mninimanente parlato nel nostro reportage, avere, invece, gli attributi per chiederci scusa ufficialmente, in quanto rappresentante legale, perchè dai suoi siti siamo stati accusati ingiustamente di imbrogliare da secondi, è cosa di spessore assai ben diverso che incazzarsi perchè si pensa che il nome di Peppino Impastato sia stato tirato in ballo fuori luogo. Non vorremmo concludere che il giornalismo d'inchiesta quando lo si pratica e lo si applaude per cose superiori come l'antimafia e la politica va bene, ma quando invece si rivolge al premio organizzato sui siti di cui si è rappresentante legale, venga liquidato da un giornalista professionista come semplice "chiacchericcio".

Recensioni

 

"A" COME IGNORANZA

di Francesco Murrone La Proglo edizioni presenta nella sua offerta editoriale da Ottobre 2009 "A" come ignoranza; volume quarto, l'ultimo lavoro dell'inarrestabile Davide Berardi, meglio noto come Daw. Inserito nella collana "sequenze", il volume ospita tre storie: "I giusti robot della simpatia" e "Lo spirito del Natale" vedono il perfido, quanto simpatico, Brullonulla arrabattarsi in complicate avventure dallo spiccato carattere non-sense, mentre, "supercalarsifragilisticheispiranoleternoriposo" tratta una vicenda personale dell'autore, al lavoro sul volume stesso, letta in chiave puramente demenziale. Nonostante sia stato raggiunto il traguardo del numero quattro per questo progetto, Daw continua a portarlo avanti con la stessa goliardia e naturalezza che caratterizzavano le precedenti puntate.Le storie sono strutturate in modo tale da rispettare perfettamente il tempo comico di ogni azione, la sceneggiatura ed il disegno diventano quasi di contorno rispetto al cabaret che si mette in scena in ogni tavola.L'influenza di autori come Leo Ortolani è palese e, nonostante la cura del segno e della grafica in generale siano messe dall'autore in secondo piano, il concetto per cui è l'idea di base a rendere forte un progetto è ben esplicata.Unica caduta di stile dell'albo, a mio parere, si ha in alcuni punti di "Brullonulla e lo spirito del Natale", in cui inelegantemente si utilizzano appellativi come "Gristoincroce" cercando di strappare l'ennesima risata.Sintomo di una realtà produttiva in crescita, il lavoro di Daw è, in ogni caso, apprezzabile nel suo complesso e sopratutto regala al lettore minuti piacevoli senza pretese di insegnamento alcuno. Titolo: "A" COME IGNORANZA Testi e Disegni: Daw Editore: Edizioni Prospettive Globali Pagine: 56 pagine b/n Prezzo: € 7,OO

 

Gina Cammina

Racconti, ricordi e canti di una bambina, un viaggio in un nord Italia ancora preda dei tedeschi nel periodo della Resistenza, che è anche un viaggio di crescita interiore, per colei che diverrà poi madre dell’autrice di questa breve fiaba reale. Cosa viene fuori, se si prendono un’artista dalla grande sensibilità, dei fogli neri di carta gessata, li si incide estraendo il bianco dal nero, fino a ricavarne delle immagini? Un piccolo capolavoro è la risposta giusta. Gina Cammina è un fumetto realizzato proprio con questa tecnica: “per sottrazione”, come leggiamo nella postfazione alla storia. Anziché riempire di tratti a inchiostro nero il foglio bianco, si procede esattamente al contrario. Ma al di là della tecnica particolare usata, la storia di Antonella Toffolo è poesia, emozione, memoria e canto assieme. Le vicende sono quelle della piccola Gina, madre di Antonella, e della sua infanzia. Una famiglia povera del modenese, un fratello recatosi a Firenze per curare la miopia e un viaggio a piedi in Toscana, per raggiungerlo in cerca di lavoro. Così Gina, o “Ginin” come viene chiamata da sua madre, che l’accompagna in questo pellegrinaggio, attraversa a piedi campagne e paesi, nel periodo della Resistenza, con il rischio costante di incursioni aeree e bombe e la minaccia incombente dei soldati tedeschi. Il tratto geometrico e cupo, un po’ grossolano ma naturale per il metodo utilizzato (lo scratchbord), si sposa alla perfezione con gli ambienti rurali e le atmosfere inquietanti della guerra, in cui sognare e sperare nel futuro, diventa l’unico modo di svago e di sopravvivenza e la morte viene sublimata attraverso i canti in rima dei cantastorie, le zirudéle (componimenti umoristici dialettali), e l’uccisione degli animali da cortile, per necessità di sopravvivenza. Antonella Toffolo è stata illustratrice per Il corriere dei piccoli, Mondadori, Topipittori e ha fatto parte del gruppo di fumettisti indipendenti Cani e Struwwelpeter. Gina Cammina è stato pubblicato nel 2005 dal Centro Fumetto Andrea Pazienza, nella collana “Schizzo”; è entrato nella terna dei finalisti per il Premio Micheluzzi e ha ricevuto nel 2007 il premio Albertarelli. Un saluto ad Antonella, che purtroppo dallo scorso febbraio non è più qui, ma che è sempre presente tra le pagine dei libri che ha illustrato e delle storie che ha scritto. E, come nel suo fumetto una filastrocca può cambiare il finale di una triste vicenda, facendo rivivere una persona o fingendo che non sia mai morta, leggendo Gina Cammina possiamo forse farla rivivere un po’ e riportarla idealmente tra noi. Titolo: Gina Cammina Storia e disegni: Antonella Toffolo Editore: Centro Fumetto Andrea Pazienza Pagine: 64, bianco e nero Prezzo: euro 8,00

 

Cubana

Per chi desidera immergersi in atmosfere umide. Per chi ama leggere di avventure ed avventurieri, tradimenti e zanzare. Ecco CUBANA, pubblicata da Edizioni Voilier. Per chi come me, in genere, si interessa solo (o per lo più) di fantascienza a fumetti, questo racconto poteva essere difficile da recensire. CUBANA invece entra poco a poco in circolo. Si sedimenta come un vecchio rhum e cattura definitivamente l’attenzione. Creato da Lele Vianello e Guido Fuga (due storici amici e collaboratori di Hugo Pratt), CUBANA nasce come seguito di L’uomo dei Carabi, il volume edito dalla Cepim nella collana “Un uomo un’avventura” nel ’77. Nel cinema è nota la regola non scritta per cui un sequel non è (quasi) mai all’altezza del predecessore, regola valida anche e soprattutto nel mondo del fumetto. Ma esistono le eccezioni e CUBANA ne è un valido esempio. Riprendendo il protagonista del volume anni ‘70, Vianello e Fuga, con un artificio grafico e narrativo, lo modificano, lo spostano in là negli anni e lo caricano di umanità già solo nelle prime pagine. Si avverte il senso di passaggio malinconico degli anni, nel rivedere il marinaio danese Svend cambiare nome e farsi crescere la barba. Il passato lo sfiora anche in questa avventura, quando sporadicamente alcuni dei personaggi sembrano riconoscerlo. Ma sono solo piccole citazioni, mentre CUBANA prende pian piano forma, si addentra nella vegetazione umida, e ci presenta uno ad uno personaggi degni di film. Donne sensuali, uomini ubriachi, traditori, alcuni  “cattivi” che si rivelano carichi di sensibilità (magari verso la musica), altri inguaribilmente sadici (e senza speranza). In mezzo a tutto il marinaio Svend, che adesso ha cambiato nome in Comandante Cudd, il quale crea una cerniera tra tutti i personaggi doppiogiochisti che affollano una Cuba pre-Castrista, ma pronta ad essere incendiata dalla rivoluzione. Da segnalare lo stacco tra un momento e l’altro durante la narrazione, che crea come delle dissolvenze sfumate. Dissolvenze cinematografiche. Parlando di cinema, per certe atmosfere, non si può non citare il quasi omonimo Havana (1990), di Sydney Pollack con Robert Redford. Per un rimando più decisamente fumettistico, in qualche modo CUBANA ricorda “L’uomo che uccise Ernesto Che Guevara” , storia di Magnus, anche se ambientata in Bolivia ed in un contesto differente Raccontando una storia a Cuba, negli anni ’50, non si può non omaggiare due protagonisti storici, che la memoria collettiva collega indelebilmente a quei luoghi: Ernest Hemingway ed  Ernesto Che Guevara. Poteva essere una scelta banale e pericolosa. Invece i due autori collocano lo scrittore americano ed il Che, in ruoli precisi e misurati, senza cadere nella trappola di oscurare con la loro presenza ingombrante l’equilibrio della narrazione. Come le tessere di un enorme mosaico. La cui immagine finale resta impressa a lungo dopo la lettura. CUBANA è uscita in anteprima nazionale a Fullcomics 2010. Titolo: CUBANA Autori: Lele Vianello e Guido Fuga Editore: Edizioni Voilier Descrizione: 90 pp. - b/n - brossurato Prezzo: 16 euro

 

INVINCIBLE vol. 8 – “Un uomo al comando”

Se non è il futuro del genere supereroistico ci va dannatamente vicino. Invincible ha tutto quello che si potrebbe chiedere ad un fumetto di supereroi con l’innegabile, aggiuntivo vantaggio di non costringere il lettore a seguire un intero universo narrativo per godersi le storie nella loro interezza: il che di questi tempi è un pregio tutt’altro che trascurabile. Robert Kirkman, lo scrittore degli apprezzatissimi The Walking Dead e di Marvel Zombies tanto per capirci, è riuscito nell’impresa titanica e praticamente impossibile di riunire tutti i concetti fondamentali di questo genere narrativo e presentarceli in una forma fresca e moderna, in una prosa che riunisce il realismo decostruttivo post-Watchmen e il sense of wonder Silver Age: decisamente una cosa che non si vede tutti i giorni. In Invincible troviamo infatti il Superboy degli anni ’60 della DC unito al primo Nova della Marvel, vediamo come sarebbe il pianeta Krypton se i suoi abitanti fossero una razza di crudeli conquistatori interstellari, seguiamo le epiche ma non sempre trasparenti imprese del classico supergruppo che lavora per il governo americano, sperimentiamo il contrasto di vedere teen drama e soap opera affiancati a scontri devastanti e fiumi di sangue e interiora… Insomma assistiamo a una vera e propria summa di quello che la figura del supereroe (non superuomo, per fortuna…  di quelli ne abbiamo fin troppi negli ultimi anni) ha offerto e offre tuttora ai suoi lettori dal dopoguerra ad oggi. E, cosa non certo secondaria, siamo testimoni di un percorso di crescita e formazione del protagonista tutt’altro che banale e che omaggia il periodo d’oro dell’Uomo Ragno, con il suo barcamenarsi tra le responsabilità verso la famiglia e il microcosmo personale e quelle ben più pesanti legate al suo ruolo di salvatore del mondo. A impreziosire il tutto gli splendidi ed efficaci disegni dell’astro nascente Ryan Ottley; ci vuole la stoffa dell’artista per rendere graficamente il sincretismo narrativo operato da Kirkman senza cadere nella tentazione del facile citazionismo: eppure al suo esordio assoluto questo giovane disegnatore riesce in un compito che avrebbe fatto tremare i polsi a professionisti ben più navigati. Insomma, se volete tutto il buono dei supereroi seguendo una sola serie fate un pensierino all’acquisto o al recupero degli ottimi volumetti delle Edizioni BD dedicati a Invincible!   Titolo: Invincible vol. 8 “Un uomo al comando” Testi: Robert Kirkman Disegni: Ryan Ottley Editore: Edizioni BD Pagine: 168 pagine a colori Prezzo: € 14,00

Off Topic

 

Satira di Governo

Sbeffeggiare i potenti con vignette e caricature sotto l’ombrello benevolo delle istituzioni? Quasi un controsenso in Italia, dove da un secolo e mezzo circa uomini e partiti hanno accolto gli strali della satira con un registro di emozioni eterogenee (irritazione,  indifferenza, a volte anche il malcelato compiacimento di ricevere, insieme  con i lazzi, anche un’implicita attestazione di notorietà) ma sempre e comunque legate ad un ruolo di bersaglio immobile dello sberleffo. Eppure le cronache di questi ultimi anni registrano un precedente forse non da tutti conosciuto, che giudico in piacevole controtendenza e che qui riporto come auspicio per l’avvenire. Questi i fatti: nell’estate del 2008 il ministro Renato Brunetta commissiona ai suoi collaboratori un accurato screening su quotidiani e riviste alla ricerca di vignette che  mettano alla berlina - ma implicitamente rendano anche un po’ più visibile - la sua persona e la sua zelante crociata contro i “fannulloni” stipendiati dallo Stato. Dopo qualche settimana la ricerca arriva ad un punto morto: le matite dei disegnatori sembrano tenersi alla larga dal ministro, e ciò nonostante – sia detto ovviamente col massimo rispetto e sul piano squisitamente “tecnico” – alcune ben note peculiarità fisiche del titolare del dicastero per la P.A. e l’Innovazione lo rendano soggetto versatile per più di una sortita caricaturale. Punto sul vivo, il ministro reagisce in modo…innovativo, come da denominazione, e detto fatto indice un pubblico concorso vignettistico  che ottiene subito un grande successo: i lavori, cui partecipano sia professionisti di varie testate che dilettanti, sono pubblicati su una pagina ad hoc del sito istituzionale del ministero e possono essere liberamente votati dai web-naviganti. Viene anche nominata una triade di esperti – Vincino, Stefano Disegni e Achille Bonito Oliva – che a settembre indica il vincitore nel genovese Gianfranco Uber, impiegato di banca in pensione nonché collaboratore satirico del sito Panorama.it, che Brunetta riceverà e premierà in seguito a Palazzo Vidoni insieme al secondo e terzo classificato, rispettivamente un dipendente di Trenitalia e uno studente di Filosofia. Le prove dei partecipanti al concorso sono ancora visibili sul sito del ministero  in un’apposita galleria alla quale se ne è poi aggiunta nel tempo un’altra, sorta di vera e propria rassegna stampa dell’arte del ludibrio, con puntuali aggiornamenti su nuove invettive grafiche da giornali, rotocalchi e siti web prendano di mira il ministro. Nell’iniziativa peraltro c’è da registrare anche uno strascico polemico, con una delle illustrazioni accusate di aver preso la chiamata alle armi di Brunetta un po’ troppo…alla lettera: il contestato schizzo di Mauro Biani pubblicato su Emme, A mio avviso l’iniziativa ministeriale si segnala infatti non solo e non tanto per la sua originalità,  quanto per il pregio di non aver sfruttato in alcun modo evidente  le logiche di un premium contest di matrice pubblica per ammorbidire la mordace spietatezza  delle vignette più corrosive, tuttora nell’apposita galleria dello spazio web ministeriale in tutta la loro aggressiva, irridente, irresistibile vitalità. E dal passato prossimo spostiamoci al futuro con la proposta, a ben vedere neanche troppo teorica, che molti avranno a questo punto già intuito. In breve:  non sarebbe interessante e proficuo per l’intero settore della comunicazione disegnata  se qualche altra interfaccia istituzionale – ministeri, Parlamento, gruppi politici, Agcom - riattualizzasse un precedente simile, stimolando grandi firme e sconosciuti esordienti a cimentarsi nuovamente su un personaggio o su un tema di attualità? Non sarebbe un piccolo ma importante gesto di solidarietà verso un settore espressivo in affanno, come altri, nell’era del dopo crisi? Con molta modestia chi scrive si limita a suggerirlo idealmente a chi di dovere (Brunetta? E perché non Gelmini, Bondi, Fini, Schifani…), ed osa anzi addirittura spingersi all’idea corsara di un creare una vera e propria consuetudine in tal senso, trasformando il già sperimentato  concorso una tantum in un vero appuntamento periodico che sotto l’egida delle pubbliche istituzioni catalizzi e risvegli anno dopo anno l’agone artistico dei nostri creativi. Naturalmente si tratta solo di una proposta, un messaggio in bottiglia affidato alle erratiche e impalpabili correnti di Internet: quelle che da tempo ormai lambiscono ogni tipo di ambiente, palazzi della politica inclusi. Di qui dunque la speranza  conclusiva: chissà che, sospinto da un qualche consenso più o meno prevedibile (in fondo sul web ci navigano anche statisti e parlamentari, chissà…) l’idea  non approdi prima o poi nella mail dell’interlocutore giusto.  

Crtica d'Autore

 

Fouchè e Robespierre: i romanzi storici di Max Bunker

di Attilio Capuozzo La collana "I Maestri del Fumetto", edita da Mondadori e realizzata dalla Magic Press, negli ultimi 2 volumi pubblicati, intitolati rispettivamente  Fouchè - Un uomo nella rivoluzione - (Numero 40) e Robespierre (Numero 41), ha dato ampio spazio all'opera del geniale autore Max Bunker (alias Luciano Secchi). Fouché è un'appassionante versione a fumetti della Rivoluzione Francese raccontata fino al periodo della Restaurazione Monarchica. L'opera, disegnata da Paolo Piffarerio, fu pubblicata a puntate nel 1973 sulla rivista Eureka (fondata, nel 1967,  e diretta dallo stesso Max Bunker) e  rappresenta una riduzione storicamente documentatissima, sia sotto l'aspetto narrativo che grafico, della Rivoluzione Francese. Contrariamente ad altri prodotti simili pubblicati precedentemente, non essendo un’opera didattica destinata ad un pubblico in prevalenza giovanile, Fouchè mostra senza reticenze tutti i lati "sporchi" di un difficile, delicato e controverso periodo storico. L'intento di Bunker è piuttosto palese: sia la nobiltà che il popolo non risultano per nulla circoscritti in un manicheistico e semplicistico paradigma bene-male, postivi-negativi. La malvagità degli attori coinvolti si può manifestare, a volte inaspettatamente, quando gli stessi risultano consapevoli della presa di potere; anche i più giusti possono diventare dei corrotti e dei manipolatori. Filo rosso della storia è la controversa figura storica dell'oratoriano Joseph Fouché. A corredo delle tre parti in cui risulta suddiviso il racconto, Bunker aggiunge preziose note storiche di approfondimento. Fouché si chiude con l'abbandono della Reggia di Versailles da parte della famiglia reale ed il c.d. periodo della Grande Paura. Completano il volume 3 racconti brevi scritti sempre da Max Bunker su disegni di Paolo Piffarerio e pubblicati ancora su Eureka. Il successivo volume Robespierre contiene, tra gli altri, il racconto completo Morte di Robespierre parzialmente inedito: le prime 2 parti furono pubblicate nel 1989 sulla rivista Eureka, la terza e conclusiva è stata finalmente pubblicata in occasione dell'uscita della collana mondadoriana. La genesi di questo ennesimo capolavoro di Max Bunker, disegnato da un ispirato Beppe Madaudo, è stata piuttosto travagliata: la sceneggiatura fu, infatti, realizzata da Max Bunker nel 1979 come riduzione a fumetti di un suo pamphlet pubblicato anni prima ed intitolato 10 Termidoro Morte di Robespierre ovvero la congiura degli spaventati. Della versione a fumetti si mostrò particolarmente interessato il disegnatore e pittore Beppe Madaudo (già collaboratore di Eureka) che, però, impiegò diversi mesi per portare a termine le tavole. L'opera, seppur caratterizzata da un eccellente meccanismo narrativo da thriller storico-politico, era dominata da un impegno di fondo che, probabilmente, mal si adattava al nichilismo ed edonismo (nonché superomismo) degli anni '80 (periodo in cui fu completato Robespierre), un decennio completamente in antitesi a quello dei '70 contraddistinto, invece, da una profonda consapevolezza e da una forte ideologizzazione politica.Si decise così di rimandarne la pubblicazione al 1989 in occasione del bicentenario della Rivoluzione Francese, limitandosi all'uscita delle sole prime due parti a causa dello scarso gradimento dei lettori. Il volume de I Maestri del Fumetto, a distanza quindi di più di un ventennio, dà finalmente completezza ad un'opera che si fa ammirare per le pittoriche tavole di Madaudo e per una sublime sceneggiatura condita da un eccellente e opprimente ritmo narrativo. Il racconto si concentra sugli ultimi giorni di Maximilien Robespierre detto l'Incorruttibile: un politico idealista che della dottrina di Rousseau ne aveva fatto la sua ragion di vita. Simbolo del periodo del Terrore (che porterà, tra gli altri,  all'epurazione degli arrabbiati facenti capo all'ultrasinistra di Hebert ed alla proscrizione dei c.d indulgenti legati a Danton nonché alla condanna a morte di tutti quei proconsoli mandati a sedare le rivolte monarchiche e poi successivamente accusati di "eccesso di crudeltà ed illecito arricchimento" ai danni della Repubblica), Robespierre finirà lui stesso ghigliottinato in quanto vittima di una congiura capeggiata da Joseph Fouché. Un'opera tragica e dolente che si apre e si chiude con le stesse scene: la drammatica salita al patibolo di Robespierre. A completamento del volume ci sono 8 brevi storie (raccolte di recente in 2 volumi, editi dalla Max Bunker Press, intitolati Strane Storie) sceneggiate, sempre, da Max Bunker e realizzate graficamente da Magnus, Marco Nizzoli, Giampaolo Chies e Warco.

Autori e Anteprime

 

“Corto” circuito: Lele Vianello, Cubana e il fumetto d’avventura

In occasione dell’uscita, prevista per il prossimo 5 marzo, a Fullcomics, del volume Cubana, di Lele Vianello e Guido Fuga, pubblicato da Voilier Edizioni, Fumetto d'Autore ha intervistato Vianello, spaziando a tutto campo su una serie di temi di grande interesse: dalla lunga collaborazione con Pratt, all’eredità della scuola prattiana, passando per un’analisi delle sorti del fumetto d’avventura in Italia. Lele Vianello ha lavorato con Hugo Pratt  realizzando strisce o tavole per intero delle avventure di Corto Maltese, de Gli scorpioni del deserto, di Gesuita Joe, Cato Zulù, Wheeling e Morgan. Fra le varie storie di Corto Maltese realizzate in collaborazione tra Pratt e Vianello La casa dorata di Samarcanda, Tango, Le Elvetiche e Mu (ultima delle avventure del Maltese).   Cubana nasce nel “periodo svizzero”, a Grandvaux, vicino a Losanna. Lì, in una splendida casa sul lago Pratt si era stabilito dal 1984.  Ci puoi raccontare qualche aneddoto su quel periodo e su quella casa che si dice fosse una sorta di tempio del fumetto? Più che un tempio era una casa bellissima, sembrava un progetto dell’architetto americano Frank Lloyd Wright, squadrata e inserita nella montagna, con delle terrazze magnifiche sulle quali ogni tanto facevamo l’asado, che è un modo di cucinare la carne tipicamente argentino. Si affacciava sul lago di Ginevra. Era un luogo suggestivo quanto isolato, a Grandvaux, nei pressi di Losanna, sul passo per Montreux, in mezzo ai boschi, un’oasi nel verde. Pratt aveva ottenuto il nulla osta per la realizzazione di una piscina, scavata nella montagna, ma decise di rivedere il progetto e ricavare, piuttosto, uno studio interrato. Quel che ne veniva fuori era una casa grandissima. Hugo si era trasferito lì con tutti i libri, considerando quella casa la sua residenza definitiva. Aveva lasciato la casa di Venezia, quella di Parigi e quella di Milano e si era stabilito lì portando tutto il materiale, gli studi, i progetti, facendola diventare una sorta di casa-lavoro stupenda. Lì aveva messo su una biblioteca di più di 30.000 volumi, ordinati in stanze in base al tema. Una stanza, ad esempio, conteneva solo i libri con tema “il mare”, un’altra quelli con tema “indiani d’america” e così via, un archivio monumentale che comprendeva tutti i suoi interessi di studioso e di narratore. Molti di quei volumi sono andati dispersi.   Di Hugo, negli ultimi anni, si è detto che fosse un massone, un cabalista, uno studioso di esoterismo. C’è qualcosa di vero in queste voci o è solo l’ennesimo personaggio che Hugo ha vestito nella sua lunga avventura? Basta leggere Favola di Venezia per capire quanto l’esoterismo avesse permeato il vissuto e gli studi di Hugo. Nelle ultime storie di Corto Maltese la ricerca di Pratt era quasi esclusivamente orientata verso un simbolismo mistico. Si era iscritto alla Gran Loggia d’Italia e aveva fatto una lunga trafila fino ai gradi più alti. Negli ultimi anni diceva di aver ottenuto il grado di Maestro. Non ho mai capito se dicesse il vero, ma era affascinante.   Quanto è durata la lavorazione di Cubana? Cubana nasce da una chiacchierata con Hugo nel 1993, ma l’idea viene ripresa e sviluppata solo nel 1997, per dare il via a una lavorazione che si concluderà nella primavera del 1998.   Quanto c’è di Pratt, dentro? E quanto di Vianello? In teoria di Pratt c’è solo una piccola traccia: quella lasciata in fase di ideazione del progetto. In pratica c’è molto di più. C’è molto di Pratt perché c’è molto dell’insegnamento di Pratt in Vianello. Perché lavorando vent’anni con lui ho acquisito un modo di disegnare e di raccontare che è il suo. E non potrebbe essere altrimenti.   Quando si svolge la storia? La storia è ambientata durante gli ultimi giorni della dittatura di Batista, a Cuba. C’è dentro Che Guevara, Hemingway, e c’è il boss della malavita cubana soprannominato “il Tigre”, legato ai servizi segreti americani, sul quale ci siamo documentati a lungo per farne una descrizione che fosse la più fedele possibile. Il protagonista è Cudd, un marinaio robusto e indisponente. Chi è Cudd? Cudd è un marinaio addetto ai trasporti, per la cui caratterizzazione ci siamo ispirati, almeno in parte, a Sven – L’uomo dei Caraibi di Pratt. Questa storia in origine doveve costituirne il sequel. Di lui sappiamo pochissimo, tranne che il suo nome ha origini gaeliche e vuol dire “nascosto”. E di nascosto, infatti, Cudd ha tutto un romantico ed avventuroso passato. All’inizio della storia fa la conoscenza di due loschi figuri, interessati a noleggiare la sua barca per un breve tragitto, fino a una zona paludosa della costa cubana. In cambio si offrono di dissequestrargli la barca e di saldare i suoi debiti di gioco. Cudd ha poco da perdere e tutto da guadagnare, quindi accetta. Che il fumetto d’avventura venga restituito al più alto palcoscenico da chi è stato fra i protagonisti della sua più limpida stagione, lascia riflettere. Perché, secondo te, al contrario di quanto accade nel cinema o nei video games, il fumetto contemporaneo tende ad appiattirsi sul genere poliziesco, sulle detective story? Beh…è un dato di fatto che la stragrande maggioranza dei lavori a fumetti prodotti in Italia negli ultimi anni abbia come protagonisti detective, ex detective e similari. Posso dire che c’è stato un momento di forte crisi sul versante delle sceneggiature per il fumetto, una sorta di ricambio generazionale che non è andato a buon fine. Alla fine gli editori non hanno trovato le forze che cercavano, magari perché nuovi modelli sono entrati nell’educazione dei giovani autori, modelli che ci erano estranei del tutto o in parte, penso alla televisione o a internet che, comunque, portano a un appiattimento nell’apprendimento, ma anche al fumetto giapponese che ha portato suoi propri valori, valori legati alla tradizione e alla cultura nipponica sostituendoli o mescolandoli ai nostri.   In una recente intervista rilasciata al magazine ActuaBD, lo scrittore Florian Rubis  parlava di te e di Guido Fuga come delle “persone che possiedono la conoscenza più intima dell’opera di Pratt” e si domandava perché non foste voi i continuatori delle sue serie, come probabilmente Hugo avrebbe voluto. Posso girarti questa domanda? Le cose non sono andate come dovevano perché chi ha gestito l’eredita intellettuale di Pratt ha pensato ad altro, ha preferito concentrarsi su altre cose che non fossero il proseguo di quel lavoro di squadra. Io, di sicuro, non avrei mai disegnato Corto Maltese, perché sarebbe stato solo un contenitore vuoto. Corto era Pratt, le cose che raccoglieva in osteria o per strada, era la sua maniera di pensare e di raccontare, aveva la sua eleganza, il suo modo di comportarsi. Un altro discorso sono le storie minori, che poi minori non sono, come Gesuita Joe, Cato Zulù, Wheeling, Morgan, Gli Scorpioni del Deserto. Morgan, per esempio, è un personaggio bello che potrebbe raccontare ancora molto, non so…una guerra in Italia, la linea gotica, della pirateria nell’Adriatico alla fine del secondo conflitto mondiale, ma che non ha, naturalmente, l’immensa personalità di Corto Maltese. Toccare Corto significa scomodare un mito. Credo che Corto stia dormendo, un po’ come re Artù, in qualche isola della Bretagna, o sia insieme a Hugo. Comunque non credo sia da riproporre, qualunque sia il disegnatore e lo sceneggiatore, che poi è quello che avrebbe i maggiori problemi.  

Reportage

 

Mister Fullcomics: intervista a Salvatore Primiceri

Mancano meno di dieci giorni a Fullcomics, il festival del fumetto che quest’anno si tiene a Sarzana (vicino a La Spezia), ed è il momento di fare due chiacchiere con il “papà” di questa manifestazione, una delle migliori presenti nel panorama fumettistico italiano. Salvatore Primiceri è una persona che i fumetti li ama, li conosce, e soprattutto sa come si organizzano eventi del genere. E questo mix non è cosa frequente. È vero, sono di parte, perché Salvatore è un amico, ma è forse una cosa di cui vergognarsi essere amici di persone che valgono? Ma basta lodi, perché conoscendolo, Salvatore è già imbarazzato. Partiamo con…..L’INTERVISTAAAAAAAAAA!!!!! Sei anni di Fullcomics. Bilancio? Luci e ombre? il momento più bello? lo sbaglio che non ripeteresti? Il bilancio é indubbiamente positivo se confronto la prima edizione del 2005 con l'ultima e, soprattutto, con il grande lavoro che stiamo realizzando per la sesta edizione. Il successo di Fullcomics é il frutto del lavoro di un team che é spinto da una grande passione e convinzione che questo evento possa puntare sempre più in alto. Le luci più splendenti di Fullcomics sono indubbiamente il bellissimo rapporto con gli operatori del settore, la mission storica di far emergere un mondo del fumetto italiano che spesso rimane fuori dalla grande distribuzione, scoprire giovani talenti e divulgare la cultura del fumetto come arte e linguaggio positivo, sociale ed educativo. Le ombre, invece, sono ovviamente quelle legate all'aspetto economico e alla difficoltà di trovare fondi che sostengano eventi di questo tipo e l'arte del fumetto. Nella mia testa, infatti, Fullcomics é un evento molto più importante e ampio di come é adesso ma so che ci vorranno ancora anni per realizzare a pieno la mia idea proprio perché bisogna trovare partners economici, aziende e istituzioni, che sponsorizzino convintamente. Lo sbaglio che non ripeterei é lo spostamento della manifestazione da Pavia a Piacenza, avvenuto nel 2007. A Pavia avevamo un sostegno non trascurabile delle istituzioni e un centro storico magnifico e universitario. Credo che a Pavia, con maggior pazienza da parte mia, Fullcomics sarebbe potuta crescere gradualmente ma in maniera più significativa. Mi sono fatto lusingare da promesse mai mantenute arrivate da Piacenza dove l'evento é sì molto cresciuto ma solo grazie ad un notevole sforzo personale ed economico degli organizzatori. Cosa ci aspetta quest'anno? novità? sorprese? Beh la novità principale é la location. Sarzana é meravigliosa e il suo centro storico, compresa la Fortezza Firmafede dove si svolgerà Fullcomics, é un vero gioiello artistico. Torneremo alla formula del centro storico, più simile al format pavese con l'aggiunta di tutti gli elementi acquisiti in questi anni come il cosplay, i concerti, i concorsi, le mostre sempre più prestigiose e una mostra mercato che ha raggiunto il record di espositori; tra case editrici e commercianti avremo più di 100 stand. Una delle novità più importanti é l'attribuzione di targhe premio, il cosiddetto Gran Premio Autori Editori, un riconoscimento che l'organizzazione attribuisce ai migliori prodotti editoriali dell'ultimo anno. La caratteristica di Fullcomics é che ogni anno si differenzia per un valore aggiunto. Quest'anno abbiamo suscitato l'interessamento delle università, il Politecnico di Torino e La Sapienza di Roma, quest'ultima con l'autorevole contributo del regista Roberto Faenza. Qual è il tuo sogno proibito riguardo Fullcomics? la cosa che ancora non sei riuscito a realizzare, ma che desideri con tutte le tue forze? Chi mi conosce sa che per me, sul lavoro, nessun traguardo é proibito. Mi piace pensare in grande e per questo qualche volta ho corso più del dovuto, inciampando. So però che con costanza, impegno e fiducia i risultati devono arrivare per forza. Il mio sogno per cui sto già lavorando é quello di realizzare anche un'edizione "meridionale" di Fullcomics in modo da avere almeno due edizioni durante l'anno. Io sono pugliese e vorrei che fosse proprio la Puglia ad ospitare una grande Fullcomics. Al sud attualmente c'é solo Napoli Comicon come evento fumettistico di grande rilievo e c'é quindi spazio per creare qualcosa di importante, ovviamente senza alcun intento concorrenziale verso Napoli, altrimenti sarebbe un suicidio. Dicci qualcosa di questa Star Community Card. è un'iniziativa che sembra interessante. che vantaggi porterà ai visitatori del festival? La Star Community Card é una tessera fedeltà creata da Nanoda, la community manga di Star Comics. Chi é in possesso di questa tessera pagherà l'ingresso in fiera solo due euro anziché cinque. Si tratta di un'iniziativa che rientra nell'ottica di fidelizzare sempre di più gli utenti e per far conoscere Fullcomics anche ad un pubblico "nuovo", quello dei manga giapponesi. Così facendo riusciamo a coinvolgere case editrici importanti che iniziano a collaborare sempre di più con Fullcomics. Come vedi il futuro del fumetto italiano? Lo vedo bene, sembrerà strano ma lo vedo bene. Il segnale che mi rende entusiasta é proprio il proliferare di eventi legati al fumetto e la forte crescita di Fullcomics. Ma poi vedo un interesse crescente verso il fumetto da parte di giornali, istituzioni culturali, scuole, gallerie d'arte. Ormai il fumetto non é più un'arte di serie B, cosa che peraltro era considerata solo in Italia. Ormai anche la professionalità degli editori, che confezionano sempre di più veri e propri prodotti da libreria, contribuisce a colmare il gap che ci divideva da Francia e Belgio, tanto per fare due esempi. Non é ancora tutto oro quello che luccica ma siamo sulla buona strada. E per vedere il meglio del fumetto d'autore italiano vi aspetto tutti a Fullcomics!

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